{"id":1205,"date":"2017-04-15T18:45:52","date_gmt":"2017-04-15T16:45:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11772-venezuela\/"},"modified":"2017-04-15T18:45:52","modified_gmt":"2017-04-15T16:45:52","slug":"11772-venezuela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1205","title":{"rendered":"11772 VENEZUELA"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20150829 09:29:00 guglielmoz<\/p>\n<p>1 &#8211; Viaggio nel piu\u2019 grande impianto pubblico dove si producono telefoni cellulari, uno stabilimento moderno per la qualit\u00e0 dell vita dei lavoratori. Il direttore nominato da Chavez  \u201c facciamo leva qui per modificare  l\u2019ambiente intorno\u201d.<br \/>\n2 &#8211; L&#8217;INCONTRO &#8211;  Esperienze e prospettive da tutto il mondo. Italia compresa. Potere dell&#8217;autogestione, oltre la resistenza<br \/>\n3 &#8211; \u00abNon solo welfare, occorre un cambiamento strutturale delle dinamiche produttive e di potere\u00bb . Dal parassitismo petrolifero all&#8217;economia socialista (INTERVISTA &#8211;  Rafael Enciso, economista colombiano )<\/p>\n<p>VENEZUELA. &#8211; VENEZUELANADE TELECOMUNICACIONES C.A. Una fabbrica Vergataria \u2013 Venezuela, fabbrica e compasso.( di Geraldine Colotti)<br \/>\nVIAGGIO NEL PIU\u2019 GRANDE IMPIANTO PUBLICO DOVE SI PRODUCONO TELEFONI CELLULARI, UNO STABILIMENTO MODERNO PER LA QUALITA\u2019 DELL VITA DEI LAVORATORI. IL DIRETTORE NOMINATO DA CHAVEZ  \u201c FACCIAMO LEVA QUI PER MODIFICARE  L\u2019AMBIENTE INTORNO\u201d.<br \/>\nUn modello \u00abintegrato e sostenibile, gestito dai lavoratori\u00bb. Cos\u00ec, Akram Makarem, presidente di Vtelca, riassume al manifesto la filosofia della Venezolana de Telecomunicacio-nes. Una fabbrica all&#8217;avanguardia nella costruzione di telefonia e cellulari, la pi\u00f9 grande del Venezuela. Siamo a Punto Fijo, nella regione di Falcon, penisola di Paraguana. Il Consiglio di fabbrica di Vtelca \u00e8 stato uno dei promotori del V Incontro internazionale sull&#8217;Economia dei lavoratori, che ha riunito rappresentanti di imprese recuperate e autogestite provenienti da ogni parte del mondo. C&#8217;era anche il manifesto, anche nella veste di impresa autogestita da gran tempo, e poi recuperata di recente dal collettivo di giornalisti e poligrafici che la produce. E tra i punti del documento finale, che ha sottolineato l&#8217;importanza dell&#8217;informazione autogestita nella lotta \u00abal latifondo mediatico\u00bb, si \u00e8 espressa anche forte solidariet\u00e0 al nostro giornale, accompagnato nell&#8217;incontro da altre due cooperative editoriali autogestite in Argentina, di cui parliamo in queste pagine.<br \/>\nEntriamo in una fabbrica che avanza nel futuro con lo sguardo voltato all&#8217;indie-tro, come l&#8217;Angelus Novus: l&#8217;angelo della storia, qui, suggerisce ancora che \u00abanche la cuoca pu\u00f2 dirigere lo stato\u00bb. Camminiamo fra i reparti, gli operai salutano e spiegano. Akram interviene per fornire dati e cifre. E intanto risponde alle nostre domande. \u00c8 un quarantenne energico di statura media. La sua famiglia \u00e8 di origine libanese, \u00abantimperialista da sempre e sempre dalla parte del popolo palestinese\u00bb. L&#8217;8 marzo del 2010, l&#8217;allora presidente Chavez lo ha nominato direttore di Vtelca, la cui infrastruttura si estendeva su un perimetro di 4.200 metri quadrati e ora supera i 30mila. Un&#8217;impresa pubblica a cui partecipa capitale cinese per poco pi\u00f9 del 15%: \u00abDipendiamo ancora da loro per la fornitura dei materiali &#8211; dice il direttore -ma in questa fase stiamo avanzando verso la piena autonomia\u00bb.