{"id":12466,"date":"2017-04-15T19:07:54","date_gmt":"2017-04-15T17:07:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/12046-congresso-faim-la-relazione-introduttiva-del-comitato-di-coordinamento-presentata-da-pietro-lunetto\/"},"modified":"2019-06-20T14:34:53","modified_gmt":"2019-06-20T14:34:53","slug":"12046-congresso-faim-la-relazione-introduttiva-del-comitato-di-coordinamento-presentata-da-pietro-lunetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12466","title":{"rendered":"12046 Congresso FAIM: LA RELAZIONE INTRODUTTIVA del Comitato di Coordinamento presentata da Pietro Lunetto"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20160430 12:00:00 redazione-IT<\/p>\n<p><strong>1\u00b0 Assemblea Congressuale FAIM &#8211; <\/strong><strong>29 Aprile 2016 &#8211; Sala Fredda, Via Buonarroti, Roma &#8211; <\/strong><strong>La Repubblica di tutti gli italiani:<\/strong><strong>  <\/strong><strong>Costituzione, diritti e lavoro<\/strong> <strong>dell\u2019Italia migrante &#8211; <\/strong><strong>La Relazione introduttiva di Pietro Lunetto, del Comitato di Coordinamento.<\/strong><\/p>\n<p><em>Si \u00e8 svolto oggi a Roma il primo congresso del Faim (il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo) che raccoglie una base associativa di oltre 1.500 associazioni territoriali diffuse in tutti i maggiori paesi di emigrazione italiana. Presentiamo di seguito il testo integrale della relazione introduttiva presentata da Pietro Lunetto, de La Comune del Belgio, una associazione di mutuo soccorso dei giovani migranti italiani in Belgio.<\/em><\/p>\n<p><strong>Relazione introduttiva Assemblea Congressuale FAIM &#8211;\u00a0(Bozza non corretta)<\/strong><\/p>\n<p>Roma, 29 Aprile 2016<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><strong>\u201cLa Repubblica di tutti gli italiani \u2013 Costituzione, diritti e lavoro dell\u2019Italia migrante\u201d<\/strong><\/h2>\n<p><strong>Pietro Lunetto<\/strong><\/p>\n<p><em>(Bozza non corretta)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019anno prossimo saranno 70 anni dall\u2019approvazione della nostra Costituzione. In autunno conosceremo gli esiti della consultazione referendaria rispetto alle modifiche proposte dal Governo. Allo stato attuale ci limitiamo a registrare che la modifica introdotta, relativamente alla nuova configurazione del Senato, comporter\u00e0 una riduzione netta del 30% della rappresentanza degli italiani all\u2019estero.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista \u00e8 difficile sostenere che si tratti di un miglioramento.<\/p>\n<p>A 70 anni dall\u2019approvazione della nostra Carta, una delle piu\u2019 avanzate al mondo, restano inapplicati molti dei principi costitutivi. La Repubblica \u00e8 fondata sul lavoro, ma oggi, in concomitanza con i grandi drammi degli esodi migratori dal sud del mondo, ci troviamo anche di fronte ad un nuovo consistente esodo di giovani connazionali, paragonabile a quello della seconda met\u00e0 degli anni \u201960, nella quasi indifferenza del mondo politico italiano.<\/p>\n<p>Purtroppo, non sono soltanto in centomila quelli che se ne sono andati nel 2015, come risulta dai dati disponibili in Italia, (AIRE-Istat), ma molti di pi\u00f9: stando ai dati forniti da altri paesi, per esempio dalla Germania e dalla Gran Bretagna, il nuovo esodo italiano in questi che sono i due paesi di massimo afflusso di connazionali, \u00e8 superiore di almeno 4 volte a quello dell\u2019Aire.<\/p>\n<p>Riguardo a questi due paesi che in questo momento risultano essere le mete pi\u00f9 ambite della nuova emigrazione, nel corso degli ultimi 4 anni, cio\u00e8 dal 2012 al 2015, secondo i dati italiani sarebbero emigrati 43.401 italiani in Germania; secondo i dati tedeschi, invece, ve ne sono arrivati 200.180. Analogamente, in Gran Bretagna, sarebbero stati, secondo l\u2019Istat, 39.278; mentre per gli inglesi, sono stati 158.400.<\/p>\n<p>(<u>Trovate i dettagli nella tabella alla fine del documento<\/u> [*] ).