{"id":10936,"date":"2017-04-15T19:04:40","date_gmt":"2017-04-15T17:04:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/10246-presentazione-del-dossier-statistico-immigrazione-2012-xxii-rapporto\/"},"modified":"2017-04-15T19:04:40","modified_gmt":"2017-04-15T17:04:40","slug":"10246-presentazione-del-dossier-statistico-immigrazione-2012-xxii-rapporto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10936","title":{"rendered":"10246 Presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2012, XXII Rapporto"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20121030 17:36:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]Roma, 30 ottobre 20120, Teatro Orione<br \/>\nRelazione Franco Pittau, coordinatore del Dossier [\/b]<\/p>\n<p>Questa presentazione dei contenuti del Dossier Statistico Immigrazione 2012  si propone di fornire alcuni spunti che incoraggino a prenderlo in mano direttamente.<br \/>\nUna premessa metodologica impone di far riferimento all\u2019impostazione voluta da mons. Luigi Di Liegro, fondatore di questo rapporto sull\u2019immigrazione, pubblicato per la prima volta nel 1991. L\u2019impostazione era e resta imperniata su questi principi: raccogliere il maggior numero di dati  (quest\u2019anno, purtroppo, mancano quelli sui residenti e quelli previdenziali); presentare i dati in maniera semplice e incisiva; desumere le interpretazioni dai numeri stessi, escludendo le posizioni a priori; tenere conto nella ricerca della sensibilit\u00e0 e delle esigenze di chi \u00e8 impegnato sul campo.<\/p>\n<p>Si tratta, quindi, di mostrare che, se letti in maniera accorta, i numeri veicolano delle idee e forniscono indicazioni sulla convivenza sociale e sui risultati derivanti dalle impostazioni seguite. <\/p>\n<p>Va raccomandato di consultare i numeri nella loro completezza (nel Dossier 2012 completati con diverse serie storiche relative all\u2019ultimo decennio) e riferiti anche ai contesti regionali e provinciali che interessano.<br \/>\nIn questa relazione verranno citati i dati riguardanti quattro grandi temi:<\/p>\n<p>\u2022\tl\u2019immigrazione \u00e8 una introduzione concreta alla globalizzazione (la dimensione internazionale);<br \/>\n\u2022\ti migranti non sono numeri ma sono espressi da grandi numeri (la dimensione quantitativa);<br \/>\n\u2022\til supporto dato al mondo occupazionale (l\u2019attenzione al mondo del lavoro);<br \/>\n\u2022\tla convivenza con gli immigrati \u00e8 uno sbocco necessario imposto dalla situazione presente e dalla previsione del futuro (l\u2019obiettivo dell\u2019integrazione).<\/p>\n<p>[b]L\u2019immigrazione come introduzione concreta alla globalizzazione[\/b]<\/p>\n<p>Le migrazioni sono, nel mondo odierno, un fenomeno inevitabile. Sono tanti i focolai di guerra, alcuni conosciuti e altri dimenticati. Nel 2011, 1 miliardo e 200mila persone hanno vissuto in regimi dispotici (34 paesi) o in Stati fragili (43) e molte sono state quelle alle prese con degrado, povert\u00e0 ed emergenze di vario tipo; in particolare sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga, sia all\u2019estero che come sfollati all\u2019interno stesso del paese (tra di essi i rifugiati sono stati 15,2 milioni). Su  277mila domande di asilo presentate nell\u2019Unione Europea (quasi un terzo del totale mondiale), 37.350 hanno riguardato l\u2019Italia, e nel nostro paese, dal 1951 ad oggi, le domande sono state oltre mezzo milione.<\/p>\n<p>I migranti che si recano all\u2019estero rappresentano un sostegno importante per i paesi di partenza e, tra l\u2019altro, ne sostengono le economie nazionali con i loro risparmi: ne sono un esempio i circa 10 milioni di lavoratori filippini all\u2019estero che, con le loro rimesse, incidono per il 12% sul Prodotto interno lordo del loro paese.