{"id":10729,"date":"2017-04-15T19:04:15","date_gmt":"2017-04-15T17:04:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/10033-luigi-sandirocco-la-piovra-terra-industria-banca-e-la-figura-di-santi\/"},"modified":"2017-04-15T19:04:15","modified_gmt":"2017-04-15T17:04:15","slug":"10033-luigi-sandirocco-la-piovra-terra-industria-banca-e-la-figura-di-santi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10729","title":{"rendered":"10033 LUIGI SANDIROCCO: La piovra terra-industria-banca e la figura di Santi"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20120713 20:23:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]L&#8217;intervento di Luigi Sandirocco, (Presidenza FILEF e FIEI) al Convegno per i 100 anni dalla nascita di Fernando Santi[\/b] e la [b]Prefazione al libro di Antonio Rosini (Filef Abruzzo) sulle lotte sociali e contadine nel Fucino [\/b]<\/p>\n<p>[i]Interventoo al CConvegno per il centenario della nascita di Fernando Santi[\/i]<br \/>\n&quot;La mia sar\u00e0 solo una semplice, breve testimonianza; la testimonianza di chi, all\u2019inizio degli anni 50, molto giovane, ebbe la ventura e la fortuna di incontrare Fernando Santi, nell\u2019esercizio del ruolo di dirigente sindacale che egli ricopriva a quei tempi: dirigente sindacale di caratura nazionale e internazionale.<br \/>\nNel clima di quegli anni, segnato ancora dai disastri inumani e dalle lacerazioni della guerra, cui il fascismo aveva gettato il nostro paese, noi giovani impegnati nella lotta politica e sindacale, ci sentivamo totalmente immersi in una atmosfera di slancio ideale, di totale e intransigente partecipazione alla grande battaglia per il riscatto morale, civile, culturale, sociale e umano del nostro paese per assicurare all\u2019Italia una prospettiva certa di rinascita, di rinnovamento profondo.<\/p>\n<p>Al livello sindacale, noi giovani allora ci sentivamo diretti e guidati da uomini di straordinario affascinante carisma.<br \/>\nIn questa battaglia, in questa prospettiva uomini come Giuseppe Di Vittorio e Fernando Santi rappresentavano il simbolo dell\u2019Unit\u00e0 e la garanzia di un esito trascinante e vittorioso della lotta comune.<\/p>\n<p>Anche dopo la rottura dell\u2019unit\u00e0 sindacale del 1947, dovuta come sapete a pressioni di ordine politico, l\u2019insegnamento di Di Vittorio e Santi era un insegnamento di unit\u00e0, di rifiuto di ogni atteggiamento di chiusura, di recuperare, ad un livello pi\u00f9 alto, dello sforzo unitario per l\u2019avanzamento sociale, culturale e umano della classe operaia, dei lavoratori in genere, delle plebi arretrate del Mezzogiorno.<\/p>\n<p>In questa temperie, in questo clima idealmente appassionato e infuocato avvenne nella mia regione d\u2019Abruzzo, e precisamente nella plaga del Fucino e della Marsica, il primo incontro da parte nostra con Santi.<\/p>\n<p>Eravamo allora impegnati nella grande lotta popolare, contadina e bracciantile per la riforma agraria del Fucino e per la Rinascita della Marsica.<br \/>\nL\u2019economia e la societ\u00e0 fucensi e marsicane erano dominate da una presenza ingombrante e oppressiva, la presenza del Principe Torlonia che, con la propriet\u00e0 della terra ereditata fin dal 1875 con il prosciugamento del vecchio lago Fucino; con la propriet\u00e0 monopolistica dell\u2019industria di trasformazione dei prodotti fondamentali della terra (una terra particolarmente ferace e ricchissima proprio perch\u00e9 derivante dal prosciugamento del lago); con la propriet\u00e0 dell\u2019istituto finanziario (la banca del Fucino, attraverso la quale si legavano i contadini con un vincolo oppressivo per il pagamento dei canoni di affitto e per le spese di conduzione). <\/p>\n<p>Questo triangolo: [b]terra-industria-banca (che veniva allora raffigurato come una piovra asfissiante), controllava, condizionava e, in un certo senso, bloccava ogni prospettiva di autonomia e libero sviluppo dell\u2019economia fucense e della societ\u00e0 marsicana pi\u00f9 in generale.