{"id":11991,"date":"2017-04-15T19:06:55","date_gmt":"2017-04-15T17:06:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11334-analisi\/"},"modified":"2017-04-15T19:06:55","modified_gmt":"2017-04-15T17:06:55","slug":"11334-analisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11991","title":{"rendered":"11334 ANALISI"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20140927 14:25:00 red-emi<\/p>\n<p>SEMBRA VERAMENTE DIFFICILE CHE SI POSSA RISOLVERE LA CRISI INTERVENENDO CON RIFORME NEI SINGOLI PAESI SENZA RIFORMARE LA STRUTTURA DELL\u2019EUROZONA NEL SUO COMPLESSO.<\/p>\n<p>&#8211;\tSTIGLITZ, L\u2019ET\u00c0 DELLA DEPRESSIONE<br \/>\nLa crisi dell\u2019euro: cause e rimedi. La miscela esplosiva contemporanea: un modello che mescola declino economico e speculazioni della finanza, una produzione ridotta all\u2019osso e controllata dalle grandi imprese, vecchi risparmi familiari che finanziano consumi impoveriti, una societ\u00e0 disuguale, frammentata e disorientata<br \/>\n&#8211;\tLA CARICA DI JOSEPH STIGLITZ CONTRO L\u2019AUSTERITY.<br \/>\nUn argomentato j\u2019accuse contro le politiche di austerit\u00e0 che dominano la scena europea e non solo, quello che ieri Joseph Stiglitz ha svolto in un incontro alla Camera dei deputati<br \/>\n&#8211;\tDELORS E L\u2019EUROPA SBAGLIATA<br \/>\nLA RILETTURA. RAPPORTO SULL\u2019UNIONE ECONOMICA E MONETARIA NELLA COMUNIT\u00c0 EUROPEA, 1989. L\u2019unione economica e monetaria in Europa implicher\u00e0 una completa libert\u00e0 di movimento per le persone, i beni, i servizi, i capitali, oltre che tassi di cambi irrevocabilmente fissi tra le monete nazionali e, infine, la moneta unica<\/p>\n<p>1.<br \/>\n&#8211;\tSTIGLITZ, L\u2019ET\u00c0 DELLA DEPRESSIONE<br \/>\nLa crisi dell\u2019euro: cause e rimedi. La miscela esplosiva contemporanea: un modello che mescola declino economico e speculazioni della finanza, una produzione ridotta all\u2019osso e controllata dalle grandi imprese, vecchi risparmi familiari che finanziano consumi impoveriti, una societ\u00e0 disuguale, frammentata e disorientata<br \/>\nNon ho bisogno spiegare quanto sia drammatica la situazione economica in Europa, e in Italia in particolare. L\u2019Europa \u00e8 in quella che pu\u00f2 definirsi una \u00abTRIPLE DIPRECESSION\u00bb, con il reddito che \u00e8 caduto NON UNA, MA TRE VOLTE IN POCHI ANNI, una recessione veramente inusuale.<br \/>\nCos\u00ec l\u2019Europa ha perso la met\u00e0 di un decennio: in molti paesi il livello del Pil pro capite \u00e8 inferiore a quello del 2008, prima della crisi; se si estrapola la serie del Pil europeo sulla base del tasso di crescita dei decenni passati, oggi il Pil sarebbe del 17% pi\u00f9 alto: l\u2019Europa sta perdendo 2000 miliardi di dollari l\u2019anno rispetto al proprio potenziale di crescita.<br \/>\nOggi abbiamo a disposizione una grande quantit\u00e0 di dati sull\u2019impatto delle politiche di austerit\u00e0 in Europa. I paesi che hanno adottato le misure pi\u00f9 dure, ad esempio chi ha introdotto i maggiori tagli al proprio bilancio pubblico, hanno avuto le performance peggiori.<br \/>\nNon solo in termini di Pil, ma anche in termini di deficit e debito pubblico. Era un esito previsto e prevedibile: se il Pil decresce anche le entrate fiscali si riducono e questo non pu\u00f2 far altro che peggiorare la posizione debitoria degli stati.<br \/>\nTutto ci\u00f2 avviene non perch\u00e9 questi paesi non abbiano realizzato politiche di austerit\u00e0, ma proprio perch\u00e9 le hanno seguite. In molti paesi europei siamo di fronte non a una recessione, ma a una depressione.