{"id":12407,"date":"2017-04-15T19:07:47","date_gmt":"2017-04-15T17:07:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11754-notizie-dallitalia\/"},"modified":"2019-06-20T14:37:50","modified_gmt":"2019-06-20T14:37:50","slug":"11754-notizie-dallitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12407","title":{"rendered":"11754 NOTIZIE dall\u2019ITALIA"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20150712 21:08:00 guglielmoz<\/p>\n<p>1 &#8211; In che Stato, sono vent\u2019anni che leggiamo intercettazioni di politici, e mai una volta che li abbiamo sentiti preoccupati per le sorti dell\u2019italia, o allarmati per la disoccupazione, la corruzione, la crisi economica, il degrado dei servizi pubblici, o concentrati sui provvedimenti da adottare per migliorare la vita dei cittadini che profumatamente li stipendiano<br \/>\n2 &#8211; Rottama pure, ma \u00e8 la solita \u201csminestra\u201d<br \/>\n3 &#8211; Letta: siamo finiti nello squallore sul modello di \u00abHouse of Cards\u00bb<br \/>\n4 &#8211; \u00abLetta incapace\u00bb. Un caso la telefonata di Renzi<br \/>\n5 &#8211; Il Consiglio dei sminestri.<br \/>\n6 &#8211; Dalla Provincia a Palazzo Chigi tutti i guai e i pasticci di Renzi Le indagini della Corte dei conti sui bilanci, la casa pagata da Carrai e la bancarotta del padre<br \/>\n7 &#8211;  indagini e ricatti Presidente, adesso risponda<br \/>\n8 &#8211;  Perch\u00e9 il segretario del Pd si fa dare dello \u201cstronzo\u201d da un generale che tuba al telefono con Gianni Letta?  Povera Patria: il nostro stratega col cono in mano.<br \/>\n9 &#8211; Loggia P2, soldi e dossier: la Finanza che sbaglia &#8211; Non solo Michele Adinolfi che fa comunella col \u201cGiglio Magico\u201d da Speciale a Milanese passando per Pollari.<br \/>\n10 &#8211; Renzi e il generale, l\u2019arte del potere occulto &#8211; Intercettazioni . In combutta col nemico: l\u2019ascesa del giovin Matteo.<br \/>\n11 &#8211; Commenti La verit\u00e0 su Renzi &#8211; Sinistra. Per il premier \u00absinistra\u00bb \u00e8 solo uno schermo utile a competere con la destra razzista<\/p>\n<p>1 &#8211; IN CHE STATO &#8211; SONO VENT\u2019ANNI CHE LEGGIAMO INTERCETTAZIONI DI POLITICI, E MAI UNA VOLTA CHE LI ABBIAMO SENTITI PREOCCUPATI PER LE SORTI DELL\u2019ITALIA, O ALLARMATI PER LA DISOCCUPAZIONE, LA CORRUZIONE, LA CRISI ECONOMICA, IL DEGRADO DEI SERVIZI PUBBLICI, O CONCENTRATI SUI PROVVEDIMENTI DA ADOTTARE PER MIGLIORARE LA VITA DEI CITTADINI CHE PROFUMATAMENTE LI STIPENDIANO. Non parliamo poi degli alti vertici della Guardia di Finanza, che negli ultimi 40 anni, dagli scandali dei petroli in poi, hanno collezionato \u2013 fatte le debite eccezioni \u2013 vagonate di arresti, condanne, rinvii a giudizio e avvisi di garanzia per essersi occupati di tutto, fuorch\u00e9 del loro dovere istituzionale: combattere l\u2019evasione fiscale. Che, guarda un po\u2019, se la batte con quella greca per il record europeo e forse mondiale. Appena un politico o un alto papavero incappano nelle intercettazioni della magistratura \u2013 che di solito arriva a loro per caso, indagando su fior di malfattori, che presto o tardi finiscono per parlare con chi pi\u00f9 di tutti dovrebbe scansarli \u2013 si scopre che passano il tempo fra nomine, promozioni, intrighi, intrallazzi, ricatti, maldicenze, affari e malaffari.<br \/>\n\u00c8 anche il caso delle intercettazioni depositate dai pm di Napoli al termine delle indagini sulle coop rosse, gli appalti truccati e la camorra in Campania. Indagini che hanno coinvolto anche il generale Michele Adinolfi, allora comandante interregionale per l\u2019Italia Centro-Settentrionale e ora comandante in seconda delle Fiamme Gialle, per una presunta fuga di notizie, poi archiviata. Intercettazioni che il Fatto, per le firme di Vincenzo Iurillo e di Marco Lillo, sta raccontando per la loro eccezionale rilevanza pubblica.<br \/>\nIl 10 gennaio 2014, nel suo 39\u00b0 compleanno, Matteo Renzi \u00e8 da un mese il nuovo segretario del Pd, avendo sbaragliato Gianni Cuperlo alle primarie di dicembre, e si prepara alla scalata finale: l\u2019assalto al governo di Enrico Letta. Ma \u00e8 ancora incerto sui tempi: meglio per intanto \u201cmettere qualcuno dei nostri\u2026 a sminestrare un po\u2019 di roba\u201d nel governo Letta per \u201cgovernarlo da fuori\u201d con un \u201crimpastone\u201d? Oppure \u201cbuttare all\u2019aria tutto\u201d che \u201csarebbe meglio per il Paese perch\u00e9 lui (Letta jr., ndr) \u00e8 proprio incapace\u201d e prendersi subito Palazzo Chigi? Renzi \u00e8 per la seconda opzione e ha gi\u00e0 sondato Berlusconi otto giorni prima dell\u2019incontro al Nazareno per il famoso Patto, trovandolo \u201cpi\u00f9 sensibile a fare un ragionamento diverso\u201d.<br \/>\nCio\u00e8 a un governo Renzi sostenuto occultamente da FI con la scusa delle riforme, al posto del governo Letta, da lui scaricato a novembre nei giorni della sua decadenza da senatore. Napolitano (\u201cil numero uno\u201d) per\u00f2 \u201cnon molla\u201d Letta. Matteo confida \u2013 sempre al comandante tosco-emiliano della Gdf \u2013 di aver proposto a Enrico il Quirinale: essendo \u201cun incapace\u201d, \u201csarebbe perfetto\u201d come presidente della Repubblica. Ma bisogna attendere che compia 50 anni nel 2016, e Re Giorgio \u201cnon ci arriva\u2026 me l\u2019ha gi\u00e0 detto\u2026 nel 2015 vuole andare via\u201d.<br \/>\nLa telefonata si chiude con un affettuoso \u201cche stronzo!\u201d rivolto da Adinolfi a Renzi, a riprova di una familiarit\u00e0 cameratesca e piuttosto inquietante: il generale \u00e8 pappa e ciccia con Gianni Letta e B., ma anche con il presunto rottamatore Renzi e con i suoi fedelissimi Luca Lotti e Dario Nardella. I quali si dannano tutti e tre l\u2019anima per bloccare la proroga biennale (poi decisa dal morente governo Letta) del generale Saverio Capolupo a comandante generale della Finanza e piazzare al suo posto Adinolfi. Un bel conflitto d\u2019interessi: Renzi e Nardella, sindaco e vicesindaco di Firenze, sono due potenziali controllati delle Fiamme Gialle toscane comandate da Adinolfi.<br \/>\n\u00c8 in questo contesto che, il 5 febbraio, una settimana prima del ribaltone Letta-Renzi, Nardella cena con Adinolfi e Mario Fortunato, ex capogabinetto di Tremonti, alla Taverna Flavia di Roma. L\u00ec il generale descrive lo strapotere del figlio di Napolitano (\u201cGiulio oggi a Roma \u00e8 tutto\u201d). Nardella conferma (\u201c\u00e8 fortissimo\u201d, per la sua influenza sul padre), accenna a sue \u201cconsulenze dalla Pubblica amministrazione\u201d e rivela di aver parlato di suoi presunti altarini con la Santanch\u00e8 (\u201cprima o poi verr\u00e0 fuori, se lo sa la Santanch\u00e8, vabb\u00e8 ragazzi\u201d). \u00c8 l\u00ec che l\u2019alto ufficiale dice di Giulio che \u201cbisogna passare da lui per arrivare\u201d al Colle e che il presidente \u201cce l\u2019hanno per le palle Gianni De Gennaro e Letta, pur sapendo qualcosa di Giulio\u201d.<br \/>\nPoi c\u2019\u00e8 una telefonata del presidente della Confindustria Sicilia (oggi indagato per mafia) Antonello Montante, che spiega la proroga di Capolupo col fatto che \u201cha in mano tutto del figlio di Napolitano, tutto: me l\u2019ha detto Michele\u201d, cio\u00e8 Adinolfi.<br \/>\nE infine c\u2019\u00e8 Fortunato, che insulta l\u2019allora capo dello Stato (\u201cpezzo di m\u2026.\u201d) e accenna a sue presunte pressioni per \u201cfar passare provvedimenti per l\u2019universit\u00e0 che stavano a cuore al figlio\u201d, cio\u00e8 a Giulio, docente a Roma Tre dov\u2019era preside lo zio Guido Fabiani, marito della sorella di Clio Napolitano, dunque cognato del presidente.<br \/>\nResta da capire come possano ora Capolupo e Adinolfi convivere sulle due poltrone pi\u00f9 alte della Guardia di Finanza, visto che il secondo accusava il primo di aver ottenuto la carica con un\u2019estorsione, anzi una concussione ai danni degli allora presidenti della Repubblica e del Consiglio.