{"id":11906,"date":"2017-04-15T19:06:45","date_gmt":"2017-04-15T17:06:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11247-i-giovani-figli-di-marcinelle\/"},"modified":"2017-04-15T19:06:45","modified_gmt":"2017-04-15T17:06:45","slug":"11247-i-giovani-figli-di-marcinelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11906","title":{"rendered":"11247 I giovani figli di Marcinelle"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20140727 19:13:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]Dopo la strage del &#8217;56 gli italiani non solo sono rimasti in Belgio, ma sono stati artefici di una scalata sociale, come dimostra il caso dell&#8217;ex premier Di Rupo. Oggi la crisi batte forte e i figli tornano nelle terre dei padri[\/b]<br \/>\n[i]di Angelo Mastrandrea[\/i]<\/p>\n<p>Caciocavallo stagionato e bruschetta all\u2019olio di oliva, arrosticini a ventisei gradi all\u2019ombra, patatine fritte, insalata con cetrioli e pomodori. Per finire, dolcetto al carbone vegetale con cuore di cioccolato al tartufo. Caff\u00e8 e limoncello. Solo venendoci di persona si capisce il perch\u00e9, qualche anno fa, il giro d\u2019Italia ha fatto tappa da queste parti. Marcinelle \u00e8 ancora oggi una little Italy d\u2019oltralpe, tranquilla come una cittadina del New Jersey ma solo pi\u00f9 operaia. Ci vivono i figli e i nipoti dei \u201cmusi neri\u201d del Bois du Cazier, e qualche anziano ancora in vita.<\/p>\n<p>Sono le seconde e terze generazioni di emigranti, gente con il doppio e a volte triplo passaporto, discendenti delle migrazioni dal sud e dall\u2019est d\u2019Europa che si sono accoppiate fra loro durante il lungo secolo novecentesco. <\/p>\n<p>Il giovane che aveva promesso un pasto frugale \u00e8 uno di questi. Suo padre lavorava alla miniera e, come tutti gli italiani che arrivavano a Marcinelle, viveva in una baracca a un passo dal lavoro. Ha sposato una donna polacca e avuto due figli. Uno di questi gestisce un piccolo posto di ristoro a un centinaio di metri dai cancelli dell\u2019ex miniera, ormai trasformata in museo e dichiarata dall\u2019Unesco \u201cPatrimonio mondiale dell\u2019umanit\u00e0\u201d. All\u2019interno c\u2019\u00e8 un flipper e la cucina \u00e8 belga-abruzzese: arrosticini invece delle immancabili moules, le tipiche cozze belghe, e patatine fritte. La famiglia \u00e8 originaria di Manoppello, in provincia di Pescara. Come Camillo e Rocco Jezzi, le prime due vittime italiane di cui si conobbero i nomi, dopo la tragedia dell\u20198 agosto 1956. E come altri trentotto suoi concittadini. <\/p>\n<p>Dei 262 morti nella tragedia mineraria che sconvolse l\u2019Europa facendo scoprire una schiavit\u00f9 legittimata dai primi governi italiani del dopoguerra che commerciarono in uomini in cambio di carbone \u2013 duecento kg al giorno per ogni lavoratore \u2013 ben 61 erano abruzzesi. E Manoppello, un comune che all\u2019epoca contava circa seimila abitanti, pag\u00f2 il dazio pi\u00f9 pesante. Ancora oggi molti italiani rimangono qui. Lo testimoniano le tante bandiere tricolore alle finestre e le facce delle persone che incontri per strada. Avrebbe dovuto essere un\u2019emigrazione temporanea, quella dei nostri concittadini. Invece in tanti hanno messo radici da queste parti e non si sono mai mossi, smentendo quanto scriveva con qualche pregiudizio di troppo, all\u2019indomani della strage, Le peuple, un quotidiano di ispirazione socialista e vicino al sindacato: \u201cSe avesse voluto (il lavoratore italiano, ndr), forse avrebbe trovato, ai margini delle tetre periferie industriali, una casetta e un giardino. Ma lo spostamento gli sarebbe costato e vuole risparmiare molto per restare il minor tempo possibile in Belgio. E poi si sarebbe trovato solo, in mezzo a stranieri, mentre a lui piace sentire cantare nella sua lingua, mangiare le specialit\u00e0 della sua cucina e sfogarsi tra i suoi\u201d. Per questo, concludeva, \u201caccetta di vivere ai piedi dei terreni di scarico, dietro alle mura di vecchi accampamenti dei prigionieri di guerra\u201d, \u201cchiude gli occhi sui canali che scaricano