{"id":10510,"date":"2017-04-15T19:03:50","date_gmt":"2017-04-15T17:03:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/9807-rapporto-italiani-nel-mondo-2012-relazione-introduttiva-di-mons-giancarlo-perego\/"},"modified":"2017-04-15T19:03:50","modified_gmt":"2017-04-15T17:03:50","slug":"9807-rapporto-italiani-nel-mondo-2012-relazione-introduttiva-di-mons-giancarlo-perego","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10510","title":{"rendered":"9807 Rapporto Italiani nel Mondo 2012: Relazione introduttiva di mons. Giancarlo Perego"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20120601 10:43:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b][i]Presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2012 (Roma, 30 maggio 2012)- Relazione introduttiva di mons. Giancarlo Perego[\/i][\/b]<\/p>\n<p>Il settimo Rapporto della Fondazione Migrantes sugli italiani nel mondo viene pubblicato in una fase molto difficile per l\u2019Italia. Il Paese sta conoscendo, dal 2008, gli effetti di una crisi mondiale che ha ricadute pesanti in Europa. La crisi aveva dato i suoi primi segni gi\u00e0 nel 2001, l\u2019anno in cui \u00e8 stata approvata la legge che regolamenta il diritto di voto degli italiani all\u2019estero. Non pochi si sono chiesti (e continuano a chiedersi) se non sia stato uno sbaglio, a fronte dei problemi urgenti del Paese, prevedere questa apertura elettorale a beneficio di cittadini lontani. Come anche dieci anni prima, nel 1992, in occasione della nuova legge sulla cittadinanza, con la quale a fronte dell\u2019allungamento dei tempi per la richiesta della cittadinanza erano state ampliate le opportunit\u00e0 offerte agli oriundi dei pionieri dell\u2019emigrazione italiana, molti ritennero che sarebbe stato pi\u00f9 opportuno privilegiare l\u2019accesso alla cittadinanza degli immigrati stranieri in Italia, o quanto meno dei loro figli.<\/p>\n<p>\u00c8 una strategia debole quella di occuparsi della presenza dei cittadini stranieri in Italia andando contro gli emigrati italiani, oppure quella di farsi carico degli italiani nel mondo ponendosi contro gli immigrati. Si tratta di due grandi fenomeni sociali, che riguardano ciascuno oltre i 4 milioni di persone, che caratterizzeranno anche gli scenari futuri e che bisogna riuscire ad affrontare correttamente.<\/p>\n<p>Per seguire il fenomeno dell\u2019emigrazione italiana, che non \u00e8 finito ma \u00e8 cambiato \u2013 come \u00e8 stato ricordato anche nella recente Assemblea dei Vescovi italiani (21-25 maggio 2012) in cui \u00e8 stato presentato il nuovo Statuto della Fondazione Migrantes &#8211; e per aiutare a superare il senso di distanza e separazione nei confronti degli emigrati, la Fondazione Migrantes, nel 2006, ha iniziato la pubblicazione del Rapporto Italiani nel Mondo. In questi anni, il Rapporto \u00e8 diventato uno strumento per una maggiore presa di coscienza di quanto sia inevitabile \u201cincontrare\u201d oggi questa Italia migrante nel panorama della mobilit\u00e0 europea e internazionale. Proprio da quanto detto, si desume la necessit\u00e0 di utilizzare nuove chiavi di lettura spinti dalle caratteristiche diverse che ineriscono gli attuali migranti, a cominciare dalla loro preparazione e dal progetto con cui partono e che il pi\u00f9 delle volte finiscono col riuscire a realizzare all\u2019estero, avendo pi\u00f9 volte tentato di aprire inutilmente porte in Italia. <\/p>\n<p>Il discorso non \u00e8 la necessit\u00e0 di far tornare oppure il riuscire a non far partire i giovani: il discorso \u00e8 un altro. La partenza non deve essere conseguenza di un bisogno ma una normale fase di passaggio per un miglioramento e un confronto a livello europeo e internazionale che porti alla circolazione di idee e sproni a nuove progettualit\u00e0.