{"id":11756,"date":"2017-04-15T19:06:26","date_gmt":"2017-04-15T17:06:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11095-16-marzo-2014-come-si-e-arrivati-al-referendum-in-crimea-un-po-di-storia-partendo-da-lontano\/"},"modified":"2017-04-15T19:06:26","modified_gmt":"2017-04-15T17:06:26","slug":"11095-16-marzo-2014-come-si-e-arrivati-al-referendum-in-crimea-un-po-di-storia-partendo-da-lontano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11756","title":{"rendered":"11095 16 MARZO 2014 COME SI E&#8217; ARRIVATI AL REFERENDUM IN CRIMEA  &#8211;  UN PO&#8217; DI STORIA PARTENDO DA LONTANO &#8211;"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20140316 11:42:00 red-emi<\/p>\n<p>Long read per il weekend, in modo da arrivare preparati a domenica, giorno in cui si terr\u00e0 il referendum che sancir\u00e0 l&#8217;indipendenza della Crimea dall&#8217;Ucraina. L\u2019obiettivo di questo pezzo \u00e8 offrire un punto di vista pi\u00f9 lucido degli eventi in corso in Ucraina ed in Crimea, attraverso un\u2019analisi storiografica che parte dalla Rivoluzione Francese per arrivare ai giorni nostri, dove i paesi occidentali hanno dichiarato illegale il referendum indetto dal Governo autonomo di Crimea. Nonostante questa presa di posizione, nulla potr\u00e0 impedire alla Crimea di decidere del proprio destino.<\/p>\n<p>Il 16 marzo si terr\u00e0 un referendum che con molta probabilit\u00e0 sancir\u00e0 l\u2019annessione della Repubblica Autonoma di Crimea alla Federazione Russa. Fin dalla Rivoluzione bolscevica, la Crimea \u00e8 stata abitata prevalentemente da russi. In precedenza la maggioranza etnica era composta da tatari, di origine turco-mongola. Oggi i tatari sono una minoranza, a causa della pulizia etnica attuata da STALIN nel 1937 e nel 1944 (quest\u2019ultima data \u00e8 tragica per il popolo tataro, ed \u00e8 conosciuta con il nome di Surgunlik).<\/p>\n<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1954, NIKITA CHRU\u0160&#268;\u00cbV &#8211; che era ucraino &#8211; cedette in \u201cregalo\u201d la penisola di Crimea alla Repubblica Socialista d\u2019Ucraina, peraltro violando la Costituzione russa, e senza aver chiesto nessun tipo di parere popolare. Ai discendenti dei tatari sopravvissuti alla pulizia etnica staliniana e alle deportazioni, \u00e8 stato permesso di rientrare in Crimea solo nel 1989. Oggi i tatari sono circa il 15% della popolazione crimeana, mentre il 60% \u00e8 di etnia russa e il restante di etnia ucraina. Bisogna comunque evidenziare come quasi il 90% della popolazione parli il russo come lingua corrente.<br \/>\nFELIX STANEVSKIY, gi\u00e0 ambasciatore russo in Italia, ha spiegato che in Crimea esiste una vera e propria frattura psicologica, causata dal \u201cregalo\u201d di CHRU\u0160&#268;\u00cbV del 1954. Secondo l\u2019autorevole parere di YAROSLAV PYLYNSKYI, direttore della divisione Kennan Institute al Wilson Center, questo \u201cregalo\u201d fu in realt\u00e0 giustificato dalla volont\u00e0 dell\u2019Urss di scaricare i costi di ricostruzione post-bellica della Crimea &#8211; una delle zone pi\u00f9 povere della regione &#8211; sulla Repubblica Socialista d\u2019Ucraina. Il passaggio all\u2019Ucraina non ha regalato sviluppo economico, e tutt\u2019oggi il Pil pro capite della Crimea \u00e8 due terzi pi\u00f9 basso della media ucraina e l\u201980% pi\u00f9 basso della media russa. Quando si vot\u00f2 nel 1991 sull\u2019indipendenza dell\u2019Ucraina dall\u2019Urss, la Crimea fu la regione dove l\u2019entusiasmo per il distacco dalla casa madre fu molto pi\u00f9 mitigato che altrove. Poco pi\u00f9 del 50% dei votanti scelse l\u2019indipendenza dalla Russia. Questo dato va contestualizzato: era il periodo conclusivo della Guerra Fredda, che vedeva l\u2019Unione Sovietica sconfitta politicamente e sull\u2019orlo del baratro a livello economico. Di conseguenza la Russia era priva di appeal geopolitico, cosa che non si pu\u00f2 pi\u00f9 dire oggi, epoca della politica muscolare di Putin.