{"id":1085,"date":"2017-04-15T18:45:39","date_gmt":"2017-04-15T16:45:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11902-ambiente\/"},"modified":"2017-04-15T18:45:39","modified_gmt":"2017-04-15T16:45:39","slug":"11902-ambiente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1085","title":{"rendered":"11902 AMBIENTE"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20151229 10:41:00 guglielmoz<\/p>\n<p>UN MONDO DAL RESPIRO CORTO. Il vertice di Parigi senza certezze, solo polveri sottili.<\/p>\n<p>IL PD VADA OLTRE LA DANZA DELLA PIOGGIA. Intervista. Ermete Realacci, presidente Commissione Ambiente: \u00abGoverno inadeguato al cambiamento culturale.<\/p>\n<p>DALLA BICIPOLITANA AL PEDIBUS, come disintossicare le citt\u00e0 dalle auto. Alternative. Decine di iniziative locali, ma non c&#8217;\u00e8 un piano nazionale. I radicali chiedono la carbon tax<\/p>\n<p>1 &#8211; UN MONDO DAL RESPIRO CORTO<br \/>\nIl vertice di Parigi senza certezze, solo polveri sottili. Ogni paese ora far\u00e0 quanto vuole, si adatter\u00e0 volontariamente. Questa \u00e8 la \u00ab nuova strategia\u00bb. Ora pesano le grandi questioni dimenticate: oceani, biodiversit\u00e0, migrazioni climatiche, sicurezza alimentare. VALERIO CALZOLAIO 29.12.2015, da Il Manifesto<br \/>\nI gas serra nel lunghissimo periodo impattano sul clima del vivente umano e non umano, nel breve e nel lungo periodo, fra l\u2019altro, sul respiro e sulla salute della oltre met\u00e0 cittadina degli umani. La riduzione delle emissioni petro-carbonifere (specie quelle di trasporti e riscaldamento) non serve solo a contenere il riscaldamento del pianeta e i conseguenti costi finanziari e sociali, ma anche a ridurre l\u2019inquinamento atmosferico. Sotto questo punto di vista a Parigi si \u00e8 capito molto (qui l\u2019adattamento serve a poco) e deciso poco. Lo si capisce ancor meglio ogni giorno che passa a Pechino e a Roma (misurandolo in modo pi\u00f9 sofisticato della sola anidride carbonica).<br \/>\nNei commenti alla Cop21 sono stati sprecati aggettivi storici. Tutti le capitali e le nazioni che ospitano un\u2019importante conferenza Onu vogliono aver lasciato un segno indelebile nel percorso dell\u2019umanit\u00e0, ogni capo di governo e ogni ministro vogliono poter dire di aver influito su una svolta epocale durante il proprio mandato, ogni militante e ogni interesse costituito vuole non sprecare il proprio tempo. Le categorie del bicchiere mezzo pieno-vuoto, della rivoluzione e del fallimento, di ottimismo-pessimismo ritornano ciclicamente e non aiutano a comprendere.<br \/>\nChe la temperatura media del pianeta stia crescendo per comportamenti umani e che il riscaldamento provochi effetti gi\u00e0 dannosi e potenzialmente rovinosi \u00e8 acclarato sul piano scientifico e diplomatico da 25 anni. L\u2019Onu \u00e8 un benestante precario corpo di nazioni formalmente unite, da quando \u00e8 finita la guerra fredda ha cominciato a muoversi, nel 1988 ha legittimato un gruppo mondiale di scienziati che nel 1990 hanno approvato un primo Rapporto sui Cambiamenti Climatici.<br \/>\nE nel 1992 ha organizzato a Rio una Conferenza per approvare una conseguente convenzione (insieme ad altri atti e indirizzi su ambiente e sviluppo). Da allora sono seguiti l\u2019entrata in vigore, ben 21 incontri di tutte le \u201cparti\u201d dell\u2019Onu e altri quattro rapporti dell\u2019Ipcc.<br \/>\nDa un quarto di secolo sappiamo con sempre maggiore precisione che la temperatura del 2050 non dovr\u00e0 aumentare di oltre 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, se vogliamo evitare uno sconquasso ingestibile nell\u2019ecosistema globale e in tante singole aree, ingentissimi costi e migrazioni forzate.