{"id":12046,"date":"2017-04-15T19:07:02","date_gmt":"2017-04-15T17:07:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11390-trattato-transatlantico-un-uragano-che-minaccia-gli-europei\/"},"modified":"2017-04-15T19:07:02","modified_gmt":"2017-04-15T17:07:02","slug":"11390-trattato-transatlantico-un-uragano-che-minaccia-gli-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12046","title":{"rendered":"11390 TRATTATO TRANSATLANTICO, UN URAGANO CHE MINACCIA GLI EUROPEI"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20141021 00:23:00 guglielmoz<\/p>\n<p>Possiamo immaginare delle multinazionali trascinare in giudizio i governi i cui orientamenti politici avessero come effetto la diminuzione dei loro profitti? Si pu\u00f2 concepire il fatto che queste possano reclamare \u2013 e ottenere! \u2013 una generosa compensazione per il mancato guadagno indotto da un diritto del lavoro troppo vincolante o da una legislazione ambientale troppo rigorosa? Per quanto inverosimile possa apparire, questo scenario non risale a ieri. Esso compariva gi\u00e0 a chiare lettere nel progetto di accordo multilaterale sugli investimenti (Mai) negoziato segretamente tra il 1995 e il 1997 dai ventinove stati membri dell\u2019Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) (1)<\/p>\n<p>Divulgato in extremis, in particolare da Le Monde diplomatique, il documento sollev\u00f2 un\u2019ondata di proteste senza precedenti, costringendo i suoi promotori ad accantonarlo. Quindici anni pi\u00f9 tardi, essa fa il suo ritorno sotto nuove sembianze. L\u2019accordo di partenariato transatlantico (Ttip) negoziato a partire dal luglio 2013 tra Stati uniti e Unione europea \u00e8 una versione modificata del Mai. Esso prevede che le legislazioni in vigore sulle due coste dell\u2019Atlantico si pieghino alle regole del libero scambio stabilite da e per le grandi aziende europee e statunitensi, sotto pena di sanzioni commerciali per il paese trasgressore, o di una riparazione di diversi milioni di euro a favore dei querelanti.<br \/>\nSecondo il calendario ufficiale, i negoziati non dovrebbero concludersi che entro due anni. Il Ttip unisce aggravandoli gli elementi pi\u00f9 nefasti degli accordi conclusi in passato. Se dovesse entrare in vigore, i privilegi delle multinazionali avrebbero forza di legge e legherebbero completamente le mani dei governanti. Impermeabile alle alternanze politiche e alle mobilitazioni popolari, esso si applicherebbe per amore o per forza poich\u00e9 le sue disposizioni potrebbero essere emendate solo con il consenso unanime di tutti i paesi firmatari. Ci\u00f2 riprodurrebbe in Europa lo spirito e le modalit\u00e0 del suo modello asiatico, l\u2019Accordo di partenariato transpacifico (Trans-pacific partnership, Tpp), attualmente in corso di adozione in dodici paesi dopo essere stato fortemente promosso dagli ambienti d\u2019affari.<br \/>\nINSIEME, IL TTIP E IL TPP FORMEREBBERO UN IMPERO ECONOMICO CAPACE DI DETTARE LE PROPRIE CONDIZIONI AL DI FUORI DELLE SUE FRONTIERE: QUALUNQUE PAESE CERCASSE DI TESSERE RELAZIONI COMMERCIALI CON GLI STATI UNITI E L\u2019UNIONE EUROPEA SI TROVEREBBE COSTRETTO AD ADOTTARE TALI E QUALI LE REGOLE VIGENTI ALL\u2019INTERNO DEL LORO MERCATO COMUNE.<br \/>\nTRIBUNALI APPOSITAMENTE CREATI<br \/>\nDato che mirano a liquidare interi compartimenti del settore non mercantile, i negoziati intorno al Ttip e al Tpp si svolgono a porte chiuse. Le delegazioni statunitensi contano pi\u00f9 di seicento consulenti delegati dalle multinazionali, che dispongono di un accesso illimitato ai documenti preparatori e ai rappresentanti dell\u2019amministrazione. Nulla deve sfuggire. Sono state date istruzioni di lasciare giornalisti e cittadini ai margini delle discussioni: essi saranno informati in tempo utile, alla firma del trattato, quando sar\u00e0 troppo tardi per reagire. In uno slancio di candore, l\u2019ex ministro del commercio statunitense Ronald (\u00abRon\u00bb) Kirk ha fatto valere l\u2019interesse \u00abpratico\u00bb di \u00abmantenere un certo grado di discrezione di confidenzialit\u00e0 (2)\u00bb. Ha sottolineato che l\u2019ultima volta che la bozza di un accordo in corso di formalizzazione \u00e8 stata resa pubblica, i negoziati sono falliti \u2013 un\u2019allusione alla Zona di libero scambio delle Americhe (Ftaa), versione estesa dell\u2019Accordo di libero scambio nordamericano (Nafta). Il progetto, difeso accanitamente da George W. Bush, fu svelato sul sito internet dell\u2019amministrazione nel 2001. A Kirk, la senatrice Elizabeth Warren ribatte che un accordo negoziato senza alcun esame democratico non dovrebbe mai essere firmato (3).