{"id":10854,"date":"2017-04-15T19:04:29","date_gmt":"2017-04-15T17:04:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/10162-argentina-ai-piedi-delle-ande-dove-si-pensa-al-bien-comun-e-alla-comunita-indigena\/"},"modified":"2017-04-15T19:04:29","modified_gmt":"2017-04-15T17:04:29","slug":"10162-argentina-ai-piedi-delle-ande-dove-si-pensa-al-bien-comun-e-alla-comunita-indigena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10854","title":{"rendered":"10162 ARGENTINA AI PIEDI DELLE ANDE. DOVE SI PENSA AL \u00abBIEN COMUN\u00bb E ALLA COMUNIT\u00c0 INDIGENA."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20120915 06:21:00 guglielmoz<\/p>\n<p>ARCHIVIANDO IL LIBERISMO. NEL \u201cBARRIO\u201d  DEI TUPAC AMARU  SAN SALVADOR DE JUJUY  &#8211; UN PAESE DI CINQUEMILA CASE TOTALMENTE AUTOCOSTRUITO, IN , IN ARGENTINA AI PIEDI DELLE ANDE. DOVE SI PENSA AL \u00abBIEN COMUN\u00bb E ALLA COMUNIT\u00c0 INDIGENA. Messo in soffitta il neoliberismo sfrenato dell&#8217;era Menem che l&#8217;aveva portata al crack del 2001, l&#8217;Argentina vive oggi un vero e proprio boom economico e sociale. Una delle esperienze pi\u00f9 interessanti, in questo clima, \u00e8 rappresentata dal Movimento Tupac Amaru, anzi dalla Organizacion Barrial Tupac Amaru.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile una traduzione corretta del termine barrial: in senso letterale sarebbe &quot;di quartiere&quot; o &quot;di paese&quot;, ma la natura politica e lo spirito del movimento suggeriscono &quot;di comunit\u00e0&quot;.<br \/>\nLa Tupac \u00e8 presente in tutta l&#8217;Argentina ma ha il suo maggior radicamento nella provincia di Jujuy e nella citt\u00e0 capoluogo che \u00e8 San Salvador de Jujuy. In quest&#8217;area, alle pendici delle Ande e non lontano dal confine boliviano, l&#8217;organizzazione esercita in maniera capillare il suo intervento sociale. Per avere un&#8217;idea della forza e del radicamento basti pensare che le piccole cooperative ad essa aderenti sono riuscite a produrre, con un complesso meccanismo di autocostruzione finanziato dal piano di nazionale edilizia popolare, un intero villaggio di cinquemila alloggi per un pari numero di famiglie. E altri villaggi pi\u00f9 piccoli in tutta la provincia. I motivi alla base del successo stanno soprattutto nella capacit\u00e0 dei suoi militanti originari e degli attuali dirigenti di dar voce alle popolazione indigena, che peraltro costituisce la maggior parte della popolazione locale.<\/p>\n<p>UN MOVIMENTO ANTI-IDEOLOGICO<br \/>\nL&#8217;organizzazione prende il nome dal leader che a fine Settecento &#8211; all&#8217;epoca delle lotte per l&#8217;indipendenza nazionale &#8211; aveva guidato la battaglia per i diritti e l&#8217;avanzamento sociale delle popolazioni indigene: un cacique che portava anche un nome ispanico e che \u00e8 ritenuto discendente dell&#8217;ultimo re inca, del quale prese anche il nome. Il mito di Tupac Amaru \u00e8 diffuso in tutta l&#8217;America del Sud: basti ricordare il movimento dei tupamaros in Uruguay negli anni sessanta e settanta, dal quale per altro provengono il presidente e autorevoli membri dell&#8217;attuale governo progressista in quel paese. Ma qui in Argentina, e in particolare nel Jujuy, c&#8217;\u00e8 un riferimento preciso alla tradizione indigena, non un generico riferimento ideale a un eroe popolare.<br \/>\nNel farsi portavoce delle aspirazioni della popolazione indigena, l&#8217;organizzazione non manca di sottolineare il suo orientamento anti-ideologico. Anzi, essa \u00e8 spesso in polemica con i marxisti locali. Per converso, ha ottimi rapporti con la sinistra peronista di governo, in particolar modo con la ministra degli Affari sociali Alicia Kirchner. Essa infine si dichiara decisamente pacifista, nonostante sulle case che costruisce, sulle magliette dei suoi aderenti, sugli abiti da lavoro e sui muri degli asili infantili siano presenti le icone di Tupac Amaru, Evita Per\u00f3n e Che Guevara.