{"id":11809,"date":"2017-04-15T19:06:31","date_gmt":"2017-04-15T17:06:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11149-lintervista-a-jose-pepe-mujica\/"},"modified":"2017-04-15T19:06:31","modified_gmt":"2017-04-15T17:06:31","slug":"11149-lintervista-a-jose-pepe-mujica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11809","title":{"rendered":"11149 L\u2019intervista a JOS\u00c9 &#8220;PEPE&#8221; MUJICA."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20140502 23:52:00 red-emi<\/p>\n<p>URUGUAY<br \/>\nIL PRESIDENTE CHE TUTTI VORREBBERO. \u201c LA RICETTA DI PEPE MUJICA\u201d<br \/>\nL&#8217;EX GUERRIGLIERO JOS\u00c9 &quot;PEPE&quot; MUJICA GOVERNA L&#8217;URUGUAY DAL 2009.<br \/>\nDURANTE LA SUA PRESIDENZA IL PAESE HA LEGALIZZATO L&#8217;ABORTO E I MATRIMONI GAY, E LA POVERT\u00c0 E LA DISOCCUPAZIONE SONO DIMINUITE. JUAN JOS\u00c9 MILL\u00c0S L&#8217;HA INCONTRATO A MONTEVIDEO.<\/p>\n<p>IL  temporale si annuncia con uno stato di oppressione simile a quello che precede il mal di testa. L&#8217;atmosfera s&#8217;incupisce nel bel mezzo della giornata, come se Dio avesse chiuso gli occhi, e si leva un&#8217;aria strana che mette addosso un&#8217;euforia gratuita.<br \/>\nNel giro di un quarto d&#8217;ora gli edifici grondano come una spugna appena tolta dall&#8217;acqua e poggiata sul bordo della vasca. I bambini saltano nelle pozzanghere e la realt\u00e0 sembra sospesa. Il clima di Montevideo soffre di un disturbo della personalit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel giro di un quarto d&#8217;ora gli edifici grondano come una spugna appena tolta dall&#8217;acqua e poggiata sul bordo della vasca. I bambini saltano nelle pozzanghere e la realt\u00e0 sembra sospesa. Il clima di Montevideo soffre di un disturbo della personalit\u00e0.<br \/>\nNella stanza d&#8217;albergo ho la sensazione di essere uno di quei personaggi dello scrittore Juan Carlos Onetti che se ne stanno sdraiati nudi sul letto, senza mai smettere di fumare, ad ascoltare ossessivamente i rumori esterni cercando di ricostruire nella loro testa un&#8217;immagine del mondo.<br \/>\nIl mondo, all&#8217;inizio, sono le strade che scendono verso quel punto stranissimo in cui s&#8217;incrociano le acque del rio de la Piata e quelle dell&#8217;oceano Atlantico. A volte il mare penetra nel fiume, a volte il fiume penetra nel mare, dipende dai venti, dalle maree, dalle piogge, dalle piene e dagli effetti del cambiamento climatico.<br \/>\nEl Pais ci ha mandato dall&#8217;altra parte del mondo per scrivere un reportage. Cos\u00ec, un pomeriggio, il fotografo Jordi Socias e io usciamo a fare una passeggiata e imbocchiamo una delle strade che scendono verso l&#8217;estuario. Dopo un&#8217;ora, vediamo un uomo che esce da un negozio di dolci con una busta in mano.<br \/>\n&quot;Vendono vini buoni?&quot;, gli chiede Socias.<br \/>\n&quot;Ottimi&quot;, risponde l&#8217;uomo. &quot;E hanno anche un pane squisito, ma \u00e8 quasi l&#8217;ora del-la chiusura&quot;.<br \/>\n\u00c8 un signore dall&#8217;aria benestante che ha voglia di fare due chiacchiere. Gli chiedia\u00acmo se il mercato \u00e8 lontano.<br \/>\n&quot;Non andateci: a quest&#8217;ora \u00e8 deserto&quot;, ci spiega.<br \/>\n&quot;E verso la via principale?&quot;.<br \/>\n&quot;Non cambia niente. Se andate su di qua dopo quattrocento metri troverete dei bar con una bella atmosfera, come quelli di Madrid odi Parigi&quot;.<br \/>\n&quot;Ma noi non vogliamo vedere Madrid 0 Parigi, vogliamo vedere Montevideo&quot;, replica Socias.<br \/>\nIl signore ci guarda come se fossimo matti e si allontana prudentemente, mentre noi continuiamo a camminare nella direzione proibita. Ma l&#8217;uomo dall&#8217;aria bene-stante aveva ragione: \u00e8 tutto deserto. &quot;Biso-gna venirci di mattina&quot;, ci spiegano quando arriviamo vicino al mercato.<br \/>\nCi sono quartieri di Montevideo che so-no Montevideo solo la mattina e all&#8217;ora di pranzo. Poi diventano un&#8217;altra citt\u00e0, dov&#8217;\u00e8 sempre domenica pomeriggio.<br \/>\nGLI OCCHI DAVANTI<br \/>\nQuello che ho appena raccontato, per\u00f2, succeder\u00e0 dopo. Al nostro arrivo in Uruguay, invece, con la valigia ancora da disfare sul letto della camera d&#8217;albergo, succede che squilla il telefono. \u00c8 l&#8217;addetto stampa del presidente dell&#8217;Uruguay: &quot;Alle 15.30 passer\u00e0 a prendervi un&#8217;auto per portarvi alla chacra (la fattoria) di Jos\u00e9 &#8216;Pepe&#8217; Mujica&quot;, mi comunica.<br \/>\nGuardo l&#8217;orologio: \u00e8 mezzogiorno.<br \/>\n&quot;Ma eravamo rimasti d&#8217;accordo che ci saremmo visti domani&quot;, faccio presente con cautela.<br \/>\n&quot;Domani non si pu\u00f2 fare&quot;, taglia corto l&#8217;addetto stampa.<br \/>\nRiattacco e avviso il fotografo. Quando passano a prenderci la pioggia cade con una forza incredibile, come se volesse fare male a qualcuno. E anche se mancano ancora cinque o sei ore di luce prima del tramonto, le strade sono buie come i corridoi di un ufficio in un giorno di festa. L&#8217;auto va verso la periferia e quasi subito arriviamo in una zona di campagna. Alcuni cani si avvicinano per fare le feste e c&#8217;\u00e8 anche qualche gallina.