{"id":12196,"date":"2017-04-15T19:07:20","date_gmt":"2017-04-15T17:07:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11540-parigi-2015-tappa-strategica-verso-il-disordine-globale-che-si-puo-ancora-fermare\/"},"modified":"2019-06-20T14:46:09","modified_gmt":"2019-06-20T14:46:09","slug":"11540-parigi-2015-tappa-strategica-verso-il-disordine-globale-che-si-puo-ancora-fermare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12196","title":{"rendered":"11540 Parigi 2015, tappa strategica verso il disordine globale. Che si pu\u00f2 ancora fermare."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20150112 17:49:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]di Rodolfo Ricci[\/b]<br \/>\nPrima o poi, bisogner\u00e0 prendere coscienza che siamo tutti sulla stessa barca, anzi sullo stesso mare. Il Mediterraneo. Se ci\u00f2 non accadr\u00e0, sar\u00e0 la catastrofe. Dopo secoli di commerci, di domini incrociati tra est e ovest, di scambi economici e culturali a cui tutti hanno attinto ed attingono, forse ora, a distanza di 60 anni dalla fine \u2013 formale ma non sostanziale \u2013 della colonizzazione europea dell\u2019Africa e del Medio Oriente, dovremmo prendere atto che siamo interconnessi, definitivamente.<br \/>\nLo siamo in particolare, grazie all\u2019immigrazione cosiddetta terzomondiale giunta in Europa dopo le ondate dei sud europei nel dopoguerra verso Francia, Gran Bretagna, Germania e altri paesi del nord Europa. Un\u2019immigrazione che \u00e8 il frutto della nostra geopolitica.<\/p>\n<p>L\u2019Europa \u00e8 multiculturale di fatto, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso. Lo \u00e8 da tempo, anche se le \u00e8 sempre mancata adeguata coscienza. L\u2019Europa, come dimostrano gli eventi della crisi, \u00e8 interculturale (e ben problematica) anche al suo interno, come mostra solo per citare un esempio, il crescere delle espulsioni di cittadini intra-europei dai territori di altri stati membri causate da una costitutiva assenza di solidariet\u00e0 tra i suoi paesi. (vedi: http:\/\/www.funkhauseuropa.de\/av\/audiobelgien100-audioplayer.html)<\/p>\n<p>Adesso questa coscienza deve emergere.<\/p>\n<p>I figli e i figli dei figli dei primi migranti extraeuropei del dopoguerra sono con noi, sul territorio europeo. Con le loro potenzialit\u00e0, con le loro nevrosi identitarie, con la loro marginalit\u00e0 ed esclusione gi\u00e0 emersa nelle successive rivolte delle banlieu parigine e delle periferie londinesi (o delle zone rurali del meridione italiano), come in passato era emersa con gli eventi che hanno costellato la storia delle migrazioni di italiani, spagnoli, greci, portoghesi, nei paesi di arrivo, fino a pochi decenni fa.<\/p>\n<p>Le nuove generazioni di migranti, dopo i tempi di primo insediamento e del tentativo di integrazione dei padri (che generalmente non \u00e8 ottimale), sviluppano sempre un processo di recupero delle identit\u00e0 originarie.<\/p>\n<p>Gli italiani in Germania o ancor prima negli Usa e in altri paesi, assunsero un sentimento di differenza identitaria che serviva a vivere da pari a pari il confronto con le culture ospitanti. Da spaghettifresser e traditori (\u201cBadoglio\u201d), a un rinnovato orgoglio della propria provenienza patria a prescindere dai tanti lati negativi della loro cultura nazionale.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 era dura la condizione di insediamento, pi\u00f9 questo sentimento cresceva e a volte, non trovando spazi alternativi di rappresentanza, deviava verso mafia vera o criminalit\u00e0 fino a determinare in alcuni contesti, poteri in grado di influenzare o competere con quelli istituzionali. Il cinema americano \u00e8 pieno di questi esempi. In modi pi\u00f9 soft, si sublimava con la vittoria in manifestazioni internazionali, come lo sport, in particolare quello del calcio: una vittoria della nazionale ai mondiali valeva quattro anni di liberazione dalla subalternit\u00e0 sociale di milioni di lavoratori immigrati nel nord Europa.