<br \/>\nIn questo c&#8217;\u00e8 una logica ben comprensibile. Che Guevara &#8211; che era argentino, fattore non secondario &#8211; \u00e8 il Che della rivoluzione latinoamericana, qui vista in versione umanitaria. Sui muri dei saloni delle assemblee e delle scuole popolari costruite e gestite dalla Tupac si leggono frasi come \u00abbisogna essere duri senza perdere mai la propria tenerezza\u00bb. Di Tupac Amaru ho detto. Quello che \u00e8 pi\u00f9 difficile da digerire per noi \u00e8 il culto di Evita Per\u00f3n, che nella storia non \u00e8 stata n\u00e9 il personaggio del film di Madonna e Banderas, n\u00e9 la fascista che abbiamo in mente noi, n\u00e9 solo la grande propugnatrice dei diritti dei popoli oppressi come molti ritengono qui. Evita \u00e8 molto amata a sinistra e negli ambienti popolari perch\u00e9 ha prodotto una linea antioligarchica e pro-sindacato (sia pure alla maniera peronista) e soprattutto a favore del welfare. E il welfare &#8211; cio\u00e8 la spesa pubblica per politiche sociali &#8211; c&#8217;entra molto in questa storia (come in generale nella storia dell&#8217;Argentina moderna).<br \/>\nI Tupac nascono, come molte organizzazioni democratiche, durante la fase di grande disoccupazione ed estremo incremento della povert\u00e0 causato dalle privatizzazioni e dalla scellerata politica monetaria di Menem (con conseguente chiusura massiccia di fabbriche e fallimento complessivo dell&#8217;economia). All&#8217;inizio del movimento c&#8217;\u00e8 la saldatura tra una pratica di intervento politico-sociale e una di solidarismo che \u00e8 quello della copa de leche. Una tradizione di aiuto comunitario che non \u00e8 specifica dell&#8217;area del Jujuy: dei militanti si mettono insieme nel fornire un servizio di assistenza, espresso appunto dalla tazza di latte ai bambini, un piatto di riso e altri aiuti alle famiglie pi\u00f9 povere, e facendo una propaganda organizzativa basata soprattutto sulla questione del lavoro. D&#8217;altronde la leader indiscussa dell&#8217;organizzazione, Milagro Sala, proviene dalle fila del sindacato, anche se nel complesso della strategia attuale del movimento questo non sembra essere un aspetto determinante.<\/p>\n<p>LE COOPERATIVE EDILIZIE<br \/>\nLa struttura di base originaria, la copa de leche, \u00e8 attiva tuttora con le stesse funzioni: mobilitazione, educazione politica e servizio sociale. L&#8217;altra struttura di base dell&#8217;organizzazione \u00e8 rappresentata dalle cooperative edilizie, costituite da un numero ristretto di soci che esprimono un delegato. I delegati delle cooperative, delle fabbriche e delle copas de leche, insieme a delegati degli insegnanti e di altre figure (soprattutto tecnici occupati nei servizi: medici etc.), formano l&#8217;assemblea, una sorta di parlamento che nomina una struttura di direzione al cui vertice sta Milagro, leader indiscussa. Non manca certo un po&#8217; di culto della personalit\u00e0. Ma giova ricordare a questo riguardo che anche la stampa indipendente mostra uno stupito apprezzamento per quello che l&#8217;organizzazione \u00e8 riuscita a fare sotto la sua leadership: \u00ablos milagros de Milagro\u00bb, \u00abi miracoli di Milagro\u00bb, titolava di recente un articolo. E bisogna comprendere l&#8217;organizzazione e il movimento nel suo contesto storico e locale.