{"id":12411,"date":"2017-04-15T19:07:47","date_gmt":"2017-04-15T17:07:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11866-carlo-levi-e-lemigrazione-il-convegno-in-senato-con-la-partecipazione-del-presidente-pietro-grasso\/"},"modified":"2019-06-20T14:39:32","modified_gmt":"2019-06-20T14:39:32","slug":"11866-carlo-levi-e-lemigrazione-il-convegno-in-senato-con-la-partecipazione-del-presidente-pietro-grasso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12411","title":{"rendered":"11866 CARLO LEVI e l&#8217;EMIGRAZIONE: il convegno in Senato con la partecipazione del Presidente Pietro Grasso"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20151125 20:17:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]Gli interventi integrali di Pietro Grasso, Presidente del Senato e di Francesco Calvanese, presidente Filef[\/b]<br \/>\nROMA &#8211; Medico, pittore, scrittore, politico. La straordinaria persona di Carlo Levi \u00e8 stata ricordata oggi pomeriggio a Palazzo Giustiniani nel convegno \u201cCarlo Levi. Senatore, scrittore e pittore. A 40 anni dalla morte\u201d organizzato dal Comitato per le Questioni degli Italiani all\u2019estero del Senato, in collaborazione con Filef e Fclis.<br \/>\nAlla presenza del Presidente del Senato Pietro Grasso, il senatore Claudio Micheloni, presidente del Cqie e della Fclis, ha dato il suo benvenuto al collega Mario Tronti, senatore e filosofo politico, Francesco Calvanese, presidente della Filef \u2013 fondata da Carlo Levi, il vicepresidente della Fclis, Maurizio Spallaccini, e ad Enrico Pugliese, professore emerito di Sociologia a La Sapienza di Roma.<br \/>\nUna persona \u201cpoliedrica\u201d, Carlo Levi; conosciuto ai pi\u00f9 \u201csolo\u201d per il suo \u201cCristo si \u00e8 fermato ad Eboli\u201d, in cui racconta l\u2019esperienza del suo confino. Lui, torinese, intellettuale, artista, esiliato dai fascisti in Lucania, prima a Grassano poi ad Aliano, riporta nel libro la sorte dei contadini in Basilicata.<br \/>\n\u00c8 stato il Presidente Grasso a richiamarne la vita, a brevi cenni, per poi citare \u2013 da uomo del sud e delle istituzioni \u2013 il Levi che scrisse in \u201cCristo si \u00e8 fermato ad Eboli\u201d:<\/p>\n<p>per i contadini \u201clo Stato, qualunque sia, sono \u201cquelli di Roma\u201d, e quelli di Roma, si sa, non vogliono che noi si viva da cristiani. C\u2019\u00e8 la grandine, le frane, la siccit\u00e0, la malaria, e c\u2019\u00e8 lo Stato. Sono dei mali inevitabili, ci sono sempre stati e ci saranno sempre\u201d. Una frase che ancora oggi \u00e8, per Grasso, \u201cun nervo scoperto\u201d.<br \/>\n\u201cCristo, nella sua Onnipotenza, pu\u00f2 fermarsi dove crede, ma lo Stato non pu\u00f2 fermarsi a Eboli o a Roma\u201d, ha sostenuto Grasso. \u201cOgni volta che leggo di un viadotto crollato in Calabria o Sicilia, dei trasporti veloci che si fermano a Salerno, delle strade in perenne costruzioni come la Salerno Reggio Calabria, detta il \u201ccorpo di reato piu lungo d\u2019Italia\u201d, di Messina senz\u2019acqua o dell\u2019acqua gialla che esce dai rubinetti di Olbia, penso che solo quando le istutizioni saranno in grado di creare condizioni per uno sviluppo che vada oltre lo zero virgola che registriamo oggi, si potr\u00e0 mettere in eguaglianza, almeno in partenza, tutti i cittadini del nostro Paese\u201d.<br \/>\nDi questo scriveva Levi nel 45 e le cose, per molti, ancora non sono cambiate. L\u2019estrema attualit\u00e0 dei suoi interventi \u00e8 stata pi\u00f9 volte sottolineata da Micheloni, insieme alla levatura del Levi-senatore.<br \/>\nCerto \u00e8 attuale il Levi che parla degli emigrati come di cittadini che lo \u201cstato barbarico\u201d di fatto espelle, perch\u00e9 non crea condizioni per farli vivere dignitosamente in Italia. Cittadini che emigrando, impediscono l\u2019implosione di un sistema che non riesce a garantire a tutti le stesse opportunit\u00e0.<br \/>\nNel 1969, Levi partecip\u00f2 ad un congresso della Fclis ad Olten: ne riport\u00f2 le impressioni l\u2019anno successivo nel suo intervento in Senato sulla fiducia chiesta dal Governo Rumor. Par\u00f2 di migranti che avevano coscienza di s\u00e9, diventati protagonisti. \u201cEcco \u2013 ha commentato Micheloni \u2013 se noi eletti all\u2019estero abbiamo fallito, \u00e8 proprio nel non essere stati capaci di elevarci dai discorsi sulla rete consolare, i tagli eccetera, per trasmettere all\u2019Italia il capitale d\u2019esperienza che abbiamo vissuto e che oggi sarebbe molto utile al nostro Paese e all\u2019Europa\u201d.<br \/>\nOggi, ha aggiunto, \u201csiamo sotto shock quando leggiamo dei terroristi di Parigi, che sono persone nate in Francia o in Belgio. Dovremmo riflettere perch\u00e9 questo ci mette di fronte ai fallimenti delle politiche per l\u2019integrazione dei paesi europei. Non possiamo affrontare il terrorismo solo con la politica militare e le forze di polizia, perch\u00e9 dimentichiamo le ferite dell\u2019emigrazione\u201d. Ferite che \u201ccon un eccesso di pudore le prime generazioni rinnegavano o tacevano, ma che in realt\u00e0 nelle famiglie migranti si trasmettono, anche in modo inconscio\u201d. Nel recente passato, \u201cnoi italiani all\u2019estero abbiamo avuto la nostra rivincita sul piano politico ed economico\u201d; cos\u00ec non \u00e8 per i migranti che oggi arrivano in Europa: \u201cc\u2019\u00e8 una popolazione migrante che non ha avuto questa rivincita e che diventa humus fertile\u201d per l\u2019odio. Per queste \u00e8 importante il contributo che una popolazione migrante pu\u00f2 dare alle politiche del Paese che l\u2019ha accolta. \u201cMancano oggi degli spiriti come Carlo Levi, ma abbiamo le sue pagine che ci aiutano a riflettere su cosa dovremmo fare\u201d.