{"id":10512,"date":"2017-04-15T19:03:50","date_gmt":"2017-04-15T17:03:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/9808-rapporto-italiani-nel-mondo-2012-intervento-di-delfina-licata-caporedattore-del-rapporto\/"},"modified":"2017-04-15T19:03:50","modified_gmt":"2017-04-15T17:03:50","slug":"9808-rapporto-italiani-nel-mondo-2012-intervento-di-delfina-licata-caporedattore-del-rapporto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10512","title":{"rendered":"9808 RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO 2012: INTERVENTO DI DELFINA LICATA, CAPOREDATTORE DEL RAPPORTO"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20120605 21:51:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b][i]PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO. INTERVENTO DELFINA LICATA, CAPOREDATTORE ITALIANI NEL MONDO<br \/>\n30 MAGGIO 2012[\/b][\/i]<\/p>\n<p>[b]I cittadini italiani residenti all\u2019estero nel 2012[\/b]<br \/>\nCome ricordato, all\u20191 gennaio 2012 i cittadini italiani iscritti all\u2019Aire sono 4.208.977, di cui 2.017.163 donne (47,9%). L\u2019aumento, in valore assoluto, rispetto allo scorso anno \u00e8 di 93.742 unit\u00e0. [u]Caratteristiche socio-demografiche.[\/u] Su 60.626.442 italiani residenti in Italia all\u2019inizio del 2011 i connazionali residenti all\u2019estero incidono per il 6,9%. Ben il 54% del totale degli iscritti ha dato come motivo di iscrizione l\u2019espatrio, ma continua l\u2019ascesa dei \u201cnati all\u2019estero\u201d, arrivati al 38,3% (erano il 37,7% nel 2011). A rilevante distanza invece, si collocano gli iscritti per aver acquisito la cittadinanza italiana (3,2%).<br \/>\nIl 37,1% (1,6 milioni) \u00e8 all\u2019estero da pi\u00f9 di 15 anni e il 14,9% (quasi 630 mila) lo \u00e8 da 10-15 anni. Continuano ad aumentare (1 milione 131 mila) coloro che sono iscritti all\u2019Aire da 5-10 anni che sono il 26,9% del totale. L\u201911,5% (quasi 500 mila italiani) \u00e8, invece, iscritto da 3 anni.Quasi 800 mila hanno pi\u00f9 di 65 anni (19,0%), quasi 665 mila sono, invece, minorenni (15,8%). Il 21,2% ha un\u2019et\u00e0 compresa tra i 19 e i 34 anni (890 mila), ma il 25,0% (poco pi\u00f9 di 1 milione) ha tra i 35 e i 49 anni. Il 19,1%, infine, ha un\u2019et\u00e0 compresa tra i 50 e i 64 anni (poco pi\u00f9 di 800 mila).<\/p>\n<p>La stragrande maggioranza \u00e8 celibe\/nubile (53,7%) mentre i coniugati sono il 38,2%.<br \/>\n[u]Continenti e Paesi di residenza.[\/u] La ripartizione continentale \u00e8 cos\u00ec strutturata: Europa (2.306.769, 54,8%), America (1.672.414, 39,7%), Oceania (134.008, 3,2%), Africa (54.533, 1,3%) e Asia (41.253, 1,0%).<\/p>\n<p>In Europa \u00e8 l\u2019UE a 15 a fare la parte del leone con 1.695.955 (40,3%) residenti italiani perch\u00e9 include i paesi di vecchia e tradizionale emigrazione italiana. Proprio in quest\u2019area si trovano le collettivit\u00e0 pi\u00f9 numerose, a partire da quella tedesca (639.283, 15,2%), quella francese (366.170, 8,7%), belga (252.257, 6,0%), britannica (201.705, 4,8%) e spagnola (118.690, 2,8%). Segue l\u2019area degli altri paesi europei, tra i quali determinante \u00e8 la collettivit\u00e0 svizzera (546.614, 13,0%).<\/p>\n<p>In America la discrasia tra il Nord e il Sud \u00e8 molto evidente: a fronte di 1.320.577 cittadini italiani residenti nell\u2019America centro-meridionale (31,4% del totale Italia), sono invece 351.837 coloro che risiedono nell\u2019America settentrionale (l\u20198,4% del totale). <\/p>\n<p>Fermando l\u2019attenzione su questi ultimi, mentre la comunit\u00e0 degli Stati Uniti \u00e8 composta da 216.767 italiani in possesso di cittadinanza (5,2%), in Canada la comunit\u00e0 arriva a 135.070 persone (3,2%). Pi\u00f9 articolata la situazione nell\u2019America meridionale, Latina specialmente, dove l\u2019Argentina torna, nel 2012, ad essere il primo paese (nel 2011 era la Germania) con una comunit\u00e0 di 664.387 italiani (15,8%). Seguono il Brasile (298.370, 7,1%) e il Venezuela (113.271, 2,7%).