{"id":1149,"date":"2017-04-15T18:45:46","date_gmt":"2017-04-15T16:45:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11832-regno-unito-la-fuga-degli-infermieri-italiani\/"},"modified":"2017-04-15T18:45:46","modified_gmt":"2017-04-15T16:45:46","slug":"11832-regno-unito-la-fuga-degli-infermieri-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1149","title":{"rendered":"11832 Regno Unito, la \u201cfuga\u201d degli infermieri italiani"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20151026 19:50:00 redazione-IT<\/p>\n<p>di Ludovica Liuni (da Il Fatto Quotidiano)<br \/>\n[b]La mancanza di concorsi e assunzioni dal 2008, l&#8217;assenza di prospettive e di contratti a tempo indeterminato spinge molti professionisti sul mercato inglese, dove i nostri connazionali sono oltre 2.500. Tanti di loro vorrebbero tornare, ma a una condizione: &quot;Vogliamo il posto fisso&quot;.[\/b]<\/p>\n<p>Hanno meno di trent\u2019anni, una laurea in scienze infermieristiche e nessuna intenzione di perdere tempo in Italia. Il loro presente \u00e8 in Inghilterra, il futuro chi lo sa.<br \/>\nIl fenomeno, riferisce l\u2019organizzazione Nursing &#038; Midwifery Council, ormai coinvolge oltre 2.500 italiani e stando alle stime dell\u2019Ipasvi, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, si \u00e8 registrato un incremento del 70% negli ultimi tre anni.<\/p>\n<p>Fino al 2012, infatti, chi decideva di trasferirsi oltremanica lo faceva pi\u00f9 per scelta che per necessit\u00e0. Ma da quando l\u2019Inghilterra si \u00e8 trasformata in una meta cos\u00ec ambita?<\/p>\n<p>Inghilterra, selezione per merito e possibilit\u00e0 di crescita \u2013 In Inghilterra il 40% della forza lavoro negli ospedali \u00e8 costituita da infermieri e medici stranieri. E se la fetta maggiore di assunti arriva dalle Filippine e dall\u2019India, negli ultimi sei anni anche italiani, spagnoli e portoghesi hanno fatto la loro parte. A oggi il Nursing &#038; Midwifery Council ha stimato che oltre ai 2.500 operatori sanitari arrivati dal nostro paese, ce ne sono pi\u00f9 di 10mila che vengono dalla penisola iberica. E, come \u00e8 emerso da un servizio della Bbc, il boom \u00e8 avvenuto a partire dal 2011, con l\u2019acuirsi della crisi economica.<\/p>\n<p>Tre le procedure di \u201creclutamento\u201d. La prima \u00e8 rappresentata dalle agenzie private che fanno da intermediario tra i laureati italiani e gli ospedali inglesi. La selezione, spesso, avviene con un semplice colloquio via Skype. Poi ci sono gli infermieri freelance, che cercano da s\u00e9 un posto disponibile. Infine c\u2019\u00e8 il sistema sostenuto dall\u2019Ipasvi, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, che mette online i bandi che arrivano dagli ospedali inglesi.<\/p>\n<p>\u201cQuesta \u00e8 la soluzione su cui puntiamo di pi\u00f9 \u2013 spiega a ilfattoquotidiano.it Luigino Schiavon, presidente della Federazione Ipasvi di Venezia \u2013 perch\u00e9 non ci sono di mezzo le agenzie\u201d. Il primo step \u00e8 mandare il proprio curriculum, poi sono le stesse infermiere inglesi a venire in Italia per completare la selezione. \u201cArrivano qui per valutare motivazioni e competenze dei candidati\u201d, aggiunge Schiavon. Per ora i giovani reclutati con questa modalit\u00e0 sono circa 1.200. Un sistema ben avviato, dunque.<\/p>\n<p>Ma quali sono le ragioni che spingono i ragazzi italiani a dare la priorit\u00e0 all\u2019Inghilterra rispetto agli altri Paesi europei? \u201cL\u00ec il ruolo professionale \u00e8 molto valorizzato dal sistema sanitario \u2013 spiega Schiavon \u2013 e dopo sei mesi di affiancamento gli infermieri sono regolarmente assunti con un contratto a tempo indeterminato\u201d. Quello che affascina di pi\u00f9, per\u00f2, sono le prospettive di crescita: \u201cLa progressione di carriera avviene per merito \u2013 spiega -. Si parte da un salario minimo di 26mila sterline all\u2019anno per arrivare a 98mila sterline quando si raggiunge l\u2019apice\u201d.<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi, per\u00f2, il governo inglese ha messo una stretta sugli ingressi. Da gennaio 2016 per essere assunti sar\u00e0 necessario possedere alcuni requisiti linguistici, tra cui il superamento dello Ielts (International English Language Testing System) negli ultimi due anni o lo svolgimento di un corso con almeno il 75% di interazione clinica in inglese.<\/p>\n<p>Italia, assunzioni a singhiozzo dal 2008 \u2013 I dati pubblicati dall\u2019Ocse nel 2014 parlano chiaro: nel nostro Paese mancano circa 60mila infermieri e, al tempo stesso, sono ben 25mila i neolaureati che non riescono a trovare lavoro. Un paradosso che si traduce nella chiusura dei reparti e nella riduzione dei posti letti. Il problema \u00e8 la mancanza di concorsi e assunzioni: \u201cDal 2008 la crisi economica ha ridotto il finanziamento al sistema sanitario e ormai abbiamo alle spalle anni di blocchi del turnover e dei contratti \u2013 spiega a ilfattoquotidiano.it Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi -, questo significa che noi formiamo il giusto numero di infermieri, ma loro poi non vengono assorbiti dalla pubblica amministrazione\u201d. Motivo per cui decidono di andare via.