<\/p>\n<p>I paesi occidentali, hanno dichiarato \u201cillegale\u201d il referendum del 16 marzo. In questi casi, dove vengono annunciati plebisciti, dichiarare l\u2019illegalit\u00e0 di un voto referendario \u00e8 irrisorio. Va da s\u00e9 che un referendum di questo tipo, tenuto a queste condizioni, sicuramente non sar\u00e0 libero da interferenze russe: al netto di tutto, risulta di certo politicamente poco credibile un referendum organizzato da un governo autonomo sostenuto da forze di occupazione straniera. La Crimea oggi \u00e8 infatti militarmente occupata da forze militari russe, sebbene in via \u201cnon ufficiale\u201d. Ci\u00f2 per\u00f2, ai fini della risoluzione del problema identitario ed etnico, di fatto ha poca rilevanza, specialmente per quel che riguarda la legittimit\u00e0 o la legalit\u00e0 del referendum. Per fare un esempio tra i tanti possibili, basti pensare che la Polonia &#8211; una delle nazioni pi\u00f9 risolute nel sostegno ucraino in posizione anti-russa, e quindi del tutto contraria al referendum in Crimea &#8211; fu il primo Stato slavo a riconoscere nel 2008 l\u2019indipendenza del Kosovo dalla Serbia, anch\u2019esso rivendicato dalla popolazione kosovara attraverso un referendum &#8211; allora non riconosciuto a livello internazionale &#8211; tenutosi anni prima, che vide l\u201980% di affluenza e il 98% di voti favorevoli all\u2019indipendenza. Tutt\u2019oggi in Kosovo vige \u201clegalmente\u201d la Risoluzione Onu 1244, che stabilisce la sovranit\u00e0 serba sul territorio kosovaro. Gli Stati Uniti, e molti paesi europei, riconoscono invece la sovranit\u00e0 kosovara. <\/p>\n<p>COS\u2019\u00c8 QUINDI LEGITTIMO? COS\u2019\u00c8 QUINDI LEGALE?<br \/>\nD\u2019altronde \u00e8 lo stesso Onu che garantisce, attraverso la Carta delle Nazioni Unite all\u2019art.1, par.2, il diritto dei popoli all\u2019autodeterminazione in quanto ius cogens, cio\u00e8 diritto supremo ed inderogabile. Questo principio venne assunto ed enunciato per la prima volta nel Trattato di Versailles, ma fin da subito si dimostr\u00f2 un principio arbitrariamente interpretabile (come sovente accade pi\u00f9 in generale con tutto il diritto internazionale, che di fatto non esiste, non esistendo un\u2019autorit\u00e0 unica che lo faccia rispettare). In pi\u00f9 la Convenzione di Montevideo del 1936 stabilisce che una qualsiasi etnia che seceda da un\u2019entit\u00e0 sovrana, per fare politica estera debba farsi Stato-nazione, ed \u00e8 quindi naturale che l\u2019obiettivo ultimo di molti popoli \u2013 di qualsiasi latitudine &#8211; sia creare un proprio Stato autonomo (si pensi alla Scozia, che far\u00e0 a breve un referendum sull\u2019indipendenza, oppure ai problemi tribali in Libia). L\u2019autodeterminazione dei popoli era un principio utilizzato anche prima dell\u2019inserimento di quest\u2019ultimo nella cornice giuridica del Trattato di Versailles; di plebisciti e referendum rispondenti a questo principio furono tenuti anche precedentemente al 1919. Va da s\u00e9 quindi che le considerazioni giuridiche quando prese da sole hanno poco valore fattuale se si parla della volont\u00e0 di un popolo di scegliere sulla propria sovranit\u00e0. Di solito gli Stati esistenti sono riluttanti nel riconoscere nuove sovranit\u00e0, poich\u00e9 questo riconoscimento