{"id":14497,"date":"2018-06-17T10:11:09","date_gmt":"2018-06-17T08:11:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/?p=14497"},"modified":"2018-06-17T10:11:09","modified_gmt":"2018-06-17T08:11:09","slug":"18-06-16-news-dai-parlamentari-eletti-all-estero-altre-comunicazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=14497","title":{"rendered":"18 06 16 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL&#8217; ESTERO e ALTRE COMUNICAZIONI."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t0 &#8211; Radiografia del governo CONTE, da chi \u00e8 composto il nuovo esecutivo.<br \/>\nCon il giuramento del presidente del consiglio e dei ministri, entra in carica il primo governo della XVIII legislatura. Venerd\u00ec 1\u00b0 giugno 2018<br \/>\n1 \u2013 LA MARCA (PD): solidariet\u00e0 e aiuti al popolo e alle autorit\u00e0 del Guatemala per le devastazioni del vulcano del Fuego<br \/>\n2 &#8211; PARLAMENTARI PD ESTERO: non usare la vita delle persone per esibizioni di diplomazia MUSCOLARE. (vengono accolte dalla Spagna a Valencia, sic. n.d.r.)<br \/>\n3 \u2013 Il Ministero degli Affari Esteri annuncia il progetto di ristrutturare la Casa d\u2019Italia. Un\u2019importante iniziativa che pu\u00f2 farla diventare centro delle istituzioni e della cultura italiana nella citt\u00e0 guida della Svizzera. La mia interrogazione parlamentare nel 2009 \u201cSalviamo la Casa d\u2019Italia\u201d.<br \/>\n4 &#8211; &#8220;Una rivoluzione democratica in Europa&#8221;: la proposta di Martins, M\u00e9lenchon e Iglesias. Dichiarazione di Lisbona per una rivoluzione democratica in Europa<br \/>\n5 &#8211; IL messaggio dimenticato di KARL MARX.<br \/>\n6 \u2013 Possibile scrive.<br \/>\n7 &#8211; PARLAMENTARI PD ESTERO: buon lavoro a MERLO e PICCHI. Gli italiani all\u2019estero siano una leva strategica per il paese . Esprimiamo gli auguri di buon lavoro al Senatore Ricardo Merlo e all\u2019Onorevole Guglielmo Picchi per la nomina a Sottosegretari agli affari esteri e alla cooperazione internazionale, che probabilmente preluder\u00e0 anche all\u2019assegnazione a uno dei due della delega per gli italiani nel mondo.<br \/>\n8 &#8211; SETTE GIORNI IN CHIAROSCURO. L\u2019Italia invisibile<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>0 &#8211; Radiografia del GOVERNO CONTE, DA CHI \u00c8 COMPOSTO IL NUOVO ESECUTIVO<\/strong><br \/>\nCon il giuramento del presidente del consiglio e dei ministri, entra in carica il primo governo della XVIII legislatura. Venerd\u00ec 1\u00b0 giugno 2018<\/p>\n<p>a &#8211; PRESIDENTE DEL CONSIGLIO<br \/>\nGiuseppe Conte, professore ordinario di diritto privato all\u2019universit\u00e0 di Firenze, era gi\u00e0 stato indicato, prima delle elezioni, dal Movimento 5 stelle come possibile ministro della pubblica amministrazione.<\/p>\n<p>b &#8211; Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio<br \/>\nGiancarlo Giorgetti (Lega), deputato. \u00c8 stato eletto per la prima volta in parlamento nel 1996, ed \u00e8 ora al suo sesto mandato. Vedi la sua scheda su open parlamento.<\/p>\n<p>c &#8211; Ministeri con portafoglio<br \/>\nMinistro degli Interni e vice presidente del consiglio<br \/>\nMatteo Salvini, segretario della Lega ed ex parlamentare europeo. Alle recenti elezioni politiche \u00e8 stato eletto al senato. Vedi la sua scheda su open parlamento.<\/p>\n<p>d &#8211; Ministro dello Sviluppo Economico e Lavoro e vice presidente del consiglio<br \/>\nLuigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 stelle. \u00c8 stato eletto per la prima volta in parlamento nella XVII legislatura, quando ha ricoperto la carica di vice presidente di aula alla camera. \u00c8 stato rieletto, sempre a Montecitorio lo scorso 4 marzo. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>e &#8211; Ministro dell\u2019Economia<br \/>\nGiovanni Tria, preside della facolt\u00e0 di economia di Tor Vergata.<\/p>\n<p>f &#8211; Ministro degli Esteri<br \/>\nEnzo Moavero Milanesi, gi\u00e0 ministro degli affari europei con i governi Monti e Letta.<\/p>\n<p>g &#8211; Ministro della Difesa<br \/>\nElisabetta Trenta, esperta in materia di politica di difesa e sicurezza. Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.<\/p>\n<p>h &#8211; Ministro della Giustizia<br \/>\nAlfonso Bonafede (M5s), deputato. \u00c8 alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stato eletto anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>i &#8211; Ministro della Salute<br \/>\nGiulia Grillo (M5s), deputato. \u00c8 alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stata eletta anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>l &#8211; Ministro dell\u2019Ambiente<br \/>\nSergio Costa, generale dei carabinieri (gi\u00e0 corpo forestale dello stato). Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.<\/p>\n<p>m &#8211; Ministro dell\u2019Agricoltura e del Turismo<br \/>\nGian Marco Centinaio (Lega), senatore. \u00c8 alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stato eletto anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>n &#8211; Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture<br \/>\nDanilo Toninelli (M5s), senatore. \u00c8 alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stato eletto anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>o &#8211; Ministro dell\u2019Istruzione<br \/>\nMarco Bussetti, gi\u00e0 insegnante di educazione fisica e dirigente dell\u2019Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia.<\/p>\n<p>p &#8211; Ministro dei Beni Culturali<br \/>\nAlberto Bonisoli, \u00e8 direttore della Nuova accademia di belle arti di Milano. Faceva parte della squadra di governo presentata dal Movimento 5 stelle prima delle elezioni.<\/p>\n<p>MINISTERI SENZA PORTAFOGLIO<\/p>\n<p>q &#8211; Ministro degli Affari Regionali<br \/>\nErika Stefani (Lega), senatrice. \u00c8 alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stata eletta anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>r &#8211; Ministro del Sud<br \/>\nBarbara Lezzi (M5s), senatrice. \u00c8 alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stata eletta anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>s &#8211; Ministro della Pubblica Amministrazione<br \/>\nGiulia Bongiorno (Lega), senatrice. \u00c8 stata presidente della commissione giustizia della camera nella XVI legislatura, ed \u00e8 al suo terzo mandato parlamentare. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>t &#8211; Ministro ai Disabili e alla Famiglia<br \/>\nLorenzo Fontana (Lega), deputato. Ex parlamentare europeo, \u00e8 attualmente vice sindaco del comune di Verona. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>u &#8211; Ministro al rapporto con il parlamento e la democrazia diretta<br \/>\nRiccardo Fraccaro (M5s), deputato. \u00c8 alla sua seconda esperienza in parlamento, essendo stato eletto anche nella XVII legislatura. Vedi la sua scheda su openparlamento.<\/p>\n<p>v &#8211; Ministro degli Affari Europei<br \/>\nPaolo Savona, oltre ad altre numerose cariche pubbliche e private \u00e8 stato ministro dell\u2019industria del governo Ciampi.<\/p>\n<p>18 MINISTRI<br \/>\nCome il precedente governo Gentiloni, anche l&#8217;esecutivo Conte \u00e8 composto da 18 ministri, 12 con portafoglio e 6 senza. Il conferimento di 2 deleghe, Lavoro e sviluppo economico, ad uno stesso ministro \u00e8 stato controbilanciato da un dicastero senza portafoglio in pi\u00f9<\/p>\n<p>2 &#8211; 89,5% DEI MINISTRI SONO ESORDIENTI<br \/>\nEscludendo i governi tecnici di Monti e Dini, nella nostra storia repubblicana non c\u2019e\u0300 mai stato un tale ricambio politico nel consiglio dei ministri. Solo 2 dei 19 membri (incluso Conte) hanno avuto un precedente incarico da ministro: Paolo Savona e Enzo Moavero Milanesi<br \/>\nIL TASSO DI RICAMBIO PI\u00d9 ALTO TRA I GOVERNI POLITICI<br \/>\nEscludendo i governi tecnici di Monti e Dini, nella nostra storia repubblicana non c\u2019e\u0300 mai stato un tale ricambio politico nel consiglio dei ministri. Solo 2 dei 19 membri (incluso Conte), hanno avuto un precedente incarico da ministro, il 10,5%. Parliamo nello specifico di Paolo Savona, ministro dell\u2019industria nel governo Ciampi, e di Enzo Moavero Milanesi, al dicastero degli affari europei sia con Monti che con Letta.