<br \/>\nQui si produce il cellulare Vergatario, da un&#8217;espressione popolare che significa \u00abuno in gamba\u00bb. Riprende il direttore: \u00abSarebbe molto pi\u00f9 economico continuare con le forniture esterne, ma dobbiamo affrancarci dalla storica dipendenza dal petrolio: non per seguire le orme dello sviluppo capitalista, ma per provvedere alle necessit\u00e0 effettive dell&#8217;essere umano. A partire dalla fabbrica integrata, che mette al centro la costruzione di nuove relazioni sociali, stiamo promuovendo una visione del mondo alternativa alla cosiddetta efficienza capitalista, basata sulla rapina e la distruzione delle risorse. Produciamo tecnologia sostenibile in base a quel che serve davvero alla comunit\u00e0. La nostra concezione dello sviluppo non \u00e8 la stessa che ha preso piede nel cosiddetto primo mondo: per preservare la specie, occorre esercitare un controllo sulla tecnica e sui mezzi per produrla. Per questo non pensiamo solo alla produzione materiale, ma a uno sviluppo integrale dell&#8217;essere umano, il pi\u00f9 possibile in armonia con la natura\u00bb.<br \/>\nVtelca \u00e8 un laboratorio di nuove relazioni sociali. Entriamo nel reparto riciclaggio. Qui tutti gli scarti e i materiali recuperati vengono trasformati in giocattoli per bambini, in biblioteche o banchi per le scuole, o strutture per i parchi pubblici: non si possono vendere, ma distribuire gratuitamente e l&#8217;occasione serve per moltiplicare i corsi su riciclaggio e per far conoscere il nuovo modello. Nella regione, vi \u00e8 un grande parco eolico che produce energia alternativa.<br \/>\n\u00abQuando ricicliamo &#8211; spiega il responsabile per le relazioni produttive, Nil Rodriguez &#8211; agiamo anche sul simbolico, creiamo la metafora di un mondo diverso. Inoltre, chiediamo sempre ai lavoratori se vogliono partecipare ai gruppi musicali, alla squadra sportiva, ai corsi di murales o di giornalismo comunitario\u00bb. Durante l&#8217;orario di lavoro? Ma allora \u00e8 vero quel che dice la destra, che la produzione crolla<br \/>\nquando le fabbriche sono gestite dai lavoratori? Akram Makarem sorride, mostra tabelle e grafici. \u00abAbbiamo scelto di investire sulla qualit\u00e0 della vita, sulla dignit\u00e0 del lavoro e della persona &#8211; dice. Non si pu\u00f2 star bene in fabbrica se ci sono problemi intorno. Cerchiamo di agire come un compasso: far leva su un punto e agire in circolo, per modificare l&#8217;ambiente intorno. Gli operai pianificano la produzione, che ogni anno aumenta. Lavoriamo otto ore al giorno dal luned\u00ec al venerd\u00ec, ma se realizziamo la meta anzitempo, compensiamo con tempo libero. Per questo, non abbiamo paura di sospendere la produzione quando c&#8217;\u00e8 una giornata di vendita di quaderni per i figli degli operai, o una vendita di alimenti, una giornata per la salute\u00bb.<br \/>\nIn questi giorni, c&#8217;\u00e8 stata una giornata di autodifesa. La milizia popolare ha mostrato come resistere ai sabotaggi e agli attacchi destabilizzanti. \u00abStiamo soffrendo una guerra economica da parte delle grandi imprese private che provocano scarsit\u00e0 dei prodotti, ma qui abbiamo un Pdval, una delle catene di distribuzione alimentare del governo\u00bb, dice il direttore.<br \/>\nVisitiamo anche il resto del complesso industriale. In questa zona c&#8217;\u00e8 una delle cinque pi\u00f9 grandi raffinerie di petrolio al mondo, la penisola di Paraguan\u00e0 custodisce anche un enorme patrimonio in termini di biodiversit\u00e0 ed \u00e8 una delle mete pi\u00f9 frequentate dai turisti. Una Zona economica speciale (Zes) che si estende per 2.687,51 chilometri quadrati e comprende i comuni di Falc\u00f3n, Los Taques e Carirubana.<br \/>\nQui si possono comprare prodotti esentasse. Le stesse imprese &#8211; la cui partecipazione deve comunque rimanere minoritaria rispetto a quella statale &#8211; sono esonerate dalle imposte sulla rendita (Islr) al 100% : a condizione di adeguare il processo produttivo alle esigenze del mercato locale e alle esportazioni. Il secondo anno, se esportano il 70% della produzione, continuano a non pagare le tasse, altrimenti versano il 50% della Islr, e cos\u00ec via per 18 anni. Le compagnie straniere devono comunque lasciare i guadagni nella banca pubblica nazionale per almeno cinque anni e dar conto semestralmente delle attivit\u00e0.