<br \/>\nDopo un breve filmato prodotto dalla Filef con foto e interventi del Levi pittore e politico, la parola \u00e8 passata al senatore Mario Tronti per un ispirato intervento su Levi e la sua \u201cfigura molto originale\u201d, dalla \u201cpersonalit\u00e0 esemplare\u201d, un \u201cpuro prodotto del 900. Difficile oggi convincere dell\u2019attualit\u00e0 di questi uomini e invece \u00e8 cos\u00ec, forse perch\u00e9 dimenticati. Quante Eboli ci sono ancora nel mondo: a Kabul, nel fondo del Mediterraneo, nelle banlieu. Ci sono ancora contadini che non riescono a diventare cittadini, come diceva Levi. Gente che sta nelle pieghe del mondo\u201d.<br \/>\nL\u2019esilo in Basilicata, per Levi, \u00e8 stato \u201cuna sorta di kairos, una di quelle occasioni in cui si prende coscienza di s\u00e9\u201d. Il \u201ctorinese del sud\u201d, come lo defin\u00ec Sergio D\u2019Amato, \u201cda esiliato capisce gli esiliati, cio\u00e8 gli emigranti e si preoccuper\u00e0 di dare loro rappresentanza politica\u201d.<br \/>\nLo fa in Senato, negli anni \u201860, da \u201cindipendente di sinistra, figura oggi, ma anche ieri, molto derisa\u201d, ha ricordato Tronti. Erano \u201cpersone pubbliche, fiancheggiatori del Pci, che infatti li coltivava con moltacura e non solo per tornaconto, perch\u00e8 non portavano voti, ma prestigio, competenza e autorevolezza. \u00c8 quello che fa Levi. Le figure come la sua innalzavano il livello delle istituzioni\u201d.<br \/>\nL\u2019esperienza dell\u2019esilio sul \u201cfronte del sud\u201d consegna a Levi \u201cla radicalit\u00e0 sociale dell\u2019affermata tradizione marxista\u201d, sventola \u201cl\u2019emigrazione come bandiera della povert\u00e0, del mezzogiorno e pi\u00f9 in generale. Fu la bandiera della sua intera vita\u201d durante la quale fu \u201ctestimone di \u201cmilioni di uomini semplici, che cercano libert\u00e0: contadini, emigrati, futuri inventori di storia. Uomini che sono nostri maestri\u201d\u201d.<br \/>\nL\u2019esperienza lucana di Levi e la realt\u00e0 dei piccoli paesi e dei contadini che li abitavano \u00e8 stata rievocata da Enrico Pugliese. Negli anni nel confino, lo scrittore ha visto chi emigrava, ma anche chi tornava \u201cuguale a come era partito\u201d; quei paesi \u201cerano pieni d\u2019America; pi\u00f9 erano poveri, pi\u00f9 la presenza americana si faceva sentire con nostalgia, dolore e rancore\u201d. Il fascismo chiude le porte: non si puo piu migrare; segue la crisi del 29; poi per andare in America serve \u201cl\u2019atto di richiamo\u201d. Solo nel dopoguerra, con le richieste di manodopera da Francia e Germania \u201csi apre il fiume enorme dell\u2019emigrazione. Levi prende atto, non senza compiacimento, del fatto che l\u2019immobilit\u00e0 del mondo contadino non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u201d e nel primo numero di \u201cEmigrazione\u201d, la rivista della Filef, scrive anche \u201cdell\u2019emancipazione che l\u2019emigrazione di fatto produce nella grande ondata degli anni 50\u201d.<br \/>\nIl percorso di Levi nella Filef \u2013 fondata nel 1967 \u2013 sintetizzato in sette punti: questa l\u2019impresa riuscita a Francesco Calvanese. La federazione nasce con la consapevolezza \u201cche il mondo dell\u2019emigazione si \u00e8 fatto adulto e maturo\u201d e che serve \u201cun nuovo tipo di associazionismo. Levi \u00e8 convinto del carattere strutturale dell\u2019emigrazione, sia in Italia che all\u2019estero\u201d. un\u2019emigrazione che \u201cha la capacit\u00e0 di esprimere una cultura, idee e un linguaggio nuovo\u201d.<br \/>\nRimane sempre sullo sfondo la \u201cQuestione meridionale\u201d che \u201cnon \u00e8 un fattore settoriale\u201d tanto che da senatore afferma che \u201csenza capire l\u2019emigrazione non si pu\u00f2 capire la questione meridionale\u201d. Poi c\u2019\u00e8 l\u2019accento sulla \u201ccivilt\u00e0 contadina che Levi esalta\u201d e la sua eredit\u00e0: \u201cCristo si \u00e8 fermato ad Eboli\u201d, ha sostenuto Calvanese \u201cricorda che l\u2019emigrazione ha cambiato il mondo\u201d. Levi \u201cdiceva che i migranti sono i protagonisti della societ\u00e0 del futuro, ecco perch\u00e9 devono essere destinatari di politiche adeguate\u201d.<br \/>\nVicepresidente Flcis, Maurizio Spallaccini ha ricordato \u201cl\u2019impegno civile e politico\u201d di Levi, riversato nella Filef che da subito \u201cpose la questione della competnenza degli Stati sulla questione dei migranti, chiedendo una legislazione unitaria e coerente\u201d, trovandosi in sintonia con la Federazione delle Colonie Libere nata in Svizzera, che infatti subito ader\u00ec alla Filef.<br \/>\nSpallaccini ha ricordato i numerosi fronti che hanno visto le due sigle lavorare fianco a fianco negli anni, anche insieme alle Acli, con cui promuovono il manifesto del diritto internazionale dei migranti.<br \/>\nAmpio il riferimento al Congresso Fclis del 69, ad Olten, il primo cui furono invitati i sindacati elvetici. In ballo questioni importanti come l\u2019abolizione dello statuto dello stagionale, il ricongiungimento dei contributi tra diverse casse previdenziali. Fu l\u00ec che Levi vide il \u201csalto di qualit\u00e0\u201d dei migranti, di cui parl\u00f2 l\u2019anno seguente ai colleghi senatori in un memorabile discorso \u2013 ahime, ancora attuale \u2013 sull\u2019emigrazione come questione \u201cfondamentale della vita nazionale\u201d.<br \/>\nUn discorso \u2013 pronunciato il 9 aprile del 1970 \u2013 di cui l\u2019attore Alfonso Liguori ha letto alcuni passi.