<br \/>\nDA SAPERE<br \/>\nPer ogni governo \u00e8 stato calcolata la percentuale di ministri al primo incarico nel consiglio dei ministri. Non sono stati inclusi incarichi da sottosegretario o vice ministro.<\/p>\n<p>3 &#8211; Cinque su 18 DONNE MINISTRO<br \/>\nLa percentuale di donne nel Consiglio dei ministri dal governo Berlusconi IV a oggi si e\u0300 generalmente attestata sotto al 30%. Il governo Conte con 5 donne su 18 (27,78%) rispecchia in pieno questo trend. Il record all&#8217;insediamento \u00e8 del governo Renzi (50%<br \/>\nDONNE MINISTRO, IN LINEA CON GLI ULTIMI ESECUTIVI<br \/>\nLa percentuale di donne nel Consiglio dei ministri dal governo Berlusconi IV a oggi si e\u0300 generalmente attestata, seppur con 2 eccezioni di rilievo, sotto al 30%. Il governo Conte con 5 donne su 18 (27,78%) rispecchia in pieno questo trend, confermando tra le altre cose il dato del precedente governo Gentiloni.<br \/>\nDA SAPERE<br \/>\nLa percentuale \u00e8 stata calcolata al giorno di insediamento di ogni governo. Non sono quindi state considerate eventuali variazioni<\/p>\n<p>4 &#8211; +10 SULLA SOGLIA DI MAGGIORANZA<br \/>\nGrazie al sostegno dei 2 senatori eletti all&#8217;estero (Merlo e Cario) e dei 5stelle espulsi ora nel Misto (Buccarella e Martelli), il numero dei senatori a sostegno del governo Conte \u00e8 passato da 167 a 171. A Palazzo Madama il margine dell&#8217;esecutivo \u00e8 ora di 10 voti.<\/p>\n<p>5 &#8211; &#8211; THINK TANK E FONDAZIONI POLITICHE<br \/>\nTre dei 18 ministri hanno incarichi in think tank politici, formando un network di 6 strutture collegate al governo Conte. Aspen Institute Italia (Moavero Milanesi e Savona), Fondazione Iustus (Savona e Tria), Fondazione Craxi (Tria), Fondazione Icsa (Savona), Fondazione Magna Carta (Tria) e Fondazione Ugo La Malfa (Savona).<br \/>\nNON SONO COMPRESI I SOTTOSEGRETARI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1 \u2013 LA MARCA (PD): SOLIDARIET\u00c0 E AIUTI AL POPOLO E ALLE AUTORIT\u00c0 DEL GUATEMALA PER LE DEVASTAZIONI DEL VULCANO DEL FUEGO<br \/>\n\u201cLasciano rattristati e sgomenti le notizie che giungono dal Guatemala sulle perdite umane e le devastazioni provocate dall\u2019eruzione del Vulcano del Fuego.<br \/>\nIl National Forensic Institute parla di 73 morti e circa 200 dispersi mentre la organizzazione che coordina i soccorsi sarebbe in possesso degli elementi di identit\u00e0 e residenza di 192 dispersi. Si tratta di numeri, purtroppo, ancora provvisori, che probabilmente sono destinati ad aggravarsi.<br \/>\nEsprimo la mia sincera solidariet\u00e0 alle popolazioni colpite e alle autorit\u00e0 del Paese ed auspico un\u2019iniziativa di collaborazione e di aiuto delle nostre autorit\u00e0 in caso di richiesta da parte guatemalteca e di comprovata necessit\u00e0\u201d.<br \/>\nOn. Francesca La Marca<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2 &#8211; PARLAMENTARI PD ESTERO: NON USARE LA VITA DELLE PERSONE PER ESIBIZIONI DI DIPLOMAZIA MUSCOLARE . (vengono accolte dalla Spagna a Valencia, sic. n.d.r.)<br \/>\n629 persone, di cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte, raccolte al largo della Libia dalla nave Aquarius, sono il simbolo innocente e dolente della prova di forza che il Ministro Salvini e il governo Conte hanno voluto intraprendere nominalmente con Malta e indirettamente con i partner europei. In non casuale coincidenza con la consultazione elettorale amministrativa.<br \/>\n629 persone: vite umane, usate cinicamente come oggetto di polemica bilaterale e confronto internazionale e come pretesto di propaganda elettorale. Da parte di forze che hanno sempre chiesto di riaffermare le radici cristiane dell&#8217;Europa al posto della sua tradizione di laicit\u00e0 e di libert\u00e0 e che non si vergognano di esibire simboli religiosi in manifestazioni elettorali. E in nome di un paese che, con il suo 2,4 per mille, ha la percentuale pi\u00f9 bassa di richiedenti asilo su mille abitanti tra tutti i paesi europei.<br \/>\nNon ci interessano i cavilli avvocateschi che consentirebbero in alcuni casi di derogare agli obblighi internazionali di accoglienza sanciti da trattati ai quali l&#8217;Italia ha aderito da decenni. Ci interessa che le persone siano messe al sicuro e che ad esse si applichino con umanit\u00e0 ed equit\u00e0 i criteri di selezione in vigore per i richiedenti asilo.<br \/>\nCi interessa ancora di pi\u00f9 che il nome degli italiani, che in trenta milioni sono stati emigranti e hanno riempito con il loro nome le tragedie del mare e del lavoro in tutto il mondo, non sia associato ad operazioni che scambiano persone e destini con trattative diplomatiche o, peggio ancora, con esibizioni muscolari.<br \/>\nIl problema degli immigrati \u00e8 certamente il maggior fattore di tensione nei rapporti comunitari e lo si affronti con la necessaria fermezza con i nostri partner. Non mettendo in gioco, tuttavia, vite umane, ma, allo stesso tempo, perseguendo la linea di freno e controllo nei luoghi di partenza, gi\u00e0 adottata dal governo Gentiloni e dal ministro Minniti, con risultati obiettivamente significativi.<br \/>\nI Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Car\u00e8, La Marca, Schir\u00f2, Ungaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3 &#8211; IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI ANNUNCIA IL PROGETTO DI RISTRUTTURARE LA CASA D\u2019ITALIA. Un\u2019importante iniziativa che pu\u00f2 farla diventare centro delle istituzioni e della cultura italiana nella citt\u00e0 guida della Svizzera. La mia interrogazione parlamentare nel 2009 \u201cSalviamo la Casa d\u2019Italia\u201d.<br \/>\nLA CASA D\u2019ITALIA DI ZURIGO ALLA SFIDA DEL RINNOVAMENTO!<br \/>\nFinalmente, ci siamo. La Casa d\u2019Italia di Zurigo sar\u00e0 ristrutturata. Oltre un lifting alla ricerca del tempo perduto. Quando, ancora tanta parte dell\u2019emigrazione italiana, pensava di rientrare al pi\u00f9 presto nel nostro paese per aiutarlo a cambiare e costruire un futuro di progresso.<br \/>\nLo slogan che accompagnava i \u201ctreni rossi\u201d (Torna a votare. Vota per tornare) a ogni importante scadenza politica, era la sintesi di un sogno. La conquista del paradiso attraverso la partecipazione democratica della moltitudine composta dagli straordinari cittadini emigrati.<br \/>\nTalvolta non manc\u00f2, tuttavia, anche qualche protagonismo nella terra dei confederati. Il sette giugno del 1970. La rivolta, frutto di rabbia e passione politica, per l\u2019ingratitudine e il diniego del contributo italiano (anche di sangue) allo sviluppo economico e sociale della Svizzera, contro l\u2019iniziativa dello xenofobo Schwarzenbach. La reazione morale della comunit\u00e0 italiana, ma non solo, e dell\u2019anima democratica e aperta della societ\u00e0 elvetica realizzarono il miracolo: Schwarzenbach fu sconfitto.<br \/>\nCENTRO DI MOBILITAZIONE ANTIRAZZISTA<br \/>\nLe case d\u2019Italia, al plurale, furono il centro della mobilitazione morale: per organizzare i gruppi di lavoro, stendere un documento, inventare uno slogan (Etre solidaire. Mitenand. Assieme) creare entusiasmo e consenso per la battaglia di verit\u00e0 e giustizia.<br \/>\nLa comunit\u00e0 italiana che si fa parte di uno stato nel segno della solidariet\u00e0 e del riconoscimento collettivo in una bandiera. L\u2019avvio, questo s\u00ec, di un magma sociale che si riconosceva in due storie: gli italos noti nello sport &#8211; il calcio, soprattutto &#8211; la cui sintesi si realizz\u00f2, pi\u00f9 tardi, nei voli sui sentieri del pav\u00e9 verso Roubaix del Lucano-Svizzero Fabian Cancellara.