<\/p>\n<p>Questo accadeva tra cittadini di paesi in competizione tra presunta o effettiva superiorit\u00e0 e subalternit\u00e0. Ma comunque si trattava di persone provenienti da stati nazionali con una loro forte dignit\u00e0 storica.<\/p>\n<p>A quali dinamiche psico-sociali sono sottoposti cittadini originari di paesi che non esistono pi\u00f9 (poich\u00e9 distrutti dalle guerre dell\u2019occidente) o considerati territori coloniali, spesso in preda a elites corrotte al servizio dei paesi pi\u00f9 forti dove la povert\u00e0 \u00e8 endemica, che producono profughi e ai quali, per tutte queste ragioni, non \u00e8 riconosciuta una dignit\u00e0 di appartenenza a un popolo o a una tradizione nazionale e che, nel migliore dei casi, sono individuati come rifugiati, asilanti, cio\u00e8 dei senza patria, figure anomiche senza passato, da riconvertire in nuove identit\u00e0, negli spazi culturali \u201csuperiori\u201d dei paesi di accoglienza ?<\/p>\n<p>La quotidianit\u00e0 delle marginalit\u00e0 migranti \u00e8 cosa difficile da descriversi. Lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 nell\u2019epoca della globalizzazione omogeneizzante dove le identit\u00e0 sociali e individuali vengono distrutte per  prassi condivisa e non resta che la centralit\u00e0 delle elites urbane e la marginalit\u00e0 delle moltitudini periferiche e indefinite, in cui gli elementi di comunanza solidale possono costruirsi talvolta su base etnica e talvolta \u2013 e questa \u00e8 una novit\u00e0 di non poco conto \u2013 superando i confini etnici e aggregandosi intorno a macrovalori religiosi, come appunto l\u2019Islam, in versione spuria di riscatto e di violenta vendetta.<\/p>\n<p>L\u2019altra novit\u00e0 \u00e8 che l\u2019emergere di una coscienza della subalternit\u00e0, nel tempo della rete, rende insignificante e aggredibile la centralit\u00e0 del centro presunto. Nell\u2019immaginario del navigatore web di qualsivoglia etnia il centro esiste solo come convenzione. Questa \u00e8 la sfida lanciata dalle periferie meticcie. Il centro urbano-mediatico-produttivo \u00e8 pura convenzione e un piccolo manipolo pu\u00f2 farlo saltare, come un forte isolato in mezzo ad una moltitudine rancorosa. Facendo saltare i confini e gli steccati urbani si chiarisce che gli assediati potete essere voi. Basta solo assumere la coscienza di una potenzialit\u00e0 di intervento sul centro, varare pi\u00f9 o meno improvvisate start up di terrore mutuate dalla cultura dei film di azione americani, utilizzando le opportunit\u00e0 di geometrica potenza (mediatica) che si \u00e8 conosciuta fin dall\u2019adolescenza, nelle tv, nei cinema, nella rete, e che ora, sono alla portata di chiunque. Il terrore del 7-9 gennaio a Parigi \u00e8 un riciclaggio in salsa islamica, di cose viste e riviste. Cose strutturalmente occidentali, rivestite di un abito che serve a indicare la nuova identit\u00e0 degli attori; procedura gi\u00e0 sperimentata, negli USA, a parte la violenza, all\u2019epoca dei musulmani neri, di cui Mohammed Al\u00ec, fu una bandiera.<\/p>\n<p>Qui, l\u2019attivazione della decisione dell\u2019azione disperata \u00e8 per certi versi analoga a quella anarchica di fine \u2018800, quando non di rado, le principali azioni eclatanti furono messe in opera proprio da anarchici emigrati, alla lettura di eventi terrificanti, come la strage di Bava Beccaris a Milano, letta da Bresci su un giornale di New York, oppure con le bombe a Wall Street ritenuta (a torto ?) il centro dell\u2019oppressione del proletariato internazionale.<\/p>\n<p>Ma quelli erano i tempi in cui, come cantava Guccini, scoppiava nella via la bomba proletaria e illuminava l\u2019aria la fiaccola dell\u2019anarchia.