<\/p>\n<p>Le rimesse inviate dall\u2019Italia (un quinto rispetto al totale europeo), dopo essere leggermente diminuite nel 2010, sono cresciute nel 2011 di 800 milioni di euro e si sono attestate sui 7,4 miliardi di euro (circa mezzo punto del Pil). Per far fruttare maggiormente questa considerevole  massa monetaria \u00e8 stato auspicato un abbattimento dei costi dell\u2019invio da parte dei money trasnfer e, per quanto riguarda i piani pubblici si sviluppo (nazionali o bilaterali) il coinvolgimento degli immigrati, guadagnandone la fiducia e assicurando loro una resa significativa. <\/p>\n<p>I migranti contribuiscono anche a contenere il livello della disoccupazione del loro paese per il fatto di recarsi a lavorare in altri  paesi bisognosi di manodopera. <\/p>\n<p>\u00c8 specialmente a seguito di questa esigenza che l\u2019Europa \u00e8 diventata un continente globalizzato. Nel 2010, nell\u2019UE i cittadini stranieri sono stati 33,3 milioni (comunitari inclusi), un sesto di tutti i migranti del mondo, con un aumento di 800mila unit\u00e0 rispetto all\u2019anno precedente. Se ad essi si aggiungono altri 16,6 milioni di persone, di origine straniera ma diventati nel corso degli anni titolari della cittadinanza del posto, sono circa 50 milioni i residenti nati all\u2019estero, un decimo della popolazione comunitaria<br \/>\nSecondo i demografi \u00e8 scontato che l\u2019Europa continuer\u00e0 ad avere bisogno dell\u2019apporto degli immigrati, ma gli europei si mostrano preoccupati rispetto a questa prospettiva, e lo stesso avviene anche in Italia. Nel mese di giugno 2012 il Consiglio dei Ministri dell\u2019Interno dell\u2019area Schengen, facendo riferimento ai flussi dell\u2019ultimo periodo, da ricollegare anche agli eventi politici del Nord Africa, ha deciso di modificare il relativo Trattato e di reintrodurre i controlli nell\u2019area, attirandosi per\u00f2 la critica del Parlamento Europeo e della Corte Europea dei diritti umani. <\/p>\n<p>[b]I migranti non sono numeri, ma la loro presenza si compone di grandi numeri[\/b]<\/p>\n<p>Gli immigrati \u201cnon sono numeri\u201d, sottolinea lo slogan del Dossier 2012, e su tutto prevale la dignit\u00e0 personale; tuttavia, i numeri sono indispensabili per conoscere la reale portata del fenomeno migratorio e questa intuizione metodologica, \u2013 come prima richiamato \u2013 sta alla base della nascita di questo rapporto sull\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>Nel Dossier si \u00e8 tenuto conto dei movimenti anagrafici stimati dall\u2019Istat per il 2011: 376mila iscrizioni dall\u2019estero, 33mila cancellazioni per l\u2019estero dal comune italiano di residenza (ma \u00e8 risaputo che sono molto pi\u00f9 numerosi quelli che lasciano l\u2019Italia), 78.500 nuove nascite in Italia da genitori entrambi stranieri e 5.500 decessi. <\/p>\n<p>Comunque, \u00e8 difficile stabilire il numero preciso degli immigrati. Il 2011 \u00e8 stato un anno particolare dal punto di vista statistico, perch\u00e9 bisogna tenere conto anche delle operazioni censuarie. Secondo la stima del  Dossier, il  numero degli immigrati regolarmente presenti ha superato, seppure di poco, la quota di 5 milioni nel 2011, con un aumento esiguo (43mila persone) rispetto alla stima del 2010 e un\u2019incidenza dell\u20198% sulla popolazione. \u00c8, invece, notevole la differenza rispetto ai dati  del 15\u00b0 Censimento, che probabilmente non ha raggiunto tutti gli immigrati, resi sospettosi dalla crisi in atto come lo furono, nel 2001, a causa di una campagna elettorale dai toni astiosi nei loro confronti.<\/p>\n<p>Dall\u2019archivio del Ministero dell\u2019Interno si sa che alla fine del 2011 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti sono stati 3.637.724, aumentati del 2,9% e di 101.662 unit\u00e0 rispetto al 2010. <\/p>\n<p>Il Dossier ha ipotizzato, prudenzialmente, che i cittadini comunitari siano aumentati nella stessa misura percentuale (39.000 persone in pi\u00f9), diventando 1.373.000. Quanto alle provenienze continentali, superano 1 milione gli europei comunitari, quelli non comunitari e gli africani, mentre gli asiatici sfiorano questo livello e gli americani sono meno della met\u00e0. <\/p>\n<p>Con circa un milione di presenze, i romeni si impongono su tutti. Tra le altre grandi collettivit\u00e0, con oltre 100 mila membri,  troviamo il Marocco (di nuovo al secondo posto), l\u2019Albania, la Cina, le Filippine, l\u2019Ucraina, la Moldavia, la Tunisia, l\u2019Egitto, il Per\u00f9, il Bangladesh e la Serbia.