<br \/>\nL\u2019integrazione protagonista nei gangli vitali della Confederazione &#8211; esclusa, in gran parte, la politica &#8211; evidenziata dalle gru degli alti edifici in costruzione, alla cui sommit\u00e0 campeggia, generalmente, una scritta nominale italica, ha tolto agli antichi centri &#8211; le case d\u2019Italia, ma non solo &#8211; la magia del punto di riferimento e d\u2019approdo.<br \/>\nLE INIZIATIVE SU INTEGRAZIONE E NATURALIZZAZIONE<br \/>\nSempre nelle case d\u2019Italia, in Svizzera, iniziano le discussioni sulla naturalizzazione delle seconde e terze generazioni. Prendere o no il passaporto svizzero? Via via l\u2019idea si afferma e influenza tanti nostri giovani connazionali che decidono di acquisire la seconda nazionalit\u00e0. Dal 1983, dopo ben quattro rifiuti consecutivi alle urne, popolo svizzero e cantoni hanno approvato la scorsa domenica (12 febbraio 2017) di facilitare la naturalizzazione ai giovani stranieri di terza generazione. Non \u00e8 una rivoluzione, ma un piccolo passo avanti, perch\u00e9 le condizioni di accesso restano ferree.<br \/>\nRinnovarsi o morire. In alcuni casi, almeno parzialmente, \u00e8 accaduto. A Berna, per esempio. In altri, no. E Zurigo, oltre a Lucerna, ne \u00e8 il segno pi\u00f9 eclatante.<br \/>\nUna imponente struttura sempre pi\u00f9 ghetto e figlia di una memoria stantia nonostante il tentativo di abbellirla operato da un comitato \u201cpro Casa d\u2019 Italia.\u201d Chi scrive espresse, a suo tempo, un giudizio positivo e indic\u00f2 una speranza, minata, tuttavia e all\u2019origine, da puri e nascosti interessi commerciali e di parte.<br \/>\nLA MIA INTERROGAZIONE NEL 2009<br \/>\nAll\u2019insegna del motto \u201cSalviamo la Casa d\u2019Italia di Zurigo\u201d nel 2009 ho presentato anche un\u2019interrogazione. In quell\u2019occasione ho voluto dare eco in Parlamento ad un grido di allarme. In quegli anni se ne paventava la vendita. Alla guida del governo c\u2019era Silvio Berlusconi, Ministro degli Esteri era Franco Frattini e ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Io ho partecipato all\u2019azione per scongiurare quell\u2019esito. E gi\u00e0 allora dicevo che la Casa d\u2019Italia doveva tornare ad essere il centro dell\u2019Italianit\u00e0. Come in altre metropoli nel Mondo. A Locarno non \u00e8 stato possibile, a Lucerna non si sa ancora, ma a Zurigo ci siamo riusciti.<br \/>\n\u00c8 giunta l\u2019ora del coraggio. Saper osare e investire nel nome della memoria e del rinnovamento.<br \/>\nLa Casa d\u2019Italia di Zurigo rimarr\u00e0 chiusa per diverso tempo per una necessaria e sostanziale ristrutturazione indicata dalla recente ispezione ministeriale.<br \/>\nPer il polo scolastico italiano, ospite dell\u2019attuale struttura, occorrer\u00e0 ricercare, in accordo con le autorit\u00e0 cittadine e cantonali svizzere, una sede esterna.<br \/>\nUNA BATTAGLIA VINTA<br \/>\nVedo un grande teatro. Una folla in attesa dell\u2019evento. Una mostra. Un Pinturicchio o un Giotto a cui ispirarsi. Un centro di alta cultura. Di una Patria italiana figlia della nuova Europa. Che sta, nonostante la miserabile attualit\u00e0, nelle nostre aspirazioni. E perch\u00e9 no? Con tutte le garanzie indispensabili, la nuova sede delle istituzioni consolari e culturali italiane.<br \/>\nQualche ora di viaggio per raggiungere la moderna metropoli su cui veglia la dorata madonnina, cos\u00ec cara ai meneghini e a chi, come me, aspir\u00f2 a scoprirla aldil\u00e0 del monte.<br \/>\nNel brulichio di viale Palestro spicca il vetro cemento del palazzo eretto a celebrare la vitalit\u00e0 confederale svizzera nel capoluogo lombardo. Ecco l\u2019esempio di un qualcosa che pu\u00f2 nascere nella citt\u00e0 sulla Limmat.<br \/>\nLa traversata del San Gottardo, tremila metri e pi\u00f9, sotto la vetta, ha unito due metropoli, due storie, due futuri. Due citt\u00e0 gemellate &#8211; Milano e Zurigo &#8211; nel senso della memoria e nell\u2019arricchimento delle loro grandi culture. L\u2019avvenire entra in noi molto prima che accade (R.M. Rilke). Ma solo se sapremo &#8211; istituzioni e comunit\u00e0 &#8211; essere all\u2019altezza del futuro che \u00e8 nei nostri sogni.<br \/>\nOn. Gianni Farina<br \/>\nRoma 15 febbraio 2017<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4 &#8211; &#8220;UNA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA IN EUROPA&#8221;: LA PROPOSTA DI MARTINS, M\u00c9LENCHON E IGLESIAS. DICHIARAZIONE DI LISBONA PER UNA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA IN EUROPA<br \/>\nL\u2019Europa non \u00e8 mai stata ricca come ora. E non \u00e8 mai stata cos\u00ec diseguale. A dieci anni dallo scoppio di una crisi finanziaria che i nostri popoli non avrebbero mai dovuto pagare, oggi constatiamo che i governanti europei hanno condannato i nostri popoli a perdere un decennio.<br \/>\nL\u2019applicazione dogmatica, irrazionale e inefficace delle politiche di austerit\u00e0 non \u00e8 riuscita a risolvere nessuno dei problemi strutturali che causarono quella crisi. Al contrario, ha generato un\u2019enorme inutile sofferenza per i nostri popoli. Con la scusa della crisi e dei loro piani di aggiustamento, hanno preteso di smantellare i sistemi di diritti e protezione sociale conquistati in decenni di lotte. Hanno condannato generazioni di giovani all\u2019emigrazione, alla disoccupazione, alla precariet\u00e0, alla povert\u00e0. Hanno colpito con particolare crudezza i pi\u00f9 vulnerabili, quelli che pi\u00f9 hanno bisogno della politica e dello stato. Hanno preteso di abituarci al fatto che ogni elezione diventi un plebiscito tra lo status quo neoliberista e la minaccia dell\u2019estrema destra.<br \/>\n\u00c8 ora di rompere la camicia di forza dei trattati europei che impongono l\u2019austerit\u00e0 e favoriscono il dumping fiscale e sociale. \u00c8 ora che chi crede nella democrazia faccia un passo in avanti per rompere questa spirale inaccettabile. Abbiamo bisogno di mettere un sistema ingiusto, inefficace e insostenibile al servizio della vita e sotto il controllo democratico della cittadinanza. Abbiamo bisogno di istituzioni al servizio delle libert\u00e0 pubbliche e dei diritti sociali, che sono la base materiale stessa della democrazia. Abbiamo bisogno di un movimento popolare, sovrano, democratico, che difenda le migliori conquiste delle nostre nonne e dei nostri nonni, dei nostri padri e delle nostre madri, e che possa lasciare un ordine sociale giusto, praticabile e sostenibile alle generazioni che verranno.<br \/>\nCon questo spirito di disobbedienza di fronte all\u2019esistente, di ribellione democratica, di fiducia nella capacit\u00e0 democratica dei nostri popoli di fronte al progetto fallito delle \u00e9lite di Bruxelles, oggi facciamo, a Lisbona, un passo avanti. Lanciamo un appello ai popoli d\u2019Europa perch\u00e9 si uniscano alla sfida di costruire un movimento politico internazionale, popolare e democratico per organizzare la difesa dei nostri diritti e la sovranit\u00e0 dei nostri popoli di fronte a un ordine fragile, ingiusto e fallito che ci porta con passo deciso verso il disastro.<br \/>\nChi condivide la difesa della democrazia economica, contro i grandi imbroglioni e l\u20191% che controlla pi\u00f9 ricchezza del resto degli abitati di tutto il pianeta; della democrazia politica contro chi resuscita le bandiere dell\u2019odio e della xenofobia; della democrazia femminista, contro un sistema che discrimina ogni giorno e in ogni ambito della vita met\u00e0 della popolazione; della democrazia ecologista, contro un sistemo economico insostenibile che minaccia la sostenibilit\u00e0 della vita stessa nel pianeta; della democrazia internazionale e della pace, contro chi costruisce una volta di pi\u00f9 l\u2019Europa della guerra; chi condivide la difesa dei diritti umani e i principi fondamentali del buon vivere trover\u00e0 in questo movimento la propria casa. Ci stiamo stancati di aspettare.