<br \/>\nInsomma, un bel quadretto di ricatti su notizie in parte note, in parte top secret e in parte incomprensibili se non a chi ne parla o vi allude, che dovrebbe inquietare tutti i personaggi citati a loro insaputa. Infatti, letto il Fatto, Letta jr. commenta il contenuto delle intercettazioni. E Giulio Napolitano si riserva di querelare i \u201ccommensali\u201d della \u201cconversazione da taverna\u201d. Viceversa l\u2019ex presidente Giorgio Napolitano, anzich\u00e9 ringraziare il Fatto per aver svelato quegli intrighi alle sue spalle e avergli svelato il pensiero del premier sul suo conto, ci attacca per aver fatto il nostro dovere: dare notizie. Invece di prendersela con chi si esprimeva in quei termini su di lui e su suo figlio, giunge ad attribuirci \u201cmenzogne e intimidazioni\u201d, ad accusarci di \u201cimbastire una grossolana, ignobile montatura\u201d su \u201cintercettazioni giudiziarie acquisite e pubblicate in modi di assai dubbia legittimit\u00e0\u201d e a minacciare di azioni legali non chi diceva quelle cose, ma noi che ne abbiamo informato i nostri lettori (lui compreso). Ora, siccome l\u2019ex presidente non \u00e8 in grado di distinguere il dito dalla luna, il termometro dalla febbre, la radiografia dalla malattia, proviamo a schiarirgli le idee prima che lo facciano i suoi legali.<br \/>\n1) Le eventuali \u201cmenzogne e intimidazioni\u201d appartengono a chi quelle cose ha detto, non a chi le ha riportate, quindi si rivolga non a noi, ma all\u2019entourage del premier da lui nominato.<br \/>\n2) Non c\u2019\u00e8 nulla di illecito nell\u2019acquisizione e pubblicazione di quelle intercettazioni, depositate agli avvocati di un\u2019inchiesta conclusa, e dunque non pi\u00f9 segrete.<br \/>\n3) L\u2019\u201cingiuriosa\u201d ipotesi che lui potesse \u201cessere oggetto di ricatti\u201d non l\u2019abbiamo formulata noi, ma i personaggi sopra citati, tutti a lui piuttosto noti.<br \/>\n4) Quella che lui definisce \u201cgrossolana e ignobile montatura\u201d si chiama informazione ed \u00e8 tutelata dall\u2019articolo 21 della Costituzione.<br \/>\n5) Se poi Napolitano ama farsi insultare da rappresentanti delle istituzioni, oppure non vuol sentire n\u00e9 sapere, non \u00e8 affar nostro. Anzi, un pochino lo \u00e8. (IlFattoQuotidiano.it di Marco Travaglio | 11 luglio 2015)<\/p>\n<p>2 &#8211; ROTTAMA PURE, MA \u00c8 LA SOLITA \u201cSMINESTRA\u201d &#8211; FORZA MATTEO, DI\u2019 QUALCOSA DI SINISTRA. O ALMENO, QUALCOSA DI SMINESTRA.<br \/>\nSul secondo punto l\u2019incontentabile Pd \u00e8 stato accontentato, stando alle intercettazioni pubblicate ieri dal Fatto. Dove, parlando con il generale della guardia di finanza Michele Adinolfi del piano per prendere il posto dell\u2019allora premier Enrico Letta, Renzi dice testualmente \u201cmi sa che dobbiamo fare quelli che la prendono nel culo personalmente\u2026 poi vediamo, magari mettiamo qualcuno di questi ragazzi dentro nella squadra a sminestrare un po\u2019 di roba\u2026\u201d.<br \/>\nParole scolpite nella pietra, su cui \u00e8 doveroso riflettere. A proposito del prenderla in quel posto, \u00e8 probabile che sia stato uno dei temi segreti trattati nel patto del Nazareno, considerata la notevole esperienza dell\u2019altro interlocutore. E poi c\u2019\u00e8 quello sminestrare, variante toscaneggiante del ruggente impiattare coniato dal partito dei master chef, da riferirsi per\u00f2 non al contenitore, ma al contenuto. In teoria \u00e8 possibile sminestrare e impiattare nello stesso tempo (dopodich\u00e9 il Tommaseo si pugnala al cuore, ma questo \u00e8 un altro discorso).<br \/>\nCerto che a parole il nostro premier ci sa fare. Dopo aver sorpreso il mondo con il suo english fluently, \u00e8 passato come se niente fosse al vernacolo, dall\u2019Hi Tony, how are you? alla ribollita con il cavolo cappuccio e alla pappa col pomodoro. Un triplo salto carpiato senza smettere di stupire. In questo caso poi, nessuno potr\u00e0 accusarlo di essersi limitato a dei vuoti annunci.<br \/>\nDa quando \u00e8 arrivato a Palazzo Chigi, per sminestrare ha sminestrato. Eccome, se ha sminestrato. Prendiamo le nomine di una Maria Elena Boschi, o di una Marianna Madia: tutto si potr\u00e0 dire, ma non che siano le solite ministre riscaldate. Un po\u2019 si sdogana e un po\u2019 si inventa; nella politica al tempo dei talk-show \u00e8 uno dei tanti modi per sminestrare tormentoni e rendersi riconoscibili al pubblico, come il doppiopetto, la bandana, la canottiera o la felpa.<br \/>\nSe incappi nel tormentone sbagliato rischi di essere ferito a morte, come accadde, a sua insaputa, a Claudio Scajola; ma se azzecchi la parola giusta ci puoi campare per un pezzo, vedi il buon rottamatore contro i perfidi rosiconi, ancora copyright Matteo Renzi, ma anche il celodurismo di Umberto Bossi l\u2019inciucio di Massimo D\u2019Alema o lo psiconano di Beppe Grillo. Nella nostra politica non sono mancati nemmeno gli inventori puri; lingue rubate alla glottologia come l\u2019ex ministro Elsa Fornero, che sforn\u00f2 una inedita categoria sociale con annesso neologismo: gli esodati. La parola indistinguibile dalla cosa, per la gioia di Michel Foucault. Alla mai abbastanza rimpianta Fornero (dall\u2019Accademia della Crusca) le invenzioni verbali venivano spontanee anche nelle situazioni pi\u00f9 difficili, come le trattative con i sindacati: \u201cSe uno comincia con il dire no, perch\u00e9 dovremmo mettere l\u00ec una paccata di miliardi e poi dire: voi diteci di s\u00ec?\u201d.<br \/>\nUna paccata: impara, Varoufakis. L\u2019ex viceministro Michel Martone ai suoi tempi non fu da meno ed \u00e8 passato alla storia del linguaggio per un motivo quasi autobiografico, quando a proposito dei tanti giovani sottopagati, magari nonostante la laurea, dichiar\u00f2 che chi guadagnava 500 euro al mese era uno \u201csfigato\u201d, e volle spiegare anche le diverse ragioni di questa sfiga sociale. Giovani sfigati, e pure choosy rincar\u00f2 la dose la Fornero, tra gli urr\u00e0 della Crusca. E sempre su questo tema si era gi\u00e0 espresso nel 2007 l\u2019allora ministro dell\u2019Economia Tommaso Padoa-Schioppa, bollando i ragazzi riottosi a uscire dalla casa dei genitori come bamboccioni. Piuttosto deludente, invece, Silvio Berlusconi. In vent\u2019anni sulla breccia molte gaffe, ma nessuna vera invenzione linguistica a parte un\u2019unica eccezione con l\u2019aiuto decisivo di Angela Merkel: lo sdoganamento del termine culona. La lingua batte dove il dente duole. (IlFattoQuotidiano.it di Redazione | 11 luglio 2015)<\/p>\n<p>3 &#8211; LETTA: SIAMO FINITI NELLO SQUALLORE SUL MODELLO DI \u00abHOUSE OF CARDS\u00bb &#8211; LA PRIMA REAZIONE \u00c8 STATA SU TWITTER: FRASI E COMPORTAMENTI SI COMMENTANO DA SOLI<br \/>\nDI MONICA GUERZONI<br \/>\nhttp:\/\/images2.corriereobjects.it\/includes2013\/LIBS\/css\/assets\/logo\/logo-corriereTV_menu.png?v=20141118115939 <\/p>\n<p>LA CERIMONIA DEL CAMPANELLO: IL PASSAGGIO DELLE CONSEGNE A PALAZZO CHIGI TRA LETTA E RENZI IL 22 FEBBRAIO 2014<br \/>\nROMA &#8211; Fedele al suo personale credo nel \u00abvalore sacro della parola\u00bb, un Enrico Letta letteralmente \u00absconcertato\u00bb sceglie ancora una volta di evitare la reazione a caldo. Tornato a Roma proprio venerd\u00ec mattina dall\u2019Australia, dopo un ciclo di conferenze sulla crisi dell\u2019euro all\u2019universit\u00e0 di Sidney, l\u2019ex presidente del Consiglio non si aspettava di essere accolto come \u00abun incapace\u00bb da \u00abgovernare da fuori\u00bb, o da spedire al Quirinale per liberare la poltrona di Palazzo Chigi. Quando accende il cellulare dopo venti ore di traversata lo trova intasato di sms e chiamate, eppure rifiuta interviste e medita di non rispondere affatto. Poi per\u00f2, col passar delle ore, Letta decide di consegnare a Twitter una briciola del suo stato d\u2019animo: \u00abCosa penso delle frasi e dei comportamenti di #Renzi rivelati dal @fattoquotidiano oggi? Si commentano da soli\u00bb.