potrebbe innescare spinte secessioniste all\u2019interno degli stessi Stati, che vedrebbero andare in frantumi lo status quo, tranne nei casi &#8211; come la Russia con la Crimea &#8211; in cui vi sia un interessamento di parte, diretto o indiretto, sulla faccenda. Uno stesso Stato, per motivi di politica interna, potrebbe appoggiare l\u2019autodeterminazione di un popolo, e al contempo rifiutarla per un altro popolo. Per rimanere nella sfera di influenza russa, basti pensare al diverso atteggiamento che Mosca ha tenuto nei confronti della Cecenia, dell\u2019Ossezia del Sud (teoricamente a sovranit\u00e0 georgiana) e della Crimea. Il principio dell\u2019autodeterminazione \u00e8 subordinato agli interessi degli Stati, ed \u00e8 meglio farsene una ragione. Pi\u00f9 in generale le questioni di principio, di legalit\u00e0 e di legittimit\u00e0, in casi di questo tipo andrebbero relativizzate nel contesto, in modo da poter affrontare i problemi in maniera meno ideologica e pi\u00f9 pratica, senza dimenticare che in ultima istanza ci\u00f2 che vale non \u00e8 il \u201cdiritto\u201d, ma la logica di potenza, le alleanze storiche, le identit\u00e0, l\u2019inimicizia e la sovranit\u00e0, intesa come la intendeva CARL SCHMITT: sovrano \u00e8 chi decide nello \u201cstato d\u2019eccezione\u201d.<\/p>\n<p>MATT QVORTRUP, dell\u2019Universit\u00e0 di Cranfield, \u00e8 ritenuto uno dei massimi esperti mondiali in tema di referendum etnici sull\u2019autodeterminazione. In un commento su un giornale scozzese, Qvortrup afferma che in piccole enclavi etniche di tendenza democratica, i politici tentino spesso di perseguire scelte che siano popolari, in modo da massimizzare il sostegno al proprio partito. In questi casi, secondo lo studioso, si ricorre al referendum per l\u2019autodeterminazione se vengono soddisfatte due condizioni: quando i leader si sentono minacciati dall\u2019esterno, e quando percepiscono che la maggioranza degli elettori supporterebbe la loro linea politica. In Crimea entrambe le condizioni sono soddisfatte. Se i leader (e la popolazione) di Crimea non si fossero sentiti in qualche modo minacciati &#8211; nella propria identit\u00e0 e nella propria autonomia &#8211; non si sarebbe arrivati a questo punto. Anche la percezione (giusta o sbagliata che sia) \u00e8 un fattore spesso determinante. A ci\u00f2 va aggiunto l\u2019innegabile interessamento russo nel riprendere possesso di un territorio che \u201cstoricamente\u201d ed etnicamente gli \u00e8 appartenuto fin dall\u2019inizio del \u2018900. La questione \u00e8 quindi complicata, ma non nuova. La storia delle Nazioni \u00e8 infatti costellata di referendum di tipo etnico-nazionali, pi\u00f9 o meno genuini, pi\u00f9 o meno democratici (e va sottolineato come \u201creferendum\u201d &#8800; \u201cdemocrazia\u201d).<\/p>\n<p>La storia di questi plebisciti \u00e8 stata riassunta da Qvortrup in un articolo del 2012 apparso sulla rivista accademica \u201cNationalism and Ethnic Politics\u201d (\u201cThe History of Ethno-National Referendums\u201d 18:129-150, Taylor &#038; Francis Group), e pu\u00f2 essere utile ripercorrerla per provare a dare una catalogazione delle diverse fattispecie di referendum etnico-nazionali messi in pratica nel passato. Il periodo preso in analisi \u00e8 quello che parte dalla Rivoluzione Francese &#8211; periodo in cui nacque il termine \u201cauto-determinazione\u201d &#8211; fino ad arrivare ai giorni nostri, e fa capire come possano essere diverse tra loro le consultazioni referendarie, sia nello svolgimento che negli obiettivi. I referendum possono ad esempio essere un modo per risolvere pacificamente un negoziato