{"id":11876,"date":"2017-04-15T19:06:42","date_gmt":"2017-04-15T17:06:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11217-piu-diritti-meno-frontiere\/"},"modified":"2017-04-15T19:06:42","modified_gmt":"2017-04-15T17:06:42","slug":"11217-piu-diritti-meno-frontiere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11876","title":{"rendered":"11217 \u00abPi\u00f9 diritti, meno frontiere\u00bb&#8230;."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20140626 15:45:00 red-emi<\/p>\n<p>1 \u2013 SVIZZERA. Il governo accoglie le domande dei richiedenti asilo<br \/>\n2 &#8211; La protesta dei No border: \u00abPi\u00f9 diritti, meno frontiere\u00bb. In piazza \/ FUORI DAL CONSIGLIO D&#8217;EUROPA LE VOCI DEL CORTEO DEI MIGRANTI.<br \/>\n3 &#8211; Gioco delle parti sull\u2019immigrazione \/ La bozza di documento elude i nodi irrisolti alla base del conflitto tra i paesi del Nord e del Sud dell&#8217;Europa<\/p>\n<p>1 &#8211; SVIZZERA \/  Il governo accoglie le domande dei richiedenti asilo.<br \/>\nLa frontiera elvetica cede al \u00abNo borders train\u00bb E&#8217; stata un piccola ma significativa vittoria dei manifestanti partiti sabato da tutta Italia. E oggi e domani a Bruxelles due giorni di proteste in occasione del vertice del Consiglio europeo sul rafforzamento di Frontex<br \/>\nLa bozza di risoluzione che andr\u00e0 sul tavolo del Consiglio europeo di questo pomeriggio lo conferma: i confini sono un nodo strategico per questa Europa. Ancora una volta l&#8217;Europa politica riesce ad esprimersi solo sul terreno delle frontiere. Il testo licenziato nella sessione anticipatoria parla di libert\u00e0 di circolazione interna solo in relazione alla necessit\u00e0 di rafforzare i confini esterni e con essi l&#8217;agenzia Frontex, mentre sullo specifico nodo del diritto d&#8217;asilo si prefigura un nuovo slancio per le politiche di esternalizzazione dei confini, con la costruzione di campi profughi nei paesi di partenza, per cercare di allontanare la questione.<br \/>\nQuanto queste proposte possano diventare concrete \u00e8 difficile dirlo. Di certo sulle decisioni del Consiglio europeo pesano almeno due fattori: l&#8217;insuperabile scoglio degli egoismi degli stati membri e la pressione dei partiti che proprio sui temi dell&#8217;identit\u00e0 e della sovranit\u00e0 nazionale hanno ottenuto grandi risultati alle recenti elezioni europee. Ogni tentativo di \u00abcondivisione delle responsabilit\u00e0\u00bb \u00e8 stato insomma riassorbito in vecchie ricette di cui questa Europa sembra proprio non poter fare a meno.<br \/>\nMa c&#8217;\u00e8 un altra voce che fuori dai palazzi di Bruxelles tenter\u00e0 di fare breccia. \u00c8 quella dei migranti impegnati nella March for Freedom. Chiedono libert\u00e0 di movimento e diritti e guardano all&#8217;Europa come immediato terreno di rivendicazione. Non \u00e8 poco. La tappa italiana di questa marcia \u00e8 andata in scena proprio sabato scorso, quando centinaia di persone sono partite dalla Stazione Centrale di Milano per raggiungere la Svizzera e la sua frontiera, quel confine ibrido, insieme esterno ed interno, che in questi mesi \u00e8 diventato il simbolo delle restrizioni alla libert\u00e0 di circolazione.<br \/>\n\u00abSono scappato da una guerra, la conosco bene. E vi assicuro che al confine con la Svizzera c&#8217;\u00e8 una guerra vera e propria\u00bb &#8211; diceva Hassan poco prima della partenza. E le sue parole bastano da sole a spiegare quanto la breccia aperta dal No Borders Train valga molto di pi\u00f9 di tanti ti-mori. Sui giornali del Can-ton Ticino, dopo sabato 21, non si parla d&#8217;altro. L&#8217;enorme dispositivo messo in campo dalle autorit\u00e0 elvetiche, che hanno dispiegato elicotteri e uomini lungo tutto il confine, si \u00e8 dovuto piegare ai manifestanti. La \u00abfrontiera &#8211; come titola il pi\u00f9 importante giornale locale &#8211; \u00e8 stata forzata\u00bb aprendo un dibattito sulle responsabilit\u00e0 della Svizzera nei confronti di chi fugge dalla guerra. Un duro colpo per uno Stato che respinge illegittimamente al-meno otto migranti su dieci alla frontiera di Chiasso, quello che nei racconti dei profughi incontrati tra via Aldini e i giardini di Porta Venezia a Milano sembra un luogo dalle mura invalicabili, un paese in procinto di applicare i risultati di un referendum che a breve introdurr\u00e0 limitazioni anche per l&#8217;ingresso dei cittadini europei.