<br \/>\nL\u2019imperiosa volont\u00e0 di sottrarre il cantiere del trattato statunitense-europeo all\u2019attenzione del pubblico si comprende facilmente. Meglio prendere tempo prima di annunciare al paese gli effetti che esso produrr\u00e0 a tutti i livelli: dal vertice dello Stato federale fino ai consigli municipali passando per i governatorati e le assemblee locali, gli eletti dovranno ridefinire da cima a fondo le loro politiche pubbliche per soddisfare gli appetiti del privato nei settori che in parte gli sfuggono ancora. Sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicit\u00e0, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libert\u00e0 della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d\u2019autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione: non c\u2019\u00e8 una sfera di interesse generale che non passer\u00e0 sotto le forche caudine del libero scambio istituzionalizzato. L\u2019azione politica degli eletti si limiter\u00e0 a negoziare presso le aziende o i loro mandatari locali le briciole di sovranit\u00e0 che questi vorranno concedere loro. \u00c8 gi\u00e0 stipulato che i paesi firmatari assicureranno la \u00abmessa in conformit\u00e0 delle loro leggi, dei loro regolamenti e delle loro procedure\u00bb con le disposizioni del trattato. Non vi \u00e8 dubbio che essi vigileranno scrupolosamente per onorare tale impegno. In caso contrario, potranno essere l\u2019oggetto di denunce davanti a uno dei tribunali appositamente creati per arbitrare i litigi tra investitori e Stati, e dotati del potere di emettere sanzioni commerciali contro questi ultimi.<br \/>\nL\u2019idea pu\u00f2 sembrare inverosimile: si inscrive tuttavia nella filosofia dei trattati commerciali gi\u00e0 in vigore. Lo scorso anno, l\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Wto), ha condannato gli Stati uniti per le loro scatole di tonno etichettate \u00absenza pericolo per i delfini\u00bb, per l\u2019indicazione del paese d\u2019origine sulle carni importate, e ancora per il divieto del tabacco aromatizzato alla caramella, dal momento che tali misure di tutela sono state considerate degli ostacoli al libero scambio. Il Wto ha inflitto anche all\u2019Unione europea delle penalit\u00e0 di diverse centinaia di milioni di euro per il suo rifiuto di importare organismi geneticamente modificati (Ogm).<br \/>\nLa novit\u00e0 introdotta dal Ttip e dal Tpp consiste nel permettere alle multinazionali di denunciare a loro nome un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalit\u00e0 commerciale. Sotto un tale regime, le aziende sarebbero in grado di opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell\u2019ambiente e di regolamentazione della finanza attivate in questo o quel paese reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari. Composte da tre avvocati d\u2019affari, queste corti speciali rispondenti alle leggi della Banca mondiale e dell\u2019Organizzazione delle Nazioni unite (Onu) sarebbero abilitate a condannare il contribuente a pesanti riparazioni qualora la sua legislazione riducesse i \u00abfuturi profitti sperati\u00bb di una societ\u00e0. Questo sistema \u00abinvestitore contro stato\u00bb, che sembrava essere stato cancellato dopo l\u2019abbandono del Mai nel 1998, \u00e8 stato restaurato di soppiatto nel corso degli anni. In virt\u00f9 di numerosi accordi commerciali firmati da Washington, 400 milioni di dollari sono passati dalle tasche del contribuente a quelle delle multinazionali a causa del divieto di prodotti tossici, delle normative sull\u2019utilizzo dell\u2019acqua, del suolo o del legname ecc. (4).