{"id":12529,"date":"2017-04-15T19:08:01","date_gmt":"2017-04-15T17:08:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/12111-leuropa-dopo-la-brexit-ue-che-fine-ha-fatto-il-diritto-di-libera-circolazione\/"},"modified":"2019-06-20T14:32:36","modified_gmt":"2019-06-20T14:32:36","slug":"12111-leuropa-dopo-la-brexit-ue-che-fine-ha-fatto-il-diritto-di-libera-circolazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12529","title":{"rendered":"12111 L&#8217;Europa dopo la Brexit. Ue: che fine ha fatto il diritto di libera circolazione?"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20160723 12:29:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]di Carlo Caldarini *[\/b]<br \/>\nIl 23 giugno 2016, la maggioranza degli elettori britannici ha votato in favore dell\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019Unione europea. Come ha osservato il filosofo tedesco Habermas, il populismo \u00e8 riuscito a battere il capitalismo nel suo stesso paese d\u2019origine. Un fatto d\u2019inaudita gravit\u00e0, e senza precedenti. Anche se in verit\u00e0, e per dirla tutta, almeno altrettanto scalpore avrebbe dovuto provocare la notizia, non dell\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019Ue, ma finalmente della sua effettiva entrata. Avrebbe cio\u00e8 fatto ugualmente notizia se la maggioranza del popolo britannico, e la sua \u00e9lite politica, si fossero decisi, una volta per tutte, a entrare davvero nell\u2019Ue.<\/p>\n<p>E a farlo con entrambi i piedi: non solo con quello del libero mercato, ma anche con quello della cooperazione.<br \/>\nFin dal 1973, data di ingresso del Regno Unito nell\u2019Ue \u2013 e ininterrottamente dalla Thatcher a Blair, fino a Cameron \u2013 nei riguardi di Bruxelles questo Paese ha sempre condotto una politica fatta di riserve, seguendo la massima \u201clavami, ma non mi bagnare\u201d, per usare ancora un\u2019espressione di Habermas. Adesso, invece, i giochi sono fatti. Ci si chiede ora cosa succeder\u00e0, mentre il dibattito continua a essere dominato da argomenti populisti e demagogici. I media europei hanno per esempio dato ampio risalto alcuni giorni fa alle dichiarazioni di Theresa May, nuovo leader del partito conservatore britannico, e nuovo primo ministro, secondo la quale la permanenza nel Regno Unito dei cittadini europei l\u00ec residenti \u2013 siano essi lavoratori, studenti o pensionati \u2013 non sar\u00e0 scontata dopo che sar\u00e0 stato formalizzato e compiuto il processo di uscita di questo paese dall&#8217;Unione.<br \/>\nLa posizione giuridica (e la quantit\u00e0) dei cittadini europei nel Regno Unito, sostiene la May, \u201csar\u00e0 negoziata in parallelo alla libert\u00e0 di stabilimento dei cittadini britannici nell\u2019Unione europea\u201d. Secondo il quotidiano britannico The Independent, la May avrebbe dichiarato che garantendo ai cittadini Ue di poter restare nel Regno Unito anche in seguito alla Brexit si avrebbe \u201cun enorme afflusso di cittadini dell\u2019Ue che, avendo questa possibilit\u00e0, vorrebbero tutti quanti stabilirsi qui\u201d. Ma per ora, e per un periodo transitorio durante il quale saranno negoziati i termini dell\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019Ue, il diritto sociale derivante dall&#8217;applicazione dei regolamenti e delle Direttive europee resta pienamente applicato.<br \/>\nIn particolare, le norme europee sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale continueranno ad applicarsi nel Regno Unito, come in tutti i Paesi membri dell&#8217;Ue, dello Spazio economico europeo (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e in Svizzera. Continuer\u00e0 ugualmente ad applicarsi il diritto dei cittadini dell\u2019Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente, come stabilito dalla Direttiva 2004\/38. Questo periodo dovrebbe durare al massimo due anni, a partire dalla notifica ufficiale al Consiglio da parte del Regno Unito. Per il resto, i contenuti, gli sviluppi e la durata dei futuri negoziati in seno alle istituzioni europee sono attualmente sconosciuti. Difficile dire a caldo cosa succeder\u00e0 nei prossimi mesi e anni.