{"id":11962,"date":"2017-04-15T19:06:53","date_gmt":"2017-04-15T17:06:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11305-cile-laltro-11-settembre\/"},"modified":"2017-04-15T19:06:53","modified_gmt":"2017-04-15T17:06:53","slug":"11305-cile-laltro-11-settembre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11962","title":{"rendered":"11305 CILE: l&#8217;altro 11 SETTEMBRE."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20140911 15:54:00 red-emi<\/p>\n<p>&#8211;\tA 41 anni dal colpo di stato che spazz\u00f2 via il governo socialista di Salvador Allende, il paese tenta ancora di liberarsi dalla pesante eredit\u00e0 della dittatura di Augusto Pinochet, che represse il paese fino al 1990: un&#8217;impalcatura coriacea che la presidente Michelle Bachelet \u00e8 finora riuscita appena a scalfire, nonostante la pressione delle organizzazioni popolari<br \/>\n&#8211;\tSANTIAGO \u2013 DUBBI ED INCERTEZZE DOPO QUASI SEI MESI DI GOVERNO DELLA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA. \u201c non han capito niente\u201d i movimenti contro i bizantinismi di Nueva Mayoria, Il tentativo di fare le riforme con chi le ostacola porta confusione e frizioni interne.<br \/>\n&#8211;\tOrdigno nella capitale, 14 feriti non gravi<\/p>\n<p>&#8211;\tA 41 ANNI DAL COLPO DI STATO CHE SPAZZ\u00d2 VIA IL GOVERNO SOCIALISTA DI SALVADOR ALLENDE, IL PAESE TENTA ANCORA DI LIBERARSI DALLA PESANTE EREDIT\u00c0 DELLA DITTATURA DI AUGUSTO PINOCHET, CHE REPRESSE IL PAESE FINO AL 1990: UN&#8217;IMPALCATURA CORIACEA CHE LA PRESIDENTE MICHELLE BACHELET \u00c8 FINORA RIUSCITA APPENA A SCALFIRE, NONOSTANTE LA PRESSIONE DELLE ORGANIZZAZIONI POPOLARI<br \/>\nL&#8217;America latina ricorda \u00abl&#8217;altro 11 settembre\u00bb: il golpe in Cile contro il governo di Salvador Allen-de. Quel giorno di 41 anni fa, il generale Augusto Pinochet, sostenuto dai padrini Usa spazzo via il triennio allendista e una possibile trasformazione politica e sociale, incompatibile con gli interessi di Washington L opinione degli Usa sull&#8217;elezione di Mende risulta da una conversazione, desecretata, tra l&#8217;allora Segretario di stato, Henry Kissinger, e il direttore della Cia, Richard Helms: \u00abNon permetteremo che il Cile finisca nel canale di scolo\u00bb, dice Kissinger. \u00abSono con lei\u00bb, risponde Helms. \u00c8 il 12 settembre del 1970. Tre giorni dopo, il presidente nordamericano, Richard Nixon (quello dello scandalo Watergate) ordina fili a Cia di \u00abfar piangere l&#8217;economia\u00bb cilena: guidando il sabotaggio dei grandi gruppi industriali, nazionali e internazionali, appoggiando il blocco dei trasporti, favorendo la fuga degli investitori e facendo mancare il credito estero<br \/>\nFiumi di dollari (169 milioni tra il 1946 e il 72) continuarono per\u00f2 ad abbeverare le Forze armate cilene, addestrate nelle scuole nordamericane. Nel &#8217;72, gli aiuti militari erano rimasti l&#8217;unica forma di assistenza fornita da Washington, che si oppose anche alla possibilit\u00e0 che il Cile rinegoziasse il debito estero. Un piano lungo tre anni. Il golpe apr\u00ec la strada a una dittatura feroce e longeva, durata ufficialmente fino al 1990, ma che ha lasciato nel paese un&#8217;eredit\u00e0 mefitica, difficile da cancellare.<br \/>\nI tentativi della destra di omaggiare l&#8217;ex dittatore Augusto Pinochet e i suoi scherani non sono mai venuti meno, e la societ\u00e0 cilena \u00e8 ancora attraversata dalle cicatrici profonde di quel periodo. La difficolt\u00e0 con cui il governo di Michelle Bachelet &#8211; tornata alla presidenza a dicembre dell&#8217;anno scorso con la coalizione Nueva Mayoria &#8211; sta mettendo mano a quell&#8217;eredit\u00e0 pesante, sono l\u00ec a dimostrarlo.<br \/>\nMolti politici in carica durante la dittatura sono d&#8217;altronde ancora in scena: rappresentanti storici del partito di estrema destra Union Democrata Independiente (Udi) come Sergio Femandez, ex ministro degli Interni di Pinochet; Andr\u00e9s Chadwick, ministro degli Interni dell&#8217;ex presidente-miliardario, Sebastian Pinera che, da giovane, fu tra coloro che giurarono di \u00absalvare la patria\u00bb durante il cosiddetto atto di Chacarillas del 1977: un consesso di mezzanotte simile a quello messo in scena dai nazisti. E molti altri ancora.