<br \/>\nEppure sabato scorso la macchina del confine si \u00e8 inceppata e quella frontiera si \u00e8 trasformata in poche ore in un dispositivo molle, compiacente, piegato alle rivendicazioni dei manifestanti.<br \/>\nDalla Stazione Centrale sono partiti in pi\u00f9 di trecento, almeno un terzo erano richiedenti asilo. Hanno superato i blocchi dei reparti anti-sommossa schierati al binario 5 e poi sono arrivati sulla banchina della stazione di Chiasso dove un comitato di accoglienza fatto di centinaia di agenti della polizia di Frontiera elvetica ha circondato il treno. Fuori dalla stazione decine di giornalisti e attivisti svizzeri tenuti lontano. Dentro una vera e propria acampada. Due ore di estenuanti trattative, di contatti con l&#8217;Ufficio Immigrazione, di pressione su un confine saltato sotto i colpi di un treno che viaggiava consapevole di stare dalla parte giusta.<br \/>\nA fine giornata la polizia svizzera ha dovuto cedere su tutto: ha raccolto le domande d&#8217;asilo presentate dai \u00abprofughi\u00bb e ha concesso ai manifestanti l&#8217;uscita dalla stazione. Cos\u00ec il No borders train si \u00e8 trasformato in un corteo ed \u00e8 uscito dallo scalo ferroviario senza il controllo dei documenti permettendo ad altri migranti di scomparire per le vie di Chiasso verso la Germania e la Svezia. In quegli attimi, di fronte a quella pratica collettiva e pubblica, il diritto d&#8217;asilo europeo e la libert\u00e0 di movimento sono sembrati molto pi\u00f9 concreti di quanto mai potranno essere sul tavolo di Bruxelles.<br \/>\nQuella protesta che sabato ha trasformato in polvere la granitica frontiera svizzera, insieme alla marcia che sfiler\u00e0 per le vie della capitale belga, sono insomma un messaggio ai governi in procinto di riunirsi, ed insieme una speranza per i movimenti. Perch\u00e9 i confini uccidono, respingono, si possono subire pagando a caro prezzo ogni tappa del loro attraversamento, oppure, osando, possono diventare un eccezionale terreno politico di conquista, un nodo strategico su cui cercare di costruire le nuove geometrie di un&#8217;Europa che ormai sembra stare stretta a tutti, migranti e non. Ma per farlo c&#8217;\u00e8 bisogno di tanti \u00abno borders brains\u00bb, capaci di pensare e muoversi oltre i confini, per raccogliere questa sfida del nostro presente. (da Il Manifesto di Nicola Grigiori il 14 06 26 ) * Melting Pot Europa<\/p>\n<p>2 &#8211; La protesta dei No border: \u00abPi\u00f9 diritti, meno frontiere\u00bb. In piazza \/ FUORI DAL CONSIGLIO D&#8217;EUROPA LE VOCI DEL CORTEO DEI MIGRANTI.<br \/>\nMolti, come il senegalese napoletano Aboubakar Soumahoro, hanno dovuto sudarsela, la trasferta a Bruxelles per manifestare contro la \u00abFORTEZZA EUROPA\u00bb. Il suo viaggio ha rischiato di finire a Chamonix, dove la carovana partita dall&#8217;Italia \u00e8 stata accolta da un imponente schieramento di agenti che li hanno rivoltati come calzini e alla fine non volevano far passare 5 persone nonostante fossero in possesso del permesso di soggiorno. Aboubakar quantifica il ritardo accumulato in 36 ore. Ad altri, come i quaranta rifugiati afghani che hanno piantato le tende nella chiesa di San Giuseppe Battista, \u00e8 bastato invece solo affacciarsi sulla piazza del beguinage per unirsi alle centinaia di persone che urlavano quello che loro chiedono da mesi: il riconoscimento dell&#8217;asilo politico, la possibilit\u00e0 di andarsene in giro senza il rischio di essere fermati e rimpatriati o di cercarsi un lavoro regolare.