{"id":1126,"date":"2017-04-15T18:45:43","date_gmt":"2017-04-15T16:45:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11856-mafia-camorra-e-altri-formaggi\/"},"modified":"2017-04-15T18:45:43","modified_gmt":"2017-04-15T16:45:43","slug":"11856-mafia-camorra-e-altri-formaggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1126","title":{"rendered":"11856 MAFIA, CAMORRA E ALTRI FORMAGGI."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20151115 19:08:00 guglielmoz<\/p>\n<p>LA MAFIA TRA REALT\u00c0 E RAPPRESENTAZIONE: IN QUESTIONE LA LETTURA DELLE FONTI<br \/>\nIMMERGENDOSI NELLA CONFUSIONE DEI DISCORSI OTTOCENTESCHI, FRANCESCO BENIGNO REINTERPRETA I DOCUMENTI RELATIVI ALLE ORIGINI DELLA CRIMINALIT\u00c0 ORGANIZZATA, ALLA LUCE DEL SUO STORICISMO INTEGRALE: \u00abLA MALA SETTA\u00bb, EDITO DA EINAUDI.<\/p>\n<p>OTTOBRE 1874. Mentre la campagna per le elezioni parlamentari \u00e8 in pieno svolgimento, a Ravenna &#8211; notoriamente un centro dell&#8217;attivismo politico radicale, dove poco tempo prima il Procuratore generale e il Prefetto erano stati assassinati &#8211; l&#8217;attenzione \u00e8 tutta concentrata sul processo alla \u00abSetta degli accoltellatori\u00bb.<br \/>\nLa \u00abSetta\u00bb era stata costituita per organizzare una serie di omicidi politici in nome di Garibaldi, ma aveva assunto ben presto il profilo di una societ\u00e0 dedita alla violenza criminale pura e semplice: questo, almeno, era ci\u00f2 che le autorit\u00e0 pubbliche affermavano. In verit\u00e0, gli elementi dell&#8217;accusa risultavano molto fragili, basati com&#8217;erano su un unico testimone dal torbido passato, generosamente remunerato per il contributo recato alla costruzione delle prove. In ogni modo, gli \u00abaccoltellatori\u00bb vennero condannati. L&#8217;opinione del questore era lapidaria: \u00ab\u00c8 cosa fuori questione e certissima che Malfattori e Internazionalisti sono la stessa e identica cosa\u00bb.<br \/>\nIl caso del processo di Ravenna non era isolato. Era normale che la polizia evocasse lo spettro di sette dedite al malaffare al fine di criminalizzare l&#8217;opposizione politica radicale: una strategia che caratterizz\u00f2 le pratiche poliziesche nei primi due decenni di vita del nuovo Stato unitario. E a cui corrispose un dibattito nazionale ossessivamente centrato sii cospirazioni, sette, \u00absociet\u00e0 di pugnalatoli\u00bb, \u00abFrammassoni del delitto\u00bb, e altro ancora. A Napoli e in Sicilia, poi, quel dibattito lasci\u00f2 un&#8217;eredit\u00e0 particolarmente avvelenata: la \u00abcamorra\u00bb e la \u00abmafia\u00bb.<\/p>\n<p>LA MALA SETTA<br \/>\n Alle origini di mafia e camorra, 1859-1878 (Einaudi, pp. 448, \u20ac 35.00) \u00e8 un libro importante perch\u00e9 riesce a mettere in luce, con una straordinaria ricchezza di dettagli, la formazione e i diversi livelli di quel dibattito e della prassi poliziesca che lo informava Sar\u00e0 bene chiarire subito, per\u00f2, che la proposta di Francesco Benigno non consiste nella riesumazione della vecchia tesi secondo cui la legislazione dell&#8217;Italia liberale contro le associazioni criminali era uno strumento di repressione politica; il ragionamento si dipana in modo ben pi\u00f9 sofisticato. Torna confermato, in ogni caso, che l&#8217;ordine pubblico era uno dei terreni principali di costruzione del destino politico della nazione. La nuova Italia era una creatura fragile, condizionata dalle mosse delle maggiori potenze e internamente divisa. I seguaci di Garibaldi e di Mazzini nutrivano sentimenti ribelli e un culto di Roma incompatibile con le leggi della diplomazia. La situazione era resa ancora pi\u00f9 delicata e complessa dal fatto che, in Sicilia e nel Sud, era frequente che nel fermento risorgi-mentale risultassero attivi uomini violenti e senza scrupoli, tanto come spie borboniche che come patrioti cospiratori. Ma lo stesso accadeva in altre parti della penisola: la linea che divideva politica e criminalit\u00e0 era confusa ovunque.