{"id":12023,"date":"2017-04-15T19:07:00","date_gmt":"2017-04-15T17:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11367-45-notizie-dallitalia-e-dal-mondo-11-oct-2014\/"},"modified":"2017-04-15T19:07:00","modified_gmt":"2017-04-15T17:07:00","slug":"11367-45-notizie-dallitalia-e-dal-mondo-11-oct-2014","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12023","title":{"rendered":"11367 45. NOTIZIE dall\u2019ITALIA e dal  MONDO 11 Oct 2014"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20141012 23:46:00 red-emi<\/p>\n<p>ITALIA  &#8211; Terra di Schengen, terra di Bosman.  Mentre tutti pi\u00f9 o meno sanno a cosa ci si riferisce citando Schengen, quanto al nome Bosman, una parte del pubblico, soprattutto di genere femminile, non sa proprio cosa significhi. Risolviamo almeno questa piccola incognita.<br \/>\nMONDO &#8211; Chi \u00e8 il magnate cinese che sta comprando l&#8217;artico. Il suo nome \u00e8 Huang Nubo e sta facendo man bassa di terreni nella regione pi\u00f9 contesa.<br \/>\nEUROPA &#8211; Il prezzo della salute. \u00c8 una questione che pensavamo si limitasse ai paesi in via di sviluppo<br \/>\nAFRICA &#038; MEDIO ORIENTE \u2013 PALESTINA \/L\u2019ESEMPIO SVEDESE .La Svezia \u00e8 il prima riconoscere lo stato palestinese, scrive Al Hayat. \/  M.O. Il neocolonialismo dei jihadisti. La propaganda dei miliziani dello stato islamico ricicla molti stereotipi orientalisti. E spesso serve solo a mascherare un desiderio di arricchirsi che ha poco a che vedere con l&#8217;islam<br \/>\nASIA &#038; PACIFICO  &#8211; COREA DEL NORD. Chi comanda a Pyongyang &#8211;  Il futuro dell\u2019Afghanistan . L&#8217;insediamento di Ashraf Ghani come nuovo presidente dell&#8217;Afghanistan dopo un&#8217;elezione molto discussa \u00e8 un&#8217;occasione per fare qualche previsione sul futuro del paese<br \/>\nAMERICA CENTROMERIDIONALE  &#8211; BOLIVIA. Evo Morales verso la vittoria\/  Il 12 ottobre i boliviani sono chiamati alle urne per eleggere il presidente e rinnovare il parlamento.\/  BRASILE. Per la quarta volta consecutiva il Partito dei lavoratori (Pt) del Brasile deve andare al ballottaggio per vincere le elezioni presidenziali o paese europeo, se si escludono quelli dell&#8217;ex blocco socialista,<br \/>\nAMERICA SETTENTRIONALE &#8211; L\u2019America brinda, ma una nuova crisi \u00e8 in arrivo Nonostante la ripresa americana, il debito mondiale cresce ed \u00e8 sempre meno sostenibile<\/p>\n<p>ITALIA<br \/>\nTERRA DI SCHENGEN, TERRA DI BOSMAN.  MENTRE TUTTI PI\u00d9 O MENO SANNO A COSA CI SI RIFERISCE CITANDO SCHENGEN, QUANTO AL NOME BOSMAN, UNA PARTE DEL PUBBLICO, SOPRATTUTTO DI GENERE FEMMINILE, NON SA PROPRIO COSA SIGNIFICHI. RISOLVIAMO ALMENO QUESTA PICCOLA INCOGNITA. Molte persone che abbiamo sentito erano a favore del s\u00ec nel   referendum scozzese, tranne forse qualche scozzese. Mentre questi ultimi, highlander dell&#8217;uno e dell&#8217;altro parere, avevano ben chiara la loro preferenza, se si chiedeva agli altri, ai forestieri, da che parte stessero, tanti di loro tergiversavano, seminavano dubbi, in sostanza non offrivano mai una risposta chiara. Una risposta possibile esiste e la si legger\u00e0 alla fine di questo articolo. Per tornare alla politica, Jacopo Rosatelli ha analizzato con acume la politica di Rajoy, il premier di Madrid. Si pu\u00f2 dire che l&#8217;esito scozzese per ora gli consente di rimandare a tempi migliori la soluzione del problema catalano. Se le ragioni di Madrid sono opportunistiche, anche le ragioni di chi vuole rompere non sono pi\u00f9 disinteressate. Anna Maria Merlo ha ricordato i motivi che spingono parte degli abitanti di una regione pi\u00f9 ricca a tagliare i ponti (o a cercare di farlo) con la parte pi\u00f9 debole della nazione comune. Si tratta in pratica di gente convinta di pagare troppo la spesa pubblica, mantenendo gli altri, quelli scansafatiche. Vi saranno certamente diversi motivi, storici e religiosi, ideali e linguistici; per esempio vi sar\u00e0 pure uno scozzese o un abitante di Barcellona di idee repubblicane che dunque non gradisce il re o la regina sopra di s\u00e9? Oppure, se si guarda al caso dell&#8217;Ucraina di cui scrive Vincenzo Convito, collocandolo nelle diatribe storiche tra Usa e Urss (oops!, Russia) \u00e8 proba-bile che nelle maglie dei secoli vi sia, in Crimea e nel Donesk, gente che parla in russo, prega in russo brinda in russo e vorrebbe continuare a farlo, senza per questo dover mitragliare i civili o perdere la testa. C&#8217;\u00e8 poi perfino qualcuno che ap-prezza l&#8217;Europa dell&#8217;Unione, con tutti gli inconvenienti che si porta dietro, come l&#8217;euro, per non parlare d&#8217;altro. Noi ci permettiamo di indicare due modi di essere filo europei, quelli scritti nella prima riga; Schengen e Bosman. Mentre tutti pi\u00f9 o meno sanno a cosa ci si riferisce citando Schengen, quanto al nome Bosman, una parte del pubblico, soprattutto di genere femminile, non sa proprio cosa significhi. Risolviamo almeno questa piccola incognita. Jean Marc Bosman \u00e8 un calciatore belga che non trovando posto nella sua squadra ha concordato un ingaggio con la squadra francese del Dunkerque. La squadra belga ha negato il passaggio e Bosman ha fatto causa &#8211; una causa europea &#8211; contro la federazione belga e tutti gli altri poteri. Correvano gli anni novanta. Bosman ha vinto la causa e ora i giocatori di calcio comunitari che prima erano soggetti a un contingentamento, possono trasferirsi in ogni altro paese d&#8217;Europa, se il contratto scade. Quello che pi\u00f9 conta \u00e8 che possono entrare in una squadra di un altro paese dell&#8217;Unione senza limiti di numero. La decisione della Corte europea ha fatto diritto e vale non solo per tutte le discipline sportive, ma \u00e8 stata recepita nella Carta d&#8217;Europa e sancisce il diritto di lavoro all\u2019interno dell\u2019Unione per tutti i cittadini , sportivi non sportivi che siano. . La \u201c legge \u201c Bosman vale per tutti. Il diritto di lavoro in ogni paese dell\u2019Unione \u00e8 una conquista che le giovani generazione stanno imparando ad usare. \u00abCon pochi rimpianti, molti giovani se lo ripetono, se non trovo lavoro e salario per vivere qui, dove sono nato, li cerco altrove, nella speranza di avere pi\u00f9 fortuna, ricevere una paga migliore, un orario meno faticoso, una casa decente. Intanto imparo qualcosa che non sapevo, una lingua, una canzone, un piatto tipico e conosco altre persone, diverse da me, uguali a me. \u00bb \u00abIntanto viaggio\u00bb, per trovare il posto giu-sto, il lavoro possibile. Per fortuna che c&#8217;\u00e8 Schengen che mi permette di andare su e gi\u00f9 per gran parte d&#8217;Europa, perfino in Svizzera, che non fa parte dell&#8217;Unione. Schengen ormai \u00e8 un pezzo del modo di essere dell&#8217;Europa, una forma, distorta fin che si vuole, della libert\u00e0 di andare e di tornare, di viaggiare e di imparare. E&#8217; per via di Schengen che l&#8217;Europa \u00e8 diversa dalle altre parti del mondo. Tutti conoscono la libert\u00e0 di Schengen, finch\u00e9 dura. Cos\u00ec arrivano nell&#8217;Unione europea, in qualche periferia &#8211; Italia, Grecia, Spagna, il simbolo di questa frontiera \u00e8 Lampedusa &#8211; migliaia di africani e di asiatici che poi appena possono saltano su un treno e attraversano qualche altra frontiera, alla ricerca di un punto d&#8217;appoggio, una famiglia, un lavoro. Ed ecco la risposta, la mia risposta. Rinunciare alla Scozia sarebbe stato come ridurre il nostro territorio, avere un po&#8217; meno Europa, tagliare via un pezzo di libert\u00e0. ( di Guglielmo Ragozzino )<\/p>\n<p>MONDO<br \/>\nCHI \u00c8 IL MAGNATE CINESE CHE STA COMPRANDO L&#8217;ARTICO Il suo nome \u00e8 Huang Nubo e sta facendo man bassa di terreni nella regione pi\u00f9 contesa.  Nella Polar Rush il nome di Huang Nubo \u00e8 il pi\u00f9 altisonante. Il magnate cinese infatti \u00e8 diventato un simbolo della corsa all&#8217;acquisto di terreni nella zona artica, ricca di risorse che si stanno rendendo via via pi\u00f9 accessibili, grazie allo scioglimento progressivo dei ghiacci.  Una partita in cui tutte le potenze del mondo si stanno confrontando e in cui la Cina, che territorialmente non pu\u00f2 vantare alcun diritto, \u00e8 in prima linea grazie proprio a Nubo.<br \/>\nCHI \u00c8 HUANG NUBO. Pi\u00f9 che un magnate, sembra uno dei personaggi creati da Ian Fleming, il padre di 007: 58 anni, poeta, scalatore, ex responsabile della propaganda del partito comunista cinese e miliardario. Il profilo perfetto per rapprensetare la cina nella corsa per un posto al sole artico. Ma, se chiedete a Nubo perch\u00e9 sta comprando appezzamenti di ghiaccio, lui vi risponder\u00e0 candidamente che il suo obiettivo \u00e8 costruire resort e campi da golf. Ma sotto il ghiaccio c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9.