<br \/>\nUn no comment che non \u00e8 un no comment, ma una critica pesante delle parole e del pensiero del suo successore. Lo conferma la parola \u00abcomportamenti\u00bb, aggiunta per marcare la differenza etica e antropologica da Matteo Renzi. Una presa di distanza a tutto campo, scolpita via web per stigmatizzare non solo il giudizio di \u00abincapace\u00bb a lui diretto e i retroscena della staffetta a Palazzo Chigi, ma anche il trattamento riservato a Giorgio Napolitano. \u00abSono rimasto sconcertato da tanto squallore\u00bb confida Letta ai suoi, mentre la notizia si impone tra le pi\u00f9 commentate di Twitter. Per uno che \u00e8 riuscito a tacere un anno intero dopo essere stato defenestrato da Palazzo Chigi, sconcerto e squallore sono due concetti a dir poco forti. \u00abHo pensato che siamo davvero finiti nello squallore alla House of Cards\u00bb \u00e8 il giudizio di Letta sulla conversazione tra Renzi e il generale Michele Adinolfi, l\u201911 gennaio 2014.<br \/>\n\u00c8 passato quasi un anno e mezzo, ma la sola idea che il leader del Pd gli abbia offerto il Quirinale nel 2017 in cambio di Palazzo Chigi, al compimento dei cinquant\u2019anni di et\u00e0, ancora lo indigna. La sua risposta \u00e8 stampata nella celebre foto di Letta che consegna la campanella a Renzi in dieci secondi dieci, lo sguardo rivolto altrove che rivela fastidio, rabbia, quasi repulsione. Nel libro \u00abAndare insieme, andare lontano\u00bb Letta si sofferma sul \u00abcoraggio di dire no alle scorciatoie e a una visione trita e ritrita della politica vissuta come \u201csangue e merda\u201d (o scimmiottando House of Cards)\u00bb, la celebre serie tv americana che racconta gli intrighi del potere. Ecco perch\u00e9 venerd\u00ec si \u00e8 convinto ancor pi\u00f9 di aver fatto la cosa giusta, in tre mosse. Dimettersi dal Parlamento, \u00abma non dalla politica\u00bb. Accettare la guida dell\u2019universit\u00e0 di Parigi Sciences Po. E fondare tra Roma e Bruxelles una Scuola di politiche. \u00abUna scuola piccola e artigianale\u00bb per ventenni di belle speranze, dove formare una classe dirigente nuova e virtuosa, immune dai mali di un \u00abconformismo\u00bb che per lui fa rima con renzismo. La personalizzazione, l\u2019uomo solo al comando, l\u2019opportunismo, la corsa a salire sul carro del vincitore, il cinismo di chi \u00abapplaude quando tutto gira per il verso giusto, ma \u00e8 pronto a voltarti brutalmente le spalle quando le cose precipitano\u00bb&#8230;<br \/>\nIl bando \u00e8 scaduto il 30 giugno e l\u2019ex premier si aspettava di ricevere un centinaio di domande. Sono invece arrivate 672 candidature da tutta Italia con tanto di video di presentazione, un\u2019onda \u00abimpressionante e beneaugurante\u00bb che lo ha convinto ad aumentare il numero delle classi per ottobre. Su quei banchi sogna di crescere una nuova leva di politici, che non somiglino n\u00e9 a Renzi, n\u00e9 a Berlusconi. Al primo, Letta imputa, tra l\u2019altro, l\u2019aver resuscitato il secondo: \u00abL\u2019ha fatto coprotagonista di un asse politico &#8211; scrive nel libro &#8211; che, al di l\u00e0 di tanti tira e molla artificiosi, ha dimostrato di tenere in molti passaggi dirimenti\u00bb. Quanto a Vincenzo Fortunato &#8211; l\u2019ex capo di gabinetto del ministro Giulio Tremonti, che era tra i quattro commensali intercettati dai carabinieri del Noe alla Taverna Flavia il 5 febbraio del 2014 &#8211; i collaboratori di Letta ricordano che la sua sostituzione al Tesoro fu uno dei primi atti del suo governo.<\/p>\n<p>4 &#8211; HOUSE AD \u00abLETTA INCAPACE\u00bb. UN CASO LA TELEFONATA DI RENZI<br \/>\n\u00abLUI NON \u00c8 CAPACE, NON \u00c8 CATTIVO, NON \u00c8 PROPRIO CAPACE. E QUINDI&#8230; PER\u00d2 L\u2019ALTERNATIVA \u00c8 GOVERNARLO DA FUORI&#8230; LUI SAREBBE PERFETTO COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, GLIEL\u2019HO ANCHE DETTO IERI. L\u2019UNICO PROBLEMA \u00c8 CHE BISOGNA ASPETTARE AGOSTO 2016. QUELL\u2019ALTRO NON CI ARRIVA CAPITO? ME L\u2019HA GI\u00c0 DETTO. QUELL\u2019ALTRO, IL NUMERO UNO, NEL 2015 VUOLE ANDARE VIA&#8230;\u00bb.<br \/>\n\u00c8 l\u201911 gennaio 2014. A parlare al telefono con il generale Michele Adinolfi, allora comandante interregionale dell\u2019Italia centro-settentrionale a Firenze ed oggi numero due della Guardia di Finanza, \u00e8 Matteo Renzi. Da circa un mese (le primarie sono dell\u20198 dicembre precedente) segretario del Partito democratico e non ancora presidente del Consiglio. Il \u201clui\u201d di cui si parla nella telefonata \u00e8 Enrico Letta, che rester\u00e0 a Palazzo Chigi per neanche un mese. La conversazione \u00e8 stata pubblicata ieri dal Fatto quotidiano, giornale non certo amico dell\u2019attuale premier. Renzi risulta intercettato parlando da un\u2019utenza nella sua disponibilit\u00e0 intestata alla fondazione \u00abbig Bang\u00bb nell\u2019ambito dell\u2019inchiesta della Procura napoletana su Cpl Concordia. Adinolfi \u00e8 allora indagato per una presunta fuga di notizie, e il caso sar\u00e0 poi archiviato su richiesta dello stesso pm Henry John Woodcock. Negli atti dell\u2019inchiesta napoletana a disposizione del quotidiano diretto da Marco Travaglio ci sono anche intercettazioni che chiamano in causa Giulio Napolitano, figlio del presidente Giorgio.<br \/>\nSono i giorni in cui Letta e Renzi si incontrano per definire la fase due del governo presieduto da Letta, e pi\u00f9 si incontrano pi\u00f9 il gelo aumenta. Renzi di l\u00ec a poco sceglier\u00e0, con l\u2019appoggio di quasi tutto il Pd compresa la minoranza che si raccoglie attorno a Gianni Cuperlo, di andare direttamente a Palazzo Chigi al posto di Letta. Ma l\u201911 gennaio la scelta non \u00e8 ancora compiuta in modo definitivo, gli stessi renziani doc si dividono (con Guerini e Delrio pi\u00f9 favorevoli all\u2019ipotesi \u201cstaffetta\u201d e con Nardella pi\u00f9 scettico), e sul tavolo c\u2019\u00e8 anche l\u2019alternativa di un \u00abrimpastone\u00bb, ossia dell\u2019ingresso di renziani di peso nel governo Letta con un programma di riforme pi\u00f9 incisivo. Proprio di \u00abrimpastone\u00bb parla Renzi nella telefonata con Adinolfi. \u00abRimpastone, no rimpastino&#8230; Poi vediamo, magari mettiamo qualcuno di questi ragazzi dentro nella squadra, a sminestrare un po\u2019 di roba. Purtroppo si fa cos\u00ec\u00bb, dice Renzi. E in un altro passaggio: \u00abButtare all\u2019aria tutto secondo me alla lunga sarebbe meglio per il Paese perch\u00e9 lui \u00e8 proprio incapace\u00bb.<br \/>\nNei giorni successivi Renzi prover\u00e0 a proporre al suo rivale l\u2019onore della armi per una \u201cstaffetta\u201d condivisa. Oltre all\u2019ipotesi della presidenza della Repubblica &#8211; ipotesi subito sfumata per l\u2019ancora giovane et\u00e0 di Letta e per l\u2019indisponibilit\u00e0 dell\u2019allora Capo dello Stato Napolitano di restare fino all\u2019estate del 2016 &#8211; Renzi secondo le ricostruzioni dell\u2019epoca propone a Letta anche la strada europea: la presidenza della Commissione Ue nel caso in cui avessero vinto i socialisti alle elezioni del maggio 2014 (cosa poi non avvenuta) o in alternativa il posto di Mr Pesc ora occupato da Federica Mogherini. Ma i rapporti tra i due sono destinati a degenerare.<br \/>\n\u00abCosa penso delle frasi e dei comportamenti di Renzi rivelati oggi dal Fatto quotidiano? Si commentano da soli\u00bb. si limita a dire Letta, in procinto di lasciare il Parlamento (il 16 luglio l\u2019Aula della Camera voter\u00e0 sulle sue dimissioni) per dedicarsi all\u2019attivit\u00e0 accademica. Mentre il Movimento 5 Stelle chiede che il governo riferisca in Parlamento: \u00ab\u00c8 una repubblica fondata sul ricatto, una situazione inaccettabile non degna di un Paese civile\u00bb. Da Palazzo Chigi nessun commento ufficiale sulla vicenda. Ma c\u2019\u00e8 chi legge come ulteriore stoccata al suo predecessore quanto scritto da Renzi su Facebook a commento dei dati economici positivi resi pubblici ieri dall\u2019Istat (si veda pagina 15): \u00abLa strada \u00e8 tracciata da un pacchetto di riforme cos\u00ec significativo da non avere precedenti. Rimane l\u2019amarezza: s (HouseAdcid:image005.png@01D0BC55.400473A0 &#8211; ROMA  11 luglio 2015 e queste riforme le avessero fatte quelli prima di noi, la nostra economia oggi sarebbe pi\u00f9 forte\u00bb.)<\/p>\n<p>5 &#8211; IL CONSIGLIO DEI SMINESTRI. OGNI TANTO QUALCHE LETTORE CI DOMANDA PERCH\u00c9 GUARDIAMO CON TANTA CURIOSIT\u00c0 QUELLO CHE SCRIVONO, MA SOPRATTUTTO NON SCRIVONO GLI ALTRI GIORNALI. LA RISPOSTA \u00c8 IN QUELLO CHE STA ACCADENDO, MA SOPRATTUTTO NON STA ACCADENDO, SULL\u2019AFFAIRE RENZI-ADINOLFI-NAPOLITANO\u2019S.