{"id":10368,"date":"2017-04-15T19:03:31","date_gmt":"2017-04-15T17:03:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/9657-la-crisi-europea-e-italiana-vista-dallargentina-la-fine-del-mito-europeo\/"},"modified":"2017-04-15T19:03:31","modified_gmt":"2017-04-15T17:03:31","slug":"9657-la-crisi-europea-e-italiana-vista-dallargentina-la-fine-del-mito-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10368","title":{"rendered":"9657 La crisi europea e italiana vista dall\u2019Argentina: la fine del mito europeo"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20120222 17:00:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]di Adriana Bernardotti (Buenos Aires)[\/b]<\/p>\n<p>[i]\u201cL\u2019Europa \u00e8 in declino economico e la spingono ogni giorno di pi\u00f9 in quella direzione. Ce la gettano le sue principali autorit\u00e0, con le politiche di \u201causterity\u201d che sollecitano licenziamenti e tagli alla spesa pubblica. Ce la gettano \u2013 consapevolmente \u2013 le agenzie di rating, in un sistematico boicottaggio di qualsiasi recupero oggettivo o soggettivo. Ce la getta la principale potenza regionale, la Germania, con una notevole miopia e ce la getta anche la passivit\u00e0 della popolazione europea, che in maggioranza non si accorge ancora dove la stanno portando gli orientamenti neoliberisti dei suoi governanti. In Grecia la coperta \u00e8 diventata ormai socialmente troppo corta\u201d.[\/i]<\/p>\n<p>Questa dura caratterizzazione della situazione europea apre il supplemento economico di domenica 5 febbraio del quotidiano Pagina 12, intitolato \u201cLa divina commedia\u201d. L\u2019articolo \u00e8 di Ricardo Aronskind, un economista e accademico che collabora spesso con Pagina 12, la testata progressista pubblicata a Buenos Aires in un formato simile a Il Manifesto. Comunque, salvo qualche eccezione, non \u00e8 molto diverso il tono generale dei principali giornali argentini, come se la memoria dell\u2019esperienza della crisi argentina della fine degli anni \u201990 e gli insegnamenti tratti da questi anni di ripresa, portassero alla comune convinzione che l\u2019Europa \u00e8 sull\u2019orlo della catastrofe e che le soluzioni proposte dagli europei non faranno altro che accelerarla.<\/p>\n<p>A questa conclusione si arriva facendo un rapido escursus tra gli articoli pubblicati sull\u2019argomento dai tre principali quotidiani negli ultimi mesi: La Nacion, giornale conservatore-liberale pi\u00f9 attento alla politica internazionale tra i quotidiani argentini; il Clarin, la pubblicazione di maggiore diffusione con una vasta profusione di notizie di cronaca e d\u2019informazione locale, oggi fortemente antigovernativo e il menzionato Pagina 12, quotidiano d\u2019opinione orientato a sinistra e simpatizzante del Governo di Cristina Kirchner.<\/p>\n<p>Cominciamo dal quotidiano La Naci\u00f3n: Dalla cronaca degli avvenimenti politici ed economici tracciata dai collaboratori e corrispondenti internazionali, emerge un\u2019Europa sottomessa al diktat della Germania e della \u201ctroika costituita dai rappresentanti della Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale\u201d, che esigono politiche di aggiustamento strutturale che si traducono in una crisi politica che minaccia lo stesso disegno dell\u2019Unione Europea e aggrava le condizione sociali e le sofferenze delle popolazioni.<\/p>\n<p>Riportiamo alcuni titoli: \u201cPara Sarkosy Merkel lleva a Europa a la cat\u00e1strofe\u201d (1\/12\/2011); \u201cPresionan a la UE el Foro de Davos y el FMI\u201d (29\/1\/2012) \u201cPol\u00e9mico plan alem\u00e1n para Grecia\u201d (29\/1\/2012); \u201cGrecia vuelve a causar una fractura en la UE. Fuerte rechazo al plan alem\u00e1n de supervisi\u00f3n\u201d, di Luisa Corradini (31\/1\/2012); \u201cEl descontento en Europa del Este, una bomba de tiempo\u201d (31\/1\/2012); \u201cTemor en Europa, Grecia otra vez cerca del default\u201d (6\/2\/2012); \u201cLa germanizaci\u00f3n de la UE despierta fantasmas en Par\u00eds\u201d, di L. Corradini (6\/2\/2012).