<\/p>\n<p>Oggi, per i nuovi giovani proletari immigrati e meticci (come per tutti gli altri) non vi \u00e8 internazionalismo proletario, n\u00e9 vi sono paesi guida di riferimento. Cancellato lo spettro che si aggirava per l\u2019Europa e per il mondo con la sua pedagogia rivoluzionaria verso il sol dell\u2019avvenire, restano solo continue umiliazioni e stragi in guerre decennali che si susseguono negli stessi luoghi, quelli dal cui controllo, secondo molti geopolitici, si governa il mondo: il medio oriente, il mondo arabo e il cuore adiacente dell\u2019Eurasia.<\/p>\n<p>Sconfitto il mito di un socialismo nazionalista e interconfessionale, abbattuti tutti gli stati multinazionali laici che si estendevano dai Balcani al vicino oriente, come la Yugoslavia, l\u2019Iraq, la Libia, la Siria, resta solo l\u2019orientamento fornito dalle scritture dell\u2019ultimo dei profeti e dei suoi nuovi interpreti balzati alla cronaca nell\u2019ultimo ventennio \u2013 e onnipresenti nei media occidentali -, a concedere un ultimo riferimento di mitico riscatto.<\/p>\n<p>I giovani fratelli orfani franco-algerini e il maliano Coulibaly, come le altre migliaia che costituiscono le brigate linguistiche provenienti dall\u2019Europa e combattenti a edificazione dello stato islamico nella versione del nuovo califfo dell\u2019Isis, Al Baghdadi (pare di madre ebrea, contiguo a eminenti personalit\u00e0 USA come l\u2019ex sfidante di Obama, John McCain), o in quella del franchising di Al Qaeda (finanziata dai Saudi e dagli emiri), o di Al-Nosra (alleata di Nethaniau e Israele sulle alture del Golan), condividono un trascorso fatto, a quanto sembra di droga, di rap, di cultura metropolitana, di emarginazione, ingredienti e destino comune di vaste masse giovanili dell\u2019intero occidente.<\/p>\n<p>Trovano forse una via salvifica di emancipazione da questa condizione nelle dispute teologiche tra i vari gruppi della Jihad a contatto con imam esenti vincoli gerarchici; hanno dalla loro la convinzione che, mettendo in conto il martirio, possono fare qualsiasi cosa, innanzitutto manifestare le loro potenzialit\u00e0 misconosciute (in quanto canaglie e feccia sociale secondo l\u2019epiteto del Sarkozy) che possono emergere solo sotto il paradigma della violenza, come hanno imparato in tv fin dalla loro infanzia. Hanno raccolto il rancore durante i pranzi condivisi con i loro genitori, davanti alle bombe cadute su Baghdad, Kabul, Gaza, assistendo in diretta a innumerevoli stragi di innocenti in Afghanistan, Irak, Palestina ad opera di elicotteri e droni americani e supportati da inglesi, francesi e dalla coalizione dei \u201cvolenterosi\u201d della Nato.<\/p>\n<p>Che quelle bombe cadessero per abbattere dittatori  prima alleati del grande satana USA e degli ex colonizzatori europei in vista di un nuovo caos rigeneratore che consentisse l\u2019instaurazione del nuovo ordine mondiale in cui tutto cambia per non cambiare nulla, \u00e8 per loro indifferente. Non sanno che il potere vecchio e quello futuro si cibano delle stesse energie giovanili e fraterne, a partire dalle loro. Pensano di giocarsi la partita. L\u2019emergenza a cui accondiscendono \u00e8 quella dell\u2019azione ideale che deve aggredire il potere imperiale vigente, richiamandosi ad altri improbabili progetti imperiali alternativi.<\/p>\n<p>L\u2019essenziale \u00e8 l\u2019azione. Suggerita e progettata, secondo l\u2019intervista ad uno dei fratelli Kouachy,  da un predicatore di cittadinanza statunitense incontrato in Yemen, quindi di lingua inglese, abbattuto alcuni anni or sono da un drone.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>La compenetrazione ebraico-cristiano-islamica degli eventi, \u00e8 cos\u00ec profonda che solo gli ideologi della guerra di civilt\u00e0 non possono vederla. (In realt\u00e0 la vedono molto bene poich\u00e9 la hanno creata). Tutto accade intorno al Libro e alle sue traduzioni.<\/p>\n<p>L\u2019Europa si accorge ora, di essere  il centro sensibile di questa compenetrazione.  