<br \/>\nSotto l\u2019egida di questi stessi trattati, le procedure attualmente in corso \u2013 nelle questioni di interesse generale come i brevetti medici, la lotta all\u2019inquinamento e le leggi sul clima e sulle energie fossili \u2013 fanno schizzare le richieste di danni e interessi a 14 miliardi di dollari. Il Ttip aggraverebbe ulteriormente il peso di questa estorsione legalizzata, tenuto conto degli interessi in gioco nel commercio transatlantico. Sul suolo statunitense sono presenti tremilatrecento aziende europee con ventiquattromila filiali, ciascuna delle quali pu\u00f2 ritenere di avere buone ragioni per chiedere, un giorno o l\u2019altro, riparazione per un pregiudizio commerciale. Un tale effetto a cascata supererebbe di gran lunga i costi causati dai trattati precedenti. Dal canto loro, i paesi membri dell\u2019Unione europea si vedrebbero esposti a un rischio finanziario ancora pi\u00f9 grande, sapendo che 14.400 compagnie statunitensi dispongono in Europa di una rete di 50.800 filiali. In totale, sono 75.000 le societ\u00e0 che potrebbero gettarsi nella caccia ai tesori pubblici.<br \/>\nUfficialmente, questo regime doveva servire inizialmente a consolidare la posizione degli investitori nei paesi in via di sviluppo sprovvisti di un sistema giuridico affidabile; esso avrebbe permesso di fare valere i loro diritti in caso di esproprio. Ma l\u2019Unione europea e gli Stati uniti non sono esattamente delle zone di non-diritto; al contrario, dispongono di una giustizia funzionale e pienamente rispettosa del diritto di propriet\u00e0. Ponendoli malgrado tutto sotto la tutela di tribunali speciali, il Ttip dimostra che il suo obiettivo non \u00e8 quello di proteggere gli investitori ma di aumentare il potere delle multinazionali.<br \/>\nPROCESSO PER AUMENTO DEL SALARIO MINIMO<br \/>\nOvviamente gli avvocati che compongono questi tribunali non devono rendere conto a nessun elettorato. Invertendo allegramente i ruoli, possono sia fungere da giudici che perorare la causa dei loro potenti clienti (5). Quello dei giuristi degli investimenti internazionali \u00e8 un piccolo mondo: sono solo quindici a dividersi il 55% delle questioni trattate fino a oggi. Evidentemente, le loro decisioni sono inappellabili. I \u00abdiritti\u00bb che essi hanno il compito di proteggere sono formulati in modo deliberatamente approssimativo, e la loro interpretazione raramente tutela gli interessi della maggioranza. Come quello accordato all\u2019investitore di beneficiare di un quadro normativo conforme alle sue \u00abprevisioni\u00bb \u2013 per il quale va inteso che il governo si vieter\u00e0 di modificare la propria politica una volta che l\u2019investimento ha avuto luogo. Quanto al diritto di ottenere una compensazione in caso di \u00abespropriazione indiretta\u00bb, ci\u00f2 significa che i poteri pubblici dovranno mettere mano al portafoglio se la loro legislazione ha per effetto la riduzione del valore di un investimento, anche quando questa stessa legislazione si applica alle aziende locali. <\/p>\n<p>I tribunali riconoscono anche il diritto del capitale ad acquistare sempre pi\u00f9 terre, risorse naturali, strutture, fabbriche, ecc. Non vi \u00e8 nessuna contropartita da parte delle multinazionali: queste non hanno alcun obbligo verso gli Stati e possono avviare delle cause dove e quando preferiscono. Alcuni investitori hanno una concezione molto estesa dei loro diritti inalienabili. Si \u00e8 potuto recentemente vedere societ\u00e0 europee avviare cause contro l\u2019aumento del salario minimo in Egitto o contro la limitazioni delle emissioni tossiche in Per\u00fa, dato che il Nafta serve in quest\u2019ultimo caso a proteggere il diritto a inquinare del gruppo statunitense Renco (6). Un altro esempio: il gigante delle sigarette Philip Morris, contrariato dalla legislazione antitabacco dell\u2019Uruguay e dell\u2019Australia, ha portato i due paesi davanti a un tribunale speciale. Il gruppo farmaceutico americano Eli Lilly intende farsi giustizia contro il Canada, colpevole di avere posto in essere un sistema di brevetti che rende alcuni medicinali pi\u00f9 accessibili. Il fornitore svedese di elettricit\u00e0 Vattenfall esige diversi miliardi di euro dalla Germania per la sua \u00absvolta energetica\u00bb, che norma pi\u00f9 severamente le centrali a carbone e promette un\u2019uscita dal nucleare.