<br \/>\nDevo dirlo con molta franchezza: l\u2019errore dell\u2019Europa \u00e8 stato l\u2019euro. Ha contribuito a dividere e frammentare l\u2019Europa Joseph Stiglitz<br \/>\nLa Spagna, ad esempio, pu\u00f2 essere descritta come un paese in depressione se si guardano gli impressionanti dati sulla disoccupazione giovanile di quel paese. La disoccupazione media \u00e8 al 25% e non ci sono prospettive di miglioramento per il prossimo futuro (\u2026).<br \/>\nQUALI SONO LE CAUSE? Devo dirlo con molta franchezza: l\u2019errore dell\u2019Europa \u00e8 stato l\u2019euro.<br \/>\nQuando faccio questa affermazione voglio dire che l\u2019Euro \u00e8 stato un progetto politico, un progetto voluto dalla politica. Robert Mundell, premio Nobel per l\u2019economia, sosteneva fin dall\u2019inizio che l\u2019Europa non presentava le caratteristiche di un\u2019\u00abAREA VALUTARIA OTTIMALE\u00bb, adatta all\u2019introduzione di UN\u2019UNICA MONETA PER PI\u00d9 PAESI. Ma a livello politico si riteneva che la moneta unica avrebbe reso l\u2019Europa pi\u00f9 coesa, favorendo l\u2019emergere delle caratteristiche proprie di un area valutaria ottimale. Que\u00adsto non \u00e8 successo; l\u2019euro, al contrario, ha contribuito a dividere e frammentare l\u2019Europa.<br \/>\nGLI ERRORI CONCETTUALI<br \/>\nVediamo gli errori concettuali alla base del progetto dell\u2019euro (\u2026). Quando si crea un\u2019area monetaria si vanno ad eliminare due meccanismi di aggiustamento, i tassi di cambio e i tassi di interesse.<br \/>\nGLI SHOCK SONO INEVITABILI E IN ASSENZA DI MECCANISMI DI AGGIUSTAMENTO SI VA INCONTRO A LUNGHI PERIODI DI DISOCCUPAZIONE.<br \/>\n I 50 stati federati degli Usa hanno un bilancio unitario a livello federale e due terzi della spesa pubblica negli Stati Uniti sono a livello federale. Quando uno stato come la California ha un problema, pu\u00f2 contare ad esempio sull\u2019assicurazione pubblica contro la disoccupazione, che \u00e8 finanziata da fondi federali. Se una banca in California \u00e8 in crisi, viene attivato un fondo di emergenza anch\u2019esso dotato di risorse federali. Un\u2019altra differenza di fondo tra gli stati che compongo gli Usa e quelli dell\u2019Unione Europea \u00e8 che nessuno negli Stati Uniti si preoccuperebbe per lo spopolamento del Sud Dakota a seguito di una crisi occupazionale, anzi, l\u2019emigrazione \u00e8 vista come un meccanismo fisiologico. Ma in Europa un\u2019emigrazione come quella che ha caratterizzato la componente pi\u00f9 giovane e istruita della popolazione del sud Europa \u2014 dove la disoccupazione giovanile \u00e8 a livelli elevatissimi \u2014 ha effetti negativi di impoverimento di quei paesi, con tensioni sociali e frantumazione delle famiglie.<br \/>\nSONO COSTI SOCIALI CHE NON SONO CALCOLATI DAL PIL. TUTTO CI\u00d2 ERA STATO IN QUALCHE MODO PREVISTO NEL MOMENTO IN CUI SI \u00c8 DECISO DI INTRODURRE L\u2019EURO (\u2026).<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 nulla nella teoria economica che offra un sostegno ai criteri di convergenza adottati in Europa. Anzi, la realt\u00e0 ci mostra come quei criteri fossero sbagliati<br \/>\nQUALI ALTRI ERRORI SONO STATI COMPIUTI?<br \/>\nInnanzi tutto l\u2019idea che le cose si sarebbero risolte se i paesi avessero mantenuto un basso rapporto tra deficit o debito pubblico e Pil. \u00c8 l\u2019idea che sta dietro al Fiscal compact. Ma non c\u2019\u00e8 nulla nella teoria economica che offra un sostegno ai criteri di convergenza adottati in Europa. Anzi, la realt\u00e0 ci mostra come quei criteri fossero sbagliati: Spagna e Irlanda avevano un bilancio pubblico in avanzo prima del 2009, non avevano sprecato risorse. Eppure hanno avuto delle crisi gravissime. Il debito ed il disavanzo di questi paesi si sono creati successiva\u00admente, per effetto della crisi, e non viceversa. Il fatto di aver introdotto un Fiscal compact che impone vincoli ferrei al disavanzo e al debito non risolver\u00e0 i problemi, n\u00e9 aiuter\u00e0 a prevenire la prossima crisi.