<br \/>\nL&#8217;OBIETTIVO CINESE. \u201cL\u2019Artico \u00e8 di tutti,&quot; ha affermato l&#8217;ammiraglio Yin Zhu, stratega dell\u2019occupazione cinese delle nuove vie d\u2019acqua polari. &quot;e noi abbiamo un quinto della popolazione mondiale, quindi rivendichiamo i nostri diritti a ogni costo\u201d. La conquista di questa regione terrestre apporterebbe notevoli vantaggi commerciali. Infatti, percorrendo queste rotte, i tragitti che i mercantili e portacontainer fanno per arrivare dall&#8217;Asia all&#8217;Occidente sarebbero dimezzati.<br \/>\nSHOPPING NORVEGESE. Nubo \u00e8 giunto alle isole Svalbard, l\u2019arcipelago norvegese situato tra il Polo Nord e il continente. Il governo di Oslo potrebbe soffiargli l&#8217;affare solo con una controfferta superiore al miliardo di euro. Il territorio \u00e8 grande due volte e mezzo Manahattan, anche se completamente disabitato e strapieno di carbone, nascosto nel sottosuolo.<br \/>\nL&#8217;ISLANDA. I ghiacci piacciono molto a Nubo che l&#8217;anno scorso aveva preso di mira l&#8217;Islanda e, per la precisione, 300 chilometri di regione a nord est, inospitale, inabitabile, il posto meno adatto a un campo di golf. Si \u00e8 presentato nei panni di direttore dell\u2019associazione dei poeti cinesi e ha offerto un milione di euro per organizzare un festival di poesia cino-islandese. Ma i legami di Nubo con il governo di Pechino hanno fatto drizzare le antenne islandesi, che hanno fatto valere la legge che regola l\u2019acquisto di propriet\u00e0 da parte di stranieri. Se Nubo fosse riuscito ad accaparrarsi la regione islandese, era gi\u00e0 pronto un progetto per realizzare resort, golf club, boreale completo di aeroporto e porto in uno dei fiordi pi\u00f9 protetti dell&#8217;isola, anche perch\u00e9 privo di ghiacci grazie all&#8217;azione della corrente del Golfo.<br \/>\nCOME CONFIDA ORRI VIGF\u00daSSON, il magnate islandese amico di Al Gore e famoso per le sue campagne per proteggere il salmone nei fiumi artici, &quot;L\u2019Islanda, ma anche le Svalbard, diventeranno una specie di autogrill, uno stop obbligato, lungo l\u2019autostrada marittima che collegher\u00e0 l\u2019Asia con l\u2019Occidente&quot;.<br \/>\nLA NORVEGIA. Qui Nubo ha gi\u00e0 fatto acquisti, aggiudicandosi cento ettari di costa a Lyngen. In pi\u00f9 ha anche firmato un accordo preliminare per aggiudicarsi un ampio tratto di costa a nord di Troms\u00f8. La cifra spesa si aggira intorno ai cento milioni di euro. Secondo Willy \u00d8streng, presidente dell\u2019Accademia scientifica norvegese per le ricerche polari la Cina &quot;\u00e8 determinata ad avere accesso alle risorse e gestire il traffico marittimo delle nuove rotte sempre pi\u00f9 praticabili grazie allo scioglimento dei ghiacci&quot;. Ad oggi infatti \u00e8 sparito il 50% del ghiaccio dell&#8217;oceano artico.<br \/>\nLE RICERCHE CINESI. Il governo cinese si \u00e8 attrezzato anche di un centro studi artico che \u00e8 presto diventato il pi\u00f9 importante al mondo. Ha sede a Shangai ed \u00e8 da qui che partiranno 200 esperti a bordo dello Xue Long (Dragone di Neve), il rompighiaccio pi\u00e0 grande al mondo. Del resto la Cina ha ottenuto lo scorso anno lo status di Paese osservatore al Consiglio Artico. Tra gli altri membri ci sono anche Italia, Usa, Russia, Canada Norvegia. Oggi questo Consiglio sta giocando una partita importante: \u201cLe nazioni artiche cercano d\u2019imporre una moratoria e impedire l\u2019ingresso nello stretto di Bering alle flotte internazionali&quot;, dice Orri &quot;soprattutto Cina, Giappone e Corea del Sud, per poter studiare la situazione\u201d.<br \/>\nLA NUOVA AUSTRALIA. Secondo l\u2019United States Energy Information Amministration la regione artica contiene il 13 per cento delle risorse petrolifere e il 30 per cento di quelle di gas naturale ancora non sfruttate nel mondo: un bottino niente male che fa gola, molta gola, tra gli altri ai russi. Secondo l\u2019ex primo ministro islandese Johanna Sigurdardottir la Groenlandia sar\u00e0 &quot;la prossima Australia&quot;. Diamanti, rubini, oro, uranio, ferro, ma soprattutto acqua: \u00e8 questo l&#8217;obiettivo principale della Cina, il cui Pil dipende per il 50% dal commercio marittimo. Con l&#8217;apertura dei passaggi marini artici, il tragitto si accorcerebbe di oltre 4.000 miglia, quasi la met\u00e0 rispetto al tragitto percorso con la navigazione de canale di Suez. Secondo il governo cinese, passando per le acque artiche, si risparmierebbero 120 milioni di euro all&#8217;anno. E se i ghiacci continuano a sciogliersi a questo ritmo, la navigazione potrebbe diventare talmente lineare da passare attraverso il Polo Nord. E allora i resort che Nubo ha in mente non sarebbero poi cos\u00ec utopistici<\/p>\n<p>EUROPA<br \/>\nIL PREZZO DELLA SALUTE \/ \u00c8 UNA QUESTIONE CHE PENSAVAMO SI LIMITASSE AI PAESI IN VIA DI SVILUPPO. MA L&#8217;ARRIVO DI UN NUOVO MEDICINALE CONTRO L&#8217;EPATITE C, IL SOVALDI, L&#8217;HA PORTATA AL CENTRO DEL DIBATTITO POLITICO FRANCESE. Lo stato ha i mezzi per fornire questo farmaco rivoluzionario a chi ne ha bisogno? La risposta \u00e8 no, almeno non al prezzo richiesto dal suo produttore, la statunitense Gilead: 18.500 euro per una scatola, poco meno di 56mila euro per un trattamento di 12 settimane. Anche limitandone la prescrizione ai malati pi\u00f9 gravi, la spesa supererebbe presto il miliardo di euro.<br \/>\nPer spuntare un prezzo ragionevole, il governo ha scelto le maniere forti: prelever\u00e0 una tassa sulle vendite di tutti i farmaci per l&#8217;epatite C se verr\u00e0 superata una certa soglia di spesa. Finora le case farmaceutiche che impongono prezzi elevati l&#8217;hanno sempre avuta vinta. Per le malattie del sistema immunitario o per rare forme di tumori, la Francia ha sborsato anche decine di migliaia di euro all&#8217;anno per paziente. Nel caso dell&#8217;epatite C per\u00f2 non si parla pi\u00f9 di duemila pazienti, ma di 200mila. La Francia non \u00e8 l&#8217;unica a interrogarsi sulla questione. A giugno quindici paesi europei si sono alleati per chiedere alle case farmaceutiche di abbassare i prezzi. L&#8217;iniziativa non ha dato grandi risultati, ma dimostra che in futuro gli stati saranno sempre pi\u00f9 spesso costretti a mettersi d&#8217;accordo per avere pi\u00f9 potere sulle aziende.<br \/>\nIl dibattito \u00e8 appena cominciato. Nella lotta ai tumori, i progressi della ricerca sono accompagnati da un&#8217;impennata dei prezzi. Per ora le nuove terapie, che costano fino a centomila euro e riguardano solo pochi pazienti, vengono rimborsate dalla sanit\u00e0 pubblica. Ma cosa succeder\u00e0 quando ogni malattia rara avr\u00e0 la sua cura? La questione riguarda anche i medicinali pi\u00f9 diffusi e costosi, per i quali esistono generici a buon mercato. Lo stato continua a inventare sistemi per indirizzare le prescrizioni dei medici, e non rispetta le stesse regole che ha fissato. I pazienti vivono con angoscia questa incertezza. Il caso Sovaldi deve aprire una riflessione seria sul prezzo che siamo disposti a pagare per salvare una vita.  Le Monde, Francia<\/p>\n<p>UCRAINA<br \/>\nELEZIONI E VIOLENZE<br \/>\nNonostante la tregua, nell&#8217;est dell&#8217;Ucraina le violenze proseguono e aumentano le vittime tra la popolazione civile. I combattimenti si concentrano intorno all&#8217;aeroporto di Donetsk, il cui controllo \u00e8 di particolare rilevanza strategica. Secondo il sito russo Politcom, le violazioni del cessate il fuoco non sono da attribuirsi alle leadership delle due parti in gioco: &quot;N\u00e9 il presidente ucraino n\u00e9 i leader politici dei separatisti sono interessati a proseguire i combattimenti: Petro Porosenko teme una sconfitta alle elezioni del 26 ottobre, mentre i filorussi temono che l&#8217;ala militare possa prendere il sopravvento e organizzare un colpo di stato<\/p>\n<p>LETTONIA<br \/>\nFIDUCIA AL GOVERNO<br \/>\nLe elezioni legislative lettoni del 4 ottobre hanno due vincitori: la coalizione di governo, guidata dalla premier Laimdota Straujuma, e il partito filorusso Centro dell&#8217;armonia. Il partito di Nils Usakovs \u00e8 stato infatti il pi\u00f9 votato, anche se ha perso sette seggi rispetto al 2011. Tuttavia, spiega il quotidiano Latvijas Avize, il presidente Andris B\u00e8rzins dovrebbe rinnovare l&#8217;incarico a Straujuma: il blocco di centrodestra che la sostiene (il partito Unit\u00e0, Alleanza nazionale e l&#8217;Unione dei verdi e dei contadini) ha una maggioranza di 61 seggi. Secondo MladaFronta Dnes, il voto lettone ha avuto un&#8217;importanza particolare perch\u00e9, da quando la crisi ucraina si \u00e8 aggravata, il paese vive nella paura di cadere vittima della politica estera russa. \u00c8 stato proprio questo timore, scrive il giornale ceco, che ha spinto i cittadini a confermare la fiducia al governo nonostante le sue politiche di austerit\u00e0. Tuttavia, sottolinea il sito lettone TVnet, &quot;Usakovs \u00e8 riuscito a guadagnare la fiducia di quei lettoni che vogliono vivere in uno stato di isolamento e che sostengono il progetto del Centro dell&#8217;armonia di fare della Lettonia un satellite dell&#8217;impero di Putin. \u00c8 la conferma che nel paese molti sognano di tornare ai tempi dell&#8217;Unione Sovietica&quot;.