<br \/>\n\u201cLa stessa natura del fenomeno dell\u2019emigrazione forzata di massa lo pone al centro della vita del Paese, sintomo e risultato di un\u2019antica situazione economica e sociale, dell\u2019esistenza o permanenza di strutture autoritarie repressive e schiavistiche. Che milioni di italiani si trovino dalla nascita nella posizione di classe subalterna, di servi senza diritto, di uomini senza pane e speranza, senza lavoro nella Repubblica che per costituzione \u00e8 fondata sul lavoro, \u00e8 uno scandalo, \u00e8 una vergogna che si cerca invano di nascondere. L\u2019emigrazione \u00e8 per noi quello che per gli Stati Uniti \u00e8 il problema negro. La sua esistenza contesta obiettivamente il valore della nostra struttura sociale. Milioni di cittadini italiani sono strappati, con violenza che \u00e8 nelle cose, nelle strutture storiche, nelle istituzioni, dalla terra, dalla casa, dalla famiglia, dalla lingua, ed espulsi dalla comunit\u00e0 nazionale, esiliati in un mondo \u201caltro\u201d, privati delle radici culturali, capri espiatori delle nostre colpe. La loro esistenza \u00e8 la prova del carattere non libero n\u00e9 democratico delle nostre strutture politiche, economiche e sociali, sicch\u00e9 giusto dire che finch\u00e9 un solo uomo sia costretto, sia forzato all\u2019esilio violento, non esister\u00e0 in Italia n\u00e9 vera giustizia, n\u00e9 vera libert\u00e0 per nessuno\u201d.<br \/>\n\u201cL\u2019emigrazione incide su tutta la vita del Paese, in tutti i campi\u201d anche quello culturale perch\u00e9, diceva Levi 45 anni fa, \u201cnon c\u2019\u00e8 soltanto l\u2019emigrazione di braccia, ma c\u2019\u00e8 anche l\u2019emigrazione di intelligenze\u201d.<br \/>\nQuindi il riferimento al convegno di Olten: \u201cho sentito moltissimi di essi dire, in maniera ben chiara e ben consapevole: noi siamo gli uomini del domani, consci cio\u00e8 di costituire un potere che \u00e8 il massimo dei poteri, cio\u00e8 il potere dei piccoli. \u201cNon pi\u00f9 esiliati ma protagonisti\u201d; questa \u00e8 la frase nata dal mondo degli emigrati e che noi abbiamo preso come motto della loro Federazione\u201d. (m.cipolloneaise\/Aise\/eminews) <\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>[b]A Palazzo Giustiniani: il convegno \u201cCarlo Levi, senatore, scrittore e pittore, a 40 anni dalla morte. Uno sguardo partecipato sull&#8217;emigrazione italiana\u201d<br \/>\nUn&#8217;iniziativa promossa dal Comitato per le questioni degli italiani all&#8217;estero in collaborazione con la Filef e la Fclis. Tra  gli intervenuti il senatore Mario Tronti, il vice presidente Filef Francesco Calvanese, il vice presidente Fclis Maurizio Spallaccini e lo studioso di emigrazione Enrico Pugliese.<br \/>\nIl saluto del presidente del Senato Pietro Grasso: \u201cLo Stato non pu\u00f2 fermarsi ad Eboli o a Roma, ma creare le condizioni per lo sviluppo e per mettere i cittadini realmente in condizioni di parit\u00e0, almeno in partenza\u201d<br \/>\nIl presidente del Comitato, Claudio Micheloni, rileva come nessuno abbia saputo parlare di emigrazione cos\u00ec come fece come Levi: \u201cnoi eletti all&#8217;estero non siamo riusciti a far conoscere all&#8217;Italia questa nostra realt\u00e0 e trasmettere al Paese quel capitale di esperienze che abbiamo vissuto e di cui il mondo che rappresentiamo \u00e8 espressione\u201d[\/b]<\/p>\n<p>A Palazzo Giustiniani il convegno \u201cCarlo Levi, senatore, scrittore e pittore, a 40 anni dalla morte. Uno sguardo partecipato sull&#8217;emigrazione italiana\u201d<br \/>\nUn&#8217;iniziativa promossa dal Comitato per le questioni degli italiani all&#8217;estero in collaborazione con la Filef e la Fclis. Tra  gli intervenuti il senatore Mario Tronti, il vice presidente Filef Francesco Calvanese, il vice presidente Fclis Maurizio Spallaccini e lo studioso di emigrazione Enrico Pugliese<br \/>\nIl saluto del presidente del Senato Pietro Grasso: \u201cLo Stato non pu\u00f2 fermarsi ad Eboli o a Roma, ma creare le condizioni per lo sviluppo e per mettere i cittadini realmente in condizioni di parit\u00e0, almeno in partenza\u201d<br \/>\nIl presidente del Comitato, Claudio Micheloni, rileva come nessuno abbia saputo parlare di emigrazione cos\u00ec come fece come Levi: \u201cnoi eletti all&#8217;estero non siamo riusciti a far conoscere all&#8217;Italia questa nostra realt\u00e0 e trasmettere al Paese quel capitale di esperienze che abbiamo vissuto e di cui il mondo che rappresentiamo \u00e8 espressione\u201d<\/p>\n<p>ROMA \u2013 Il Comitato per le questioni degli italiani all&#8217;estero ha dedicato ieri un convegno al ricordo di Carlo Levi, senatore, scrittore e pittore, a 40 anni dalla sua morte, un&#8217;iniziativa realizzata per evidenziare in particolare il suo \u201csguardo partecipato sull&#8217;emigrazione italiana\u201d, una profondit\u00e0 di analisi maturata nel corso della sua esperienza di confino ad Aliano (Matera) \u2013 per attivit\u00e0 antifascista, nel 1935 \u2013 e trasmessa al grande pubblico attraverso le pagine del suo romanzo pi\u00f9 noto, Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli, pubblicato da Einaudi nel 1945.<br \/>\nIl convegno, svoltosi a Palazzo Giustiniani, \u00e8 stato aperto dai saluti del presidente del Senato, Pietro Grasso, che ha ricordato Levi quale \u201cfigura di intellettuale complessa e dai molti talenti\u201d e segnalato come il suo romanzo pi\u00f9 conosciuto riscosse immediato successo \u201csuscitando ampi dibatti\u201d su questioni salienti nell&#8217;Italia nel dopoguerra e tutt&#8217;ora attuali (la tensione, allora evidente, tra societ\u00e0 contadina e modernizzazione, l&#8217;emigrazione, ma anche la percezione dello Stato da parte dei cittadini e la sua capacit\u00e0 di mettersi realmente al servizio dello sviluppo economico e sociale del Paese). \u201cLo Stato non pu\u00f2 fermarsi ad Eboli o a Roma, e ancora oggi ripensando alle parole di Levi \u2013 aggiunge Grasso &#8211; mi chiedo quando le istituzioni saranno capaci di creare le condizioni per uno sviluppo superiore a percentuali dello 0,1%, per mettere i cittadini realmente in condizioni di parit\u00e0, almeno in partenza\u201d. Richiamata poi l&#8217;attualit\u00e0 della \u201cquestione meridionale\u201d, \u201cmai seriamente affrontata \u2013 rileva il presidente del Senato, che ricorda poi l&#8217;attivit\u00e0 politica di Levi, eletto come indipendente per il Partito comunista nella 4a e 5a legislatura (1963-72), e i suoi interventi su molteplici ed importanti temi politici, culturali e sociali. Cos\u00ec come la sua fama di scrittore fin\u00ec per oscurare i suoi meriti in altri ambiti (in particolare nella pittura), spesso non assurge al giusto rilievo l&#8217;impegno e la profondit\u00e0 di analisi applicata all&#8217;emigrazione italiana, impegno che si concretizz\u00f2 anche con la fondazione della Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie (Filef) e cui viene dedicato in particolare questo convegno, di cui Grasso rileva appunto \u201cil taglio originale\u201d.