Qualcuno, oltre atlantico, lo ha messo in conto da tempo. E\u2019 di nuovo sulle sponde di questo mare nostrum che si giocano le carte del futuro. Se gli Usa riusciranno a stabilizzare una nuova cortina che va dal baltico, alla Siria-Irak, passando per l\u2019Ucraina e pi\u00f9 sotto, per la Libia e tenendoci dentro l\u2019Europa, il gioco \u00e8 fatto. Il trattato Ttip (la Nato economica) e quello transpacifico servono anche a questo.<\/p>\n<p>Le parallele mosse implicano l\u2019accerchiamento di Russia e Cina e il recupero \u2013 complicato \u2013 del subcontinente americano. Poi potremo assistente alla fase finale della guerra infinita che quindi ci vedr\u00e0 perfettamente in prima linea.<\/p>\n<p>A meno che l\u2019Europa non comprenda di essere da sempre continente di interconnessione, per capirci, uno spazio strutturalmente inter-etnico e meticcio in cui le differenze tra un sud europeo e un nordeuropeo non sono poi cos\u00ec lontane da quelle tra un europeo e un nord africano o un mediorientale. O forse, meglio, si dovrebbe capire che non esiste l\u2019Europa in s\u00e8, n\u00e9 il Medio oriente islamico, ma solo il loro medium, il grande piccolo mare Mediterraneo, lo spazio in cui tra gli infiniti nomi di Dio, se ne \u00e8 scelto uno, in triplice versione.<\/p>\n<p>Chi intende spezzare questa pluralit\u00e0, sia da oriente che da occidente, lavora costantemente per la guerra.  Chi riconosce questo spazio come spazio di cooperazione, la allontana. Ma questo implica anche che la cooperazione inizi negli spazi metropolitani dell\u2019Europa, dove il fondamentale potenziale \u00e8 rappresentato dai 50 milioni di immigrati presenti nel continente.  Sono loro, insieme alle decine di milioni di disoccupati e sottoccupati autoctoni, gli attori della traduzione delle tradizioni. E magari (mai perdere la speranza), del recupero di una coscienza di classe delle moltitudini messe ai margini, che tenga insieme etnie, religioni, interpretazioni dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Il marketing, come il diavolo, divide e segmenta. All\u2019orientamento al mercato che agisce sul consumo si va sostituendo nel tempo globale, l\u2019orientamento  (e la costruzione) di identit\u00e0 posticce recuperate da lontani trascorsi: lo stato ebraico in versione sionista, del muro e dell\u2019apartheid e il nuovo califfato, da questo punto di vista, non sono molto distanti, salvo la differenza tecnologica con cui agiscono; per certi versi, anzi, si legittimano reciprocamente. La sopravvivenza dell\u2019impero, implica che la segmentazione identitaria si approfondisca poich\u00e9 giustifica il suo ruolo di paciere nel deserto globale. Superati gli stati sovrani, ha bisogno di nuove linee di confine sovrastrutturali che attraversino ogni territorio, ogni ex stato. Una logica del terrore, della precariet\u00e0, dell\u2019insicurezza che si dispieghi in ogni spazio.<\/p>\n<p>Ma se io sono \u2013come sono, pur con molti distinguo \u2013 Charlie, cio\u00e8 la libert\u00e0, sono anche egalit\u00e8 e fraternit\u00e8.<\/p>\n<p>A Parigi hanno attaccato la prima, in un mondo e in un tempo in cui la seconda e la terza sono gi\u00e0 in fase di avanzata destrutturazione da oltre un trentennio. Qualcuno (o pi\u00f9 di uno), sta tentando di completare l\u2019opera. Sono quelli che pensano praticabile il ritorno all\u2019et\u00e0 feudale, ad un nuovo medio evo che consenta alle elites di osservare dalle proprie torri le miserie e le lotte fratricide delle moltitudini umane senza pi\u00f9 patrie, orizzonti, ideali comuni.<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"sVU10vZ6Eg\"><p><a href=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/2015\/01\/12\/parigi-2015-tappa-strategica-verso-il-disordine-globale-che-si-puo-ancora-fermare\/\">Parigi 2015, tappa strategica verso il disordine globale. Che si pu\u00f2 ancora&nbsp;fermare.<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Parigi 2015, tappa strategica verso il disordine globale. 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