<\/p>\n<p>BULGARIA<br \/>\nLA SPUNTA BORISOV<br \/>\nUna vittoria del partito di destra Gerb, dell&#8217;ex premier Bojko Borisov : \u00e8 stato il prevedibile risultato del voto bulgaro del 5 ottobre. Del tutto inatteso \u00e8 invece il numero dei partiti che hanno superato la soglia di sbarramento del 4 per cento, in tutto otto, un dato che rende molto complicata la formazione di una maggioranza stabile. I socialisti (Bsp) hanno subito un tracollo e sono stati quasi raggiunti dal Dps, il partito vicino alle minoranze turca e rom. Le forze di estrema destra, il Fronte patriottico e Ataka, hanno ottenuto risultati superiori alle attese, ed \u00e8 entrato in parlamento anche il partito populista Bulgaria senza censura. La partecipazione al voto \u00e8 stata la pi\u00f9 bassa dal 1989: il 48 per cento. Secondo Dnevnik, &quot;il fatto che il paese sia sempre stato governato die-tro le quinte ha tenuto la gente lontana dalle urne. E oggi non ci sono prospettive di cambiamento, perch\u00e9 nessuna delle possibili coalizioni si batter\u00e0 davvero contro la mafia che governa il paese&quot;.<\/p>\n<p>SPAGNA<br \/>\nBARCELLONA VUOLE VOTARE<br \/>\nProsegue il braccio di ferro tra Madrid e Barcellona, decisa a portare avanti il processo referendario sull&#8217;indipendenza della Catalogna malgrado l&#8217;opposizione del premier Mariano Rajoy e della Corte costituzionale. Negli ultimi giorni, spiega El Pais, il governo catalano ha sottolineato che &quot;far\u00e0 il possibile affinch\u00e9 la consultazione si svolga come previsto il 9 novembre&quot;. Secondo La Vanguardia, il presidente catalano Artur Mas ha anche un piano b: &quot;Una votazione a met\u00e0 strada tra il referendum e una consultazione sul modello di quella che si svolse nel 2009 ad Arenys de Munt. In quel caso i cittadini si espressero sull&#8217;indipendenza con un voto simbolico che ebbe per\u00f2 notevoli conseguenze politiche.<\/p>\n<p>FRANCIA<br \/>\nII 5 ottobre decine di migliaia di oppositori dei matrimoni gay sono scesi in piazza per protestare contro le politiche familiari del governo. La manifestazione era organizzata dal collettivo Manif pour tous. <\/p>\n<p>BELGIO<br \/>\nQuattro partiti, tra cui gli indipendentisti fiamminghi, hanno raggiunto il 7 ottobre un accordo di coalizione che prevede un governo guidato dal liberale francofono Charles Michel. <\/p>\n<p>BOSNIA ERZEGOVINA<br \/>\nII 12 ottobre si svolgeranno le elezioni legislative e quelle per la presidenza collegiale. Saranno anche rinnovate le assemblee delle due entit\u00e0 che compongono il paese: Republika Srpska e Federazione croato-musulmana.<\/p>\n<p>MEDIO ORIENTE &#038; AFRICA<br \/>\nISRAELE-LIBANO<br \/>\nII 7 ottobre due soldati israeliani sono rimasti feriti in un attacco rivendicato da Hezbollah al confine tra i due paesi.<br \/>\nPALESTINA<br \/>\nL\u2019ESEMPIO SVEDESE<br \/>\nLa Svezia \u00e8 il primo paese europeo, se si escludono quelli dell&#8217;ex blocco socialista, a riconoscere lo stato palestinese, scrive Al Hayat. Il 13 ottobre nel parlamento del Regno Unito si svolger\u00e0 un voto sul riconoscimento della Palestina, ed \u00e8 attesa una discussione sul tema anche in Francia.<br \/>\nTRE DIVERSI TRATTAMENTI &#8211; Da Ramallah Amira Hass<br \/>\nIl mio amico B vive a Ramallah e ha ottenuto un permesso per entrare in Israele. Ha un impiego presso un&#8217;organizzazione internazionale, che lo ha aiutato con la burocrazia. Questo rende B un privilegiato, perch\u00e9 pu\u00f2 attraversare i checkpoint. Cos\u00ec abbiamo deciso di andare in macchina a Tel Aviv attraversandone uno gestito da un&#8217;azienda di sicurezza privata. Al checkpoint ci hanno chiesto di mostrare i documenti. L&#8217;agente, un immigrato etiope, \u00e8 stato molto educato (una novit\u00e0). Ha spiegato a B che non poteva attraversare il checkpoint all&#8217;interno della mia auto, ma avrebbe dovuto seguire il percorso riservato ai palestinesi. Protestare non aveva senso, cos\u00ec B \u00e8 sceso dalla macchina, ha aspettato che il suo documento fosse registrato elettronicamente e poi mi ha raggiunto dall&#8217;altra parte del confine. In questo checkpoint c&#8217;\u00e8 un terzo tipo di trattamento. I cittadini arabi di Israele devono subire perquisizioni corporali molto ac-curate e controlli alle loro auto. \u00c8 un procedimento umiliante, mi ha raccontato un amico. Pi\u00f9 di una volta ho provato a ricevere questo tratta-mento, ma non ci sono riuscita perch\u00e9 si sono sempre accorti che ero ebrea. Un checkpoint, un paese, tre diversi tratta-menti. Il terreno su cui \u00e8 costruito il checkpoint \u00e8 stato espropriato al villaggio palestinese di Ni&#8217;ilin. Ogni volta che lo attraverso mi maledico, perch\u00e9 implicitamente collaboro con questo sopruso. Ma non c&#8217;\u00e8 molto che io possa fare, a parte lasciare il paese.<\/p>\n<p>TURCHIA \/ SIRIA<br \/>\nLe colpe della Turchia in Siria Le Monde, Francia<br \/>\nLa politica della Turchia rispetto alla crisi siriana sta generando una duplice tragedia, sul piano re-gionale e su quello interno. \u00c8 anche un fallimento personale del presidente Recep Tayyip Erdogan che ne \u00e8 stato l&#8217;ideatore. Il primo dramma \u00e8 in corso a Kobane, una citt\u00e0 siriana a maggioranza curda situata al confine con la Turchia, che sta per cadere nelle mani del gruppo Stato islamico. Da mesi alcune migliaia di miliziani curdi oppongono una strenua resistenza ai carri armati e all&#8217;artiglieria pesante dei jihadisti.<br \/>\nLa conquista di Kobane darebbe ai jihadisti un vantaggio considerevole: il controllo della strada lungo la frontiera turco-siriana. Gli permettereb-be di moltiplicare i traffici con cui si finanziano e dimostrerebbe l&#8217;inefficacia dei raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti, che pretende di sconfiggere le milizie dello Stato islamico, ma non riesce nemmeno a contenerne l&#8217;avanzata in campo aperto. Questa battaglia avrebbe preso una piega diversa se la Turchia, che ha l&#8217;esercito pi\u00f9 forte della regione, fosse intervenuta. I carri armati turchi schierati lungo la frontiera davanti a Kobane avrebbero potuto neutralizzare l&#8217;artiglieria dei jihadisti, ma non hanno sparato neanche un colpo. Ankara \u00e8 entrata nella coalizione contro lo Stato islamico, ma non ha fatto nulla per fermarne l&#8217;avanzata. Perch\u00e9? La Turchia non vuole una zona autonoma curda alla sua frontiera, che potrebbe essere usata come base dal Pkk, l&#8217;organizzazione armata dei curdi turchi. &quot;Per noi il Pkk non \u00e8 meglio dello Stato islamico&quot;, ha di-chiarato Erdogan. Non \u00e8 esatto. Sembra piuttosto che Ankara, che ha consentito ai jihadisti di en-trare in Siria attraverso il suo territorio, preferisca lo Stato islamico ai curdi. Questa &quot;scelta&quot; ha generato un altro dramma: le proteste dei curdi in Turchia che il 7 ottobre hanno provocato 14 morti. Questo scontro pu\u00f2 riaccendere la guerra che da trent&#8217;anni oppone il Pkk all&#8217;esercito turco e sabotare il coraggioso tentativo di negoziato con il Pkk avviato da Erdogan. Nel tentativo di rovesciare il dittatore siriano Bashar al Assad, il presidente turco esercita un ricatto: Ankara non parteciper\u00e0 alla lotta contro lo Stato islamico se gli Stati Uniti non si impegnano a intervenire contro Damasco. \u00c8 una politica irrealistica, che non fermer\u00e0 la destabilizzazione della regione e rischia di destabilizzare la Turchia dall&#8217;interno.  <\/p>\n<p>MEDIO ORIENTE<br \/>\nIL NEOCOLONIALISMO DEI JIHADISTI<br \/>\nLA PROPAGANDA DEI MILIZIANI DELLO STATO ISLAMICO RICICLA MOLTI STEREOTIPI ORIENTALISTI. E SPESSO SERVE SOLO A MASCHERARE UN DESIDERIO DI ARRICCHIRSI CHE HA POCO A CHE VEDERE CON L&#8217;ISLAM (  Claire Talon, Mediapart, Francia )<br \/>\nDopo l&#8217;n settembre 2001 tre eventi hanno cambiato il volto del Medio Oriente. Il primo \u00e8 l&#8217;ondata libertaria che, dall&#8217;inizio del 2011, continua a erodere le fondamenta dell&#8217;ordine regionale nato dagli accordi Sykes-Picot (con cui nel 1916 Francia e Regno Unito stabilirono segretamente le rispettive sfere d&#8217;influenza in Medio Oriente). Il secondo \u00e8 il ridimensionamento delle ambizioni dell&#8217;islam politico: in Egitto e in Tunisia i partiti religiosi hanno dovuto scontrarsi con il rifiuto espresso nelle manifestazioni popolari e la difficolt\u00e0 di governa-re. Il terzo \u00e8 l&#8217;irruzione su internet di societ\u00e0 civili irrequiete, che per la prima volta hanno gli strumenti per esprimersi.