<br \/>\nHanno marciato insieme per le strade di Bruxelles, ieri pomeriggio, gli afro-napoletani e i belgi afghani, i primi catalizzando l&#8217;attenzione con balli e canti dietro uno striscione in italiano che reclamava \u00abdiritto di residenza\u00bb e alla casa, i secondi con una presenza pi\u00f9 discreta, unico segno distintivo la kef\u00ecah avvolta al collo. Con loro, le carovane arrivate nei giorni scorsi dal resto d&#8217;Europa e alloggiate nel Parco Maximilien, giusto al confine tra la banlieue araba di Molenbeeck e i grattacieli delle banche e delle multinazionali. Primi ad arrivare, sabato scorso, i \u00abno border\u00bb tedeschi con i gruppi di africani denominatisi \u00abLampedusa in Berlin\u00bb e \u00abLampedusa in Hamburg\u00bb, a sottolineare il punto d&#8217;ingresso in Europa e quello di reale approdo. Buoni ultimi ma con validi motivi, gli italiani fermati alla frontiera. E poi i collettivi francesi di sans papiers, gruppi belgi e olandesi.<br \/>\nLe carovane partite da mezza Europa sono confluite a Bruxelles per far sentire la loro voce al Consiglio dei capi di Stato e di governo, convocato ieri e oggi per decidere le prossime strategie comunitarie sull&#8217;immigrazione. In una settimana di \u00abazioni\u00bb, sono arrivati davanti al Parlamento europeo, hanno ricevuto la visita di una delegazione dei Verdi (unico partito a incontrarli), hanno protestato sotto l&#8217;ambasciata italiana e quella tedesca per lo sgombero di un edificio occupato a Berlino: il sit-in si \u00e8 concluso con una ventina di persone fermate dalla polizia. Ieri pomeriggio, l&#8217;appuntamento al beguinage e il corteo, rumoroso anche se non affollatissimo, nel centro di una citt\u00e0 con la testa rivolta alla partita serale del Belgio ai Mondiali. Se bisogner\u00e0 attendere le conclusioni del vertice per trarre un bilancio e stilare analisi pi\u00f9 precise, le premesse non sono certamente incoraggianti per le richieste dei no border. Nonostante i migliaia di morti nel Mediterraneo, non pare alle porte un cambiamento di rotta delle politiche migratorie europee. La bozza non ufficiale di cui si vociferava ieri prevedrebbe un allargamento della missione Frontex di controllo delle frontiere.<br \/>\nL&#8217;Italia, che si appresta a subentrare alla Grecia alla guida del prossimo semestre europeo, sotto pressione per il massiccio arrivo di migranti nei pomi sei mesi dell&#8217;anno (superiore persino al 2011 della Primavera tunisina), chiede pi\u00f9 risolse e una ripartizione per quote  dei rifugiati tra i diversi Paesi dell&#8217;UE, senza TENER CONTO come proprio ieri spiegava listat, che gli immigrati stanno diminuendo e che sempre pi\u00f9 chi sbarca in Sicilia guarda al Nord Europa.<br \/>\nSenza un coinvolgimento europeo, soprattutto economico, \u00e8 la posizione del premier Matteo Renzi e del suo vice Angelino Alfano, la missione italiana \u00abMare nostrum\u00bb di soccorso in mare, decisa dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 (366 morti e 20 dispersi), rischia di saltare. I no border non si aspettano nulla di buono dal summit. Sanno bene che la loro \u00e8 una campagna di lungo periodo, e si sono dati appuntamento per una grande manifestazione europea a Roma, nel prossimo ottobre. Ad annunciarla nella conferenza stampa che ha preceduto la manifestazione, \u00e8 staio proprio l&#8217;afro-napoletano Soumahoro. Intanto, la carovana italiana torner\u00e0 in tempo per essere in piazza sabato pomeriggio, sempre a Roma, al corteo contro l&#8217;austerity che aprir\u00e0 il semestre italiano dei movimenti. (di Angelo Mastroandrea).<\/p>\n<p>3 &#8211; Gioco delle parti siili immigrazione \/ La bozza di documento elude i nodi irrisolti alla base del conflitto tra i paesi del Nord e del Sud dell&#8217;Europa ( di Grazia Naletto)<\/p>\n<p>Il Consiglio Europeo riunito ieri e oggi a Bruxelles torna ad occuparsi delle politiche su migrazioni e asilo. Su queste da anni, ma con maggiore intensit\u00e0 dall&#8217;ottobre scorso, \u00e8 in corso un gioco delle parti vergognoso quanto inconcludente tra Roma e Bruxelles. E la bozza di conclusioni finali, diffusa nei giorni scorsi, non sembra contribuire a fermarlo.