<br \/>\nIn un altro paese tutta la stampa stazionerebbe sotto Palazzo Chigi e non leverebbe l\u2019assedio finch\u00e9 non avesse ottenuto le dovute spiegazioni dal premier sui suoi rapporti con B. e con i vertici della Guardia di Finanza, nonch\u00e9 sulle parole dei suoi fedelissimi sull\u2019asserita ricattabilit\u00e0 dell\u2019ex presidente Napolitano per i presunti altarini del figlio Giulio. Cos\u00ec Renzi, oltre a \u201csminestrare\u201d, sarebbe costretto a chiarire le questioni cruciali ben riassunte qui accanto da Padellaro e Lillo. Invece siamo in Italia e anche questo affare di Stato, dopo qualche lancio di agenzia, articolo di giornale e servizio, verr\u00e0 archiviato come l\u2019ennesima fisima del solito Fatto Quotidiano. E morta l\u00ec. Il copione \u00e8 lo stesso seguito per vent\u2019anni dagli house organ berlusconiani a ogni scandalo del Caimano: il problema non \u00e8 ci\u00f2 che dicono gli intercettati, ma che siano stati intercettati; che i nastri siano finiti su un giornale; e che si parli di fatti privi di rilevanza penale.<br \/>\nSolo che nell\u2019Era B. a fare da controcanto c\u2019erano i giornali e il tg di sinistra, che rivendicavano il diritto-dovere della stampa di pubblicare atti depositati anche di fascicoli archiviati e ricordavano che non tutto ci\u00f2 che penalmente irrilevante \u00e8 politicamente e moralmente lecito, con ampie citazioni illustri da Berlinguer a Borsellino. Ora invece a sinistra tutto tace, anzi acconsente. E il controcanto lo fa la stampa di destra, che \u00e8 quella che \u00e8. Basti pensare che, per il Giornale, lo scandalo delle intercettazioni \u00e8 che sono state pubblicate e che Napolitano ce l\u2019aveva a morte con B., mentre sul Foglio il povero Bordin si scandalizza perch\u00e9 noi criticammo il capitano Ultimo per non aver perquisito il covo di Riina e ora riferiamo conversazioni captate da cimici piazzate da lui: il bambino indica la luna e, come sempre, il fesso guarda il dito. A sinistra, in compenso, c\u2019\u00e8 la presunta Unit\u00e0, che al tema politico del giorno non dedica neppur una didascalia, avendo ben altre notizie, in esclusiva mondiale: \u201cVia i camion-bar dai Fori imperiali\u201d, a imperitura gloria del sindaco Marino, e soprattutto \u201cCresce l\u2019industria, la ripresa c\u2019\u00e8\u201d, \u201c185 mila nuovi contratti. Renzi: dato positivo\u201d. Sono i 271 posti fissi di lavoro creati a maggio, roba forte.<br \/>\nApag. 7 Matteo in persona risponde ai lettori. Qualcuno gli avr\u00e0 chiesto di Adinolfi e Napolitano? Purtroppo no. Ti piace lo gnocco fritto? \u201cMagari, non sono nemmeno ingrassato\u201d. Sei pentito dell\u2019appoggio a Marchionne? \u201cIo no. Tu?\u201d (la lettrice Rita che ha fatto la domanda si sta chiedendo quando mai le sia capitato di appoggiare Marchionne). Repubblica invece all\u2019affaire dedica due pagine. Nessun cenno nei titoli ai Napolitanos: non esageriamo. La notizia \u00e8 l\u2019unica cosa nota pure ai bambini: Renzi giudicava Letta un incapace. E vabb\u00e8. Ma il meglio arriva nel \u201cretroscena\u201d, lo spazio un tempo riservato a notizie e voci rubate ai politici. Ora invece, quando Renzi non vuol parlare ufficialmente, chiama il retroscenista: un ventriloquo che impapocchia le sue frasi con formule tipo \u201cconfida Renzi ai suoi collaboratori\u2026\u201d. Dunque leggiamo: \u201cA Palazzo Chigi dicono che \u2018si sa che pu\u00f2 andare cos\u00ec\u2019\u201d. Cosa? Boh. \u201cCerte sorprese dalle inchieste \u2018vanno messe nel conto\u2019\u201d. Quali sorprese, visto che a parlare erano Renzi e i suoi? Mistero. \u201cSono intercettazioni senza profilo penale di un\u2019indagine in parte archiviata\u201d: B. non avrebbe saputo dire meglio, prima o poi chiede le royalty.<br \/>\n\u201cRenzi non pensa a manovre a orologeria\u201d. Ah ecco. \u201cBusiness as usual, ripete\u201d. Ma anche cave canem, cherchez la femme, Parigi \u00e8 sempre Parigi. \u201cIl fastidio per\u00f2 filtra. E c\u2019\u00e8 il timore che possano moltiplicarsi episodi di questo tipo\u201d: dipende da cos\u2019ha fatto e detto. \u201cRenzi ha usato il suo schema classico: rilanciare, non arretrare di un passo\u201d. Pancia in dentro, petto in fuori. Marciare non marcire. \u00c8 l\u2019aratro che traccia il solco, ma \u00e8 Twitter che lo difende. \u201cBasta leggere tra le righe del post su Facebook\u201d. Ecco, tra le righe. \u201cRimane l\u2019amarezza\u201d. Mo\u2019 me lo segno. \u201cSe non corriamo, \u00e8 colpa loro\u201d: di B., Monti e Letta. Sua, mai. \u201cLegge e rilegge le intercettazioni\u201d e \u201cnon ci trova niente di scandaloso\u201d: niente, lui. \u201cAlcuni vicini a lui sussurrano che \u2018certe conversazioni non dovrebbero mai uscire\u2019\u201d. Si sa come sono i vicini: sussurrano. \u201cRenzi per\u00f2 non si descrive indignato e non vuole fasciarsi la testa\u201d. No che non se la fascia. \u201cNon c\u2019\u00e8 niente da chiarire, \u00e8 la sua linea\u201d. E chi \u00e8 mai il cronista per contestare la linea?<br \/>\nAnche sul patto di governo con B. otto giorni prima del Nazareno, \u201cnulla da nascondere\u201d: \u201cFI aveva gi\u00e0 accettato il tavolo sulle riforme. Dov\u2019\u00e8 lo stupore, si chiedono nello staff\u201d. Veramente si sapeva che B. aderiva alle riforme, non al governo Renzi. Ma fa niente: \u201cQuesta \u00e8 la versione ufficiosa dei renziani. Non servono note o comunicati stampa, questa \u00e8 la decisione\u201d. E chi siamo noi per fargli violenza? Ci sarebbe poi quel \u201ctu\u201d da pappa e ciccia col generale Adinolfi, che gli manda cravatte e gli d\u00e0 dello stronzo. Ma \u201ci sindaci ogni giorno devono chiedere ai finanzieri di intervenire sulla citt\u00e0 per mille motivi\u201d. E certo, c\u2019\u00e8 un marciapiede rotto o un dehors abusivo e il sindaco chi chiama? Il comandante interregionale della Finanza. Tutto regolare. \u201cSi ostenta grande tranquillit\u00e0\u201d. Dai, Matteo, non \u00e8 niente. \u00c8 tutto finito. Vai a letto tranquillo. Vuoi che ti canti la ninnananna? (IlFattoQuotidiano.it \/ Archivio Cartaceo &#8211; Marco Travaglio | 12 luglio 2015)<\/p>\n<p>6 &#8211;  Dalla Provincia a Palazzo Chigi tutti i guai e i pasticci di Renzi Le indagini della Corte dei conti sui bilanci, la casa pagata da Carrai e la bancarotta del padre<br \/>\nMARA CARFAGNA, MARIASTELLA GELMINI, STEFANIA PRESTIGIACOMO E GIORGIA MELONI IL 12 MAGGIO 2008, DOPO AVER GIURATO DA MINISTRE DEL GOVERNO BERLUSCONI, RICEVETTERO UN MAZZO DI FIORI DA UN MITTENTE ALL\u2019EPOCA TOTALMENTE SCONOSCIUTO: MATTEO RENZI. IL GIOVANE PRESIDENTE DELLA PROVINCIA, PER COMPLIMENTARSI CON LA PATTUGLIA ROSA, FECE RECAPITARE ALLE NEOMINISTRE UN OMAGGIO FLOREALE<br \/>\nA spese della Provincia, ovviamente. Nei cinque anni di gestione del boy scout l\u2019ente spese circa 20 milioni di euro tra rappresentanza, missioni all\u2019estero, manifestazioni, pranzi, cene e comunicazione per diffondere il verbo renziano. Un precursore delle spese pazze, in pratica.<br \/>\nLa Procura di Firenze, gi\u00e0 guidata da Giuseppe Quattrocchi, non ritenne necessario intervenire. La Corte dei Conti, invece, apr\u00ec un fascicolo ma solamente nel 2012 su indicazione del ministero dell\u2019Economia che rivel\u00f2 \u201cgravi anomalie\u201d nella gestione renziana della Provincia. Questa \u00e8 la prima indagine che ha toccato il giovane di Rignano. Da allora, nella rapidissima e spregiudicata ascesa politica, che in appena sei anni lo ha accomodato con una manovra di Palazzo alla guida del governo, i fascicoli che hanno coinvolto lui e il suo ormai romanizzato Giglio magico sono numerosi. Le indagini sono sempre in corso.<br \/>\nUno tra i pi\u00f9 noti \u00e8 quello aperto nel marzo 2014 sulla vicenda dell\u2019attico in via degli Alfani 8 a Firenze, in cui Renzi era residente, ma a pagare il canone per quasi tre anni era il fedele Marco Carrai che non solo aveva ricevuto incarichi diretti in Provincia e poi in Comune ma era stato nominato a capo di Firenze Parcheggi, controllata di Palazzo Vecchio, ed \u00e8 tuttora presidente di Aeroporto di Firenze nonch\u00e9 nel cda di Open, la fondazione che finanzia l\u2019attivit\u00e0 politica di Renzi.