<br \/>\nUn altro elemento che non \u00e8 stato valutato appieno \u00e8 che quando un paese si indebita in euro, piuttosto che in una moneta emessa dal paese che contrae il debito, si creano automaticamente le condizioni per una crisi del debito sovrano. Il rapporto debito\/Pil negli Stati Uniti \u00e8 analogo a quello europeo ma gli Usa non avranno mai una crisi del debito sovrano come quella che ha investito l\u2019Europa.<br \/>\nPERCH\u00c9?<br \/>\nPerch\u00e9 l\u2019America si indebita in dollari, e quei dollari verranno sempre rimborsati perch\u00e9 il governo degli Stati Uniti pu\u00f2 stampare i propri dollari.<br \/>\nLA CRISI CHE HA COLPITO i debiti sovrani di numerosi paesi europei egli ultimi anni \u00e8 simile a quanto ho visto molte volte quando ero capo economista della Banca Mondiale: paesi come l\u2019Argentina o l\u2019Indonesia hanno vissuto profonde crisi causate proprio dal fatto che si erano indebitati in valute che non potevano controllare. Quando questo avviene c\u2019\u00e8 sempre il rischio di una crisi del debito, e in Europa le condizioni per questo tipo di crisi sono state create con l\u2019introduzione dell\u2019euro. L\u2019unica soluzione possibile nell\u2019attuale situazione europea \u00e8 piuttosto semplice e si chiama Euro\u00adbond. Tuttavia, sembrano esserci ostacoli politici a questa soluzione che la rendono impraticabile, ma questa sembra l\u2019unica via d\u2019uscita logica.<br \/>\nInoltre, con l\u2019euro si \u00e8 creato un sistema fondamentalmente instabile. L\u2019obiettivo iniziale era quello di favorire la convergenza tra gli stati europei, attraverso la disciplina fiscale dei paesi membri. Il sistema che \u00e8 stato creato in realt\u00e0 produce divergenza. Il mercato unico, la libera circolazione dei capitali in Europa sembrava essere la strada verso una maggiore efficienza economica.<br \/>\nMA NON CI SI RESE CONTO DEL FATTO CHE I MERCATI NON SONO PERFETTI.<br \/>\nNegli anni ottanta c\u2019erano alcuni economisti convinti del perfetto funzionamento dei mercati, mentre oggi siamo consapevoli delle innumerevoli imperfezioni che li caratterizzano. Ci sono imperfezioni da lato della concorrenza, imperfezioni sul versante del rischio e dell\u2019informazione. I mercati non sono quelli descritti dai modelli economici semplificati (\u2026).<br \/>\nL\u2019INSISTENZA SULLE RIFORME STRUTTURALI<br \/>\nOggi si insiste molto sulle riforme strutturali che i singoli stati dovrebbero introdurre (\u2026) Quando si sente la parola riforma si \u00e8 portati a pensare a qualcosa dagli esisti sicuramente positivi, ma sotto quest\u2019etichetta possono nascondersi misure dagli esiti profondamente negativi. Le riforme strutturali in realt\u00e0 sono quasi tutte viste dal lato dell\u2019offerta, con obiettivi come l\u2019aumento dell\u2019offerta o della produttivit\u00e0. Ma, \u00e8 realmente questo il problema dell\u2019Europa e dell\u2019economia globale?<br \/>\nNO.<br \/>\nI problemi oggi sono legati a una debolezza della domanda, non dell\u2019offerta. Le riforme strutturali sbagliate aggraveranno, attraverso la riduzione dei salari o l\u2019indebolimento degli ammortizzatori sociali, la debolezza della domanda aggregata, con ovvie conseguenze su disoccupazione e dinamica macroeconomica.<br \/>\nE\u2019 necessario anche riflettere sul momento in cui si possono adottare tali riforme.