e sigillarlo nella sua legittimit\u00e0, come \u00e8 accaduto in Irlanda del Nord nel 1998, oppure in Burundi nel 2005, dove un referendum approv\u00f2 la soluzione negoziata tra le trib\u00f9 Hatu e Tutsi. Un referendum a caratura etnico-nazionale dovrebbe essere chiamato solo a seguito di negoziati, quando si \u00e8 gi\u00e0 vicini ad un compromesso. Diversamente potrebbe accadere che un referendum chiamato unilateralmente &#8211; specie riguardante questioni notoriamente delicate come quelle territoriali ed etniche &#8211; produca tensioni, se non una vera e propria guerra civile. BRENDAM O\u2019LEARY (dell\u2019Universit\u00e0 della Pennsylvania) e JOHN MCGERRY (della Queen\u2019s University dell\u2019Ontario), hanno sviluppato una tassonomia che seziona le tipologie di referendum etnici.<br \/>\nLa prima differenziazione che va fatta riguarda i referendum che provano a gestire le diversit\u00e0 etniche (\u201cdifference managing policies\u201d) e quelli che invece puntano ad eliminarle attraverso l\u2019omogenizzazione (\u201cdifference eliminating policies\u201d). Un esempio del primo tipo pu\u00f2 essere trovato nel referendum che sanc\u00ec la devolution in Scozia, Galles e Irlanda del Nord nel 1997-1998, mentre un esempio del secondo si pu\u00f2 trovare nel plebiscito (\u201cANSCHLUSS\u201d) tenuto nel 1938 in Austria, e che decret\u00f2 l\u2019annessione di quest\u2019ultima al Reich nazista. I due modelli sopra esposti si dividono ulteriormente in altre due categorie: i referendum secessionisti &#8211; che sanciscono la separazione di un territorio e della sua popolazione da un\u2019entit\u00e0 statuale sovrana pi\u00f9 ampia &#8211; e quelli di \u201cridimensionamento\u201d (detti di right-sizing ) &#8211; che risolvono problemi riguardanti confini e suddivisioni territoriali tra due entit\u00e0 statuali confinanti; se la Crimea in seguito al referendum del 16 marzo dovesse passare sotto sovranit\u00e0 russa, sarebbe un caso di questo tipo, anche se alcuni aspetti potrebbero far suggerire un\u2019altra similitudine con la situazione dei territori dei sudeti annessi alla Germania nel 1938 (in quel caso per\u00f2 non vi fu nessun tipo di referendum). Un\u2019ulteriore classificazione andrebbe fatta per il grado di democraticit\u00e0 non solo del referendum, ma anche della societ\u00e0 in cui prende forma, con tutte le difficolt\u00e0 di analisi del caso.<\/p>\n<p>Sebbene sia possibile rintracciare plebisciti di tipo etnico anche in alcuni periodi della storia antica, secondo uno studioso francese di inizio \u2018900, EUG\u00c8NE SOLI\u00c8RE, la prima volta che nella storia si registr\u00f2 un plebiscito &#8211; definito come un voto in cui a (quasi) tutti gli adulti fu chiesto di scegliere tra proposte differenti riguardanti questioni etnico-nazionali-territoriali &#8211; fu nel XIII secolo, quando Lione, che allora faceva parte del Sacro Romano Impero, volendo fuggire dal potere della Chiesa, invoc\u00f2 la protezione del Re di Francia. Al netto di ci\u00f2, Qvortrup sostiene sia pi\u00f9 indicato far coincidere la nascita dei referendum nazionali con l\u2019emersione del fenomeno sociale del nazionalismo laico, e cio\u00e8 al periodo che segu\u00ec la Rivoluzione Francese. Il nazionalismo \u00e8 per sua natura condizionato dalle questioni etniche e culturali, e risulta impossibile separare la questione nazionale da quella etnica (si veda al riguardo il saggio \u201cLe origini etniche delle Nazioni\u201d di ANTHONY D. SMITH). Il grado di intensit\u00e0 e di attrito tra componenti etniche diverse all\u2019interno di uno stesso Stato pu\u00f2 essere mitigato dalla presenza di istituzioni politiche pi\u00f9 aperte (e di conseguenza pi\u00f9 democratiche), da forme di autonomia pi\u00f9 marcate, e da un\u2019assenza di inimicizia storica tra le parti. Quando queste condizioni non sussistono, il ricorso alle armi, alla violenza ed alla sopraffazione di un gruppo da parte di un altro, diventa pi\u00f9 probabile se non ineluttabile.