<br \/>\n\u00c8 questo lo sfondo su cui continua a svilupparsi il fondamentalismo islamico e su cui vanno in scena i drammi siriano e iracheno. Si tratta di una crisi generalizzata che nasce dal collasso delle strutture statali ereditate dai tempi delle indipendenze. Tuttavia i governi occidentali ripropongono sempre la stessa soluzione: una piccola guerra condotta da popoli civili contro il &quot;terrorismo&quot; per garantire la stabilit\u00e0 regio-nale.<br \/>\nL&#8217;elemento centrale di questo scenario \u00e8 l&#8217;internazionale jihadista: basta evocarla per giustificare un intervento militare che fino a pochi mesi prima era stato respinto dalle opinioni pubbliche, in Europa e negli Stati Uniti. Paesi come la Francia possono addirittura prendere in considerazione l&#8217;idea di colpire prima il regime siriano di Bashar al Assad e poi anche il suo nemico, l&#8217;organizzazione dello Stato islamico, come se si trattasse dello stesso problema. Il jiha-dismo sembra affermarsi come unica chia\u00acve di lettura per una realt\u00e0 mediorientale sempre pi\u00f9 indecifrabile. Non dovremmo quindi stupirci se i jihadisti mostrano all&#8217;occidente un&#8217;immagine di loro stessi studiata a tavolino e quasi caricaturale rispetto alla complessit\u00e0 della situazione.<br \/>\nDai film peplum ai western, dai polizieschi alle pellicole di fantascienza, i jihadisti dello Stato islamico hanno mostrato di sa-per padroneggiare i codici della cultura occidentale. Ripropongono un immaginario orientalista che va da Lawrence d&#8217;Arabia a Trono di spade, passando per Salom\u00e8 e san Giovanni Battista. I jihadisti insistono a far-si fotografare a cavallo o in carovane di jeep in mezzo al deserto. I loro capi indossano vestiti d&#8217;altri tempi e fanno di tutto per rafforzare il vecchio clich\u00e9 della &quot;crudelt\u00e0 orientale&quot; (sempre mostrata in modo teatrale). Possono anche sembrarci ridicoli, ma dovremmo riflettere sul fatto che queste sono le uniche immagini che abbiamo di loro e che sono loro stessi a fornircele. Le rare testimonianze sulla vita quotidiana nei luoghi controllati dallo Stato islamico rac-contano di persecuzioni contro chi cerca di documentare quello che succede e di esecuzioni di civili scoperti a fare foto.<br \/>\nQuindi gli occidentali sono ridotti a contemplare Salom\u00e8 in niqab, decapitazioni artigianali, crocifissioni, fucilazioni indiscriminate, cavalcate nel deserto, scene di battaglie che ricordano quelle dei film. \u00c8 una rappresentazione r\u00e9tro della violenza, molto lontana dalla precisione chirurgica con cui tanti abitanti della regione sono stati uccisi nel corso degli anni dal governo siriano, da Israele, dall&#8217;Egitto e dagli Stati Uniti.<br \/>\nUn altro passaggio obbligato di questo autoritratto esotico \u00e8 il nuovo &quot;viaggio in oriente&quot;. Sponsorizzato dall&#8217;internazionale jihadista, si materializza in scene bucoliche che mostrano giovani guerrieri che sguazzano nelle acque limpide di un&#8217;oasi e assaporano dei frutti (melograni) tagliati con i pugnali. Donne sottomesse, crudelt\u00e0 orientale, deserto, barbarie: sono i pilastri del discorso prodotto dai jihadisti dello Stato islamico su loro stessi. Questi clich\u00e9 ricostruiscono alla perfezione l&#8217;oriente immaginario, inventato nell&#8217;ottocento dal Regno Unito e dalla Francia per sostenere le loro avventure coloniali. L&#8217;intellettuale palestinese Edward Said aveva gi\u00e0 sottolineato come quella rappresentazione non fosse altro che un ritratto a rovescio dell&#8217;Europa illuminista.<br \/>\nCASE GRATIS<br \/>\nLe peripezie del jihad globale, da Al Qaeda allo Stato islamico passando per il Fronte al nusra, mostrano la deriva del jihadismo da movimento di liberazione a impresa coloniale. Anche quando non esaltano aperta-mente il &quot;jihad a cinque stelle&quot; &#8211; l&#8217;abbondanza e la dolce vita nella terra promessa del Levante &#8211; i jihadisti stranieri (che, secondo fonti della Cia citate dal New York Times, formano pi\u00f9 della met\u00e0 dei combattenti dello Stato islamico) pubblicano foto e video di ville con piscina sequestrate agli &quot;infedeli&quot;.<br \/>\n&quot;Qui non si paga l&#8217;affitto. Le case sono assegnate gratuitamente&quot;, scriveva sulla sua pagina di Facebook (oggi chiusa) Aqsa Mahmoud, una scozzese di 19 anni partita per la Siria per sposare un jihadista. &quot;Non si paga l&#8217;acqua n\u00e9 l&#8217;elettricit\u00e0. Riceviamo provviste mensili come spaghetti, pasta, cibi in scatola, riso, uova, e dei sussidi men-sili per i mariti, le mogli e ogni figlio. Le cure mediche sono gratis. E non si pagano tasse (se si \u00e8 musulmani) &quot;.<br \/>\n&quot;Il nostro esilio \u00e8 ricompensato dal bottino&quot;, scrive Aqsa sul suo blog, che \u00e8 ancora attivo. &quot;Fa piacere sapere che il bottino \u00e8 stato rubato agli infedeli e che \u00e8 stato Allah a donarcelo. Abbiamo utensili da cucina, frigoriferi, cucine, forni, microonde, frullatori, aspirapolvere e prodotti per le pulizie, ventilatori e, soprattutto, case gratis&quot;.<br \/>\nDa questo punto di vista, il fenomeno dello Stato islamico pu\u00f2 essere visto come la copertura di un&#8217;avventura coloniale che trova nelle periferie di Londra, Strasburgo o Stoccolma le reclute pi\u00f9 adatte. Le motivazioni di questi combattenti spesso non hanno molto a che vedere con l&#8217;islam. In un&#8217;intervista a Vice, Abu Ibrahim Raqqawi, un attivista siriano di 22 anni originario di Raqqa, la roccaforte dello Stato islamico, afferma che i jihadisti occidentali vivono isolati e rubano agli abitanti del posto: &quot;I miliziani provenienti dal Regno Unito e dagli Stati Uniti preferiscono portarsi dietro le loro mogli o sposare altre donne straniere, svedesi o olandesi. Restano chiusi nella loro cerchia. C&#8217;\u00e8 una sorta di muro tra loro e gli abitanti di Raqqa perch\u00e9 non parlano la lingua del posto. Gli abitanti della citt\u00e0 non amano gli stranieri perch\u00e9 requisiscono le case pi\u00f9 belle e rubano&quot;. Nell&#8217;agosto del 2014 i jihadisti dello Stato islamico hanno pubblicato su Twitter dei selfies con alcuni barattoli di Nutella, suscitando tra i combattenti un dibattito sulle virt\u00f9 della crema spalmabile. Nel momento in cui i paesi occidentali esportano nel mondo arabo questa nuova specie di colonizzatori, \u00e8 paradossale continuare a vedere il Medio Oriente come una minaccia per la sicurezza dell&#8217;occidente.<br \/>\nSORVEGLIANZA DIGITALE<br \/>\nLe azioni dei jihadisti dello Stato islamico spostano in secondo piano una battaglia dalle conseguenze altrettanto drammatiche. Mentre la propaganda jihadista invade internet, le aziende statunitensi, europee e israeliane fanno a gara per vendere ai regimi autoritari del Medio Oriente software di sorveglianza che gli permettono di ostacolare l&#8217;emergere di forze alternative a quella jihadista.<br \/>\nQuesti sistemi di sorveglianza, che possono essere adattati all&#8217;arabo e ai vari dialetti mediorientali, permettono ai servizi segreti dei paesi impegnati nella lotta al terrorismo di svolgere attivit\u00e0 di spionaggio di massa sulle comunicazioni private scambiate via email, WhatsApp, Twitter, Face-book, Skype, Viber, YouTube e Grindr.