<br \/>\nIl presidente del Comitato per le questioni degli italiani all&#8217;estero, Claudio Micheloni, segnala come sia \u201cimpressionante leggere oggi i discorsi di Levi in Senato\u201d, per la loro attualit\u00e0 e qualit\u00e0. Richiamando alcune frasi pronunciate da quest&#8217;ultimo nel corso della sua attivit\u00e0 parlamentare, in cui si analizzano le cause, le dinamiche e le conseguenze delle migrazioni e si definiscono i migranti la \u201cpopolazione del domani\u201d, la constatazione del presidente del Comitato riguarda il fatto che \u201cnessuno abbia saputo parlare come lui di emigrazione\u201d: \u201cnoi eletti all&#8217;estero \u2013 dice Micheloni &#8211; non siamo riusciti a far conoscere all&#8217;Italia questa nostra realt\u00e0, non abbiamo saputo elevarci a quei discorsi, trasmettere al Paese quel capitale di esperienze che abbiamo vissuto e di cui il mondo che rappresentiamo \u00e8 espressione\u201d. Alla luce dei drammatici attentati terroristici del presente, Micheloni invita poi a riflettere \u201csui fallimenti delle politiche portate avanti sull&#8217;integrazione\u201d: \u201c\u00e8 fallito il modello francese, quello tedesco, l&#8217;inglese e il belga \u2013 afferma il senatore democratico, ricordando come i terroristi dei principali attentati cui abbiamo assistito negli ultimi anni fossero cittadini nati in Europa, seconde generazioni di immigrati il cui percorso di integrazione non \u00e8 evidentemente riuscito, e \u201csu questo, oltre che su proposte di intervento e sicurezza, dobbiamo riflettere\u201d. \u201cLe ferite dell&#8217;emigrazione che le prime generazioni spesso rinnegano in realt\u00e0 vengono trasmesse all&#8217;interno della famiglie dei migranti e se noi italiani all&#8217;estero abbiamo avuto molto spesso una rivincita economica e sociale nei Paesi in cui siamo emigrati, tante altre popolazioni non l&#8217;hanno avuta, n\u00e9 vedono la possibilit\u00e0 di averla: qui va ricercata la radice della complessa situazione attuale \u2013 afferma Micheloni, che torna poi sul protagonismo degli emigranti, ben riconosciuto e sostenuto da Levi e dalla Filef, anche nel tracciare percorsi di possibile integrazione nelle societ\u00e0 di arrivo. Percorsi che devono essere sostenuti, afferma Micheloni, in primis da coloro che hanno vissuto gi\u00e0 le medesime dinamiche e difficolt\u00e0, producendo un lavoro di mediazione e identificazione di valori comuni con le societ\u00e0 di accoglienza cominciando all&#8217;interno delle stesse comunit\u00e0 dei migranti.<br \/>\nAnche il senatore Mario Tronti, filosofo della politica, parla di Levi come di una \u201cpersonalit\u00e0 esemplare per la complessit\u00e0 e la completezza dell&#8217;uomo\u201d e lo definisce \u201cun puro prodotto del Novecento estremamente attuale ancora oggi\u201d. \u201cBasti pensare \u2013 aggiunge \u2013 a quante Eboli ci sono ancora, da Dacca a Kabul e sul fondo del Mediterraneo, dove giacciono migliaia di corpi, ma anche nelle banlieue e in tutte le periferie metropolitane\u201d. Ripercorrendo la biografia di Levi, nato a Torino e formatosi con intellettuali come Gobetti, Gramsci, Pavese, Einaudi, segnala come il confino lo avesse \u201cscagliato in un mondo per lui sconosciuto e misterioso\u201d, costituendone un&#8217;esperienza saliente di \u201cpresa di coscienza\u201d di ci\u00f2 che era \u201cla storia in atto\u201d, \u201ccontrappasso dei grandi mali della storia\u201d, fatta anche di \u201cstati d&#8217;eccezione che producono grandi personalit\u00e0\u201d. \u201cLevi diventa cos\u00ec un torinese del Sud e prefer\u00ec sempre considerare il periodo di Aliano come un esilio, pi\u00f9 che un confino, proprio per evidenziare come lui, esiliato, comprendesse gli esiliati; ed esiliati sono anche gli emigrati, cui egli diede \u2013 ricorda Tronti \u2013 rappresentazione figurativa e politica\u201d. Richiamata la sua capacit\u00e0 di affrontare i problemi, emersa nel corso della sua esperienza in Parlamento in qualit\u00e0 di indipendente di sinistra, \u201cun figura allora anche derisa, quella \u2013 ricorda Tronti &#8211; degli utili idioti, che per\u00f2 il partito coltivava con molta cura perch\u00e9 portavano prestigio e competenza nelle istituzioni, piuttosto che voti, innalzandone il volto\u201d. Tronti legge poi alcuni passi dei discorsi di Levi al Senato, in cui emerge una lucida analisi dell&#8217;emigrazione e delle condizioni sociali che la producono e dell&#8217;incapacit\u00e0 \u2013 o mancanza di volont\u00e0 &#8211; dello Stato di farvi fronte, insieme alla sua profonda capacit\u00e0 di analisi della politica italiana (un discorso mai cos\u00ec attuale quello legato alla definizione del centro-sinistra, allora pronunciato in riferimento all&#8217;esecutivo guidato da Aldo Moro nei primi anni Sessanta).