<\/p>\n<p>Nell\u2019introdurre a questo settimo Rapporto Migrantes mi sono soffermato sulla necessit\u00e0 di superare una certa distanza che esiste tra gli italiani nel mondo e gli italiani in Italia. A tale proposito, tre sono i punti che cercher\u00f2 di approfondire:<br \/>\n1. L\u2019emigrazione fenomeno non solo storico ma parte del nostro presente;<br \/>\n2. Come inquadrare l\u2019Italia dall\u2019estero;<br \/>\n3. Come inquadrare gli italiani nel mondo dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>[b]1. La storia dell\u2019immigrazione come parte del nostro presente[\/b]<\/p>\n<p>Come abbiamo visto lo scorso anno, l\u2019emigrazione italiana ha riempito 150 anni di storia unitaria, con fasi particolarmente intense e anche drammatiche, ma non pu\u00f2 essere ridotta a una vicenda del passato ma, al contrario \u2013 questa almeno \u00e8 la tesi della Fondazione Migrantes \u2013 deve richiamare anche attualmente la nostra attenzione.<\/p>\n<p>Alla fine dell\u2019Ottocento, all\u2019inizio del Novecento, perfino nel periodo tra le due guerre, nonostante la grande depressione degli anni \u201930 e l\u2019isolamento dell\u2019Italia, e infine per oltre un quarto di secolo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, l\u2019Italia \u00e8 stata un popolo di emigranti. Milioni di italiani hanno cercato, con l\u2019esodo, di riscattarsi dalla condizione di miseria e, anche senza istruzione e senza mezzi, sono stati capaci di partire, di sopportare sistemazioni degradanti, umiliazioni e ingiustizie e, alla fine, con le seconde e le terze generazioni, arrivare a un inserimento soddisfacente, riuscendo a garantire il benessere della propria famiglia e proponendosi come umili ma efficaci ambasciatori del proprio Paese. Ognuno di noi ha molti esempi davanti agli occhi. <\/p>\n<p>Il Rapporto ci ricorda solo un esempio significativo. Nel 1871, nei \u201cblock\u201d newyorkesi di Mulberry Street o Bayard Street, il famoso fotoreporter Jakob Riis (1849-1914) cont\u00f2 1.324 italiani ammucchiati in 132 stanze.<\/p>\n<p>Questa evoluzione dell\u2019emigrazione italiana non pu\u00f2 portare a ritenere che tutti gli emigrati siano diventati ricchi o famosi, anche se non sono pochi i casi di successo. L\u2019indicatore pi\u00f9 attendibile della riuscita della collettivit\u00e0 italiana consiste nell\u2019inserimento proficuo nel lavoro e nella predisposizione alla solidariet\u00e0 e all\u2019impegno per la sua tutela, nell\u2019attaccamento alla famiglia e nella difesa dei suoi valori, nel rispetto delle leggi e della cultura del paese di accoglienza senza rinnegare la propria appartenenza culturale, nel tener viva l\u2019ispirazione di fede ravvivandone i contenuti.<\/p>\n<p>La Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Chiesa in Italia, mentre \u00e8 particolarmente sensibile alla cura della dimensione religiosa delle persone e famiglie migranti, riconosce nella vicenda migratoria lo strumento per il passaggio da una situazione insoddisfacente a una speranza pi\u00f9 ampia: situazione denominata dal Magistero \u2018sviluppo integrale\u2019 della persona e dei popoli (cfr. le encicliche Paolo VI, Populorum progressio e Benedetto XVI, Caritas in veritate). Per questo motivo, mi piace sottolineare il ruolo svolto dalle Missioni Cattoliche Italiane, che fin dall\u2019inizio della vicenda migratoria sono state un presidio per i connazionali. L\u2019attenzione della Chiesa per i migranti si riferisce non solo alla evangelizzazione e amministrazione dei sacramenti n\u00e9 si limita a sollevare le sofferenze e i disagi con l\u2019assistenza caritativa, ma comprende la promozione dei diritti umani e della