<\/p>\n<p>Dal 1791 ad oggi, da quando cio\u00e8 Avignone decise di annettersi per plebiscito alla Francia contro il volere papale, si sono tenuti centinaia di referendum che hanno modificato confini nazionali, composizioni etnico-territoriali, e divisioni del potere tra diversi gruppi etnici stanziati sullo stesso territorio. In seguito alla disfatta definitiva di Napoleone, l\u2019istituto del referendum e del plebiscito cadde in disuso. Le cose cambiarono a partire dalle rivoluzioni del 1848. Addirittura LUIGI NAPOLEONE (Napoleone III, dal 1852), per legittimare il colpo di Stato da lui guidato, fece ricorso al plebiscito (che fu tutt\u2019altro che democratico, visto che sulle schede elettorali c\u2019era prestampato solo il \u201cs\u00ec\u201d). In Italia i movimenti irrendentisti del 1860 fecero ampio uso dello strumento politico referendario per risolvere le tensioni etnico-territoriali. La situazione politica della penisola e del continente europeo, rese possibile in quel periodo immaginare una nazione italiana unitaria. Il processo di state-building portato avanti dalle \u00e9lite politiche ed intellettuali del Regno di Sardegna &#8211; su tutti da CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR &#8211; ebbe un discreto successo, ed evit\u00f2 probabilmente alcuni conflitti. Scrive infatti PHILIP GOODHART nel suo saggio \u201cReferendums and Separatism\u201d, che fu proprio nell\u2019Italia risorgimentale che i plebisciti ebbero il loro periodo d\u2019oro, e che anzi, l\u2019Italia moderna \u00e8 stata letteralmente costruita a colpi di referendum. Nel 1848 in Lombardia pi\u00f9 di mezzo milione di elettori (sui 660 mila aventi diritto) votarono per l\u2019annessione al Regno di Sardegna. Nel 1870 circa 70 mila romani votarono per l\u2019unione con l\u2019Italia. Tra le due date si tennero referendum in Toscana, in Emilia, in Sicilia, a Napoli, in Umbria e in Veneto. Anche in questo caso bisogna separare l\u2019istituto del referendum dall\u2019idea di \u201cdemocrazia\u201d vera e propria. Nel Regno delle Due Sicilie e nel Veneto, ad esempio, i \u201cs\u00ec\u201d ed i \u201cno\u201d venivano votati in urne differenti, sotto l\u2019occhio vigile dei soldati del Regno di Sardegna.<\/p>\n<p>Referendum etnico-nazionali sono stati spesso chiamati per convenienza da politici che gi\u00e0 erano al governo. In questo senso si pu\u00f2 citare l\u2019uso che ne fecero i popoli anglosassoni. L\u2019Inghilterra, che nel 1800 deteneva il pi\u00f9 grande e potente impero esistente, utilizz\u00f2 lo strumento referendario specialmente per obiettivi di omogeneizzazione e per calmierare le tensioni in Canada ed in Australia. Allo stesso tempo per\u00f2 i sapienti politici inglesi ebbero modo di utilizzare il plebiscito per motivi di tattica internazionale, come \u00e8 avvenuto in Moldavia: nell&#8217;agosto del 1857, la Francia, il Piemonte e l&#8217;Inghilterra, riuscirono ad ottenere l&#8217;annullamento delle elezioni in Valacchia ed in Moldavia &#8211; che avevano riportato sotto il controllo ottomano quei territori dopo la sconfitta russa nella Guerra di Crimea -, facendo convocare nuove assemblee dove il fronte degli indipendentisti rumeni riusc\u00ec ad ottenere, non senza bizzarre manovre diplomatiche, una sostanziale indipendenza sotto il patrocinio dei vincitori della precedente guerra svoltasi nella penisola del Mar Nero.