<br \/>\nA un certo punto l&#8217;autista si ferma davanti a una specie di bivio. &quot;Ci siamo&quot;, dice.<br \/>\nSiamo arrivati a Rinc\u00f3n del Cerro. Scendiamo e vediamo, in mezzo ai campi, una guardiola simile a un bagno chimico, che d\u00e0 al paesaggio un&#8217;aria surreale. A destra, nascosta dalla vegetazione, c&#8217;\u00e8 la casa di Jos\u00e9<br \/>\nMujica, il presidente della Repubblica Orientale dell&#8217;Uruguay. Tutti dicono che vive in una casa modesta. \u00c8 falso: la sua casa \u00e8 povera, un po&#8217; pi\u00f9 di una catapecchia, con il tetto di lamiera. Sulla porta ci sta aspettando l&#8217;anziano presidente che ha fatto diventare di moda il suo paese.<br \/>\n&quot;Signor presidente&quot;, lo salutiamo dandogli la mano.<br \/>\n&quot;Fuori, Manuela!&quot;, grida lui a un cane con tre zampe che l&#8217;ha preceduto per darci il benvenuto.<br \/>\nJos\u00e9 Mujica Cordano ha quasi ottant&#8217;anni e ne ha passati quindici in carcere perch\u00e9 faceva parte del Movimento di liberazione nazionale Tupamaros. Nel suo curriculum da guerrigliero ci sono due evasioni e sul corpo porta i segni di sei ferite da arma da fuoco. \u00c8 stato arrestato l&#8217;ultima volta nel 1972 e non \u00e8 tornato in libert\u00e0 fino al 1985. \u00c8 entrato in prigione a 37 anni e ne \u00e8 uscito quando ne aveva cinquanta. Nelle carceri della dittatura, \u00e8 stato sottoposto a maltrattamenti infiniti.<br \/>\nDIALOGO CON PECHINO<br \/>\nCome racconta Walter Pernas in Comandante Facundo, quand&#8217;era in carcere l&#8217;attuale presidente dell&#8217;Uruguay ha mangiato carta igienica e sapone, oltre alle mosche attirate nella sua cella dall&#8217;odore degli escrementi. Ha bevuto la sua urina e ha dormito per anni su pavimenti di cemento in balia del freddo intollerabile e del caldo soffocante. Ha passato settimane 0 mesi senza vedere la luce del sole, ha parlato per anni solo con i topi e gli insetti che convivevano con lui o andavano a fargli visita in cella. In carcere ha perso la nozione dello spazio e del tempo, ha delirato, \u00e8 dimagrito fino a poter contare tutte le sue ossa. A causa delle botte, delle ferite e della denutrizione ha sofferto di problemi ai reni e allo stomaco.<br \/>\nWalter Pernas racconta che Mujica non riusciva a stare dritto quando camminava e che, nei momenti di maggior sofferenza fi-sica e psicologica, i militari portavano i loro figli in carcere per fargli vedere &quot;la bestia&quot; e insultarla. Lo spostavano da una prigione all&#8217;altra come un sacco di merce putrida, spingendolo senza tanti complimenti sul retro di un camion militare e facendolo scendere a calci. I carcerieri, che erano a conoscenza della sua diarrea cronica e dei suoi problemi urinari, ignoravano le suppliche di Mujica per farsi portare al gabinetto. Ma dopo anni, grazie alla sua tenacia e a quella della madre, era riuscito a ottenere il permesso per avere un orinale da cui non si separava mai e che, con il tempo, era diventato il simbolo di una vittoria morale sui suoi carcerieri.<br \/>\nQuattro giorni dopo essere stato liberato, nel 1985, Mujica ha pronunciato un discorso in cui non c&#8217;era alcuna traccia di risentimento. La natura, ripete spesso, ci ha messo gli occhi davanti perch\u00e9 \u00e8 in quella direzione che dobbiamo guardare.<br \/>\n&quot;Fuori, Manuela!&quot;, grida di nuovo al cane con tre zampe. Manuela si fa da parte e noi entriamo in casa, dove c&#8217;\u00e8 odore di umidit\u00e0.<br \/>\n&quot;L&#8217;Uruguay sta diventando un paese tropicale&quot;, afferma Mujica. &quot;Non capisco come si faccia ancora a negare il cambiamento climatico&quot;.<br \/>\nCi sediamo nel salotto vicino all&#8217;ingresso, che \u00e8 anche la stanza da cui si accede al resto della casa (una camera, un bagno e una cucina: in tutto saranno quaranta, al massimo quarantacinque metri quadrati) e mi rendo conto con un brivido che Mujica si aspetta un&#8217;intervista tradizionale. Cos\u00ec, mi metto al lavoro.<br \/>\nAlla prima domanda, il presidente risponde che oggi chi governa non comanda niente.<br \/>\n&quot;E allora chi comanda?&quot;, chiedo.<\/p>\n<p>&quot;I grandi poteri finanziari. Non \u00e8 pi\u00f9 il cane a muovere la coda, ma la coda a muovere il cane&quot;.<br \/>\n&quot;Parla di queste cose con i capi di stato o con i presidenti che incontra?&quot;.<br \/>\n&quot;Si&quot;.<br \/>\n&quot;E loro cosa ne pensano?&quot;.<br \/>\n&quot;Mi danno ragione, ma guardano dall&#8217;al-tra parte. S&#8217;illudono ancora di essere come i presidenti di una volta e non osano affrontare il nemico pi\u00f9 forte. Fanno finta di niente, ma la verit\u00e0 \u00e8 che siamo tutti dei fantocci&quot;.<br \/>\n&quot;Come ha fatto a governare per cinque anni consapevole di questi limiti?&quot;.