<\/p>\n<p>L\u2019Oceania con 134.008 (3,2%) connazionali residenti \u00e8 il terzo continente a livello numerico. La concentrazione \u00e8, per\u00f2, limitata all\u2019Australia (130.570, 3,1%); ridottissime le presenze in Nuova Zelanda (2.822) e, ancora di pi\u00f9, in Micronesia (486)<\/p>\n<p>In Africa \u00e8 la parte meridionale con 33.268 residenti (0,8%) a distinguersi e questo grazie al Sudafrica che registra, da solo, una comunit\u00e0 di 31.199 italiani. Per quanto riguarda l\u2019Asia \u00e8 il versante occidentale che accoglie il maggior numero di connazionali (22.621, 0,5%) soprattutto grazie alla storica comunit\u00e0 di italiani presente in Israele (11.097), seguita da quella degli Emirati Arabi (3.439).<br \/>\nI 16.710 (0,4%) italiani presenti nel versante orientale, invece, vivono soprattutto in Cina (5.841), Thailandia (2.848), Giappone (2.653) e Singapore (1.695).<\/p>\n<p>[u]Regioni, province e comuni di partenza.[\/u] Il 53,3% degli attuali cittadini italiani all\u2019estero \u00e8 partito dal Meridione (oltre 1 milione e 400 mila dal Sud e quasi 800 mila dalle Isole). <\/p>\n<p>Il 31,5% proviene invece dal Nord Italia (poco pi\u00f9 di 657 mila dal Nord Ovest e quasi 670 mila dal Nord Est). Il 15,2%, infine, ovvero 640 mila, \u00e8 partito dalle regione del Centro Italia.<\/p>\n<p>Nella graduatoria regionale al primo posto troviamo, come sempre la Sicilia (674.572) seguita, nell\u2019ordine, da Campania (431.830), Lazio (375.310), Calabria (360.312), Lombardia (332.403), Puglia (319.111) e Veneto (306.050), per limitarci alle regioni con minimo 300 mila connazionali. <\/p>\n<p>\u00c8 da segnalare la crescita che ha contraddistinto la Lombardia che registra, rispetto allo scorso anno, quasi 41 mila registrazioni che le fanno superare la Puglia.<\/p>\n<p>A livello continentale, le prime tre regioni maggiormente rappresentate sono: in Europa, la Sicilia (481.082), la Puglia (249.878) e la Campania; in America, il Lazio (233.971), la Campania (168.012) e la Sicilia (164.611); in Oceania, la Calabria (26.300), la Sicilia (23.537) e la Campania (13.871); in Africa, il Lazio (7.624), la Lombardia (7.162) e il Veneto (5.188) e in Asia, infine, la Lombardia (8.145), il Lazio (7.258), e la Toscana (6.431).<br \/>\nL\u2019analisi delle presenze per origine provinciale evidenzia la preminenza del Meridione d\u2019Italia. <\/p>\n<p>Esclusa Roma sempre in prima posizione (289.556), tutte le altre province nelle prime 10 posizioni sono meridionali: Cosenza (147.601), Agrigento (142.985), Salerno (115.822), Napoli (110.703), Catania (105.830) e Palermo (105.107), con numeri di residenti che arrivano a superare quelli delle piccole regioni (Sardegna, Molise e Trentino Alto Adige). <\/p>\n<p>Chiudono le ultime tre posizioni nella graduatoria delle prime dieci province Avellino (100.916), Potenza (92.931) e Milano, (92.789) unico territorio provinciale del Nord.<br \/>\nDall\u2019analisi dei principali comuni per numero di iscritti all\u2019Aire risulta che, nelle prime 10 posizioni, vi sono tutti capoluoghi di regione meno uno Licata (Ag) che, con 39.082 iscritti, \u00e8 in nona posizione preceduto, nell\u2019ordine, da Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Palermo, Trieste, Catania. Chiude, in decima posizione, Firenze. <\/p>\n<p>Dal confronto per ciascun comune italiano tra i suoi cittadini iscritti all\u2019Aire e il numero di residenti rimasti in Italia, le incidenze pi\u00f9 alte, caratterizzano piccoli comuni quali Castelnuovo di Conza (Sa) 347,4%, Carrega Ligure (Al) 287,1%, Acquaviva Platani (Cl) 244,6%, Roio del Sangro (Ch) 221,6%, Santomenna (Sa) 205% solo per restare alle incidenze che superano il 200%.