<br \/>\nEnrico Pugliese, professore emerito di sociologia all&#8217;Universit\u00e0 Sapienza di Roma, ricorda come, a dispetto di quanto avviene nella gran parte degli studi di coloro che si sono occupati dell&#8217;intellettuale, \u201cil mio Carlo Levi sia proprio quello legato all&#8217;emigrazione\u201d, un tema \u201csempre presente nelle sue opere, anche in quelle in cui non viene esplicitamente tematizzata\u201d. Richiama alcune delle pagine del Cristo di \u00e8 fermato ad Eboli in cui si evidenzia l&#8217;immobilit\u00e0 del mondo contadino, un&#8217;immobilit\u00e0 che solo l&#8217;emigrazione fu in grado di scalfire (quando non con lo spopolamento dei territori, con il rientro dei paesani cui era poi impedito il ritorno negli Stati Uniti \u2013 allora meta prediletta dell&#8217;emigrazione italiana \u2013 per l&#8217;inasprimento delle condizioni di ingresso, paesani che portavano con s\u00e9 \u201cpreziosi\u201d oggetti del mestiere &#8211; l&#8217;acciaio per gli strumenti agricoli, le forbici di ottima fattura, oppure il metro con l&#8217;unit\u00e0 di misura in pollici). \u201cTanto pi\u00f9 i paesi del nostro Mezzogiorno erano poveri, tanto pi\u00f9 erano pieni di America \u2013 ricorda Pugliese, ribadendo la \u201cfunzione emancipatrice svolta dall&#8217;emigrazione\u201d, \u201cprincipale protagonista del Meridione d&#8217;Italia\u201d in pi\u00f9 fasi &#8211; dopo la grande ondata migratoria di fine Ottocento e inizio Novecento, ancora negli anni Cinquanta, dopo la guerra, prima oltreoceano e poi in Paesi europei come la Svizzera o la Germania, fino agli anni Settanta. Pugliese ricorda infatti come, al momento della prima Conferenza nazionale sull&#8217;emigrazione italiana, nel 1975, il fenomeno aveva gi\u00e0 invertito la sua tendenza e l&#8217;Italia si avviasse a divenire sempre pi\u00f9 terra di approdo per gli immigrati.<br \/>\nRipercorre nascita e attivit\u00e0 della Filef il vice presidente Francesco Calvanese, che ricorda come la Federazione nacque proprio \u201cnel periodo di maturit\u00e0 dell&#8217;emigrazione italiana\u201d e contribu\u00ec, anche con l&#8217;aiuto di studiosi come Levi \u2013 e Pugliese aveva prima sottolineato anche la collaborazione di Paolo Cinanni, autore di un famoso studio intitolato \u201cEmigrazione e Unit\u00e0 operaia\u201d, &#8211; a \u201crovesciare una visione del fenomeno imposta dalla cultura proprietaria\u201d, attraverso uno \u201csguardo dall&#8217;interno\u201d &#8211; lo sguardo partecipato di cui parla il titolo del convegno \u2013 in cui i protagonisti fossero gli emigrati stessi. \u201cSono anni \u2013 ricorda Calvanese \u2013 in cui l&#8217;emigrazione non viene pi\u00f9 vista come un male da estirpare\u201d e presso le collettivit\u00e0 italiane si promuove \u201cun nuovo modello di associazionismo\u201d che corrisponde ai mutamenti avvenuti: un associazionismo, dunque, che non si fonda pi\u00f9 in via principale sul proseguimento delle \u201ccatene migratorie\u201d che agevolavano l&#8217;indirizzamento dei flussi in uscita, ma che \u00e8 volto ad attivit\u00e0 che favoriscano l&#8217;integrazione nei Paesi di accoglienza. L&#8217;emigrazione cambia volto e cambia anche il nostro modo di guardare ad essa, come ad una \u201cpossibilit\u00e0 per esprimere una cultura nuova\u201d. \u201cIl romanzo di Levi ci ricorda come l&#8217;emigrazione abbia trasformato completamente la nostra societ\u00e0. Anche l&#8217;Italia ha mutato volto: \u00e8 divenuta progressivamente terra di immigrazione ed ha cercato di attrezzarsi in vista dell&#8217;integrazione \u2013 afferma Calvanese, che ricorda come tali trasformazioni pongano ancora una volta una sfida al modello associativo, chiamato a rinnovarsi, cos\u00ec come \u00e8 emerso negli Stati generali dell&#8217;associazionismo italiano all&#8217;estero svoltisi pochi mesi fa a Roma.<br \/>\nInfine, Maurizio Spallaccini, vice presidente della Federazione delle Colonie Libere italiane in Svizzera (Fclis), ricorda la collaborazione instaurata con la Filef e altre importanti realt\u00e0 associative, come le Acli, in particolare per sollecitare l&#8217;elaborazione di una legislazione internazionale coerente sul fronte emigrazione, per il raggiungimento della parit\u00e0 di trattamento per tutti i lavoratori, e per il sostegno all&#8217;integrazione. Un impegno riconosciuto dallo stesso Levi di cui viene ricordata la partecipazione al Congresso Fclis del 1969 a Olten, con un contributo poi pubblicato con l&#8217;eloquente titolo \u201cRompere la congiura del silenzio\u201d. Un titolo che riassume l&#8217;atteggiamento di tanta parte della vita politica italiana nei confronti dell&#8217;emigrazione e che, celebrando Carlo Levi, si pu\u00f2 tentare oggi di non replicare.<br \/>\nA chiusura del convegno, la lettura di stralci dei discorsi parlamentari di Carlo Levi a cura dell&#8217;attore Alfonso Liguori, mentre Micheloni richiama ancora l&#8217;importanza dei passi di Levi dedicati alla rappresentanza dell&#8217;emigrazione italiana, un tema su cui ritiene necessario avviare un dibattito anche e soprattutto in sede istituzionale. (Viviana Pansa &#8211; Inform\/eminews)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>Convegno &quot;Carlo Levi. Senatore, scrittore e pittore. A 40 anni dalla morte. Uno sguardo partecipato sull&#8217;emigrazione italiana&quot;<br \/>\n[b]L\u2019Intervento di apertura del presidente Pietro Grasso al convegno organizzato dal Comitato per le questioni degli italiani all&#8217;estero[\/b]<\/p>\n<p>\u201cTrovo particolarmente originale il taglio che si \u00e8 voluto dare all&#8217;incontro odierno, il rapporto Levi-emigrazione\u201d<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Il presidente del Senato Pietro Grasso ha aperto oggi a Palazzo Madama, in Sala Zuccari, il convegno su &quot;Carlo Levi. Senatore, scrittore e pittore. A 40 anni dalla morte. Uno sguardo partecipato sull&#8217;emigrazione italiana&quot;, organizzato dal Comitato per le questioni degli italiani all&#8217;estero. Qui di seguito il testo integrale dell\u2019intervento.<\/p>\n<p>[i]&quot;Gentili Ospiti, colleghi,<br \/>\n\u00e8 con molto piacere che ho accolto l&#8217;invito che il senatore Micheloni mi ha rivolto chiedendomi di intervenire a questo incontro su Carlo Levi, figura di intellettuale complessa e dai molti talenti, nel quarantesimo anniversario dalla morte e settantesimo dalla pubblicazione della sua opera pi\u00f9 nota, &quot;Cristo si \u00e8 fermato a Eboli&quot;. Come si evince dal titolo, colui che ricordiamo principalmente come scrittore in questa sede sar\u00e0 oggetto di relazioni che esamineranno le sue diverse sfaccettature, perch\u00e9 Levi fu anche apprezzato pittore e politico attivamente impegnato.