<br \/>\n&quot;Questo \u00e8 un piccolo paese molto speciale: pi\u00f9 del 50 per cento dei movimenti bancari \u00e8 nelle mani dello stato. Noi uruguaiani siamo cresciuti cos\u00ec: quando abbia-mo un soldo andiamo a depositarlo al Banco de la Rep\u00fablica, che \u00e8 la banca statale. Non perch\u00e9 ci trattino bene, anzi, manca solo che ci prendano a botte, ma noi ci fidiamo di quella banca. Le banche private sono deboli&quot;.<br \/>\n&quot;Tutti i settori strategici dell&#8217;Uruguay sono nazionalizzati&quot;.<br \/>\n&quot; \u00c8 vero, ma non dia la colpa a me. Quando sono nato era gi\u00e0 tutto cos\u00ec: \u00e8 il risultato della storia&quot;.<br \/>\nOsservo Mujica e mi sembra uno che va e viene dentro di s\u00e9, come se avesse un retrobottega nella testa. Mi chiedo che tipo d&#8217;interesse possono suscitargli questi due spagnoli e se le sue risposte sono meccani-che quanto le mie domande. Mi spiega che l&#8217;Uruguay \u00e8 un paese ricco che si \u00e8 impoverito e si \u00e8 lasciato andare intorno agli anni sessanta, dopo la vittoria contro il Brasile ai Mondiali del 1950, nello stadio Maracan\u00e1 di Rio de Janeiro. &quot;Cinquant\u2019anni di nostalgia&quot;, afferma Mujica. Poi continua: c &#8216;\u00e8 troppa burocrazia, hanno sistemato davvero chiunque nell&#8217;apparato statale, c&#8217;era un teatro &#8211; il Solis &#8211; con un dipendente addetto ad alzare il sipario e un altro ad abbassarlo. La burocrazia statale \u00e8 ancora un problema: i sindacati dei dipendenti pubblici, che sono potenti, gli hanno dato del filo da torcere. Serve pazienza, bisogna continuare a lottare e a seminare. Lui ha riflettuto molto, per-ch\u00e9 in prigione ha avuto tempo per pensare e ha capito che i cambiamenti avvengono lentamente. Fino a venti o trent&#8217;anni fa si poteva ancora discutere di guerre giuste e guerre ingiuste, e quelle giuste erano guerre di liberazione nazionale o di liberazione dei paesi oppressi, ma oggi \u00e8 evidente che tutte le guerre servono solo a far soffrire i pi\u00f9 deboli. Esistono problemi che nessun paese pu\u00f2 risolvere da solo, e le strade sono  due: o governiamo la globalizzazione o la globalizzazione ci governer\u00e0. La democrazia e il socialismo sono compatibili, a con-dizione che una non annienti l&#8217;altro. La cosa pi\u00f9 importante che ha fatto da quando \u00e8 presidente, sostiene Mujica, \u00e8 lottare contro la povert\u00e0 e l&#8217;indigenza, creando un clima di stabilit\u00e0 politica e di fiducia che ha attirato gli investimenti stranieri.<br \/>\nMujica ci chiede se vogliamo un whisky e poi spiega che l&#8217;unica strada \u00e8 tornare all&#8217;economia produttiva, in cui l&#8217;Uruguay \u00e8 forte perch\u00e9 ha un&#8217;ottima produzione di latticini, di carne e dei principali cereali. Il paese produce grano, soia e riso, esporta carne di manzo e pesce (in Uruguay se ne mangia pochissimo), ha un mare bellissimo, ma gli uruguaiani hanno vissuto dandogli le spalle pur essendo discendenti degli spagnoli. Mujica dice che parla molto con i cinesi, sono loro i principali clienti del paese, comprano tutta la soia e sono sempre pi\u00f9 presenti: nelle campagne elettorali le bandierine sono tutte prodotte in Cina. Il problema dell&#8217;Europa \u00e8 che l&#8217;economia produttiva \u00e8 stata trascurata a favore della finanza: \u00e8 questa la coda che muove il cane.<br \/>\nPrima di arrivare, l&#8217;addetto stampa ci aveva avvisato che avevamo a disposizione un&#8217;ora e mezzo al massimo e anche a Jordi Socias serve un po&#8217; di tempo per le foto. Con un gesto d&#8217;impotenza, spengo il registratore e dico a Mujica, al presidente dell&#8217;Uruguay, a Pepe, come lo chiamano gli uruguaiani: &quot;Sa, il fatto \u00e8 che non sono bravo con le interviste. So raccontare quello che mi succede. Se mi permettesse di fare colazione con lei domani e di accompagnarla al lavoro per vedere come si muove e quello che fa, sarebbe diverso&quot;.<br \/>\nCala un po&#8217; d&#8217;imbarazzo: Mujica e il suo addetto stampa non capiscono perch\u00e9 dall&#8217;altro capo del mondo abbiano spedito un giornalista che non sa fare un&#8217;intervista. A quel punto interviene Jordi Socias: &quot;Mill\u00e0s vuole solo dire che \u00e8 bravo a raccontare le storie&quot;.<br \/>\n&quot;intanto beviamo qualcosa&quot;, taglia corto il presidente. In cucina Mujica versa del whisky e Sodas si mette al lavoro. Non ho la sensazione di essere in compagnia di un presidente o di un politico importante e mi torna in mente che quest&#8217;uomo devolve l&#8217;87 per cento del suo stipendio a un progetto di case per i poveri. Gli chiedo se gli resta ab-bastanza per vivere e lui risponde di s\u00ec: dopo aver contribuito alle spese del partito, a lui e alla moglie restano quarantamila pesos (duemila euro).