giustizia verso ogni persona, di cui la cittadinanza \u00e8 uno strumento. La cura pastorale della Chiesa per i diritti degli emigranti \u00e8 radicata nella nota della cattolicit\u00e0 della Chiesa, che \u00e8 un segno e strumento dell\u2019unit\u00e0 della famiglia umana. <\/p>\n<p>Nella variet\u00e0 delle tante realt\u00e0 che la compongono vede esaltata la sua universalit\u00e0, col superamento di ogni forma di etnocentrismo e la realizzazione della convivialit\u00e0 delle differenze, come ricorda l\u2019Istruzione pontificia La carit\u00e0 di Cristo verso i migranti 2004 nn.16-17.<br \/>\nDiverse Missioni Cattoliche Italiane hanno celebrato il loro 50\u00b0 anniversario e altre stanno per farlo, mentre molte altre sono come origini addirittura centenarie. <\/p>\n<p>Sono state scritte pagine bellissime da sacerdoti, suore e laici, che in parte le diverse edizioni del Rapporto Italiani nel Mondo hanno proposto alla riflessione \u2013 come quest\u2019anno \u00e8 il caso del beato don Luigi Guanella, sacerdote comasco &#8211; e che anche le Chiese locali, col tempo, hanno imparato ad apprezzare, riconoscendo il valore aggiunto della differenza nella Chiesa. <\/p>\n<p>Certamente, in un contesto profondamente cambiato, in cui ai pionieri dell\u2019emigrazione si sono sovrapposte le successive generazioni di giovani, studenti e professionisti, un maggior numero di donne, i missionari italiani, sempre meno numerosi e sempre pi\u00f9 anziani, ma ancora oltre 400, sono chiamati a rinnovare la pastorale, anche alla luce delle situazioni sociali, culturali e religiose in cui si \u00e8 inseriti.<\/p>\n<p>Sono i travagli tipici dei grandi cambiamenti, nell\u2019era della globalizzazione, della nuova evangelizzazione che non riguardano solo le Missioni Cattoliche Italiane, ma anche tutte le strutture che hanno sorretto l\u2019evoluzione dell\u2019emigrazione italiana: dalle societ\u00e0 di mutuo soccorso, alle altre iniziative di solidariet\u00e0 civile (come quella dei pompieri Garibaldi, tuttora operante in Per\u00f9 o al fondo di solidariet\u00e0 a Francoforte attivato da cento bancari italiani della Banca europea), dai circoli sportivi alle bande musicali, dalle associazioni paesane e regionali alle grandi associazioni nazionali, le testate giornalistiche (molte tuttora operanti \u2013 Corriere d\u2019Italia di Francoforte e il Corriere degli italiani di Zurigo &#8211; e altre costrette a chiudere come La Voce degli Italiani a Londra, nata nel 1948) e istituti di patronati. <\/p>\n<p>Questa panoramica sulle strutture degli italiani non pu\u00f2 dimenticare il loro sviluppo grazie a una rinnovata legislazione, che ha permesso la nascita dei Comitati degli Italiani all\u2019estero (Comites), del Consiglio Generale dell\u2019Italiani all\u2019Estero (CGIE) e l\u2019elezione dei parlamentari nella Circoscrizione estera degli italiani nel mondo.<\/p>\n<p>Concludo questo primo punto della mia riflessione, sottolineando che la storia dell\u2019emigrazione italiana \u00e8 iniziata ieri e continua tutt\u2019oggi e che noi siamo sollecitati a leggere eventi e figure storiche anche alla luce dell\u2019 attuale fotografia del fenomeno migratorio. <\/p>\n<p>Ritornando alla figura di don Guanella, desta sorpresa vedere come personaggi del passato siano cos\u00ec estremamente attuali e, come pur essendo legati al mondo della Chiesa, siano testimoni di un messaggio dal valore sociale, culturale persino economico che potremmo definire universale<\/p>\n<p>[b]2. Come inquadrare l\u2019Italia dall\u2019estero[\/b]<\/p>\n<p>Il Rapporto Italiani nel Mondo non si propone solo di far conoscere meglio il mondo dell\u2019emigrazione a chi \u00e8 rimasto in Italia: un altro suo compito importante consiste nel far conoscere meglio l\u2019Italia a chi vive all\u2019estero.Chiediamoci cosa sia l\u2019Italia per chi vive fuori.