{"id":11592,"date":"2017-04-15T19:05:59","date_gmt":"2017-04-15T17:05:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/10929-notizie-dallitalia-e-dal-mondo-16-novembre-2013\/"},"modified":"2017-04-15T19:05:59","modified_gmt":"2017-04-15T17:05:59","slug":"10929-notizie-dallitalia-e-dal-mondo-16-novembre-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=11592","title":{"rendered":"10929 NOTIZIE dall\u2019ITALIA e dal  MONDO 16 novembre 2013"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20131115 15:02:00 guglielmoz<\/p>\n<p>ITALIA  &#8211; PENSIONI, IL 5% PI\u00d9 RICCO PESA COME IL 44% PI\u00d9 POVERO<br \/>\nROMA\/NASSIRIYA\/BAGDAD\/KABUL. Ancora quanti morti\u2026 LA CIVILT\u00c0 DELLA GUERRA CHE IL MINISTRO MAURO CHIAMA \u00abPACE<br \/>\nVATICANO  &#8211;<br \/>\nEUROPA &#8211; Parigi . 74 miliardi, la cultura fattura pi\u00f9 dell&#8217;auto.<br \/>\nAFRICA &#038; MEDIO ORIENTE &#8211; CAPE TOWN \/ Congo\/ ENNESIMA SCONFITTA DELLA POLITICA INTERNAZIONALE POST COLONIALE . Non c&#8217;\u00e8 la firma sugli accordi di pace tra il governo e i ribelli.<br \/>\nASIA &#038; PACIFICO  &#8211; FILIPPINE \/ HAIYAN &#8211; Sempre pi\u00f9 morti, danni incalcolabili. A pieno regime la macchina degli aiuti<br \/>\nAMERICA CENTROMERIDIONALE  &#8211; Argentina. Quando la destra va al potere.  &#8211; Volevano eliminare Mercedes Sosa \/ La celebre cantante Mercedes Sosa, gli scrittori Ernesto S\u00e1bato e Julio Cortazar, l&#8217;attrice Norma Aleandro, l&#8217;autrice di libri per bambini Maria Elena Walsh, una leggenda del tango come Osvaldo Pugliese.<br \/>\nVenezuela \u2013 Caracas . Maduro ai commercianti: basta rapine al nostro popolo<br \/>\nAMERICA SETTENTRIONALE  &#8211;  NYC DIRITTI UMANI. Seggio all&#8217;Onu per Cina, Russia, Cuba e Arabia Saudita \u2013 di Simone Pieranni<\/p>\n<p>ITALIA<br \/>\nROMA<br \/>\nUN POPOLO DI POETI E CONSULENTI e\u2026.. Ma come si pu\u00f2 andare avanti\u2026.<br \/>\nIL TOTALE DEI COMPENSI erogati per incarichi conferiti a consulenti e collaboratori esterni nell\u2019anno 2011, misurato al 15 ottobre 2012 nell\u2019Anagrafe delle prestazioni, ammonta a un miliardo e 292 milioni di euro. Un aumento del 3,92% rispetto all\u2019anno precedente. I settori che utilizzano maggiormente le consulenze, dopo le Regioni (575 milioni) e i Comuni (334), sono il Servizio sanitario nazionale (306), l\u2019Universit\u00e0 (168 milioni) e gli Enti pubblici non economici (70). A spendere di pi\u00f9 tra le regioni, invece, \u00e8 il Nord. Al primo posto troviamo la Lombardia con 245 milioni di compensi nell\u2019anno 2011. Segue il Lazio, molto distanziato con 138 milioni e subito dopo, a pari merito, il Veneto e l\u2019Emilia Romagna con 131 milioni. Pi\u00f9 lontane le regioni del Sud con la Sicilia a 50 milioni, la Campania a 59 e la Puglia a 44. L\u2019incremento annuo maggiore spetta al Molise: + 30% rispetto al 2010.<br \/>\nMAGNA PARS La parte del leone nella gestione di collaborazioni e consulenze esterne all\u2019amministrazione la fanno le regioni italiane. La Regione che spende di pi\u00f9 \u00e8 la Lombardia, seguita da Lazio, Emilia Romagna e Veneto.<br \/>\nMEDICINA AMARA Nel comparto pubblico, sotto gli enti locali, a spendere di pi\u00f9 per consulenze e collaborazioni \u00e8 il Servizio sanitario nazionale anche per l\u2019effetto della parcellizzazione delle funzioni.<br \/>\nAL LAVORO Non tutti gli oltre 20 mila incarichi nei consigli di amministrazione pubblici sono retribuiti. Anche se tutti generano spese di vario tipo. Diverse migliaia guadagnano pi\u00f9 di 5000 euro annui.<\/p>\n<p>ROMA<br \/>\nPENSIONI, IL 5% PI\u00d9 RICCO PESA COME IL 44% PI\u00d9 POVERO \/ L&#8217;Istat rivela che nel 2011 il 5,2% dei pensionati \u00e8 nella fascia pi\u00f9 &#8216;ricca&#8217;, sopra i 3 mila euro di reddito da pensione al mese. Si tratta di 861 mila persone, che assorbono 45 miliardi di euro l&#8217;anno, il 17% della spesa totale, poco meno di quanto sborsato (51 miliardi, 19,2%) per i 7,3 milioni, il 44% dei pensionati, sotto i mille euro. Insomma meno di un milione di teste che, in termini di spesa pensionistica, pesa quasi come pi\u00f9 di sette milioni di persone, quasi la met\u00e0 del totale. Forte \u00e8 il divario tra donne e uomini, quest&#8217;ultimi rappresentano il 76,3% dei pensionati over tre mila euro al mese, quasi otto su dieci. Se si fa il confronto con l&#8217;anno precedente, sempre in base alle ultime tavole pubblicate dall&#8217;Istat a fine ottobre, si scopre che nel 2011, anche se il numero dei pensionati in Italia \u00e8 diminuito di 38 mila unit\u00e0, il gruppo che percepisce pi\u00f9 di tre mila euro mensili \u00e8 salito di 85 mila (+10,9%), con un aumento della spesa di 4,6 miliardi di euro. In generale c&#8217;\u00e8 una tendenza alla &#8216;migrazione&#8217; dei pensionati verso classi d&#8217;importo maggiore, spiegabile sia con la perequazione annuale, sia con il fatto che il valore medio delle nuove pensioni \u00e8 maggiore di quello delle cessate. Infatti sempre nel 2011 si \u00e8 verificata anche una diminuzione dei pensionati sotto i mille euro (di quasi 250 mila teste, -3,3%). Occorre ricordare come si stia parlando di pensionati e non di pensioni, e una persona pu\u00f2 essere titolare di pi\u00f9 trattamenti (pensioni di vecchiaia, invalidit\u00e0, sociali e altro). La distribuzione dei pensionati per classe d&#8217;importo risente infatti della possibilit\u00e0 di cumulo di uno o pi\u00f9 trattamenti sullo stesso beneficiario. Sempre nel 2011 risulta che quasi un quarto dei pensionati \u00e8 destinatario di un doppio assegno. Probabilmente con il blocco dell&#8217;indicizzazione e gli altri cambiamenti che hanno toccato il mondo delle pensioni dalla fine del 2011 qualcosa oggi \u00e8 cambiato, ma si tratta comunque di dati consolidati, riflesso di situazioni che permangono negli anni.<br \/>\nROMA<br \/>\nLEGGE ELETTORALE \/ La commissione affari costituzionali del senato marted\u00ec voter\u00e0 sul doppio turno di coalizione e sul ritorno Mattarellum. Le proposte sono contenute in due ordini del giorno presentati da Pd, Scelta Civica e Sel e, quello sul Mattarellum, dalla Lega. Secondo il leghista Calderoli, padre del Porcellum, sar\u00e0 un&#8217;\u00aboperazione-verit\u00e0\u00bb. Anche per il relatore del Pdl Donato Bruno \u00ab\u00e8 giusto votare, cos\u00ec usciamo fuori dall&#8217;equivoco. Sul doppio turno la nostra posizione \u00e8 chiara, siamo contro\u00bb. L&#8217;odg sul doppio turno \u00e8 stato illustrato dal senatore Pd Maurizio Migliavacca ed \u00e8 firmato anche dai senatori De Monte, De Petris, Della Vedova, Gotor, Maran, Mineo, Pagliari, Pizzetti e Zanda<br \/>\nSTUDENTI<br \/>\nULTIMATUM AL GOVERNO: \u00ab300 MILIONI PER IL DIRITTO ALLO STUDIO\u00bb \/ \u00abI tanto strombazzati investimenti sul diritto allo studio nel decreto istruzione approvato ieri dal Senato &#8211; afferma Alberto Campailla, portavoce degli studenti del coordinamento universitario Link &#8211; sono del tutto insufficienti per raggiungere la copertura totale delle borse di studio\u00bb. Si parla di 137 milioni di euro a cui bisogna sommare il 3% delle risorse provenienti dal Fondo Unico di Giustizia (emendamento proposto da Sel su indicazione dell&#8217;associazione Dasud). Gli studenti chiedono invece altri 300 milioni di euro. E non li convincono le voci secondo le quali il governo potrebbe aggiungere alla cifra stanziata per il Fondo nazionale per le borse di studio altri 40 milioni di euro intervenendo sulla legge di stabilit\u00e0. In un&#8217;intervista rilasciata a \u00abIl Messaggero\u00bb il ministro Carrozza ha ammesso l&#8217;esiguit\u00e0 della cifra e ha promesso di scrivere \u00abuna lettera\u00bb al presidente del Consiglio Enrico Letta. A suo dire sarebbero necessari altri \u00ab150 milioni di euro\u00bb (e altrettanti per la ricerca). In attesa della risposta scritta (ma non potrebbero parlarsi in Consiglio dei ministri o in una telefonata congiunta a Saccomanni?) gli studenti di Link e dell&#8217;Uds (ci saranno anche Udu e rete degli studenti) annunciano manifestazioni in tutte le citt\u00e0 italiane venerd\u00ec 15 novembre. Le priorit\u00e0 politiche: rigetto delle leggi di stabilit\u00e0 imposta dalla Troika, sblocco del turn-over nella scuola e nell&#8217;universit\u00e0, esenzione della Trise per i fuorisede, finanziamento del diritto allo studio dalle grandi opere come la Tav.