<br \/>\nSua moglie \u00e8 Lucia Topolansky, senatrice ed ex guerrigliera tupamara, anche lei detenuta durante la dittatura. Si erano conosciuti due mesi prima di essere arrestati e quando sono usciti, tredici anni dopo, sono andati a vivere insieme. Si sono sposati nel 2005 per avere tutti i documenti in regola, perch\u00e9 ormai hanno una certa et\u00e0 e non si pu\u00f2 mai sapere. Li ha sposati un giudice proprio in questa cucina, da gente povera, ma molto pulita, &quot;perch\u00e9 il vantaggio di avere una casa cosi piccola&quot;, spiega Mujica, &quot;\u00e8 che tra me e mia moglie spazziamo e ri-ordiniamo tutto in un lampo&quot;.<br \/>\nDi lampi ce ne sono anche fuori, e parecchi. Il presidente della repubblica cede comunque alle preghiere del fotografo ed esce per farsi scattare qualche foto, perch\u00e9 dentro casa non c&#8217;\u00e8 abbastanza luce. Per fortuna ha smesso di piovere. Quando rientra, Mujica ride di continuo, come se gli sembrassimo un po&#8217; buffi. A un certo punto mi guarda e poi ci invita il giorno dopo a visitare la Torre ejecutiva, in plaza Independencia, dove si trova il suo ufficio. Accettiamo e gli assicuriamo che arriveremo puntuali alle undici. Poi MUJICA sprofonda nel suo retrobottega e quando riappare ci chiede di accompagnarlo, il sabato seguente, ad Anchorena, la residenza estiva dei presidenti dell&#8217;Uruguay.<\/p>\n<p>NOSTALGICI E MALINCONICI<br \/>\nTorniamo in albergo contenti, lasciamo le nostre cose e usciamo a fare una passeggiata: \u00e8 a questo punto che incontriamo il signore dall&#8217;aria benestante secondo il quale non dovremmo avvicinarci al mercato. Il giorno dopo, sempre con una pioggia e un vento tropicali, andiamo a trovare il presidente nel suo ufficio e lo troviamo impegnato in una diretta radiofonica. Sta parlando dei fenomeni climatici estremi che in questi giorni hanno colpito l&#8217;Uruguay rovinando i raccolti, allagando diverse zone del paese e distruggendo le strade. MUJICA parla della siccit\u00e0, delle inondazioni e delle nevicate in luoghi impensabili e spiega che, per colpa del cambiamento climatico, \u00e8 aumentato il livello del mare e alcune isole dei Caraibi in un giorno hanno perso uno o due punti del pil. Sostiene che abbiamo bisogno di politi-che globali, ma il mondo oggi \u00e8 preso da cose che considera pi\u00f9 urgenti. Paragona il cambiamento climatico e le tempeste finanziarie, spiega che tra il 2001 e il 2002 in Uruguay un cataclisma economico ha por-tato il 40 per cento della popolazione sotto la soglia di povert\u00e0 e la responsabilit\u00e0 \u00e8 sta-ta del sistema finanziario lasciato a se stesso. &quot;Adesso nel nostro paese&quot;, afferma MUJICA, &quot;potranno esserci dei temporali, ma non tempeste economiche, perch\u00e9 il sistema finanziario \u00e8 sotto controllo&quot;.<br \/>\nIl presidente chiude la conversazione radiofonica e ci invita a sederci. L&#8217;ufficio, sei o sette volte pi\u00f9 grande della sua casa, \u00e8 luminoso, ha i soffitti alti, ma \u00e8 un po&#8217; impersonale. A proposito delle tempeste finanziarie di cui ha parlato alla radio, Mujica ricorda quella del 2002, all&#8217;epoca della crisi argentina. &quot;Eravamo a terra&quot;, racconta, &quot;poi abbiamo deciso di mettere sotto controllo il sistema finanziario. Le banche straniere, come la spagnola Santander, sono presenti ovunque in Uruguay, ma non possono fare niente: le teniamo in pugno. Abbiamo alcune banche dello stato che sono di gran lunga pi\u00f9 forti&quot;.<br \/>\nSu una prolunga del tavolo alla destra di Mujica sono esposti diversi oggetti, tra cui il modellino di un treno ad alta velocit\u00e0.<br \/>\n&quot;Sono quasi tutti regali dei cinesi. Mi propongono una ferrovia e per convincermi mi portano un modellino come questo. Forte, vero?&quot;.<br \/>\n&quot;Le hanno proposto di costruire una ferrovia?&quot;.<br \/>\n&quot;S\u00ec, pi\u00f9 di una. Il paese \u00e8 cresciuto e abbiamo un serio problema di trasporti. Dobbiamo risolverlo e faremo affari con i cinesi, che sanno costruire le ferrovie&quot;.<\/p>\n<p>&quot;I CINESI STANNO COMPRANDO TUTTO&quot;.<br \/>\n&quot;Ma noi non vendiamo le terre e ne venderemo sempre meno. Faremo attenzione alla terra e all&#8217;acqua, perch\u00e9 sono le materie prime pi\u00f9 preziose. Questo \u00e8 un paese piccolo, ma il 90 per cento del territorio \u00e8 produttivo. Non si pu\u00f2 vendere un pezzo di terra coltivabile come se niente fosse: non ne restano mica tanti nel mondo. La popolazione aumenta e vuole vivere sempre meglio, e oggi il settore alimentare, che era finito in secondo piano, \u00e8 tornato alla ribalta&quot;.<br \/>\nDopo aver visitato la Torre ejecutiva salutiamo Jos\u00e9 Mujica dandoci appuntamento a sabato per andare ad Anchorena, la localit\u00e0 del dipartimento di Colonia dove si trova la residenza estiva del presidente.