<br \/>\nCi siamo stancati di credere a chi ci governa da Berlino e da Bruxelles. Ci mettiamo all\u2019opera per costruire un nuovo progetto di ordine per l\u2019Europa. Un ordine democratico, giusto ed equo, che rispetti la sovranit\u00e0 dei popoli. Un ordine all\u2019altezza dei nostri desideri e delle nostre necessit\u00e0. Un ordine nuovo, al servizio del popolo.<br \/>\nCatarina Martins (Bloco de Esquerda)<br \/>\nJean-Luc M\u00e9lenchon (La France Insoumise)<br \/>\nPablo Iglesias (Podemos)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5 &#8211; IL MESSAGGIO DIMENTICATO DI KARL MARX.<br \/>\nA duecento anni dalla nascita, il filosofo tedesco \u00e8 ancora studiato in tutto il mondo. Ma pi\u00f9 che per l\u2019analisi dei processi storici, nell\u2019era dell\u2019automazione il suo pensiero \u00e8 attuale soprattutto per la sorprendente fiducia nell\u2019individuo.<br \/>\nIl comunismo non \u00e8 semplicemente l\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata. \u00c8 la riappropriazione della propria essenza da parte dell\u2019essere umano.<\/p>\n<p>La foto, un po\u2019 sfocata, sembra cogliere Lev Trotskij a met\u00e0 di una frase. Siamo a casa di Frida Kahlo nel 1937. A sinistra c\u2019\u00e8 Natalia Sedova, la moglie di Trotskij. A destra ci sono Kahlo e, seminascosta dietro di lei, una giovane donna che ascolta attentamente: \u00e8 Raja Dunaevskaja, la segretaria di Trotskij.<br \/>\nNon sappiamo quale sia l\u2019argomento della conversazione, ma non abbiamo dubbi sulle sue premesse: tutte le persone presenti nella fotografia sono marxiste. Le loro idee sulla politica, l\u2019economia, l\u2019etica e l\u2019arte sono state influenzate dagli scritti di un uomo nato in Germania duecento anni fa. Trotskij sar\u00e0 assassinato nel 1940, e da quel momento Sedova riverser\u00e0 tutta la sua rabbia contro il potere sovietico. Kahlo diventer\u00e0 una delle artiste pi\u00f9 straordinarie del novecento. Ma \u00e8 Dunaevskaja a costituire il collegamento tra il marxismo classico e l\u2019unica forma in cui la teoria elaborata dal filosofo tedesco pu\u00f2 avere senso oggi. \u201cIl marxismo\u201d, sosteneva Dunaevskaja, \u00e8 una forma di \u201cumanesimo radicale\u201d. Il 5 maggio si \u00e8 celebrato il duecentesimo anniversario della nascita di Marx, ma il dibattito sulle sue idee non accenna a finire. La scorsa estate l\u2019estrema destra statunitense ha manifestato a Charlottesville, in Virginia, accusando la citt\u00e0 di essere schiava del \u201cmarxismo culturale\u201d. Il governatore della Banca d\u2019Inghilterra, Mark Carney, avverte che il marxismo potrebbe tornare d\u2019attualit\u00e0 a causa della disoccupazione legata all\u2019automazione e delle disuguaglianze. In Cina, intanto, \u00e8 stata risuscitata una forma di marxismo che \u00e8 diventata la nuova dottrina di stato. Per capire quello che pu\u00f2 e non pu\u00f2 sopravvivere del marxismo, dobbiamo chiederci che senso hanno i suoi insegnamenti nelle condizioni profondamente diverse di oggi.<br \/>\nOLTRE L\u2019ORTODOSSIA<br \/>\nNel luglio del 1850 Karl Marx era gi\u00e0 un teorico della sconfitta. Nel Manifesto del partito comunista (1848) aveva scritto che la missione della classe operaia era abolire la propriet\u00e0 privata e introdurre il comunismo. Ma aveva capito subito che ci sarebbe voluto un po\u2019 di tempo. Dopo aver cercato per due anni di spingere le rivoluzioni democratiche in corso in Francia e Germania nella direzione della giustizia sociale, aveva ammesso il suo fallimento e si era rifugiato a Londra.<br \/>\nTuttavia, nella stanza sopra a un pub di Soho, davanti a una pinta di birra, Marx continuava a rassicurare il suo compagno<br \/>\nd\u2019esilio, Wilhelm Liebknecht, sul fatto che la speranza non era ancora morta. Aveva appena visto il prototipo di un treno a trazione elettrica in mostra a Regent Street: l\u2019era del vapore sarebbe finita presto e sarebbe cominciata quella dell\u2019energia elettrica. Liebknecht scrisse: \u201cMarx, tutto entusiasta e rosso in viso, mi disse: \u2018Adesso il problema \u00e8 risolto, e le conseguenze sono imprevedibili. Alla rivoluzione economica deve necessariamente seguire quella politica, perch\u00e9 la seconda \u00e8 solo l\u2019espressione della prima\u201d.<br \/>\nTra i fumi del tabacco, Marx aveva delineato una versione semplificata della concezione materialistica della storia. A quella ne sarebbe seguita una pi\u00f9 complicata. Nella prefazione al saggio Perla critica dell\u2019economia politica (1859) Marx spiega che il cambiamento sociale nasce dal conflitto tra due realt\u00e0 create dagli esseri umani: le forze produttive &#8211; cio\u00e8 la tecnologia e le competenze necessarie per usarla &#8211; e i rapporti di produzione, il modello economico necessario per dar vita alla tecnologia.<br \/>\nInsieme, sostiene Marx, la tecnologia e il modello economico costituiscono la \u201cstruttura\u201d su cui in ogni sistema si fondano le \u201csovrastrutture\u201d, cio\u00e8 le leggi, le istituzioni politiche, le culture e le ideologie. Le rivoluzioni scoppiano quando il sistema economico ritarda il progresso tecnologico.<br \/>\nDopo il fallimento delle rivoluzioni del 1848, Marx dedic\u00f2 la sua vita a due progetti complementari: la creazione di partiti della classe operaia che difendessero gli interessi dei lavoratori e li preparassero a conquistare il potere, e l\u2019analisi delle dinamiche del capitalismo industriale.<br \/>\nSolo una volta, in un quaderno rimasto inedito per pi\u00f9 di cent\u2019anni, Marx azzard\u00f2 un\u2019ipotesi sulla forma che la rivoluzione tecno-economica avrebbe potuto assumere. Nel Frammento sulle macchine, scritto nel 1858, Marx immagina un\u2019epoca in cui le macchine fanno la maggior parte del lavoro e in cui la conoscenza, diventata \u201csociale\u201d, si incarna in quello che il filosofo chiama \u201cintelletto generale\u201d. Dato che il capitalismo si basa sui profitti generati dai lavoratori, non pu\u00f2 sopravvivere a un livello di progresso tecnologico che elimini la necessit\u00e0 del lavoro. Il conflitto tra propriet\u00e0 privata e conoscenza sociale condivisa, dice Marx, far\u00e0 \u201csaltare in aria\u201d le fondamenta del capitalismo. Questa profezia, cos\u00ec palesemente anticipatrice della nostra epoca di robot e conoscenza condivisa, \u00e8 rimasta negli archivi fino agli anni sessanta.<br \/>\nNei cinquant\u2019anni successivi alla morte di Marx, nel 1883, le sue idee subirono tre reinterpretazioni. All\u2019inizio il suo collaboratore Friedrich Engels cerc\u00f2 di sistematizzare il pensiero di Marx in una teoria onnicomprensiva, che non si fermava alla storia ma teneva insieme perfino la fisica, l\u2019astronomia e l\u2019etnografia. Questo era il marxismo che studiarono i leader dei primi partiti socialisti, i quali ne fecero una seconda revisione, sostenendo che le teorie di Marx conducevano aun socialismo parlamentare pacifico, non alla rivoluzione. Infine, a partire dal 1899, emerse un marxismo basato sulla lotta di classe, che metteva la for- za di volont\u00e0 dell\u2019essere umano e il suo slancio organizzativo al di sopra dell\u2019ineluttabilit\u00e0 dello sviluppo storico.<br \/>\nQuesto era il marxismo che Trotskij e Sedova avevano imparato nei movimenti clandestini in Russia, e che nel 1902 li aveva costretti all\u2019esilio a Parigi. Secondo questa teoria, la Russia sarebbe potuta diventare democratica solo sotto la guida della classe operaia. Per questo bisognava organizzare i lavoratori in partiti agguerriti e gerarchizzati proprio come gli stati governati dagli zar e dai kaiser che i lavoratori<br \/>\nstessi volevano abbattere. Le loro armi dovevano essere gli scioperi e le barricate, non le elezioni e l\u2019attivismo culturale.