<\/p>\n<p>ROMA\/NASSIRIYA\/BAGDAD\/KABUL. Quanti morti\u2026<br \/>\nLA CIVILT\u00c0 DELLA GUERRA CHE IL MINISTRO MAURO CHIAMA \u00abPACE\u00bb &#8211; di  Michele Giorgio<br \/>\nIl ministro della difesa Mario Mauro ne \u00e8 sicuro: a dieci anni dalla strage di Nassiriya, l&#8217;Italia ha capito che quella in Iraq non \u00e8 stata una missione di guerra ma una missione di pace. Gli iracheni lo avranno capito? Non lo crediamo. L&#8217;invasione anglo-americana e le successive \u00abmissioni di pace\u00bb hanno aperto la strada in Iraq al bagno di sangue in cui l&#8217;Iraq \u00e8 ancora immerso da dieci anni. Ovvio, l&#8217;Italia non ha le responsabilit\u00e0 maggiori di quella situazione, tuttavia sostenere, come fa il ministro Mauro, che i soldati italiani in Iraq andarono per portare la pace fa quanto meno sorridere. Facevamo parte di uno schieramento dei volenterosi con i quali si mobilit\u00f2 subito il governo Berlusconi ossequiente a George W. Bush, per una guerra inventata di sana pianta per armi di distruzione di massa che non c&#8217;erano.<br \/>\nL&#8217;Iraq post Saddam Hussein \u00abcostruito\u00bb dagli americani e dai governi occidentali \u00e8 costato la vita di 460.800 persone, secondo ricerca pubblicata sul giornale Plos Medicine che tiene conto anche delle morti figlie di cattive condizioni igieniche, della fame, delle malattie non curate per mancanza di strutture adeguate. Un precedente studio del gruppo Iraq Body Count aveva invece calcolato in 115.000 i morti, facendo riferimento solo ai decessi avvenuti nelle violenze. Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno la guerra civile \u00e8 ripresa a ritmo sostenuto e al Qaeda \u00e8 tornata a dettare legge nelle strade. Dall&#8217;inizio del 2013 inoltre hanno perduto la vita almeno 5.500 persone, in maggioranza civili. Il mese di ottobre ha segnato un altro tragico record negativo: 964 morti, il numero pi\u00f9 alto in un solo mese dall&#8217;aprile del 2008. Dov&#8217;\u00e8 la pace che avremmo portato?<br \/>\nMa a proposito dell&#8217;Iraq, cos\u00ec come dell&#8217;Afghanistan, ci ripetono che i militari occidentali, inclusi quelli italiani, hanno contribuito alla civilt\u00e0 (ma il ministro Mauro si ricorda di Abu Ghraib?),alla ripresa del Paese, all&#8217;istruzione, al progresso sociale e all&#8217;attuazione dei diritti delle donne. Nel 2004 il presidente americano George W. Bush, dichiar\u00f2 durante un incontro alla Casa Bianca che le donne in Iraq vivevano in condizioni migliori grazie alla chiusura delle \u00abstanze della tortura di Saddam Hussein\u00bb. In realt\u00e0 dieci anni dopo, le donne irachene sono colpite duramente da ogni tipo di violenza. La prostituzione e gli abusi in famiglia stanno diventando la regola, l&#8217;analfabetismo cresce e migliaia di donne rimaste vedove sono prive di protezione sociale. Il loro ruolo nella vita pubblica \u00e8 marginale. Un tempo all&#8217;avanguardia nel mondo arabo per i diritti assicurati alle donne, oggi l&#8217;Iraq \u00e8 21esimo su 22 Paesi in questa particolare classifica. E le cose vanno sempre peggio. Se nel primo governo del dopo Saddam Hussein figuravano sei ministre, nell&#8217;esecutivo attuale, guidato da Nour al Maliki, c&#8217;\u00e8 soltanto una donna. Va meglio nel Kurdistan dove il governo regionale nel 2011 ha avviato una legge contro la violenza domestica, i delitti d&#8217;onore e le mutilazioni genitali; ma \u00e8 ancora poco per parlare di svolta, dicono le attiviste che chiedono l&#8217;adozione di politiche pi\u00f9 incisive e l&#8217;approvazione di nuove leggi. Il male che sta uccidendo l&#8217;Iraq \u00e8 il settarismo e il premier Maliki non sembra avere tempo per i diritti delle donne. Non ha favorito l&#8217;apertura di un vero dialogo tra sunniti e sciiti. Da oltre un anno la minoranza sunnita protesta contro il governo, sull&#8217;onda anche di ci\u00f2 che accade in Siria. La risposta di Baghdad sino ad oggi \u00e8 stata la repressione di qualsiasi forma di opposizione. La polizia lancia raid continui nei quartieri sunniti, alimentando la tensione, e i centri per i diritti umani accusano le autorit\u00e0 di fa uso della tortura per ottenere confessioni su cui si basano sentenze di condanna a morte. Senza dimenticare che accanto alle stragi di al Qaeda ci sono i crimini commessi dalle milizie legate al governo che \u00abproteggono\u00bb gli sciiti dagli attacchi degli estremisti sunniti. Di fronte a tutto questo l&#8217;Occidente chiude gli occhi e non mancano occasione per vendere armi al governo iracheno<\/p>\n<p>VATICANO <\/p>\n<p>EUROPA<br \/>\nRUSSIA<br \/>\nMOSCA<br \/>\nPUSSY RIOT, AMNESTY: &quot;MOSCA VUOL FAR TACERE NADIA&quot; \/ Gli avvocati della Pussy Riot Nadia Tolokonnikova hanno inoltrato un nuovo appello per la sua liberazione alla Corte Suprema russa. Lo riferisce l&#8217;agenzia Ria Novosti. L&#8217;appello arriva in un momento di incertezza sull&#8217;ubicazione della ragazza &#8211; si \u00e8 parlato nei giorni scorsi di un trasferimento in Siberia, una dei due membri della band musicale Pussy Riot condannati nel 2012 a due anni di prigione per una \u00abpreghiera punk anti Putin\u00bb nella cattedrale di Mosca. Se ne sono infatti perse le tracce dopo la decisione delle autorit\u00e0 carcerarie il 21 ottobre di trasferirla dalla Mordovia in un&#8217;altra prigione, in seguito alle dichiarazioni della ragazza di aver ricevuto minacce da funzionari delle carceri. Il Commissario russo per i diritti umani Vladimir Lukin ha promesso di dare il proprio sostegno al reclamo.<br \/>\nSulla vicenda \u00e8 tornata anche Amnesty International, secondo la quale il continuo rifiuto di rendere noto dove si trovi Tolokonnikova, \u00e8 la prova \u00abdell&#8217;intento delle autorit\u00e0 russe di ridurla al silenzio\u00bb.<br \/>\nMOSCA<br \/>\nPER PROTESTA INCHIODA TESTICOLI AL SUOLO Arriva dalla piazza Rossa a Mosca la protesta contro Putin e contro la sua totale indifferenza verso i diritti civili di diverse categorie. A protestare \u00e8 stato Pytor Pavlensky, artista russo, che ha deciso di inchiodarsi i testicoli proprio sul selciato della piazza. L\u2019uomo si \u00e8 prima spogliato in pubblico poi si \u00e8 trafitto lo scroto e l&#8217;ha fatto sul ciottolato della piazza. Pavlensky \u00e8 rimasto a terra vari minuti, senza cedere alla sofferenza, poco dopo \u00e8 intervenuta la Polizia per portarlo in ospedale. In un comunicato che Pavlensky ha pubblicato prima della \u201cperformance\u201d con il video che pubblichiamo l\u2019artista ha spiegato che sta cercando di attirare l\u2019attenzione della societ\u00e0 russa sullo \u201cstato di polizia\u201d che vige attualmente nel paese. Pavlensky gi\u00e0 in passato si \u00e8 mostrato con la bocca cucita per protestare contro l\u2019arresto e l\u2019incarcerazione delle Pussy Riot, poi, sempre contro il Cremlino si \u00e8 fatto trovare nudo, per strada, e avvolto del tutto nel filo spinato.<\/p>\n<p>GRECIA<br \/>\nATENE<br \/>\n 10NGR Migliaia di dimostranti in Piazza Syntagma mentre in parlamento si discute la mozione di sfiducia di Syriza \/ Migliaia di dimostranti hanno raccolto l&#8217;appello della sinistra radicale e si sono radunati in Piazza Syntagma davanti al parlamento dove si sta discutendo la mozione di sfiducia presentata da Syriza contro il governo di &quot;LARGHE INTESE&quot; di Samaras.  Duro attacco di Alexis Tsipras al premier in parlamento. &quot;abbiamo proposto una mozione di censura, perch\u00e9 avete fallito su tutto. Il popolo viene trattato come spazzatura&quot;.<br \/>\nTSIPRAS HA DETTO CHE UN GOVERNO DI SYRIZA CANCELEREBBE TUTTE LE MISURE DETTATE DAI MEMORANDUM DI UNIONE EUROPEA E FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE.<br \/>\n Una deputata del Pasok ha votato a favore della mozione di Syriza ed \u00e8 stata espulsa dal partito. La mozione \u00e8 stata bocciata ma il successo della mobilitazione dimostra che Syriza \u00e8 sempre pi\u00f9 il punto di riferimento della Grecia che resiste e si ribella. Nella piazza piena si alternano discorsi e musica.<br \/>\nATENE<br \/>\nSyriza vuole ridare tv pubblica a popolo, scontri con polizia. \/ Si sono rergistrati scontri tra polizia e centinaia di persone, tra cui deputati dell&#8217;opposizione, sabato sera davanti ai locali dell&#8217;ex tv pubblica, Etr, alla periferia di Atene. La polizia ha respinto i deputati della sinistra radicale Syriza, principale partito di opposizione. I manifestanti volevano entrare nell&#8217;edificio, evacuato gioved\u00ec della polizia dopo una occupazione iniziata a giugno, quando la tv \u00e8 stata &#8216;spenta&#8217; nel piano dei tagli del governo.