<br \/>\nNel 1997 a Kyoto si era adottata una strategia di impegni scadenzati e vincolanti, l\u00ec (come primo passo e per un primissimo periodo fino al 2012) solo per i paesi che avevano provocato pi\u00f9 emissioni e riscaldamento. Il protocollo \u00e8 entrato in vigore solo 8 anni dopo e progressivamente quella strategia \u00e8 stata abbandonata, se ne \u00e8 abbozzata un\u2019altra da 5\u20136 anni. Da allora l\u2019essenziale non \u00e8 stato pi\u00f9 negoziato, ovvero obblighi quantificati e scadenzati, globali e differenziati, legalmente vincolanti di riduzione delle emissioni per garantire al pianeta un aumento minimo della temperatura (e minor inquinamento).<br \/>\nOgni paese far\u00e0 quanto vuole, si adatter\u00e0, volontariamente, questa \u00e8 la nuova strategia, piani nazionali di mitigazione e adattamento. Il ministro convoca sindaci e governatori ma il suo bel piano di decarbonizzazione non lo ha ben fatto!<br \/>\nOra la nuova strategia ha un minimo percorso legalmente vincolante e qualche punto fermo \u00abpolitico\u00bb. Da cinque anni i due punti cruciali e minimali del negoziato sono i soldi e i controlli: quanto e come mettono fondi i paesi ricchi per aiutare quelli poveri; chi e con quali coerenti omogenei strumenti misura l\u2019eventuale riduzione. Sul piano finanziario \u00e8 stato trovato un qualche consenso, sia sulla cifra annuale dopo il 2020 sia sulle modalit\u00e0 di versamento prima e dopo il 2020.<br \/>\nSul piano amministrativo si lascia una eccessiva flessibilit\u00e0: i piani nazionali di impegni volontari che sono stati presentati da 188 paesi, anche se fossero rispettati, provocheranno un aumento della temperatura tra il 2,7 e il 3%. Nel prossimo decennio in ogni paese dovremo ottenere che si faccia prima e meglio.<br \/>\nE poi ci sono le \u00abgrandes questions oubli\u00e9es\u00bb come le aveva chiamate lo speciale di Le Monde per Cop21: oceani, biodiversit\u00e0, migrazioni, sicurezza alimentare. Questi temi non figuravano nemmeno all\u2019interno del negoziato climatico, pur essendo strettamente connessi agli impatti e agli effetti dei cambiamenti climatici in corso.<br \/>\nNel prossimo decennio dovremo ottenere che si apra un serio negoziato globale, i documenti di Parigi non danno certezze su energia e agricoltura, mobilit\u00e0 e migrazioni sostenibili.<br \/>\nL\u2019enciclica papale e i documenti di altre religioni (a Istanbul quella dell\u2019Islam) sono essenziali alla nuova strategia, abbiamo un gran bisogno di donne e uomini di buona volont\u00e0, credenti e non credenti, per promuovere resilienza degli ecosistemi, biodiversit\u00e0 dei beni comuni, lotta a ingiustizie e inuguaglianze, garanzia globale di libert\u00e0 di accesso alle risorse, cooperazione (anche decentrata) allo sviluppo sostenibile.<br \/>\nL\u2019accordo di Parigi va ora ratificato (il meccanismo delle ratifiche \u00e8 simile a quello che approvammo a Kyoto 18 anni fa, solo che ora gli emettitori che contano sono Cina e Usa, mentre allora erano Usa e Russia). Il combinato disposto delle parti \u00ablegali\u00bb e delle parti \u00abpolitiche\u00bb rende non indispensabile l\u2019iter legislativo americano (Obama \u00e8 riuscito in una bella operazione). Entro il 2020 dovrebbe entrare in vigore, un po\u2019 prima vi sar\u00e0 la verifica \u00abpolitica\u00bb dei piani nazionali, un po\u2019 dopo quella \u00ablegale\u00bb (quinquennale). Una verifica di fatto \u00e8 gi\u00e0 in corso: l\u2019aria delle nostre citt\u00e0 ha bisogno di piani di radicale riduzione delle emissioni.<\/p>\n<p>2 &#8211; IL PD VADA OLTRE LA DANZA DELLA PIOGGIA<br \/>\nIntervista. Ermete Realacci, presidente Commissione Ambiente: \u00abGoverno inadeguato al cambiamento culturale. \u00abLa politica, anche nel mio partito, \u00e8 ancora troppo legata alla visione economica del secolo scorso. La green economy \u00e8 il futuro dell\u2019Italia\u00bb. ELEONORA MARTINI 29.12.2015 da Il Manifesto<br \/>\n\u00abVa bene la danza della pioggia, ma oggi c\u2019\u00e8 soprattutto bisogno di un cambiamento di cultura e mentalit\u00e0. Tra i cittadini ma anche tra i politici, troppo spesso legati ad una visione economica del secolo scorso, inadeguati alla sfida lanciata da Parigi ai cambiamenti climatici\u00bb.