<br \/>\nL&#8217;evocazione della \u00abtrasposizione completa e dell&#8217;effettiva attuazione del sistema comune di asilo che dovrebbe garantire le stesse garanzie procedurali e la stessa protezione ai richiedenti asilo in tutta l&#8217;Unione\u00bb, sembra pi\u00f9 un auspicio che una scelta effettiva. Mentre sulla prevenzione e la riduzione dell&#8217;immigrazione \u00abirregolare\u00bb le idee sono pi\u00f9 chiare e le ricette sono quelle di sempre: intensificazione della cooperazione con i paesi di origine e di transito, efficiente gestione delle frontiere esterne (di cui viene per\u00f2 ribadita la primaria responsabilit\u00e0 dei singoli stati membri), rafforzamento della capacit\u00e0 di intervento dell&#8217;agenzia Frontex con l&#8217;utilizzo del nuovo sistema di sorveglianza Eurosur, istituzione di un sistema europeo delle guardie di frontiera e promozione di una politica comune di rimpatri \u00abefficace\u00bb. Quanto alle situazioni di crisi, sono auspicati il rafforzamento dei programmi di protezione regionale e l&#8217;aumento del sostegno a attivit\u00e0 di reinsediamento dei profughi siriani. La bozza di documento elude i nodi irrisolti che sono alla base del conflitto tra i paesi del Nord e del Sud dell&#8217;Europa (pi\u00f9 esposti agli arrivi di migranti da paesi terzi), ma anche di una disciplina dell&#8217;asilo, disegnata dal Regolamento Dublino IH, che sembra fatta apposta per ostacolare l&#8217;accesso al diritto di asilo. Eppure le cose potrebbero andare in modo diverso a Bruxelles come a Roma. L&#8217;Europa potrebbe attivare canali umanitari per consentire ai profughi e ai richiedenti asilo di trovare protezione senza rischiare la vita. La collaborazione con i paesi terzi che non garantiscono i diritti umani (in primo luogo la Libia) potrebbe essere interrotta. La distribuzione dei Fondi comunitari tra gli stati membri potrebbe essere vincolata alla strutturazione di sistemi nazionali di accoglienza adeguati alla domanda e rispettosi degli standard minimi definiti a livello comunitario. La norma che impone, salvo rare eccezioni, di chiedere asilo nel primo paese di arrivo potrebbe essere cancellata. Le attivit\u00e0 di ricerca e soccorso in mare dovrebbero essere condivise a livello comunitario, ma non \u00e8 il rafforzamento di Frontex a poterle garantire.<br \/>\nMa vi sono responsabilit\u00e0 che sono tutte italiane. E la Camera dei Deputati ad aver bocciato pochi giorni fa \u00abper mancanza di copertura finanziaria\u00bb alcuni articoli della Legge di<br \/>\nDelegazione Europea 2013-bis indi-canti i criteri di delega al Governo per il recepimento delle direttive UE sull&#8217;accoglienza e sulle procedure in materia di asilo. A differenza di altri paesi, l&#8217;Italia non \u00e8 ancora stata in grado di pianificare un sistema di accoglienza coordinato a livello nazionale e capace di far fronte ai diversi bisogni delle persone che chiedono protezione. Milioni di euro sono stati spesi per l&#8217;allestimento e la gestione dei Cara (come quelli di Mineo o di Castelnuovo di Porto), strutture di grandi dimensioni nelle quali le violazioni dei diritti sono quotidiane. La distribuzione degli sbarchi su pi\u00f9 porti dislocati nelle regioni meridionali potrebbe evitare di concentrare nei comuni di un&#8217;unica regione la responsabilit\u00e0 dell&#8217;accoglienza. \u00c8 Roma che pu\u00f2 decidere di rafforzare le commissioni territoriali e accelerare i tempi di esame delle domande di asilo. La scelta di affidare a una missione militare come Mare Nostrum le attivit\u00e0 di soccorso e salvataggio in mare non \u00e8 l&#8217;unica possi-bile: potrebbe essere svolte, probabilmente con costi minori, da missioni e mezzi civili.<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20140626 15:45:00 red-emi 1 \u2013 SVIZZERA. 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