<br \/>\nIl ministero dell&#8217;interno egiziano ha affidato all&#8217;azienda statunitense Blue Coat l&#8217;incarico di individuare le &quot;idee distruttrici&quot; che circolano sui social network. Nella gara d&#8217;appalto, ha scritto il 1 giugno 2014 il quotidiano Al Watan, si mette in evidenza il ruolo negativo di internet nell&#8217;affermazione dei valori democratici&quot;, e si punta il dito contro il &quot;sarcasmo&quot;, &quot;la ridicolizzazione delle persone&quot;, &quot;la denuncia di errori commessi in buona fede&quot;, &quot;la diffidenza verso i precetti religiosi&quot; e la &quot;trasgressione delle regole sociali&quot;. Oggi il principale problema per le societ\u00e0 civili arabe non \u00e8 lo Stato islamico, ma la possibilit\u00e0 di organizzarsi per elaborare una nuova immagine della regio-ne, lontana dal jihadismo e dalle dittature sostenute dall&#8217;occidente. Oltre alle difficolt\u00e0 organizzative e alla repressione dei servizi di sicurezza, chi produce contenuti \u00e8 anche vittima delle politiche di Facebook e di altri social network, che spesso non fanno distinzioni tra i vari tipi di utenti, ed eliminano, in nome di una caccia indiscriminata alle immagini violente, sia i profili dei siriani della resistenza pacifica sia quelli dei jihadisti. agirti<\/p>\n<p>MOZAMBICO<br \/>\nUn candidato popolare<br \/>\nA pochi giorni dalle presidenziali del 15 ottobre, il leader del partito Renamo, Afonso Dhlakama, \u00e8 tornato alla ribalta, scrive Jeune Afrique. Fino al 5 settembre, quando il Renamo ha firmato un cessate il fuoco con il partito di governo Frelimo, Dhlakama viveva in clandestinit\u00e0 (il conflitto tra le due fazioni \u00e8 scoppiato nell&#8217;ottobre del 2013). Ora sembra godere di un&#8217;inattesa popolarit\u00e0, nonostante alle ultime presidenziali avesse ottenuto il 16,5 per cento dei voti,<\/p>\n<p>MALI<br \/>\nNove caschi blu nigerini sono morti il 3 ottobre in un at-tacco dei ribelli jihadisti nella regione di Gao (nordest). <\/p>\n<p>KENYA<br \/>\nKENYATTA IN TRIBUNALE<br \/>\nL&#8217;8 ottobre il presidente keniano Uhuru Kenyatta {nella foto) si \u00e8 presentato alla Corte penale internazionale (Cpi) per rispondere delle accuse di crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 in relazione alle violenze interetniche scoppiate dopo le elezioni del 2007-2008. Kenyatta, che si dichiara innocente, \u00e8 il primo capo di stato in carica ad apparire davanti alla Cpi. Ha temporaneamente lasciato i suoi poteri al vicepresidente William Ruto, anche lui accusato di crimini contro l&#8217;umanit\u00e0. Secondo The Nation, la decisione di Kenyatta di farsi giudicare dalla Cpi permetter\u00e0 al paese di superare il trauma di sei anni fa.<\/p>\n<p>NIGERIA<br \/>\nII 2 ottobre il leader di Boko haram Abubakar Shekau, dato per morto dall&#8217;esercito nigeriano, \u00e8 riapparso in un video. Yemen II 7 ottobre la nomina di un nuovo premier \u00e8 stata respinta dai ribelli sciiti che controllano la capitale Sana&#8217;a.<\/p>\n<p>SOMALIA<br \/>\nAl Shabaab perde Barawe<br \/>\nIl 5 ottobre le truppe somale, appoggiate dai soldati dell&#8217;Unione africana, hanno conquistato il porto di Barawe, 200 chilometri a sud di Mogadiscio, una roccaforte dei ribelli di Al Shabaab. Secondo l&#8217;Unione africana, i ribelli somali controllavano la citt\u00e0 da sei anni e la usavano come base per lanciare gli attacchi contro la capitale Mogadiscio. Il gruppo terroristico ha perso il controllo di molte localit\u00e0 negli ultimi mesi, ma \u00e8 ancora ben radicato nelle zone rurali. La caduta di Barawe, scrive il sito Sabahi, \u00e8 un duro colpo per Al Shabaab soprattutto dopo la morte, un mese fa, del leader Ahmed Abdi Godane.<\/p>\n<p>ASIA &#038; PACIFICO<br \/>\nCOREA DEL NORD<br \/>\nChi comanda a Pyongyang<br \/>\nKim Jongun (in una foto d&#8217;archivio), che pare abbia problemi di salute e si stia curando, non compare in pubblico da pi\u00f9 di trenta giorni. La sua assenza ha alimentato voci su un possibile golpe dolce in corso a Pyongyang. In realt\u00e0, scrive NK-News, Kim \u00e8 l&#8217;autorit\u00e0 ufficiale pi\u00f9 alta ma governa insieme a una rete complessa di consiglieri e funzionari che hanno un controllo diretto sul partito, sull&#8217;esecutivo e sull&#8217;esercito.<\/p>\n<p>PENISOLA COREANA II 4 ottobre i governi di Seoul e Pyongyang hanno raggiunto un accordo per rilanciare il dialogo, sospeso dal febbraio scorso. La decisione \u00e8 stata presa durante una rara visita a Seoul di tre delegati nord-coreani.<\/p>\n<p>BIRMANIA II presidente Thein Sein ha annunciato il 7 ottobre la liberazione di pi\u00f9 di tremila prigionieri, tra cui alcuni ex militari.<\/p>\n<p>HONG KONG<br \/>\nUN PAESE, DUE SISTEMI<br \/>\nNel 1997 la sovranit\u00e0 di Hong Kong, colonia britannica, passa dal Regno Unito alla Cina sulle basi di un accordo siglato nel 1984. Secondo l&#8217;accordo, Pechino dovr\u00e0 riconoscere alla citt\u00e0 per i successivi cinquant\u2019anni &quot;un alto grado di autonomia&quot;, fatta eccezione per la difesa e la politica estera. A regolare lo status speciale di Hong Kong \u00e8 la basic law, soggetta per\u00f2 a un margine di libert\u00e0 di interpretazione da parte di Pechino.<br \/>\n&#8211;\tHong Kong \u00e8 governata da un amministratore, il chief executive, eletto da un comitato di 1.200 esponenti di diversi settori economici della citt\u00e0, la maggior parte dei quali vicini a Pechino. Nel 2004 il governo cinese stabilisce che le prime elezioni a suffragio universale si terranno nel 2017.<br \/>\n&#8211;\tNel giugno del 2014, in vista della decisione del Comitato permanente dell&#8217;assemblea nazionale del popolo sulle regole per l&#8217;elezione del governatore di Hong Kong, il movimento Occupy Central organizza un referendum per l&#8217;introduzione del suffragio universale a cui partecipano 8oomila persone. Il 31 agosto Pechino annuncia le riforme decise dal comitato i    permanente: sar\u00e0 introdotto il suffragio 1    universale ma gli elettori potranno votare )    solo i candidati approvati dal governo centrale. Il 22 settembre gli studenti universitari scendono in piazza per chiedere vere elezioni dirette. Sei giorni dopo la polizia interviene con gas lacrimogeni per disperdere la folla che per\u00f2 resiste. Il 29 settembre Occupy Central si unisce agli studenti. I manifestanti intendono continuare la protesta finch\u00e9 il governatore Chun-ying Leung non si dimetter\u00e0.<br \/>\n CHI CONTA DAVVERO<br \/>\nIL 22 settembre, mentre gli studenti di Hong Kong scendevano in piazza, il presidente cinese Xi Jinping ha convocato una delegazione di ricchi uomini d&#8217;affari dell&#8217;ex colonia britannica, tra cui Li Kashing, l&#8217;uomo pi\u00f9 ricco d&#8217;Asia. Chiunque abbia lanciato l&#8217;iniziativa deve aver pensato che l&#8217;intervento di Xi potesse alleviare la tensione, rassicurando i cittadini di Hong Kong sul fatto che i cinesi non hanno cambiato idea sulla formula &quot;un paese, due sistemi&quot;. Purtroppo, per\u00f2, questa riunione si \u00e8 rivelata un altro passo falso nei rapporti tra Hong Kong e Pechino.<br \/>\nDISPARIT\u00c0 ECONOMICA<br \/>\nHong Kong ha da decenni una societ\u00e0 orientata agli affari e al mercato e l&#8217;influenza di magnati come Li Kashing \u00e8 enorme. Ma gli abitanti, in particolare la generazione pi\u00f9 giovane rappresentata dal leader del movimento studentesco filo-democratico Joshua Wong, stanno entrando in una nuova era. Il malcontento per il monopolio immobiliare che ha contribuito a far sparire tante piccole imprese private della citt\u00e0 \u00e8 forte, e proprio la disparit\u00e0 economica \u00e8 una delle principali cause dell&#8217;attuale caos politico.<br \/>\nIl fatto che Pechino abbia convocato un gruppo ristretto di uomini d&#8217;affari invece che gli esponenti politici o i rappresentanti del movimento per la democrazia ha sollevato seri dubbi su chi, secondo la Cina, sia pi\u00f9 legittimato a rappresentare gli interessi a lungo termine degli abitanti dell&#8217;isola. ( George Chen, South China Morning Post, Hong Kong)<br \/>\nDA PECHINO<br \/>\nSONO SOLO ESTREMISTI<br \/>\nIL 28 settembre gli attivisti estremisti  di Hong Kong hanno lanciato il movimento Occupy Central, svelando in anticipo una campagna illegale. Le foto della polizia costretta a disperdere i manifestanti con i lacrimogeni sono circolate in tutto il mondo, danneggiando l&#8217;immagine della citt\u00e0. Hong Kong \u00e8 un grande centro della finanza e della moda e in quanto abitanti del continente siamo addolorati per quello che sta succedendo per colpa dell&#8217;opposizione. I mezzi d&#8217;informazione statunitensi legano il movimento Occupy Central agli incidenti di piazza Tiananmen, ma la Cina non \u00e8 pi\u00f9 il paese di venticinque anni fa. Abbiamo accumulato esperienza e imparato a valutare i disordini sociali e adesso li affrontiamo in modo diverso. Negli ultimi anni ci sono state molte manifestazioni, ma nessuna \u00e8 riuscita a modificare il nostro modo di pensare. In Asia, Hong Kong vanta una lunga tradizione di legalit\u00e0, quindi la Cina continentale confida nel fatto che il suo governo tenga sotto controllo in modo legale il movimento Occupy Central. Molti temono che queste manifestazioni possano spingere alla rivolta tutta la popolazione. Questa sembra essere la strategia degli estremisti. Ma, nonostante stia correndo un rischio senza precedenti, Hong Kong non perder\u00e0 la sua stabilit\u00e0. I gruppi dell&#8217;opposizione sanno bene che \u00e8 impossibile modificare le decisioni del comitato permanente sulle riforme. Il governo centrale deve appoggiare con fermezza l&#8217;amministrazione locale affinch\u00e9 prenda provvedimenti contro gli attivisti. . II Global Times \u00e8 un quotidiano legato al governo cinese.