<br \/>\nMa il marxismo dei primi del novecento conteneva anche una teoria della classe operaia opposta a quella di Marx. Per il filosofo tedesco le rivoluzioni del 1848 erano fallite perch\u00e9 il capitalismo non era ancora maturo per essere abbattuto. Per Lenin, nel 1902, erano i lavoratori a non essere pronti. E non lo sarebbero mai stati senza la guida di un\u2019\u00e9lite, senza l\u2019avanguardia di un partito clandestino che li spingesse all\u2019azione.<br \/>\nLenin sosteneva che l\u2019intera classe operaia specializzata del mondo sviluppato ormai era stata comprata dai guadagni dell\u2019imperialismo: fare la rivoluzione era compito dei lavoratori non specializzati in occidente e dei popoli dei paesi meno sviluppati. Pi\u00f9 o meno a partire dal 1910 le rivolte nazionaliste e le guerre per la terra scoppiate in Messico, Cina, Irlanda e infine in Russia sembrarono confermare questa teoria.<br \/>\nTrotskij e Sedova avevano assistito alla nascita di questo nuovo marxismo rivoluzionario. La generazione di Kahlo e Dunaevskaja conosceva invece solo questa versione.<br \/>\nDunaevskaja era nata nel 1910 da genitori ebrei nell\u2019odierna Ucraina ed era emigrata a Chicago con loro nel 1922. Era entrata nel Partito comunista a 14 anni, durante uno sciopero scolastico. Avrebbe lasciato il partito quattro anni dopo, quando fu gettata gi\u00f9 dalle scale per aver criticato l\u2019espulsione di Trotskij dal Comintern e dal Partito comunista sovietico.<br \/>\nTrotskij era stato uno dei leader della rivoluzione del 1917. Poi aveva partecipato all\u2019abolizione del controllo delle fabbriche da parte dei lavoratori e alla repressione delle opposizioni di sinistra. Ma a partire dal 1923, davanti alla nascita di una nuova \u00e9lite di burocrati, aveva lanciato un suo movimento di opposizione. Negli anni trenta era ormai arrivato alla conclusione che lo stalinismo e il fascismo erano \u201cgemelli\u201d, separati esclusivamente dalle teorie economiche su cui si basavano.<br \/>\nNel movimento trotskista Dunaevskaja aveva il compito di curare, da un ufficio di New York, un giornale in lingua russa distribuito nell\u2019Unione Sovietica. Era arrivata in Messico nel luglio del 1937 per lavorare come stenografa e traduttrice di Trotskij, mentre le grandi purghe cominciava<br \/>\nno a decimare le loro reti clandestine.<br \/>\nKahlo era entrata a far parte del movimento dei giovani comunisti messicani nel 1928, a 21 anni. \u201cSONO COMUNISTA PER NATURA\u201d, avrebbe scritto in seguito. Per la generazione dei giovani intellettuali messicani attratti dal comunismo, quest\u2019identit\u00e0 politica implicava non solo la sperimentazione sessuale e artistica, ma anche un profondo impegno nei confronti della culture indigene e un grande entusiasmo per le rivolte dei contadini guidate da Emiliano Zapata.<br \/>\nLe persone ritratte nella fotografia condividevano una serie di idee di fondo che potremmo riassumere cos\u00ec: le rivoluzioni di solito scoppiano nei paesi arretrati; richiedono una guerriglia mobile, l\u2019occupazione di terre e una lotta spietata contro i ricchi; un partito marxista deve guardarsi dal conservatorismo della classe operaia occidentale e difendere piuttosto i popoli indigeni e quelli oppressi; la classe operaia \u00e8 il \u201csoggetto rivoluzionario\u201d intrinsecamente nemico del capitalismo, anche se momentaneamente fuorviato.<br \/>\nErano tutte persone pronte al sacrificio e disposte a usare la manipolazione e la violenza per raggiungere il loro obiettivo. Ma ognuna si sforzava, a modo suo, di preservare un marxismo dal volto umano, di resistere alle menzogne, agli omicidi di massa e alla repressione della libert\u00e0 innescata dallo stalinismo. La tragedia \u00e8 che nessuno di loro aveva compreso quanto profondamente umanista fosse il marxismo quando era stato concepito. Solo Dunaevskaja un giorno lo avrebbe capito.<br \/>\nMarx non amava la filosofia: \u201cI filosofi hanno solo interpretato il mondo, quello che conta \u00e8 cambiarlo\u201d, scrisse. I Manoscritti economico-filosofici &#8211; scritti nel 1844 a Parigi, ma pubblicati a Mosca solo nel 1932 &#8211; dimostrano come arriv\u00f2 a quella conclusione: attraverso una critica alla filosofia<br \/>\ndell\u2019illuminismo, profondamente imbevuta di umanesimo, e che discende diretta- mente da un concetto di natura umana riconducibile ad Aristotele attraverso sant\u2019Agostino e Hegel.<br \/>\nLo scopo degli esseri umani, dice Marx nel 1844, \u00e8 liberarsi. Sono schiavi non solo del capitalismo e di uno specifico tipo di societ\u00e0 basata sulle classi, ma di un problema che nasce dalla loro stessa natura sociale, che li obbliga a lavorare in gruppo e a collaborare tra loro usando il linguaggio e non solo l\u2019istinto.<br \/>\nQuando noi esseri umani produciamo un oggetto, o scopriamo una nuova idea, tendiamo a proiettare il nostro concetto di \u201cio\u201d in quest\u2019oggetto o idea: \u00e8 il processo che Marx chiama alienazione, o estraniazione. Poi consentiamo ai nostri prodotti, mentali e materiali, di esercitare un potere | su di noi, sotto forma di religioni o super- | stizioni, idolatrando i beni di consumo o | rispettando insensatamente routine e for- \u00a1 me di disciplina che ci siamo imposti da ) soli. Per superare l\u2019alienazione, Marx sostiene che l\u2019umanit\u00e0 deve liberarsi di tutte le gerarchie e le divisioni di classe, il che significa abolire sia la propriet\u00e0 privata sia lo stato.<br \/>\nI manoscritti del 1844 contengono un\u2019idea che nel marxismo \u00e8 andata perduta: il concetto di comunismo come \u201cumanesimo radicale\u201d. Il comunismo, diceva Marx, non \u00e8 semplicemente l\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata, ma la \u201criappropria<br \/>\nzione dell\u2019essenza umana da parte dell\u2019uomo e per l\u2019uomo&#8230; Il totale ritorno dell\u2019uomo a se stesso come essere sociale (cio\u00e8 umano)\u201d. Quindi, sostiene Marx, il comuniSmo non \u00e8 l\u2019obiettivo finale della storia umana. \u00c8 solo la forma che la societ\u00e0 assumer\u00e0 dopo quarantamila anni di organizzazione gerarchica. Il vero obiettivo della storia umana \u00e8 la libert\u00e0, la realizzazione personale di ogni singolo individuo.<br \/>\nNel 1932, quando pubblicarono questi quaderni, gli accademici sovietici li trattarono come un errore imbarazzante dell\u2019autore. Accettare quelle idee avrebbe significato ammettere che alla base dell\u2019intera concezione materialistica della storia &#8211; fatta di classi, rapporti di produzione, tecnologia contrapposta all\u2019economia &#8211; c\u2019era un profondo umanesimo con una serie di implicazioni morali.<br \/>\nDunaevskaja, che riusc\u00ec a mettere le mani su una versione russa dei Manoscritti | negli anni quaranta, pass\u00f2 quasi dieci anni | a cercare di venderne la sua traduzione inglese, fino a quando non decise di pubblicarla da sola a met\u00e0 degli anni cinquanta.<br \/>\nAveva capito che i Manoscritti mettevano in discussione tutte le precedenti interpretazioni di Marx. Per i burocrati sovietici, il contrasto tra l\u2019idea marxiana di libert\u00e0 e la loro squallida e opprimente realt\u00e0 era evidente. Per il marxismo occidentale, che ormai era ossessionato dallo studio delle strutture permanenti, ecco che Marx non parlava pi\u00f9 di forze impersonali ma di un concetto chiaro e quasi aristotelico di natura umana, di autonomia e benessere. Era forse possibile, si chiedeva Dunaevskaja, che tutte le disgrazie capitate alla sinistra marxista fossero dovute alle rigide teorie divulgate da Engels? Era possibile che la spietatezza del bolscevismo, sempre giustificata dall\u2019obiettivo di dare il potere alla classe operaia, fosse inconciliabile con il comunismo immaginato da Marx? Era possibile che, dopotutto, il comunismo non costituisse una rottura con l\u2019umanesimo filosofico dell\u2019illuminismo, ma ne fosse invece l\u2019espressione pi\u00f9 compiuta?