<br \/>\nNel suo consolidamento e nella sua pratica aggregativa l&#8217;organizzazione si \u00e8 inoltre fondata sul riferimento all&#8217;identit\u00e0 &quot;indigena&quot;. Il riconoscersi in questa appartenenza \u00e8 un valore che l&#8217;organizzazione propugna proprio per rivalutare un&#8217;identit\u00e0 culturale repressa e negata da sempre. Credo che anche il riferimento alla spiritualit\u00e0 indigena &#8211; e gli stessi rituali e le feste che si celebrano &#8211; vogliano sottolineare una recuperata dignit\u00e0 non inventando, bens\u00ec difendendo un&#8217;antica tradizione comunitaria.<br \/>\nLa pi\u00f9 grande concentrazione di aderenti vive nel quartiere di edilizia residenziale al quale ho fatto riferimento prima, noto appunto come El barrio de la Tupac Amaru. Si ha l&#8217;impressione di una gated community per poveri e lavoratori a causa di una sorta di controllo all&#8217;ingresso (per altro solo in questo barrio), ma bisogna considerare che qui le provocazioni non mancano. In compenso il Barrio \u00e8 effettivamente una comunit\u00e0, dovuta alla omogeneit\u00e0 politica e culturale degli abitanti. Ma questo non mi pare un limite, a meno che non si voglia considerare tale la realt\u00e0 dei paesi comunisti bracciantili e mezzadrili del Sud e del Centro Italia di una volta. Infine i barrios della Tupac &#8211; non solo quello di San Salvador &#8211; hanno tutti dei luoghi assembleari e delle strutture di servizio, mentre i grandi spazi destinati ad area di gioco hanno la funzione di consolidare la vita sociale e comunitaria.<\/p>\n<p>LA CASA E IL LAVORO<br \/>\nMi sembra molto importante sottolineare il nesso mobilitazione-lavoro-casa che ha permesso il successo e lo sviluppo dell&#8217;organizzazione. Le casette unifamiliari a piano terra, tutte uguali secondo il dettame del piano nazionale di edilizia popolare, sono costruite dalle cooperative della Tupac Amaru, le quali sono riuscite a farsi assegnare gli appalti grazie alla loro forza concorrenziale, legata a sua volta al fatto che agiscono come un sistema di autocostruzione a prezzi molto contenuti. I salari di base sono molto modesti, ma sono quelli sindacali dell&#8217;edilizia. Le cooperative producono ricchezza per il fatto che non c&#8217;\u00e8 profitto e non c&#8217;\u00e8 da pagar clientele. Non c&#8217;\u00e8 gran bisogno di tecnici, data l&#8217;estrema semplicit\u00e0 e standardizzazione del prodotto edilizio. Inoltre, ci tengono molto a lavorare &quot;dal basso&quot; con maestros de obra invece che architetti. Infine, nel Barrio Tupac Amaru di San Salvador c&#8217;\u00e8 anche una fabbrica cooperativa che produce i manufatti edilizi di base (blocchi di cemento, piccole travi di cemento armato, monoblocchi di cucina), che riducono ulteriormente i costi e danno occupazione ad altri lavoratori.<br \/>\nPer quanto riguarda poi il salario, la portata del miglioramento si pu\u00f2 comprendere solo tenendo conto delle condizioni di partenza e di quelle che ancora esistono nell&#8217;agricoltura e nelle altre attivit\u00e0 locali. Pensiamo all&#8217;enorme zuccherificio presente a Calilegua, il cui padrone, Blaquier, sta per essere condannato per crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 perch\u00e9 consegnava gli attivisti del sindacato in fabbrica ai militari per un destino di torture e sparizioni. Anche il confronto tra il villaggio Tupac di San Pedro e l&#8217;aggregato di baracche (con una latrina ogni trenta persone e senza acqua in casa) creato da un altro zuccherificio, La Esperanza, d\u00e0 una chiara idea dei passi in avanti compiuti grazie alle lotte e alle mobilitazioni della Tupac Amaru. La lotta iniziale per il lavoro ha trovato uno sbocco soprattutto nelle opportunit\u00e0 create dal piano nazionale per l&#8217;edilizia popolare del governo Kirchner, che \u00e8 riuscito a saldare politica per l&#8217;occupazione e politica di welfare.