<br \/>\nSenza scendere nel merito delle riforme del mercato del lavoro nei diversi paesi europei, vorrei farvi notare che i paesi caratterizzati da un mercato del lavoro fortemente flessibile non hanno evitato le gravi conseguenze della crisi. Gli Stati uniti erano apparentemente il paese con il mercato del lavoro pi\u00f9 flessibile, ma hanno avuto una disoccupazione al 10%. E anche oggi, quando viene propagandata la grande ripresa dell\u2019economia statunitense, con una disoccupazione ridotta al 6%, bisogna pensare che c\u2019\u00e8 una fetta della popolazione americana sfiduciata al punto tale da aver smesso di cercare un\u2019occupazione. Il tasso di disoccupazione reale degli Stati Uniti \u00e8 attorno al 10% (\u2026).<br \/>\nQuello che l\u2019Europa non deve fare \u00e8 sottoscrivere il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip). Un accordo di questo tipo potrebbe rivelarsi molto negativo<br \/>\nCHE COSA DOVREBBE DUNQUE FARE L\u2019EUROPA?<br \/>\nSembra veramente difficile che si possa risolvere la crisi intervenendo con riforme nei singoli paesi senza riformare la struttura dell\u2019eurozona nel suo complesso. Su alcuni di questi interventi strutturali sembrerebbe esserci un discreto consenso.<br \/>\nIn primo luogo, una vera Unione bancaria, fatta di vigilanza e di assicurazione comune sui depositi, faciliterebbe la risoluzione congiunta delle crisi. Si tratta di misure urgenti, e l\u2019urgenza \u00e8 data dai numerosi fallimenti di imprese e banche, che possono danneggiare seriamente le prospettive di crescita future.<br \/>\nIN SECONDO LUOGO, \u00e8 necessario un meccanismo federale di bilancio in Europa che potrebbe prendere, ad esempio, la forma degli Euro\u00adbond, una soluzione pratica e facile che consentirebbe all\u2019Europa di utilizzare il debito in funzione anticiclica, come hanno fatto gli Stati Uniti in questi anni. Se l\u2019Europa potesse indebitarsi a tassi di interesse negativi come stanno facendo gli Stati Uniti potrebbe stimolare molti investimenti utili, rafforzare l\u2019economia e creare occupazione. E i soldi che oggi vengono spesi per il servizio del debito dei singoli paesi potrebbero essere utilizzati per politiche di stimolo alla crescita.<br \/>\nIN TERZO LUOGO, l\u2019austerit\u00e0 va abbandonata e va adottata una strategia articolata di crescita. I paesi europei sono molto diversi tra loro, ad esempio in termini di produttivit\u00e0. Sono dunque necessarie politiche industriali che favoriscano la crescita della produttivit\u00e0 nei paesi pi\u00f9 deboli, ma tali politiche sono precluse dai vincoli di bilancio imposti agli stati membri. Un ostacolo ulteriore \u00e8 rappresentato dalla politica monetaria. Negli Stati Uniti la Federal Reserve ha un mandato articolato su quattro obiettivi: OCCUPAZIONE, INFLAZIONE, CRESCITA E STABILIT\u00c0 FINANZIARIA. Oggi il principale obiettivo della Federal Reserve \u00e8 l\u2019occupazione, non l\u2019inflazione. Al contrario la Banca Centrale Europea ha come unico mandato l\u2019inflazione, si concentra unicamente sull\u2019inflazione. Questo viene da un\u2019idea che era molto di moda, bench\u00e9 non comprovata da alcuna teoria economica, quando lo Statuto della BCE \u00e8 stato redatto.