<br \/>\nL&#8217;Uruguay \u00e8 un paese piccolo e le sue coste sono bagnate dall&#8217;oceano Atlantico e dal rio de la Piata. Confina a nord con il Brasile e a ovest con l&#8217;Argentina. Osservando la mappa del cono sud latinoamericano &#8211; dove per convenzione il nord sta sopra e il sud sotto &#8211; e considerando che la forza di gravit\u00e0 spinge verso il basso ci\u00f2 che \u00e8 in al-to, l&#8217;Uruguay sembra spinto verso il mare da quei due giganti. Questa situazione a incastro provoca in alcuni uruguaiani delle convulsioni claustrofobiche che in parte spiegano la lunga storia di emigrazione del paese. \u00c8 un posto da cui bisogna andare via, anche se negli ultimi anni sembra che sia diventato un paese dove tornare. L&#8217;Uruguay ha poco pi\u00f9 di tre milioni di abitanti e la met\u00e0 vive nella capitale, Montevideo.<br \/>\nForse perch\u00e9 sembra davvero incastrato tra l&#8217;Argentina, il Brasile e l&#8217;oceano, forse per le sue dimensioni, per il suo clima, perch\u00e9 \u00e8 un paese formato quasi al 90 per cento da emigrati europei o forse per tutti que-sti fattori insieme, gli uruguaiani esagerano sempre verso il basso (cos\u00ec come gli argentini esagerano sempre verso l&#8217;alto). Se \u00e8 vero, come recita un proverbio, che un argentino si suicida lanciandosi nel vuoto dall&#8217;alto del suo Io, saltando dal suo Io un uruguaiano si romperebbe a malapena una gamba. Insomma, l&#8217;Uruguay \u00e8 un paese con una scarsa autostima.<br \/>\nSono solo luoghi comuni, penserete. \u00c8 vero, ma sono cos\u00ec presenti nella vita quoti-diana, nelle conversazioni e nelle letture degli uruguaiani che \u00e8 importante prenderli sul serio. A volte sembra che l&#8217;unica ragione di esistere dell&#8217;Uruguay sia quella di fare da contrappunto all&#8217;Argentina. Non siamo qui per stabilire se il cantante e compositore Carlos Gardel fosse argentino o uruguaiano: pare che fosse uruguaiano, anche se prese la cittadinanza argentina nel 1923.<br \/>\nGli uruguaiani, insomma, sarebbero nostalgici, malinconici, addirittura tristi. L&#8217;Uruguay- e questo \u00e8 un dato di fatto &#8211; ha il tasso di suicidi e di morti per tumore pi\u00f9 alto dell&#8217;America Latina. Perch\u00e9 allora a di-cembre del 2013 l&#8217;Economist l&#8217;ha scelto come paese dell&#8217;anno &quot;per la sua ricetta della felicit\u00e0 umana&quot;? I giornalisti del settimanale britannico hanno forse perso la ragione? Assolutamente no. E questo non perch\u00e9 negli ultimi tre anni il governo ha depenalizzato l&#8217;aborto, ha legalizzato i matrimoni omosessuali e la produzione, il possesso e la vendita di marijuana. Sono tutte riforme importanti, ma sono solo la punta dell&#8217;iceberg. I cambiamenti pro-fondi, forse meno plateali, che hanno reso possibile tutto il resto, sono stati altri.<br \/>\nNel 2005, quando la coalizione di partiti di sinistra Frente amplio ha vinto le elezioni, l&#8217;Uruguay era in pieno declino per le conseguenze della crisi economica argentina del 2002 e le politiche neoliberiste dei governi passati. La disoccupazione era cos\u00ec alta che il 40 per cento della popolazione viveva sotto la soglia di povert\u00e0. Il salario reale era crollato, molti uruguaiani emigravano, l&#8217;inflazione aveva raggiunto livelli altissimi e il debito estero sembrava troppo grande per essere risanato. Nove anni dopo, la disoccupazione \u00e8 scesa al 6,5 per cento e ! gli stipendi hanno di nuovo lo stesso potere d&#8217;acquisto degli anni precedenti alla crisi. Secondo uno studio della rivista Americas Quarterly, oggi l&#8217;Uruguay \u00e8 in testa alla  classifica d&#8217;inclusione sociale del continente americano, davanti al Cile e agli Stati Uniti.<br \/>\nIl primo governo del Frente amplio, guidato da Tabar\u00e9 V\u00e0zquez (presidente da! 2005 al 2010) e con Jos\u00e9 Mujica ministre! per l&#8217;allevamento, l&#8217;agricoltura e la pesca. I ha promosso a tempo di record una serie di piani di sviluppo che hanno creato occupa-zione. Ha garantito diritti che si erano persi durante l&#8217;epoca liberista, ha introdotto il salario minimo e condizioni d&#8217;impiego pi\u00f9 dignitose, e ha approvato delle leggi importanti per la tutela del lavoro: oggi nei campi non si lavora pi\u00f9 dall&#8217;alba al tramonto, ma per otto ore. Il governo ha fatto nuovi investimenti (in Uruguay ci sono le due cartiere pi\u00f9 grandi del mondo, e il governo ha in progetto la terza). E mentre scrivo questo reportage, il paese sta firmando un accordo con una multinazionale per estrarre il ferro dalle miniere, che daranno un impiego a molte persone per quindici o vent&#8217;anni (progetto Aratiri).<br \/>\nNel 2009 Jos\u00e9 Mujica ha vinto le elezioni e ha mantenuto la linea economica del suo predecessore, puntando per\u00f2 su alcune questioni sociali. Con una parte dei profitti del Banco de la Rep\u00fablica, il presidente ha creato un fondo per finanziare iniziative comunitarie di economia sociale: lui la chia-ma &quot;ricerca di modelli di sviluppo alterna-tivi al capitalismo&quot;. Sono cooperative o iniziative simili che devono rendere conto del loro andamento e sono sottoposte a rigidi controlli da parte di economisti ed esperti.