<\/p>\n<p>Scostamenti simili si registrano anche verso la Svizzera, la Francia, il Belgio e l\u2019Olanda. La recente ricerca della Migrantes sulla nuova emigrazione in Australia ci dice che negli ultimi anni si \u00e8 superato il picco degli arrivi in questo paese che risalivano agli inizi degli anni \u201950.<\/p>\n<p>Sulla base di questi dati \u00e8 sostenibile la stima che l\u2019entit\u00e0 della nuova emigrazione italiana si aggiri, negli ultimi anni, tra le 250.000 e le 300.000 unit\u00e0 all\u2019anno. Nell\u2019ipotesi pi\u00f9 contenuta, ci\u00f2 corrisponde al flusso di espatri medio che si registr\u00f2 dal 1965 al 1970 che fu complessivamente di 1.078.000 (mentre nel quinquennio 1960-1964 furono invece 1.556.000, cio\u00e8 circa 300mila all\u2019anno).<\/p>\n<p>Abbiamo voluto iniziare con questi numeri perch\u00e9 confermano quanto avevamo gi\u00e0 sostenuto nel manifesto e nella relazione introduttiva degli Stati Generali: ci troviamo in un periodo di enormi squilibri tra aree e paesi e di pessima distribuzione delle risorse e delle ricchezze anche all\u2019interno dei singoli paesi.<\/p>\n<p>Gli imponenti flussi di profughi e di migranti a cui assistiamo si svolgono dentro questa cornice e ne costituiscono l\u2019effetto pi\u00f9 impressionante. Il nostro paese non ne \u00e8 immune, anzi, \u00e8 uno di quei paesi che sperimenta allo stesso tempo grandi flussi in arrivo e allo stesso tempo grandi flussi in partenza.<\/p>\n<p>Pochi per\u00f2 sanno che dal 2014, siamo di nuovo diventati un paese prevalentemente di emigrazione, piuttosto che di immigrazione.<\/p>\n<p>Questa situazione, oltre che essere una fotografia dei tempi e della condizione attuale dell\u2019Italia, pone tutta una serie di domande talvolta inquietanti sul nostro futuro e sul mondo pi\u00f9 adeguato per rispondere positivamente a queste sfide epocali.<\/p>\n<p>La nostra convinzione \u00e8 che bisogna trasformare in opportunit\u00e0 ci\u00f2 che i tempi ci consegnano come problema. La sfida \u00e8 grande, ma se non riusciamo a farlo, aumenteranno i problemi e sfumeranno le opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>Le opportunit\u00e0 derivano dal fatto che siamo uno dei pochi paesi al mondo ad avere circa il 15% di popolazione migrante: se sommiamo il 7% di italiani all\u2019estero e l\u20198% degli immigrati in Italia. Si tratta di un\u2019enorme risorsa di relazioni e competenze umane, internazionali e interculturali, che attende di essere innescata e che pu\u00f2 costituire uno degli elementi di forza per il nostro paese, laddove la Politica operi con intelligenza e lungimiranza.<\/p>\n<p>E\u2019 questa <strong>la repubblica di tutti gli italiani <\/strong>e dell\u2019<strong>Italia migrante<\/strong> nello specifico, come abbiamo voluto intitolare questo nostro primo congresso del FAIM.<\/p>\n<p>Questo straordinario patrimonio umano rivendica i propri diritti ed \u00e8 pronto a dare ancora di pi\u00f9 di quanto finora \u00e8 stato in grado di dare. Ma per questo \u00e8 necessario che vi sia la capacit\u00e0 di ascolto e di investimento. E da parte nostra, come sappiamo, \u00e8 indispensabile rafforzare gli elementi di credibilit\u00e0, unitariet\u00e0 ed efficacia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>COOPERAZIONE VS COMPETIZIONE<\/strong><\/h3>\n<p>I fenomeni appena accennati e che tutti abbiamo sotto gli occhi, ripropongono in tutta la loro pregnanza l\u2019opzione tra un paradigma di <strong>COMPETIZIONE generalizzata<\/strong> che ha prodotto la situazione in cui ci troviamo e un <strong>paradigma di COOPERAZIONE<\/strong> senza il quale siamo destinati alla catastrofe.