<\/p>\n<p>La maggioranza dei referendum etnico-nazionali tenuti dalla Rivoluzione Francese fino alla fine della Prima Guerra Mondiale sono inscrivibili nella categoria \u201cright-sizing\u201d, seguiti da quelli di \u201cdifference-managing\u201d e dai referendum secessionisti. Si pu\u00f2 notare come in questo periodo storico non siano mai stati chiamati referendum con l\u2019obiettivo dichiarato di eliminare le diversit\u00e0 etniche, cosa che invece accadde spesso nell\u2019epoca dei totalitarismi specialmente nelle aree germanofone. Hitler infatti abus\u00f2 dei plebisciti per eliminare le differenze etniche e creare il proprio Reich \u201cpuramente\u201d tedesco. Ci\u00f2 che stupisce \u00e8 la relativa genuinit\u00e0 di quei plebisciti, tanto che un osservatore americano dell\u2019epoca scrisse \u201canche dopo la messa in atto di pressioni intangibili ufficiali, di cui indubbiamente bisogna tener conto [&#8230;] le intimidazioni ai seggi sono state probabilmente molto poche, e il risultato elettorale rimane incredibile\u201d. Ci\u00f2 dovrebbe mettere in guardia dal pensare che ogni voto elettorale, ogni \u201cbagno di democrazia\u201d sia tutto sommato qualcosa di auspicabile ad ogni costo.<\/p>\n<p>Dopo la Seconda Guerra Mondiale circa una cinquantina di referendum e plebisciti etnici e nazionali hanno interessato tutte quelle aree del mondo che erano soggette a domini coloniali. La de-colonizzazione, specialmente francese, favor\u00ec lo strumento referendario. Dalla fine degli anni \u201860 in poi, fino ad arrivare alla caduta del Muro di Berlino, lo strumento del referendum ricadde in disuso, a causa delle costrizioni sistemiche di un sistema internazionale schiacciato sulla bipolarit\u00e0 e sul confronto tra Usa e Urss. Fu infatti dopo la caduta del Muro di Berlino che si torn\u00f2 ad utilizzare il referendum per dirimere questioni territoriali ed etniche. Dal 1989 al 1993 si tennero ben 34 referendum di questo tipo. Siamo nell\u2019epoca della frammentazione, dove il sistema internazionale vede un\u2019incredibile impennata della natalit\u00e0 statuale. La fine del comunismo sovietico ha sprigionato energie e spinte motivazionali etniche che fino a quel momento erano anestetizzate dalla contingenza della Guerra Fredda. Le identit\u00e0 etniche e nazionali sono tornate ad avere quell\u2019importanza che nei precedenti 50 anni era stata involontariamente sottodimensionata. Il sistema internazionale \u00e8 passato dai 50 Stati nel 1945, agli 83 del 1959, ai 149 del 1979, per arrivare agli oltre 190 nel 2006. Secondo Wikipedia oggi gli Stati esistenti al mondo sono circa 200, ma il numero \u00e8 destinato a salire nei prossimi anni. La globalizzazione, inoltre, ha offerto una vetrina fenomenale alle secessioni di successo, ed ha agevolato il \u201ccontagio\u201d identitario e, tornando alla Crimea dei nostri giorni, esiste un concreto ed ulteriore rischio di \u201ceffetto domino\u201d.<\/p>\n<p>A pochi kilometri dalla penisola di Crimea, sul confine tra Ucraina e Moldavia, esiste la TRANSNISTRIA, un territorio a sovranit\u00e0 moldava, che de facto \u00e8 indipendente. Dal censimento del 2004 risulta che la popolazione sia cos\u00ec ripartita: 31,9% moldavi, 30,3% russi e 28,8% ucraini. La Transnistria \u00e8 filo-russa, e fa parte &#8211; con L\u2019OSSEZIA DEL SUD E L\u2019ABKHAZIA &#8211; della \u201cComunit\u00e0 per la democrazia e i diritti dei Popoli\u201d. Questa divisione etnica \u00e8 figlia di un passato storico che ha visto la regione passare di mano in mano a diverse