<br \/>\nL&#8217;organizzazione Ciudadanos por la Memoria ha presentato alla Camera un progetto per abolire tutti i simboli che esaltano il golpe pinochettista. Si spera in un pronunciamento in prima istanza da parte della commissione per i Diritti umani del Parlamento, preludio alla discussione in aula. Nell&#8217;organizzazione vi sono anche militari democratici, che rigettano la persistente attitudine di un importante settore delle Forze armate, tuttora convinto che i golpisti \u00absalvarono la patria dal pericolo comunista\u00bb. Un&#8217;idea che viene da lontano. A sostenerla, allora, un campo di interessi che ha coagulato i ceti borghesi e possidenti, strati sociali intermedi, tecnocrati e intellettuali, convinti che il socialismo bloccasse la crescita e lo sviluppo.<br \/>\nUn&#8217;idea dura da vincere, nonostante appaia evidente chi abbia pagato i costi delle politiche neoliberiste dilagate nel segno dei Chicago Boys di Milton Friedman. Costi sociali giganteschi e una repressione feroce, che, secondo i dati ufficiali, si \u00e8 lasciata dietro 3.200 morti e oltre 38.000 detenuti e torturati. Furono quelli gli anni in cui venne formata la Dina, la polizia segreta direttamente controllata da Pinochet. Gli anni dell&#8217;operazione Condor, il piano criminale per eliminare gli oppositori ovunque si trovassero: deciso dai vertici delle dittature di Cile, Argentina, Brasile, Bolivia, Paraguay e Uruguay, con il supporto di Fbi e Cia, e con un principale snodo nella zona del canale di Panama. Il capitolo cileno sta tutto dentro la partita del grande Novecento: la lotta senza quartiere tra le forze della reazione e quelle del socialismo.<br \/>\nUna partita che continua ancora, seppur in forme diverse e che si riflette nel bilancio tutt altro che riconciliato, sugli anni della dittatura. Per il blocco sociale che la sostenne e per \u00ec suoi eredi odierni, fu un fondamentale momento di sviluppo che modernizz\u00f2 il paese. Una rivoluzione nella struttura produttiva che proiett\u00f2 il &quot;laboratorio-Cile nelle alte sfere del mercato capitalistico globale. Non a caso, quando Pinochet lasci\u00f2 la presidenza dopo aver perso il plebiscito del 1988, aveva ancora il gradimento del 43% dei cileni. Un progetto di lunga gittata, che ha distrutto il settore statale privatizzando le imprese nazionali, contraendo la spesa pubblica e distruggendo i servizi sociali, e lasciando campo libero alle multinazionali. La dittatura non era destinata a una parentesi, ma a dettare i parametri di una &quot;democrazia&quot; sotto tutela. Un&#8217;impalcatura che ingabbia ancora il paese nonostante gli anni della Concertaci\u00f3n. I movimenti e le organizzazioni popolari lo hanno ricordato scendendo in piazza durante la presidenza Pinera.<br \/>\nMa anche il sacrificio di Salvador Allen-de, che scelse il suicidio durante il colpo di stato, \u00e8 ben vivo nella memoria del paese e del continente. E il costo pagato da quella breve stagione serve da monito alle nuove esperienze di governo in America latina-quelle che hanno preso il potere in modo democratico, e che scommettono sul Socialismo  del XXI secolo. Il Venezuela, innanzitutto. Le anologie tra i piani destabilizzanti messi in atto contro Caracas e quelli contro Allende, tornano nei discorsi e nelle analisi Ad agosto, gli eredi di Pinochet che siedono m parlamento dietro i banchi dell&#8217;Ud\u00ec hanno innalzato cartelli per chiedere: \u00abLibert\u00e0 per Leopoldo Lopez\u00bb, il leader venezuelano di Voluntad Popular dai trascorsi golpisti in carcere per aver diretto oltre due mesi di devastazioni e violenze contro il governo Maduro dal febbraio scorso.