<br \/>\nOvunque, attraverso cio\u00e8 i ranghi stessi della Pubblica sicurezza. Nel concreto processo di formazione delle istituzioni del nuovo Stato, i responsabili dell&#8217;ordine pubblico reclutavano spesso ufficiali e in-formatori nel mondo, quello delle cosiddette &#8216;classi pericolose&#8217;, che era loro compito controllare. E molti dei reclutati non abbandonavano, o non del tutto, il loro stile di vita e la propensione al crimine.<br \/>\nQuestori e ispettori, dal canto loro, adottavano tutto un ventaglio di tattiche ben poco corrette, dal3 ricatto all&#8217;eliminazione extragiudiziale, dal terrorismo alla provocazione dei moti di piazza; ed era pure del tutto consueto etichettare, democratici e repubblicani come! dei violenti delinquenti. La storia che Benigno racconta si sviluppa, &#8216; cos\u00ec, all&#8217;interno di un labirinto, opaco popolato da poliziotti, malviventi, traditori, agenti provocatori, giornalisti prezzolati , spie, agitatori, ricattatori e terroristi. E, naturalmente da \u00abmafiosi\u00bb e \u00abcamorristi\u00bb.<br \/>\nIl boss Gerlando Alberti, pi\u00f9 o meno alla fine degli anni settanta, avrebbe detto durante un interrogatorio: \u00abMAFIA? E cos&#8217;\u00e8? Un tipo di formaggio?\u00bb. La battuta, forse apocrifa, mostra tutta l&#8217;arroganza di un importante capo-mafia, ma anche la consapevolezza della confusione che, ancora in quegli anni, circondava la parola, e che, cos\u00ec come avevano fatto generazioni di mafiosi prima di lui, ovviamente egli aveva tutto l&#8217;interesse a alimentare. Oggi il clima \u00e8 cambiato. Nel 2008 all&#8217;et\u00e0 di ottant&#8217;anni Alberti \u00e8 stato arrestato per l&#8217;ennesima volta, nel corso dell&#8217;Operazione Perseo. Con diversi altri importanti boss stava cercando di ricostituire a Palermo il vertice di Cosa nostra, ossia la Commissione, o \u00abCUPOLA\u00bb come spesso viene detta. Chiunque pu\u00f2 adesso, su Youtube, grazie ai carabinieri, osservare i capimafia che discutono i loro piani.<br \/>\nLa carriera di Gerlando Alberti si \u00e8 sviluppata in un periodo &#8211; diversi decenni &#8211; nel quale in Italia \u00e8 stato pagato un alto prezzo in vite umane per ottenere la chiarezza che caratterizza oggi il discorso sul crimi-ne organizzato. Un momento cruciale fu certamente il maxiprocesso di Palermo del 1986-87, nel quale per la prima volta cominci\u00f2 a prendere forma, sia nell&#8217;opinione pubblica che nei soggetti istituzionali, un&#8217;immagine chiara della mafia siciliana; e nel quale venne provata l&#8217;esistenza della Cupola. Pi\u00f9 o meno contemporaneamente al primo maxi-processo, emergeva un nuovo orientamento storiografico che provava a decifrare il problema delle origini e dello sviluppo del crimine organizzato in Italia. Date le circostanze, quella storiografia aveva delle priorit\u00e0. Riconosceva, certo, l&#8217;incertezza e anche la contraddittoriet\u00e0 che accompagna-vano l&#8217;uso di parole come \u00abmafia\u00bb e \u00abcamorra\u00bb; il suo principale obiettivo era per\u00f2 rintracciare, al di l\u00e0 delle inevitabili distorsioni, i segni attraverso i quali dare un volto credibile ai criminali che stavano dietro quelle stesse parole.<br \/>\nLa ricostruzione che \u00e8 emersa da quell&#8217;importante stagione di studi gode di un significativo grado di consenso. Detto in breve, questa storia spiega le origini della mafia e della camorra come un sotto-pro-dotto del Risorgimento. Patrioti cospiratori danno vita a societ\u00e0 segrete, organizzate assumendo spesso come modello la massoneria; queste associazioni reclutano, nella causa antiborbonica, anche soggetti del sottobosco criminale; i quali, a loro volta, fanno propri i metodi, e i vantaggi, dell&#8217;associazione segreta a fini criminali, potendo diventare, nel frattempo, interlocutori della classe dirigente italiana in formazione.