<br \/>\nL&#8217;edilizia \u00e8 stato l&#8217;ambito nel quale questa lotta ha sfondato. Era la lotta \u00abper un lavoro degno\u00bb. E tale \u00e8 quello che si svolge. Va inoltre considerata l&#8217;assenza o la minore alienazione (intesa sia in senso marxiano che della sociologia). Si lavora insieme \u00abal bien comun\u00bb, come dicevano una volta i contadini spagnoli. E non c&#8217;\u00e8 il padrone che, nello sfruttarti, organizza tempi e metodi.<\/p>\n<p>CHE FARE? IL PARTITO, O FORSE NO<br \/>\nQui si apre un problema pratico e di prospettiva: che si far\u00e0 quando la domanda di costruzioni (al livello a loro accessibile) sar\u00e0 terminata? Che far\u00e0 chi gi\u00e0 da ora non vuole, o non pu\u00f2, lavorare o, per la sua qualificazione, \u00e8 sprecato nell&#8217;edilizia? Qualcuno ora \u00e8 impiegato nelle fabbriche cooperative: nella fabbrica tessile hanno un appalto della Naci\u00f3n per confezionare grembiuli per le scuole elementari pubbliche e producono anche abiti da lavoro e vestiti pi\u00f9 raffinati che sono venduti in un loro negozio della capitale. Inoltre hanno una fabbrica metalmeccanica e altre attivit\u00e0 minori all&#8217;interno dei barrios pi\u00f9 grandi. Ma \u00e8 ancora poca roba. C&#8217;\u00e8 poi del personale di livello medio-alto impegnato nei servizi sociali gestiti a integrazione di un welfare statale debole: scuole primarie e secondarie, ambulatori, in parte importanti per la loro gratuit\u00e0, in parte con una funzione anche da biglietto da visita, ma con medici e infermieri al lavoro. L&#8217;utenza \u00e8 generale, non esclusiva degli aderenti al movimento, i quali per\u00f2 hanno la precedenza. Pu\u00f2 comprendersi come questa situazione, proprio per la sua rete di servizi e la sua organizzazione di comunit\u00e0, possa dare un&#8217;impressione di uno Stato nello Stato (e su questo insistono i critici malevoli). D&#8217;altronde c&#8217;\u00e8 un effettivo rischio di isolamento tanto pi\u00f9 forte quanto pi\u00f9 diventa grande il movimento. E probabilmente di questo sono coscienti i suoi aderenti, che ora spingono in direzione della trasformazione in partito politico, investendo altre tematiche e coinvolgendo settori pi\u00f9 ampi della popolazione.<br \/>\nNon credo di aver esagerato, almeno non troppo. Di queste realt\u00e0 &#8211; che mostrano la portata dei cambiamenti in America latina &#8211; si sa poco da noi. Ha ragione Robert Castel, che era parte della nostra delegazione, quando, intervistato dall&#8217;agenzia di stampa Telam, afferma che \u00abl&#8217;esperienza della Tupac \u00e8 inedita e particolare. Pensavo a qualcosa di molto pi\u00f9 artigianale e improvvisato che tentava di rispondere alle esigenze della gente. Non \u00e8 cos\u00ec: c&#8217;\u00e8 una istituzione reale con molto potere e un grande movimento\u00bb. In effetti essa esprime il nuovo corso dell&#8217;Argentina e dell&#8217;America latina.<\/p>\n<p>LE ICONE DEL MOVIMENTO<\/p>\n<p>SCHEDA<br \/>\nTUPAC AMARU &#8211; Fu l&#8217;ultimo sovrano del regno di Vilcabamba, nella seconda met\u00e0 del &#8216;500. Il regno andino fu l&#8217;ultimo tentativo di autogoverno degli inca dopo la colonizzazione spagnola. Per questo Tupac Amaru \u00e8 considerato un&#8217;icona dell&#8217;anticolonialismo.<\/p>\n<p>ERNESTO CHE GUEVARA &#8211; Di Ernesto Rafael Guevara de la Serna si sa tutto: guerrigliero, scrittore, medico, rivoluzionario, ucciso in Bolivia il 9 ottobre del 1967. Da allora \u00e8 un&#8217;icona della sinistra rivoluzionaria mondiale. E non solo.<\/p>\n<p>EVITA PER\u00d3N &#8211; Seconda moglie di Juan Domingo Per\u00f3n, militare e presidente dell&#8217;Argentina dal 1946 al 1955 e dal 1973 al 1974, dopo le nozze divenne una celebrit\u00e0 in Argentina. Ma in Europa divenne un&#8217;icona dell&#8217;estrema destra.