<\/p>\n<p>PAKISTAN<br \/>\nIL FASCINO DELLO STATO ISLAMICO<br \/>\n&quot;\u00c8 ufficiale. I taliban pachistani hanno annunciato il loro sostegno al gruppo Stato islamico&quot;, scrive Ahmed Rashid sulla New York Review of Books citando le dichiarazioni rilasciate il 4 ottobre dal portavoce dei taliban. Per ora \u00e8 solo un atto simbolico: i taliban pachistani non si sono fusi con lo Stato islamico e non hanno accettato il loro leader come califfo. Ma la mossa indica quanto la brutalit\u00e0 del gruppo jihadista e la sua abilit\u00e0 nel controllare un territorio vasto stiano cambiando il panorama dei movimenti fondamentalisti. In particolare i giovani &#8211; che considerano gli sforzi fatti dai loro leader di dialogare con i governi un segno di debolezza &#8211; apprezzano il rifiuto di scendere a compromessi del gruppo Stato islamico.<\/p>\n<p>INDIA<br \/>\nUN PREMIER AMBIZIOSO &#8211; Outlook, India<br \/>\nDurante un discorso pubblico a Varanasi nel 1916, Gandhi fece una digressione sullo squallore e la sporcizia che circondavano un tempio importante della citt\u00e0, chiedendosi se, una volta finito il dominio britannico, i templi sarebbero diventati luoghi puliti. Quasi un secolo dopo, e a 67 anni dalla partenza degli inglesi, nulla \u00e8 cambiato nella citt\u00e0 sacra e anzi, la situazione \u00e8 peggiorata. Il primo ministro Narendra Modi ha promesso di ripulire l&#8217;India nei prossimi cinque anni. Questo significa, scrive Outlook, far sparire montagne di rifiuti dai villaggi e dalle citt\u00e0; ripulire i fiumi, i laghi e i parchi; rendere luccicanti le strade, i luoghi pubblici e i marciapiedi; insegnare agli indiani a disfarsi dei loro rifiuti come si fa nelle democrazie sviluppate, sradicando l&#8217;abitudine di sputare e gettare a terra la spazzatura. In passato si \u00e8 gi\u00e0 tentato di ripulire il paese almeno tre volte e la storia insegna che non sar\u00e0 un compito facile per Modi. L&#8217;immagine di un nuovo premier con una scopa in mano \u00e8 un simbolo accattivante e molto potente in un&#8217;era in cui la percezione \u00e8 tutto, soprattutto per una vasta parte della classe media urbana che ha distolto lo sguardo (e il naso) dalla realt\u00e0 puzzolente in cui i suoi connazionali sono condannati a vivere. Ma rischia di rimanere solo un simbolo, conclude il settimanale indiano<\/p>\n<p>AFGHANISTAN<br \/>\nIL FUTURO DELL\u2019AFGHANISTAN \/ L&#8217;INSEDIAMENTO DI ASHRAF GHANI COME NUOVO PRESIDENTE DELL&#8217;AFGHANISTAN DOPO UN&#8217;ELEZIONE MOLTO DISCUSSA \u00c8 UN&#8217;OCCASIONE PER FARE QUALCHE PREVISIONE SUL FUTURO DEL PAESE. Davanti al primo passaggio di poteri da quando Hamid Karzai \u00e8 salito al potere nel 2001 \u00e8 giusto mostrare un po&#8217; di ottimismo. La comunit\u00e0 internazionale ha accolto favorevolmente Ghani, che si \u00e8 impegnato a firmare un accordo per mantenere le forze internazionali dell&#8217;Isaf nel paese anche dopo l&#8217;inizio del ritiro statunitense, previsto per la fine del 2014. Questo dovrebbe tenere aperto il rubinetto degli aiuti esteri.<br \/>\nMa le possibilit\u00e0 che il governo sopravviva restano limitate. Nonostante abbia accettato un accordo per la divisione dei poteri con Ghani, il candidato rivale Abdullah Abdullah ha quasi boicottato l&#8217;insediamento dopo che i risultati elettorali sono stati pubblicati senza il suo consenso. Se basta cos\u00ec poco a scatenare la sua rabbia, presto Abdullah potrebbe far cadere il governo. Ma Ghani deve affrontare una minaccia ben pi\u00f9 grave: i taliban, che continuano a conquistare nuovi territori e organizzare attacchi in tutto il paese. L&#8217;esercito afgano, con il morale sotto i tacchi e segnato dalle diserzioni, non riesce a combatterli e sar\u00e0 ancora pi\u00f9 in difficolt\u00e0 dopo il ritiro degli statunitensi.<br \/>\nSe non altro, per\u00f2, difficilmente Ghani potr\u00e0 fare peggio di Karzai. Chi loda l&#8217;ex presidente per aver portato stabilit\u00e0 nel paese ha la memoria corta. Karzai era corrotto e indifendibile, e ha sempre anteposto i suoi interessi a quelli del paese. Ha basato la sua strategia nei confronti dei taliban sulle alleanze con i signori della guerra, alienandosi il supporto della maggior parte della popolazione. Karzai si \u00e8 dedicato solo ad accumulare un enorme patrimonio, e negli ultimi mesi si \u00e8 disinteressato di tutto, lasciando le decisioni pi\u00f9 difficili (come l&#8217;accordo di sicurezza con gli Stati Uniti) al suo successore. Nel suo discorso di commiato l&#8217;ex presidente ha attaccato sia Washington sia il Pakistan. Questo leader inaffidabile, il cui rapporto con gli Stati Uniti \u00e8 cambiato a seconda dei suoi sbalzi d&#8217;umore, cerca ora di presentarsi come un populista, quando in realt\u00e0 \u00e8 solo un tecnocrate.<br \/>\nGhani, un antropologo che ha lavorato per la Banca mondiale, dovr\u00e0 fare attenzione a non seguire il suo esempio (The News, Pakistan)<\/p>\n<p>AFGHANISTAN<br \/>\nL&#8217;8 ottobre cinque uomini sono stati impiccati a Kabul. Erano stati condannati a morte per lo stupro collettivo di quattro donne. <\/p>\n<p>INDIA-PAKISTAN<br \/>\nFUOCO IN KASHMIR<br \/>\nAlmeno 16 persone sono morte negli scontri a fuoco tra militari indiani e pachistani al confine tra i due paesi, nel Kashmir indiano e vicino a Sialkot, in Pakistan. Nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 2003, non \u00e8 raro che le truppe si scambino colpi di arma da fuoco. New Delhi e Islamabad si accusano a vicenda per l&#8217;inizio delle ostilit\u00e0. I tentativi di mediazione sono andati a vuoto e, osserva il Kashmir Times, contrariamente a quanto previsto dalle procedure, le trattative sono state condotte da ufficiali di basso rango. Il 10 ottobre, scrive il quotidiano pachistano Dawn, il Comitato per la sicurezza nazionale, presieduto dal primo ministro Nawaz Sharif, si riunir\u00e0 per decidere il da farsi.<\/p>\n<p>VIETNAM<br \/>\nL&#8217;AMICO STATUNITENSE<br \/>\nIl 2 ottobre il governo statunitense ha annunciato la revoca parziale dell&#8217;embargo sulla vendita di armi in Vietnam. La decisione \u00e8 stata presa per la &quot;sicurezza marittima degli Stati Uniti&quot;, che sarebbe minacciata dall&#8217;espansionismo della Cina nel mar Cinese meridionale. Oltre al Vietnam, Pechino \u00e8 attualmente in lite anche con la Malesia, le Filippine, il Brunei e Taiwan. &quot;La mossa di Washington permetter\u00e0 al Vietnam di rafforzare le sue difese marittime&quot;, scrive AsiaSentinel. &quot;Ma secondo alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani, adesso Hanoi si sentir\u00e0 autorizzata ad aumentare la repressione nei confronti dell&#8217;opposizione interna e della societ\u00e0 civile&quot;.<\/p>\n<p>AMERICA CENTRO-MERIDIONALE<br \/>\nHAITI<br \/>\nL&#8217;eredit\u00e0 diDuvalier<br \/>\n&quot;Jean-Claude Duvalier l&#8217;ex presidente di Haiti che aveva governato l&#8217;isola con il pugno di ferro e nel 2011 era tornato a sorpresa dall&#8217;esilio, \u00e8 morto il 4 ottobre nella capitale Port-au-Prince. Aveva 63 anni&quot;, scrive il New York Times. Su Haiti Libre lo scrittore Lyonel Trouillot riflette sulla morte del dittatore: &quot;Duvalier \u00e8 morto. Tra la gente la notizia non ha creato molta euforia. Alcuni si lamentano che la morte, che non \u00e8 una sentenza, lo ha salva-to dalle responsabilit\u00e0 e dalle colpe. Ma nessuno insiste per dare il suo corpo ai cani. Al go-verno chiediamo solo di non imporci un funerale da eroe&quot;.<\/p>\n<p>BOLIVIA<br \/>\nEvo Morales verso la vittoria<br \/>\nIl 12 ottobre i boliviani sono chiamati alle urne per eleggere il presidente e rinnovare il parlamento. Secondo tutti i sondaggi l&#8217;attuale presidente Evo Morales, in carica dal 2005, dovrebbe vincere al primo turno con pi\u00f9 del 50 per cento delle preferenze. Per La Vanguardia, nonostante una crescita economica da record e la riduzione della povert\u00e0, in questi anni Morales non \u00e8 riuscito a risolvere problemi strutturali del paese come il lavoro minorile, la violenza contro le donne e l&#8217;inefficienza del sistema giudiziario.<\/p>\n<p>CILE<br \/>\nII 7 ottobre la corte suprema ha ordinato all&#8217;azienda canadese Goldcorp di sospendere, per motivi ambientali, la costruzione della miniera d&#8217;oro e rame di El Morro, nella regione di Atacama. L&#8217;azienda dovr\u00e0 consultare gli indigeni diaguita. <\/p>\n<p>PER\u00d9<br \/>\nII 5 ottobre il conservatore Luis Casta\u00f1eda \u00e8 stato eletto sindaco di Lima. Prende il posto della socialista Susana Villar\u00e1n. <\/p>\n<p>BRASILE<br \/>\nIL BRASILE AL BALLOTTAGGIO SENZA MARINA SILVA<br \/>\nLE PRESIDENZIALI DEL 5 OTTOBRE HANNO RIBALTATO TUTTI I PRONOSTICI: DILMA ROUSSEFF ANDR\u00c0 AL SECONDO TURNO CON IL SOCIALDEMOCRATICO A\u00c9CIO NEVES. E IL RISULTATO NON \u00c8 SCONTATO.