<br \/>\nQueste furono le domande che Dunaevskaja si fece, sulla base delle quali stabil\u00ec nuove priorit\u00e0 pratiche. In futuro la sinistra avrebbe dovuto costruire le sue politiche partendo dall\u2019esperienza dei singoli esseri umani e dalla loro ricerca della libert\u00e0. Negli Stati Uniti degli anni cinquanta questo significava non solo appoggiare la lotta degli operai nelle fabbriche, ma anche sostenere il femminismo, i diritti civili dei neri, i diritti dei popoli indigeni e le lotte antimperialiste del sud del mondo. E significava anche sostenere inequivocabilmente le rivolte contro lo stalinismo che esplosero in Germania nel 1953 e in Ungheria nel 1956.<br \/>\nQuando i ricercatori alla fine degli anni sessanta scoprirono e pubblicarono il Frammento sulle macchine, Dunaevskaja cap\u00ec che era l\u2019ultima tessera del puzzle: non era una teoria sul crollo economico del capitalismo dovuto al calo dei profitti, ma una teoria della liberazione tecnologica. Marx aveva previsto che, liberato dal peso del lavoro grazie ai progressi dell\u2019automazione, il genere umano avrebbe usato le sue energie \u201cper il libero sviluppo dell\u2019individuo\u201d, non per realizzare un\u2019utopia collettivistica.<br \/>\nFrida Kahlo prese invece una strada diversa. Il suo ultimo quadro la mostra seduta sotto un ritratto di Stalin. Aveva avuto una storia d\u2019amore con Trotskij e lo aveva visto mentre veniva ucciso in casa sua. E aveva praticato un tipo di pittura surrealista che Trotskij apprezzava ma che Mosca considerava degenerata. Perch\u00e9 aveva deciso di celebrare l\u2019uomo che aveva ordina<br \/>\nto l\u2019uccisione di Trotskij? Anche se Frida Kahlo non poteva saperlo, il tema centrale della sua arte era sempre stato il concetto marxista di alienazione. La pittrice considerava l\u2019io il luogo in cui sarebbe stata raggiunta la liberazione umana; nei suoi quadri aveva esplorato l\u2019alienazione del suo sesso, della sessualit\u00e0, della disabilit\u00e0 e dell\u2019etnicit\u00e0. Le sue efficaci rappresentazioni dell\u2019infelicit\u00e0 e dell\u2019isolamento l\u2019hanno fatta diventare, a partire dagli anni settanta, una specie di santa patrona del femminismo. Ma \u00e8 chiaro che l\u2019artista considerava non marxisti e antipolitici i suoi quadri oggi pi\u00f9 famosi. Una volta li defin\u00ec \u201cpiccoli e poco importanti, pieni di temi personali che interessano solo a me e a nessun altro\u201d.<br \/>\nI veri quadri politici erano quelli di suo marito Diego Rivera. L\u2019idea che anche il personale \u00e8 politico non apparteneva alla sua generazione.<br \/>\nDurante la guerra fredda, mentre tutto il mondo si schierava con l\u2019occidente o con l\u2019Unione Sovietica, Kahlo fece la stessa scelta di molte altre persone di sinistra: si iscrisse al Partito comunista messicano e rinneg\u00f2 Trotskij. Anche i suoi quadri cambiarono. Cominci\u00f2 a dipingere grandi allegorie sociali, come II marxismo guarir\u00e0 gli infermi (1954), in cui non comparivano pi\u00f9 gli aspetti mistici e metaforici delle sue prime opere. Non fu una scelta da dilettante della politica. Nel 1952 aveva scritto sul suo diario: \u201cNon sono mai stata trotskista. Capisco perfettamente la dialettica materialista di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao Tse.<br \/>\nLi amo e li considero i pilastri del nuovo mondo comunista\u201d.<br \/>\nLa traiettoria politica di Kahlo \u00e8 un chiaro esempio di quello che succede al marxismo quando si allontana dall\u2019umanesimo. La pittrice doveva tenere il suo interesse artistico per i traumi psicologici e per la libert\u00e0 sessuale nettamente separato dall\u2019ideologia del materialismo dialettico.<br \/>\nII suo accento sull\u2019io indifeso, sulla bellezza della persona oppressa, sull\u2019ineludibile potere della natura, era frutto della stessa idea di libert\u00e0 che Marx aveva espresso nel 1844. Ma Kahlo non riusciva a conciliarlo con il marxismo della propaganda sovietica. E alla fine ebbe la meglio la propaganda.<\/p>\n<p>DI FRONTE AL DILEMMA<br \/>\nCosa rimane del marxismo nella nostra era di euforia tecnologica e di catastrofi ambientali? Di certo non la sua idea di classe: nonostante la forza lavoro del pianeta sia raddoppiata, gli operai dei paesi in via di sviluppo sono intrappolati nella bianchi del novecento. Le agitazioni sul lavoro continueranno, ma il capitalismo ha imparato a evitare che si trasformino in rivoluzioni.<br \/>\nTutto questo sembra tragico solo se non si sono mai letti i Manoscritti economico-filosofici.<br \/>\nIl Marx del 1844 teorizzava prima il comunismo e poi il ruolo dei lavoratori nel realizzarlo. Il comunismo non era il punto finale della storia ma, come disse una volta usando un\u2019immagine quasi poetica, la fine della preistoria.<br \/>\nPer il Marx di quei primi scritti, i lavoratori avrebbero realizzato il comuniSmo grazie al loro desiderio di auto educarsi e di formare associazioni cooperative, non comportandosi come automi, spinti solo dai propri interessi materiali.<br \/>\nAll\u2019inizio degli anni sessanta il filosofo francese Louis Althusser \u201crisolse\u201d il problema dei Manoscritti dichiarandoli antimarxisti. A suo avviso, rappresentavano il \u201cMarx pi\u00f9 lontano da Marx\u201d, una filosofia umanistica che sarebbe dovuta \u201ctornare nell\u2019ombra\u201d. Eppure Althusser riconobbe che la loro pubblicazione era stata un \u201cevento importante per la teoria\u201d. In effetti ancora oggi chi si definisce di sinistra deve farci i conti. Una volta che i Manoscritti furono portati alla luce, il dilemma apparve chiaro: o il marxismo \u00e8 una questione di liberazione dei singoli esseri umani o \u00e8 una questione di forze impersonali e di strutture che possono essere studiate ma a cui raramente si pu\u00f2 sfuggire. O esiste una \u201cessenza umana\u201d che possiamo riscoprire abolendo la propriet\u00e0 e le classi o siamo solo un mucchietto di ossa condizionato dall\u2019ambiente che ci circonda e dal nostro dna. O sono gli esseri umani a fare la storia, come aveva detto Marx, o \u00e8 la storia a fare la storia.<br \/>\nNegli ultimi cinquant\u2019anni il pensiero accademico di sinistra ha seguito in buona parte la strada anti umanista tracciata da Althusser. Dunaevskaja, come gli altri che dopo la guerra e il genocidio avevano abbracciato l\u2019umanesimo, fu molto apprezzata ma anche considerata fuori dagli schemi. Tuttavia, il Marx che contribu\u00ec a riscoprire \u00e8 tutt\u2019altro che irrilevante per il nostro futuro.<br \/>\nSe vogliamo difendere i diritti umani dal populismo autoritario e se pensiamo che gli esseri umani debbano poter limitare e tenere a freno le attivit\u00e0 delle macchine pensanti, dobbiamo avere un preciso concetto di umanit\u00e0 da difendere.<br \/>\nIL SOGGETTO RIVOLUZIONARIO<br \/>\nSe il Marx del 1844 ha ragione, l\u2019ideale della liberazione umana e del comunismo pu\u00f2 sopravvivere all\u2019atomizzazione e alla dispersione della classe operaia che avrebbe dovuto realizzarlo. Come hanno dimostrato le primavere arabe del 2011, le grandi masse umane oggi hanno la stessa capacit\u00e0 di agire autonomamente, di educarsi e di collaborare che Marx ammirava nella classe operaia parigina degli anni quaranta dell\u2019ottocento.<br \/>\nCome aveva ben capito Dunaevskaja, a far scattare l\u2019impulso verso la libert\u00e0 non \u00e8 solo lo sfruttamento, ma anche l\u2019alienazione, la repressione del desiderio, le sistematiche umiliazioni subite dalle vittime del razzismo, del sessismo e dell\u2019omofobia. Dovunque persegue obiettivi che calpestano l\u2019umanit\u00e0 delle persone, il capitalismo suscita rivolte. Lo vediamo ogni giorno intorno a noi. Nel prossimo secolo, come aveva previsto Marx, \u00e8 probabile che l\u2019automazione combinata con la socializzazione della conoscenza ci offra l\u2019opportunit\u00e0 di liberarci dal lavoro. Questo fenomeno far\u00e0 \u201csaltare in aria\u201d il capitalismo. E il sistema economico che lo sostituir\u00e0 dovr\u00e0 avere come obiettivo quello delineato dal filosofo tedesco nel 1844: la fine dell\u2019alienazione e la liberazione dell\u2019individuo.