<br \/>\nLa domanda nasceva spontanea, anche tra gli inquirenti: \u00e8 legittimo che un anonimo imprenditore paghi l\u2019affitto a un sindaco e nei tre anni successivi riceva incarichi in societ\u00e0 controllate dal Comune, appalti dall\u2019amministrazione e gestisca le casse di associazioni e fondazioni create ad hoc per finanziare le campagne elettorali che nel tempo portano quel primo cittadino a diventare premier? La risposta ancora non \u00e8 stata individuata.<br \/>\nAltro fascicolo aperto senza indagati n\u00e9 ipotesi di reato riguarda i soldi raccolti dalle fondazioni. Tanti soldi. Un tesoretto che sfiora cinque milioni di euro, accumulato dal 2007 a oggi attraverso due associazioni totalmente segrete fino al febbraio scorso (Noi Link e Festina Lente) e due fondazioni (Big Bang e Open). Sono le casseforti personali di Renzi, quelle che gli hanno permesso di sostenere una campagna elettorale permanente per cinque anni e che hanno coinvolto e coinvolgono tutti i fedelissimi del Capo, compresi Luca Lotti e Maria Elena Boschi.<br \/>\nNel febbraio 2014 a seguito di alcuni articoli del Fatto e di un esposto di alcuni cittadini la Procura di Firenze avvi\u00f2 le indagini, per sapere da dove sono arrivati gli ingenti fondi che hanno permesso a un anonimo presidente di Provincia di diventare premier. Chi lo ha finanziato? Tra loro c\u2019\u00e8 qualcuno che \u00e8 poi stato ripagato con una nomina o con appalti pubblici? Domande legittime. Per ora senza risposta. Ma la Procura fiorentina ha cose ben pi\u00f9 urgenti di cui occuparsi. Una su tutte l\u2019inchiesta sull\u2019Alta velocit\u00e0 e grandi opere che lo scorso marzo ha portato in carcere Ettore Incalza e costretto alle dimissioni da ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi.<br \/>\n\u00c8 toccato ai magistrati di Genova, per esempio, scoprire che Tiziano Renzi, il padre del premier, aveva ceduto la parte sana della societ\u00e0 di famiglia, Chil Post, alla moglie, prima di venderla a due presunti prestanome e farla fallire. Questa l\u2019ipotesi d\u2019accusa. Tiziano Renzi \u00e8 indagato per bancarotta fraudolenta. L\u2019oggi presidente del Consiglio era stato assunto come dirigente (unico dipendente, fra l\u2019altro) alla Chil poche settimane prima di essere nominato alla guida della Provincia di Firenze cos\u00ec da far versare i contributi previdenziali all\u2019ente. Poi al Comune e infine a Palazzo Chigi. \u00c8 stato costretto a dimettersi nel 2014 perch\u00e9 smascherato dal Fatto.<br \/>\nAl momento sulla vicenda la magistratura non \u00e8 intervenuta. Va ricordato che per una vicenda simile, un\u2019assunzione ritenuta fittizia da parte dell\u2019azienda del marito, l\u2019ex ministro Josefa Idem \u00e8 stata indagata per truffa aggravata dalla Procura di Ravenna e si \u00e8 dimessa dal governo Letta.<br \/>\nOltrech\u00e9 per se stesso e per i parenti, Renzi deve preoccuparsi anche per quelli dei suoi fedelissimi. Dei tanti casi che hanno sfiorato il sindaco ereditario Dario Nardella, l\u2019amico Carrai o il braccio destro Lotti, il capitolo pi\u00f9 delicato \u00e8 riferito a Maria Elena Boschi: il padre, da vicepresidente della Banca dell\u2019Etruria e del Lazio, \u00e8 stato prima multato da Bankitalia per \u201cgravi irregolarit\u00e0\u201d e poi ha dovuto subire il commissariamento dell\u2019istituto di credito, ridotto a non poter chiudere il bilancio tanto erano disastrati i conti. A indagare non \u00e8 la Procura di Firenze ma quella di Arezzo per quanto riguarda la gestione della banca.<br \/>\nPoi ci sono i magistrati di Roma e la Consob che stanno cercando di fare chiarezza sul decreto legge varato in tutta fretta a dicembre da Renzi per trasformare le cooperative in spa. Mossa che ha dato vita a speculazioni e \u201coperazioni poco chiare\u201d per almeno 10 milioni di euro di plusvalenze. A guadagnarci di pi\u00f9 fu proprio la Etruria di pap\u00e0 Boschi. Una coincidenza? Le domande, si sa, sono lecite. Le risposte latitano. Ma arriveranno dalle procure. E dalla Corte dei Conti che dopo aver passato al setaccio le note spese della Provincia, ha aperto un medesimo fascicolo anche sugli anni in cui Renzi \u00e8 stato sindaco. Indagine avviata nel 2014, proprio quando o<\/p>\n<p>7 &#8211;  INDAGINI E RICATTI PRESIDENTE, ADESSO RISPONDA . EGREGIO PRESIDENTE RENZI, ALLA LUCE DELLE CONVERSAZIONI CON IL GENERALE ADINOLFI LE VOLEVAMO PORRE CINQUE DOMANDE.<br \/>\n1. Perch\u00e9 lei (secondo quello che scrive Luca Lotti a Michele Adinolfi) interviene nel 2014 da segretario del Pd per stoppare la conferma del comandante Capolupo, su richiesta di un sottoposto del comandante, e senza avere alcun titolo per immischiarsi in una nomina di competenza del ministro dell\u2019economia e del governo?<br \/>\n 2. Perch\u00e9 lei, appena nominato segretario del Pd, da un lato supporta Adinolfi \u2013 nonostante sia notoriamente vicino a Gianni Letta, Adriano Galliani e Berlusconi \u2013 e dall\u2019altro proprio a lui comunica la sua intenzione di far cadere Enrico Letta con l\u2019aiuto di Berlusconi?<br \/>\n3. Adinolfi, in qualit\u00e0 di comandante interregionale di Toscana ed Emilia Romagna, era il vertice di un corpo che avrebbe potuto svolgere controlli e indagini sul feudo del suo rivale di allora nel Pd, Pier Luigi Bersani (lambito dalla Finanza nell\u2019indagine sulla sua segretaria), e sul suo feudo: Firenze. Il Fatto ha scritto molti articoli su vicende imbarazzanti per lei, come la storia dei contributi pensionistici figurativi ottenuti dal 2004 al 2013 da Provincia e Comune grazie all\u2019assunzione nella sua azienda di famiglia alla vigilia della scelta di Pds e Margherita di candidarla alla Provincia. La Guardia di finanza \u00e8 andata a prendere le carte su un caso simile che ha coinvolto Josefa Idem a Ravenna, in Romagna, e l\u2019ex ministro \u00e8 stata indagata per truffa. Eventuali accertamenti della Finanza in Toscana non hanno dato alcun esito su di lei. Adinolfi non ha compiti di polizia giudiziaria ma lei ha mai parlato con lui di queste storie? E non ritiene che la sua sponsorizzazione del comandante possa appannare le certezze dei cittadini su un\u2019azione rigorosa ed equanime delle Fiamme gialle?<br \/>\n 4. Adinolfi secondo il Noe, avrebbe criticato le modalit\u00e0 di nomina del suo comandante e potrebbe avere alluso a un ricatto ai danni del presidente Napolitano, facendo illazioni sulle ragioni della proroga di Capolupo. Non crede debba dimettersi da comandante in seconda?<\/p>\n<p>8 &#8211;  PERCH\u00c9 IL SEGRETARIO DEL PD SI FA DARE DELLO \u201cSTRONZO\u201d DA UN GENERALE CHE TUBA AL TELEFONO CON GIANNI LETTA?  POVERA PATRIA: IL NOSTRO STRATEGA COL CONO IN MANO<br \/>\nSBAGLIA ENRICO LETTA QUANDO ACCOSTA ALLO \u201cSQUALLORE DI HOUSE OF CARDS\u201d, la Renzicricca delle intercettazioni pubblicate dal Fatto perch\u00e9 l\u00e0 c\u2019\u00e8 la cupa grandezza del potere assassino, qui l\u2019eterno, italico Bagaglino delle parodie fiorentine col tovagliolo al collo che alla Taverna Flavia sminestrano su generaloni e Quirinale.<br \/>\nNon si sminuisce la gravit\u00e0 dell\u2019intrigo se lo si misura con la visione pi\u00f9 scadente della politica politicante. Ma cresce la delusione: tutto ci saremmo aspettati dal premier che voleva rottamare il mondo meno che nella stanza dei bottoni subito si mettesse a giocare con gli stessi soldatini di piombo in carriera maneggiati da Andreotti e Berlusconi (che almeno non si facevano dare dello stronzo al telefono).