<br \/>\nATENE<br \/>\nLAURA BOLDRINI INCONTRA IL PORTAVOCE DI SYRIZA SU MIGRANTI E SINISTRA EUROPEA . La presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini ha incontrato nel corso della visita istituzionale in Grecia il principale leader dell&#8217;opposizione e il Presidente di Syriza Alexis Tsipras. Lo rende noto l&#8217;ufficio stampa di Syriza.<br \/>\nAlla riunione hanno partecipato Rena Douro, responsabile della politica estera e di difesa e Stathis Panagoyls, membro del gruppo parlamentare di amicizia tra Italia e Grecia. La presidente della Camera era accompagnata dall&#8217;ambasciatore italiano in Grecia Claudio Glaentzer e da una delegazione del Parlamento italiano.<br \/>\nL&#8217;incontro si e&#8217; svolto in un&#8217;atmosfera cordiale e positiva. &quot;Tema dominante che ha preoccupato entrambe le parti &#8211; spiega Syriza- e&#8217; stata l&#8217;immigrazione, uno schiaffo in faccia per tutta l&#8217;Unione europea, com&#8217;e&#8217; accaduto il mese scorso sulle coste di Lampedusa, con immigrati africani vittime della tragedia che si verifica quotidianamente nelle acque del Mediterraneo. Migliaia di vite umane perse, a causa dell&#8217;assenza di una politica di immigrazione coerente, ma anche per l&#8217;assenza di solidarieta&#8217; dei paesi del nord a quelli del Sud&quot;. La discussione ha anche affrontato la situazione in Grecia, che la presidente Boldrini ben conosce, avendo visitato dispensari, ricoveri sociali e organizzazioni non governative, come quella di Me&#8217;decins du monde. Tsipras ha sottolineato la necessit\u00e0 di iniziative che deve prendere la Grecia in una piu&#8217; ampia alleanza di paesi provati dalla crisi europea ed ha ricordato l&#8217;insensibile assenza di una politica dell&#8217; immigrazione da parte dell&#8217;Unione europea. Il presidente Tsipras ha anche ricordato che a tal fine Syriza e lui personalmente in qualita&#8217; di vice-Presidente del partito della Sinistra europea, sostengono ogni sforzo a livello nazionale ed europeo. Questo, spiega Syriza, &quot;e&#8217; un tipico caso di vedute comuni ai due presidenti: l&#8217;esistenza di un&#8217;altra Unione europea rispetto a quella che hanno conosciuto e sperimentato i greci, gli italiani e altri popoli negli ultimi tre anni&quot;. Syriza fa parte, insieme a tante altre formazioni comuniste e di sinistra, tra cui Rifondazione Comunista in Italia, del Partito della Sinistra Europea.<\/p>\n<p>GRAN BRETAGNA<br \/>\nLONDRA<br \/>\nAusterity, i comuni spengono le luci nelle strade: protesta degli automobilisti \/ Due terzi dei municipi in Inghilterra hanno abbassato o spento del tutto le luci nelle loro strade. Non \u00e8 per un possibile bombardamento, ma a causa della \u201cspending review\u201d. Il Sunday Telegraph parla di un Paese che sta ripiombando nelle tenebre, col conseguente timore di un aumento del crimine e degli incidenti stradali. Il domenicale cita i risultati di una ricerca, pubblicata dall&#8217;ex ministro all&#8217;Ambiente laburista, Hilary Benn, secondo cui i provvedimenti presi dalle autorit\u00e0 locali riguardano 750 mila illuminazioni pubbliche in tutta l&#8217;Inghilterra. Sui 122 municipi che hanno risposto all&#8217;indagine, ben 81 hanno spento i lampioni o ridotto le ore di accensione, limitandola solo a quando e&#8217; buio pesto. Ci sono poi aree che sembrano tornate a quando l&#8217;illuminazione elettrica non esisteva.<br \/>\nMeta&#8217; delle luci che rientrano sotto il controllo della contea del Devon sono state spente, mentre si raggiunge il 61% nel Warwickshire e il 66% nel Nord Somerset. L&#8217;anno scorso sempre il Sunday Telegraph aveva denunciato il fatto che oltre cinquemila chilometri di autostrade e altre strade principali non fossero illuminate.<br \/>\nFra queste l&#8217;esempio della M1, una delle maggiori arterie stradali del Paese, nel tratto tra Luton e Milton Keynes, che e&#8217; lasciata al buio fra la mezzanotte e le cinque di mattina, le ore piu&#8217; pericolose.<br \/>\nIl governo di David Cameron, spesso criticato per l&#8217;austerita&#8217; imposta al settore pubblico, ha affermato che e&#8217; un diritto dei municipi, laddove possibile, tentare di ridurre la propria &#8216;bolletta&#8217;. Ma l&#8217;iniziativa ha suscitato non poche polemiche, con l&#8217;associazione degli automobilisti, la AA, che chiede uno stretto controllo del numero di incidenti dopo questo &#8216;oscuramento&#8217;, temendo un aumento delle vittime sulle strade. Le polemiche sono ben presto diventate uno scontro politico. Il deputato laburista autore della ricerca, oltre a puntare il dito sulle responsabilita&#8217; del governo, ha rilevato che il 27% delle luci sono state spente nelle zone gestite dai conservatori di Cameron, mentre solo il 7% in quelle con una amministrazione del Labour. Immediata la risposta del sottosegretario per le autorita&#8217; locali, Brandon Lewis, che ha accusato l&#8217;esponente laburista di ipocrisia. Quando era ministro nel governo di Gordon Brown, lo stesso Benn avrebbe chiesto di spegnere i lampioni per ridurre le emissioni di anidride carbonica.<\/p>\n<p>GERMANIA<br \/>\nBERLINO<br \/>\nEURO E MERKEL, NON SONO I SOLI COLPEVOLI Il crescente malessere sociale che colpisce le popolazioni europee ha trovato nell&#8217;euro un capro espiatorio unitamente al ruolo giocato da Bruxelles nel tenere in ostaggio le economie nazionali. In questi cinque anni di crisi sono cresciuti vistosamente in tutta la Ue i movimenti politici anti-euro, spesso cavalcati da forze di destra, anche estrema, ma pure da intellettuali che si collocano nell&#8217;area della sinistra radicale. A questo risentimento si \u00e8 associato, negli ultimi tre anni, quello contro Angela Merkel.<br \/>\nL&#8217;accusa al governo tedesco \u00e8 di dettare la linea dell&#8217;austerity, a vantaggio della Germania e con il conseguente impoverimento dei paesi del Sud Europa. Ed \u00e8 proprio in quest&#8217;area europea affacciata sul Mediterraneo che cresce vistosamente un vero e proprio rancore contro la Merkel e l&#8217;euro, come una coppia malefica, sadica, mai sazia del sangue alle popolazioni europee pi\u00f9 povere, a cominciare dalla Grecia.<br \/>\nNel biennio dolente, 2012\/2013, ci sono state grandi manifestazioni popolari contro le politiche di austerity: dagli indignados in Spagna, occupanti Plaza del Sol per pi\u00f9 di un mese, a quelle pi\u00f9 cruente in Grecia (con morti e centinaia di feriti), a quelle meno eclatanti in Portogallo, Italia e, sia pure in tono minore, in Francia. Risultati? Zero. I governi delle &quot;larghe intese&quot; ormai prevalenti in quasi tutta l&#8217;Ue hanno continuato con ostinazione ad adottare ricette velenose capaci di produrre solo una prolungata recessione e di aumentare il rapporto debito\/Pil.<br \/>\nAlle critiche e alle manifestazioni di protesta hanno risposto in coro: ce lo chiede l&#8217;Europa! Con questo ritornello non hanno fatto altro che accrescere la rabbia contro Bruxelles e fatto riemergere oscure forze nazionalistiche che potrebbero causare in breve tempo la fine della stessa Unione europea.<br \/>\nMa, \u00e8 proprio vero che l&#8217;euro e le politiche di austerity decise dalla Merkel sono la causa esclusiva dei nostri mali? Andiamo per ordine. Da quando i titoli di stato dei paesi del sud &#8211; Europa, e dell&#8217;Irlanda, sono entrati nell&#8217;occhio del ciclone della speculazione finanziaria, Bruxelles \u00e8 intervenuta con forza, richiedendo &#8211; in cambio del sostegno finanziario &#8211; misure drastiche che vanno dal taglio alla spesa pubblica, ai dipendenti pubblici, accelerazione dei processi di privatizzazione, ecc. La Grecia \u00e8 il paese che ha subito i tagli pi\u00f9 feroci alla spesa pubblica e le politiche di austerity\/privatizzazioni pi\u00f9 draconiane, ma anche il paese a cui \u00e8 stato accordato un &quot;dono&quot; di 137 miliardi di debito che \u00e8 stato cancellato! Poco meno dolorose sono state le ricette europee per gli altri paesi &#8211; Spagna, Portogallo&#8230; &#8211; &quot;aiutati&quot;, con risultati ugualmente catastrofici.