<br \/>\nSe potessi dialogare con le persone ritratte in quella fotografia del 1937, dopo essermi congratulato perla loro magnifica vita di resistenza e sofferenza, gli direi: \u201cIl desiderio di un marxismo umanista che state reprimendo, l\u2019impulso verso la liberazione individuale, in realt\u00e0 sono gi\u00e0 in Marx e aspettano solo di essere scoperti. Perci\u00f2 dipingete quello che volete, amate chi volete. Al diavolo il partito. Il vero soggetto rivoluzionario \u00e8 l\u2019io!\u201d<\/p>\n<p>L\u2019opinione II punto di vista dell\u2019Economist. Intuizioni da rivalutare.<br \/>\nLe idee di Marx sulle contraddizioni del capitalismo sono ancora utili, scrive il settimanale liberale britannico.<br \/>\nUn buon sottotitolo per una biografia di KARL MARX potrebbe essere \u2018analisi di un fallimento\u2019. Marx sosteneva che lo scopo della filosofia non \u00e8 solo capire il mondo ma migliorarlo. Eppure, la sua filosofia il mondo lo ha per lo pi\u00f9 peggiorato: il 40 per cento degli esseri umani vissuti per buona parte del novecento sotto regimi marxisti \u00e8 stata vittima di carestie, gulag e dittature. Tuttavia, nonostante tutte le sue sviste, Marx rimane una figura monumentale\u201d, scrive l\u2019Economist in un commento uscito in occasione del bicentenario della nascita del filosofo. \u201cLa principale ragione per cui Marx continua a suscitare interesse \u00e8 che le sue idee sono pi\u00f9 pertinenti oggi di quanto lo siano state negli ultimi decenni. L\u2019ideologia dominante dopo la guerra, che ha trasferito parte del potere dal capitale alla forza lavoro e ha prodotto una grande crescita degli standard di vita, sta svanendo. La globalizzazione e l\u2019emergere di un\u2019economia virtuale stanno producendo una variante di capitalismo che, una volta di pi\u00f9, appare fuori controllo. Il ritorno del potere dalla forza lavoro al capitale sta cominciando a produrre una reazione popolare, spesso populista. Non stupisce che il libro di economia di maggior successo degli ultimi anni, Il capitale nel XXI secolo di Thomas Piketty, ricordi nel titolo il pi\u00f9 importante libro di Marx e le sue preoccupazioni per le disuguaglianze\u201d.<br \/>\n\u201cMarx\u201d, continua il settimanale britannico, \u201csosteneva che il capitalismo \u00e8 sostanzialmente un sistema di ricerca della rendita: invece di creare ricchezza dal nulla, come vorrebbero credere, i capitalisti espropriano le ricchezze altrui. Marx si sbagliava a proposito del capitalismo allo stato grezzo: i grandi imprenditori in realt\u00e0 accumulano fortune inventando nuovi<br \/>\nprodotti o nuovi modi di organizzazione della produzione. Ma aveva ragione a proposito del capitalismo nella sua forma burocratica. Molti dirigenti di aziende oggi sono burocrati invece che creatori di ricchezza, pronti a usare formule ed espedienti di comodo per far crescere i loro stipendi\u201d.<br \/>\nSecondo Marx, inoltre, \u201cil capitalismo \u00e8 per sua natura un sistema globale. Questo \u00e8 vero oggi come in epoca vittoriana. I due pi\u00f9 evidenti sviluppi degli ultimi trent\u2019anni sono il progressivo smantellamento delle barriere alla libera circolazione dei fattori di produzione &#8211; beni, capitali e per certi versi persone &#8211; e l\u2019ascesa dei paesi in via di sviluppo. Le aziende globali ormai si spostano dove \u00e8 pi\u00f9 conveniente. Amministratori delegati senza confini si muovono da un paese all\u2019altro in cerca di maggiore efficienza. Il Forum economico mondiale a Davos, in Svizzera, potrebbe tranquillamente avere come titolo \u2018Marx aveva ragione\u2019\u201d.<br \/>\nIl filosofo tedesco era anche convinto \u201cche il capitalismo tendesse al monopolio, poich\u00e9 i capitalisti di successo mettono fuori mercato i loro rivali pi\u00f9 deboli prima di ottenere delle rendite di monopolio. Anche questa sembra una descrizione ragionevole del sistema del commercio modellato dalla globalizzazione e da internet. Le pi\u00f9 grandi aziende mondiali non solo diventano ancora pi\u00f9 grandi in termini assoluti, ma riducono anche moltissime aziende pi\u00f9 piccole a mere appendici. I giganti della tecnologia esercitano un dominio sul mercato che non si vedeva dai tempi dei robber barons (i baroni rapinatori, come erano chiamati gli imprenditori senza scrupoli della fine dell\u2019ottocento negli Stati Uniti). Facebook e Google assorbono i due terzi delle entrate pubblicitarie degli Stati Uniti. Amazon controlla pi\u00f9 del 40 per cento del mercato statunitense degli acquisti online. In alcuni paesi Google gestisce pi\u00f9 del 90 per cento delle ricerche web. Non solo il medium \u00e8 il messaggio: la piattaforma \u00e8 il mercato\u201d.<br \/>\n\u201cAGLI OCCHI DI MARX\u201d, continua l\u2019Economist, \u201cil capitalismo attirava un esercito di lavoratori precari che vagavano da un lavoro all\u2019altro. Durante il lungo periodo del boom postbellico quest\u2019immagine sembrava insensata. I lavoratori di tutto il mondo, almeno di quello ricco, avevano posti di lavoro sicuri, case e beni in abbondanza. Anche in questo campo, tuttavia, di recente le idee di Marx sono tornate di grande attualit\u00e0. La GIG economy, l\u2019economia dei lavoretti, sta accumulando una riserva di lavoratori atomizzati che aspettano di essere convocati da caposquadra elettronici per consegnare pasti alle persone, pulire le loro case o fargli da autisti. Oggi il proletariato di Marx rinasce come precariato. Detto questo, la riabilitazione del filosofo tedesco non deve spingersi troppo oltre. Gli errori di Marx sono stati di gran lunga superiori alle sue intuizioni. Il pi\u00f9 grande fallimento di Marx \u00e8 la sua sottovalutazione dell\u2019efficacia delle riforme, della possibilit\u00e0 di risolvere i problemi del capitalismo con la discussione razionale e il compromesso. Nei paesi avanzati, dopo la morte di Marx si \u00e8 discusso pi\u00f9 di riforme che di rivoluzioni. Politici illuminati hanno ampliato i diritti, permettendo alla classe operaia di avere un peso nel sistema\u201d.<br \/>\n\u201cLA GRANDE QUESTIONE\u201d, conclude il settimanale liberista britannico, \u201c\u00e8 capire se oggi questi risultati possono essere ottenuti di nuovo. L\u2019opposizione al capitalismo sta crescendo, anche se in forma di rabbia populista pi\u00f9 che di solidariet\u00e0 proletaria. Finora i riformatori liberali non sono stati all\u2019altezza dei loro predecessori nella capacit\u00e0 di analizzare la crisi e di proporre soluzioni. Dovrebbero usare il duecentesimo anniversario della nascita di Marx per riprendere familiarit\u00e0 con . lui: non solo per comprendere i difetti che ha brillantemente rilevato nel sistema, ma per ricordarsi del disastro che li attende se non li affronteranno\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6 \u2013 POSSIBILE SCRIVE: NON CI SI PU\u00d2 CREDERE MA CHI ERA AL GOVERNO FINO A IERI HA INTESO AVVIARE LA PROPRIA OPPOSIZIONE CON UNA SORTA DI TROLLAGGIO PERMANENTE. L\u2019effetto \u00e8 quello del sempiterno bue che d\u00e0 del cornuto all\u2019asino. Parlamentari e dirigenti che si scagliano con polemiche pretestuose, fino a lamentarsi del volo di Stato di Conte, quando uno degli ex-premier aveva preso un intero aereo per s\u00e9. Con qualche altro cortocircuito notevole: contro Salvini si rimpiange Minniti, che &#8211; non \u00e8 un paradosso &#8211; lo stesso Salvini ha gi\u00e0 avuto modo di rimpiangere.