<br \/>\nIl suo capolavoro scritto a Firenze durante l&#8217;occupazione tedesca della citt\u00e0, &quot;Cristo si \u00e8 fermato a Eboli&quot;, \u00e8 una rielaborazione dell&#8217;esperienza del confino prima a Grassano e poi ad Aliano, in provincia di Matera. Ebbe immediato successo, suscitando dibattiti e analisi sul rapporto tra civilt\u00e0 contadina e modernizzazione, e divenne il soggetto del noto film di Francesco Rosi del 1979, prestandosi perfettamente alla trasposizione da parte del grande regista recentemente scomparso date le sue forti analogie con il filone di narrativa neorealista.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una frase in quel libro che colpisce il nervo pi\u00f9 scoperto per chi, come me, ha servito le Istituzioni, in forme diverse, per tutta la vita: &quot;Che cosa avevano essi a che fare con il Governo, con il Potere, con lo Stato? Lo Stato, qualunque sia, sono \u00abquelli di Roma\u00bb, e quelli di Roma, si sa, non vogliono che noi si viva da cristiani. C&#8217;\u00e8 la grandine, le frane, la siccit\u00e0, la malaria, e c&#8217;\u00e8 lo Stato. Sono dei mali inevitabili, ci sono sempre stati e ci saranno sempre.&quot;<br \/>\nMi viene da dire che Cristo pu\u00f2 fermarsi dove crede, nella sua onnipotenza, ma lo Stato non pu\u00f2 certo fermarsi ad Eboli, o a Roma. Cos\u00ec ogni volta che leggo di un viadotto crollato in Calabria o in Sicilia, di trasporti veloci che si fermano a Salerno, di strade che sono in perenne costruzione o, come nei giorni scorsi, di intere citt\u00e0 senz&#8217;acqua, come Messina, o in cui esce dai rubinetti acqua gialla, come a Olbia, mi chiedo quando le Istituzioni &#8211; nazionali, regionali, locali &#8211; saranno davvero in grado di creare le condizioni per uno sviluppo che vada oltre lo 0,1% e metta in condizione di vera parit\u00e0 e uguaglianza, almeno in partenza, tutti i cittadini del nostro Paese. Sono state procrastinate alla seconda lettura alla Camera le misure per il sud, attendiamo fiduciosi.<br \/>\nTorniamo a Carlo Levi: nel 1963 entr\u00f2 in politica, risultando eletto senatore nel collegio di Civitavecchia come indipendente del Partito comunista italiano e, nel 1968, nel collegio di Velletri nelle liste del PCI &#8211; PSIUP (Partito socialista di unit\u00e0 proletaria). Nei nove anni di mandato parlamentare nella IV e nella V legislatura fu membro di Commissioni diverse e, come documentato nella raccolta dei &quot;Discorsi parlamentari&quot; edita dal Senato, intervenne sulle pi\u00f9 importanti questioni di politica interna e di politica estera dell&#8217;epoca: il varo dei primi governi di centrosinistra (che lealmente contrast\u00f2), i problemi del Sud, dell&#8217;emigrazione e della programmazione economica, la contestazione studentesca, la &quot;primavera di Praga&quot;, la guerra del Vietnam, i rapporti con la Cina. Essendo stato anche componente della Commissione di indagine sul patrimonio culturale, tema a lui caro, intervenne a pi\u00f9 riprese anche in quest&#8217;ambito, in particolare in occasione delle celebrazioni del settimo centenario della nascita di Dante, della morte di Giorgio Morandi e per la tutela dei beni artistici e paesaggistici. Conoscendo a fondo la realt\u00e0 e le problematiche che hanno origini storiche lontane, giudico, inoltre, di particolare rilievo i discorsi riguardanti le condizioni della Sicilia, indubbiamente sollecitati dalla consonanza intellettuale e dall&#8217;amicizia tra Carlo Levi e Danilo Dolci.<br \/>\nLa risonanza che ebbe il romanzo scritto in seguito all&#8217;esperienza del confino mise in ombra la sua attivit\u00e0 di pittore &#8211; anch&#8217;essa sotto molti profili influenzata dal soggiorno coatto in Basilicata &#8211; ma non \u00e8 affatto da escludere che, se il corso della sua vita non fosse stato profondamente segnato e mutato dall&#8217;improvvisa notoriet\u00e0 in ambito letterario, probabilmente lo ricorderemmo principalmente come pittore di nature morte, nudi, paesaggi e ritratti, pittore assolutamente riconosciuto, tant&#8217;\u00e8 che espose nell&#8217;ambito di manifestazioni prestigiose quali la Biennale Venezia del 1924 e quella successiva.<br \/>\nCome si \u00e8 visto, le angolazioni da cui esaminare l&#8217;opera di Carlo Levi sono molteplici. Molto \u00e8 gi\u00e0 stato scritto e detto rispetto ad ognuna di esse. Per questo trovo particolarmente originale il taglio che si \u00e8 voluto dare all&#8217;incontro odierno, il rapporto Levi-emigrazione, e mi complimento vivamente per la scelta. In attesa dei nuovi elementi che i vostri contributi ci forniranno anche su questo aspetto meno noto, vi auguro buon lavoro.&quot;[\/i] (Inform\/eminews)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>[i]L&#8217;intervento del Presidente della FILEF, On. Francesco Calvanese[\/i]<\/p>\n<p>[b]Carlo Levi, la FILEF, il Mezzogiorno[\/b]<br \/>\n(Intervento in Senato il 24-11-2015)<\/p>\n<p>[b]1.Carlo Levi fondatore della Filef[\/b]<\/p>\n<p>Quando Levi nel 1967 decide, insieme a Paolo Cinanni  e ad altri compagni, di fondare la Federazione lavoratori emigrati e famiglie lo fa nella consapevolezza che \u201cil mondo dell\u2019emigrazione \u00e8 fatto adulto. Va prendendo sempre pi\u00f9 coscienza di s\u00e9. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019America dei nostri padri, come diceva il giovane poeta di Tricarico Rocco Scotellaro\u201d, \u201cil mito \u00e8 svanito, la realt\u00e0 scoperta: il mondo dell\u2019emigrazione \u00e8 adulto e maturo\u201d.