<br \/>\n Le lettere piccate e il tenente Colombo<br \/>\nRenzi \u00e8 il cugino di campagna che non \u00e8 ancora entrato a Palazzo Chigi, ma gi\u00e0 incrocia i piedi sulla scrivania e decide sui destini delle istituzioni che in fondo disprezza visto che l\u2019\u201cincapace\u201d Letta-nipote (forse proprio perch\u00e9 incapace) \u201csarebbe perfetto\u201d come presidente della Repubblica, ma purtroppo, da vero disastro, non ha l\u2019et\u00e0. Del resto, che sul Colle non giganteggiassero dei padri della patria, si evince dalle piccatissime lettere di Napolitano senior e junior al Fatto. Traboccante di sdegno la prima davanti al \u201csolo ipotizzare che il Presidente Napolitano abbia potuto essere oggetto di ricatti da parte di chicchessia\u201d. Mentre nella seconda, l\u2019argomentazione regina \u00e8 che \u201ci commensali non riescono a evidenziare un solo fatto, evento, provvedimento che in qualche modo mi avrebbe favorito\u201d. Ovvero: le prove, dove sono le prove?, che fa tanto Tenente Colombo. Invece di lanciare moniti entrambi non dovrebbero seriamente interrogarsi sul perch\u00e9 la famiglia Napolitano fosse oggetto di tante e tali chiacchiere?<br \/>\nIl problema di Renzi non \u00e8 l\u2019essersi fatto prendere con le dita nella marmellata, ma la qualit\u00e0 della marmellata. La solita, scivolosa materia delle camarille per piazzare questo o quello sulle poltrone che contano: in questo caso l\u2019amico Adinolfi al vertice della Gdf, bruciato sul traguardo, porca miseria, dal parigrado Capolupo, mentre il governo Letta esala l\u2019ultimo respiro. Per placare l\u2019incazzatissimo generale si ricorre all\u2019infallibile rito romanesco del se famo du\u2019 spaghi e nella simpatica bicchierata, insieme al futuro sindaco di Firenze, Dario Nardella, e al potente mandarino Vincenzo Fortunato, si accompagna, chiss\u00e0 perch\u00e9, il presidente dei medici sportivi Maurizio Casasco. Anche qui niente di nuovo: \u00e8 il metodo di una mano lava l\u2019altra che suggella le vere amicizie: altro che massonerie, che andate a pensare?<br \/>\n Mastri tintori e omert\u00e0 da weekend<br \/>\nIl resto del copione prevede la paziente opera di edulcorazione e smussamento a cura dei mastri tintori di Palazzo Chigi, a uso e consumo della stampa responsabile, china sui problemi del Paese. Poi, l\u2019omert\u00e0 da weekend che, tolti i sovversivi Cinquestelle, tende a trincerarsi dietro quello straordinario menare il torrone che dice (e non dice): sono parole che si commentano da sole. Caspita. Quindi, anatemi a schiovere sui complotti dei magistrati che fanno diffondere carte penalmente irrilevanti per alimentare la macchina del fango (vedi Giulio Napolitano). Infine, nuove pressanti richieste affinch\u00e9 la nuova legge sulle intercettazioni tagli le mani ai giornalisti che non si fanno i cavoli loro.<br \/>\nTutto come prima sulla misera scena repubblicana. Cambia soltanto che al centro ora c\u2019\u00e8 uno con il gelato in mano, per dirla con l\u2019ex amico Diego Della Valle. Altro che Frank Underwood. (di Antonio Padellaro | 12 luglio 2015 IlFattoQuotidiano.it)<\/p>\n<p>9 &#8211; LOGGIA P2, SOLDI E DOSSIER: LA FINANZA CHE SBAGLIA &#8211; NON SOLO MICHELE ADINOLFI CHE FA COMUNELLA COL \u201cGIGLIO MAGICO\u201d DA SPECIALE A MILANESE PASSANDO PER POLLARI<br \/>\nNEC RECISA RECEDIT. NON ARRETRA NEPPURE TAGLIATA. IL MOTTO DELLA GUARDIA DI FINANZA, LETTO OGGI, RICHIAMA INEVITABILMENTE VISIONI CONTRAPPOSTE DI EROISMI E OSCURIT\u00c0. I tanti che fanno il loro lavoro con passione, come quel colonnello Renzo Nisi che avvi\u00f2 le indagini sul Mose e, prima di essere trasferito, profetizz\u00f2: \u201cLa pietra ha cominciato a rotolare e presto diventer\u00e0 una valanga\u201d. E i molti che invece hanno tradito. Gi\u00e0 Luigi Einaudi scrisse in un suo saggio che \u201cil contrabbando, la grassazione e l\u2019abuso di potere erano attivit\u00e0 abituali dei militari che avrebbero dovuto estirparli\u201d.<br \/>\nDalle pontificie \u201cbrigate delle gabelle\u201d a oggi, quante brutte storie hanno macchiato l\u2019onore delle Fiamme gialle. Gli ultimi protagonisti del serial Fiamme Sporche sono a Venezia il generale Emilio Spaziante e il braccio destro di Giulio Tremonti, Marco Milanese. A Bari la squadretta che sosteneva il procuratore di Bari Antonio Laudati alle prese con Giampi Tarantini e le sue escort. A Napoli il colonnello Fabio Mendella, accusato da un imprenditore di pretendere il pizzo. A Roma il generale Michele Adinolfi che parla e sparla con il Giglio magico. E che dire dell\u2019ex comandante generale Roberto Speciale, che si faceva portare le spigole in montagna da un aereo della Gdf?<br \/>\nPi\u00f9 indietro nel tempo, c\u2019\u00e8 il ruolo del generale Nicol\u00f2 Pollari, diventato direttore del servizio segreto militare Sismi, nel sequestro Cia dell\u2019imam Abu Omar e nel dossieraggio illegale della sua ombra (Shadow) Pio Pompa. C\u2019\u00e8 lo scontro, durissimo, tra il Gico della Guardia di finanza di Firenze e il pool Mani pulite della procura di Milano. C\u2019\u00e8, soprattutto, l\u2019indagine Fiamme Sporche che nel 1994 ha portato in carcere e sotto processo pi\u00f9 di cento finanzieri, accusati di pretendere tangenti per ammorbidire le verifiche fiscali. Prima ancora, due scandali ne hanno pesantemente segnato la storia: la truffa dei petroli e il ritrovamento dell\u2019elenco degli iscritti alla P2. Fu nell\u2019autunno del 1980 che decoll\u00f2 un\u2019inchiesta giudiziaria che svel\u00f2 i contorni di una colossale truffa all\u2019erario sui prodotti petroliferi: il 20 per cento dei prodotti raffinati ogni anno in Italia, per almeno sette anni, era stato sottratto ai controlli e al fisco.<br \/>\nRisultato: oltre 2 mila miliardi di lire (a valori dell\u2019epoca) sottratti allo Stato. Pi\u00f9 che truffa era un sistema, attraverso il quale i petrolieri evadevano il fisco e finanziavano sottobanco i partiti politici di governo. Il tutto con il beneplacito del Corpo che avrebbe dovuto vigilare e proteggere l\u2019erario. Risultarono coinvolti infatti i massimi vertici della Guardia di finanza: il comandante generale Raffaele Giudice e il suo capo di Stato maggiore, Donato Lo Prete.<br \/>\nNel 1981, a scandalo ancora caldo, la pubblicazione delle liste P2 mise in luce che alla loggia di Licio Gelli erano iscritti anche molti appartenenti alla Guardia di finanza: l\u2019elenco per categorie allinea 37 nomi di ufficiali delle Fiamme gialle, tra cui non solo i due generali gi\u00e0 coinvolti nella truffa dei petroli, Giudice (tessera numero 1634) e Lo Prete (1600), ma anche il nuovo comandante del Corpo succeduto a Giudice, il generale Orazio Giannini (2116), il colonnello Sergio Acciai, il comandante del nucleo speciale valutario di Roma, i capi dei nuclei di polizia tributaria di molte province, il comandante della Finanza di Arezzo, parecchi ufficiali. In quei mesi di atroce tormento istituzionale, la Guardia di finanza mostr\u00f2 al Paese contemporaneamente le sue vergogne e il suo riscatto: furono i finanzieri, inviati il 17 marzo 1981 dai giudici istruttori Giuliano Turone e Gherardo Colombo alla ditta Giole di Castiglion Fibocchi, a sequestrare le carte di Gelli; furono i finanzieri a indagare, interrogare, arrestare decine e decine di commilitoni coinvolti nella truffa dei petroli. Quelle vecchie ombre dimenticate si ripresentarono in piena Mani pulite.<br \/>\nEra il 26 aprile 1994 quando il giovane brigadiere Pietro Di Giovanni si rec\u00f2 dal comandante della sua sezione, il tenente colonnello Gianluigi Miglioli, per riferirgli un fatto imbarazzante: nel corso delle indagini sulle tangenti ai partiti pagate dalla Edilnord di Paolo Berlusconi al fondo pensioni della Cariplo, un suo superiore, il maresciallo Francesco Nanocchio, gli aveva passato una busta contenente 2 milioni e mezzo di lire. Doveva essere la sua parte di un \u201cpremio\u201d alla squadra per non vedere le irregolarit\u00e0 fiscali nella compravendita di un palazzo in via Senato a Milano.<br \/>\nDalla reazione di un finanziere onesto parte l\u2019inchiesta sulle Fiamme Sporche, condotta inizialmente dai pm Raffaele Tito e Antonio Di Pietro. Scattano le manette, si riempiono le prime celle del carcere militare di Peschiera del Garda. Le porte delle celle del vecchio forte si chiudono anche alle spalle del generale Giuseppe Cerciello, per cinque anni comandante del nucleo regionale della Lombardia. Seguono settimane drammatiche. Per i magistrati che, increduli, si sentono traditi da chi operava al loro fianco, da chi credevano dalla parte della legalit\u00e0. Dalle indagini emerge, ancora una volta, un sistema.