<br \/>\nL\u2019idea consisteva nel considerare la bassa inflazione come l\u2019elemento di traino fondamentale e quasi esclusivo per la crescita economica. Nemmeno il Fondo Monetario Internazionale condivide pi\u00f9 questa convinzione, ma l\u2019Europa non sembra in grado di abbandonarla. Questa politica monetaria sbagliata, pu\u00f2 produrre e sta producendo conseguenze economiche gravi. Se gli Stati Uniti mantengono bassi i loro tassi di interesse per stimolare la creazione di nuovi posti di lavoro, mentre in Europa i tassi continuano a mantenersi pi\u00f9 elevati, in una logica anti-inflazionistica, questo favorisce l\u2019afflusso di capitali e l\u2019apprezzamento dell\u2019euro. E questo, ovviamente, rende ancora pi\u00f9 difficile esportare le merci europee con un evidente impatto negativo sulla crescita. Quando gli Stati uniti hanno cominciato ad adottare un politica monetaria fortemente espansiva ricorrendo al \u00abQuantitative easing\u00bb, l\u2019esito positivo di questa politica \u00e8 stato facilitato dal fatto che l\u2019Europa non ha fatto lo stesso.<br \/>\nPATOLOGIE USA E UE<br \/>\nSe l\u2019Europa avesse abbassato i propri tassi di interesse nello stesso modo in cui l\u2019ha fatto la Federal Reserve, la ripresa negli Stati Uniti sarebbe arrivata molto pi\u00f9 lentamente.<br \/>\nIL PARADOSSO, DUNQUE, \u00c8 CHE GLI STATI UNITI DOVREBBERO RINGRAZIARE L\u2019EUROPA PER AVER AIUTATO LA RIPRESA AMERICANA TRAMITE LE SUE POLITICHE MONETARIE SBAGLIATE.<br \/>\nCi sono altri aspetti da considerare. Viviamo oggi in un economia fortemente legata all\u2019innovazione tecnologica e alla conoscenza. Ma per favorire l\u2019innovazione sono necessari investimenti costanti e di grandi dimensioni in comparti come L\u2019ISTRUZIONE e le  INFRASTRUTTURE. Si tende a pensare agli Stati Uniti come a un\u2019economia innovativa. Questo \u00e8 vero, ma \u00e8 necessario ricordare negli Stati Uniti le innovazioni pi\u00f9 importanti, come Internet ad esempio, sono state sostenute e finanziate attivamente dal governo. C\u2019\u00e8 stata una politica attiva dell\u2019innovazione. Quando ero a capo del Gruppo dei consiglieri economici della Casa bianca, verificammo che i benefici degli investimenti pubblici in innovazione erano superiori a quelli prodotti dagli investimenti privati. Si tratta di esempi di politiche attive per la crescita che avrebbero effetti molto positivi e che vanno in una direzione opposta a quella del rigore che sta strangolando l\u2019Europa.<br \/>\nInfine, dobbiamo renderci conto che sia l\u2019economia europea che quella statunitense erano affette da un patologia ancor prima dell\u2019esplosione della crisi. Fino al 2008 l\u2019economia europea e quella americana erano sostenute da una bolla speculativa che interessava principalmente il settore immobiliare. In assenza di quella bolla si sarebbero visti tassi di disoccupazione molto pi\u00f9 elevati. Ovviamente non vogliamo tornare a una crescita fondata su bolle speculative (\u2026). \u00c8 necessario comprendere, dunque, quali sono i problemi di fondo che colpivano le nostre economie gi\u00e0 prima della crisi e che, oltre a non essere stati affrontati sino ad oggi, sono peggiorati durante la recessione.<br \/>\nIL PRIMO PROBLEMA sono le disuguaglianze crescenti nelle nostre societ\u00e0. La crisi ha contribuito ad aumentarle ovunque, negli Stati uniti i benefici della ripresa sono andati quasi completamente all\u20191% pi\u00f9 ricco della popolazione. Negli Usa il valore del reddito mediano (quello che vede met\u00e0 degli americani con redditi pi\u00f9 alti e l\u2019altra met\u00e0 con redditi inferiori) al netto dell\u2019inflazione \u00e8 oggi pi\u00f9 basso di 25 anni fa. Questo fa si che la famiglia americana media non abbia soldi da spendere e, di conseguenza, la domanda aggregata rimane debole.<br \/>\nIL SECONDO ELEMENTO \u00e8 legato alla necessit\u00e0 di una trasformazione strutturale verso l\u2019economia della conoscenza. Una trasformazione che i mercati NON SONO IN GRADO di gestire. Il ruolo di guida e di stimolo di tali trasformazioni dev\u2019essere esercitato dei governi i quali, a causa della crisi attuale, non hanno in alcun modo svolto que\u00adsto compito (\u2026)<br \/>\nLA POLITICA INDUSTRIALE sar\u00e0 senz\u2019altro uno degli strumenti fondamentali per uscire da questa situazione. \u00c8 necessario un Fondo europeo per la disoccupazione e un Fondo europeo per le piccole imprese, investimenti che vadano molto oltre quello che fa oggi la Banca euro\u00adpea degli investimenti.