l\u2019acqua sporca del bucato e non vede pi\u00f9 la sua baracca coperta di bitume, non sente pi\u00f9 il triste odore che sale dall\u2019accampamento\u201d. <\/p>\n<p>Parole che oggi potremmo ascoltare anche alle nostre latitudini, rivolte ad altri migranti. Ma dietro c\u2019era anche dell\u2019altro. Ai belgi non andava gi\u00f9 che gli italiani accettassero di lavorare di pi\u00f9 e a condizioni peggiori, facendo regredire i diritti conquistati a fatica. Non si faceva lo sforzo di provare a capire chi erano i nuovi arrivati, da quale contesto provenissero e come venissero selezionati. Come avrebbe potuto, un\u2019emigrazione dai piccoli e poveri paesi dell\u2019Appennino, pensare di stabilirsi in una periferia industriale senza avvertire ancor pi\u00f9 lo sradicamento? E in che modo avrebbero potuto farlo persone che non parlavano la lingua locale e che spesso leggevano negli annunci \u201cnon si fitta agli stranieri\u201d? Senza considerare che l\u2019alloggio era garantito, alla firma del contratto in Italia, dalla compagnia mineraria. La storia si \u00e8 peritata di dimostrare il contrario. <\/p>\n<p>Gli italiani, verso i quali la Democrazia Cristiana aveva usato la leva dell\u2019emigrazione per attenuare il problema della disoccupazione e risollevare il Pil con le loro rimesse, non solo non sono tornati indietro ma sono stati artefici di una scalata sociale che tutti in Belgio riconoscono, come dimostra il caso dell\u2019ex premier socialista Elio Di Rupo, anch\u2019egli di origini abruzzesi e figlio di minatori. Quei contadini del nord, per la prima ondata, e poi del centro-sud, sono diventati la seconda comunit\u00e0 di migranti in Belgio, mantenendo radici identitarie molto forti e conservando persino le tradizioni contadine: prima di allora i belgi non conoscevano melanzane, peperoni e neppure il basilico. Gli arrosticini e il caciocavallo del barista di seconda generazione ne sono una testimonianza diretta. <\/p>\n<p>L\u2019ex lager nazista, poi capovolto dai rovesci bellici in campo di prigionia per i soldati tedeschi, oggi si \u00e8 trasformato: le cantines, baracche di legno dove si viveva ammassati su letti di paglia, senza acqua, riscaldamento n\u00e9 servizi igienici, sono state abbattute e trasformate nelle casette basse in mattoncini tipicamente belghe, e cos\u00ec le \u201ccase di ferro\u201d, come chiamano da queste parti i terribili hangar militari in cui si moriva di freddo d\u2019inverno e si arroventavano nelle rare giornate di sole. Resistono, a memoria di quel che \u00e8 stato, i terril, colline nere formatesi con i detriti di carbone sulle quali crescono piante ed erbacce, un po\u2019 come il monte dei cocci di Testaccio, a Roma. <\/p>\n<p>Marcinelle oggi \u00e8 un tranquillo villaggio che conta appena un verduraio, un barbiere, il bar dell\u2019emigrante di Manoppello e un ristorante. Dopo i tragici fatti del \u201956, \u00e8 assurto agli onori delle cronache solo in un\u2019altra occasione. Fu quando si scopr\u00ec che un elettricista del luogo, Marc Dutroux, in pi\u00f9 di un decennio aveva sequestrato, seviziato e ucciso alcune ragazzine. Si ipotizz\u00f2 un giro di pedofilia molto pi\u00f9 esteso, il governo e le forze di polizia finirono sotto accusa al punto che due ministri furono costretti a dimettersi, e a Bruxelles una \u201cmarcia bianca\u201d di 350 mila persone chiese che si facesse luce fino in fondo sulla vicenda. Ma questa brutta storia non ha cambiato il volto di Marcinelle, un luogo-simbolo delle tragedie dell\u2019emigrazione e della \u201cguerra del carbone\u201d che il piccolo Stato belga decidette di combattere per risollevarsi dal conflitto mondiale. Un passato che ha impiegato del tempo per essere archiviato definitivamente. <\/p>\n<p>Il Bois du Caziers, dove i minatori scendevano fino ai 945 metri, come avvenne alle 8,10 della mattina dell\u20198 agosto 1956, senza protezione alcuna se non un caschetto, ammassati uno accanto all\u2019altro in ascensori in cui non ci poteva neppure alzare in piedi, costretti a scavare il carbone in cunicoli alti al massimo cinquanta