[\/b]<\/p>\n<p>Basti ripensare a \u201cFontamara\u201d e ad altri testi di Ignazio Silone per avere il senso della condizione umana delle plebi fucensi di quel tempo; dei braccianti, dei piccoli affittuari, artigiani, modesti professionisti della corona di paesi del Fucino, da Avezzano a Celano, a Luco dei Marsi, a Trasacco, a Pescina, a S. Benedetto dei Marsi, Ortucchio, Lecce dei Marsi e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>In questa realt\u00e0 sociale, dopo le prime lotte del primo scorcio del \u2018900 (prima e subito dopo la prima guerra mondiale) che il fascismo blocc\u00f2 durante il ventennio, garantendo al Torlonia il dominio definitivo dopo la liberazione dell\u2019Italia, e con la istituzione della Repubblica e l\u2019approvazione della sua Costituzione antifascista, riprendevano i grandi movimenti per la terra, il lavoro e per la Rinascita.<\/p>\n<p>Si trattava di dirigere questi movimenti oltre che con spirito unitario, con il rifiuto di ogni massimalismo, facendo tesoro dell\u2019esperienza delle lotte dell\u2019inizio del secolo sempre segnate da sfoghi rabbiosi che lasciavano le cose del tutto immutate.<\/p>\n<p>Qui l\u2019aiuto dei dirigenti che ho citato e il loro insegnamento furono decisivi. Imparammo da loro, oltre che il senso del rapporto con il mondo del lavoro e la sensibilit\u00e0 umana nei confronti dei diseredati, anche la tecnica dell\u2019organizzazione e della lotta, la necessit\u00e0 di mantenere sempre il collegamento con l\u2019insieme della societ\u00e0, di puntare sempre, in questo rapporto, all\u2019isolamento del nemico, dell\u2019oppressore.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, quando da alcuni anni si era consumata la scissione e la rottura sindacale, nella Marsica riuscimmo a dare vita ad un Comitato per la Rinascita che dirigeva il movimento complessivo per la terra che comprendeva tutte le forze politiche democratiche, tutti i sindacati, l\u2019insieme dell\u2019associazionismo democratico maschile e femminile, gli studenti e il mondo della scuola, l\u2019intellettualit\u00e0 e i professionisti di ogni orientamento ideale, politico e culturale.<\/p>\n<p>Tutto questo fu anche il frutto, in buona parte, della presenza e dell\u2019impegno con cui Santi partecipava alle nostre riunioni, dava indicazioni di lavoro, partecipava ad assemblee di braccianti e contadini, visitava le squadre di braccianti che operavano lo \u201csciopero a rovescio\u201d. Il cosiddetto sciopero a rovescio, che consisteva nel lavoro per la sistemazione delle strade e dei fossi del comprensorio del Fucino, che Torlonia trascurava creando grandi difficolt\u00e0 per i coltivatori piccoli affittuari. <\/p>\n<p>Canali intasati, strade sconnesse e disastrate, e cos\u00ec via, rendevano ancora pi\u00f9 difficoltoso e talora drammatico il lavoro dei campi. Allora lo sciopero a rovescio dei braccianti organizzati con squadre a gruppi di 9 (perch\u00e9 oltre i 9 c\u2019era un\u2019aggravante in caso di denuncia), con la partecipazione degli affittuari che portavano la breccia, le pietre e il materiale necessario per la sistemazione delle strade.<\/p>\n<p>Dai paesi della corona fucense inoltre partivano le carovane della solidariet\u00e0, per portare alimenti, cibo, generi di conforto per i braccianti in lotta.<br \/>\nIn queste condizioni il contributo di Santi fu anche determinante per costringere Torlonia a versare una cifra cospicua che fu utilizzata per pagare ai braccianti e agli affittuari il lavoro con lo sciopero a rovescio.