<br \/>\nOltre alle cose che andrebbero fatte vi sono, per\u00f2, anche cose che non vanno fatte. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, ho gi\u00e0 detto che maggiore flessibilit\u00e0 non aiuter\u00e0 a risolvere i problemi attuali, anzi li aggraver\u00e0 aumentando le disuguaglianze e deprimendo ulteriormente la domanda. La situazione italiana, ad esempio, vede gi\u00e0 presente un elevato grado di flessibilit\u00e0; aumentarla ancora indebolirebbe l\u2019economia senza portare vantaggi. Bisogna essere molto cauti.<br \/>\nCOSA NON BISOGNA FARE<br \/>\nUn\u2019altra cosa che l\u2019Europa non deve fare \u00e8 sottoscrivere il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip).<br \/>\nUN ACCORDO DI QUESTO TIPO POTREBBE RIVELARSI MOLTO NEGATIVO PER L\u2019EUROPA.<br \/>\nGli Stati Uniti, in realt\u00e0, non vogliono un accordo di libero scambio, vogliono un accordo di gestione del commercio che favorisca alcuni specifici interessi economici. Il Dipartimento del Commercio sta negoziando in assoluta segretezza senza informare nemmeno i membri del Congresso americano. La posta in gioco non sono le tariffe sulle importazioni tra Europa e Stati uniti, che sono gi\u00e0 molto basse. La vera posta in gioco sono le norme per la sicurezza alimentare, per la tutela dell\u2019ambiente e dei consumatori in genere. Ci\u00f2 che si vuole ottenere con questo accordo non \u00e8 un miglioramento del sistema di regole e di scambi positivo per i cittadini americani ed europei, ma si vuole garantire campo libero a imprese protagoniste di attivit\u00e0 economiche nocive per l\u2019ambiente e per la salute umana. La Philip Morris ha fatto causa contro l\u2019Uruguay perch\u00e9 l\u2019Uruguay vuol difendere i propri cittadini dalle sigarette tossiche. La Philip Morris nel tentativo di contrastare le misure adottate in Uruguay per tutelare i minori o i malati dai rischi del fumo si \u00e8 appellata proprio ai quei principi di libero scambio che si vorrebbero introdurre con il Ttip. Sottoscrivendo un accordo simile l\u2019Europa perderebbe la possibilit\u00e0 di proteggere i propri cittadini. Questo tipo di accordi, inoltre aggravano le disuguaglianze e, in una situa\u00adzione come quella europea, rischierebbero di approfondire la recessione.<br \/>\nSI PU\u00d2 ANCORA ASPETTARE?<br \/>\nL\u2019EUROPA PU\u00d2 ANCORA PERMETTERSI DI ASPETTARE?<br \/>\nSe non si cambia la struttura dell\u2019eurozona, se l\u2019Europa continua sulla strada attuale, si candida a perdere un quarto di secolo, dovete esserne consapevoli. Quando eravamo nel mezzo della Grande Depressione degli anni trenta, non si sapeva quanto sarebbe durata, ed \u00e8 finita solo con la seconda guerra mondiale e la massiccia spesa pub\u00adblica che l\u2019ha accompagnata. Non dobbiamo augurarci che l\u2019attuale crisi venga risolta allo stesso modo, ma oggi l\u2019Europa ha le mani legate.<br \/>\nInfine, la questione della democrazia.<br \/>\nC\u2019\u00c8 UN DEFICIT DI DEMOCRAZIA CREATO DALL\u2019INTRODUZIONE DELL\u2019EURO. Gli elettori votano a favore di un cambiamento delle politiche, poi arriva un nuovo governo che dice \u00abHO LE MANI LEGATE, DEVO SEGUIRE LE STESSE POLITICHE EUROPEE\u00bb. Questo compromette la fiducia nella democrazia. Oltre alle argomentazioni economiche che rendono necessario un cambiamento c\u2019\u00e8 questa disaffezione nei confronti della politica, che porta al rafforzamento delle forze estremiste. Non \u00e8 soltanto l\u2019economia che \u00e8 in gioco, la posta in gioco \u00e8 la natura delle societ\u00e0 europee.