<\/p>\n<p>Il primo livello di cooperazione si realizza tra le persone. L\u2019associazionismo \u00e8 uno dei prodotti fondamentali di questa cooperazione. Gli elementi basilari di partecipazione nascono all\u2019interno di momenti associativi. Se questi momenti vengono dissolti o distrutti, o le associazioni non cooperano tra di loro perche\u2019 immerse nel paradigma competitivo, si finisce in una dimensione anomica, in un individualismo talvolta esasperato, ove vige solo competizione, vittoria o sconfitta; sicuramente marginalit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma oggi cominciamo ad avere contezza che le presunte vittorie del nostro occidente nel corso degli ultimi decenni e in particolare negli ultimi 25 anni, hanno prodotto e stanno producendo situazioni insostenibili, per le persone, per i territori e per lo stesso ecosistema.<\/p>\n<p>E\u2019 da queste presunte vittorie &#8211; che hanno trasformato grandi territori in rovine o in deserti a causa delle guerre e dello sfruttamento sconsiderato delle risorse, &#8211; \u00e8 da queste nostre presunte vittorie che si muovono centinaia di milioni di persone. E <strong>le presunte vittorie si stanno trasformando visibilmente in sconfitte epocali<\/strong>.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 pi\u00f9 spazio storico per questo paradigma, <strong>\u00e8 necessario passare ad un modello di coesistenza e di cooperazione nuovo, sia tra paesi e continenti, sia all\u2019interno dell\u2019Europa, sia all\u2019interno del nostro paese. <\/strong><\/p>\n<p>I cittadini migranti possono costituire a tutti questi livelli, <strong>una delle basi per il nuovo paradigma di cooperazione<\/strong>. L\u2019atto costitutivo del FAIM delinea diversi approcci ed opportunit\u00e0 che possono essere percorse e che vanno insieme precisate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>EUROPA<\/strong><\/h3>\n<p>L\u2019Europa si trova ad un bivio storico: o \u00e8 in grado di recuperare la propria ispirazione di fondo, quella di un modello sociale ed economico equilibrato, aperto e dialogante con l\u2019esterno, oppure \u00e8 destinata a scomparire.<\/p>\n<p>La sospensione pi\u00f9 volte praticata e sempre pi\u00f9 frequentemente teorizzata degli accordi di Schengen, la minaccia di istituire muri per i migranti dentro e ai confini dei terriotri dell\u2019Unione, le misure accordate recentemente alla Gran Bretagna per evitare il cosiddetto Brexit, che istituiscono, per la prima volta dopo gli accordi di Roma, differenti livelli di diritti sociali tra cittadini membri di paesi comunitari, sono <strong>segnali inequivocabili che ci troviamo gi\u00e0 dentro un percorso di destrutturazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Sembrer\u00e0 paradossale, ma in questa situazione, per un giovane italiano, sar\u00e0 conveniente emigrare in Brasile, o in un paese oltreoceano, piuttosto che in Inghilterra. E\u2019 qualcosa che fino a poco tempo fa non potevamo immaginare.<\/p>\n<p>Analogamente, il crescente fenomeno delle espulsioni di cittadini comunitari da parte di altri stati membri, per contrastare il cosiddetto \u201cturismo sociale\u201d, segnala che a dispetto di quanto ci \u00e8 stato declamato per decenni, <strong>la libera circolazione sarebbe una prerogativa esclusiva delle merci e dei capitali e non pi\u00f9 delle persone<\/strong>.<\/p>\n<p>Questi esiti dell\u2019unificazione europea sono inaccettabili e non possono durare a lungo.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, anche se ci trovassimo all\u2019interno di un quadro unitario e ottimale e di libera circolazione, gli esiti della crisi che dura da ormai quasi 10 anni, con gli enormi concentramenti di capitali verso il nucleo duro d\u2019Europa e con la crescita dell\u2019indebitamento dei paesi periferici, mostra che gli squilibri sono pi\u00f9 profondi di quanto si pensi: d\u2019altra parte, noi italiani ne abbiamo un esempio secolare con il nostro meridione, che a distanza di oltre 150 anni dall\u2019unit\u00e0 del paese, versa ancora e di nuovo in una situazione critica. Non \u00e8 affatto detto che procedere a tappe forzate verso l\u2019unificazione porti automaticamente all\u2019equilibrio sperato: per questo c\u2019\u00e8 bisogno di una volont\u00e0 politica condivisa e della disponibilit\u00e0 a cedere non solo sovranit\u00e0, ma a ridistribuire ricchezza.