{"id":1071,"date":"2017-04-15T18:45:37","date_gmt":"2017-04-15T16:45:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/11907-ellis-island-le-sale-daspetto-per-il-nuovo-mondo\/"},"modified":"2017-04-15T18:45:37","modified_gmt":"2017-04-15T16:45:37","slug":"11907-ellis-island-le-sale-daspetto-per-il-nuovo-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1071","title":{"rendered":"11907 Ellis Island.  LE SALE D\u2019ASPETTO PER IL NUOVO MONDO."},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20160110 22:23:00 guglielmoz<\/p>\n<p>E stata una porta d&#8217;ingresso al nuovo mondo, l&#8217;approdo per pi\u00f9 di dodici milioni (li persone che sognavano l\u2019America  che hanno lasciato i loro paesi in cerca di fortuna! lavoro, o semplicemente per sfuggire alla miseria fra il 1892 e il 1954. A Ellis Island, l&#8217;isolotto nella baia di New York, che ha accolto e respinto uomini e donne che raggiungevano quel fazzoletto di terra dopo viaggi estenuanti, arrivavano tutti con la speranza di una vita migliore. Nell&#8217;edificio dell&#8217;ex ospedale, chiuso e abbandonato dal 1954, lasciato all&#8217;incuria e al degrado fino a poco pi\u00f9 di un anno fa, si facevano i primi controlli e le visite mediche. L\u00ec i malati, i disabili e chi presentava turbe psichiche, veniva contrassegnato da una lettera scritta sulla schiena con il gesso.<\/p>\n<p>SOGGETTI PERICOLOSI<br \/>\n\u00abEllis Island ha rappresentato il luogo della speranza, ma anche del lutto e del dolore\u00bb, spiega Raffaella Baritono, docente di Storia e Politica degli Stati Uniti d&#8217;America a Scienze politiche dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna. \u00ab\u00c8 l&#8217;isola dove venne installata la Statua della libert\u00e0 con alla base il sonetto di Emma Lazarus che meglio esprimeva, nell&#8217;Ottocento, l&#8217;idea dell&#8217;approdo e dell&#8217;accoglienza, del rifugio per le masse oppresse da miseria e tirannia. La realt\u00e0 era molto diversa, anche se fino al 1921 e al 1924 gli Stati Uniti non ebbero leggi restrittive sull&#8217;immigrazione (salvo un provvedimento che riguardava solo quella asiatica), e i controlli operati a Ellis Island tendevano a evitare l&#8217;ingresso di persone con tare genetiche. La maggior parte si fermava nelle grandi citt\u00e0 industriali. Tra il 1860 e il 1900 furono circa 14 milioni gli ingressi negli Stati Uniti soprattutto lavoratori generici, contadini, forza lavoro a basso costo utile per le imprese che stavano adottando la catena di montaggio e spesso utilizzavano gli immigrati non specializzati come strumento di pressione nei riguardi dei lavoratori specializzati e sindacalizzati. Immigrati provenienti soprattutto dall&#8217;Europa sud-orientale, contesti considerati pericolosi per la democrazia americana. Non a caso dall&#8217;inaugurazione di Ellis Island nel 1892 si pu\u00f2 parlare di ina questione immigrazione, con il contributo di scienziati sociali, intellettuali, politici, alcuni dei quali, utilizzando parametri del darwiniano, ritenevano pericoloso l&#8217;ingresso di individui che, per la forma del cranio e i tratti somatici, erano pi\u00f9 vicini ai neri che non al superiore individuo di razza anglo-sassone. Anche se le pressioni provenienti dal mondo industriale bloccarono le richieste di leggi pi\u00f9 restrittive, dal punto di vista culturale l&#8217;immigrato come soggetto pericoloso produsse, soprattutto con la guerra mondiale e nello scenario del conflitto di classe, l&#8217;equazione immigrati uguale anarchici, uguale un-American ( anti americano). Le reti dell&#8217;accoglienza erano soprattutto familiari, di paese, esistevano vere e proprie catene immigratone. Nella realt\u00e0 americana era assente un sistema di wel-fare state, l&#8217;assistenza era sostenuta da associazioni filantropiche private e dai social settlements, creati nei quartieri pi\u00f9 poveri delle citt\u00e0 su iniziativa privata, social workers che organizzavano corsi di inglese, economia domestica e che collaboravano con i governi municipali\u00bb.