<\/p>\n<p>Per chi \u00e8 anziano e sprovvisto di mezzi \u00e8 la Patria, chiamata a intervenire con un sostegno economico e all\u2019occorrenza anche con l\u2019assistenza sociale o sanitaria. <\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 paradossalmente un Paese ricco in cui le risorse scarseggiano, non solo per l\u2019enorme debito pubblico, ma anche per l\u2019ineguale distribuzione delle risorse (ricordiamo il titolo del famoso libro di Gorrieri, Parti uguali tra diseguali). Dal punto di vista dei poveri che vivono all\u2019estero (come, del resto, per i poveri che vivono in Italia), a fronte di garanzie e diritti per una fascia ampia di popolazione con le risorse pubbliche, corrisponde la precariet\u00e0 e la mancanza di tutela per un\u2019altra fascia di persone e di attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Nell\u2019introduzione al Rapporto Italiani nel Mondo ho richiamato queste pressanti questioni di giustizia distributiva, citando la pesante decurtazione nel bilancio del Ministero degli Affari Esteri e, di conseguenza, il ridimensionamento della rete diplomatico-consolare, l\u2019abbassamento dei gi\u00e0 ridotti livelli di tutela assistenziale, la mancanza di fondi per la promozione della lingua e della cultura italiana o per la promozione del sistema produttivo, come anche la ridotta operativit\u00e0 dei rappresentanti dei connazionali.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione a un mondo si vede anche dalle risorse messe a disposizione, anche se non \u00e8 solo una questione finanziaria. Nel caso degli emigrati italiani, ancor di pi\u00f9, la questione \u00e8 di sostenere la creativit\u00e0 progettuale e la capacit\u00e0 di riorganizzare l\u2019esistente secondo nuove modalit\u00e0 e nuove strategie di intervento. Ad esempio, il miglior funzionamento degli Istituti Italiani di cultura non dipende solo dall\u2019ampliamento della voce di budget, ma anche da una diversa managerialit\u00e0 in grado anche di autofinanziarsi, come si rileva dalla riflessione sull\u2019esperienza fatta da altri Paesi europei. <\/p>\n<p>Spiace che il legislatore italiano stenti a entrare nel merito di queste opportunit\u00e0, oltre tutto riguardanti un prodotto facilmente spendibile nel mondo, come la lingua e la cultura italiana, e tra l\u2019altro potenziato dal fatto che l\u2019Italia \u00e8 diventata uno sbocco molto importante per i flussi migratori internazionali. Sempre restando nel merito di cambiamenti, non necessariamente legati alla messa a disposizione di ingenti risorse finanziarie, pu\u00f2 tornare utile citare un altro esempio. <\/p>\n<p>La riduzione delle strutture consolari poteva andare di pari passo con l\u2019affidamento di mansioni complementari ai patronati, che non solo sono presenti in molti paesi, ma sono anche finanziati a livello pubblico e sono in grado di svolgere queste funzioni sulla base della legge che li ha riformati nel 2001. Cos\u00ec invece non \u00e8 stato, eppure una proposta in questo senso venne avanzata nel 2011 a Parigi, in occasione della presentazione della precedente edizione del Rapporto Italiani nel Mondo organizzata dalla Migrantes in collaborazione con le diverse organizzazioni che fanno parte del Comitato scientifico.<\/p>\n<p>Concludo, pertanto, questo secondo punto ricordando come non sia vero che gli emigrati dall\u2019Italia vogliano avere solo dei soldi: le idee sono ancora pi\u00f9 importanti e questo vale anche in senso inverso, quando si pensa a quello che gli italiani nel mondo possono dare alla loro Patria.