<br \/>\nViceversa, l&#8217;Italia, che non ha chiesto aiuto a Bruxelles &#8211; unico merito di Monti &#8211; \u00e8 stata sottoposta ad una sola clausola fondamentale: un tetto al deficit\/Pil non superiore del 3% per quest&#8217;anno, da azzerare nei prossimi anni, fino ad arrivare ad una riduzione del rapporto debito\/Pil del 60%. Attualmente \u00e8 del 173% per la Grecia, del 134% per l&#8217;Italia, e decisamente pi\u00f9 basso negli altri paesi del sud- Europa. Gli inviti a tagliare la spesa pubblica o a privatizzare fanno parte della moral suasion degli ideologici neoliberisti di Bruxelles, ma non costituiscono nessun diktat, come invece ci hanno raccontato finora i governi &quot;tecnici&quot;.<br \/>\nOra, di fronte a questi vincoli la domanda \u00e8 : possiamo restare sotto il tetto del 3% del rapporto deficit\/Pil creando posti di lavoro e rendendo meno sperequata la nostra societ\u00e0 ? In altre parole: chi ci impedisce di avere una seria patrimoniale, una progressivit\u00e0 fiscale che colpisca il redditi medio-alti, un taglio netto alla spesa militare ed alle megaopere inutili e dannose che ci costano svariati miliardi ? La risposta \u00e8: nessuno ce lo impedisce. Come dimostrano diversi studi e proposte nel merito, come quella di Sbilanciamoci o il &quot;Piano per il lavoro&quot; del Prc, si possono creare centinaia di migliaia di posti di lavoro tagliando spese inutili e dannose, distribuendo diversamente il carico fiscale, restando dentro questa compatibilit\u00e0 del deficit al 3%. Cosa c&#8217;entra Bruxelles , l&#8217;arcigna Merkel , con tutto questo? Niente. Se i governi tecnici di Monti e Letta non hanno sostanzialmente modificato il carico fiscale, spostandone il peso sui ceti medio-alti, se non hanno voluto varare una patrimoniale, se hanno continuato a sprecare miliardi in opere inutili e dannose (a partire dal Tav), se hanno incrementato i finanziamenti alla spesa militare, \u00e8 solo perch\u00e9 sono ideologicamente e materialmente legati alla borghesia finanziaria, parassitaria (e criminale), che gestisce il potere in questo paese. Se quest&#8217;anno, ancora una volta, non riusciamo a spendere i 6,7 miliardi di Fondi europei ( Fesr e Fse) utilizzandone, male, solo il 55%, se abbiamo un sistema di corruzione capillare che ci costa, secondo alcune stime, circa 60 miliardi di euro l&#8217;anno, se abbiamo una giustizia civile che \u00e8 tra le pi\u00f9 lente del mondo e rende incerto il diritto, non \u00e8 certo perch\u00e9 l&#8217;ha deciso Frau Merkel. Per non parlare delle gravi infrazioni in cui siamo incorsi in merito alla tutela ambientale, sovraffollamento carceri, accoglienza immigrati, ecc., con ben 103 procedure aperte con tanto di multe che pesano sul bilancio statale, come hanno ben documentato su questo giornale Canetta e Milanesi. In breve, possiamo ben dire che in Italia l&#8217;alibi europeo &#8211; ce lo chiede l&#8217;Europa! &#8211; ha funzionato per far passare politiche neoliberiste che hanno impoverito il paese, sotterrato il movimento sindacale, smantellato il welfare. In effetti, i nostri &quot;tecnici&quot; per fare della buona macelleria sociale sono stati molto bravi sul piano della comunicazione, riprendendo una tradizione radicata tra i politici meridionali : la colpa \u00e8 sempre di Roma che non finanzia, che si mangia i soldi, mai loro! C&#8217;\u00e8 sempre un nemico esterno che giustifica le nefandezze del potere che governa un paese o una regione. Non \u00e8 un caso che i movimenti nazionalisti anti-euro siano spesso cavalcati dalle forze economiche pi\u00f9 oscure dei singoli paesi. Forse \u00e8 arrivato il momento di finirla, di dare al Cesare quel che di Cesare. L&#8217;Unione europea va rifondata, le politiche economiche radicalmente cambiate, ma non dimentichiamoci le responsabilit\u00e0 gravissime di chi sta governando questo paese da molto, troppo, tempo.<\/p>\n<p>FRANCIA<br \/>\nPARIGI<br \/>\nS&#038;P taglia rating Francia. Governo furioso: Giudizio inesatto \/ S&#038;P taglia rating Francia ad AAStandard and Poor&#8217;s ha tagliato il rating sovrano della Francia da AA+ a AA. L&#8217;outlook passa da negativo a stabile. Secondo l&#8217;agenzia le riforme varate in campo fiscale, dei servizi e del mercato del lavoro non aumenteranno le stime di crescita. Il rallentamento dell&#8217;economia sta limitando inoltre il consolidamento dei conti pubblici. Il governo francese non ci sta e reagisce furioso al declassamento. Il giudizio sulla Francia &quot;rimane tra i migliori al mondo&quot;, ha detto il premier, Jean-Marc Ayrault, aggiungendo che l&#8217;agenzia di rating americana non prende in considerazione &quot;tutte le riforme&quot;. Prima di lui aveva parlato il ministro dell&#8217;Economia, Pierre Moscovici, che aveva definito il giudizio di S&#038;P &quot;critico e inesatto&quot;.<br \/>\nPARIGI<br \/>\n74 MILIARDI, LA CULTURA FATTURA PI\u00d9 DELL&#8217;AUTO \/ Dall&#8217;arte ai videogiochi, dal cinema all&#8217;editoria: un rapporto commissionato dalla Saicem (la Siae francese) all&#8217;agenzia Ey (l&#8217;ex Ernst &#038; Young), fotografa lo stato di salute della cultura francese: l&#8217;intero comparto fattura 74 miliardi di euro l&#8217;anno, il 4% della ricchezza nazionale prodotta, con 7,1 milioni di persone impiegate nel settore, il 5% della popolazione attiva. Il settore auto si ferma a 60,4 miliardi di fatturato, tanto per fare un paragone. E i francesi, nonostante la crisi, continuano a spendere in cultura: l&#8217;8,4% del reddito. Le arti visive e plastiche (dalla grafica al design all&#8217;architettura) sono al vertice con un fatturato di 19,8 miliardi, segue la televisione con 14,9 miliardi, al terzo posto (10,7 miliardi) l&#8217;informazione tra giornali e newsmagazine, quindi musica (8,6 miliardi), spettacolo dal vivo (8,4 miliardi), libri (5,6 miliardi), videogiochi (5 miliardi), cinema (4.4 miliardi) e radio (1,6 miliardi)<\/p>\n<p>SPAGNA<br \/>\nMADRID<br \/>\nDICIASSETTE PARTITI VERSO LA BANCAROTTA \/ Diciassette partiti politici hanno chiuso gli esercizi dal 2009 al 2011 in bancarotta tecnica, con un \u00abpatrimonio netto negativo\u00bb, secondo il rapporto della Corte dei Conti spagnola. A fronte di 850 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Il 2011, anno delle elezioni, \u00e8 stato il peggiore. Il maggiore deficit patrimoniale \u00e8 del partito nazionalista catalano di Unio Democratica de Catalua (Udc), con 11,2 milioni di euro, seguito dalla coalizione della quale fa parte, Converg\u00e8ncia i Uni\u00f3, con un saldo negativo di 10,1 milioni. Al terzo posto per debiti, Izquierda Unida, con un saldo negativo di 8,5 milioni, seguita dal partito galiziano BnG (3,4 milioni) e Izquierda Unida dell&#8217;Andalusia (3,2 milioni). Nei rendiconti del 2012 pubblicati a fine ottobre, il Partido Popular al governo ha dichiarato un saldo positivo di 9,5 milioni di euro, il maggiore dal 2008 e quadruplo rispetto a quello del 201<br \/>\nVALENCIA<br \/>\nEMITTENTI LOCALI A RISCHIO, IL CASO DI VALENCIA \/ Dopo la chiusura della tv pubblica regionale valenziana, R\u00e0dio Televisi\u00f3 Valenciana, sono a rischio altre 12 catene televisive finanziate dalle autonomie regionali spagnole, che accumulano complessivamente debiti per oltre 3 miliardi. Fra queste, la tv catalana, con un deficit di 1 miliardo, nonch\u00e9 Telemadrid, con 250 milioni di debiti e un ricorso pendente al Tar per i licenziamenti previsti dal piano di ristrutturazione. Il governo della Generalitat di Valencia ha deciso la chiusura della tv dopo 24 anni di attivit\u00e0, in seguito all&#8217;annullamento da parte del Tar di mille licenziamenti, su 1.670 lavoratori in organico, previsti dal piano di ristrutturazione. Accusate di manipolazione informativa, censura e ingerenze politiche, le emittenti finanziate dai governi regionali hanno ricevuto solo quest&#8217;anno un&#8217;iniezione di 882 milioni di euro di fondi pubblici, per continuare la programmazione. Complessivamente non superano l&#8217;8,6% dello share, nove punti in meno dello scorso anno, secondo i dati della Forta, la Federaci\u00f3n de Organismos de Radio y Televisi\u00f3n Auton\u00f3micos, che coordina le attivit\u00e0 dei media delle comunit\u00e0 regionali<br \/>\nMADRID<br \/>\nSOMMERSA DAI RIFIUTI DOPO SCIOPERO SPAZZINI CONTRO LICENZIAMENTI \/ Madrid sommersa dai rifiuti A una settimana dall&#8217;inizio dello sciopero di spazzini e addetti ai giardini, indetto dai sindacati per esigere il ritiro dei 1.134 licenziamenti dei 6.000 impiegati nel settore, annunciati da tre imprese che hanno in appalto il servizio comunale, Madrid si presenta sommersa dai rifiuti. Sarebbero decine di contenitori di spazzatura bruciati nei fal\u00f2 notturni in centro e nella periferia di Madrid.