<\/p>\n<p>FRATTURE DEMOCRATICHE<br \/>\nSoprattutto per gli italiani quella fase migratoria si contraddistinse per essere temporanea, seguita dal ri-torno al paese d&#8217;origine e ad un&#8217;altra partenza dopo qualche tempo. \u00abLe leggi sulla cittadinanza prevedevano almeno cinque anni di residenza, l&#8217;alfabetizzazione e la comprensione della costituzione. Fino ai primi del Novecento le leggi elettorali prevedevano anche per i residenti non naturalizzati la possibilit\u00e0 di votare per alcune cariche locali\u00bb.<br \/>\nOggi Ellis Island \u00e8 il luogo della memoria, da l\u00ec sono passati gli antenati di gran parte degli attuali cittadini americani. \u00abCi sono le radici di un melting pot mai realizzato pienamente, pi\u00f9 proclamato che reso effettivo se si pensa alle tante linee di frattura e alle contraddizioni della democrazia americana\u00bb, conclude la Baritono. Oltre a rappresentare un tassello fondamentale per la storia americana e mondiale, Ellis Island \u00e8 uno scrigno in cui si conservano le tracce di vita di tutti coloro che vi sono transitati e dove si decidevano le sorti di chi aspirava a diventare un nuovo cittadino americano.<br \/>\nNon ci sono dati precisi su quanti lo siano diventati effettivamente, spiega Stefano Luconi, docente di storia degli Stati Uniti d&#8217;America all&#8217;Universit\u00e0 di Padova, esperto del fenomeno migratorio. \u00abLe statistiche sull&#8217;immigrazione non prendono in considerazione il porto di ingresso. Dalla fine dell&#8217;Ottocento gli Stati Uniti vararono disposizioni per vietare la cittadinanza a prostitute, pregiudicati, mendicati, indigenti e individui con gravi handicap fisici o incapaci di provvedere a se stessi, analfabeti, malati. Nell&#8217;ospedale si ricoveravano e tenevano in osservazione i malati. L&#8217;internamento poteva durare setti-mane e avere come esito l&#8217;ammissione o la reiezione dagli Stati Uniti. Poi c&#8217;erano i controlli legali e quelli per stabilire la capacit\u00e0 dei potenziali immigrati di provvedere a se stessi, dal 1917 anche la prova per appurare l&#8217;eventuale analfabetismo. Esistevano dormitori per ospitare temporaneamente chi era in attesa di un parente gi\u00e0 residente che garantiva di occuparsi di chi era privo di mezzi di sostentamento. Ai gruppi familiari capitava spesso di essere separati. Dal 1990 Ellis Island \u00e8 divenuto un museo per documentare l&#8217;immigrazione negli Stati Uniti. Il progetto, pur attestando gli aspetti drammatici dell&#8217;esperienza di molti migranti, anche in termini di ostracismo sociale e di xenofobia, tende tuttavia a fornire una lettura celebrativa degli Stati Uniti come nazione di immigrati e terra d&#8217;accoglienza. L&#8217;immigrazione non fu solo un&#8217;esperienza di successo. Molti furono i rimpatri, a volte per l&#8217;impossibilit\u00e0 di inserirsi e realizzare il proprio sogno americano, a volte per una volont\u00e0 di impermanenza del progetto migratorio, l&#8217;ambizione di numerosi italiani era lavorare duramente, risparmiare e tornare in Italia a godersi i frutti delle proprie fatiche. Questa dimensione si perde se si documenta l&#8217;immigrazione solo come trasferimento definitivo negli Stati Uniti, se non si conferisce cio\u00e8 il dovuto rilievo ai flussi in uscita. Il Museo dell&#8217;Immigrazione di Ellis Island ha intrapreso anche un progetto di storia orale, gli informatori per\u00f2 sono esclusivamente persone rimaste negli Stati Uniti, cos\u00ec resta in ombra l&#8217;aspetto del ritorno dei migranti\u00bb.