<\/p>\n<p>Potrei soffermarmi a lungo sui vari aspetti di questa grande battaglia meridionalistica di rinascita. Ma ho voluto solo rilevare e sottolineare l\u2019apporto di Fernando Santi, e ricordare che l\u2019aiuto, l\u2019esempio suoi, la sua straordinaria sensibilit\u00e0, la sua eccezionale capacit\u00e0 di interpretare e guidare i grandi movimenti di massa, aiutarono noi giovani a comprendere, ci aiutarono a crescere come uomini e come dirigenti.<\/p>\n<p>Di questo io sono stato e sono tuttora e sempre riconoscente e grato a Fernando Santi.&quot;<\/p>\n<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..<\/p>\n<p>Antonio Rosini: Le vicende del Fucino dal 1670 ai nostri giorni<\/p>\n<p>Prefazione di Luigi Sandirocco<\/p>\n<p>&quot;Ho conosciuto Antonio Rosini verso la fine degli anni \u201940 del secolo scorso, quando, da poco rientrato in patria dalla lunga prigionia di guerra in URSS (di oltre quattro anni), avevo iniziato nella Marsica l\u2019attivit\u00e0 di sindacalista della CGIL. Tonino era poco pi\u00f9 che sedicenne. Un ragazzo colpito duramente dalle tragiche vicende della guerra: il padre perito nel disumano eccidio nazista di Capistrello, i famigliari in vario modo drammaticamente colpiti dalle vicende belliche, una famiglia fortemente unita che seppe evitare i seri pericoli della sua dissoluzione.<\/p>\n<p>Ma il ragazzo appariva gi\u00e0 adulto e forte, consapevole delle prove dure che avrebbero dovuto affrontare. Fra il<br \/>\nventiseienne Sottotenente tornato dalla prigionia ricco di una tragica esperienza \u2013 quale io ero \u2013 e il sedicenne<br \/>\nalla ricerca di una ragione della sua esistenza, il rapporto di comprensione e di simpatia fu immediato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 preoccupava e irritava Rosini era la consapevolezza di una formazione scolastica insufficiente,<br \/>\ndistorta e del tutto inadeguata. Questo lo induceva a tuffarsi nella lettura, a ricercare le vie pi\u00f9 idonee ed efficaci per sopperire alla insufficienza scolastica e per conquistare una idonea formazione culturale.<\/p>\n<p>Lo slancio politico e ideale, insieme alla ricerca che suggerivano le prime letture dei classici del marxismo e<br \/>\ndella letteratura di impronta socialista e popolare, contribuivano a dare alla sua personalit\u00e0 una formazione<br \/>\nculturale, mentre la partecipazione alle vicende del mondo del lavoro, particolarmente complesse in una realt\u00e0<br \/>\ncome quella del Fucino e della Marsica negli anni \u201940 e \u201950 del \u2018900 contribuivano a caratterizzare la sua formazione umana pi\u00f9 complessiva.<\/p>\n<p>E\u2019 in questa temperie formativa, umana e culturale, nell\u2019ambito della collocazione politica e ideale che egli ha<br \/>\nconsapevolmente scelto, che si sono affermate le sue capacit\u00e0 di ricerca e di scrittura, di produzione di saggi di notevole valore storico. Cos\u00ec, ad esempio, egli ha dato un contributo appassionato e decisivo alla piena<br \/>\ncomprensione di fatti della seconda guerra mondiale che hanno coinvolto la nostra Marsica e l\u2019Abruzzo, e in<br \/>\nparticolare alla conoscenza delle cause e delle infami responsabilit\u00e0 dell\u2019eccidio di Capistrello, che rimane una<br \/>\npagina ignobile e agghiacciante delle disumane responsabilit\u00e0 del nazismo.<\/p>\n<p>Ora, la nuova fatica di Rosini, con questo volume (e di vera e propria fatica si tratta, se si pensa alla molteplicit\u00e0 delle fonti consultate, alla ricerca appassionata e meticolosa degli scritti e dei riferimenti individuati) consente a tutti i ricercatori, agli appassionati, ma anche a tutti coloro che amano questa nostra terra, in particolare a tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno conosciuto le vicende del Fucino e della Marsica, che di Torlonia ricordano il detto famoso \u201co Torlonia prosciuga il Fucino o il Fucino prosciuga Torlonia\u201d, agli uomini di cultura e di scienza, di avere uno strumento di conoscenza di un mondo umano ricco e consapevole.