<br \/>\nSono stati 7.155 quelli riconosciuti come rifugiati o persone meritevoli di protezione sussidiaria o umanitaria (accettazione di 1 domanda ogni 3 esaminate). Tuttavia, la titolarit\u00e0 di questo specifico permesso di soggiorno non ha assicurato a tutti un posto nei centri di seconda accoglienza e la fruizione di misure finalizzate all\u2019integrazione, e molti sono quelli risultati in lista d\u2019attesa. Per accogliere gli oltre 60mila sbarcati dal Nord Africa nel 2011, la Protezione Civile, in collaborazione con le Regioni, ha messo a disposizione 26mila posti, con un notevole impiego di risorse e risultati non sempre soddisfacenti rispetto all\u2019effettivo inserimento: in questo momento si aspetta di sapere se verr\u00e0 prolungato il permesso di soggiorno ai 20mila nordafricani rimasti in Italia.<\/p>\n<p>Nel 2011 sono continuati i flussi in provenienza dall\u2019estero (231.750 visti per inserimento stabile, alcune migliaia in pi\u00f9 rispetto al 2010), in prevalenza per motivi di lavoro e di famiglia, mentre sono stati circa 263mila i permessi scaduti, cio\u00e8 i permessi di soggiorno validi alla fine del 2010 e non rinnovati alla fine del 2011, per cui gli interessati sono stati costretti a lasciare l\u2019Italia per rimpatriare o recarsi in un altro paese, a meno che non si siano trattenuti irregolarmente. Parte di essi pu\u00f2 aver richiesto la regolarizzazione, chiusa il 15 ottobre 2012 con la presentazione di circa 134.576 domande. Su questa operazione di emersione hanno operato da freno diversi fattori (la crisi e la diminuzione dei posti disponibili, la complessit\u00e0 delle norme e i costi elevati) e, secondo gli uffici dei patronati sindacali e delle Acli, tra delle persone che hanno chiesto informazioni sulle condizioni per l\u2019emersione dal lavoro sommerso solo un quarto \u00e8 riuscito a completare e presentare la domanda.<\/p>\n<p>[b]Il supporto degli immigrati al mondo occupazionale[\/b]<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 un paese che sta conoscendo una crescente delocalizzazione delle attivit\u00e0 produttive, attratte all\u2019estero dalle condizioni pi\u00f9 favorevoli. Nel contesto nazionale \u00e8 crescente la perdita di posti di lavoro (1 milione tra il 2007 e il 2011) e, tuttavia, \u00e8 stato necessario far venire altri lavoratori  dall\u2019estero per coprire posti che altrimenti sarebbero rimasti vuoti. <\/p>\n<p>A quanti si chiedono perch\u00e9, in un paese con oltre 2 milioni e mezzo di disoccupati, ci sia bisogno degli immigrati, bisogna ricordare la loro indispensabile funzione di supporto al sistema economico-produttivo per la giovane et\u00e0, la mancanza di riluttanza  nell\u2019inserirsi in settori dai quali gli italiani rifuggono o nello svolgere mansioni non corrispondenti al loro livello di formazione, come anche per la maggiore disponibilit\u00e0 a spostarsi territorialmente per cui, senza togliere opportunit\u00e0 agli italiani, rimediano alle carenze del mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Per questo motivo \u00e8 aumentato il numero degli immigrati occupati, stimati dal Dossier attorno a 2,5 milioni nel 2011, un decimo di tutti gli occupati. Purtroppo, \u00e8 aumentato anche il numero dei disoccupati immigrati (310mila, di cui circa un terzo comunitari) e, naturalmente, il loro tasso di disoccupazione (12,1%, quattro punti pi\u00f9 in pi\u00f9 rispetto alla media degli italiani).<\/p>\n<p>Gli immigrati hanno un\u2019incidenza dell\u201980% tra i collaboratori familiari. Secondo un\u2019indagine della Fondazione UniCredit, i cui risultati sono stati anticipati nel Dossier, queste persone mostrano grande apprezzamento e riconoscenza nei confronti delle famiglie italiane e consentono loro di far fronte al crescente bisogno di assistenza tra gli ultra65enni (oltre un quinto della popolazione) e all\u2019aumento annuale delle persone non autosufficienti (90mila).  <\/p>\n<p>L\u2019incidenza degli immigrati \u00e8 rilevante anche in altri comparti. Essi sono circa il 50% tra i calciatori della Serie A (e superano tale livello nell\u2019Udinese e nell\u2019Inter, una squadra dove si parlano ben 13 lingue). Raggiungono il 40% tra i marittimi: a Manila, dal 2007 opera una struttura dell\u2019Accademia della Marina Mercantile Italiana per preparare marittimi da inserire nella flotta italiana e, specialmente, nelle navi da crociera. Secondo la Commissione Nazionale delle Casse Edili gli immigrati incidono per il 30% nelle costruzioni. Anche nei comparti, nei quali l\u2019incidenza rientra nella media, la loro presenza \u00e8 determinante, come tra gli infermieri  (circa 40mila su 400mila) o tra gli stagionali in agricoltura, nelle cooperative di pulizia o di trasporto merci. <\/p>\n<p>Gli imprenditori stranieri sono 249.464, aumentati anche nel 2011 (21mila aziende in pi\u00f9) cos\u00ec come \u00e8 avvenuto negli anni precedenti. Il riferimento al tasso di imprenditorialit\u00e0 della popolazione italiana lascia intendere che sussiste, per gli immigrati, la concreta possibilit\u00e0 di pervenire al raddoppio delle figure imprenditoriali. Consistente \u00e8 anche il numero degli immigrati che sono iscritti alle cooperative, specialmente in alcuni comparti. Secondo una recente stima della Fondazione Moressa, gli imprenditori nati all\u2019estero incidono per quattro punti percentuali sul Prodotto interno lordo, mentre l\u2019intera compagine dei lavoratori immigrati incide per circa tre volte di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il notevole livello degli immigrati iscritti ai sindacati (1 milione e 159mila) \u00e8 un indicatore della loro esigenza di una maggiore tutela: la flessibilit\u00e0 si trasforma troppo spesso in sfruttamento e in esposizione al rischio infortunistico (il 15,9% degli eventi infortunistici riguarda lavoratori nati all\u2019estero). Molto sentito \u00e8 anche il bisogno di fruire di pari opportunit\u00e0 a livello professionale. Ad esempio, sono occupati come operai l\u201982,7 dei comunitari e l\u201989,3% dei non comunitari (rispetto al 40% riscontrabile tra gli italiani). Nonostante la met\u00e0 degli immigrati abbia conseguito il diploma o la laurea, si riscontra che 4 su 10 sono inseriti a un livello inferiore rispetto al loro livello di formazione.<\/p>\n<p>[b]Il confronto tra quanto gli immigrati pesano in termini di costi alle casse pubbliche e quanto essi versano evidenzia un beneficio economico per l\u2019Italia pari ad almeno 1,7 miliardi di euro nel 2010, specialmente grazie all\u2019importo rilevante dei contributi previdenziali versati a fronte di un ridottissimo numero di persone che vanno in pensione (tra gli immigrati gli ultrasessantacinquenni sono, in percentuale, cinque volte di meno rispetto agli italiani). [\/b]L\u2019incidenza degli immigrati \u00e8 contenuta anche per quanto riguarda la fruizione delle altre prestazioni previdenziali e assistenziali, come ha documentato il Rapporto 2012 sul mercato del lavoro degli immigrati, curato dal Ministero del Lavoro.<\/p>\n<p>[b]La convivenza con gli immigrati \u00e8 uno sbocco necessario imposto dalla situazione presente e dalla previsione del futuro[\/b]<\/p>\n<p>Tenuto conto che gli immigrati sono persone e \u201cnon sono numeri\u201d, quali decisioni sono auspicabili? Questa motivazione morale viene rafforzata dal ricordo storico di un secolo e mezzo di esodo conosciuto dall\u2019Italia con circa 30 milioni di espatriati, mentre alla fine del 2011 gli italiani iscritti nell\u2019Anagrafe degli Italiani all\u2019Estero sono risultati 4.208.997.