<\/p>\n<p>2.<br \/>\n&#8211;\tLA CARICA DI JOSEPH STIGLITZ CONTRO L\u2019AUSTERITY.<br \/>\nUn argomentato j\u2019accuse contro le politiche di austerit\u00e0 che dominano la scena europea e non solo, quello che ieri Joseph Stiglitz ha svolto in un incontro alla Camera dei deputati. Indice puntato dunque contro il dogma della economia fondata sull\u2019offerta e non sulla domanda, perch\u00e9 se non c\u2019\u00e8 una inversione di rotta, le gi\u00e0 allarmanti disuguaglianze sociali rischiano di essere esplosive. Per fare tutto questo, occorre una riforma radicale dell\u2019Unione europea.<br \/>\nJoseph Stiglitz ha archiviato da anni la sua esperienza alla Banca mondiale, organizzazione abbandonata per dissensi sulla \u00abDOPPIA MORALE\u00bb l\u00ec dominante che consentiva AI PAESI FORTI DI FARE COSE IMPEDITE AI PAESI NEL SUD DEL MONDO. Premio Nobel per l\u2019economia del 2001 ha scritto volumi assunti dai liberal statunitensi come una sorta di bibbia nella critica al neoliberismo, mentre al di fuori dei confini nazionali sono stati invece assunti da parte delle sinistre cosiddette radicali e ambientaliste come testi imprescindibili nell\u2019analisi del capitalismo contemporaneo. Strano destino per un economista che radicale proprio non si pu\u00f2 definire. Sta di fatto, per\u00f2, che nella lectio magistralis ha svolto il ruolo del riformista radicale che chiede un\u2019inversione di rotta all\u2019Unione europea, mentre molti dei discussant non sono riusciti ad accogliere fino in fondo le \u00abprovocazioni\u00bb dell\u2019economista, lamentando la distanza esistente tra le teorie critiche dell\u2019austerit\u00e0 e le politiche dell\u2019Unione europea che vedono una sostanziale convergenza tra il centro destra e il centro sinistra.<br \/>\nEppure le persone chiamate a discutere con Stiglitz, in particolare i deputati, i sentori e la stessa presidente della Camera, sono spesso considerati \u00abfuori\u00adlinea\u00bb rispetto ai propri partiti. Coinciso Giorgio Airaudo di Sel che \u00e8 partito dalla crescente disoccupazione per ricordare che in Italia non esiste una politica industriale, senza la quale sar\u00e0 difficile vedere una luce in fondo al tunnel della crisi, che ha portato i redditi individuali e delle famiglie ai livelli di 25 anni fa. Airaudo ha preferito parlare di manifattura, argomento assente nel discorso di Stiglitz, che auspicava il fatto che i paesi europei percorrano l\u2019ultimo miglio che li separa dall\u2019economia della conoscenza.<br \/>\nFuori fuoco l\u2019intervento di Francesco Boccia (pd), che ha ricordato le compatibilit\u00e0 dettate dalla troika europea. Proprio quelle compatibilit\u00e0 che Stiglitz invitava se non a rompere, almeno a forzare. Boccia per\u00f2 a messo involontariamente al centro la subalternit\u00e0 della politica all\u2019economia. Una subalternit\u00e0 che rischia di accentuare gli effetti autolesionisti dell\u2019austerity. Per uscirne fuori la presidente della Camera Laura Boldrini vede necessario il ripristino dell\u2019autorevolezza del sistema politico nel definire regole e convenzioni sociali condivise. Ma se il sovrano ha perso lo scettro, non \u00e8 detto che possa ritrovarlo in una generica riforma della politica, come auspicato da Laura Castelli del Movimento Cinque Stelle: l\u2019unico intervento interrotto da un applauso.