<\/p>\n<p>Vorremo richiamare a questo proposito la previsione fatta nell\u2019autunno scorso dallo <strong>Svimez<\/strong>, secondo la quale, la permanenza degli attuali squilibri rischia di desertificare la popolazione del meridione italiano di circa 5 milioni di persone da ora al 2050, in un contesto di crescente decremento demografico presente gi\u00e0 da anni.<\/p>\n<p>Mentre, parallelamente, altre previsioni, in questo caso tedesche, ci dicono che debbono affluire in Germania almeno 10 milioni di persone, nello stesso arco di tempo, per mantenere integro il potenziale economico della locomotiva d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Questi sono gli scenari interni al continente, rispetto ai quali, molte discussioni politiche a cui si assiste, assomigliano a rumori indecifrabili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>ITALIA<\/strong><\/h3>\n<p>Quale destino quindi per un paese, come il nostro, al centro del Mediterraneo, ponte storico tra culture e civilt\u00e0, attraversato da correnti di donne e uomini che vengono e che se ne vanno ?<\/p>\n<p>E quali scelte si rendono urgenti per evitare un declino che potrebbe essere secolare ? E all\u2019interno di questo tempo, quale contributo possiamo dare noi, in quanto rappresentanti della diaspora italiana e impegnati da sempre nella difesa dei diritti dei cittadini migranti di ogni latitudine ?<\/p>\n<p>Il nostro contributo pu\u00f2 essere importante. Intanto nell\u2019evidenziare e rendere manifeste le contraddizioni, le incoerenze della politica e delle istituzioni, le insufficienze e gli errori di un sistema paese che, ad esempio,<strong> mentre ambisce a rilanciare la crescita, lascia tranquillamente defluire le migliori competenze e energie giovanili della nuova emigrazione verso altri lidi<\/strong>. Dov\u2019 \u00e8 il senso di questa scelta ? Abbiamo gi\u00e0 accettato l\u2019irreparabile ?<\/p>\n<p>Poi continuando a denunciare, come facciamo da tempo, la cancellazione e la riduzione di interventi e di risorse a favore dell\u2019emigrazione e dell\u2019immigrazione. Non \u00e8 ancora chiaro evidentemente, che <strong>questa pratica corrisponde alla perdita di occasioni storiche per il paese, pi\u00f9 che per i soggetti che rappresentiamo<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma allo stesso tempo, riformulando la nostra azione di organizzazioni sociali; cio\u00e8 riprogettando il nostro insediamento nei contesti mutevoli di cui abbiamo parlato. E questa \u00e8 una nostra stretta responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il FAIM nasce per lavorare insieme, in quanto rete di associazioni, magari anche prescindendo dalla scarsa attenzione che questo paese ha concesso e concede alle decine di milioni di persone che hanno fatto la storia d\u2019Italia lontano dai suoi confini e che continua, silenziosamente, a fornire un contributo forse non immediatamente visibile, ma invece molto concreto, <strong>come, solo per citare un esempio, quello del sostegno al nostro export, alla nostra cultura, alla nostra lingua.<\/strong><\/p>\n<p>Certo a volte cadono le braccia a sentire che le modiche e spesso misere pensioni pagate all\u2019estero costituiscano un problema per il nostro PIL. Oppure che il risparmio operato sugli interventi di lingua e cultura ha aiutato il paese in un difficile momento di rimodulazione della spesa. Sono cose abbastanza ridicole. Si potrebbe affermare precisamente il contrario: cio\u00e8 che la riduzione dei fondi e degli investimenti ha ridotto, in misura proporzionale, le opportunit\u00e0 di crescita del PIL.<\/p>\n<p>Tra l\u2019altro ci si \u00e8 completamente dimenticati del pareggio di bilancio conseguito per decenni grazie alle rimesse. E neanche una virgola di accortezza a valutare l\u2019ammontare delle pensioni pagate dall\u2019estero a chi nel frattempo \u2013 e sono in tanti &#8211; \u00e8 rientrato in Italia. Si tratta di svariati miliardi che continuano a giungere in Italia sotto forma di prestazioni previdenziali a coloro che hanno lavorato per decenni all\u2019estero e che vengono spesi in Italia.