<br \/>\nPer la quarta volta consecutiva il Partito dei lavoratori (Pt) del Brasile deve andare al ballottaggio per vincere le elezioni presidenziali. \u00c8 gi\u00e0 successo con Lula nel 2002 e nel 2006, e con Dilma Rousseff nel 2010. Sempre per la quarta volta consecutiva il candidato del Pt affronta un rappresentante del Partito socialdemocratico (Psdb), la formazione dell&#8217;ex presidente Fernando Henri-que Cardoso (1995-2003). La campagna elettorale si gioca sulla contrapposizione tra i risultati ottenuti durante i due mandati di Cardoso (nel 1994 e nel 1998) e i successi del Pt, al potere dal 2003.<br \/>\nAll&#8217;inizio questa contrapposizione \u00e8 stata centrale: Dilma Rousseff era in vantaggio su A\u00e9cio Neves. Poi l&#8217;incidente aereo del 13 agosto, in cui \u00e8 morto il candidato socialista Eduardo Campos, ha cambiato tutto. Marina Silva, candidata del Partito socialista (Psb), ha preso il posto di Campos e ha occupato lo spazio dell&#8217;opposizione con un programma economico simile a quello di Neves. Prima di conoscere i risultati del primo turno l&#8217;ex presidente Lula aveva dichiarato di preferire il ballottaggio perch\u00e9 rende pi\u00f9 evidente il contrasto tra due proposte politiche e rafforza la democrazia. Le cose vanno cosi dal 2002 e il Pt ne \u00e8 sempre uscito vincente. Ma ora la situazione sembra pi\u00f9 complessa. Silva aveva lanciato la sua candidatura in un momento particolare, dopo la morte di Campos. Mentre la sua spinta per una &quot;nuova politica&quot; che superasse la dicotomia Pt-Psdb prendeva forza, la polarizzazione attenuava le differenze e l&#8217;ex leader ecologista faceva delle proposte decisamente neoliberiste. Negli ultimi giorni prima del voto del 5 ottobre la candidatura di Silva si \u00e8 sgonfiata, una parte dei suoi vo-ti sono tornati a Neves e la situazione dei due candidati si \u00e8 ribaltata. Il risultato del primo turno sorprende per il recupero di Neves: la sua offensiva finale ha funzionato non solo perch\u00e9 ha conquistato pi\u00f9 voti, ma anche perch\u00e9 Dilma Rousseff ne ha ottenuti meno del previsto.<br \/>\nUNO STATO CHIAVE<br \/>\nIl ballottaggio, che si terr\u00e0 il 26 ottobre, sar\u00e0 molto combattuto. Al primo turno la differenza tra Rousseff e Neves \u00e8 stata di circa 8 punti percentuali, pi\u00f9 o meno otto milioni di voti. Pur avendo perso forza, Marina Silva ha comunque ottenuto il 21 per cento delle preferenze. I termini dello scontro tra Pt e Psdb avvantaggiano l&#8217;attuale presidente. A indebolire Neves c&#8217;\u00e8 anche la sorprendente sconfitta subita nello stato di Minas Gerais, dove \u00e8 stato governatore e dove il candidato del Psdb, Pimenta da Veiga, ha perso al primo turno contro quello del Pt. A favorirlo invece c&#8217;\u00e8 l&#8217;appoggio della maggior parte dei mezzi d&#8217;informazione e la ri-elezione al primo turno di Geraldo Alckmin come governatore di S\u00e0o Paulo, uno stato di enorme peso elettorale, il pi\u00f9 grande e conservatore del paese insieme a quello di Parane. Per la prima volta, a S\u00e0o Paulo il candidato del Pt \u00e8 arrivato terzo.<br \/>\nSar\u00e0 importante attirare gli elettori di Marina Silva. Alcuni di loro sono molto vicini al Psdb e si riconoscono nella proposta economica del partito, mentre altri sono pi\u00f9 vicini al Pt. E poi c&#8217;\u00e8 Silva, che potrebbe sostenere Neves o mantenere la &quot;terza via&quot; senza appoggiare nessuno dei due candidati. Il 26 ottobre i brasiliani dovranno scegliere tra il passato &#8211; il ritorno a un governo vicino a quello di Cardoso &#8211; o il futuro, cio\u00e8 la continuit\u00e0 con il progetto politico di Lula e Dilma Rousseff. La corsa \u00e8 aperta.  ( Emir Sader \u00e8 un giornalista e sociologo brasiliano di orientamento marxista. \u00c8 nato nel 1943.)<br \/>\nIL MESSAGGIO DEI BRASILIANI ( La Tercera, Cile ) Il 5 ottobre in Brasile si \u00e8 chiuso il primo capitolo dell&#8217;elezione pi\u00f9 incerta della storia recente del paese, e il risultato non ha risparmiato sorprese. I sondaggi prevedevano un ballottaggio tra la presidente Dilma Rousseff e la candidata del Partito socialista brasiliano Marina Silva, che avrebbe rotto il tradizionale dualismo tra il Partito dei la-voratori (Pt) e il Partito socialdemocratico (Psdb), di centrodestra. Invece il 26 ottobre al secondo turno si affronteranno la presidente in carica (che ha ottenuto il 41,5 per cento dei voti) e l&#8217;ex governatore socialdemocratico dello stato di Minas Gerais, A\u00e9cio Neves (33,5 per cento). Silva non \u00e8 andata oltre il terzo posto con il 21,3 per cento.<br \/>\nRousseff si presenta al ballottaggio in testa, ma l&#8217;esito del primo turno ha confermato che il suo governo \u00e8 in difficolt\u00e0. Il Partito dei lavoratori ha ottenuto il peggior risultato degli ultimi 12 an-ni, con un calo di 5 punti rispetto al 2010. Il 55 per cento degli elettori ha scelto un partito di opposi-zione, inviando un chiaro messaggio di disapprovazione per come il paese \u00e8 stato gestito negli ultimi quattro anni. I risultati evidenziano inoltre la spaccatura tra il nord pi\u00f9 povero (principale beneficiario dei programmi sociali del governo), dove la presidente ha trionfato, e il sud pi\u00f9 industrializzato, che ha sostenuto Neves. A S\u00e0o Paulo, la capitale economica del Brasile, il Psdb ha ottenuto uno dei migliori risultati della sua storia.<br \/>\nEntrambi i candidati devono tenere in considerazione questi fattori per ricalibrare la loro campagna. Rousseff sconta l&#8217;insoddisfazione generata da un&#8217;economia ferma e dalle previsioni di una crescita inferiore all&#8217;uno per cento per il 2014. Il suo rivale deve invece ottenere un maggiore sostegno negli stati pi\u00f9 poveri. Per entrambi i candidati sar\u00e0 cruciale convincere i venti milioni di brasiliani che hanno votato per Marina Silva e i trenta milioni che si sono astenuti. Il programma di Neves \u00e8 pi\u00f9 simile a quello di Silva, mentre Rousseff pu\u00f2 contare su un partito ben organizza-to in tutto il paese. Ma a prescindere da chi vincer\u00e0, per il Brasile sarebbe un fallimento non realiz-zare le riforme strutturali di cui ha bisogno.  <\/p>\n<p>AMERICA SETTENTRIONALE<br \/>\nSTATI UNITI<br \/>\n La multinazionale della grande distribuzione Walmart ha annunciato il 7 ottobre che non dar\u00e0 pi\u00f9 l&#8217;assicurazione sanitaria agli impiegati che lavorano meno di trenta ore alla settimana USA<br \/>\nL\u2019AMERICA BRINDA, MA UNA NUOVA CRISI \u00c8 IN ARRIVO NONOSTANTE LA RIPRESA AMERICANA, IL DEBITO MONDIALE CRESCE ED \u00c8 SEMPRE MENO SOSTENIBILE<br \/>\n1.\tIL PRIMO INGREDIENTE: IL DEBITO<br \/>\n2.\tIL SECONDO INGREDIENTE: LA (NON) CRESCITA<br \/>\n( di Francesco Cancellato)<br \/>\nPartiamo dall\u2019inizio, che \u00e8 pi\u00f9 semplice. Che il 2008 sia stato l\u2019anno della peggior crisi finanziaria degli ultimi cento anni almeno, \u00e8 cosa nota. Forse, tuttavia, \u00e8 utile ricordare cosa caus\u00f2 quella crisi: successe, in estrema sintesi, che per tutta la prima met\u00e0 degli anni 2000, sotto la spinta del mercato finanziario e di quello immobiliare, gli Stati Uniti d\u2019America conobbero una fase di grande crescita economica; che in quella fase, le banche concessero mutui ipotecari \u2013 i cosiddetti subprime, che in italiano vuol dire \u00abdi seconda scelta\u00bb &#8211;  a numerose famiglie (partendo dal presupposto che i prezzi delle case sarebbero continuati a crescere)  nonostante vi fossero concrete possibilit\u00e0 che queste non sarebbero riuscite a ripagarlo, se qualcosa fosse andato storto; che qualcosa effettivamente and\u00f2 storto e, pi\u00f9 precisamente, nella seconda met\u00e0 del 2006 la bolla immobiliare cominci\u00f2 a sgonfiarsi come un palloncino bucato, che i tassi d\u2019interesse si alzarono e che molti di quei debitori potenzialmente insolventi lo diventarono per davvero; questo, a fette molto spesse, rese \u00abtossici\u00bb diversi titoli, i fondi d\u2019investimento che se li erano comprati, le banche che vi avevano investito, le borse di tutto il mondo i cui indici dipendono in larga parte da come vanno le banche. Una partita a domino, per farla breve, che \u00e8 costata alle banche di tutto il mondo qualcosa come 4.100 miliardi di dollari e che, nel 2009, ha fatto scendere il Pil in tre quarti dei paesi di tutto il mondo, facendone finire la met\u00e0 in una recessione che si \u00e8 protratta anche negli anni successivi, innescando peraltro nuove crisi, come quella dei debiti pubblici europei.