<br \/>\nIl vento di una nuova solidariet\u00e0, che pervade gran parte dell&#8217;America latina, ha portato in piazza i movimenti sociali anche per sostenere il diritto a uno sbocco al mare per la Bolivia di Evo Morales (una storica questione aperta, insieme a quella che riguarda il Per\u00f9). E il Latino-America socialista ha sostenuto la lotta dei nativi Mapuche che, in Cile, lottano per rientrare in possesso dei loro territori ancestrali. Una questione che, dopo le Domenica scorsa, migliaia di cittadini hanno manifestato per i diritti umani e per ricordare le vittime della dittatura. Vi sono stati scontri con i carabineros. I manifestanti &#8211; familiari delle vittime, artisti, associazioni, parlamentari, politici e la Giovent\u00f9 socialista del Cile (Js) &#8211; hanno denunciato l&#8217;impunit\u00e0 ancora imperante. Hanno lanciato la campagna &quot;Verdad y Justicia ahora&quot;. Alcuni magistrati &#8211; sostenuti dalla presidente Bachelet, che ha perso il padre e ha subito carcere e torture durante il regime di Pinochet &#8211; accompagnano le ricerche dei familiari delle vittime. Tre ex ufficiali dell&#8217;esercito sono stati accusati per il sequestro e l&#8217;omicidio del cantautore Victor Jara, ucciso cinque giorni dopo il golpe in uno stadio di Santiago che oggi porta il suo nome. Il Servizio medico legale cileno (Sml) ha comunicato di aver scoperto resti umani in una tenuta vicina alla caserma militare di Tejas Verdesal, dove vennero imprigionate oltre 100 persone subito dopo il colpo di stato.<br \/>\nE continuano le agitazioni dei settori popolari che premono per un cambiamento di sostanza. Il 4 settembre, i lavoratori hanno sfilato per strade della capitale. I rappresentanti della Centra] Unitaria de Trabaiadores (Cut) hanno chiesto a Bachelet che venga discusso al Congresso il progetto di riforma del lavoro: \u00abOccorre superare il modello economico basato sull&#8217;accumulazione di capitali che non considera lo sviluppo del popolo che lavora\u00bb, ha detto Barbara Figueroa, presidente della Cut. Il 4 settembre \u00e8 una data simbolo per il movimenti sindacali. perch\u00e9  ricorda l\u2019elezione di Allende a presidente del CILE ( di Geraldine Collotti da IL Manifesto).<\/p>\n<p>&#8211;\tSANTIAGO \u2013 DUBBI ED INCERTEZZE DOPO QUASI SEI MESI DI GOVERNO DELLA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA. \u201c non han capito niente\u201d i movimenti contro i bizantinismi di Nueva Mayoria, Il tentativo di fare le riforme con chi le ostacola porta confusione e frizioni interne.<br \/>\nLa grande manifestazione del 21 agosto scorso per una vera riforma del settore educativo \u00e8 stata giustamente definita \u00abmarcia di chi non ha pi\u00f9 fiducia\u00bb. A quasi sei mesi dall&#8217;arrivo al governo di Nueva Mayoria, l&#8217;attuazione delle sue tre principali riforme \u00e8 stata caratterizzata da dubbi e incertezze, parzialmente capitalizzate dall&#8217;opposizione di destra con un discorso opportunista e populista, causa di confusione e frizioni fra le stesse forze favorevoli ai cambiamenti.<br \/>\nLa maggioranza dei cileni sostiene il progetto di dotare il paese di un&#8217;istruzione pubblica gratuita e di qualit\u00e0, affermatosi con la forza della mobilitazione sociale iniziata nel 2011, quando oltretutto si chiudeva la possibilit\u00e0 di continuare il governo dell&#8217;alleanza di destra. Era stata la mobilitazione sociale, in particolare quella degli studenti, ad aprire lo scenario che aveva permesso una ricomposizione delle forze politiche del centro e della socialdemocrazia, alle quasi si erano aggiunti il Partito comunista e altri gruppi di sinistra.<br \/>\nli possiamo trovare le radici della forza originaria dei cambiamenti avvenuti. Nessuna delle tre riforme (educativa, tributaria e costituzionale) era in agenda prima che la mobilitazione sociale facesse irruzione sulla scena cilena.<br \/>\nIl primo colpo alla fiducia che settori del movimento sociale organizzato e mobilitato riponevano nei progetti riformisti si \u00e8 prodotto durante l&#8217;iter della riforma del sistema tributario. La riforma, complessa e profonda e al tempo stesso caratterizzata da insufficienze evidenti (non colpisce il settore minerario, per esempio, o le grandi propriet\u00e0), potr\u00e0 acquisire alle casse pubbliche 8.300 milioni di dollari, ma durante il suo iter un episodio fuori dal Congresso ha fatto pensare a un accordo illegittimo con la destra. Il senatore De Andr\u00e9s Zald\u00ecvar lo ha detto con crudezza: \u00abC&#8217;\u00e8 chi si sente pi\u00f9 o meno informato, ma in queste cose non tutti possono stare in cucina. (&#8230;) Molte volte, questo tipo di soluzioni richiede un modo di far le cose che non pu\u00f2 essere alla luce del sole\u00bb. E nemmeno alla luce degli stessi alleati, ha aggiunto. In cucina non possono entrare tutti.