<\/p>\n<p>[b]2. La maturit\u00e0 dell\u2019emigrazione italiana[\/b]<\/p>\n<p>Non \u00e8 casuale che nel 1967, nel pieno dell\u2019ultimo grande esodo migratorio che stava spopolando intere zone delle province meridionali e mentre l\u2019Italia del centro sinistra vedeva affievolirsi le illusioni del miracolo economico, Cinanni incontri Carlo Levi, grande amico dei contadini poveri del Sud ed insieme promuovano la nascita della Federazione. \u201cGi\u00e0 sul primo numero della rivista Emigrazione , pubblicata nel novembre del 1968, lo scrittore torinese rilevava  la nuova coscienza che \u00e8 sorta e si \u00e8 maturata in questi anni nel mondo dell\u2019emigrazione, che ha dato una nuova dimensione e un nuovo significato ai suoi problemi, che ha imposto, e va imponendo, la consapevolezza dell\u2019emigrazione come uno dei problemi fondamentali della nostra societ\u00e0, della vita della comunit\u00e0 nazionale\u201d. E a Bari nel 1971 al 3\u00b0Congresso della Filef rivolgendosi ai delegati ribadiva : \u201cAbbiamo capito che bisognava rovesciare la visione imposta dalla civilt\u00e0 e dalla cultura proprietaria: bisognava vedere l\u2019emigrazione dal di dentro e dal suo interno, con le sue forze operare per giungere alle cause e agire. E abbiamo capito che lo strumento di questa operazione fondamentale non poteva essere altro che l\u2019unit\u00e0 organica e autonoma degli emigrati: la Federazione\u201d.<\/p>\n<p>[b]3. L\u2019esigenza di un nuovo tipo di associazionismo[\/b]<\/p>\n<p>Da quel periodo prevale, in Levi &#8211; nella sinistra in generale &#8211; e tra gli studiosi, il convincimento del carattere strutturale dell\u2019emigrazione, sia per quel che riguarda l\u2019Italia, sia per quel che riguarda i paesi di destinazione. E\u2019 maturata infatti la necessit\u00e0 di provvedere con un\u2019adeguata politica al reale inserimento dei migranti nelle societ\u00e0 ospiti, superando anche  i pregiudizi ideologici ( ad esempio la ferma ed esclusiva condanna dell\u2019emigrazione come male da estirpare) per individuare nuove strategie di sviluppo dei paesi di esodo.  <\/p>\n<p>Questi limiti fino ad allora avevano impedito la crescita dello stesso movimento associativo. In seguito, in particolare a partire dagli anni settanta, in relazione con nuovi e pi\u00f9 significativi mutamenti dello scenario internazionale , si determina un quadro chiaramente favorevole all\u2019azione delle associazioni dei migranti. In particolare si compie quel  processo di maturazione delle cosiddette catene migratorie che aveva portato molti paesi dell\u2019Italia, e in particolare del nostro Mezzogiorno, allo sradicamento di intere comunit\u00e0 locali, trasferitesi in blocco in specifici territori dell\u2019Europa occidentale o anche delle Americhe e dell\u2019Australia.  Tali catene, fortemente caratterizzanti per organizzare l\u2019esodo dalle aree meno sviluppate del nostro paese, conoscevano in quegli anni un processo di esaurimento : avevano cio\u00e8 concluso la loro funzione propulsiva rispetto al movimento migratorio.<\/p>\n<p>Ben altra importanza, le stesse catene, invece assumevano, rispetto alle politiche di integrazione nel paese ospite e alla necessit\u00e0 di radicare le  strutture associative nel nuovo contesto di riferimento, in quanto che veniva colta la necessit\u00e0 di rappresentare le nuove esigenze dei migranti, in termini di partecipazione e valorizzazione della loro presenza: di qui il moltiplicarsi delle associazioni all\u2019estero.<\/p>\n<p>[b]4. La Federazione: i principi: l\u2019autonomia, l\u2019unit\u00e0, la nuova cultura[\/b]<\/p>\n<p>A proposito delle linee di azione della Filef Carlo Levi  sottolinea come l\u2019emigrazione debba essere intesa anche come capacit\u00e0 di esprimere una cultura nuova, cio\u00e8 come un\u2019attiva capacit\u00e0 di creazione di valori, di idee, di linguaggio. Infatti sostiene:<\/p>\n<p>\u201cQuesta possibilit\u00e0 nasce dai principi dell\u2019autonomia, come coscienza originale della propria condizione e situazione nel mondo, e dell\u2019unit\u00e0 , come attivo rifiuto di ogni forma di alienazione oltre che come solidariet\u00e0 nelle lotte. La rottura con le proprie radici e la riconquista a un diverso livello, l\u2019esperienza drammatica di altre forme di vita, di costume, di lingua, e la risposta combattiva e costruttiva a tutti i traumi che ne derivano , sono infatti elementi necessari di una nuova coscienza rivoluzionaria, che non pu\u00f2 non trovare, per le proprie vie , le sue forme di espressione. Con questo, per questa sua autonomia, unit\u00e0 e cultura, il mondo dell\u2019emigrazione \u00e8 una forza  nuova , essenziale per  il progresso del mondo di oggi\u201d.<\/p>\n<p>[b]5. La questione meridionale[\/b]<\/p>\n<p>Scrive Paolo Cinanni: \u201cSulla stampa, come sulle piazze, come dalla tribuna parlamentare, Carlo Levi polemizza con tutti coloro che tentano di ridurre l\u2019emigrazione a un semplice fatto settoriale e a tal proposito fa rilevare come l\u2019emigrazione forzata di milioni di lavoratori dal Mezzogiorno negli anni 50 e 60  debba essere considerata senz\u2019altro l\u2019aspetto pi\u00f9 grave della odierna questione meridionale\u201d. In un famoso discorso al Senato gi\u00e0 nel 1970 aveva denunciato \u201dNon si riesce a conoscere il dramma e la portata economica e sociale dell\u2019emigrazione se non si conosce a fondo la questione meridionale\u201d. <\/p>\n<p>A  questo proposito va fatto rilevare come la situazione successivamente sia peggiorata . Infatti, dopo la fondamentale denuncia di Levi sulla responsabilit\u00e0 delle classi dirigenti per non avere affrontato la questione meridionale , passando  attraverso le fallimentari vicende dell\u2019intervento straordinario,  negli ultimi decenni e fino ai nostri giorni, mentre si aggravava la condizione economica e sociale del Mezzogiorno d\u2019Italia, veniva meno l\u2019impegno delle classi dirigenti, soprattutto nazionali, ad affrontarla in tutta la sua valenza strategica. Contemporaneamente a livello culturale e dei mass media, veniva condotta una subdola opera di demolizione in merito all\u2019attualit\u00e0 della stessa.