<br \/>\nErmete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, non \u00e8 affatto critico con i risultati di Cop21, si sa, ma trova che perfino il suo partito non sia sufficientemente attrezzato per accogliere l\u2019appello lanciato dalla Conferenza del clima: \u00abOccorre una svolta culturale anche nel Pd, che non \u00e8 adeguato ai tempi e deve smettere di pensare all\u2019ambiente come a una \u201cfortezza dei tartari\u201d\u00bb.<br \/>\nPiuttosto il tema va messo al centro dell\u2019agenda politica perch\u00e9 occuparsi di ambiente vuol dire ragionare dell\u2019economia e della societ\u00e0 del futuro. La politica deve capire che non c\u2019\u00e8 differenza tra le misure che servono per tutelare la salute e l\u2019ambiente a livello locale e quelle per combattere i mutamenti climatici. Ecco perch\u00e9 per evitare di procedere di emergenza in emergenza nelle metropoli italiane occorre una sinergia almeno dei ministeri dell\u2019Ambiente, delle Infrastrutture e dei Trasporti\u00bb.<br \/>\nParliamo delle misure adottate a Milano e a Roma per abbattere i picchi di inquinamento fuorilegge. Il suo parere?<br \/>\nSono misure tampone, in attesa che cambi la situazione atmosferica. Per\u00f2 servono, se sono serie. E Milano ha preso la strada giusta, con il blocco totale, il potenziamento del trasporto pubblico e la richiesta di agire su un\u2019altra fonte importante che \u00e8 il riscaldamento domestico. Roma no. Mi sembra che le misure prese nella Capitale siano onestamente sotto la sufficienza, oltre al fatto che sono stati dati segnali contrastanti con la sospensione del trasporto pubblico nel giorno di Natale ma anche con la chiusura della metropolitana a una certa ora della sera.<br \/>\nDopodich\u00e9 le vere misure da prendere sono quelle di medio-lungo periodo. E infatti come Commissione Ambiente gi\u00e0 la scorsa settimana avevo chiesto al ministro Galletti di convocare una riunione almeno con i sindaci dei comuni della pianura padana perch\u00e9, considerando la particolare condizione olografica, \u00e8 importante che il blocco del traffico a Milano sia accompagnato anche da quello nei comuni intorno.<br \/>\nE ora finalmente Galletti ha convocato per domani un tavolo di coordinamento con governatori e sindaci delle grandi citt\u00e0. Ma quali misure pu\u00f2 adottare il ministro dell\u2019Ambiente e cosa possono fare le Regioni?<br \/>\nIl ministro dell\u2019Ambiente da solo non pu\u00f2 fare molto: pu\u00f2 dare un po\u2019 di soldi per aiutare i comuni che vogliono adottare misure anti-smog. Le Regioni nel periodo breve possono per esempio accompagnare le misure tampone e agevolarne il ricorso su aree pi\u00f9 vaste della singola citt\u00e0, favorendo un coordinamento dei comuni.<br \/>\nMa \u00e8 sul periodo pi\u00f9 lungo che le Regioni insieme al governo hanno responsabilit\u00e0 e competenze molto importanti per un cambiamento di rotta. Per esempio riguardo il trasporto pubblico su ferro e le misure di rafforzamento dei treni pendolari. Ecco perch\u00e9 dicevo che Galletti dovrebbe coinvolgere almeno i ministri Delrio e Guidi. Perch\u00e9 le cause di questo inquinamento sono da attribuirsi in eguale misura al traffico, al riscaldamento domestico e al sistema produttivo in generale (industria e in parte anche agricoltura).<br \/>\nL\u2019emergenza per\u00f2 \u00e8 anche sanitaria, al di l\u00e0 dell\u2019approssimazione con cui Grillo ha attribuito all\u2019inquinamento la causa dei 68 mila morti in pi\u00f9 conteggiati dall\u2019Istat nel 2015 rispetto all\u2019anno scorso.<br \/>\nGrillo dice una sciocchezza. E in pi\u00f9 paradossalmente sbaglia per difetto, perch\u00e9 i dati dell\u2019Agenzia europea per l\u2019ambiente parlano addirittura di oltre 80 mila morti accelerate dall\u2019inquinamento atmosferico, nel 2012 in Italia. Dati coerenti peraltro con ci\u00f2 che va dicendo da anni l\u2019Oms in particolare sulle polveri sottili che provocano decine di migliaia di decessi l\u2019anno nelle aree urbane. Questo \u00e8 un dato serio, non quello di Grillo.