<\/p>\n<p>UN IMPROPRIO PARAGONE<br \/>\n\u00c8 facile pensare ad un parallelismo con ci\u00f2 che accade oggi sulle coste del Mediterraneo, ma \u00e8 un confronto azzardato come spiega Leeoni: \u00abil paragone con Lampedusa \u00e8 assolutamente improponibile. Coloro che arrivavano a Ellis Island non violavano nessuna normativa sull&#8217;immigrazione. Anche se poteva esser loro negato l&#8217;ingresso negli Stati Uniti, non si trattava di persone giunte illegalmente sull&#8217;isola. Le navi erano autorizzate dalle autorit\u00e0 federali americane. Una legge statunitense del 1908 stabil\u00ec che potevano attraccare solo i transatlantici che assicuravano standard predefiniti di sicurezza e condizioni igieniche. Il provvedimento era applicato con estremo rigore a New York. Alcune compagnie di navigazione, fra cui una italiana, iniziarono a fare scalo pi\u00f9 a Sud, nel porto di New Orleans, dove le autorit\u00e0 erano pi\u00f9 tolleranti. La legge del 1901 di tutela degli emigranti stabil\u00ec per le compagnie di ottenere una licenza il cui rilascio e rinnovo erano subordinati all&#8217;ottemperanza di alcune garanzie per i passeggeri. La legge fu spesso inapplicata e le navi restarono talvolta delle carrette del mare, ma il quadro del trasporto era, comunque, di assoluta legalit\u00e0. Lo dimostra la legge del 1901 che obbligava le compagnie a risarcire gli emigranti nel caso di re-spingimento al porto di sbarco per condizioni pregresse del passeggero conosciute dalla compagnia stessa al momento della vendita del biglietto. Poi c&#8217;era sempre il caso di qualcuno che, vistosi negato l&#8217;ingresso negli Stati Uniti, durante l&#8217;internamento a Ellis Island nell&#8217;attesa di una imbarcazione che lo riportasse in Europa, si tuffava in mare per cercare di raggiungere clandestinamente a nuoto New York. Ma si tratt\u00f2 di casi limite. I viaggi per mare nel Mediterraneo sono oggi l&#8217;anticamera della clandestinit\u00e0, i viaggi verso Ellis Island erano la premessa di un ingresso legale negli Stati Uniti. Centri di accoglienza come Lampedusa sono una specie di lager dove l&#8217;inosservanza dei diritti dell&#8217;individuo \u00e8 all&#8217;ordine del giorno. Non era il caso di Ellis Island. L&#8217;analogia tra le due esperienze non \u00e8 possibile\u00bb.<br \/>\n( da Il Manifesto di Linda Chiaromonte 7 gennaio 2016)<\/p>\n<p>NOTA.INSTALLAZIONI, VIDEO E ALBUM FOTOGRAFICI<br \/>\nMuri sbrecciati, finestre rotte. Stanze e corridoi abbandonati per pi\u00f9 di sessant\u2019anni, desolazione, silenzio, vuoto. \u00c8 l&#8217;edificio del vecchio ospedale dell&#8217;immigrazione di Ellis Island che da pi\u00f9 di un anno ha riaperto le porte ai visitatori, dopo una lunga ristrutturazione, e che l&#8217;artista francese IR nell&#8217;agosto 2014 ha fatto rivivere e ripopolato con le figure di chi \u00e8 transitato da l\u00ec nei primi del &#8216;900. L&#8217;installazione \u00abUnframed Ellis Island\u00bb ha un forte impatto emotivo e simbolico. Le foto di persone comuni, infermieri, dottori, bambini, conservate nell&#8217;archivio sono state stampate su carta in bianco e nero e a grandezza naturale e incollate alle pareti. La memoria di quel luogo \u00e8 riemersa con grande umanit\u00e0. Visi che ci guardano dal passato in controluce, gente accovacciata, in fila con i bagagli legati da una corda. Sagome sui vetri che affacciano sulla statua della libert\u00e0, sogno di tutti i migranti dell&#8217;epoca. Il lavoro \u00e8 diventato anche un breve e intenso cortometraggio \u00abEllis\u00bb, diretto da JR con Robert De Niro, che nell&#8217;albero genealogico ha antenati che passarono proprio da Ellis Island, e un libro fotografico con i disegni di Art Spiegelman, edito da Damiani.<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20160110 22:23:00 guglielmoz E stata una porta d&#8217;ingresso al nuovo mondo, l&#8217;approdo per pi\u00f9 di dodici milioni (li persone che sognavano l\u2019America che hanno lasciato <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=1071\" title=\"11907 Ellis Island.  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