sovranit\u00e0, tra cui rumena, russa ed ucraina (la ricca citt\u00e0 di Odessa \u00e8 oggi in Ucraina). Qui l\u2019Urss costru\u00ec industrie e favor\u00ec lo sviluppo, in modo da incentivare cittadini russi a trasferirvisi. Nel 1990, la Regione della Transnistria rappresentava il 40% del Pil moldavo e produceva il 90% dell&#8217;energia elettrica dell&#8217;intera Repubblica di Moldavia. Dopo la fine dell\u2019Urss il governo Moldavo attu\u00f2 diverse politiche di marginalizzazione delle minoranze. I moldavi sono etnicamente e linguisticamente affini ai rumeni, e non \u00e8 segreta la volont\u00e0 delle \u00e9lite moldave di unirsi politicamente alla Romania. Nel 1990, a seguito di queste politiche nazionaliste, in Transnistria si tenne un referendum per staccarsi dalla Moldavia e il 90% dei votanti scelse l\u2019indipendenza. Nel 1992 si giunse anche allo scontro armato tra la Moldavia (armata e supportata dalla Romania) e la Transnistria (armata e supportata dalla Russia e dall\u2019Ucraina). La Russia tutt\u2019oggi supporta l\u2019indipendenza de facto della regione, e non \u00e8 ben chiaro quali effetti potrebbe avere la situazione ucraina e di Crimea sulle dinamiche etniche e territoriali della Moldavia. Nel 2005 il Governo ucraino (filo-occidentale) guidato da Viktor Ju\u0161&#269;enko tent\u00f2 una mediazione, che per\u00f2 fall\u00ec, anche a causa del mancato supporto russo all\u2019intesa. L\u2019Ucraina allora si avvicin\u00f2 alle posizioni moldave, spingendo gli abitanti della Transnistria (ucraini e russi) verso la Russia, che tutt\u2019oggi stanzia dei battaglioni (circa 1500 uomini) sul suo territorio.<br \/>\nPer capire di cosa abbiamo parlato fino ad ora, e quali sono i rischi che si corrono nella regione, si dia uno sguardo alla cartina dell\u2019Ucraina qui sotto, divisa per popolazione linguistica in base al censimento del 2001 (in blu le aree a maggioranza etnico-linguistica ucraina, in rosso quelle a maggioranza russa, in verde i rumenimoldavi, in verde acqua i tatari, in arancione gli ungheresi, in viola i bulgari, eccetera).<\/p>\n<p> Appare evidente come sia stato quasi inevitabile l\u2019allontanamento della Crimea dal nuovo Governo anti-russo ucraino, e come siano state poco lungimiranti e poco razionali le scelte prese nell\u2019ultimo mese dell\u2019Occidente e dei leader nazionalisti ucraini. Quella regione multicolore che si vede a sud-ovest \u00e8 la regione di Odessa, vicino alla Transnistria: \u00e8 una delle regioni pi\u00f9 ricche dell\u2019Ucraina, fortemente dipendente dal mercato russo, e con una popolazione variegata ma generalmente filo-russa, come sono filo-russi anche molti ucraini etnici che vivono nelle zone orientali del Paese, e che vedono nella Russia il fraterno compagno di viaggio della nazione ucraina.<br \/>\nMarted\u00ec 11 marzo il Parlamento di Crimea ha votato per l\u2019indipendenza con una schiacciante maggioranza di 78 voti su 81. Il referendum del 16 marzo sar\u00e0 quindi un plebiscito che confermer\u00e0 e metter\u00e0 il sigillo sulla secessione dall\u2019Ucraina e sull\u2019annessione &#8211; in essere di Repubblica Autonoma di Crimea &#8211; alla Federazione Russa. La sapienza degli amministratori crimeani filo-russi ha suggerito loro di offrire ai tatari posti di rilievo nel nuovo esecutivo (vice-premier, due ministeri, e alcuni vice-ministri tra cui quelli dell\u2019interno e della difesa), e di rendere la lingua tatara lingua ufficiale. Il Parlamento della Crimea ha inoltre deciso il ripristino dei nomi originali tatari di alcuni toponimi geografici, come montagne e fiumi, che furono modificati al momento della pulizia etnica di epoca staliniana. Queste operazioni sono chiaramente opportunistiche, ma portebbero rendere meno traumatica e pi\u00f9 pacifica la soluzione indipendentista, vista la storica avversit\u00e0 &#8211; giustificata, spiega MARC CHAMPION sul Japan Times &#8211; che il popolo tataro ha nei confronti dei russi (tanto che un centinaio di tatari ora si trovano in Siria per combattere Assad, che \u00e8 alleato della Russia).