<br \/>\nNon ci sono limiti alle pene che un tribunale pu\u00f2 infliggere a uno Stato a beneficio di una multinazionale. Un anno fa, l\u2019Ecuador si \u00e8 visto condannato a versare la somma record di 2 miliardi di euro a una compagnia petrolifera (7). Anche quando i governi vincono il processo, essi devono farsi carico delle spese giudiziarie e di varie commissioni che ammontano mediamente a 8 milioni di dollari per caso, dilapidati a discapito del cittadino. Calcolando ci\u00f2, i poteri pubblici preferiscono spesso negoziare con il querelante piuttosto che perorare la propria causa davanti al tribunale. Lo stato canadese si \u00e8 cos\u00ec risparmiato una convocazione alla sbarra abrogando velocemente il divieto di un additivo tossico utilizzato dall\u2019industria petrolifera.<br \/>\nEppure, i reclami continuano a crescere. Secondo la Conferenza delle Nazioni unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad), a partire dal 2000 il numero di questioni sottoposte ai tribunali speciali \u00e8 decuplicato. Se il sistema di arbitraggio commerciale \u00e8 stato concepito negli anni \u201950, non ha mai servito gli interessi privati quanto a partire dal 2012, anno eccezionale in termini di depositi di pratiche. Questo boom ha creato un fiorente vivaio di consulenti finanziari e avvocati d\u2019affari. Il progetto di un grande mercato americano-europeo \u00e8 sostenuto da lungo tempo da Dialogo economico transatlantico (Trans-atlantic business dialogue, Tabd), una lobby meglio conosciuta con il nome di Trans-atlantic business council (Tabc). Creata nel 1995 con il patrocinio della Commissione europea e del ministero del commercio americano, questo raggruppamento di ricchi imprenditori \u00e8 impegnato per un \u00abdialogo\u00bb altamente costruttivo tra le \u00e9lite economiche dei due continenti, l\u2019amministrazione di Washington e i commissari di Bruxelles. Il Tabc \u00e8 un forum permanente che permette alle multinazionali di coordinare i loro attacchi contro le politiche di interesse generale che restano ancora in piedi sulle due coste dell\u2019Atlantico. Il suo obiettivo, pubblicamente dichiarato, \u00e8 di eliminare quelle che definisce come \u00abdiscordie commerciali\u00bb (trade irritants), vale a dire di operare sui due continenti secondo le stesse regole e senza interferenze da parte dei poteri pubblici.<br \/>\n\u00abConvergenza regolativa\u00bb e \u00abriconoscimento reciproco\u00bb fanno parte dei quadri semantici che Tabc brandisce per incitare i governi ad autorizzare i prodotti e i servizi che trasgrediscono le legislazioni locali. Ma invece di auspicare un semplice ammorbidimento delle leggi esistenti, gli attivisti del mercato transatlantico si propongono senza mezzi termini di riscriverle loro stessi. La Camera americana di commercio e BusinessEurope, due tra le pi\u00f9 grandi organizzazioni imprenditoriali del pianeta, hanno richiesto ai negoziatori del Ttip di riunire attorno a un tavolo di lavoro un campionario di grossi azionisti e di responsabili politici affinch\u00e9 questi \u00abredigano insieme i testi di regolamentazione\u00bb che avranno successivamente forza di legge negli Stati uniti e in Unione europea. C\u2019\u00e8 da chiedersi, del resto, se la presenza dei politici in questo laboratorio di scrittura commerciale sia veramente indispensabile\u2026<br \/>\nDi fatto, le multinazionali mostrano una notevole franchezza nell\u2019esporre le loro intenzioni. Sulla questione degli Ogm, ad esempio. Mentre negli Stati uniti uno stato su due pensa di