<br \/>\nI Verdi hanno chiesto al premier Renzi di destituire il ministro Galletti e nominare lei al suo posto.<br \/>\nQuesta \u00e8 una boutade\u2026<br \/>\nPer\u00f2 quali misure dovrebbe adottare il governo?<br \/>\nPer esempio, sui trasporti: la privatizzazione delle ferrovie non mi sembra un\u2019idea geniale perch\u00e9 in Europa non \u00e8 andata bene, ma in particolare vorrei capire il ricasco sui treni pendolari, che sono una risposta all\u2019emergenza smog e non sono all\u2019altezza di un Paese civile. Non solo: la mobilit\u00e0 del futuro richiede scelte di politica industriale. Per esempio, l\u2019Enel spinge sulla mobilit\u00e0 elettrica mentre l\u2019Fca (Fiat Chrysler) no: non si pu\u00f2 non tenerne conto per evitare che tra dieci anni saremo costretti a comprare auto elettriche all\u2019estero. Altro esempio: gli edifici.<br \/>\nL\u2019Ue impone per le nuove costruzioni che quelle pubbliche siano a consumo quasi zero dal 2019, e dal 2020 anche le private. Ma se pensiamo all\u2019esistente, premiare il risparmio energetico e sollecitare a questo fine la ristrutturazione potrebbe far risparmiare alle famiglie il triplo rispetto al taglio dell\u2019Imu sulla prima casa. D\u2019altronde la misura pi\u00f9 efficace in funzione anti ciclica \u00e8 stato il credito d\u2019imposta e l\u2019eco bonus. E la nuova edilizia green pu\u00f2 produrre enormi quantit\u00e0 di lavoro. Infine le imprese: quelle che dall\u2019inizio della crisi hanno fatto investimenti in green economy \u2014 e sono circa un quarto del totale \u2014 sono quelle che esportano di pi\u00f9, innovano il doppio delle altre, e hanno prodotto, tra diretto e indotto, quasi il 50% dei posti di lavoro.<br \/>\nIl governo dunque deve fare di pi\u00f9?<br \/>\nAssolutamente, e proiettare l\u2019Italia in questa sfida come ruolo di guida. D\u2019altronde \u00e8 gi\u00e0 in atto un cambiamento culturale \u2014 si pensi alle 120 mila persone che a Milano usano il car sharing con 40 mila immatricolazioni in meno \u2014 che pu\u00f2 favorire politiche pi\u00f9 ambiziose.<\/p>\n<p>3 &#8211; DALLA BICIPOLITANA AL PEDIBUS, COME DISINTOSSICARE LE CITT\u00c0 DALLE AUTO<br \/>\nALTERNATIVE. DECINE DI INIZIATIVE LOCALI, MA NON C&#8217;\u00c8 UN PIANO NAZIONALE. I RADICALI CHIEDONO LA CARBON TAX \u2013 di ANGELO MASTRANDREA 29.12.2015 da Il Manifesto<br \/>\nSembra un paradosso, ma in questi giorni a essere colpito al cuore \u00e8 proprio uno degli stereotipi per eccellenza del Belpaese: la terra del sole e del mare che annaspa nello smog. Tra Natale e Capodanno, va in frantumi una delle poche immagini dell\u2019Italia ancora spendibili all\u2019estero. Colpa del cambiamento climatico globale, ma pure di un modello di mobilit\u00e0 urbana fondato sull\u2019automobile, delle emissioni nocive di fabbriche e centrali a carbone, dell\u2019abuso di riscaldamento e condizionatori.<br \/>\nCosa si pu\u00f2 fare per provare a rimediare? Con l\u2019aiuto di Legambiente, mettiamo in fila qualche esempio virtuoso, da nord a sud. A Bolzano, ad esempio, meno di un terzo degli abitanti usa l\u2019auto, grazie a un piano della mobilit\u00e0 che prevede una diffusione capillare delle piste ciclabili (un terzo della popolazione si sposta in bici, con parcheggi e servizio di noleggio), parcheggi per le due ruote. Il resto viaggia con i mezzi pubblici. Non solo. In Alto Adige \u00e8 obbligatoria la certificazione energetica sia per le nuove case che per le ristrutturazioni, in modo da ridurre i consumi per il riscaldamento.