<\/p>\n<p>PORTOGALLO<br \/>\nLISBONA<br \/>\n Caritas: &quot;Governo allenti l&#8217;austerit\u00e0&quot;. 17% POPOLAZIONE A RISCHIO POVERT\u00c0 \/ La Caritas del Portogallo chiede al Governo conservatore di Peddro Passos Coelho di &quot;allentare&quot; e dunque diminuire le misure anticrisi che ancora oggi stanno causando l&#8217;aumento del numero delle persone indigenti.<br \/>\n&quot;In un anno gli assistiti dalla nostra associazione sono aumentati del 17 per cento&quot; ha dichiarato il presidente della Caritas portoghese, Eugenio Fonseca.<br \/>\n&quot;L&#8217;AUSTERITA&#8217; &#8211; ha poi aggiunto Fonseca &#8211; non sta producendo nulla di positivo, ma solo nuova poverta&#8217;. Il popolo ha gi\u00e0 dato tutto quello che poteva e ora merita un gesto di buona volonta&#8217; dai politici che lo governano, attraverso la riduzione delle tasse e la salvaguardia dell&#8217;occupazione&quot;.<br \/>\nFonseca ha spiegato che negli ultimi 12 mesi la Caritas ha assistito ben 48.450 persone (la popolazione \u00e8 di 10 milioni di abitanti) mentre nel periodo precedente e sempre di crisi, sono stati 40 mila. i dati dimostrano dunque che l&#8217;austerita&#8217; non ha migliorato le condizioni di vita dei portoghesi, ma le ha solo peggiorate.<br \/>\nIL 17,9 % DELLA POPOLAZIONE OGGI \u00c8 A RISCHIO POVERT\u00c0.<br \/>\nPer soddisfare i parametri che sono stati imposti dalla Troika (UE-BCE-FMI) e a fronte di un prestito di 78 miliardi del 2011 il Governo portoghese sta mettendo in atto varie misure contestate. E&#8217; la Troika a dire che proprio queste misure starebbero consegnando i frutti sperati.<br \/>\nLISBONA<br \/>\nMAGISTRATI , FORZE DELL&#8217;ORDINE ED ESERCITO IN SCIOPERO CONTRO L&#8217;AUSTERITY \/ Anche i magistrati portoghesi scendono in piazza contro il Bilancio 2014 dello Stato, approvato dal Governo conservatore. Il sindacato dei pubblici ministeri portoghesi (SMMP) ha proclamato uno sciopero per il 25 novembre contro le misure anticrisi contenute nella manovra finanziaria del Governo di Pedro Passos Coelho. Il sindacato, presieduto da Rui Cardoso, in una nota afferma che &quot;e&#8217; giunto il momento di porre fine al crollo dello stato sociale di diritto&quot; e chiede che venga garantito &quot;il rispetto per la Costituzione e le Corti di giustizia&quot;. I pubblici ministeri &quot;non accettano la continuazione del deterioramento dello status socio-professionale dei Pm&quot; e chiedono &quot;un sistema di remunerazione dei giudici che garantisca la loro dignita&#8217; e la loro indipendenza dai poteri legislativo ed esecutivo&quot;.<br \/>\nNegli ultimi giorni in Portogallo si sono svolti diversi scioperi e altri ne seguiranno, mentre le misure anticrisi vengono contestate anche dalle forze dell&#8217;ordine, con manifestazioni, a Lisbona, dei sergenti dell&#8217;Esercito (sono 4.500) e delle forze di polizia. Tra le altre misure impopolari figurano la riduzione dei salari nel pubblico impiego e l&#8217;aumento di 5 ore settimanali dell&#8217;orario di lavoro, l&#8217;aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile a 66 anni, il blocco delle pensioni di reversibilit\u00e0 se il cumulo supera i duemila euro mensili e tagli per le pensioni superiori ai 600 euro. Il bilancio prevede una manovra di 3,9 miliardi (il 2,3% del PIL) per rispettare i paramenti imposti dalla Troika (UE, BCE, FMI) per la concessione di 78 miliardi nel 2011, e che per il 2014 prevedono un disavanzo del 4%.<\/p>\n<p>AFRICA &#038; MEDIO ORIENTE<br \/>\nARABIA SAUDITA<br \/>\nRIYAD\/GEDDA<br \/>\nRepressa la rivolta degli spazzini \/ La rivolta dei migranti contro le autorit\u00e0 saudite \u00e8 finita ieri, con il ritorno al lavoro dei netturbini, quasi tutti stranieri, nella capitale Riyadh e a Gedda, e dopo due morti, 68 feriti, oltre 100 autoveicoli dati alle fiamme e centinaia di arresti. La settimana di \u00abcaccia all&#8217;immigrato\u00bb che le autorit\u00e0 saudite avevano lanciato il 4 novembre, allo scadere della proroga di sette mesi concessa ai lavoratori stranieri irregolari per lasciare il Paese, ha avuto il momento pi\u00f9 drammatico sabato scorso con gli scontri violenti esplosi a Manfouah, quartiere di Riyadh dove vivono migliaia di etiopi, somali ed eritrei in condizioni durissime, in dieci in due stanze, in topaie che i proprietari si ostinano a chiamare appartamenti. A un certo punto \u00e8 scoppiata una rissa, tra sauditi e immigrati, scatenata, pare, dal lancio di pietre degli stranieri arroccati nelle stradine del quartiere, decisi a resistere all&#8217;arresto. Negli scontri, un cittadino saudita e un etiope sono rimasti uccisi. Ma il governo di Addis Abeba accusa la polizia saudita di aver sparato senza motivo mentre le unit\u00e0 speciali penetravano nel quartiere per portare via gli immigrati con la forza.<br \/>\nE&#8217; stata una sommossa, che per poco non \u00e8 finita in strage, contro un Paese che dopo avere sfruttato il lavoro dei stranieri &#8211; milioni di persone alle quali sono destinate le briciole degli immensi proventi del petrolio &#8211; ora ne rispedisce una buona parte a casa.<br \/>\nI netturbini erano in sciopero perch\u00e9 la \u00absociet\u00e0 di collocamento\u00bb che li aveva portati in Arabia saudita non li ha mai regolarizzati, la stessa condizione di altre migliaia di lavoratori. Molti degli \u00abirregolari\u00bb di fede islamica invece avevano usato il pellegrinaggio ai luoghi santi della Mecca e Medina per entrare in Arabia Saudita e rimanerci in cerca di un lavoro. Per anni \u00e8 andata avanti cos\u00ec, con le autorit\u00e0 che fingevano di non vedere questa massa enorme di diseredati pronti a lavorare per pochi dollari al giorno. Stava bene a tutti, soprattutto agli imprenditori. Poi \u00e8 arrivata la stretta, improvvisa e dura, ufficialmente per ragioni di sicurezza e per \u00aballeviare\u00bb la disoccupazione tra i sauditi (al 12,5 per cento che tocca principalmente i giovani). La monarchia ora invoca la \u00absaudizzazione\u00bb per nascondere il problema delle enormi spese che il Paese deve sostenere per portare avanti la sua politica contro Siria e l&#8217;Iran e per contenere i fermenti sociali che potrebbero tramutarsi in una nuova rivolta araba. Lo slogan perci\u00f2 \u00e8 il \u00ablavoro ai sauditi\u00bb. Eppure le autorit\u00e0 sanno bene che ben pochi disoccupati sauditi si abbasseranno a fare i lavori umili svolti per anni dai clandestini. Cos\u00ec negli ultimi sette giorni la polizia ha effettuato ispezioni ovunque, senza sosta, facendo terra bruciata intorno agli \u00abirregolari\u00bb. Centinaia di migranti ieri erano in fila per costituirsi al centro per il rimpatrio di Riyadh e per evitare le pesanti sanzioni previste dalla campagna anti-clandestini. Intere famiglie sono state caricate sui pullman verso un centro di detenzione prima di essere espulsi dal Paese. Circa un milione di stranieri &#8211; dalle Filippine, India, Pakistan e Yemen &#8211; hanno gi\u00e0 lasciato l&#8217;Arabia saudita approfittando della proroga offerta sette mesi fa.<br \/>\nLa maggioranza dei giornali si \u00e8 schierata con la linea del pugno di ferro scelta dal governo. Ha applaudito all&#8217;intervento della Guardia nazionale in appoggio alle forze speciali della polizia. Ha avallato ispezioni e blitz contro il \u00abpericolo alla sicurezza causato dai clandestini\u00bb. Non la pensano cos\u00ec gli imprenditori abituati a sfruttare i manovali a basso costo, per accumulare fortune immense. Le ispezioni infatti hanno causato l&#8217;arresto dei lavori del 50% delle societ\u00e0 di costruzione, 100 mila secondo il quotidiano Arab News. Molti negozianti hanno preferito chiudere non potendo registrare i loro commessi clandestini. In varie zone del Paese non \u00e8 stato fatto e distribuito il pane per mancanza di lavoratori. Alcuni servizi pubblici sono bloccati e non si sa quando potranno riprendere. Un caos che secondo il governo rappresenta il prezzo da pagare per \u00abil futuro dei giovani sauditi\u00bb.