<br \/>\nIn questi anni Mujica ha fatto molto an-che per chi, nell&#8217;epoca di maggiore povert\u00e0, \u00e8 andato a vivere nei dintorni della capitale. Ha approvato dei piani di emergenza per evitare che queste persone uscissero dal sistema, prima con interventi assistenziali, poi con programmi di costruzione partecipata di case, asili e ambulatori. Alcuni insediamenti abusivi sono stati legalizzati e oggi i loro abitanti hanno accesso ai servizi di prima necessit\u00e0. Il tasso di disoccupazione, molto basso, ha contribuito al reinserimento sociale di questi gruppi, che in teoria erano condannati all&#8217;emarginazione. In Uruguay ci sono il salario minimo (360 euro) , un sistema sanitario pubblico, un buon sistema pensionistico e l&#8217;analfabetismo \u00e8 assente. Il 98 per cento della popolazione ha accesso all&#8217;acqua potabile e il 70 per cento ha un collegamento al sistema fognario. L&#8217;Uruguay \u00e8 il principale esportatore di software dell&#8217;America Latina e si sta interessando alla biotecnologia perch\u00e9 \u00e8 utile per il settore agricolo, zootecnico e alimentare.<br \/>\nE, ciliegina sulla torta, il paese ha un presidente che ha il coraggio di vivere come predica.<\/p>\n<p>QUALCHE CRITICA<br \/>\nQuindi l&#8217;Uruguay \u00e8 un posto idilliaco? Ovviamente no. Le cartiere, per esempio, han-no causato problemi di deforestazione nel paese, che si presenta come una pianura leggermente ondulata, senza un solo rilievo. Per il programma di rimboschimento del 2 per cento del territorio sono stati usati soprattutto gli alberi di eucalipto, una specie odiata dagli ambientalisti perch\u00e9 richiede molta acqua, danneggia il terreno e minaccia la biodiversit\u00e0. Un&#8217;altra grande iniziativa del governo MUJICA, la miniera di ferro a cielo aperto del progetto Aratiri, ha attirato critiche e denunce per l&#8217;impatto negativo sull&#8217;ambiente. La popolarit\u00e0 del presidente \u00e8 comunque buona: pochi dubitano che il Frente amplio vincer\u00e0 di nuovo le elezioni nel 2015.<br \/>\nLa sera, quando rientro in albergo, squilla il telefono. \u00c8 l&#8217;ufficio della presidenza: mi spiegano che MUJICA non si sente bene e de-ve annullare la visita ad Anchorena. Il cambiamento di programma ci obbliga a riorganizzare il viaggio. Diamo per scontato di non rivedere pi\u00f9 il presidente e passiamo i giorni successivi a camminare per Montevideo, a conoscere il paese e a parlare con la gente. Un paese si conosce in molti modi, per esempio comprando le sigarette e leggendo le campagne antifumo sui pacchetti. Jordi Socias e io in Spagna non fumiamo, ma abbiamo la sciocca convinzione che all&#8217;estero un po&#8217; di tabacco non ci faccia cosi male. Dopo aver fumato e visitato lo zoo, affittiamo un&#8217;auto per andare nell&#8217;entroterra: pi\u00f9 di una volta le tempeste tropicali ci portano a un passo dal naufragio. L&#8217;entroterra dell&#8217;Uruguay \u00e8 identico a se stesso, un terreno semi pianeggiante dalle linee morbide che, se si guarda dal finestrino, d\u00e0 la sensazione di trovarsi su una nave. Da una parte e dall&#8217;altra della strada sfilano campi coltivati a cereali come soia, mais e riso.<br \/>\nOgni tanto spunta una mandria di mucche o un gregge di pecore. Si possono percorre-re decine di chilometri senza incontrare un altro essere umano, una casa, un paesino o una stazione di servizio. Vorremmo arrivare alla frontiera con il Brasile, ma non ne abbiamo il tempo.<br \/>\nLe persone ci chiedono come ci \u00e8 sembrato Pepe e noi rispondiamo rivolgendo a loro la stessa domanda. Capiamo che la percezione di Mujica all&#8217;estero non coincide perfettamente con quella degli uruguaiani (nessuno \u00e8 profeta in patria). Con la cautela necessaria di fronte a qualsiasi generalizzazione, mi sembra che le classi me-die e alte trattino Mujica con una certa con-discendenza: sono grate al presidente per aver fatto conoscere l&#8217;Uruguay nel mondo, ma trovano il suo stile di vita alquanto pittoresco. Le classi pi\u00f9 ricche, insomma, non approvano del tutto il fatto che il presidente viva in modo semplice o appaia sulle tv di mezzo mondo con i pantaloni della tuta arrotolati fino al ginocchio (soffre di problemi<br \/>\ndi circolazione e tenere le gambe scoperte lo aiuta).<br \/>\nNessun uruguaiano nega, per\u00f2, che durante il suo mandato il paese sia cambiato in meglio. Qualcuno critica la sua politica economica e gli rimprovera il fallimento della riforma dell&#8217;amministrazione e della scuola, promesse in campagna elettorale. C&#8217;\u00e8 anche chi si lamenta della mancanza di sicurezza, anche se devo ammettere che in nessun momento del viaggio abbiamo corso qualche pericolo.