<\/p>\n<p>Certamente la memoria non \u00e8 una virt\u00f9 nazionale.<\/p>\n<p>Anche per questo, sar\u00e0 difficile che questi miracoli si ripetano, almeno nella misura del passato: la nuova emigrazione che se ne va dall\u2019Italia, in mancanza di un decisivo miglioramento interno, non torner\u00e0 indietro; raramente si costruir\u00e0 la casa al paese di origine alimentando la nostra industria edilizia. Insomma, <strong>vi \u00e8 il rischio concreto che la perdita sia definitiva e permanente<\/strong>.<\/p>\n<p>Dal nostro canto, in quanto rappresentanza di un mondo associativo che sopravvivr\u00e0 alle fortune o alle disgrazie italiane nella misura in cui sapr\u00e0 adeguarsi ai nuovi bisogni, <strong>siamo impegnati a continuare il nostro lavoro, in autonomia e contando essenzialmente sulle nostre forze<\/strong>. Il Forum delle associazioni italiane nel mondo \u00e8 uno strumento in questo lungo percorso. Su questo deve esserci chiaro che ci assumiamo una responsabilit\u00e0 importante che ci impegna a superare metodi e divisioni che hanno caratterizzato negativamente il passato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Il FAIM<\/strong><\/h3>\n<p>Il Forum esprime una rappresentanza unitaria che non pu\u00f2 essere ricondotta a quella istituzionale e politica della cosiddetta \u201crappresentanza perfetta\u201d costituita dalla triade Comites, CGIE + rappresentanza parlamentare della circoscrizione estera.<\/p>\n<p>Questa \u201crappresentanza perfetta\u201d nel corso degli anni ha finito coll\u2019assomigliare sempre di pi\u00f9 ad una sorta di \u201criserva indiana\u201d, costretta a impegnare le proprie energie essenzialmente nel contenimento dei tagli di capitoli di spesa afferenti quasi esclusivamente al MAECI.<\/p>\n<p>Ma se la nuova emigrazione porta oltre 200.000 persone all\u2019anno fuori dai confini del paese, con tutto ci\u00f2 che questo significa in termini di decremento demografico e di perdita di risorse umane che abbiamo formato e che mancheranno allo sviluppo del paese, cosa pensiamo che possa fare il MAECI ? O meglio, questa questione deve essere relegata dentro i confini di una relazione esclusiva con il MAECI, o piuttosto si tratta di una questione che riguarda l\u2019interezza del paese e quindi deve sollecitare anche molti altri interlocutori ?<\/p>\n<p>Per\u00a0 questo riconfermiamo che un altro obiettivo che dobbiamo porci \u00e8 quello di stringere alleanze con le altre organizzazioni sociali e di ampliare il ventaglio di interlocutori istituzionali, anche oltre l\u2019Italia, verso i Paesi di accoglimento e le istituzioni multilaterali a partire dall\u2019Unione Europea. In parte, l\u2019associazionismo che rappresentiamo, sta gi\u00e0 operando in questa direzione, si tratta di trasferire a tutti le buone prassi e mettere in rete le diverse esperienze costruendo una proposta operativa.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, rispetto al quadro di riferimento italiano, si deve instaurare una fase di progettualit\u00e0 comune, coinvolgendo anche i nuovi Comites e il nuovo Cgie.<\/p>\n<p>Il Faim \u00e8 un soggetto pluricentrico e questa qualit\u00e0 deve essere rafforzata con la nascita dei Forum-Paese. La nascita del Forum nazionale non esaurisce la fase di riaggregazione dell\u2019associazionismo, ma funge da stimolo perch\u00e9 si affermi nei territori una analoga prassi unitaria e di lavoro comune.