<br \/>\nLe previsioni degli analisti sono del resto le pi\u00f9 disparate. C\u2019\u00e8 chi prevede e preannuncia catastrofi, chi in fondo comincia a pensare che il cambiamento sar\u00e0 meno spettacolare del previsto e di quanto immaginato. Persino il leader del Leave cerca in questi giorni di fare buon viso all\u2019Ue. Il Regno Unito \u2013 dice in sostanza Boris Johnson \u2013 rester\u00e0 sempre parte dell\u2019Europa e offrir\u00e0 collaborazione su tutti i temi, dalla politica estera al terrorismo. Anche dopo la Brexit, i cittadini Ue che vivono nel Regno Unito \u201cavranno i loro diritti pienamente difesi e lo stesso varr\u00e0 per i cittadini britannici che vivono nell\u2019Ue\u201d. Questi \u201cpotranno ancora andare a lavorare nell\u2019Ue, vivere viaggiare, studiare, comprare case e stabilirsi\u201d in qualsiasi altro Paese dell\u2019Unione. Ma come siamo arrivati a questo punto?<br \/>\nL\u2019involuzione delle politiche nazionali<br \/>\nVolendo stabilire un punto d\u2019inizio, non troppo lontano, potremmo partire da aprile 2013, quando con una lettera congiunta alla Presidenza dell&#8217;Unione europea, i ministri rappresentanti di Austria, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito hanno chiesto a gran voce una revisione delle norme comunitarie e sanzioni pi\u00f9 severe per limitare la libera circolazione dei cittadini Ue e delle loro famiglie. L&#8217;argomento principale era che \u201cquesti migranti provenienti da altri Stati membri causano costi aggiuntivi alla societ\u00e0, in particolare per l\u2019accesso all\u2019istruzione, all&#8217;assistenza sanitaria e a un alloggio decente. Oltre alla pressione sui servizi locali essenziali, un numero significativo di nuovi immigrati accede ai benefici sociali nei Paesi ospitanti, spesso senza un vero e proprio diritto, mettendo a dura prova i sistemi di protezione sociale nei paesi ospitanti\u201d.<br \/>\nLa Commissione europea aveva reagito otto mesi dopo, sostenendo che nessun dato conferma che questi cittadini siano dei profittatori, n\u00e9 che la loro presenza costituisca un onere per i sistemi sociali. Ma questo non \u00e8 servito a placare le acque. In seguito a questa lettera congiunta, esponenti politici di primissimo piano, soprattutto di Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, non hanno infatti perso occasione per avanzare proposte di revisione delle regole comunitarie sulla libera circolazione dei lavoratori. Sullo sfondo, l\u2019idea secondo cui i lavoratori immigrati siano s\u00ec utili all\u2019economia nazionale ed europea, soprattutto quando pagano contributi sociali e imposte, ma non quando ricevono le conseguenti prestazioni sociali.<br \/>\nSecondo i conservatori britannici, gli \u201cimmigrati\u201d europei dovrebbero essere esclusi dalle prestazioni legate al lavoro, come la disoccupazione, durante i primi quattro anni di residenza nel Regno Unito. E se i loro figli non risiedono nel Regno Unito, dovrebbero essere esclusi anche dagli assegni familiari. In questo clima particolarmente caldo, il Labour ha scelto di cavalcare gli stessi argomenti. Secondo la deputata ed economista Rachel Reeves, ministro ombra del Lavoro e delle pensioni, &quot;anche il Labour dovrebbe frenare l&#8217;accesso alle prestazioni sociali da parte degli immigrati provenienti da altri paesi Ue&quot;. Secondo Reeves, &quot;le persone che arrivano dai paesi dell&#8217;Unione europea non dovrebbero avere accesso ad alcuna indennit\u00e0 di disoccupazione, almeno durante i primi due anni di residenza nel Regno Unito&quot;.<br \/>\nSecondo i conservatori tedeschi, gli importi degli assegni familiari dei lavoratori stranieri dovrebbero invece essere modulati a seconda del Paese in cui risiedono i figli, mentre altri Stati membri hanno scelto vie ancora pi\u00f9 dirette e sbrigative. Il Belgio, primo tra tutti. Tra il 2008 e il 2015, pi\u00f9 di 10mila cittadini europei sono stati espulsi d\u2019autorit\u00e0 da questo Paese. Non per ragioni legate a eventuali frodi o abusi, e neanche per motivi, per cos\u00ec dire, di \u201cordine e sicurezza\u201d. Questi cittadini europei sono stati allontanati dal Belgio per ragioni \u201ceconomiche\u201d. In media, circa il 10% dei cittadini colpiti da un ordine di espulsione \u00e8 di nazionalit\u00e0 italiana. Un migliaio, quindi. E il fenomeno sta continuando anche nel 2016.