<\/p>\n<p>SONO TUTTI UGUALI<br \/>\nA met\u00e0 settimana riceviamo una telefonata dall&#8217;ufficio della presidenza. Ci dicono che MUJICA si scusa per non aver potuto mante-nere la promessa di portarci ad Anchorena e, se siamo d&#8217;accordo, ci invita per venerd\u00ec. Gli diciamo di si, certamente, e ci accordiamo per farci venire a prendere all&#8217;una in al-bergo. Il piano \u00e8 questo: passiamo a prendere il presidente a casa e insieme andiamo ad Anchorena, a circa tre ore di distanza, per visitare la tenuta e rientrare in serata. Da qualsiasi punto di vista, il comportamento di Mujica \u00e8 incredibilmente generoso. L&#8217;automobile presidenziale \u00e8 una Volkswagen di media grandezza senza indizi esterni o interni sull&#8217;identit\u00e0 del suo passeggero. &quot;Come vi avevo promesso, andiamo l\u00ec, facciamo qualche foto, ci beviamo un bicchiere e poi torniamo&quot;, dice Mujica uscendo di casa con la faccia lavata e i capelli bagnati, come se si fosse appena alzato.<br \/>\nAnchorena \u00e8 una tenuta di pi\u00f9 di 1.300 ettari che un argentino con questo cognome regal\u00f2 al governo di Montevideo a patto che diventasse la residenza estiva del presidente. Il regalo imponeva alcune condizioni, tra cui il divieto di vendere la propriet\u00e0 e l&#8217;obbligo per il presidente di trascorrere l\u00ec almeno trenta giorni all&#8217;anno. Sulla strada per Anchorena, Mujica siede vicino all&#8217;autista. Socias \u00e8 seduto dietro all&#8217;autista, con la macchina fotografica puntata, e io sono dietro a Mujica.<br \/>\n&quot;Cosa le \u00e8 successo sabato scorso?&quot;, chiedo al presidente.<br \/>\n&quot;Dovevo scavalcare un fossato, pioveva, mi sono bagnato e mi \u00e8 venuto il raffreddo-re. Ho preso qualche medicina e faccio un po&#8217; di aerosol&quot;.<br \/>\nDurante il tragitto, Mujica dice che la pioggia gli ha giocato &quot;proprio un brutto tiro&quot;. Poi ci racconta che \u00e8 nato in una chacra e ha passato un sacco di tempo a studiare gli allevamenti di tutto il mondo per conoscere la ricchezza pi\u00f9 grande del suo paese.<br \/>\n&quot;Qui&quot;, afferma indicando un punto del paesaggio, &quot;stanno costruendo una facolt\u00e0 di veterinaria&quot;.<br \/>\nMujica spiega che per prima cosa i vecchi anarchici fondavano una biblioteca e una tipografia, che dal 1900 al 1920 gli anarchici ebbero una grande influenza in Uruguay e poi abbandonarono l&#8217;anarchia, ma continuarono a preoccuparsi della questione sociale. Sono stati gli anarchici, racconta il presidente, a creare i sindacati.<br \/>\n&quot;Mio padre mor\u00ec quando avevo sette an-ni. Vivevo in una chacra molto piccola insieme a mia madre. Poi le fattorie hanno cominciato a sparire e sono arrivati i quartieri operai: era un paesaggio pieno di tute blu. In quel periodo sono entrato in politica. Alle superiori ho militato in un&#8217;organizzazione libertaria. Il nostro slogan era: &#8216;Fatti cacciare dal lavoro perch\u00e9 lotti, non perch\u00e9 lavori poco&#8217;. Invece gli anarchici moderni lottano per non lavorare&quot;.<br \/>\n&quot;Questa parte qui&quot;, continua Mujica in-dicando le punte della pianta di soia, &quot;\u00e8 di-ventata cos\u00ec a causa della pioggia: ha piovuto cos\u00ec tanto che si \u00e8 sciolto l&#8217;azoto, che \u00e8 molto solubile in acqua&quot;. Tre tonnellate di soia a ettaro, sostiene, equivalgono a 1.500 dollari lordi. &quot;Il valore netto \u00e8 cinquecento dollari&quot;. Secondo il presidente uruguaiano, credere al dollaro \u00e8 come credere a Babbo Natale o andare da un tappezziere che misura i tessuti con un metro di gomma allungabile e accorciabile a suo piacimento. MUJICA si definisce ateo, ma d\u00e0 molta importanza filosofica e politica alla religione: &quot;Essere ateo non mi ha mai creato nessun problema, perch\u00e9 sono uruguaiano. Jos\u00e9 Luis Batlle (presidente dell&#8217;Uruguay dal 2000 al 2005) era profondamente anticlericale, scriveva dio con la minuscola. Io non lo sono&quot;.<br \/>\nVista da vicino, Anchorena \u00e8 ancora pi\u00f9 bella, se possibile, di quello che ci hanno raccontato: \u00e8 il paradiso. \u00c8 un edificio enorme dei primi del novecento, con gli ambienti perfettamente conservati. La grande cucina ricorda un romanzo di fine ottocento e nei bagni il pavimento e i sanitari sono ancora quelli originali. Il presidente Mujica ci guida da una stanza all&#8217;altra con un&#8217;espressione incredula, come se ancora non si fosse abituato a quello spreco. Quando trascorre il fine settimana qui con la moglie, alloggiano in una d\u00e9pendance vicina che un tempo serviva per gli invitati e che loro chiamano el hotelito.<br \/>\nDopo aver bevuto una bibita, Mujica si mette al volante di una specie di fuoristrada su cui saliamo anche io e Socias, e insieme ci perdiamo per l&#8217;enorme tenuta. Davanti all&#8217;auto passano ogni tanto dei branchi di cervi: sono centinaia, forse migliaia. La situazione sembra davvero assurda: nessun presidente di nessun paese del mondo farebbe a meno della scorta su un tragitto non privo di rischi e con due sconosciuti a bordo. Si vedono alberi, piante e arbusti di ogni tipo, e il fuoristrada procede come per miracolo tra la sterpaglia e le buche, sulla terra umida dopo le piogge degli ultimi giorni.