rendere obbligatoria un\u2019etichetta indicante la presenza di organismi geneticamente modificati in un alimento \u2013 misura auspicata dall\u201980% dei consumatori del paese \u2013, gli industriali del settore agroalimentare, l\u00e0 come in Europa, spingono per l\u2019interdizione di questo tipo di etichettatura. L\u2019Associazione nazionale dei confettieri non usa mezzi termini: \u00abL\u2019industria statunitense vorrebbe che il Ttip progredisse su tale questione sopprimendo l\u2019etichettatura Ogm e le norme relative alla tracciabilit\u00e0\u00bb. L\u2019influente Associazione dell\u2019industria biotecnologica (Biotechnology industry organization, Bio), di cui fa parte il colosso Monsanto, dal canto suo si indigna perch\u00e9 alcuni prodotti contenenti Ogm e venduti negli Stati uniti possano subire un rifiuto sul mercato europeo. Essa desidera di conseguenza che il \u00abbaratro che si \u00e8 scavato tra la deregolamentazione dei nuovi prodotti biotecnologici negli Stati uniti e la loro accoglienza in Europa\u00bb sia presto colmato (8). Monsanto e i suoi amici non nascondono la speranza che la zona di libero scambio transatlantico permetta di imporre agli europei il loro \u00abcatalogo ricco di prodotti Ogm in attesa di approvazione e di utilizzo (9)\u00bb.<br \/>\nLE RIVELAZIONI SUL DATAGATE<br \/>\nL\u2019offensiva non \u00e8 meno vigorosa sul fronte della privacy. La Coalizione del commercio digitale (Digital Trade Coalition, Dtc), che raggruppa industriali del Net e del hi-tech, preme sui negoziatori del Ttip per togliere le barriere che impediscono ai flussi di dati personali di riversarsi liberamente dall\u2019Europa verso gli Stati uniti (si legga l\u2019articolo a pagina 20). I lobbisti si spazientiscono: \u00abL\u2019attuale punto di vista dell\u2019Unione, secondo cui gli Stati uniti non forniscono una protezione \u201cadeguata\u201d della privacy, non \u00e8 ragionevole\u00bb. <\/p>\n<p>Alla luce delle rivelazioni di Edward Snowden sul sistema di spionaggio dell\u2019Agenzia nazionale di sicurezza (National security agency, Nsa), tale opinione risoluta \u00e8 certo interessante. Tuttavia, non eguaglia la dichiarazione dell\u2019Us council for international business (Uscib), un gruppo di societ\u00e0 che, seguendo l\u2019esempio di Verizon, ha massicciamente rifornito la Nsa di dati personali: \u00abL\u2019accordo dovrebbe cercare di circoscrivere le eccezioni, come la sicurezza e la privacy, al fine di assicurarsi che esse non siano ostacoli cammuffati al commercio\u00bb.<br \/>\nAnche le norme sulla qualit\u00e0 nell\u2019alimentazione sono prese di mira. L\u2019industria statunitense della carne vuole ottenere la soppressione della regola europea che vieta i polli disinfettati al cloro. All\u2019avanguardia di questa battaglia, il gruppo Yum!, proprietario della catena di fast food Kentucky fried chicken (Kfc), pu\u00f2 contare sulla forza d\u2019urto delle organizzazioni imprenditoriali. L\u2019Associazione nordamericana della carne protesta: \u00abL\u2019Unione autorizza soltanto l\u2019uso di acqua e vapore sulle carcasse\u00bb. Un altro gruppo di pressione, l\u2019Istituto americano della carne, deplora \u00abil rifiuto ingiustificato [da parte di Bruxelles] delle carni addizionate di beta-agonisti, come il cloridrato di ractopamina\u00bb. La ractopamina \u00e8 un medicinale utilizzato per gonfiare il tasso di carne magra di suini e bovini. A causa dei rischi per la salute degli animali e dei consumatori, \u00e8 stata bandita in centosessanta paesi, tra cui gli stati membri dell\u2019Unione, la Russia e la Cina. Per la filiera statunitense del suino, tale misura di protezione costituisce una distorsione della libera concorrenza a cui il Ttip deve urgentemente porre fine. Il Consiglio nazionale dei produttori di suino (National pork producers council, Nppc) minaccia: \u00abI produttori americani di carne di suino non accetteranno altro risultato che non sia la rimozione del divieto europeo della ractopamina\u00bb.