<br \/>\nL&#8217;anno scorso, sono state istituite altre Zes, una delle quali nel Tachira, alla frontiera con la Colombia, dove pi\u00f9 lucroso per le mafie e devastante per l&#8217;economia venezuelana \u00e8 il traffico di prodotti al mercato nero.<br \/>\nIl Venezuela volta pagina nel 2007. Dopo aver assunto il suo secondo mandato, Chavez spinge sul pedale delle nazionalizzazioni: dalla telefonia, al petrolio, dall&#8217;elettricit\u00e0 alla banca e alla finanza, dalla siderurgia ad alcune industrie di produzione di alimenti.<br \/>\nUn quadro contemplato dalla costituzione &#8211; che comunque tutela anche la propriet\u00e0 privata &#8211; e inaugurato con l&#8217;espropriazione del grande latifondo. Un cambiamento che ha gi\u00e0 provocato la reazione dei poteri forti e il colpo di stato del 2002, ma che non si \u00e8 fermato. Un processo basato comunque pi\u00f9 su compensazioni che su veri espropri. Nella Faglia dell&#8217;Orinoco &#8211; una zona di circa 55mila chilometri quadrati che custodisce le pi\u00f9 grandi riserve di petrolio al mondo &#8211; quasi tutte le multinazionali hanno accettato le compensazioni o le nuove regole per restare sotto l&#8217;egida di Pdvsa, la petrolifera statale.<br \/>\nSolo la multinazionale Usa Exxon Mobil \u00e8 scesa sul piede di guerra e continua il conflitto nei tribunali internazionali o nelle acque dell&#8217;Esequibo, una zona contesa tra Venezuela e Guyana. In molti casi, i lavoratori hanno spinto dal basso le decisioni di governo accelerando il processo, come nel caso della Sidor, nazionalizzata nel 2009.<br \/>\nAl contempo, si \u00e8 andato consolidando un quadro normativo per la creazione di Comunas e Imprese di produzione sociale, e si \u00e8 dato nuovo impulso alla partecipazione diretta dei lavoratori e delle lavoratrici nella gestione, nella pianificazione e nel controllo della produzione. Ma si apre il conflitto anche all&#8217;interno delle fabbriche di stato, dove i consigli operai pi\u00f9 combattivi accusano alcuni gerenti di frenare la transizione al socialismo. \u00abQui assumiamo il dibattito e la contraddizione -dice Akram &#8211; ma con spirito costruttivo e senza settarismi\u00bb.<br \/>\nSu questi temi, nel V incontro intemazionale di Punto Fijo, il dibattito teorico si \u00e8 trasferito nel confronto diretto con le diverse esperienze concrete. \u00abDa noi &#8211; spiega Jesus Gomez, del Movimento proletari uniti di Falcon &#8211; l&#8217;intento \u00e8 quello di trasferire la gestione delle risorse direttamente nelle mani del popolo organizzato, per depotenziare dall&#8217;interno le strutture del vecchio stato borghese: perch\u00e9 il vecchio tarda a morire e il nuovo fa ancora fatica a nascere\u00bb.<br \/>\nWilliam Godeyo, argentino che fa parte del movimento popolare Patria grande, ha osservato dall&#8217;interno lo sviluppo delle Comunas. Per tre anni, una brigata di 45 compagni ha tenuto corsi in varie comunit\u00e0, appoggiati dal ministero delle Comunas e da quello di Planificacion. \u00abSi tratta di un processo di costruzione comunale dal basso &#8211; spiega &#8211; basato sulla federazione di diversi consigli comunali che, dopo essersi registrati, organizzano un proprio parlamento, decidono di cosa ha bisogno la comunit\u00e0. Spesso tutto si mette in moto con l&#8217;occupazione di edifici o terreni abbandonati, che poi vengono recuperati dal governo e restituiti ai cittadini. Abbiamo partecipato a progetti di costruzione autogestita di case popolari, che prevedono anche lo sviluppo di unit\u00e0 produttive per garantire l&#8217;economia partecipata sul territorio\u00bb.