<\/p>\n<p>Infatti, nella maggior parte dei casi, quando essa non \u00e8 stata considerata superata, si \u00e8 preferito volare basso, consegnando questa tematica esclusivamente ai richiami verso le istituzioni regionali e locali per il buon utilizzo del Fondi europei destinati alle aree in ritardo di sviluppo. <\/p>\n<p>Va poi sottolineato come pi\u00f9 di recente nel mercato del lavoro meridionale si sia realizzato un particolare intreccio di emigrazione ed immigrazione, caratterizzato da giovani meridionali che partono e giovani immigrati che arrivano. Questi ultimi poi scelgono il Mezzogiorno come area di stabilizzazione, ma anche come area di transito verso destinazioni italiane ed europee in grado di offrire maggiori garanzie. <\/p>\n<p>[b]6. La civilt\u00e0 contadina [\/b]<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto Carlo Levi aveva esaltato i valori della civilt\u00e0 contadina che aveva imparato a conoscere da vicino, nella esperienza che come medico aveva fatto ogni giorno, curando e aiutando quell\u2019umanit\u00e0 sofferente che lo circondava, ma per fare chiarezza ricordava che, in un discorso tenuto a Matera (giugno1967), quei valori egli non voleva affatto conservarli nella loro staticit\u00e0, ma svilupparli nella prospettiva di costruire una nuova societ\u00e0: \u201cSe abbiamo narrato quel mondo immobile-egli precisa-era perch\u00e9 si muovesse, e quel mondo si \u00e8 mosso, secondo quello che aveva in un certo senso preconizzato o creato nei fatti Antonio Gramsci\u201d( conosciuto  da giovane a Torino). La sua stessa amicizia con Rocco Scotellaro e con Paolo Cinanni, entrambi figli di quel mondo contadino e protagonisti di quelle lotte per la terra che nel secondo dopoguerra hanno mosso quel mondo, ne pu\u00f2 essere considerata testimonianza.<\/p>\n<p>[b]7. L\u2019eredit\u00e0 di Levi[\/b]<\/p>\n<p>In Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli Levi ci ricorda come \u201cl\u2019emigrazione abbia cambiato tutto. Gli uomini mancano e il paese appartiene alle donne\u201d. In seguito, negli anni pi\u00f9 recenti lo scenario nazionale e internazionale \u00e8 profondamente mutato. L\u2019Italia da paese di grandi ondate migratorie in uscita, alla fine degli anni settanta, si \u00e8 trasformata  anche in paese di immigrazione. Dopo la 1a Conferenza nazionale dell\u2019emigrazione del 1975, a pochi mesi di distanza dalla morte di Carlo Levi, l\u2019Italia ha conosciuto un significativo flusso di rientri dall\u2019estero dei nostri emigranti . Ha cercato di attrezzarsi con politiche adeguate: in diversi casi \u00e8 riuscita a costruire solidariet\u00e0 all\u2019estero tra le nostre comunit\u00e0 regionali, anche grazie al ruolo svolto dalle Consulte dell\u2019emigrazione. Con l\u2019istituzione pi\u00f9 recente, all\u2019inizio del nuovo secolo, del voto all\u2019estero e l\u2019elezione dei parlamentari eletti nei paesi di emigrazione ha formalmente riconosciuto l\u2019importanza della presenza nei diversi paesi  delle nostre comunit\u00e0. Anche al fine di rafforzare la nostra politica di pace. <\/p>\n<p>Inoltre, in qualche modo l\u2019Italia ha cercato di perseguire, pur tra ostacoli, resistenze e contraddizioni, l\u2019obiettivo dell\u2019integrazione degli immigrati residenti nel nostro paese, riuscendo in molte realt\u00e0 ad impedirne la ghettizzazione.  Infine, se condividiamo la tesi di Carlo Levi che considerava i migranti come i protagonisti della societ\u00e0 futura, dobbiamo fare s\u00ec che ad essa  si debbano misurare le politiche. <\/p>\n<p>Lavorando in modo che non si costruiscano muri per fermare il riconoscimento dei nostri e loro diritti. Specie oggi  che diverse centinaia di migliaia di giovani italiani hanno ripreso, negli ultimi 5 anni, le strade dell\u2019emigrazione, anche verso nuove e finora poco tradizionali destinazioni. Essi  pongono a noi tutti l\u2019esigenza di una riconversione delle strutture associative e delle politiche loro indirizzate, richiamando quasi un ritorno alla prima fase pioneristica del movimento associativo, ma all\u2019altezza della cultura dei nuovi migranti e della societ\u00e0 della comunicazione. Su questo, indicazioni importanti per un percorso comune, sono venuti dagli Stati Generali dell&#8217;associazionismo degli italiani nel mondo, svoltisi lo scorso luglio a Roma.<\/p>\n<p>Per concludere voglio ricordare ancora una volta l\u2019intervento di Levi al Senato: \u201cSignor presidente signori senatori \u00e8 giusto dire che finch\u00e8 un solo uomo sia costretto, sia forzato all\u2019esilio violento , non esister\u00e0 in Italia una vera giustizia, n\u00e8 vera libert\u00e0 per nessuno\u201d. Sono convinto che  se c\u2019 \u00e8  un insegnamento leviano da recuperare e da rendere di nuova attualit\u00e0, \u00e8 proprio questo: quello che ci incoraggia a far seguire alla denuncia dello sfruttamento e delle ingiustizie il fiducioso riconoscimento delle infinite possibilit\u00e0 umane. Nostro compito, in particolare della FILEF , \u00e8 quindi quello di impegnarci di pi\u00f9 per fare di Levi, il nostro fondatore, una presenza sempre pi\u00f9 viva presso i giovani italiani e stranieri che sono cresciuti senza conoscerlo.<br \/>\n(Filef\/Eminews)<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>[b]QUI IL PROGRAMMA DELLE ALTRE INIZIATIVE FILEF PER IL 40nnale DI CARLO LEVI a Torino, Reggio-Emilia, Salerno, Matera, Bari:[\/b]<\/p>\n<p>[url]http:\/\/www.emigrazione-notizie.org\/news.asp?id=11852[\/url]<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>[b]Per ascoltare l&#8217;audio integrale del convegno clicca QUI:[\/b]<br \/>\n[url]www.radioradicale.it\/scheda\/459691[\/url]<\/p>\n<p>[b]Per condividere questo link su altri siti:[\/b]<br \/>\n<_iframe width=&quot;560&quot; height=&quot;355&quot; src=&quot;\/\/www.radioradicale.it\/scheda\/459691\/iframe&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen><\/_iframe><\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20151125 20:17:00 redazione-IT [b]Gli interventi integrali di Pietro Grasso, Presidente del Senato e di Francesco Calvanese, presidente Filef[\/b] ROMA &#8211; Medico, pittore, scrittore, politico. 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