<br \/>\nSe Stiglitz pu\u00f2 passare, suo malgrado, come un riformista radicale, una sponda alle sue tesi non \u00e8 certo venuta dal riformismo \u00abtimido\u00bb e \u00abperbene\u00bb di Stefano Fassina (pd), che ha pi\u00f9 volte lamentato il fatto che la politica ha le mani legate e che forse spetta agli accademici di proporre una vision alternativa a quella dominante . Strano approdo per un politicy maker che vorrebbe la ripresa di autonomia della politica, ma poi ne affida le sorti a un accademico.<br \/>\nL\u2019unico esponente politico a suo agio \u00e8 Giulio Tremonti, che cita come funesta l\u2019idea dominante che ha formato l\u2019Unione Europa: quello di uno sviluppo lineare, progressivo dell\u2019economia europea. A Bruxelles e a Strasburgo la crisi economica \u00e8 piombata come un evento inatteso, trovando le istituzioni comunitarie impreparate. E ancora adesso c\u2019\u00e8 una certa difficolt\u00e0 a fare i conti con players globali come la Cina o i fondi di investimento.<br \/>\nQuando la parola ritorna agli studiosi, sembra di scendere dalle stelle alla terra. Tutto diventa chiaro. La spirale distruttiva del neoliberismo (Giovanni Dosi), la necessit\u00e0 di ridurre le disuguaglianze sociali (Mauro Gallegati), le nuove politiche economiche e industriali (Mario Pianta) danno misura di quel movimento di ridiscesa sulla terra invocato da Goethe nel \u00abFaust\u00bb che il sistema politico non sembra riuscire a fare. ( Fonte: il manifesto | Autore: Benedetto Vecchi) <\/p>\n<p>3<br \/>\n&#8211;\tDELORS E L\u2019EUROPA SBAGLIATA<br \/>\nLA RILETTURA. RAPPORTO SULL\u2019UNIONE ECONOMICA E MONETARIA NELLA COMUNIT\u00c0 EUROPEA, 1989<br \/>\nL\u2019UNIONE ECONOMICA E MONETARIA IN EUROPA IMPLICHER\u00c0 UNA COMPLETA LIBERT\u00c0 DI MOVIMENTO PER LE PERSONE, I BENI, I SERVIZI, I CAPITALI, OLTRE CHE TASSI DI CAMBI IRREVOCABILMENTE FISSI TRA LE MONETE NAZIONALI E, INFINE, LA MONETA UNICA.<br \/>\nQuesto, inoltre, implicher\u00e0 una politica monetaria comune e richieder\u00e0 un alto grado di compatibilit\u00e0 delle politiche economiche e di coerenza in diversi altri ambiti delle politiche, specie in campo fiscale (p.13). Si \u00e8 deciso che otto paesi membri liberalizzeranno completamente i movimenti di capitale entro il 1 luglio 1990 e che gli altri paesi membri seguiranno dopo un periodo di transizione (\u2026) Il processo d\u2019integrazione cos\u00ec richiede un coordinamento delle politiche pi\u00f9 intenso ed efficace anche nel quadro degli attuali accordi di cambio, non solo in campo monetario, ma anche nei campi della gestione economica nazionale che influenzano la domanda aggregata, i prezzi e i costi di produzione\u201d (p.10\u201311).<br \/>\nLa flessibilit\u00e0 salariale e la mobilit\u00e0 del lavoro sono necessarie per eliminare le differenze di competitivit\u00e0 tra diverse regioni e paesi della Comunit\u00e0. In caso contrario ci potranno essere forti riduzioni nella produzione e occupazione nelle aree con minor produttivit\u00e0 (p.19).<br \/>\n(Commissione per lo studio dell\u2019unione economica e monetaria presieduta da Jacques Delors, Rapporto sull\u2019unione economica e monetaria nella Comunit\u00e0 europea, Commissione Europea, 17 aprile 1989)<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20140927 14:25:00 red-emi SEMBRA VERAMENTE DIFFICILE CHE SI POSSA RISOLVERE LA CRISI INTERVENENDO CON RIFORME NEI SINGOLI PAESI SENZA RIFORMARE LA STRUTTURA DELL\u2019EUROZONA NEL SUO <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11991\" title=\"11334 ANALISI\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[],"class_list":["post-11991","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2014"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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