<\/p>\n<p>[b]Inseguendo il lavoro che non c\u2019\u00e8: trasferimenti e pendolarismo[\/b]<\/p>\n<p>[u]I trasferimenti di residenza in Italia.[\/u] Nel 2009 si sono cancellati dal Mezzogiorno e trasferiti in una regione del Centro-Nord 109 mila cittadini. I flussi pi\u00f9 consistenti riguardano le regioni italiane demograficamente pi\u00f9 attive la Campania in primis con 33,8 mila unit\u00e0, seguita dalla Sicilia (23,7 mila), dalla Puglia (19,6 mila) e dalla Calabria (14,2 mila). <\/p>\n<p>Al contrario, dal Centro-Nord al Mezzogiorno si sono spostati in 67 mila e soprattutto verso la Campania (18 mila), la Sicilia (17 mila) e la Puglia (11 mila). La Lombardia \u00e8 la prima meta di arrivo dei migranti dal Mezzogiorno che si spostano verso il Centro e il Nord d\u2019Italia; nel 2009, infatti, essa ha accolto il 24,2% di tutti gli spostamenti (quasi 26 mila persone).<br \/>\nQuasi 19 mila hanno, invece, scelto l\u2019Emilia Romagna o il Lazio (pari al 17,2%).<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 media di chi si sposta \u00e8 di circa 32,5 anni. Pur restando preminenti, i maschi sono sempre meno e in un unico caso (il Lazio), il numero delle donne che vi arriva dal Mezzogiorno \u00e8 superiore a quello degli uomini (ben il 91,8%). Nel 2009, poi, il 21,0% delle persone che dal Mezzogiorno si trasferisce al Centro-Nord \u00e8 in possesso di laurea e questa percentuale supera il 23,0% nel caso del Lazio e della Lombardia. Le percentuali pi\u00f9 basse di laureati si registrano, invece, in Liguria (12,3%) e Valle d\u2019Aosta (13,4%)<\/p>\n<p>[u]I trasferimenti di residenza verso l\u2019estero.[\/u]<br \/>\nSe per tutti gli anni 2000 questi trasferimenti sono sempre stati intorno alle 50 mila unit\u00e0, in questi ultimi anni si \u00e8 registrato un decremento di 10 mila unit\u00e0. L\u2019andamento \u00e8 differente a seconda dell\u2019area geografica di partenza e dell\u2019et\u00e0 di chi sceglie di migrare.<\/p>\n<p>L\u2019analisi territoriale pone in evidenza la riduzione delle partenze dalle aree del Mezzogiorno, dove dalle oltre 20 mila partenze nella prima met\u00e0 del decennio si \u00e8 passati a 12 mila negli ultimi 3 anni. Al contrario, nelle regioni del Centro-Nord si riscontra un aumento delle partenze dall\u2019estero, passando dalle 20 mila della prima met\u00e0 degli anni 2000 alle 25 mila del secondo quinquennio.<\/p>\n<p>I dati del 2009 attestano 39 mila trasferimenti di cittadini italiani all\u2019estero, di cui oltre 12 mila (32,0%) provenienti dall\u2019area meridionale del Paese. \u00c8 l\u2019Europa il continente privilegiato dai meridionali, trasferitisi innanzitutto in Germania (oltre 4 mila casi, ovvero il 33,0% di migranti), quindi nella Svizzera (1,5 mila) e nel Regno Unito (quasi 1,3 mila). Meno interesse sembrano, invece, suscitare i paesi di oltreoceano, sia quelli dell\u2019America meridionale che gli stessi USA.<\/p>\n<p>La graduatoria delle mete raggiunte varia se si considera il titolo di studi. I laureati meridionali, infatti, preferiscono la Germania (23,0%), il Regno Unito (14,2%), la Svizzera (9,8%) e la Francia (8,4%).<\/p>\n<p>[u]Pendolarismo di medio o lungo raggio.[\/u]<br \/>\nIl pendolarismo in Italia, cos\u00ec come in altre realt\u00e0, \u00e8 diventato un fenomeno fisiologico del mercato del lavoro e riflette la dislocazione dei luoghi produttivi rispetto a quelli di residenza. Il pendolarismo \u00e8 direttamente legato e caratterizzato dalla distanza tra luogo di lavoro e luogo di vita, dalla maggiore o minore disponibilit\u00e0 dei mezzi di trasporto e, cosa non trascurabile, dalla qualit\u00e0 di questi ultimi.