<br \/>\nSe dobbiamo raccontarla in due righe, potremmo dire che la crisi del 2008 \u00e8 stata innescata da un cocktail letale tra un\u2019inaspettata frenata dell\u2019economia e un indebitamento \u2013 in quel caso pi\u00f9 privato che pubblico &#8211; che aveva raggiunto livelli mostruosi. Ecco: secondo gli analisti del Geneva Report, commissionato dal centro internazionale per gli studi economici e bancari, la mano invisibile ci ha gi\u00e0 servito sul bancone un cocktail simile e chi ci governa sta facendo poco o nulle per evitare che l\u2019economia globale se lo beva di nuovo, con tutte le conseguenze del caso. Provo a essere ancora pi\u00f9 brutale: che lo scenario attuale \u00e8 molto simile a quello che ha generato la crisi del 2008.<br \/>\nIl primo ingrediente: il debito<br \/>\nDa cosa traggono queste fosche previsioni gli economisti che hanno scritto il Geneva Report del Centro Internazionale per gli Studi Monetari e Bancari, tra i quali figurano anche gli italiani Luigi Buttiglione e Lucrezia Reichlin? In primo luogo dall\u2019ammontare complessivo del debito globale \u2013 settore finanziario escluso &#8211; che nel 2013 ha raggiunto il suo massimo storico: pi\u00f9 precisamente, se nel 2008 era pari al 181% del Pil globale, oggi siamo arrivati al 212%.<\/p>\n<p>CRESCITA DEL DEBITO NON FINANZIARIO GLOBALE (2001-2013)<br \/>\nIl motivo alla base di questo record \u00e8 altrettanto interessante: nelle economie sviluppate il debito \u00e8 s\u00ec cresciuto, ma a ritmi piuttosto contenuti, trainato soprattutto dalla crescita dei debiti pubblici, quello americano in primis. Al contrario \u00e8 cresciuto, e molto, in paesi emergenti \u2013 se cos\u00ec si possono ancora definire \u2013 in cui sono aumentati notevolmente i prestiti ai privati. Su tutti la Cina, in cui negli ultimi cinque anni il debito non finanziario \u2013 pubblico e privato \u2013 \u00e8 cresciuto del 72%. O, ancora, la Turchia, in cui \u00e8 cresciuto del 33%. <\/p>\n<p>CRESCITA E COMPOSIZIONE DEGLI ASSET FINANZIARI NEI PAESI SVILUPPATI E IN QUELLI EMERGENTI &#8211; Il secondo ingrediente: la (non) crescita<br \/>\nIl debito cresce, quindi, ma lo stesso non si pu\u00f2 dire del valore aggiunto e dell\u2019economia nel suo complesso. Anzi, non solo le previsioni sulla crescita si stanno progressivamente riducendo, ma sono anche costantemente riviste al ribasso. Ci\u00f2, soprattutto, in relazione ai paesi sviluppati, e all\u2019Europa, soprattutto. Gli autori del Geneva Report prendono in esame i dati del Fondo Monetario Internazionale: fatta 100 la ricchezza dei paesi emergenti nel 2006, stando alle previsioni del 2010, nel 2015 avrebbero dovuto avere una ricchezza complessiva di 40 punti superiori, mentre nel 2012 la previsione era stata rivista al ribasso di 25 punti percentuali.<\/p>\n<p>REVISIONE DELLE PREVISIONI DI CRESCITA (MONDO, MERCATI SVILUPPATI, MERCATI EMERGENTI)<br \/>\nProbabilmente, anche quest\u2019ultima profezia si riveler\u00e0 fin troppo ottimista. Soprattutto in relazione al fatto che, a partire dal 2011, ci si \u00e8 messa pure la discesa globale dei prezzi \u2013 per gli amici, deflazione &#8211; a complicare le cose.  Come osservano gli autori \u2013 e come noi europei sappiamo bene &#8211; \u00abin queste condizioni di inaspettata deflazione e di calo complessivo della crescita economica, i bassi tassi d\u2019interesse sono di ben poco aiuto per la sostenibilit\u00e0 del debito pubblico\u00bb.<br \/>\nANDAMENTO DEI PREZZI (2001-2013)<br \/>\nLa bomba \u00e8 innescata, in altre parole. Un mix letale di bassa crescita e alto debito che potrebbe esplodere in Asia, se l\u2019economia rallentasse o in occidente, se ci fosse un ulteriore e improvvisa accelerazione nella crescita del debito. Se la diagnosi \u00e8 chiara, altro \u00e8 chiedersi quale sia la cura. Secondo gli economisti del Geneva Report, le strade sono due: la prima \u00e8 una cura da cavallo per la crescita in Europa, con robuste iniezioni di liquidit\u00e0 della Bce nel sistema economico per far salire la produzione, la domanda e i prezzi; la seconda, \u00e8 una politica di aumento dei tassi d\u2019interesse nei paesi che crescono di pi\u00f9, come la Cina per ridurre la quantit\u00e0 di prestiti rischiosi.<br \/>\nUna strategia, questa, che come ogni medicina ha due controindicazioni. La prima: se la Cina, poniamo, alza i tassi d\u2019interessi, c\u2019\u00e8 il rischio che la sua economia rallenti, con effetti negativi anche sugli stessi paesi europei che, invece, ci si aspetta debbano crescere. La seconda: un rallentamento complessivo dell\u2019economia globale potrebbe incoraggiare gli investitori a prendersi rischi maggiori per mantenere inalterati i loro guadagni, con la possibilit\u00e0 che i prestiti (e i debiti rischiosi) tornino a crescere. Situazione piuttosto spinosa, insomma. Ed \u00e8 di ben poca consolazione sapere che i guai non sono solo nostri.<br \/>\nSTATI UNITI<br \/>\nKANSAS DECISIVO<br \/>\nNelle elezioni di met\u00e0 mandato le speranze dei democratici di conservare il controllo del sena-to sono riposte in Greg Orman, un uomo d&#8217;affari del Kansas che non fa parte del partito. Orman \u00e8 candidato come indipendente, e secondo i sondaggi \u00e8 in vantaggio su Pat Roberts, il senato-re repubblicano uscente. Politico spiega che il Kansas \u00e8 uno stato storicamente conservatore. Ha votato per i repubblicani nelle ultime dodici elezioni presidenziali e non elegge un senatore democratico dal 1932. Ma ora Roberts \u00e8 in difficolt\u00e0. I democratici hanno ritirato il loro candidato per riunire i voti di protesta contro di lui, e sperano che, una volta eletto, Orman si schierer\u00e0 dalla loro parte.<br \/>\nUSA<br \/>\nMATRIMONI PER TUTTI<br \/>\nIl 6 ottobre la corte suprema degli Stati Uniti ha dato il via libera ai matrimoni omosessuali in Indiana, Oklahoma, Utah, Virginia e Wisconsin. I giudici hanno deciso di non pronunciarsi sui ricorsi che questi stati avevano presentato contro le sentenze di alcuni tribunali che avevano cancellato, in quanto discriminatorio, il divieto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. In questo modo la corte suprema ha di fatto legalizzato le unioni gay in quegli stati. Il 7 ottobre poi un tribunale d&#8217;appello federale di San Francisco, che ha giurisdizione sugli appelli presentati in nove stati, ha dichiarato illegittimo il divieto al matrimonio omosessuale in Idaho e nel Nevada, rendendo di fatto possibili questo tipo di unioni anche l\u00ec. &quot;Oggi le unioni gay sono legali in 27 stati&quot;, spiega il Washington Post. &quot;Ma quel numero potrebbe presto arrivare a 35, perch\u00e9 le sentenze della corte suprema e del tribunale di San Francisco potrebbero legalizzare le unioni gay in altri stati che in questo momento le proibiscono&quot;. Secondo il New York Times, &quot;le sentenze rappresentano una vittoria importante per il movimento dei diritti civili. Negli ultimi dieci anni la situazione \u00e8 cambiata radicalmente: nel 2004 dodici stati hanno approvato leggi che proibivano i matrimoni gay, e in otto stati si \u00e8 addirittura cancellato ogni riconoscimento legale per le coppie omosessuali. Ma nel giugno del 2013 la corte suprema ha colpito il cuore del Defence of marriage act, la legge federale che definisce il matrimonio come l&#8217;unione tra un uomo e una donna&quot;. E anche l&#8217;opinione pubblica ha cambiato idea. Nel 1996 solo un quarto dei cittadini approvava i matrimoni gay, oggi invece i favorevoli sono la maggioranza. Secondo il Los Angeles Times la sentenza \u00e8 un fatto positivo ma la corte suprema avrebbe dovuto spingersi oltre, con un provvedimento che legalizzasse definitivamente i matrimoni gay in tutto il paese.<\/p>\n<p>(Le fonti di questo numero:<br \/>\nNYC Time USA, Washington Post, Time GB, Guardian The Observer, GB, The Irish Times, Das Magazin A, Der Spiegel D, Folha de S\u00e0o Paulo B, Pais,  Carta Capital,  Clarin Ar, Le Monde,  Le Monde Diplomatique ,Gazeta, Pravda, Tokyo Shimbun, Global Time,  Nuovo Paese , L\u2019Unit\u00e0, Internazionale,  Il Manifesto, Liberazione, Ansa  , AGVNoveColonne, ControLaCrisi e INFORM, AISE, AGI,  AgenParle , RAI News e 9COLONNE&quot;.)<\/p>\n<p>PER  LE ASSOCIAZIONI, CIRCOLI FILEF,  ENTI ed AZIENDE . Sui siti internet  www.emigrazione-notizie.org  e www.cambiailmondo.org  \u00e8 possibile utilizzare  uno spazio web personalizzato, dedicato alla Vostra attivit\u00e0 e ai Vostri comunicati stampa. Per maggiori informazioni, contattateci a  emigrazione.notizie@email.it , oppure visitate la sezione PUBBLICIT\u00c0 su www.cambiailmodo.org<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20141012 23:46:00 red-emi ITALIA &#8211; Terra di Schengen, terra di Bosman. Mentre tutti pi\u00f9 o meno sanno a cosa ci si riferisce citando Schengen, quanto <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=12023\" title=\"11367 45. 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