<br \/>\nVale la pena di concentrarsi sulle questioni fondamentali, non sulle stronzate. Sulla progressivit\u00e0, ad esempio, che sarebbe sbaragliata dalla flat tax e che peraltro non ci pare sia stata particolarmente difesa da chi c\u2019era prima. Sui diritti di chi lavora e sulle retribuzioni. Sulle scelte strategiche, a livello europeo. Perch\u00e9 al sovranismo non si pu\u00f2 rispondere con la politica europea che abbiamo visto finora, ma con un progetto di riforma sociale a livello europeo. E chi voleva battere i pugni sul tavolo dell\u2019Europa senza costrutto e ha preteso flessibilit\u00e0 per sprecarla in bonus elettorali, non \u00e8 il soggetto pi\u00f9 credibile per aprire una nuova stagione a livello europeo.<br \/>\nNon il trollaggio, quindi, e nemmeno un\u2019opposizione fine a se stessa. Ci vuole una prospettiva diversa, una lettura politica di ci\u00f2 che sta accadendo a livello sociale ed economico, e quindi culturale. E ci vuole uno stile diverso, perch\u00e9 ai \u00abpopulisti\u00bb piace parecchio l\u2019idea che tutti assomiglino a loro, fino a diventare la stessa cosa. E diciamoci la verit\u00e0: il populismo al governo non \u00e8 iniziato con i giallobl\u00f9, c\u2019era da prima. Cos\u00ec come c\u2019era un\u2019arroganza di potere che era arrivata al parossismo e in alcuni casi al ridicolo.<br \/>\nPer dare prospettiva, si deve approfondire. Come Possibile cerca di fare ogni giorno e far\u00e0 in particolare nel nostro appuntamento estivo, il PolitiCamp, a Reggio Emilia, dal 6 all\u20198 luglio. Un Camp che sar\u00e0 concepito come momento di formazione e di approfondimento, con voci autorevoli e con il bando a tutti i politicismi. Perch\u00e9 ci vuole una concezione nuova e la costruzione di un progetto che non sia riconducibile alla polemica quotidiana e all\u2019ultima agenzia di personaggi non certo irresistibili e che si affermano soltanto perch\u00e9 non siamo stati capaci di dimostrarci pi\u00f9 precisi, pi\u00f9 coerenti e consapevoli di loro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>7 &#8211; PARLAMENTARI PD ESTERO: BUON LAVORO A MERLO E PICCHI. GLI ITALIANI ALL\u2019ESTERO SIANO UNA LEVA STRATEGICA PER IL PAESE . Esprimiamo gli auguri di buon lavoro al Senatore Ricardo Merlo e all\u2019Onorevole Guglielmo Picchi per la nomina a Sottosegretari agli affari esteri e alla cooperazione internazionale, che probabilmente preluder\u00e0 anche all\u2019assegnazione a uno dei due della delega per gli italiani nel mondo.<br \/>\n\u00c8 positivo che tale responsabilit\u00e0 tocchi a chi ha una conoscenza diretta della vita e dei problemi delle nostre comunit\u00e0 all\u2019estero. Su questo piano, anche se per noi le distanze dalle posizioni generali di questo governo e, in particolare, dalle opzioni di politica estera restano grandi, non mancheranno i nostri costruttivi suggerimenti e la nostra costante sollecitazione a ben operare. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: gli interessi degli italiani all\u2019estero vengono prima di tutto. Per quanto ci riguarda, resteremo fedeli a questa scelta, pur nelle difficili condizioni date.<br \/>\nAl di l\u00e0 dei risvolti personali, comunque, in questa fase di impostazione degli indirizzi politici del nuovo esecutivo ci preme ribadire un orientamento di fondo che, con impegno e non senza fatica, si \u00e8 cercato di far maturare in questi anni: gli italiani all\u2019estero non sono una categoria da assistere ma una delle principali leve strategiche che l\u2019Italia ha nelle mani per internazionalizzare il suo Sistema Paese e per realizzare una sua presenza attiva a livello globale. Sarebbe un grave errore se, parafrasando uno degli slogan pi\u00f9 ascoltati durante la campagna elettorale, in nome di una nominale priorit\u00e0, fossero rimessi in un ghetto o in una trincea assistenzialistica e difensiva.<br \/>\nIn questa ottica, l\u2019esperienza ci dice che non bastano le buone intenzioni: nulla \u00e8 scontato e nulla \u00e8 ipotecato, ma tutto deve essere costruito con la chiarezza e la credibilit\u00e0 delle proposte, con l\u2019unit\u00e0 delle forze e con le scelte che riguarderanno l\u2019intero Paese, all\u2019interno e nella sua proiezione internazionale.<br \/>\nI Parlamentari PD Estero: Garavini, Giacobbe, Car\u00e8, La Marca, Schir\u00f2, Ungaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>8 &#8211; SETTE GIORNI IN CHIAROSCURO. L\u2019Italia invisibile<br \/>\n\u00abD&#8217;una citt\u00e0 non si gode le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che d\u00e0 a una tua domanda\u00bb. Le risposte e soprattutto le domande sono cambiate da quando Italo Calvino scriveva questa intima verit\u00e0. Verit\u00e0 che in quanto tale rimane, anche se meno intima. L\u2019Italia 2018 sembra non conoscersi n\u00e9 pi\u00f9 riconoscersi e bisogna ripartire dal l\u00ec per capire che paese siamo.<br \/>\nQuando Edoardo Campanella spiega come le citt\u00e0 italiane possono scommettere sul futuro, rivela una spiacevole gerarchia &#8211; Milano triangola con Torino e Bologna, le altre indietro &#8211; ma indica nuove strade: non insistere nella manifattura che ormai la globalizzazione ha spazzato via ma nelle radici, nel territorio, nell\u2019artigianato tecnologico, in un\u2019universit\u00e0 che tenga conto del contesto e formi studenti che in quel contesto possono inserirsi.<br \/>\nAlle stesse domande &#8211; sforzo di ritrovare il filo in un paese, una politica e un\u2019informazione sempre pi\u00f9 frammentati &#8211; prova a rispondere il bel lavoro multimediale a pi\u00f9 mani realizzato dai giornalisti del Sole24Ore \u00abDove nasce la nuova Italia\u00bb. Scrollate e giocate con il mouse in pi\u00f9 direzioni, sfogliatelo seguendo le frecce, scoprirete l\u2019interessante cronologia degli eventi che ci hanno portato a una pianura padana digitale e \u00abal futuro remoto\u00bb di cui parla il ricercatore del Sant\u2019Anna di Pisa centro della robotica italiana. Leggete dove Pompei vuole andare e con lei tutto il patrimonio artistico italiano, qual \u00e8 il dialogo oggi fra campagna e industria, dove va un\u2019imprenditoria che \u00abfinora si \u00e8 misurata con il paradigma del 20-80-80: il 20% delle imprese a cui si deve l&#8217;80% del valore aggiunto industriale e l&#8217;80% dell&#8217;export\u00bb. Un\u2019economia che rimane \u00abla nona al mondo ma con la diciassettesima piazza finanziaria\u00bb premessa del piano Consob per i prossimi sette anni.<br \/>\nL\u2019Italia pi\u00f9 visibile \u00e8 stata invece quella che ha polemizzato, a Palazzo Chigi e sul web, con il presidente francese Emmanuel Macron e la Francia per la nave Aquarius con 629 migranti a bordo rimbalzati da un porto all\u2019altro e infine accolti a Valencia in Spagna. Mentre Italia e Francia litigavano, Angela Merkel si indeboliva: il problema ancora una volta \u00e8 l\u2019immigrazione. Tema cruciale di questi anni da qui lo sforzo di portare a galla ci\u00f2 che \u00e8 meno visibile, questo \u00e8 \u00abPermette signorina\u00bb il racconto multimediale della tratta delle ragazze dalla Nigeria all&#8217;Europa, l&#8217;Italia tra le mete principali del business.<\/p>\n<p>In questa continua tempesta politica in cui \u00e8 l\u2019Europa a non trovare mai un porto sicuro, la Bce annuncia la fine del Quantitative easing, cosa ha voluto dire e cosa accadr\u00e0 ora si pu\u00f2 rileggere qui.<br \/>\nLa scena mondiale nel frattempo \u00e8 stata occupata quasi fisicamente viene da dire dal presidente americano Donald Trump e dal dittatore nordcoreano Kim Jong Un per la prima volta insieme in uno storico vertice. Barry Eichengreen spiega come in realt\u00e0 durante il traumatico G7 in Canada e al vertice di Singapore sia andato in scena lo stesso film \u00abil disordine mondiale\u00bb. Le due foto qui (in alto e in basso) non potrebbero essere pi\u00f9 eloquenti. ( 18.06.17 da 24 Ore di Angela Manganaro).\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>0 &#8211; Radiografia del governo CONTE, da chi \u00e8 composto il nuovo esecutivo. 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