<\/p>\n<p>Sfogliando il Clarin  non ci sono dubbi sul fatto che in Europa stanno vincendo i mercati mentre \u00e8 sconfitta la politica e i cittadini. Vediamo i titoli:\u201cUn acuerdo que profundiza el ajuste y refuerza a los bancos\u201d (10\/12\/2011); \u201cOtro golpe a Europa: rebajan la calificaci\u00f3n al Fondo de Rescate\u201d (17\/1\/2012, su come le agenzie di rating comandano sulla politica economica); \u201cCae otro premier en Europa y ya son quince arrasados por la crisis\u201d (7\/2\/2012, sulla caduta del governo di Romania, il 15\u00b0 governo europeo spazzato \u201cda quando \u00e8 scoppiata la crisi greca e la UE ha imposto politiche di aggiustamento\u201d).<\/p>\n<p>Un altro tema ricorrente \u00e8 quello dell\u2019Europa governata dai banchieri. \u201cA causa della crisi il mercato arriva al potere politico\u201d, sintetizza un\u2019intestazione di Clarin del 22 dicembre che si sofferma sul fatto che \u201cla crisi del debito ha portato al potere tecnocrati, banchieri ed economisti\u201d, in particolare a figure collegate alla Goldman Sachs come il premier greco Lucas Papademos, il presidente della BCE Mario Draghi e lo stesso Mario Monti, tutti uomini che si sono occupati in passato di \u201caprire porte\u201d del potere europeo a vantaggio di Goldman Sachs. (\u201cPor la crisis, el mercado llega al poder pol\u00edtico\u201d \u2013 \u201cAttraverso la crisi il mercato arriva al potere politico\u201d, Cl., 22\/12\/11).<\/p>\n<p>D\u2019altra parte \u00e8 la stessa moneta europea, l\u2019 euro che ha perso affidabilit\u00e0, come descritto dal corrispondente di Clar\u00edn a Madrid come \u201cquell\u2019entit\u00e0 europea proclamata come essenziale dai politici dei paesi dove \u00e8 in corso di circolazione, il cui futuro \u00e8 messo in dubbio da molti economisti e della quale vogliono disfarsi la maggior parte dei cittadini che l\u2019hanno in tasca\u201d in occasione della celebrazione del suo decennale (\u201cSin festejos y en su momento m\u00e1s cr\u00edtico, el euro cumpli\u00f3 10 a\u00f1os\u201d, di J. C. Arga\u00f1araz , Cl., 2\/1\/2012).<\/p>\n<p>Gli stessi concetti, con un accento ancora pi\u00f9 critico, compaiono nelle intestazioni di Pagina 12. Europa \u00e8 una \u201cprovetta per le ricette neoliberali\u201d e l\u2019euro \u00e8 \u201cuna gogna\u201d per i paesi in crisi. \u201cEl cepo del euro\u201d, di D. Rubinzal, sottolinea come \u201cla debacle dell\u2019 Europa si aggrava con le misure di aggiustamento strutturale\u201d(P12, 24\/12\/2011). \u201cIn Europa il potere \u00e8 di Goldman Sachs\u201d titola senza indugi un\u2019altro collaboratore di Pagina 12, il servizio dove commenta i casi di Papademos, Monti e Draghi, che \u201cappartengono alla rete che tesseva Sachs nel Vecchio Mondo e, in misura diversa, hanno partecipato alle pi\u00f9 raccapriccianti operazioni illegali orchestrate da parte dall\u2019organizzazione statunitense\u201d (\u201cEn Europa el poder es de Goldman Sachs\u201d, di E. Febbro, P12, 23\/11\/2011).<\/p>\n<p>Il quotidiano progressista si fa eco dei punti di vista della sinistra europea, che allertano sulla situazione politica ed economica che vive il continente. \u201cLa democrazia sta scomparendo\u201d, \u00e8 il titolo dell\u2019intervista al deputato tedesco Michael Schlecht, del partito Die Linke, che denuncia il ruolo del capitalismo tedesco nell\u2019indebitamento del resto dell\u2019Europa. \u201cIl 50 o 60% del debito \u00e8 creato dalla politica tedesca\u201d che ha costituito enormi eccedenze esportabili grazie a una politica di dumping salariale senza precedenti \u201cche equivale a dare una mitraglietta in mano ai capitalisti tedeschi\u201d per annichilire  l\u2019Europa, come hanno fatto il secolo scorso \u201ci panzer tedeschi\u201d, dichiara il deputato utilizzando una immagine molto illustrativa. (\u201cLa democrazia est\u00e1 desapareciendo\u201d, di E. Febbro, P12, 13\/11\/2011).