<br \/>\nNon \u00e8 l\u2019episodico scivolone di qualche finanziere che non riesce a resistere alle tentazioni, ubriacato dai fiumi di denaro che vede passare sopra la sua testa, \u00e8 un vero e proprio sistema collaudato, operante da anni e ad alto rendimento: la sola procura di Milano recupera, a titolo di risarcimento, ben 8 miliardi e 600 milioni di lire.<br \/>\nUna storia esemplare \u00e8 quella di Massimo Maria Berruti. Da ufficialetto delle Fiamme gialle era stato coinvolto in una storia di mazzette degli anni Ottanta, che gli archeologi di Tangentopoli classificano come \u201cscandalo Icomec\u201d: un\u2019inchiesta condotta da Francesco Greco che ebbe tra i suoi imputati nientemeno che Gianfranco Troielli (che poi si scoprir\u00e0 essere il grande cassiere di Bettino Craxi) e Antonio Natali (padre politico di Craxi, considerato l\u2019inventore del sistema milanese delle tangenti). Come succedeva prima di Mani pulite, la sentenza d\u2019appello mand\u00f2 assolti quasi tutti gli imputati, e anche Berruti, che dimentic\u00f2 presto la condanna a 5 anni di reclusione ottenuta in primo grado, usc\u00ec dalla Guardia di finanza e fece carriera. Greco e il pool lo ritrovano infatti, qualche anno dopo, come consulente del gruppo Fininvest, assoldato dopo una verifica a Berlusconi finita benissimo e in seguito coinvolto in pi\u00f9 d\u2019una vicenda di corruzione.<br \/>\nA met\u00e0 degli anni 90 viene scoperta una squadretta di finanzieri (\u201clegati da solidariet\u00e0 massonica\u201d, si legge negli atti) che facevano sotterranea azione di dossieraggio ai danni del pool di Milano, alla ricerca di materiali per infangare Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e altri magistrati milanesi. Con scarsi risultati. Non si nascondono invece i militi del Gico della Guardia di finanza di Firenze, che nel 1995 producono un dossier contro i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Milano (Armando Spataro, Alberto Nobili, Maurizio Romanelli\u2026). Il materiale del Gico di Firenze viene poi riciclato nell\u2019autunno 1996 dalla procura di La Spezia, che arresta, \u00e8 vero, il banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia e il manager delle Ferrovie Lorenzo Necci, ma finisce per avere come obiettivo principale le presunte irregolarit\u00e0 e i pretesi abusi commessi dal pool di Milano, Di Pietro in testa, accusato di aver coperto e salvato alcuni imputati di Mani pulite. Finisce in una bolla di sapone, ma il fango \u00e8 girato a lungo nei tubi dell\u2019informazione.<br \/>\n (di Gianni Barbacetto | 12 luglio 2015  &#8211; IlFattoQuotidiano.it)<\/p>\n<p>Commenti<br \/>\n10 &#8211; RENZI E IL GENERALE, L\u2019ARTE DEL POTERE OCCULTO &#8211; INTERCETTAZIONI . IN COMBUTTA COL NEMICO: L\u2019ASCESA DEL GIOVIN MATTEO<br \/>\nI giudizi coloriti su Letta, e certe metafore taglienti sulle sue capacit\u00e0 di governo, sono soltanto l\u2019aspetto pi\u00f9 provinciale del colloquio tra il sindaco e il generale. Svelano il tratto privato di Renzi, la sua inclinazione alla chiacchiera come strumento di autopromozione nella sfera pubblica. Ma la propensione ciarliera del giovin statista, e le simulazioni complottistiche dei suoi sodali lasciati a Palazzo Vecchio, quali degni interpreti di una Toscana minore raffigurata nelle scene di \u201camici miei\u201d, non sono la questione centrale della sbobinatura.<br \/>\nIl profilo politico dell\u2019intercettazione \u00e8 un altro. In una democrazia latina il cui sistema politico \u00e8 crollato, la conquista del potere passa attraverso ricatti, pressioni, giochi.<br \/>\nIl voto perde ogni valore di investitura. Le urne sono convertite in una ratifica tardiva di spostamenti gi\u00e0 maturati nel palazzo. Le rimozioni e gli avvicendamenti al governo sono favoriti dal gioco spregiudicato tessuto dietro le quinte. L\u2019intrigo diventa il terreno prediletto da personaggi ambiziosi ma privi di qualit\u00e0 politica e soprattutto di legittimazione. Il sistema \u00e8 diventato davvero un congegno autoreferenziale, con maggioranze che si decompongono in aula e con i ritrovati magici di formule variabili che nulla hanno a che vedere con il mandato elettorale originario. E\u2019 saltato il circuito ascendente della legittimazione, quello che collega governanti e governati attraverso il voto competitivo.<br \/>\nE la manovra ambigua \u00e8 l\u2019arte che decide le carriere di statista in un tempo di politici mediocri e senza ideali che occupano la scena in virt\u00f9 del potere di interdizione privato che sprigionano e del gradimento dei media assicurato da decisive potenze alleate. Solo in apparenza la scalata al quartier generale \u00e8 un puro spettacolo di gazebo, di flash e di pubblicit\u00e0. Accanto alle trovate luccicanti della comunicazione via tweet, esiste un piano nascosto con minacce e alleanze trasversali, un terreno che sta sotto la superficie iconica visibile e su cui \u00e8 impossibile penetrare. Il profumo acre di occulto accompagna tutta l\u2019ascesa di Renzi al vertice del potere.<br \/>\nIl filo che collega la misteriosa visita ad Arcore del 2010, la mattutina scappatina dell\u2019ancora sindaco fiorentino dalla Merkel sino alla grande messa in scena del patto del Nazareno \u00e8 la vocazione all\u2019esoterico come strategia per farsi largo nel gradimento nei piani nobili del potere. Quello di Renzi \u00e8 un potere occulto, nato dalla combinazione di una richiesta di attestati di benemerenza (rilasciati in Europa da governi e uomini d\u2019affari) e di una spregiudicata combutta con il nemico. Le intercettazioni proprio questo svelano: un accordo segreto, una sintonia strategica per smontare l\u2019asse Letta-Napolitano. Il Quirinale, dipinto a lungo come una rediviva fortezza reale, si tramuta in un castello di sabbia venuto gi\u00f9 all\u2019istante. Con l\u2019accordo tra Renzi e Berlusconi, del mitologico \u00abre Giorgio\u00bb non rimane che l\u2019ombra e dei corazzieri si \u00e8 persa ogni traccia.<br \/>\nLE ALLUSIONI DEL LEADER PD CONTRO IL CAPO DELLO STATO, RAFFIGURATO COME UN DIAVOLO dell\u2019antiberlusconismo militante, questo spiegano: il desiderio di Renzi di accreditarsi agli occhi di Berlusconi decaduto per peccati contro il fisco (e all\u2019udito di un generale delle fiamme gialle!) come garante di una svolta radicale, rispetto alla negazione della \u00abagibilit\u00e0 politica\u00bb del cavaliere, imputata al capriccio ostinato del Colle. I giovani turchi ed altri esponenti della minoranza del Pd credevano di essere stati rilevanti nella richiesta (suicida) di un \u201ccambio di passo\u201d nel governo Letta, che poi Renzi, in una donchisciottesca riunione della direzione, ha convertito in lascia passare corale per una sua immediata investi\u00adtura a Palazzo Chigi. In realt\u00e0 sono stati anche allora giocati dal politico toscano che aveva gi\u00e0 concordato mosse, strategie, tempi e scenari direttamente con Berlusconi.<br \/>\nLa consuetudine con il Cavaliere, la frequentazione amicale con i suoi colonnelli fiorentini \u00e8 cruciale nell\u2019ascesa di Renzi al comando. La vera benedizione per la conquista del governo, pi\u00f9 che dai gazebo o dalla direzione Pd, proviene da Berlusconi con il quale, al di l\u00e0 delle episodiche scaramucce parlamentari, esiste una sintonia granitica che resiste nel tempo e che non si spiega con la sola logica della politica. Sono in gioco altre dimensioni, che sfuggono al momento. Che la vita pubblica sia del tutto incancrenita, traspare anche dalle parole fuori registro del generale Adinolfi. Che si rivolge al segretario del Pd chiamandolo con rispetto \u00abstronzo\u00bb e, cosa ancor pi\u00f9 preoccupante, partecipa a considerazioni sul destino del capo dello Stato (suo vertice gerarchico), del presidente del consiglio, dei partiti.