<\/p>\n<p>Nel 2010 il pendolarismo ha coinvolto 9,6 milioni di italiani (il 42,0% degli occupati). La maggior parte dei pendolari affronta spostamenti giornalieri e quindi contenuti all\u2019interno della stessa provincia di residenza (79,1%) o in province contigue (15,7%).<\/p>\n<p>Nel 2010, il pendolarismo di lungo raggio tra province non contigue dove lo spostamento non pu\u00f2 avvenire giornalmente ma tendenzialmente settimanalmente ha interessato 498 mila persone (pari al 5,2% del totale dei pendolari).<\/p>\n<p>Al Nord i pendolari sono circa la met\u00e0 degli occupati, un terzo al Centro e al Sud. A influire sulla maggiore diffusione del pendolarismo nel Settentrione d\u2019Italia \u00e8 la concentrazione di 3 caratteristiche principali: una preponderanza del settore industriale, la morfologia territoriale pianeggiante che agevola la mobilit\u00e0 e uno sviluppo superiore delle reti stradali e ferroviarie che abbassano i tempi di spostamento.<\/p>\n<p>Da quanto detto consegue, invece, che la caratteristica sostanziale del Centro-Sud italiano sia il cosiddetto pendolarismo di lunga distanza che, nel Mezzogiorno, ha interessato in media nel 2010 178 mila persone pari all\u20198,6% del complesso dei pendolari, a fronte di una media del Centro-Nord del 4,2% . Di questi pendolari a lungo raggio, 134 mila si dirigono verso il Centro-Nord o l\u2019estero e 44 mila verso, invece, province non contigue ma appartenenti alla stessa area di partenza.<\/p>\n<p>I lavoratori residenti nel Centro-Nord, ma occupati nel Mezzogiorno o all\u2019estero sono stati, nel 2010, 108 mila cos\u00ec ripartiti: circa 28 mila nel Mezzogiorno e quasi 80 mila all\u2019estero di cui il 50% transfrontalieri. I flussi di transfrontalieri pi\u00f9 consistenti riguardano la Lombardia (45,0%) circa, seguita dall\u2019Emilia Romagna (13,0%), dal Piemonte (10,0%) e dalla Liguria (7,4%).<\/p>\n<p>Dei 134 mila lavoratori che dal Mezzogiorno si sono spostati nel 2010, 13 mila 200 sono andati all\u2019estero e 121 mila verso il Centro-Nord. Le regioni che presentano una forte attrazione in questo caso sono, nell\u2019ordine, la Lombardia, l\u2019Emilia Romagna e il Lazio.<\/p>\n<p>[b]Alcuni focus sugli emigrati italiani[\/b]<\/p>\n<p>L\u2019inserimento riuscito all\u2019estero riunisce milioni di italiani che, seppure in posizioni non preminenti, hanno realizzato il loro progetto migratorio. Ma accanto a questi vi sono figure illustri, che meritano di essere ricordate, anche come segno di riconoscenza alla collettivit\u00e0 che \u00e8 stata per loro di supporto. <\/p>\n<p>Il Rapporto Migrantes 2012 si muove su questi piani diversi tratteggiando, ad esempio, la presenza degli italiani nelle istituzioni europee, partendo dalla storia di questa presenza arrivando alla fase attuale e soffermandosi poi su alcune figure come il messinese Enrico Vinci che \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 noti segretari generali del Parlamento dal 1986 al 1997.<\/p>\n<p>Passando dal Belgio al Regno Unito, le statistiche della Higher Education Statistics Agency (HESA) offrono una prospettiva precisa e dettagliata su quanti impiegati sono presenti in tutte le istituzioni accademiche britanniche in base alla loro nazionalit\u00e0, il sesso e le condizioni contrattuali e di lavoro.<\/p>\n<p>Nel 2010, gli italiani si potevano trovare in un totale di 93 universit\u00e0 fra quasi tutte le regioni del paese ma molto evidente \u00e8 una significativa concentrazione degli italiani nelle universit\u00e0 inglesi (2.455); seguono quelle della Scozia (190), del Galles (70) e dell\u2019Irlanda Nord (35). Ad uno sguardo pi\u00f9 preciso non sfugge poi che fra le universit\u00e0 inglesi gli italiani hanno scelto soprattutto quelle che si trovano a Londra. Nella capitale britannica lavorano 1.050 accademici italiani, fra 31 realt\u00e0 diverse. <\/p>\n<p>Le statistiche mostrano, una presenza italiana considerevole in alcune universit\u00e0 della citt\u00e0: 5 delle 7 universit\u00e0 britanniche pi\u00f9 popolari che accolgono accademici italiani, costituenti il 25% del totale della popolazione accademica italiana nel Regno Unito, si trovano a Londra (685 persone).