<br \/>\nQuando ci fermiamo, chiedo a MUJICA quanti soldi ha con s\u00e9. Pepe tira fuori dalla tasca posteriore dei pantaloni un vecchie portafoglio: &quot;Venti o trentamila pesos&quot;, risponde sbirciando dentro. &quot;Io mi occupo della spesa e compro quello che serve per  casa. Non ho carte di credito, perch\u00e9 pago tutto in contanti. Una volta sono andato in un negozio di motorini per comprare una Vespa e il commesso mi ha proposto di pagarla a rate. Poi ho capito che non voleva vendermi la Vespa, ma il credito. L&#8217;ho pagata in contanti, ma non sono riuscito a farmi fare re pi\u00f9 di cento dollari di sconto&quot;.<br \/>\nIl portafoglio del presidente della repubblica dell&#8217;Uruguay \u00e8 pieno di foglietti con appunti e numeri, forse telefoni annotati di fretta. Noto che ha anche qualche dollaro.<br \/>\n&quot;E quelle banconote?&quot;, gli chiedo.<br \/>\n&quot;Ah&quot;, risponde, &quot;me le porto dietro per qualsiasi evenienza quando vado all&#8217;estero. Ma non le spendo mai, perch\u00e9 appena scendo dall&#8217;aereo c&#8217;\u00e8 sempre qualcuno che mi viene a prendere e mi accompagna da ogni parte. Di sicuro sono i dollari che hanno viaggiato di pi\u00f9 al mondo&quot;.<br \/>\nLa nostra gita, invece, si conclude su una piccola spiaggia della costa del rio de la Piata: in lontananza si vede Buenos Aires. Un pino \u00e8 stato sradicato dal vento ed \u00e8 sopravvissuto affondando le radici nella sabbia. &quot;Sembra incredibile ma non ci prendiamo cura della vita, che \u00e8 solo una parentesi. Abbiamo tutta l&#8217;eternit\u00e0 per non essere&quot;, dice il presidente. Sulla strada del ritorno Mujica ci fa vedere le mucche e le stalle. La sua idea \u00e8 di trasformare Anchorena, che d\u00e0 lavoro a una ventina di persone, in una tenuta auto-sufficiente.<br \/>\nIl pomeriggio termina a Colonia, il capoluogo del dipartimento a cui appartiene Anchorena e da dove partono i traghetti per Buenos Aires. Siamo seduti sulla terrazza di una caffetteria e Mujica diventa propriet\u00e0 delle persone che si avvicinano, lo baciano, lo toccano e gli chiedono di risolvere qualche problema. In un secondo il tavolo si trasforma in un ufficio dove il presidente prende nota di tutte le richieste dei cittadini.<br \/>\n&quot;\u00c8 importante togliere quest&#8217;aura sacrale alla presidenza&quot;, mi dir\u00e0 dopo Mujica. &quot;\u00c8 una scelta politica, per il bene del sistema repubblicano. La distanza tra i politici e i cittadini sta creando molta sfiducia e non c e malattia peggiore della gente che non crede al proprio governo. Di quando qualcuno dice: sono tutti uguali. E invece none cos\u00ec&quot;,<br \/>\nMI SEMBRA CHE LE CLASSI ALTE SIANO GRATE AL PRESIDENTE PER AVER FATTO CONOSCERE L&#8217;URUGUAY NEL MONDO, MA TROVANO IL SUO STILE DI VITA PITTORESCO<\/p>\n<p>L&#8217;AUTORE<br \/>\nJuan Jos\u00e9 Mill\u00e0s \u00e8 uno scrittore e giornalista spagnolo nato nel 1946. Il suo ultimo libro \u00e8 La mujer loca (Seix barrai 2014).<\/p>\n<p>DA SAPERE<br \/>\nCINQUE ANNI DI RIFORME<br \/>\n&#9830;\tIl 29 novembre del 2009 l&#8217;ex guerrigliero tupamaro Jos\u00e9 &quot;Pepe&quot; Mujica Cordano, del partito al governo Frente amplio, vince le elezioni presidenziali con pi\u00f9 del 52 per cento dei voti.<br \/>\n&#9830;\t2011 II parlamento approva la revoca di una legge di amnistia che proteggeva i militari dai procedimenti penali per i crimini commessi durante la dittatura (1973-1983).<br \/>\n&#9830;\t2012 L&#8217;Uruguay diventa, insieme a Cuba, l&#8217;unico paese dell&#8217;America Latina a legalizzare l&#8217;aborto per tutte le donne. Oggi l&#8217;interruzione di gravidanza \u00e8 ammessa entro la dodicesima settimana.<br \/>\n&#9830;\t2013 II parlamento legalizza i matrimoni tra le persone dello stesso sesso: l&#8217;unico altro paese del Sudamerica ad averlo fatto \u00e8 stata l&#8217;Argentina nel 2010. Le coppie omosessuali si possono sposare anche a Citt\u00e0 del Messico.<br \/>\n&#9830;\tIl 10 dicembre del 2013 il parlamento dell&#8217;Uruguay \u00e8 il primo al mondo a legalizzare la produzione, la vendita e il consumo di marijuana per uso ricreativo. Secondo il governo, la riforma \u00e8 un passo avanti nella lotta al narcotraffico. Ma l&#8217;u dicembre 2013 l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine dichiara che, con questa norma, Montevideo viola le convenzioni internazionali sul controllo delle sostanze stupefacenti. Bbc<\/p>\n<p>DA SAPERE<br \/>\nIL LAVORO<br \/>\nTasso di disoccupazione in Uruguay, %<br \/>\n2006 = 10,9<br \/>\n2007 =  9,2<br \/>\n2008 = 7,7<br \/>\n2009 = 7,3<br \/>\n2010 = 7,2<br \/>\n2011 = 6,3<br \/>\n2012 = 6,5<br \/>\nFonte istituto nazionale di statistica<br \/>\n( di Juan Jos\u00e9 Mill\u00e0s, El Pais Semanai, Spagna )<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20140502 23:52:00 red-emi URUGUAY IL PRESIDENTE CHE TUTTI VORREBBERO. \u201c LA RICETTA DI PEPE MUJICA\u201d L&#8217;EX GUERRIGLIERO JOS\u00c9 &quot;PEPE&quot; MUJICA GOVERNA L&#8217;URUGUAY DAL 2009. 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