<br \/>\nIl governo belga giustifica tali decisioni di espulsione (tecnicamente, \u201cordini di lasciare il territorio\u201d) sostenendo che queste sono basate sul diritto dell\u2019Unione europea. In altre parole, sarebbe l\u2019Unione a chiederle,\u201cnon essendo di certo l\u2019obiettivo dell\u2019Europa promuovere il turismo sociale\u201d, come ha affermato recentemente il ministro degli Interni Teo Franken, in risposta a un\u2019interrogazione parlamentare di un deputato dell\u2019opposizione. Queste pratiche sono invece discutibili, da un punto di vista sia giuridico che economico. Legalmente, le espulsioni di questi cittadini dell\u2019Ue si basano su un\u2019interpretazione strumentale e discutibile del diritto dell&#8217;Ue, che contraddice la lettera e lo spirito della costruzione europea. Nel 1957 (Trattato di Roma), i fondatori della Comunit\u00e0 economica europea (Cee) avevano ben chiaro in mente che la costruzione del \u201cmercato unico&quot; richiedeva la rimozione degli ostacoli alla libera circolazione dei lavoratori, e che l\u2019accesso alla previdenza sociale dovesse essere \u2013 per conseguenza \u2013 un pilastro della libera circolazione. Doveva essere, cio\u00e8, una libert\u00e0 \u201ceconomica\u201d fondamentale, oltre che sociale, dei lavoratori, senza la quale nessun\u2019altra libert\u00e0 economica, e quindi nessun mercato, sarebbe stato possibile.<br \/>\nDal punto di vista economico, tutti gli studi esistenti, tra cui quelli della stessa Commissione europea, hanno dimostrato che la migrazione non \u00e8 una minaccia per i bilanci dei Paesi d\u2019accoglienza. Al contrario, il valore del contributo finanziario che la popolazione straniera apporta alle casse dello Stato sotto forma di imposte fiscali e contributi sociali \u00e8, nel suo insieme, superiore a quello degli aiuti e delle prestazioni che a vario titolo, gli stranieri ricevono dallo Stato. In Belgio, secondo l\u2019Ocse, il contributo fiscale netto di una famiglia di stranieri oscilla tra i 9mila e i 17mila euro l\u2019anno. A contare \u00e8 dunque l\u2019effetto demagogico, non certamente quello economico.<br \/>\nPer porre un freno a questa pratica abusiva e ingiusta, insieme al sindacato belga Fgtb, l\u2019Inca Cgil ha redatto e depositato nelle mani della Commissione europea un dossier giuridico di oltre 100 pagine, che prova \u2013 con fatti, testimonianze e cifre \u2013 che il comportamento delle autorit\u00e0 belghe v\u00ecola il diritto europeo, e precisamente la Direttiva 2004\/38 sulla libera circolazione dei cittadini europei, e il Regolamento 883\/2004 sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.<br \/>\nLa Commissione europea, che appena due o tre anni fa osava sfidare gli argomenti xenofobi e populisti di certi Stati membri, si sta ormai allineando su posizioni \u2013 per cos\u00ed dire \u2013 di estrema prudenza. Non volendo contrariare troppo i governi conservatori, e non potendo neanche dar loro ragione sul piano giuridico, l\u2019esecutivo di Bruxelles si rifugia ora dietro argomenti del tipo: \u201cNon rientra nei poteri della Commissione esaminare le valutazioni effettuate dalle autorit\u00e0 nazionali nell&#8217;esercizio delle loro funzioni, n\u00e9 valutare la situazione di fatto per quanto riguarda singoli casi\u201d (lettera della Commissione europea all\u2019Inca Cgil, dell\u201911 luglio 2016). (1\/continua)<\/p>\n<p>*)- Carlo Caldarini \u00e8 direttore dell\u2019Osservatorio Inca Cgil per le politiche sociali in Europa<\/p>\n<p>FONTE: http:\/\/www.rassegna.it\/articoli\/ue-che-fine-ha-fatto-il-diritto-di-libera-circolazione<\/p>\n<p>http:\/\/www.filef.info\/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=1242%3Aleuropa-dopo-la-brexit-ue-che-fine-ha-fatto-il-diritto-di-libera-circolazione&#038;catid=53%3Acomunita&#038;Itemid=69&#038;lang=en<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20160723 12:29:00 redazione-IT [b]di Carlo Caldarini *[\/b] Il 23 giugno 2016, la maggioranza degli elettori britannici ha votato in favore dell\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019Unione <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12529\" title=\"12111 L&#8217;Europa dopo la Brexit. 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