<\/p>\n<p>La relazione introduttiva degli Stati generali dello scorso mese di luglio 2015, approvata all\u2019unanimit\u00e0 dall\u2019assemblea, indicava in sede di analisi e di proposta, una serie di questioni che vale la pena riprendere perch\u00e9 costituiscono la base del nostro futuro lavoro:<\/p>\n<p><strong>Abbiamo sostenuto che l\u2019associazionismo \u00e8 una risorsa fondamentale, <\/strong><strong>ma abbiamo anche rilevato<\/strong> il ritardo di forme organizzative eccessivamente centralizzate che non hanno colto in modo adeguato le modificazioni e le novit\u00e0 che emergevano nelle rispettive reti e all\u2019interno delle collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Dobbiamo dunque riscoprire i nostri valori fondanti, la solidariet\u00e0, il senso civico e di appartenenza, la responsabilit\u00e0 collettiva per una societ\u00e0 pi\u00f9 solidale e per la partecipazione democratica, la capacit\u00e0 di ascolto e di relazione, la disponibilit\u00e0 alla \u201ccontaminazione\u201d interculturale, rifuggendo da autoreferenzialit\u00e0 e presunzioni italo centriche, partendo dalla costatazione che l\u2019individualismo sfrenato ha messo radici anche nell\u2019emigrazione.<\/p>\n<p>Riconquistare consapevolezza del nostro ruolo ed essere capaci di innovare dipende dunque da una riflessione aperta, critica ed autocritica. In questo senso, l\u2019innesto delle energie della nuova emigrazione nel contesto ampio e radicato costituito dalle nostre migliaia di associazioni, \u00e8 una grande occasione.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che il Forum deve mirare ad una ricomposizione del tessuto connettivo dell\u2019emigrazione, anche superando le divisioni storiche presenti in campo associativo. Ci\u00f2 non significa abiurare alle reciproche convinzioni, ma trovare un percorso comune e di concretezza determinato dalle necessit\u00e0 e dai fabbisogni delle persone.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che l\u2019emigrazione italiana vecchia e nuova conosce la difficolt\u00e0 e gli effetti problematici dei processi d\u2019integrazione, ma anche la positivit\u00e0 della costruzione di relazioni interculturali. Su questo patrimonio di competenze e di storia possono essere avviate azioni nuove che consolidino la nostra rete e siano in grado di dare un contributo importante all\u2019evoluzione sociale e politica italiana e dei paesi in cui viviamo.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che conosciamo anche gli effetti negativi dei processi migratori soprattutto per le regioni di origine e anche in questo ambito la nostra rete \u00e8 di grado di fornire un contributo importante per contribuire allo sviluppo delle aree svantaggiate: la libert\u00e0 di emigrare \u00e8 un diritto incontestabile, ma un diritto incontestabile \u00e8 anche quello di non dover emigrare per forza; e ci\u00f2 vale sia per noi, sia per le popolazioni del sud del mondo coinvolte nei nuovi grandi esodi.<\/p>\n<p>A questo proposito chiediamo che si avvii rapidamente una discussione per un piano che consenta di utilizzare almeno una parte dei fondi comunitari non ancora spesi dell\u2019ultimo quinquennio e di sviluppare un apposito programma interregionale per i quinquennio 2016-2021.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che il deterioramento della qualit\u00e0 della vita umana, la degradazione sociale che si viene producendo a causa della crescente diseguaglianza che colpisce individui e paesi, obbliga a impegnarci per una nuova etica nelle relazioni internazionali.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 siamo un ponte tra mondi e culture diverse, poich\u00e9 sappiamo che emigrazione ed immigrazione sono in realt\u00e0 uno stesso fenomeno visto da prospettive diverse, possiamo fornire un importante contributo sul versante della cooperazione internazionale.<\/p>\n<p>La condizione \u00e8 quindi che con il Faim si esprima una nuova soggettivit\u00e0 autonoma, propositiva e svincolata da paradigmi unilaterali o da subalternit\u00e0 culturali o di altro genere.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3><strong>NUOVA EMIGRAZIONE<\/strong><\/h3>\n<p>Le cifre sono state gia\u2019 citate. Siamo tornati ai ritmi di emigrazione degli 60 del Novecento. Ancora poco si conosce della composizione della nuova emigrazione, sia nei vecchi che nei nuovi\u00a0 paesi di accoglimento Conoscere a fondo questi aspetti, ci consentira\u2019 di lavorare al meglio per conseguire gli obiettivi che ci siamo dati.