<\/p>\n<p>SUD AFRICA\/CONGO<br \/>\nCAPE TOWN<br \/>\nCongo\/ ENNESIMA SCONFITTA DELLA POLITICA INTERNAZIONALE POST COLONIALE . Non c&#8217;\u00e8 la firma sugli accordi di pace tra il governo e i ribelli \u2013 di Rita Plantera<br \/>\nA un passo dalla china, i giochi si sono arenati ancora una volta e quella che sembrava la porta stretta verso nuovi e risolutivi scenari della crisi congolese, si \u00e8 rivelata invece la naturale conclusione di un processo di pace mai avviato. La pantomima della firma di un documento d&#8217;accordo a cui le delegazioni di Onu, Ue, Usa e Unione Africana, riunite l&#8217;11 novembre nella sala del Palazzo presidenziale di Entebbe, in Uganda, non hanno assistito \u00e8 solo un altro atto di una piece teatrale di cui nessun governo occidentale e africano ha interesse a scrivere l&#8217;atto finale.<br \/>\nLa sala vuota in attesa dei firmatari che al cospetto di burattinai regionali e occidentali avrebbe dovuto ospitare la cerimonia per la ratifica della disfatta militare dei ribelli rappresenta, non il collasso di sedicenti negoziati di pace, ma l&#8217;ennesimo fallimento della politica internazionale post-coloniale nella Repubblica Democratica del Congo, il vuoto della politica che fa da framework alla recente azione militare. Dopo ore di battibecco su un documento in 11 punti gi\u00e0 condiviso e siglato nelle passate settimane, i capi dei ribelli M23 (nella foto Reuters) e il capo della delegazione del governo congolese non hanno trovato l&#8217;accordo sull&#8217;intestazione. Cos\u00ec quello che per i ribelli sarebbe dovuto essere un accordo di pace, per il ministro degli esteri congolese altro non era che una pi\u00f9 che vaga dichiarazione. Naturalmente, a scatenare la diatriba non \u00e8 certo stato un wording invece di un altro, quanto ben altre richieste disattese. Il documento dovrebbe regolamentare il disarmo e la smobilitazione delle truppe ribelli, un eventuale inquadramento di alcuni ranghi nell&#8217;esercito governativo e la concessione di un&#8217;amnistia. Non \u00e8 azzardato quindi presumere che la querelle si sia infiammata proprio su quest&#8217;ultimo punto. Essendoci, pare, la volont\u00e0 di concederla per crimini come saccheggi e furti ma non per crimini di guerra, il capo militare degli M23 Sultani Makenga non ne beneficerebbe.<br \/>\nIl 5 novembre scorso un comunicato del leader dei ribelli M23 Bertrand Bisimwa annunciava la fine di una guerriglia durata circa 20 mesi. A contribuire alla resa finale erano state le ultime due settimane di offensiva serrata delle forze governative sostenute dalla brigata di intervento Onu &#8211; 3mila soldati &#8211; che avevano conquistato le ultime posizioni degli insorti al confine con l&#8217;Uganda e il Rwanda. In particolare tra il 25 e il 27 ottobre l&#8217;esercito di Kabila, pi\u00f9 volte accusato dagli inviati Onu di stupri e violenze contro donne e minori, responsabile di saccheggi e traffico illegale di minerali e mal equipaggiato, riusciva a ottenere la sua prima vittoria contro i ribelli grazie al sostegno dei battaglioni Onu, che per l&#8217;occasione contavano sugli elicotteri d&#8217;attacco sudafricani Rooivalk. Un anno dopo la debacle di Goma, la capitale del Nord Kivu, che aveva scioccato persino l&#8217;Occidente e orientato l&#8217;Onu verso una politica pi\u00f9 militarmente interventista di fronte al repentino avanzare delle truppe ribelli, furono cruciali la pressione internazionale senza precedenti contro ogni sostegno esterno ai ribelli e la sospensione degli aiuti di alcuni governi forti al Rwanda, accusata dall&#8217;Onu di essere con l&#8217;Uganda il principale sostenitore degli M23. Oltre a normative emanate dopo che il Congresso Usa ha approvato la legge sulla trasparenza, la Dodd-Frank, che obbliga compagnie petrolifere, multinazionali e produttori manifatturieri a rivelare se i loro prodotti contengono minerali provenienti da zone di conflitto come il Congo.<br \/>\nE il punto \u00e8 proprio questo. La guerra che da due decenni mette a ferro e fuoco la regione orientale delle Repubblica Democratica del Congo \u00e8 alimentata dall&#8217;interesse condiviso di governi, multinazionali, ribelli e trafficanti per mantenere il controllo delle immense risorse minerarie. Pi\u00f9 di due milioni di chilometri quadrati di sottosuolo di lusso che gli \u00e8 valso l&#8217;appellativo di &quot;scandalo geologico&quot;: vale a dire pi\u00f9 del 70% delle risorse mondiali di coltan, essenziale per le multinazionali della telefonia cellulare e dei portatili, il 30% delle riserve diamantifere del pianeta, oltre a vasti depositi di cobalto, rame, bauxite, uranio. In questa situazione di stallo, l&#8217;unico a uscire vincitore per ora \u00e8 Joseph Kabila, l&#8217;attuale presidente congolese, grazie alla resa dei ribelli probabilmente studiata a tavolino e che altro non fa che redistribuire interessi e compiti al grido di &quot;Grazie Kabila&quot; per le strade di Kinshasa.<\/p>\n<p>ASIA &#038; PACIFICO<br \/>\nFILIPPINE<br \/>\nMANILA\/HAIYAN &#8211; Sempre pi\u00f9 morti, danni incalcolabili. A pieno regime la macchina degli aiuti \/ Continua l&#8217;attivit\u00e0 di raccolta fondi e aiuti di molte ong e associazioni per aiutare la popolazione filippina, gravemente provata dal tifone Haiyan, che il 7 novembre scorso, viaggiando a 300Km  all&#8217;ora \u00e8 approdato sulla terra ferma, lasciando dietro di s\u00e9 morte e devastazioni di proporzioni epiche. Si stima che i morti si aggirino intorno ai 10 mila, mentre il totale delle persone coinvolte sia di oltre 4 milioni, con 500 mila gi\u00e0 costrette a sfollare. Secondo l&#8217;Unicef pi\u00f9 del 40% sono under 18.<br \/>\nSOS VILLAGGI DEI BAMBINI GESTISCE OTTO VILLAGGI NELLE FILIPPINE, che accolgono 850 bambini e 221 ragazzi, e si occupa di 11 Centri di sviluppo sociale, in cui riesce ad aiutare oltre 6000 persone. A Tacloban, citt\u00e0 che forse pi\u00f9 di tutte \u00e8 in ginocchio, anche il Villaggio Sos \u00e8 stato danneggiato: &quot;Alcune delle case del Villaggio SOS di Tacloban hanno subito gravi danni e i bambini e le loro educatrici sono stati trasferiti negli altri Villaggi SOS presenti nel paese&quot; racconta Oscar Garol, direttore del Villaggio Sos di Tacloban. &quot;Circa 150 persone, per lo pi\u00f9 bambini, sono sfuggiti alla forza dell&#8217;acqua scappando sui tetti delle case di famiglia. L&#8217;area vicina al Villaggio SOS \u00e8 devastata. C&#8217;\u00e8 fango dappertutto, anche sui cadaveri. A nome dei bambini e delle famiglie ci appelliamo a chiunque nel mondo possa offrire sostegno!&quot;, conclude Garol. La risposta efficace data in occasione dello tsunami del 2004 permette all&#8217;associazione di sfruttare l&#8217;esperienza e la competenza accumulate, e che allora ha permesso di assicurare riparo e cure a centinaia di famiglie. Questa associazione per la raccolta di contributi rimanda ai siti della Croce rossa e Agire (Agenzia italiana per la risposta alle emergenze): www.cri.it e www.agire.it .<br \/>\nLa fondazione Avsi ha lanciato in prima persona una raccolta fondi per assicurare alle popolazioni coinvolte beni di prima necessit\u00e0, sempre pi\u00f9 difficili da trovare. La campagna \u00e8 gi\u00e0 partita sui social network e, per mantenere un filo diretto con le Filippine e raccontare i bisogni e le operazioni di risposta all&#8217;emergenza, il sito www.avsi.org ospita un blog con informazioni e testimonianze dei volontari presenti sul campo. Avsi ha raggiunto al telefono Suor Margherita, che opera da pi\u00f9 di vent&#8217;anni nella zona di Calabanga: \u201cIl tifone \u00e8 arrivato prima del tempo\u201d, ha raccontato, \u201cdoveva abbattersi sulle coste della provincia di Summar alle 9 del mattino ed \u00e8 arrivato alle 4. A quel punto non si \u00e8 saputo pi\u00f9 nulla: le comunicazioni sono state interrotte fino a luned\u00ec, e 41 province sono rimaste totalmente isolate, raggiungibili solo con mezzi della protezione civile. Chi si trova nel luogo colpito fa fatica a procurarsi acqua e cibo. L&#8217;odore nelle strade \u00e8 insopportabile e il blackout delle comunicazioni complica la ricerca degli scomparsi, nonostante un servizio organizzato sui social network dal governo filippino.<br \/>\nGli estremi per effettuare donazioni sono: bonifico: CREDITO VALTELLINESE \u2013 Sede Milano Stelline, Corso Magenta 59, Iban: IT04D0521601614000000005000, c\/c intestato AVSI FONDAZIONE &#8211; Causale: Emergenza Filippine.