<br \/>\nLa scommessa di Benigno \u00e8 di adottare un orientamento storio-grafico speculare a quello corrente: il suo \u00abstoricismo integrale\u00bb non si avvale della chiarezza fornita dallo sguardo retrospettivo, quello che pu\u00f2 venire solo dall&#8217;oggi; invita invece i lettori a \u00abimmergersi nella confusione dei discorsi d&#8217;epoca\u00bb: un&#8217;epoca che non disponeva di inchieste come quelle condotte da Falcone e Borsellino. \u00c8 un metodo che richiede grande rigore; Benigno lo padroneggia riuscendo a tirare fuori dal groviglio delle testimonianze una narrazione lineare e avvincente. Il metodo rivela chiaramente i suoi vantaggi analitici allorch\u00e9 consente all&#8217;autore di mettere in discussione le interpretazioni correnti di una parte della documentazione fondamentale della storia della mafia e della camorra. Nuovo \u00e8 anche l&#8217;avvicinamento, compiutamente nazionale, alla sto-ria del crimine organizzato. Come dimostra il caso della \u00abSetta degli accoltellatori\u00bb di Ravenna, il \u00abcomplottismo autoritario\u00bb della Destra storica, la sua ossessione per le associazioni criminali, non avevano confini preventivi, non si rivolgevano cio\u00e8 solo alle regioni oggi indicate come ad alta densit\u00e0 mafiosa.<br \/>\nAlcune conclusioni di questo libro sono molto chiare. Benigno non risparmia l&#8217;uso delle virgolette nella ricostruzione della prima fase della storia della \u00abmafia\u00bb e della \u00abcamorra\u00bb: questo perch\u00e9 crede che, dietro i nomi (nuovi, peraltro, nella lingua degli anni sessanta e settanta dell&#8217;Ottocento) sia impossibile distinguere la fisionomia del tipo di soggettivit\u00e0 criminale pro-pria del nostro tempo. Piuttosto, le fonti mostrano, molto pi\u00f9 chiara-mente, altri elementi: innanzitutto una cultura fortemente influenzata dal Romanticismo e dalle sue fantasmagoriche rappresentazioni dei bassifondi urbani, orientata a scoprire gli equivalenti italiani delle societ\u00e0 segrete e delle menti cri-minali che popolavano un certo tipo di letteratura, da Balzac in gi\u00f9; in secondo luogo, la tendenza da parte del governo a evocare lo spettro di \u00abmafiosi\u00bb e \u00abcamorristi\u00bb nei momenti di maggiore tensione politica, ben frequenti dopo l&#8217;unificazione: dai fatti di Aspromonte nel 1862 alla Comune di Parigi nel 1871; in terzo luogo, una generazione di ufficiali governativi &#8211; Silvio Spaventa ne \u00e8 una delle incarnazioni emblematiche &#8211; del tutto privi di scrupoli nel manipolare e nell&#8217;ingigantire, a vantaggio dei propri referenti politici, il richiamo a \u00abmafia\u00bb e \u00abcamorra\u00bb<br \/>\nImmergendosi nella confusione dei discorsi, Benigno punta cos\u00ec a ri-vedere il modo corrente di intendere le origini del problema della criminalit\u00e0 organizzata in Italia. Si tratta di una sfida seria, e feconda, ed \u00e8 proprio su questo punto, credo, che il libro susciter\u00e0 discussione.<br \/>\nL&#8217;autore si mostra infatti poco interessato a promuovere una narrazione alternativa a quella della storiografia esistente sulla mafia e sulla camorra: fedele alle sue premesse teoriche (e al suo \u00abstoricismo integrale\u00bb), si sforza di inquadrare il problema delle origini della mafia non separandolo dai discorsi che le fonti restituiscono e dalla matassa delle rappresentazioni.<br \/>\nHo l&#8217;impressione che, in alcuni casi, sarebbe possibile leggere le sue stesse fonti in un modo diverso, forse pi\u00f9 semplice, anche se meno elegante: immaginando, cio\u00e8, che dietro la confusione dei discorsi esistessero davvero delle organizzazioni criminali (o embrioni di esse), ma che all&#8217;epoca non era sempre nell&#8217;interesse della polizia distinguere realt\u00e0 e rappresentazioni, e che il problema che queste organizzazioni rappresentavano aveva un rilievo molto minine di quello costituito dal reprimere la sovversione.