<\/p>\n<p>Infatti una delle priorita\u2019 che dobbiamo darci \u00e8 quello di diventare un riferimento per i nuovi migranti: bisogna sviluppare azioni e servizi di accompagnamento, assistenza e tutela; di difesa dei diritti e di un welfare transnazionale che garantisca le persone in movimento. Poich\u00e9 appare scarsamente realistico pensare che l\u2019emergenza lavoro in Italia sar\u00e0 positivamente risolta in poco tempo, questa \u00e8 una delle azioni che dovremmo essere in grado di mettere in campo. Per farlo nel migliore dei modi, coinvolgendo anche quelle entita\u2019 o che ancora non fanno parte del FAIM o esterne ad esso, proponiamo la realizzazione di un incontro internazionale sulla nuova migrazione italiana da svolgersi entro la fine del 2016.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Obbiettivi organizzativi<\/strong><\/p>\n<p>Come gi\u00e0 approvato dall\u2019assemblea degli Stati generali, e riconfermato nel documento preparatorio, vi sono alcuni obiettivi organizzativi che sono indispensabili per far \u00a0procedere l\u2019azione del Faim nei termini illustrati:<\/p>\n<p>1)- Ottimizzare la comunicazione interna e la proiezione esterna del Faim: pensiamo che sia indispensabile attivare subito una piattaforma web che consenta di rinsaldare i legami tra le associazioni aderenti e che sia in grado di comunicare all\u2019esterno ci\u00f2 che facciamo e che faremo.<\/p>\n<p>2)- Diffondere le buone pratiche gi\u00e0 sperimentate da alcune organizzazioni a tutta la rete nei diversi ambiti di: partecipazione, educazione civica, lingua, cultura, formazione, progetti di sviluppo locale, cooperazione internazionale, servizi di orientamento, tutela, ecc.<\/p>\n<p>3)- Sviluppare i momenti di analisi, di progettazione e di gestione comune per tutte le materie che si ritengono prioritarie.<\/p>\n<p>Gli organi statutari che andremo ad eleggere, rispondono al momento agli obiettivi che ci eravamo dati a luglio, cio\u00e8 quelli di sollecitare il massimo di partecipazione orizzontale; ma per ottenere risultati concreti sar\u00e0 necessario strutturarsi anche informalmente per ambiti ed aree di lavoro che supportino l\u2019attivit\u00e0 del Comitato di Coordinamento. Ci\u00f2 consente di valorizzare le tante competenze gi\u00e0 presenti nella rete sia in Italia che all\u2019estero.<\/p>\n<p>Il compito che abbiamo di fronte oggi \u00e8 quello di passare alla fase esecutiva, eleggendo gli organi dirigenti del Faim e proseguendo nella concreta realizzazione degli impegni assunti.<\/p>\n<p>Il Comitato direttivo e il Comitato di coordinamento dovranno operare per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. Sta a tutti noi verificare in quale misura ci avvicineremo ad essi o in che modo dovranno essere corretti e rimodulati.<\/p>\n<p>[*]<\/p>\n<p><font size=1><br \/>\n<em>Ingressi di italiani in Germania e in Inghilterra secondo l\u2019Istat e i rispettivi istituti di statistica locali: gli anni indicati registrano i dati registrati negli anni precedenti: (2012, stabilimenti reali di italiani nel 2011 e cos\u00ec via)<\/em><\/p>\n<table width=&quot;658&quot;>\n<tbody>\n<tr>\n<td><font size=1><br \/>\n<strong><font size=1><br \/>\nANNO<\/strong><\/td>\n<td><strong><font size=1><br \/>\nGERMANIA<\/strong><\/td>\n<td><strong><font size=1><br \/>\nDati dello Statistisches Bundesamt<\/strong><\/td>\n<td><strong><font size=1><br \/>\nDifferenza<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td width=&quot;94&quot;><font size=1><br \/>\n<strong>Scostamento dei dati in % <\/strong><\/td>\n<td width=&quot;99&quot;><font size=1><br \/>\n<strong>GRAN BRETAGNA<\/strong><\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n<strong>Dati dell\u2019ONS (National Insurance Number) <\/strong><\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n<strong>Differenza<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td width=&quot;16&quot;><font size=1><br \/>\n<strong>Scostamento