<br \/>\nAnche la Caritas italiana gi\u00e0 da domenica si \u00e8 attivata lanciando una raccolta fondi, in stretto collegamento con la Caritas delle Filippine e con l&#8217;intera rete internazionale. \u201cLa situazione \u00e8 assolutamente caotica&quot;, ha confermato al telefono Fr. Edwin Gariguez, direttore di Caritas Filippine(NASSA) durante una teleconferenza organizzata per fare il punto della situazione. &quot;Si tratta di una catastrofe che ha colpito tutta la parte centrale del Paese, e la situazione peggiore \u00e8 quella delle piccole isole che si trovano sulla rotta del ciclone, con cui \u00e8 difficile mettersi in contatto&quot;. Ieri alcuni operatori Caritas sono riusciti, faticosamente, a raggiungere Ormoc e Palo. &quot;Attualmente, i bisogni pi\u00f9 urgenti sono quelli di cibo, acqua e medicine &#8211; continua Fr. Edwin \u2013 e nelle parrocchie \u00e8 gi\u00e0 iniziata la distribuzione degli aiuti. Nelle zone colpite la maggior parte delle case sono completamente distrutte e la gente vaga senza meta alla ricerca di un riparo. I cadaveri delle vittime della furia del ciclone sono dappertutto, e si fatica anche soltanto a contarli\u201d. In collaborazione con il CRS della rete Caritas sono gi\u00e0 stati distribuiti aiuti, in particolare tende, a 18.000 famiglie sfollate nella zona di Cebu City ed \u00e8 stato messo a punto un piano di interventi in favore di 100.000 famiglie, 500.000 persone, che prevede alloggi, di emergenza e permanenti, distribuzione di acqua, prodotti per l\u2019igiene, attrezzature per la cucina e generi non alimentari di prima necessit\u00e0. Inoltre si coinvolgeranno le comunit\u00e0 locali nella pulizia e nella rimozione delle macerie dalle aree colpite.<br \/>\nPer sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana, via Aurelia 796, 00165 Roma, tramite C7C postale n. 347013, specificando nella causale: \u201cFilippine\u201d, oppure si possono fare donazioni online sul sito www.caritas.it .<\/p>\n<p>CAMBOGIA<br \/>\nDONNA UCCISA NEGLI SCONTRI CON FORZE DELL&#8217;ORDINE DURANTE PROTESTA OPERAI \/ E&#8217; rimasta uccisa in Cambogia, oggi, a causa di colpi d&#8217;arma da fuoco, una donna, durante gli scontri con le forze dell&#8217;ordine. Era in corso una protesta di operai di un&#8217;azienda tessile che rifornisce marche importanti occidentali. &quot;Mia madre \u00e8 stata colpita al petto&quot;, ha dichiarato la figlia, Vong Voleak. Ma anche Am Sam Ath, dell&#8217;ong Licadho in difesa dei diritti umani, ha poi confermato l&#8217;informazione vedendo il cadavere in ospedale. La manifestazione \u00e8 degenerata quando diverse centinaia di operai hanno scelto di marciare verso la residenza del primo ministro Hun Sen. &quot;Gli operai si sono scontrati con la polizia&quot;, ha dichiarato il portavoce delle forze dell&#8217;ordine, Kheng Tito, denunciando il lancio di pietre avvenuto da parte dei manifestanti.<\/p>\n<p>AMERICA CENTROMERIDIONALE<br \/>\nARGENTINA<br \/>\nBUE<br \/>\nVolevano eliminare Mercedes Sosa \/ La celebre cantante Mercedes Sosa, gli scrittori Ernesto S\u00e1bato e Julio Cortazar, l&#8217;attrice Norma Aleandro, l&#8217;autrice di libri per bambini Maria Elena Walsh, una leggenda del tango come Osvaldo Pugliese. Sono solo alcuni dei nomi contenuti in una vera e propria \u00ablista nera\u00bb di artisti e intellettuali che secondo la giunta militare argentina andavano \u00abeliminati\u00bb. L&#8217;elenco \u00e8 stato rinvenuto durante le operazioni di pulizia di un&#8217;ala sotterranea abbandonata della famigerata sede dell&#8217;Aeronautica militare a Buenos Aires. Ed \u00e8 parte di uno stock ben pi\u00f9 voluminoso, circa 1.500 file che svelano tra l&#8217;altro come la dittatura che insanguin\u00f2 l&#8217;Argentina dal 1976 al 1983 avesse elaborato piani di governo che arrivavano addirittura all&#8217;anno 2000. Inoltre I documenti contengono anche istruzioni su come respingere le accuse internazionali sul rapimento degli oppositori e dei loro figli, e sulla loro scomparsa. ll ministro della Difesa argentino Agustin Rossi, nel presentare i documenti ritrovati in una conferenza stampa li ha definiti \u00abdi grande valore storico\u00bb. Durante i 30 anni in cui sono stati custoditi segretamente, le famiglie dei desaparecidos hanno chiesto invano al governo e alla Chiesa locale di aprire i loro archivi. Anche perch\u00e9 delle circa 30 mila persone che si calcola siano state eliminate dalla giunta di Jorge Videla, solo poche centinaia sono state identificate. Nella \u00ablista nera\u00bb figurano i nomi di oltre 300 intellettuali e artisti, divisi su quattro livelli di \u00abpericolosit\u00e0\u00bb<\/p>\n<p>VENEZUELA<br \/>\nCARACAS<br \/>\nMADURO AI COMMERCIANTI: BASTA RAPINE AL NOSTRO POPOLO  \/ Daka, Mundo Samira, Jvg, Pablo Electronics, Ivoo, Dorsay\u2026 In Venezuela, sulle serrande chiuse di molti grandi magazzini di elettrodomestici, \u00e8 comparso questo cartello: \u00abGentili clienti, stiamo aggiustando i prezzi (al ribasso), riapriamo luned\u00ec. Grazie per la vostra comprensione\u00bb. Le ispezioni del governo hanno infatti riscontrato grosse irregolarit\u00e0 nelle vendite: \u00abIl sovrapprezzo dei prodotti \u00e8 arrivato al 1.000%, \u00e8 una rapina ai danni dei consumatori\u00bb, ha detto il presidente Nicolas Maduro commentando in televisione, domenica, i dati del governo: in una settimana, nei negozi Daka, una lavatrice si poteva pagare al 40% in pi\u00f9, un condizionatore si vendeva a 36.000 bolivar (700 dollari al cambio ufficiale), mentre nei negozi statali si vendeva a 7.000 (113 dollari). \u00abMolti responsabili della rapina ai danni del popolo sono stati arrestati. Impediremo che i dollari della Repubblica bolivariana siano usati a fini speculativi\u00bb, ha aggiunto Maduro.  Il riferimento \u00e8 a quei commercianti o imprenditori che per importare i prodotti mancanti sul mercato locale scambiano bolivar contro dollari al tasso ufficiale agevolato, previa autorizzazione della Commissione di amministrazione della moneta (Cadivi), l\u2019organismo di protezione della divisa nazionale deputato al controllo dei cambi. Poi, per\u00f2, gonfiano i prezzi e finanziano titoli da prima pagina sui grandi quotidiani (in mano ai privati, dunque all\u2019opposizione) per accusare il governo di inefficienza: soprattutto prima delle scadenze elettorali. La prossima \u00e8 quella dell\u20198 dicembre, si voter\u00e0 per le comunali. La campagna, accesa come sempre, \u00e8 in corso. Il leader dell\u2019opposizione, Henrique Capriles, ha perso le presidenziali dello scorso aprile (le prime senza Hugo Ch\u00e1vez, morto di tumore il 5 marzo) con poco margine. E ora vorrebbe trasformare l\u2019appuntamento con le urne in un referendum sulla gestione Maduro. Il presidente \u2013 l\u2019ex autista del metro, deciso a proseguire sulla via del \u00absocialismo del XXI secolo\u00bb come il suo predecessore \u2013 denuncia da mesi la \u00abguerra economica\u00bb intentata dai poteri forti con la speculazione e l\u2019accaparramento dei prodotti basici: razziati dagli scaffali delle catene statali e rivenduti a caro prezzo al mercato nero, dove il dollaro vale otto volte di pi\u00f9.<br \/>\nGli imprenditori sostengono che non ci sono abbastanza divise a disposizione, mentre per il governo quest\u2019anno sono stati distribuiti alle imprese private 33 mila milioni di dollari e a fine 2013 si arriver\u00e0 a 40 mila milioni: ossia il 30% in pi\u00f9 del denaro di cui ha bisogno il paese per far fronte alle proprie necessit\u00e0. \u00abDobbiamo anche riformare Cadivi \u2013 ha dichiarato l\u2019economista e deputato chavista Jesus Faria \u2013 perch\u00e9 il potere economico usa le sue risorse per corrompere il settore statale e con questo meccanismo ottiene maggiori risorse che si trasformano in un maggior potere\u00bb. Il Venezuela bolivariano \u00e8 infatti ancora un paese a economia mista \u2013 con un certo numerodi imprese a propriet\u00e0 statale o controllate dai lavoratori \u2013 ma in cui il settore privato (abituato al parassitismo e all\u2019evasione fiscale) controlla circa il 60% del Prodotto interno lordo (Pil), riceve finanziamenti dal governo e muove grosse masse di capitali pronti a cercare lidi migliori. In un paese che possiede le pi\u00f9 grandi riserve petrolifere del mondo, questo significa lasciare il Venezuela in bal\u00eca della sua \u00abmaledizione\u00bb, trascurando la produzione interna e la sovranit\u00e0 economica. \u00abSiamo interessati allo sviluppo del settore privato se genera