<br \/>\nAdesso siamo in una sala di Vtelca in cui troneggiano grandi manifesti e murales: da una parte i padri storici del marxismo, dall&#8217;altro quelli delle indipendenze latinoamericane e l&#8217;omaggio agli indigeni e ai primi schiavi ribelli che qui hanno costruito le prime \u00abrepubbliche libere\u00bb. Akram mostra un&#8217;altra parte dei progetti dedicata ai bambini: un percorso ludico perch\u00e9 imparino a conoscere il lavoro in fabbrica fin da piccoli \u00abe a impadronirsi della tecnologia\u00bb.<br \/>\nUn&#8217;operaia sale sul palco, spiega il percorso di conoscenza che ha portato la fabbrica a questo livello. \u00abCrediamo nel pensiero di genere e nel ruolo propulsivo della donna nel socialismo boliviariano\u00bb, approva il direttore. E cede la parola all&#8217;operaio Pacheco, che arriva sorretto da un bastone. A Vetelca, i diversamente abili dicono la loro \u00abe parte della tecnologia prodotta viene modificata per rendere pi\u00f9 agevole la loro condizione\u00bb. Poi, si canta e si balla con le canzoni di Ali Primera, a cui la zona ha dato i natali.<\/p>\n<p>2 &#8211; L&#8217;INCONTRO &#8211;  ESPERIENZE E PROSPETTIVE DA TUTTO IL MONDO. ITALIA COMPRESA. POTERE DELL&#8217;AUTOGESTIONE, OLTRE LA RESISTENZA  (Ge. Co.)<\/p>\n<p>Operai, giornalisti, accademici, movimenti sociali&#8230; Tante le voci a confronto nel V Incontro internazionale dell&#8217;Economia delle lavoratrici e dei lavoratori, che si \u00e8 svolto a Punto Fijo, in Venezuela, a fine luglio. Per cinque giorni, in uno spazio aperto e plurale, completamente autogestito e autofinanziato, donne e uomini provenienti dai cinque continenti hanno raccontato la loro esperienza: sfide, analisi e risposte alla crisi strutturale del capitalismo. Brendan Martin \u00e8 arrivato da Chicago, dove gli operai hanno recuperato una fabbrica di porte e finestre, trasformata nella cooperativa autogestita New Era Windows: con la loro tenacia e anche grazie al supporto internazionale della Ong The Working World, che aiuta le imprese recuperate a reperire fondi.<br \/>\nRappresentanti delle universit\u00e0 autonome di alcune citt\u00e0 del Messico, hanno parlato di nuove forme di sindacalismo e della lotta degli studenti, pagata a caro prezzo. E hanno ricevuto la solidariet\u00e0 dei partecipanti, espressa nel documento finale. \u00abUn testo aperto che risponde allo spirito dell&#8217;incontro, unitario ma non dogmatico, e mette le basi per il prossimo confronto interazionale, fra due anni\u00bb, spiega l&#8217;antropologo argentino Andres Ruggeri. Si deve al lavoro del programma che dirige alla Facolt\u00e0 Aperta di Buenos Aires l&#8217;idea di questo ciclo di incontri interazionali, iniziato in Venezuela su invito di Hugo Chavez, nel 2005.<br \/>\n\u00abAbbiamo cominciato a lavorare con le imprese recuperate dopo la grande crisi del 2001 &#8211; dice ancora Ruggeri &#8211; con una visione pi\u00f9 politica che accademica. Vogliamo capire come pu\u00f2 l&#8217;economia dei lavoratori autogestita essere un&#8217;alternativa vera al sistema capitalistico\u00bb. Pur rimanendone all&#8217;interno e senza cambiamenti di sostanza nella struttura dello stato? \u00abQuesta, appunto, \u00e8 la grande discussione. All&#8217;inizio, occupare \u00e8 stata una strategia di sopravvivenza alla crisi. Ora, c&#8217;\u00e8 chi pensa, insieme a una parte del governo, che le cooperative possono trasformarsi in imprese ed essere assorbite dal sistema, diventarne funzionali. Bisogna guardarsi dalle astrazioni inutili. La realt\u00e0 \u00e8 quella del sistema di accumulazione capitalista, che a un certo punto pu\u00f2 arrivare a distruggere queste nuove esperienze. Ma, intanto, si crea una nuova coscienza, si prefigurano nuove forme economiche. Dall&#8217;esperienza pratica si produce anche teoria. L&#8217;idea base dell&#8217;incontro \u00e8 questa: riflettere su quel che sta nascendo e non sui massimi sistemi. Non a caso, la proporzione fra accademici e operai, che prima era di 80 a 20, ora si \u00e8 invertita\u00bb.