<br \/>\nI consensi degli imprenditori e della destra hanno reso evidente il fatto che una componente di Nueva Mayoria \u00e8 uscita sconfitta. Intanto, nei movimenti sociali \u00e8 cresciuta la sfi\u00acducia. Sintetizzando lo stato d&#8217;animo del movimento studentesco, Melissa Sepulveda, presidente della Fe- ch (Federazione degli studenti universitari del Cile) ha detto: \u00abIl governo di Nueva Mayoria deve appunto definire con quali settori va a fare accordi e costruire consensi. Sulla questione della riforma tributaria abbiamo subito una delusione abbastanza grande a proposito dei modi della politica, con un ritorno in auge di quel sistema del consenso che speriamo non si ripeta con la riforma dell&#8217;istruzione. Purtroppo le dichiarazioni sia della ministra (Ximena) Rinc\u00f3n che del ministro Nicol\u00e0s Eyzaguirre lasciano aperta la porta alla realizzazione di protocolli di accordo sul &quot;mercato&quot; dell&#8217;istruzione che non avvantaggiano nessuno salvo gli imprenditori e danneggiano la gran parte delle famiglie cilene\u00bb.<br \/>\n\u00abNon hanno capito niente\u00bb era scritto su un cartello esibito davanti al ministero dell&#8217;istruzione da studenti della scuola secondaria; un messaggio che chiaramente aveva anche altri destinatari. Il tentativo di far riforme con chi le ostacola non pu\u00f2 che portare frustrazione e una grande perdita di fiducia da parte del movimento sociale. \u00abLa soluzione \u00e8 nelle strade\u00bb proseguiva il cartello; a significare che la \u00abcucina\u00bb non \u00e8 il luogo dove si verificano i cambiamenti.<br \/>\nInfine, anche il cammino, non ancora iniziato, della riforma costituzionale, \u00e8 pieno di incognite. Il governo ha annunciato che sar\u00e0 messo in agenda nel 2015, ma ci sono settori della Nueva Mayoria che credono che non ci sar\u00e0 una nuova Costituzione con questa amministrazione. \u00abLa profondit\u00e0 del cambiamento necessario lo render\u00e0 impossibile in questo periodo presidenziale\u00bb ha detto il senatore del Ppd (Partito per la democrazia) Feliz Harboe, il quale, bench\u00e9 sostenitore di una nuova Carta &#8211; ritiene che la sua elaborazione si debba strutturare nel Congresso.<br \/>\nUna cosa \u00e8 essere d&#8217;accordo sul fatto che l&#8217;attuale Costituzione non serve e deve essere cambiata, un&#8217;altra \u00e8 il meccanismo utilizzato e il livello di partecipazione implicato. Una frase come \u00abnon hanno capito niente\u00bb pu\u00f2 essere affissa a qualunque altro edificio governativo&#8230;<br \/>\n&quot;Edizione cilena del Dipl\u00f2 Traduzione di Marinella Correggia.( di Geraldine Collotti da IL Manifesto).<\/p>\n<p>&#8211;\tORDIGNO NELLA CAPITALE, 14 FERITI NON GRAVI<br \/>\nCile in allarme per un pacco bomba, lasciato in un cestino dei rifiuti vicino al metro Escuela Militar, a Santiago, che ha provocato 14 feriti, non gravi. La presidente, Michelle Bachelet, ha presieduto ieri una riunione d&#8217;emergenza, mentre 500 carabinieri stanno presidiando tutti gli ingressi della metropolitana, a ridosso del 41&#8242; anniversario del golpe di Pinochet. E proprio l&#8217;avvicinarsi di questa data simbolo e il luogo dell&#8217;attentato &#8211; nei pressi della Scuola militare che d\u00e0 il nome alla fermata del metro &#8211; hanno fatto avanzare l&#8217;ipotesi che possa trattarsi di gruppi anarchici: gli stessi sospettati di aver compiuto in precedenza un&#8217;altra ventina di attentati, ma senza mai aver provocato vittime. Bachelet ha annunciato che agli attentatori verr\u00e0 applicata la legge antiterrorista in vigore dai tempi del dittatore Pinochet: quella che tutta la sinistra chiede di abolire ( di Geraldine Collotti da IL Manifesto).<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20140911 15:54:00 red-emi &#8211; A 41 anni dal colpo di stato che spazz\u00f2 via il governo socialista di Salvador Allende, il paese tenta ancora di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11962\" title=\"11305 CILE: l&#8217;altro 11 SETTEMBRE.\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[],"class_list":["post-11962","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2014"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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