<br \/>\nLa prospettiva tracciata dal libro lascia cos\u00ec aperte alcune questioni importanti. La mafia in quanto l\u2019organizzazione non \u00e8 tanto, come abbiamo ritenuto finora, un sotto-prodotto del risorgimento quanto invece un sotto-prodotto delle operazioni di polizia dell&#8217;Italia liberale? Le mafie cominciano a esistere veramente (come organizzazioni) solo nel Novecento, o nel secondo dopoguerra &#8211; come Benigno sembra suggerire &#8211; o assumono, in tempi pi\u00f9 recenti, solo una li urna pi\u00f9 netta e gerarchizzata?<br \/>\nLa chiarezza dell&#8217;argomentare risente, rispetto a queste questioni, dell&#8217;insofferenza per ci\u00f2 che viene definito come \u00abcentralizzazione romanzesca\u00bb; ma ci\u00f2 che ne risulta \u00e8 una sottovalutazione delle notizie e delle immagini delle organizzazioni criminali nel XIX secolo che pure emergono dalle tonti. Eppure \u00e8 Benigno stesso, descrivendo i primi resoconti sulla mafia e sulla camorra, a sollecitare l&#8217;interrogativo che molti lettori spontaneamente si porranno: alla fine, c&#8217;\u00e8 qualche elemento di verit\u00e0 in ci\u00f2 che le fonti dicono sui network criminali? Non credo che si tratti di una questione ingenua: non \u00e8 segno di debole storicismo riconoscere che nel passato ci si avvicinava in gradi diversi alla verit\u00e0, e che variabili erano le soglie della percezione della realt\u00e0. Non \u00e8 sufficiente, insomma, dire che \u00abil crimine risulta in pratica indistinguibile dalla sua rappresentazione\u00bb.<br \/>\nBenigno, peraltro, sembra credere che alcune fonti fossero pi\u00f9 o meno verosimili. Mi sembra accettare, per esempio, che un certo tipo di camorra esistesse nel sistema carcerario. E lui stesso sarebbe d&#8217;accordo nel riconoscere che quest&#8217;ultimo non era affatto un mondo ermeticamente separato dall&#8217;esterno. Soprattutto sembra accogliere la tesi che per molte figure l&#8217;\u00abapprendistato all&#8217;organizzazione del crimine\u00bb avviene attraverso l&#8217;esperienza delle cospirazioni risorgimentali. Tuttavia tali figure rimangono esterne al suo campo di indagine. \u00c8 un compito impossibile quello di cercare di ricostruire meglio le loro attivit\u00e0 e le loro relazioni?<br \/>\nOra, questi rilievi nulla tolgono all&#8217;importanza della Mala setta, anzi sono sollecitati dalla stessa lettura di questo libro che \u00e8 uno di quegli esempi storiografici capaci di spingere chi studia a tornare in archivio, ma che parlano direttamente anche ai non specialisti (cosa che, mi sembra di poter dire, non capita spesso in Italia), costringendo tutti a rivedere le proprie. ( da ALIAS di John Dickie)<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20151115 19:08:00 guglielmoz LA MAFIA TRA REALT\u00c0 E RAPPRESENTAZIONE: IN QUESTIONE LA LETTURA DELLE FONTI IMMERGENDOSI NELLA CONFUSIONE DEI DISCORSI OTTOCENTESCHI, FRANCESCO BENIGNO REINTERPRETA I <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1126\" title=\"11856 MAFIA, CAMORRA E ALTRI FORMAGGI.\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[77],"tags":[],"class_list":["post-1126","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2015"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>11856 MAFIA, CAMORRA E ALTRI FORMAGGI. - Emi-News<\/title>\r\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\r\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1126\" \/>\r\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\r\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\r\n<meta property=\"og:title\" content=\"11856 MAFIA, CAMORRA E ALTRI FORMAGGI. - 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