<\/p>\n<p>Gli italiani, poi, sono molto corteggiati dagli altri Paesi europei: \u201cLe agenzie governative che prendono contatto con noi ci dicono che i nostri infermieri sono i pi\u00f9 ricercati grazie alle loro competenze\u201d. L\u2019unica speranza \u00e8 che le assunzioni vengano sbloccate: \u201cLa politica deve dare a questi giovani la possibilit\u00e0 di tornare \u2013 spiega Mangiacavalli -, in questo modo avremo sul mercato dei professionisti arricchiti dalla loro esperienza all\u2019estero\u201d.<\/p>\n<p>Bisogna per\u00f2 sfatare un mito. Non \u00e8 vero che gli italiani che vanno via sono rimpiazzati da infermieri di altre nazionalit\u00e0. La quota di stranieri che lavorano negli ospedali pubblici italiani \u00e8 piuttosto bassa: su 430.537 iscritti all\u2019Albo nazionale solo 27.278 vengono dall\u2019estero. \u201cLa maggior parte degli infermieri romeni e bulgari che sono in Italia operano nelle strutture privato-assistenziali\u201d, sottolinea la presidente Mangiacavalli.<\/p>\n<p>Gli infermieri in Inghilterra: \u201cQui siamo persone, non numeri\u201d &#8211; Antonio Torella \u00e8 un infermiere pugliese trapiantato a Bologna. Per lui, 31 anni e una laurea conseguita nel 2007, quella inglese \u00e8 stata una parentesi lavorativa che si \u00e8 appena conclusa. \u201cFaccio parte dell\u2019ultima generazione che \u00e8 riuscita a entrare negli ospedali italiani tramite concorso pubblico e a ottenere un contratto a tempo indeterminato\u201d, racconta a ilfattoquotidiano.it.<\/p>\n<p>Ma Antonio, dopo otto anni di lavoro senza prospettive di crescita, sentiva il bisogno di fare un\u2019esperienza all\u2019estero: \u201cHo chiesto un periodo di aspettativa non retribuita per andare in Inghilterra\u201d, spiega. La sua destinazione \u00e8 stata un ospedale pubblico di Brighton, ottanta chilometri a sud di Londra. Qui Antonio \u00e8 venuto a contatto con i problemi di una generazione vicinissima alla sua e al tempo stesso molto distante: \u201cPer la prima volta ho vissuto tutte le preoccupazioni di questi ragazzi appena laureati che sono costretti ad andare all\u2019estero per trovare lavoro\u201d, ammette.<\/p>\n<p>Giovani che non possono fare altro che rispondere alle sirene inglesi. \u00c8 il caso di Liliana Mistretta, 26 anni, stanca di aspettare un posto fisso che non arrivava mai: \u201cDopo la laurea ho lavorato per sei mesi nel privato, poi ho fatto l\u2019infermiera domiciliare con partita Iva, ma non vedevo crescita professionale\u201d, spiega a ilfattoquotidiano.it. Cos\u00ec nove mesi fa \u00e8 andata via, senza nemmeno sapere bene l\u2019inglese: \u201cAll\u2019inizio ho cercato lavoro in una casa di riposo perch\u00e9 volevo migliorare la lingua, poi dopo qualche mese mi hanno offerto un contratto a tempo indeterminato in un ospedale di Brighton\u201d. E ora non pu\u00f2 che dirsi soddisfatta: \u201cIn Inghilterra siamo persone e non numeri\u201d, ammette.<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 duro, ma le prospettive di crescita sono un incentivo a fare di pi\u00f9. Lo conferma Flavia Amendola, 24 anni, da quattro mesi in servizio a Brighton: \u201cHo capito subito che in Italia non c\u2019era spazio per me\u201d, ricorda. Cos\u00ec ha deciso di partecipare a uno dei colloqui che le agenzie inglesi organizzano in Italia: \u201cHo fatto una prova scritta e una di anatomia medica e ho superato entrambe\u201d, ricorda.<\/p>\n<p>Ora lavora nel reparto di medicina d\u2019urgenza, ma il bello del sistema inglese \u00e8 che ti permette di cambiare e di crescere: \u201cQui il merito \u00e8 al centro del sistema \u2013 spiega -, se partecipi ai corsi di aggiornamento sali di livello\u201d. In questo modo crescono le responsabilit\u00e0, ma anche i guadagni. Tutte opzioni che in Italia non vengono prese in considerazione: \u201cNel nostro Paese ho visto infermieri leggere un ecocardiogramma meglio dei medici, ma la nostra professione \u00e8 sottopagata e bistrattata da tutti\u201d.  Entrambe, per\u00f2, sognano di tornare a casa prima o poi. Ma alle loro condizioni: \u201cVogliamo un posto fisso\u201d.<\/p>\n<p>www.ilfattoquotidiano.it<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20151026 19:50:00 redazione-IT di Ludovica Liuni (da Il Fatto Quotidiano) [b]La mancanza di concorsi e assunzioni dal 2008, l&#8217;assenza di prospettive e di contratti a <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1149\" title=\"11832 Regno Unito, la \u201cfuga\u201d degli infermieri italiani\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[77],"tags":[],"class_list":["post-1149","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2015"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>11832 Regno Unito, la \u201cfuga\u201d degli infermieri italiani - 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