<\/p>\n<p>[b]3. Come inquadrare gli italiani all\u2019estero dall\u2019Italia[\/b]<\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 ricordato, sia tra le \u00e9lites che alla base, molti considerano la presenza italiana all\u2019estero una realt\u00e0 scomoda e quasi considerano un\u2019ostinazione il fatto di aver mantenuto o riacquistato la cittadinanza italiana o il fatto di rivendicare la propria origine. \u00c8 una posizione miope non solo dal punto di vista culturale, ma anche dal punto di vista economico e commerciale per un Paese basato sull\u2019export e sull\u2019attrazione turistica tra i primi posti al mondo.<\/p>\n<p>Il Rapporto Italiani nel Mondo \u00e8 nato per superare questa impostazione, sollecitando tutti a rendersi consapevoli che in un mondo globalizzato la disponibilit\u00e0 di una rete, consistente, diffusa e di qualit\u00e0, costituisce una ulteriore garanzia per una buona affermazione.<\/p>\n<p>Ribadendo che la storia e la riuscita dell\u2019emigrazione italiana non si pu\u00f2 ridurre al protagonismo di pochi, si pu\u00f2 fondatamente ritenere che queste \u00e9lites affermatesi all\u2019estero &#8211; dalle universit\u00e0 alla politica, dalle aziende alla scienza, dall\u2019arte ai vari ambiti sociali e teologici &#8211; possono costituire con le loro idee una risorsa preziosa per un Paese che vive una pesante crisi economica e culturale.<\/p>\n<p>In Italia \u00e8 stata fatta una legge per incentivare il ritorno dei cosiddetti \u2018cervelli\u2019 \u2013 forse meglio chiamati \u2018ricercatori\u2019 &#8211; e si deve auspicare che possa avere una certa efficacia, ora completa dei decreti applicativi. Sappiamo, per\u00f2, che la maggior parte di questi ricercatori rester\u00e0 all\u2019estero e che comunque l\u2019apporto delle loro esperienze, la loro capacit\u00e0 di confronto, la loro percezione di ci\u00f2 che non va confrontato con le esperienze estere e le conseguenti suggestioni possono consentire all\u2019Italia di recepire quanto di meglio \u00e8 stato realizzato all\u2019estero. <\/p>\n<p>Essi, insomma, possono diventare un motore della crescita, rimettendo in modo un meccanismo che si \u00e8 fermato, di conoscenza e apprezzamento del nostro Paese.<\/p>\n<p>In conclusione, come sintetizzare il messaggio di questo volume ricco di dati, annotazioni storiche, analisi di contesti nazionali e territoriali, approfondimenti culturali e pastorali, che ha coinvolto non solo la redazione centrale ma nell\u2019insieme 65 autori dall\u2019Italia e da diversi Paesi esteri? <\/p>\n<p>Chi vive in Italia deve inquadrare l\u2019emigrazione come una parte viva del suo presente e chi vive all\u2019estero deve mostrare un maggiore attaccamento alle vicende italiane: entrambi devono offrire il loro apporto progettuale. Contrariamente a quanto si crede, la politica per gli italiani all\u2019estero \u00e8 innanzi tutto una questione di idee e pu\u00f2 costituire un \u2018motore\u2019 di sviluppo, allargando contatti, percorsi, progetti anche di cooperazione e risorse per la crescita, che valorizza anche gli italiani fuori dall\u2019Italia, aiutando anche cos\u00ec a leggere il Paese reale.<\/p>\n<p>http:\/\/www.chiesacattolica.it\/pls\/cci_new_v3\/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=30627&#038;rifi=guest&#038;rifp=guest<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20120601 10:43:00 redazione-IT [b][i]Presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2012 (Roma, 30 maggio 2012)- Relazione introduttiva di mons. Giancarlo Perego[\/i][\/b] Il settimo Rapporto della Fondazione <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10510\" title=\"9807 Rapporto Italiani nel Mondo 2012: Relazione introduttiva di mons. 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