<br \/>\nFra i temi dell&#8217;incontro, anche quello del lavoro precario, informale o servile. Un&#8217;alternativa concreta la sta costruendo la rete Cestara, in Argentina, che federa cooperative e piccole imprese augogestite, composte da figure che non hanno rappresentanza sindacale n\u00e9 un vero statuto amministrativo. Per loro, ha parlato Rodolfo, raccontando anche l&#8217;esperienza di un bar alternativo chiamato \u00abLo de Nestor\u00bb: Ne-stor che sta per Nestor Kirchner, \u00abil presidente che, per primo, ci ha dato una grossa mano e ha lasciato la sua impronta indelebile nel paese\u00bb<br \/>\nDall&#8217;Italia, hanno partecipato rappresentanti della fabbrica recuperata di Milano RiMaflow e delle Officine Zero di Roma. Ma sono arrivati a Punto Fijo anche dalla Francia, dalla Spagna, dall&#8217;Olanda. Dalla Grecia non ce l&#8217;hanno fatta, ma alla resistenza del popolo greco e a quella dei kur-di, il documento finale ha espresso solidariet\u00e0. Solidariet\u00e0 anche alla piccola ciurma del manifesto, che ha condiviso il tavolo sull&#8217;informazione alternativa con due esperienze di media autogestiti in Argentina: La Musa, di Rosario, raccontata da Manolo Robles, e El Diario del Centro del Pais, a Cordoba, diventato Diario de Villa Maria dopo la piccola-grande avventura del recupero della testata a opera dei suoi lavoratori. Con precisione e poesia, Sergio Staccher\u00f2, giornalista e documentarista, ha raccontato l&#8217;esperienza nel film El barquito de papel, che ha gi\u00e0 ricevuto premi e menzioni in America latina.<\/p>\n<p>3 &#8211; \u00abNON SOLO WELFARE, OCCORRE UN CAMBIAMENTO STRUTTURALE DELLE DINAMICHE PRODUTTIVE E DI POTERE\u00bb . DAL PARASSITISMO PETROLIFERO ALL&#8217;ECONOMIA SOCIALISTA (INTERVISTA &#8211;  Rafael Enciso, economista colombiano )<\/p>\n<p>L\u2019 economista colombiano Rafael Enciso ha appena finito il suo intervento e accetta di rispondere alle nostre domande. Del suo paese conosce bene l&#8217;esperienza del Sector Cooperativo Agropecuario, in particolare il lavoro organizzato delle cooperative del caff\u00e8. Come studioso e militante di vari movimenti, ha accompagnato per 25 anni i tentativi &#8211; sempre naufragati &#8211; di portare a soluzione il conflitto armato che dura da oltre 50 anni. Dopo il fallimento dei dialoghi di pace, nel 2002, ha dovuto lasciare la Colombia -paese altamente pericoloso per l&#8217;opposizione sociale &#8211; e vive da nove anni in Venezuela. Adesso \u00e8 consulente al ministero del Lavoro e si occupa di imprese recuperate. In uno dei suoi saggi analizza \u00abGli insegnamenti del modo di produzione sovietico per il socialismo del secolo XXI in Venezuela\u00bb. L&#8217;alternativa alla crisi sistemica del capitalismo &#8211; lei scrive &#8211; implica una rottura profonda, un nuovo ordine internazionale a carattere multipolare e un nuovo modello produttivo basato sul controllo operaio e comunitario. Come si pu\u00f2 costruire questa alternativa in un&#8217;economia ancora cos\u00ec basata sulla rendita petrolifera come quella venezuelana? In questa fase di transizione, in cui l&#8217;impalcatura dello stato borghese continua a esistere, occorre articolare un sistema di contrappesi per poterlo trasformare dal basso sotto la spinta del potere popolare. Penso si possa sviluppare un modello di gestione multipla e socialista determinato dalla partecipazione dei diversi soggetti organizzati. La prima \u00e8 quella dei lavoratori organizzati in consigli, nelle imprese e nelle istituzioni; la seconda \u00e8 quella dei consigli comunali e delle comuni, e riguarda la costruzione del governo nei territori; la terza \u00e8 quella dei consigli dei produttori e distributori di materia prima -pescatori, contadini -, che non sono salariati ma si possono organizzare e partecipare alla gestione della societ\u00e0. E poi c&#8217;\u00e8 lo stato, che deve adeguarsi, trasformarsi e agire come un attore in pi\u00f9, come fattore di coordinamento e di articolazione, non di centralizzazione egemonica. Questo meccanismo di controllo serve a impedire che una parte prevalga sull&#8217;altra, che si sviluppino interessi parassitari e burocratici, ma si impieghino le energie per pianificare un&#8217;economia del bene comune basata sugli interessi collettivi.