<\/p>\n<p>Senz\u2019altro bisogna evitare, a livello internazionale, di dare un\u2019immagine negativa del paese nella gestione dell\u2019immigrazione. Nel 2012, l\u2019Italia ha subito una condanna del Corte europea dei diritti umani per la violazione del principio del non respingimento delle persone provenienti dalla Libia (caso Hirsi). A sua volta il Consiglio d\u2019Europa ha raccomandato la razionalizzazione del sistema, che vede migliaia di richiedenti asilo in attesa di poter fruire dei centri si seconda accoglienza. Addirittura, una sentenza del Tribunale di Stoccarda del 12 luglio 2012 ha qualificato l\u2019Italia come un paese che riserva loro un \u201ctrattamento disumano e degradante\u201d, se non addirittura il rischio di \u201crestare senza un tetto\u201d. <\/p>\n<p>Anche se \u00e8 stato ridimensionato un orientamento pregiudizialmente chiuso agli immigrati con la nomina a Ministro dell\u2019immigrazione di un rappresentante del mondo del volontariato, l\u2019Italia appare un paese in bilico. <\/p>\n<p>Un\u2019indagine Istat di luglio 2012 ha posto in evidenza un atteggiamento ambivalente che coinvolge 6 italiani su 10: da una parte viene riconosciuto che la funzione degli immigrati sia arricchente e che essi sono trattati peggio degli italiani; dall\u2019altra, si ritiene che gli immigrati siano troppi e manca la disposizione a far sposare con essi i propri figli (in particolare con un partner rom, romeno, marocchino e albanese). <\/p>\n<p>Recentemente, sono state prese alcune decisioni da valutare positivamente (come il prolungamento del periodo di soggiorno in caso di disoccupazione), ma l\u2019integrazione \u00e8 un obiettivo che in larga misura deve essere ancora raggiunto.<br \/>\nAiuta a incamminarsi pi\u00f9 decisamente in tale direzione la consapevolezza che gli immigrati diventeranno sempre pi\u00f9 indispensabili dal punto di vista demografico, ma gi\u00e0 lo sono attualmente, con una incidenza del 10% sui minori, del 14,4% sulle nuove nascite e oltre 2 milioni i nuclei familiari con almeno un componente straniero (un decimo del totale). <\/p>\n<p>Secondo le previsioni Istat sul futuro demografico (in base allo scenario medio, quello ritenuto pi\u00f9 probabile),  nel 2065 la popolazione complessiva (61,3 milioni di residenti) sar\u00e0 l\u2019esito di una diminuzione degli italiani di 11,5 milioni (28,5 milioni di nascite e 40 milioni di decessi) e di un saldo positivo di 12 milioni delle migrazioni con l\u2019estero (17,9 milioni di ingressi contro 5,9 milioni di uscite), cosicch\u00e9 gli stranieri residenti supereranno i 14 milioni (oltre un quinto della popolazione). <\/p>\n<p>In conclusione, se l\u2019immigrazione costituisce un apporto dal punto di vista demografico e occupazionale, attualmente come nel futuro; se &#8211; nonostante i problemi che possono derivare da questo grande fenomeno sociale &#8211; prevalgono i benefici, sia sul piano del bilancio economico sia nella prospettiva di una convivenza interculturale e interreligiosa; se, in un mondo globalizzato, l\u2019immigrazione con le sue reti pu\u00f2 essere di supporto a quella internazionalizzazione di cui il \u201cSistema Italia\u201d ha un estremo bisogno; se gli immigrati venuti in Italia, nonostante tutto, hanno sentimenti di amicizia nei nostri confronti e di attaccamento all\u2019Italia; perch\u00e9 non iniziare a costruire insieme un nuovo futuro per l\u2019Italia? <\/p>\n<p>Gli immigrati non sono numeri bens\u00ec persone disposte a impegnarsi, ma bisognose di essere riconosciute nella loro dignit\u00e0 dagli italiani e sollecitate a lavorare insieme. Questa \u00e8 la vera integrazione! <\/p>\n<p>[b]LEGGI LA SCHEDA DI SINTESI DEL RAPPORTO IMMIGRAZIONE 2012[\/b]<br \/>\n[url]http:\/\/www.emigrazione-notizie.org\/public\/upload\/Scheda_Dossier_Caritas_2012_definitiva.pdf[\/url]<\/p>\n<p>http:\/\/www.emigrazione-notizie.org\/public\/upload\/Scheda_Dossier_Caritas_2012_definitiva.pdf<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20121030 17:36:00 redazione-IT [b]Roma, 30 ottobre 20120, Teatro Orione Relazione Franco Pittau, coordinatore del Dossier [\/b] Questa presentazione dei contenuti del Dossier Statistico Immigrazione 2012 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10936\" title=\"10246 Presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2012, XXII Rapporto\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-10936","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2012"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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