lavoro, risorse e benessere, ma non se attacca il popolo\u00bb, ha detto Faria. Il continuo aumento del salario e del potere d\u2019acquisto delle classi popolari, a seguito delle politiche sociali promosse dal governo dopo l\u2019arrivo di Ch\u00e1vez (1999), hanno aumentato i consumi: molto pi\u00f9 in fretta di quanto non abbia fatto la produzione nazionale. Per far fronte all\u2019aumento di richiesta di alcuni prodotti, Maduro ha chiesto e ottenuto l\u2019appoggio immediato dei partner del Mercosur, come il Brasile. Ha anche promosso incontri con commercianti e imprenditori per chiedere loro collaborazione. Ma, soprattutto, ha promesso il pugno di ferro contro \u00abquelli che vogliono impedire al nuovo di affermarsi in Venezuela\u00bb. Per questo, fidando sulla costituzione che lo prevede, ha chiesto al parlamento di autorizzare alcune Ley habilitantes, utilizzate dal suo predecessore per accelerare le misure sociali, e che gli consentirebbero di andare pi\u00f9 in fretta contro corruzione e speculazione. Intanto, dopo la diminuzione dei prezzi, \u00e8 iniziata la corsa all\u2019accaparramento dei prodotti. Se finiranno in fretta, si ricomincer\u00e0 a gridare contro \u00abla scarsit\u00e0\u00bb, magari si scopriranno camion pieni diretti oltrefrontiera al florido mercato colombiano parallelo. \u00abLe spese compulsive \u2013 ha affermato Faria \u2013 sono determinate dalle campagne di terrore psicologico promosse dai grandi media\u00bb.<\/p>\n<p>AMERICA SETTENTRIONALE<br \/>\nUSA<br \/>\nWASHINGTON<br \/>\nSENATO APPROVA STORICA LEGGE ANTI-DISCRIMINAZIONE GAY SUL LAVORO \/  Il Senato americano ha approvato una legge che vieter\u00e0 di discriminare omosessuali, bisessuali e transgender nei luoghi di lavoro con 64 voti a favore e 32 contrari. Il nuovo provvedimento, l&#8217;Employment Non-Discrimination Act, rappresenter\u00e0 la pi\u00f9 grande vittoria per i diritti degli omosessuali a Capitol Hill dal 2010. Infatti, proprio nel 2010 il Congresso vot\u00f2 per abrogare il \u00abdon&#8217;t ask, don&#8217;t tell\u00bb, la politica che vietava a gay e lesbiche nell&#8217;esercito di dichiarare apertamente la loro appartenenza sessuale. Adesso la decisione passa alla Camera controllata dai repubblicani, dove molti esponenti del Grand Old Party vorrebbero affossarla.<br \/>\nIl presidente degli Stati Uniti ha definito un &quot;passo storico&quot; il voto del Senato: &quot;E&#8217; una decisione che spinge l&#8217;America verso la realizzazione dei nostri ideali di libert\u00e0 e giustizia. Chiedo alla Camera di votare quel testo e inviarlo alla mia scrivania in modo da trasformarlo in legge&quot;. Lo stesso Obama si era gi\u00e0 espresso in favore della proposta di legge sul sito americano dell&#8217;Huffington Post: &quot;Negli Stati Uniti, chi sei e chi ami non potranno mai essere due elementi per poter licenziare&quot; una persona.<br \/>\nCosa cambia? La legge federale in vigore proibisce la discriminazione sulla base di sesso, razza e religione, ma non pu\u00f2 fermare un datore di lavoro che voglia licenziare o rifiutare di assumere un dipendente perch\u00e9 omosessuale. Con questo provvedimento si vieta alle aziende con pi\u00f9 di 15 dipendenti di sfruttare l&#8217;orientamento sessuale come la base per prendere decisioni di tipo lavorativo.  Insomma, un&#8217;altra vittoria in un anno che ne \u00e8 stato pieno per i movimenti gay. Infatti, gi\u00e0 lo scorso giugno la Corte Suprema ha confermato la validit\u00e0 dei matrimoni gay, concedendo benefici legali alle coppie sposate. Mentre appena due giorni fa l&#8217;Illinois ha approvato l&#8217;adozione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, diventando cos\u00ec il 15esimo stato americano a renderli legali.<\/p>\n<p>NYC<br \/>\nDIRITTI UMANI<br \/>\nSeggio all&#8217;Onu per Cina, Russia, Cuba e Arabia Saudita \u2013 di Simone Pieranni<\/p>\n<p>Una nuova infornata di Stati va a consolidare la struttura del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (nella foto Reuters). L&#8217;assemblea dell&#8217;organismo internazionale ha nominato Cina, Russia, Arabia Saudita, Cuba, Francia, Gran Bretagna, Algeria, Marocco, Namibia, Sudafrica, Maldive, Messico, Macedonia e Vietnam come membri per i prossimi tre anni del Consiglio per i diritti dell&#8217;uomo (il Sud Sudan e l&#8217;Uruguay hanno invece fallito la nomina). L&#8217;organismo &#8211; che non permette diritti di veto o risoluzioni vincolanti e che ad oggi ha avviato procedure speciali su tredici paesi tra i quali Corea del Nord, Cambogia, Israele e Sudan &#8211; sostituisce dal 2006 la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, fondata nel 1946. L&#8217;allargamento ha suscitato polemiche da parte delle organizzazioni di attivisti, soprattutto rispetto all&#8217;ingresso di Cina, Russia, Arabia Saudita e Cuba. Tutti i paesi che hanno superato il voto dell&#8217;Assemblea si sono detti completamente all&#8217;altezza della situazione; Cuba ha promesso di permettere una visita &#8211; \u00e8 la prima volta in venticinque anni &#8211; di una delegazione della Croce Rossa per controllare lo stato delle carceri, mentre la Cina tramite il suo membro alle Nazioni Uniti, Wang Ming, ha specificato che la Cina \u00abtiene in grande conto i diritti umani e merita la nomina all&#8217;interno del Consiglio\u00bb. Diverso l&#8217;avviso degli attivisti di Human Rights Watch, organizzazione non governativa con sede a New York: \u00abcon questi paesi all&#8217;interno del Consiglio, i difensori dei diritti umani hanno davanti un lavoro molto duro\u00bb, \u00e8 stato il commento. L&#8217;ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Samantha Power ha commentato &#8211; senza nominare apertamente i paesi sospetti &#8211; che alcuni dei membri eletti nel Consiglio \u00abcommettono significative violazioni dei diritti\u00bb. Soprattutto rispetto alla nomina cinese ci sono le proteste pi\u00f9 importanti, con un gruppo di tibetani che fuori dal palazzo di vetro ha inscenato una dimostrazione delle torture subite dai tibetani ad opera dei cinesi (recentemente la Corte di cassazione spagnola ha riaperto un procedimento per genocidio in Tibet, contro alcuni tra i leader principali cinesi).<br \/>\nNon sono mancate critiche anche alla nomina di Arabia Saudita, finita sotto accusa per aver incarcerato lo scorso mese attivisti senza un giusto processo, oltre all&#8217;abuso dei diritti fondamentali per le donne saudite e i lavoratori stranieri e Russia, accusata anche dall&#8217;Unione Europea per processi ingiusti, repressione contro attivisti e mancanza di libert\u00e0 di stampa.<br \/>\nIn realt\u00e0 le nomine includono all&#8217;interno del Consiglio alcuni paesi spesso accusati di violazione dei diritti umani, rispondendo a un doppio ordine di potenziali conseguenze: da un lato i paesi che sono tenuti sotto la lente di ingrandimento per quanto riguarda la violazione dei diritti umani e che ora sono all&#8217;interno del Consiglio, dovranno dimostrare attraverso passi decisivi la possibilit\u00e0 di essere all&#8217;interno di questi meccanismi in modo responsabile. Dall&#8217;altro quelli che sono paesi spesso \u00abaccusati\u00bb di violazioni, possono diventare anche osservatori degli altri Stati che in alcuni casi non si dimostrano meno colpevoli per quanto riguarda la violazione dei diritti basilari dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p> (articoli da: Huffington Post , Respekt,  NYC Time, Time, Guardian, The Irish Times, Das Magazin, Der Spiegel, Folha de S\u00e0o Paulo,  El National,  Espectador, Clarin, Nuovo Paese,  Al Jazeera,  Africa Review, The Hindu, Bangkok Post, L\u2019Unit\u00e0, Internazionale,  Il Manifesto, Liberazione, Ansa  , AGVNoveColonne, ControLaCrisi , Le Point e Le Monde)<\/p>\n<p>PER  ASSOCIAZIONI, CIRCOLI FILEF,  ENTI ed AZIENDE .<br \/>\nSui siti internet  www.emigrazione-notizie.org  e www.cambiailmondo.org  \u00e8 possibile utilizzare  uno spazio web personalizzato, dedicato alla Vostra attivit\u00e0 e ai Vostri comunicati stampa. Per maggiori informazioni, contattateci a  emigrazione.notizie@email.it , oppure visitate la sezione PUBBLICIT\u00c0 su www.cambiailmodo.org<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20131115 15:02:00 guglielmoz ITALIA &#8211; PENSIONI, IL 5% PI\u00d9 RICCO PESA COME IL 44% PI\u00d9 POVERO ROMA\/NASSIRIYA\/BAGDAD\/KABUL. 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