<br \/>\nUno degli ostacoli principali \u00e8 l&#8217;assenza di ima cultura del lavoro, determinata dal poco sviluppo industriale, produttivo e agricolo. Per tutto il corso del XX secolo, i governi hanno puntato sull&#8217;estrazione e l&#8217;esportazione del petrolio. Durante gli anni del neoliberismo selvaggio (tra gli &#8217;80 e il &#8217;90), anche quei settori dell&#8217;economia che avevano raggiunto un certo sviluppo sono stati distrutti. Quando Cha-vez vince le elezioni, nel 1998, trova un paese in ginocchio in cui, a fronte degli elevati indici di povert\u00e0 estrema si \u00e8 sviluppata un&#8217;economia formale di sussistenza. Da un altro lato, proliferano forme di delinquenza endemica e di criminalit\u00e0 organizzata legata al narcotraffico, foraggiato dagli Usa a partire dalla fine degli anni&#8217;70. L&#8217;incidenza del paramilita-rismo colombiano e del terrorismo di stato imperante nel mio paese \u00e8 sempre stata forte. In Venezuela vivono circa 5 milioni di colombiani. Con l&#8217;arrivo del socialismo abbiamo avuto accesso ai servizi e alle coperture sociali, di cui hanno approfittato le organizzazioni criminali. Quando Alvaro Uribe va al governo in Colombia, aumenta in modo massiccio la presenza dei paramilitari in Venezuela, che cercano di appropriarsi della ricchezza del paese, in modo diretto o indiretto. Nel 2006, ogni persona poteva inviare all&#8217;estero 300 dollari al mese, anche a un parente alla lontana. In molti si sono trasferiti qui per fare questo tipo di traffici. L&#8217;imperialismo cerca con ogni mezzo di \u00abbalcanizzare\u00bb il Venezuela per distruggere il cambiamento. La guerra economica si alimenta per\u00f2 anche di una catena pervasiva di corruzione e prebende. I Consigli operai o quelli comunali si trovano a volte di ftonte gruppi di potere o burocrati che hanno accesso al controllo delle risorse e vedono minacciati i propri interessi. D&#8217;altro canto, manca la consapevolezza politica che il socialismo non \u00e8 solo welfare, non basta ridistribuire meglio la ricchezza come si \u00e8 fatto in Italia per un periodo, occorre un cambiamento strutturale nelle dinamiche produttive e di potere. E il potere non si trasferisce, si costruisce. Non possiamo idealizzare la figura dell&#8217;operaio, del proletario, n\u00e9 cercare lo schema a tutti i costi. Ma non possiamo neppure ignorare che, nella gestione dello stato, esistono gruppi il cui modo di pensare &#8211; al di l\u00e0 della loro estrazione sociale &#8211; \u00e8 legato a quello della piccola borghesia e che esercitano il potere in funzione degli interessi che rappresentano. Con loro, a un certo punto, bisogner\u00e0 essere chiari; o accettano il potere dal basso oppure se ne devono andare.<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20150829 09:29:00 guglielmoz 1 &#8211; Viaggio nel piu\u2019 grande impianto pubblico dove si producono telefoni cellulari, uno stabilimento moderno per la qualit\u00e0 dell vita dei <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1205\" title=\"11772 VENEZUELA\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[77],"tags":[],"class_list":["post-1205","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2015"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>11772 VENEZUELA - 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