<br \/>\nSe Bolzano \u00e8 diventata la capitale italiana della bicicletta, \u00e8 senso comune che Reggio Emilia sia la citt\u00e0 degli asili per antonomasia. Per accompagnare i bimbi, il comune ha messo in piedi un servizio pubblico di trasporto a zero emissioni, con pedibus e bicibus. Torino \u00e8 invece considerata un modello per quanto riguarda la mobilit\u00e0 alternativa: dal Pony Zero Emissioni, con una societ\u00e0 che consegna le merci in bicicletta alla creazione di una \u201czona 30&#8243; a Mirafiori, dove il limite di velocit\u00e0 \u00e8 di 30 km\/h (un sistema adottato anche a Cagliari). Pure a Milano la nascita di una zona C a traffico limitato (a pagamento per la maggior parte delle auto, vietata per quelle inquinanti e gratuita per quelle ecologiche) ha abbattuto il traffico del 28,6 per cento nel primo semestre del 2015. A contribuire al miglioramento della mobilit\u00e0 sono stati anche il rafforzamento del servizio pubblico (finanziato con i proventi della tariffa per le automobili, cinque euro a ingresso) e la diffusione del car sharing, un sistema che ha ormai preso piede in numerose citt\u00e0.<br \/>\nRicorda ancora Legambiente che al park&#038;ride di Bari lasci l\u2019auto in un posto di scambio e vai in centro in bus, mentre la contestata (agli inizi) linea del tram Firenze-Scandicci in quattro anni ha registrato oltre 13 milioni di viaggiatori all\u2019anno.<br \/>\nUna delle esperienze pi\u00f9 interessanti \u00e8 quella di Pesaro. Nella citt\u00e0 marchigiana si sono inventati una bicipolitana: quando saranno ultimati i 70 chilometri, essi collegheranno con diverse linee ciclabili e ciclopedonali le zone periferiche con il centro. A Ferrara hanno progettato invece un \u201cbosco sociale\u201d per coinvolgere i cittadini nella costruzione e nella gestione di un polmone verde.<br \/>\nIl problema \u00e8 che si tratta di misure, piccole quanto lodevoli, che finora non sono uscite dall\u2019ambito locale, visto che in Italia manca un piano nazionale per la mobilit\u00e0 alternativa, l\u2019efficienza energetica e il verde pubblico. Il panorama \u00e8 quello di un\u2019Italia a pi\u00f9 velocit\u00e0, dove a ogni iniziativa \u201cgreen\u201d si pu\u00f2 contrapporre un analogo esempio di devastazione ambientale. Se la creazione dell\u2019hub della logistica a Parma ha consentito di spostare il traffico delle merci dalla gomma alla rotaia, dal porto di Gioia Tauro quest\u2019ultime finiscono ancora sui tir perch\u00e9 la ferrovia non \u00e8 mai stata collegata allo scalo, con il risultato che le autostrade continuano a essere intasate di camion. A ogni tentativo di efficienza energetica si contrappongono le molto pi\u00f9 inquinanti emissioni delle centrali a carbone ancora attive. E se a Pesaro si viaggia in bicipolitana, a Roma neppure il prefetto Tronca \u00e8 riuscito a bloccare il traffico per un giorno intero. Viceversa, dalla capitale il giorno di Natale \u00e8 arrivato il segnale pi\u00f9 brutto: la metropolitana ha chiuso alle 13, e pazienza per le polveri sottili.<br \/>\nIl segretario dei Radicali Riccardo Magi chiede a governo \u00abmisure strutturali\u00bb: innanzitutto, l\u2019abolizione di tutte le esenzioni fiscali sui prodotti energetici fossili, che il Tesoro stima in 5 miliardi l\u2019anno, e poi l\u2019introduzione di una carbon tax. \u00abSolo cos\u00ec si libererebbero risorse preziose da investire in ricerca, efficienza energetica e riqualificazione ambientale, rispettando gli impegni e restituendo un po\u2019 di respiro alle nostre citt\u00e0\u00bb, spiega.<br \/>\nChe fare nell\u2019immediato, dunque? Nel decalogo formulato dagli esperti per ridurre i danni dell\u2019inquinamento alla salute, spicca la richiesta ai cittadini di non fare jogging o uscire in bicicletta per non inspirare troppe sostanze nocive. Il messaggio implicito pare essere il seguente: se proprio dovete andare da qualche parte, il mezzo pi\u00f9 sicuro rimane l\u2019automobile. Aspettando che arrivi finalmente il generale inverno (atteso a giorni) a rinviare l\u2019emergenza alla prossima stagione.<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20151229 10:41:00 guglielmoz UN MONDO DAL RESPIRO CORTO. Il vertice di Parigi senza certezze, solo polveri sottili. 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