<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 della situazione consiglierebbe quindi una certa cautela. Cautela in ogni direzione; bisognerebbe avere ben presente il significato che pu\u00f2 assumere un confronto etnico nel mondo contemporaneo, cercando di comprendere quanto sia importante, oggi pi\u00f9 di ieri, il concetto di \u201cidentit\u00e0\u201d e di \u201ccultura\u201d, non dimenticando le necessit\u00e0 strategiche e geopolitiche di tutti gli attori coinvolti, lasciando momentaneamente da parte le questioni di \u201cprincipio\u201d. Una delle soluzioni pi\u00f9 ponderate l\u2019ha proposta HENRY KISSINGER, in un editoriale sul Washington Post. Lo statista e diplomatico americano ha spiegato che porre la questione dell\u2019Ucraina come se fosse uno scontro tra \u201cOccidente\u201d e la \u201cRussia\u201d sia pericoloso specialmente per il popolo ucraino, popolo che potrebbe in realt\u00e0 fare da \u201cponte\u201d tra le due civilt\u00e0: \u201cWashington &#8211; scrive Kissinger &#8211; dovrebbe adoperarsi per superare la spaccatura tra le forze politiche belligeranti in Ucraina invece di demonizzarne una di loro\u201d. Uno dei difetti che KISSINGER trova all\u2019origine dell\u2019improvvisata gestione occidentale degli eventi in Ucraina \u00e8 la scarsa conoscenza della storia e della psicologia russa. Cercare di portare un paese come l\u2019Ucraina nella Nato sarebbe un grave errore, e potrebbe causare una guerra civile nel paese. Se non peggio. L\u2019Occidente dovrebbe quindi accettare le considerazioni di carattere etnico-nazionale che hanno favorito l\u2019emergere dell\u2019attuale situazione geopolitica della Crimea, accettare i risultati del referendum, e convincere i nazionalisti ucraini che questa \u00e8 la soluzione migliore per dipanare le tensioni. Allo stesso tempo bisogner\u00e0 ricevere assicurazioni ufficiali da parte di Mosca riguardo alla propria volont\u00e0 di non andare oltre con le mire espansionistiche. Non sar\u00e0 infatti raccontando al mondo che quel referendum \u201c\u00e8 illegale\u201d che si risolveranno le tensioni.<\/p>\n<p>Mai nella storia \u00e8 successo che una dichiarazione di questo tipo &#8211; morale, legalitaria, giuridica &#8211; sia andata a ribaltare un risultato plebiscitario, perch\u00e9 come ha scritto OSWALD SPENGLER nella gigante opera de Il Tramonto dell\u2019Occidente, \u201cuna potenza pu\u00f2 esser rovesciata solo da un&#8217;altra potenza, non da un principio\u201d. (Agor\u00e0 di Lorenzo C.)<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20140316 11:42:00 red-emi Long read per il weekend, in modo da arrivare preparati a domenica, giorno in cui si terr\u00e0 il referendum che sancir\u00e0 l&#8217;indipendenza <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11756\" title=\"11095 16 MARZO 2014 COME SI E&#8217; ARRIVATI AL REFERENDUM IN CRIMEA  &#8211;  UN PO&#8217; DI STORIA PARTENDO DA LONTANO &#8211;\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[],"class_list":["post-11756","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2014"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>11095 16 MARZO 2014 COME SI E&#039; 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