centimetri, ha chiuso i battenti oltre un decennio pi\u00f9 tardi. L\u2019ultima miniera \u00e8 stata dismessa nel 1984, nonostante dopo i fatti di Marcinelle l\u2019Italia avesse disdetto gli accordi con il Belgio. Ma, cos\u00ec come gli italiani avevano preso il posto dei belgi che non volevano saperne pi\u00f9 di scendere nelle viscere della terra, allo stesso modo quest\u2019ultimi furono rimpiazzati da turchi e marocchini. <\/p>\n<p>La strage fu uno spartiacque. Il governo italiano fu costretto, sull\u2019onda dell\u2019emozione, ad aprire gli occhi. Il Corriere della Sera il giorno dopo titol\u00f2 \u201cTragedia nostra\u201d un commento di Dino Buzzati: \u201cBois du Cazier, questo lontano posto che non si era mai sentito nominare, diventa Italia\u201d. Ruben Tedeschi, inviato dell\u2019Unit\u00e0, dett\u00f2 a braccio: \u201cUno spettacolo pauroso si \u00e8 presentato ai nostri occhi quando siamo giunti davanti ai cancelli della miniera. Il fumo \u2013 un fumo denso, nero, acro \u2013 oscurava il cielo e rendeva l\u2019aria irrespirabile. Dal cielo buio cadeva una pioggia silenziosa di fuliggine. Di tratto in tratto, l\u2019oscurit\u00e0 era lacerata da lingue di fuoco che guizzavano ruggendo dalle miniere della terra. Una folla composta in massima parte di donne e di bambini, a stento trattenuta da cordoni di gendarmi, faceva ressa per avere notizie, si accalcava intorno ai membri delle squadre di soccorso che, dopo ore e ore di durissimo lavoro, tornavano alla superficie. Le informazioni che costoro recavano non erano rassicuranti, e, nella loro inevitabile contraddittoriet\u00e0, contribuivano ad alimentare l\u2019incertezza e la confusione. Dalla folla si levavano lamenti, invocazioni e invettive: invettive contro il destino, ma anche contro coloro che portavano la pesante responsabilit\u00e0 della sciagura. Erano frasi gridate in molte lingue: in francese, in fiammingo, in greco, ma, soprattutto, in italiano, perch\u00e9 italiani sono in massima parte, i sepolti vivi e italiani i loro figli e le loro mogli\u201d. <\/p>\n<p>Oggi la crisi batte forte pure da queste parti. A Marcinelle, chiusa la miniera, il museo, una sorta di monumento alla civilt\u00e0 industriale, non basta a garantire il benessere degli abitanti. Tutta l\u2019area, nata intorno alla grande industria manifatturiera, versa in una crisi quasi irreversibile. Perfino il terziario e la logistica soffrono della stagnazione economica. I tassi di disoccupazione sono ai livelli del sud d\u2019Europa e il nord ricco e fiammingo \u00e8 sempre pi\u00f9 insofferente nei confronti del sud povero e, a loro detta, dissipatore di risorse pubbliche. \u00c8 per questo che la destra nazionalista guidata dal sindaco di Anversa ha spopolato nelle Fiandre e il premier Di Rupo \u00e8 stato costretto alle dimissioni. A sud, nelle zone operaie, i socialisti sono ancora il primo partito (con i comunisti del Ptb e i Verdi sfiorano il 50 per cento dei consensi) e resiste una solida cultura sindacale. \u00c8 questa la vera differenza con il vicino nord della Francia, dove il voto popolare \u00e8 traslocato tutto verso l\u2019estrema destra del Front National. Che fare, dunque? Il barista pare avere pochi dubbi. \u201cQui le cose vanno male. Torno in Italia. Prover\u00f2 ad aprire un bar sul mare, a Montesilvano\u201d. Come a dire, quando i figli emigrano nelle terre dei padri.<\/p>\n<p>http:\/\/www.rassegna.it\/articoli\/2014\/07\/24\/113561\/i-giovani-figli-di-marcinelle<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20140727 19:13:00 redazione-IT [b]Dopo la strage del &#8217;56 gli italiani non solo sono rimasti in Belgio, ma sono stati artefici di una scalata sociale, come <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11906\" title=\"11247 I giovani figli di Marcinelle\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[],"class_list":["post-11906","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2014"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>11247 I giovani figli di Marcinelle - 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