dei dati in %<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td><em><font size=1><br \/>\nDati Istat<\/em><\/td>\n<td><em>\u00a0<\/em><\/td>\n<td><em>\u00a0<\/em><\/td>\n<td width=&quot;94&quot;><em>\u00a0<\/em><\/td>\n<td width=&quot;99&quot;><em><font size=1><br \/>\nDati Istat<\/em><\/td>\n<td><em>\u00a0<\/em><\/td>\n<td><\/td>\n<td width=&quot;16&quot;><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><font size=1><br \/>\n2012<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n6.880<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n30.152<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n23.272<\/td>\n<td width=&quot;94&quot;><font size=1><br \/>\n+ 438 %<\/td>\n<td width=&quot;99&quot;><font size=1><br \/>\n5.378<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n26.000<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n20.622<\/td>\n<td width=&quot;16&quot;><font size=1><br \/>\n+ 484 %<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><font size=1><br \/>\n2013<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n10.520<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n42.167<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n31.647<\/td>\n<td width=&quot;94&quot;><font size=1><br \/>\n+ 400 %<\/td>\n<td width=&quot;99&quot;><font size=1><br \/>\n7.542<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n32.800<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n25.258<\/td>\n<td width=&quot;16&quot;><font size=1><br \/>\n+ 434 %<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><font size=1><br \/>\n2014<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n11.731<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n57.523<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n45.792<\/td>\n<td width=&quot;94&quot;><font size=1><br \/>\n+ 490 %<\/td>\n<td width=&quot;99&quot;><font size=1><br \/>\n12.933<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n42.000<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n29.067<\/td>\n<td width=&quot;16&quot;><font size=1><br \/>\n+ 324 %<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><font size=1><br \/>\n2015<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n14.270<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n70.338<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n56.068<\/td>\n<td width=&quot;94&quot;><font size=1><br \/>\n+ 492 %<\/td>\n<td width=&quot;99&quot;><font size=1><br \/>\n13.425<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n57.600<\/td>\n<td><font size=1><br \/>\n44.175<\/td>\n<td width=&quot;16&quot;><font size=1><br \/>\n+ 429 %<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong><font size=1><br \/>\nTotale<\/strong><\/td>\n<td><strong><font size=1><br \/>\n43.401<\/strong><\/td>\n<td><strong><font size=1><br \/>\n200.180<\/strong><\/td>\n<td><strong><font size=1><br \/>\n156.779<\/strong><\/td>\n<td width=&quot;94&quot;><strong><font size=1><br \/>\n+ 461 %<\/strong><\/td>\n<td width=&quot;99&quot;><strong><font size=1><br \/>\n39.278<\/strong><\/td>\n<td><strong><font size=1><br \/>\n158.400<\/strong><\/td>\n<td><strong><font size=1><br \/>\n119.162<\/strong><\/td>\n<td width=&quot;16&quot;><strong><font size=1><br \/>\n+ 403 %<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><\/font size><\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20160430 12:00:00 redazione-IT 1\u00b0 Assemblea Congressuale FAIM &#8211; 29 Aprile 2016 &#8211; Sala Fredda, Via Buonarroti, Roma &#8211; La Repubblica di tutti gli italiani: Costituzione, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12466\" title=\"12046 Congresso FAIM: LA RELAZIONE INTRODUTTIVA del Comitato di Coordinamento presentata da Pietro Lunetto\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[78],"tags":[],"class_list":["post-12466","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2016"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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