<br \/>\nUn tempo erano i generali dell\u2019arma a far risuonare gli umori ribelli delle caserme con il forte rumore di sciabola che si udiva dentro la stanza dei bottoni. Ora sono i generali delle fiamme gialle, e quanti sono depositari di notizie riservati sulle consuetudini fiscali dei potenti, a partecipare a parate occulte e a dispiegamenti di forza con allusioni, interventi, accrediti, annunci. Se il capo dello Stato uscisse, per un momento soltanto, dalla vocazione al silenzio alla quale si \u00e8 consegnato e pronunciasse, in qualit\u00e0 di capo delle forze armate, qualche parola contro la inquietante politicizzazione degli uomini in divisa, una democrazia stanca e malata come quella italiana ne troverebbe forse un piccolo sollievo. Qui rimane ancora un\u2019utopia il postulato di Gramsci per cui i militari dovrebbero fare politica ma solo nel senso \u00abdi difendere la costituzione, cio\u00e8 la forma legale dello Stato, con le istituzioni connesse\u00bb.<br \/>\n (Michele Prospero 12.07.2015)<\/p>\n<p>11 &#8211; COMMENTI . LA VERIT\u00c0 SU RENZI &#8211; SINISTRA. PER IL PREMIER \u00abSINISTRA\u00bb \u00c8 SOLO UNO SCHERMO UTILE A COMPETERE CON LA DESTRA RAZZISTA.<br \/>\nDue fatti in questa settimana colpiscono per la loro contraddittoria rilevanza. Il referendum greco ha tracciato in Europa confini politici pi\u00f9 che mai netti, che aiutano a orientarsi in una situazione non semplice n\u00e9 favorevole. Nel frattempo in Italia la rivoluzione reazionaria di Renzi imperversa e corona la propria azione inquinante con l\u2019approvazione di una legge nefasta contro la scuola pubblica. A dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che il nostro paese resta prigioniero di una possente spinta regressiva.<br \/>\nSullo sfondo del conflitto tra la Grecia e le \u00abistituzioni\u00bb il continente si \u00e8 diviso. Chi ha gioito ha letto nella vittoria del No la testimonianza della dignit\u00e0 e del coraggio consapevole di un popolo capace di resistere al terrorismo internazionale della troika. Chi ha maledetto nel referendum una forzatura e una mossa populistica ha poi schizzato fiele per la bruciante sconfitta, giurando che quei sudici fannulloni non la passeranno liscia. Ma se si va a guardare chi si \u00e8 collocato da una parte o dall\u2019altra, ci si accorge subito che non si pu\u00f2 pi\u00f9 straparlare di destra e di sinistra utilizzando pigramente le cartografie tradizionali. Lo show down coraggiosamente imposto dalla leadership greca richiede urgenti aggiornamenti delle mappe, soprattutto per quanto riguarda la sinistra, sedicente o reale.<br \/>\nI continui tentennamenti del presidente francese, succube dell\u2019egemonia tedesca, e l\u2019indecente performance del presidente del parlamento europeo in trasferta ad Atene dimostrano che l\u2019eclisse della socialdemocrazia \u00e8 in tutta Europa il tratto cruciale di questa fase storica e un architrave costitutivo dell\u2019eurocrazia. Venti, trent\u2019anni di neoliberismo hanno stravolto in profondit\u00e0 le culture politiche e l\u2019identit\u00e0 delle organizzazioni e dei ceti politici. Quella che sino agli anni Ottanta fu la sinistra socialista, rappresentante dei movimenti operai e democratici, ha interiorizzato le ragioni di una modernit\u00e0 arcaica, incentrata sulla primazia del mercato e del capitale transnazionale. Oggi siamo, complici le rovinose conseguenze del monetarismo e dell\u2019architettura comunitaria, allo smascheramento delle ipocrisie. Quella sinistra si arma contro il lavoro, contro i diseredati, contro i subalterni. E va alla guerra \u2013 una guerra di sterminio \u2013 dirigendo in prima linea le operazioni sul campo.<br \/>\nIn Italia, laborato\u00adrio poli\u00adtico del trasformismo, il dislocarsi della \u00absinistra di governo\u00bb non \u00e8 certo meno visibile e concreto che altrove. Che cosa intendiamo di norma parlando di sinistra? Ci riferiamo alle battaglie per la giustizia sociale e l\u2019eguaglianza; per la tutela del lavoro dipendente e dei diritti sociali. Torniamo alle lotte per la democrazia integrale, concepita come autodeterminazione della collettivit\u00e0. Quindi all\u2019antifascismo. Pen\u00adsiamo alla pace e a un\u2019idea di progresso come sicurezza sociale e crescente riconoscimento dei diritti. Confrontata con questi temi, la storia politica italiana degli ultimi vent\u2019anni non lascia margini al dubbio. La sinistra si \u00e8 via via dileguata. O ha cambiato residenza, abbandonando le dimore tradizionali delle quali veniva espropriata dalla prepotente egemonia neoliberale. Oggi siamo al dunque. Non c\u2019\u00e8 evidenza che offuschi il quadro, e chi resista a riconoscere la realt\u00e0 non pu\u00f2 credibilmente rivendicare alibi.<br \/>\nAl netto delle menzogne populiste, Renzi ha praticato politiche di pura austerity aumentando la pressione fiscale sul lavoro e sul ceto medio e riducendo sistematicamente le prestazioni del welfare. Ha brutalmente attaccato le residue tutele del lavoro e il sindacato. Ha imposto, con l\u2019aiuto dell\u2019amico Verdini, un\u2019odiosa controriforma autoritaria e privatistica della scuola e adesso lavora per distruggere il sistema nazionale dell\u2019universit\u00e0 pubblica. Ha varato una legge elettorale liberticida, peggiore del porcellum, nella speranza di consacrare la propria dominazione personale. E sta per manomettere definitivamente la struttura costituzionale della democrazia rappresentativa accrescendo a dismisura il potere delle oligarchie e delle cricche politiche.<br \/>\nNulla di quanto Renzi fa o dice (anche in Europa, dove si \u00e8 candidato a mazziere dei poteri forti) pu\u00f2 essere ricondotto a un\u2019idea di sinistra che conservi un\u2019ombra di significato. Nel suo schema operativo \u00absinistra\u00bb \u00e8 soltanto uno schermo propagandistico utile a competere, sulla base di piattaforme comuni, con la destra tradizionale razzista e camorrista. Questa verit\u00e0 va finalmente detta con forza e senza perifrasi. Va detta, prima che sia troppo tardi, all\u2019elettorato del Pd. E va ripetuta con ostinazione all\u2019opposizione interna di quel partito, la cui timidezza \u2013 o pavidit\u00e0 \u2013 ha sin qui permesso al governo di restare in sella e impedito che nuove energie si liberassero in questo paese, ultimo e unico tra i fondatori dell\u2019Unione europea a rimanere immobile nella palude di una politica senza alternativa.<br \/>\nResta, si dir\u00e0, proprio questo problema. Non c\u2019\u00e8, al momento, un\u2019alternativa praticabile. Non c\u2019\u00e8 in Italia Syriza n\u00e9 Podemos; non c\u2019\u00e8 la Linke n\u00e9 tanto meno un partito comunista credibile. C\u2019\u00e8 invece un M5S costituito nell\u2019ambiguit\u00e0, ricettacolo e catalizzatore di un senso comune innervato dal pregiudizio qualunquista, ed \u00e8 evidente che si tratta delle due facce di una stessa medaglia. Ma il fatto di aggirarsi in un maledetto circolo vizioso non costituisce un alibi per la rassegnazione. Muovere queste acque stagnanti prima che si trasformino in sabbie mobili \u00e8 necessario e urgente. Bisogna tentare, con onest\u00e0 e spregiudicatezza, di liberare e riunire le energie disperse e di riconquistare la fiducia dell\u2019enorme giacimento dell\u2019astensionismo. Per questo occorre costruire nuovi riferimenti, liberi dall\u2019ipoteca di questi anni bui. \u00c8 un\u2019impresa difficile, disperata, ma non impossibile. Anche il barone di M\u00fcnchhausen rischi\u00f2 di sprofondare nel fango ma riusc\u00ec a salvarsi afferrandosi per il codino. (Alberto Burgio 12.07.2015)<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20150712 21:08:00 guglielmoz 1 &#8211; In che Stato, sono vent\u2019anni che leggiamo intercettazioni di politici, e mai una volta che li abbiamo sentiti preoccupati per <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12407\" title=\"11754 NOTIZIE dall\u2019ITALIA\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[77],"tags":[],"class_list":["post-12407","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2015"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>11754 NOTIZIE dall\u2019ITALIA - Emi-News<\/title>\r\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\r\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12407\" \/>\r\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\r\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\r\n<meta property=\"og:title\" content=\"11754 NOTIZIE dall\u2019ITALIA - 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