<br \/>\nNel frattempo, dall\u2019altra parte dell\u2019Atlantico, gli industriali raggruppati in BusinessEurope, denunciano le \u00abbarriere che colpiscono le esportazioni europee verso gli Stati uniti, come la legge americana sulla sicurezza alimentare\u00bb. Dal 2011, essa autorizza infatti i servizi di controllo a ritirare dal mercato i prodotti d\u2019importazione contaminati. Anche in questo caso, i negoziatori del Ttip sono pregati di fare tabula rasa. Si ripete lo stesso con i gas a effetto serra. L\u2019organizzazione Airlines for America (A4A), braccio armato dei trasportatori aerei statunitensi, ha steso una lista di \u00abregolamenti inutili che portano un pregiudizio considerevole alla [loro] industria\u00bb e che il Ttip, ovviamente, ha la missione di cancellare. Al primo posto di questa lista compare il sistema europeo di scambio di quote di emissioni, che obbliga le compagnie aeree a pagare per il loro inquinamento a carbone. Bruxelles ha provvisoriamente sospeso questo programma; A4A esige la sua soppressione definitiva in nome del \u00abprogresso\u00bb.<br \/>\nMa \u00e8 nel settore della finanza che la crociata dei mercati \u00e8 pi\u00f9 virulenta, Cinque anni dopo l\u2019esplosione della crisi dei subprime, i negoziatori americani ed europei si sono trovati d\u2019accordo sul fatto che le velleit\u00e0 di regolamentazione dell\u2019industria finanziaria avevano fatto il loro tempo. Il quadro che essi vogliono delineare prevede di levare tutti i paletti in materia di investimenti a rischio e di impedire ai governi di controllare il volume, la natura e l\u2019origine dei prodotti finanziari messi sul mercato. Insomma si tratta puramente e semplicemente di cancellare la parola \u00abregolamentazione\u00bb.<br \/>\nDa dove viene questo stravagante ritorno alle vecchie idee thatcheriane? Esso risponde in particolare ai desideri dell\u2019Associazione delle banche tedesche, che non manca di esprimere le sue \u00abinquietudini\u00bb a proposito della tuttavia timida riforma di Wall street adottata all\u2019indomani della crisi del 2008. Uno dei suoi membri pi\u00f9 intraprendenti sul tema \u00e8 la Deutsche bank, che ha tuttavia ricevuto nel 2009 centinaia di miliardi di dollari dalla Federal reserve statunitense in cambio di titoli addossati a crediti ipotecari (10). Il mastodonte tedesco vuole farla finita con la regolamentazione Volcker, chiave di volta della riforma di Wall street, che a suo avviso sovraccarica un \u00abpeso troppo grave sulle banche non statunitensi\u00bb. Insurance Europe, punta di lancia delle societ\u00e0 assicurative europee, dal canto suo auspica che il Ttip \u00absopprima\u00bb le garanzie collaterali che dissuadono il settore dall\u2019avventurarsi negli investimenti ad alto rischio. Quanto al Forum dei servizi europei (l\u2019organizzazione padronale di cui fa parte la Deutsche bank), questi si agita dietro le quinte delle trattative transatlantiche affinch\u00e9 le autorit\u00e0 di controllo statunitensi cessino di ficcare il naso negli affari delle grandi banche straniere operanti sul loro territorio.<br \/>\nDa parte degli Usa, si spera soprattutto che il Ttip affossi davvero il progetto europeo di tassare le transazioni finanziarie. La questione pare essere gi\u00e0 intesa, dal momento che la stessa Commissione europea ha giudicato tale tassa non conforme alle regole del Wto (11). Nella misura in cui la zona di libero scambio transatlantica promette un liberismo ancora pi\u00f9 sfrenato di quello del Wto, e dato che il Fondo monetario internazionale (Fmi) si oppone a qualunque forma di controllo sui movimenti di capitali, negli Stati uniti la debole \u00abTobin tax\u00bb non preoccupa pi\u00f9 nessuno.<br \/>\nMa le sirene della deregolamentazione non si fanno ascoltare solo nell\u2019industria finanziaria. Il Ttip intende aprire alla concorrenza tutti i settori \u00abinvisibili\u00bb e di interesse generale. Gli stati firmatari si vedranno costretti non soltanto a sottomettere i loro servizi pubblici alla logica del mercato, ma anche a rinunciare a qualunque intervento sui fornitori stranieri di servizi che ambiscono ai loro mercati. I margini politici di manovra in materia di sanit\u00e0, energia, educazione, acqua e trasporti si ridurrebbero progressivamente.