<\/p>\n<p>IDEOLOGIE &#8211; Nelle accademie il neoliberismo ora \u00e8 \u00abpost\u00bb<br \/>\nMolte cose stanno cambiando nel Nuovo Mondo. L&#8217;America latina vive una esperienza inedita a livello politico e il nuovo vento progressista riguarda la maggior parte dei paesi. In Argentina, paese emblema del fallimento delle politiche neoliberiste, il decennio trascorso ha registrato un tasso di sviluppo molto elevato e un riassorbimento significativo della disoccupazione. Ma soprattutto qui non domina nella politica e nell&#8217;accademia il pensiero unico neoliberista. Anzi, ormai si parla frequentemente di post-neoliberismo. A parte l&#8217;orribile successione di prefissi (sarebbe il caso di inventare un termine nuovo) questo vuol dire che c&#8217;\u00e8 un diverso modo di pensare anche sul piano scientifico. Ho assistito all&#8217;Istituto Gino Germani di Buenos Aires a un seminario su &quot;Unionism in Postneoliberal Latin America&quot;. Naturalmente non \u00e8 tutto rose e fiori. Nel seminario si lamentavano anche ritardi e collusioni nel sindacato. Ma mentre da noi le fabbriche chiudono nell&#8217;impotenza dei lavoratori e dei sindacati e nell&#8217;indifferenza generale, in Argentina da dieci anni resistono le &quot;fabbriche recuperate&quot;, abbandonate dai padroni e gestite dai lavoratori.<br \/>\nMolte cose che da noi sembrano un tab\u00f9 in Argentina sono pratica e proposta politica operante. Penso alla spesa pubblica e all&#8217;intervento per lo sviluppo e per il welfare. Qui il keynesismo non una \u00e8 parolaccia. E l&#8217;estensione del sistema di welfare pubblico ha riguardato anche le pensioni, mentre il sistema pensionistico \u00e8 stato ri-statalizzato. Cos\u00ec come sono stati nazionalizzati grandi monopoli anche stranieri. All&#8217;interno di una tradizione che ha riconosciuto grande valore all&#8217;istruzione c&#8217;\u00e8 ora un intervento a vantaggio della scuola pubblica, compresa l&#8217;universit\u00e0 che, come ha sottolineato Michael Burawoy, presidente dell&#8217; International Sociological Association, \u00e8 statale, senza limiti agli accessi e senza tasse di iscrizione. C&#8217;\u00e8 anche un piano per lavori socialmente utili, con incentivi positivi al lavoro e non punitivi come nel caso del workfare. Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi quindi se il consenso \u00e8 molto elevato.<br \/>\nNon \u00e8 che manchino problemi, a cominciare da una inflazione molto alta, peraltro connessa alla spesa pubblica. Il tutto \u00e8 complicato dal mancato superamento di pratiche clientelari che aggravano la situazione. E molte critiche della sinistra (come la denuncia dei fenomeni di impoverimento legati al costo della vita) sono giuste. Ma mi sembra che lo siano di meno quelle di personaggi come E. Phelps (premio Nobel) che se n&#8217;\u00e8 uscito con una sparata sul giornale della destra, La Nacion, paragonando la situazione dell&#8217;Argentina a quella della Grecia. Mentre un altro premio Nobel, J. Stiglitz, sul giornale indipendente Pagina 12 suggeriva all&#8217;Europa di apprendere dall&#8217;Argentina di oggi. Non sappiamo come andr\u00e0 a finire ma \u00e8 certo che le ricette neoliberiste proposte per la Grecia dall&#8217;Europa (con buona pace di Phelps) hanno gi\u00e0 mostrato in Argentina la loro orribile natura.(di  Enrico Pugliese &#8211; il manifesto 2012.09.04)<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20120915 06:21:00 guglielmoz ARCHIVIANDO IL LIBERISMO. NEL \u201cBARRIO\u201d DEI TUPAC AMARU SAN SALVADOR DE JUJUY &#8211; UN PAESE DI CINQUEMILA CASE TOTALMENTE AUTOCOSTRUITO, IN , <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10854\" title=\"10162 ARGENTINA AI PIEDI DELLE ANDE. 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