<\/p>\n<p>Pur nella sovrabbondanza di qualche cifra forse, e comunque nella ricchezza di formule, schemi e tavole varie, si scopre il mondo di coloro che lavorano, che soffrono, che lottano per dare uno sbocco positivo a una vita di dura, implacabile sofferenza.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 nulla toglie alla seriet\u00e0 della ricerca e all\u2019analisi rigorosa delle vicende storiche.<br \/>\nE\u2019 sempre comunque presente nell\u2019analisi di Rosini l\u2019elemento di contraddizione fra il carattere grandioso<br \/>\ndell\u2019opera che si compie con il prosciugamento del Lago e con la prospettiva che esso apre di una nuova fase di<br \/>\nprogresso produttivo ed economico, ( proiettato per\u00f2 in un futuro incerto), e l\u2019accentuarsi del malessere e della<br \/>\nsofferenza delle popolazioni del Fucino e della Marsica. <\/p>\n<p>Rosini ricorda nel suo saggio che \u201c le popolazioni del Fucino dopo il prosciugamento si trovarono spogliate del loro bene principale, il Lago, dove pescavano, videro le colture dei loro terreni, extra Fucino, impoverire o scomparire; il clima ebbe un notevole cambiamento, con abbassamento permanente della temperatura che influ\u00ec<br \/>\nnegativamente, per alcuni aspetti, anche sulla salute degli abitanti.\u201d<\/p>\n<p>Una spinta irresistibile, comunque, promana dalla societ\u00e0 della Marsica e dell\u2019Abruzzo con le lotte popolari del<br \/>\nfine ottocento e la nascita delle leghe contadine e dei circoli socialisti. Si avvia cos\u00ec un processo che<br \/>\ncontribuisce a stemperare il carattere puramente ribellistico ed estemporaneo delle rivolte contadine e popolari, per affidare alle lotte contadine una consapevolezza nuova, la consapevolezza di movimenti di massa volti a promuovere un rinnovamento democratico profondo della societ\u00e0 meridionale.<\/p>\n<p>E, siamo cos\u00ec agli anni \u201950 del secolo scorso, ai grandi movimenti di massa per il lavoro, per la terra e per la<br \/>\nrinascita e alle conseguenze positive che questi movimenti determineranno: l\u2019esproprio del territorio del Fucino, la riforma agraria con l\u2019istituzione dell\u2019Ente per la riforma, l\u2019avvio di un processo di industrializzazione e di un graduale, ma intenso, sviluppo economico.<\/p>\n<p>Si tratta di processi, anche questi, che hanno avuto le loro contraddizioni, incertezze varie e fasi di riflusso<br \/>\nnegativo, ma di cui va colta la tendenza generale che \u00e8 una tendenza positiva.<\/p>\n<p>Oggi il Fucino e la Marsica presentano una realt\u00e0 del tutto nuova, in cui spicca l\u2019elemento della modernit\u00e0, il carattere costruttivo e creativo delle sue popolazioni, un sistema produttivo avanzato, frutto di tanti sacrifici e di<br \/>\nuna consapevolezza nuova, la consapevolezza di una societ\u00e0 che ha saputo conquistare, certo a prezzo di sacrifici immani, traguardi di profondo rinnovamento e di progresso umano, sociale e culturale.<\/p>\n<p>Pescara, novembre 2008<\/p>\n<p>www.istitutosanti.org<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20120713 20:23:00 redazione-IT [b]L&#8217;intervento di Luigi Sandirocco, (Presidenza FILEF e FIEI) al Convegno per i 100 anni dalla nascita di Fernando Santi[\/b] e la [b]Prefazione <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10729\" title=\"10033 LUIGI SANDIROCCO: La piovra terra-industria-banca e la figura di Santi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-10729","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2012"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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