<br \/>\nLA FEBBRE COMMERCIALE NON RISPARMIA NEMMENO L\u2019IMMIGRAZIONE, POICH\u00c9 GLI ISTIGATORI DEL TTIP SI ARROGANO IL POTERE DI STABILIRE UNA POLITICA COMUNE ALLE FRONTIERE \u2013 SENZA DUBBIO PER FACILITARE L\u2019INGRESSO DI UN BENE O UN SERVIZIO DA VENDERE, A SVANTAGGIO DEGLI ALTRI.<br \/>\nDa qualche mese si \u00e8 intensificato il ritmo dei negoziati. A Washington, si hanno buone ragioni di credere che i dirigenti europei siano pronti a qualunque cosa per ravvivare una crescita economica moribonda, anche a costo di rinnegare il loro patto sociale. L\u2019argomento dei promotori del Ttip, secondo cui il libero scambio deregolamentato faciliterebbe i commerci e sarebbe dunque creatore di impieghi, apparentemente ha maggior peso del timore di uno scisma sociale. Le barriere doganali che sussistono ancora tra l\u2019Europa e gli Stati uniti sono tuttavia gi\u00e0 \u00ababbastanza basse\u00bb, come riconosce il rappresentante statunitense al commercio (12). I fautori del Ttip ammettono che il loro principale obiettivo non \u00e8 quello di alleggerire i vincoli doganali, comunque insignificanti, ma di imporre \u00abl\u2019eliminazione, la riduzione e la prevenzione di politiche nazionali superflue (13)\u00bb, dal momento che viene considerato \u00absuperfluo\u00bb tutto ci\u00f2 che rallenta la circolazione delle merci, come la regolazione della finanza, la lotta contro il riscaldamento climatico o l\u2019esercizio della democrazia. In realt\u00e0 i rari studi dedicati alle conseguenze del Ttip non si attardano per nulla sulle sue ricadute sociali ed economiche.<br \/>\nUn rapporto frequentemente citato, proveniente dal Centro europeo di economia politica internazionale (European centre for international political economy, Ecipe), afferma con l\u2019autorevolezza di un Nostradamus da scuola commerciale che il Ttip dar\u00e0 alla popolazione del mercato transatlantico un aumento di ricchezza di 3 centesimi pro-capite al giorno\u2026 a partire dal 2029 (14). A dispetto del suo ottimismo, lo stesso studio valuta ad appena 0,06% l\u2019aumento del prodotto interno lordo (Pil) in Europa e negli Stati uniti in seguito all\u2019entrata in vigore del Ttip. Ancora, un tale \u00abimpatto\u00bb \u00e8 decisamente non realistico dato che i suoi autori postulano che il libero scambio \u00abdinamizza\u00bb la crescita economica: una teoria regolarmente confutata dai fatti. Un aumento cos\u00ec infinitesimale sarebbe d\u2019altronde impercettibile. A titolo di paragone, la quinta versione dell\u2019iPhone di Apple ha generato negli Stati uniti una crescita del Pil otto volte pi\u00f9 importante.<br \/>\nPRESSOCH\u00c9 TUTTI GLI STUDI SUL TTIP sono stati finanziati da istituzioni favorevoli al libero scambio o da organizzazioni imprenditoriali, ragione per cui i costi sociali del trattato non appaiono mai, cos\u00ec come le sue vittime dirette, che potrebbero tuttavia ammontare a centinaia di milioni. Ma i giochi non sono ancora conclusi. Come hanno mostrato le disavventure del Mai, del Ftaa e alcuni cicli di negoziati del Wto, l\u2019utilizzo del \u00abcommercio\u00bb come cavallo di Troia per smantellare le protezioni sociali e instaurare una giunta di incaricati d\u2019affari in passato ha fallito a pi\u00f9 riprese. Nulla ci dice che non possa succedere la stessa cosa anche questa volta. (17\/10\/2014 06:00 | POLITICA &#8211; INTERNAZIONALE | Fonte: Le Monde Diplomatique | Autore: Lori Wallach*)<br \/>\n* Direttrice del Public Citizen\u2019s Global Trade Watch, Washington, DC, www.citizen.org .<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20141021 00:23:00 guglielmoz Possiamo immaginare delle multinazionali trascinare in giudizio i governi i cui orientamenti politici avessero come effetto la diminuzione dei loro profitti? 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