<\/p>\n<p>Diversamente da insegnanti e ricercatori, gli italiani in quei ruoli accademici come il lecturer (professore ordinario) ed il professor (cattedratico), godono in quasi tutti i casi di contratti a tempo indeterminato e full time. Questa stabilit\u00e0 \u00e8 chiaramente un beneficio per gli accademici italiani soprattutto se si pensa alle difficolt\u00e0 vissute in Italia su questo fronte.<\/p>\n<p>Altre eccellenze riconosciute all\u2019Italia in tutto il mondo sono gli archeologi e su questi si sofferma il Rapporto Migrantes 2012. Per attivit\u00e0 di ricerca archeologica, etnologica ed antropologica sono operanti nel mondo oltre 150 &quot;missioni&quot; italiane. Si stima che in questo lavoro siano, oggi, impegnati complessivamente circa un migliaio di connazionali. In tutti i continenti, spesso in aree isolate, desertiche e sconfinate, le nostre missioni costituiscono tante piccole comunit\u00e0 di lavoro, nate per lo pi\u00f9 dalla collaborazione fra istituzioni italiane e di altri paesi, nelle quali i nostri connazionali sono anche affiancati da tecnici e da manodopera locale.<\/p>\n<p>[b]Riflessione conclusiva: gli emigrati italiani una potenzialit\u00e0?[\/b]<\/p>\n<p>Sono sempre pi\u00f9 numerosi gli studi, le analisi, i sondaggi, gli scritti e le riflessioni sulla mobilit\u00e0 giovanile italiana, movimento sfuggente sia a una quantificazione certa che a una descrizione univoca. Il concetto di giovane, pi\u00f9 volte richiamato, necessita per\u00f2 di una contestualizzazione che tenga conto delle mutazioni avvenute a livello sociale, culturale e occupazionale (flessibilit\u00e0 e precariet\u00e0 innanzitutto). <\/p>\n<p>Sorge cos\u00ec un interrogativo: dall\u2019Italia si fugge davvero o si sceglie di partire? In un mondo dai confini mobili, dalla societ\u00e0 sempre pi\u00f9 de-territorializzata grazie ai media digitali, chi parte non si sente migrante in senso classico pur continuando a vivere e sentire gli effetti dello spostamento (la partenza, lo sradicamento, l\u2019allontanarsi dai luoghi consueti, dagli affetti sicuri, il cambio di abitudini, di lingua, di modi di fare). <\/p>\n<p>Questi sentimenti restano, ma in un mondo diventato \u201cpi\u00f9 piccolo\u201d. Il viaggio diviene cio\u00e8 centrale per la formazione culturale e dell\u2019identit\u00e0 di un giovane il quale, non di rado, realizza anche molteplici spostamenti resi possibili dalla facilit\u00e0 dei mezzi di comunicazione. I giovani italiani all\u2019estero, quindi, vanno considerati un potenziale sociale, culturale ed economico a condizione di mantenere legami fruttuosi tra chi \u00e8 partito e chi \u00e8 rimasto, cosa che non sempre avviene, per cui la potenzialit\u00e0 prima richiamata rimane solo formale. <\/p>\n<p>Questa stessa carenza si riscontra nei riguardi degli emigrati adulti inseriti all\u2019estero da tempo e spesso a livelli di grande responsabilit\u00e0 nei vari settori. Per credere che anche loro siano una risorsa per l\u2019Italia, specialmente in un mondo globalizzato che ha bisogno di reti molto ramificate, i risultati raggiunti non sono confortanti, ma sopravvive la speranza di cambiare le cose.<\/p>\n<p>http:\/\/www.chiesacattolica.it\/pls\/cci_new_v3\/v3_s2ew_consultazione.redir_allegati_doc?p_id_pagina=30627&#038;p_id_allegato=39406&#038;p_url_rimando=%2Fcci_new_v3%2Fallegati%2F30627%2Findice.pdf<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20120605 21:51:00 redazione-IT [b][i]PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO. 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