<\/p>\n<p>In un\u2019altra intervista al deputato della sinistra greca Panagiotis Lafazanis (\u201cTutto questo ci porta in un tunnel senza luce\u201d), si afferma che la Grecia ha vissuto un \u201ccolpo di stato\u201d che ha portato \u201cla tecnocrazia al governo, come in Italia\u201d e che \u201cquesto golpe non si fermer\u00e0 in Grecia, ma si amplier\u00e0 a tutta l\u2019Europa\u201d perch\u00e9 \u201cil Fondo Monetario Internazionale \u00e8 il costruttore di quest\u2019idea\u201d. (\u201cTodo esto nos conduce por un t\u00fanel sin luz\u201d, P12, 13\/11\/2011). In ogni caso, non solo Pagina 12 mette in risalto le voci dell\u2019opposizione europea. La Naci\u00f3n riporta un\u2019intervista al candidato del socialismo francese Fran\u00e7ois Hollande in cui sostiene che il suo \u201cnemico \u00e8 il mondo delle finanze\u201d e che s\u2019impegner\u00e0 in una politica di crescita per la quale occorre modificare il sistema bancario e cambiare i rapporti politici con la Germania. (\u201cHollande. \u201cMi enemigo es el mundo financiero\u201d, L. N., 23\/1\/2012).<\/p>\n<p>In realt\u00e0, in termini quantitativi e considerando i quotidiani nell\u2019insieme, le tipologie di articoli che appaiono con pi\u00f9 frequenza rientrano nella cronaca della vita quotidiana in tempi di crisi e nella cronaca dei problemi sociali, con temi come la crescita della disoccupazione, l\u2019aumento della povert\u00e0, i movimenti di resistenza della popolazione. Il fantasma delle esperienze quotidiane vissute dieci anni fa, in piena crisi argentina, aleggia nei servizi inviati quasi ogni giorno dai corrispondenti nelle principali capitali europee sull\u2019impatto della crisi sui cittadini.<\/p>\n<p>La situazione spagnola, in ragione della vicinanza culturale, \u00e8 seguita con particolare attenzione: \u201cFuga de j\u00f3venes profesionales en Espa\u00f1a\u201d, sull\u2019emigrazione di giovani professionisti verso la Germania, il Regno Unito e l\u2019America Latina come principali destinazioni (L.N., 3\/2\/12); \u201cEspa\u00f1a aplica m\u00e1s ajustes y congela el salario m\u00ednimo\u201d, sulle misure che colpiscono i lavoratori (Cl., 29\/12\/11); \u201cEscala la crisis social en Espa\u00f1a: cada d\u00eda se pierden 9000 empleos\u201d, sulla perdita di posti di lavoro (Cl., 6\/2\/2012); \u201cEn el gran mercado de Madrid, comen lo que otros tiran\u201d, sulla povert\u00e0 estrema e la gente che mangia dai contenitori di spazzatura, un\u2019immagine che richiama fortemente alla memoria le vicende argentine (Cl., 30\/12\/11).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa un disinteresse per il resto dei paesi, tutto il contrario: i quotidiani vogliono mettere in risalto il cambiamento sociale che impone la crisi nelle societ\u00e0 europee un tempo i paesi del benessere, concentrandosi su alcuni particolari. \u201cRecord de desempleo en la eurozona. Una de cada diez personas sin trabajo\u201d, sulla disoccupazione europea (L. N., 1\/2\/2012); \u201cMasivo paro contra el ajuste de Cameron\u201d, sugli scioperi nel Regno Unito, \u201cil pi\u00f9 importante in 30 anni\u201d, (L.N., 1\/12\/2011); \u201cAdi\u00f3s al para\u00edso laboral europeo\u201d, sulle riforme nel mercato del lavoro e la fine del modello sociale europeo (L.N., 25\/1\/2012); \u201cAdvierten que ser\u00e1 \u2018inevitable\u2019 en 2012 la recesi\u00f3n en la zona euro. Lo dijo el titular del Banco Central Europeo, Mario Draghi. Italia es el m\u00e1s complicado\u201d, sulla recessione in Italia (Cl., 16\/12\/2011); \u201cEuropa en crisis: los barrios de Londres donde reina la pobreza y la frustraci\u00f3n\u201d, sulla povert\u00e0 a Londra (Cl, 16\/12\/2011); \u201cDesempleo y desesperanza en el centro y en la periferia de Paris\u201d, sulla situazione sociale a Parigi (Cl., 17\/12\/2011); \u201cCrece la brecha entre ricos y pobres en los pa\u00edses de la UE. Trep\u00f3 a su m\u00e1ximo en 30 a\u00f1os, a\u00fan en los pa\u00edses m\u00e1s igualitarios, advirti\u00f3 la OCDE\u201d, sull\u2019incremento della disuguaglianza evidenziato nelle statistiche europee (Cl., 6\/12\/2011); \u201cUna huelga de estatales contra el ajuste paraliz\u00f3 al Reino Unido\u201d, sugli scioperi inglesi (Cl., 1\/12\/2011); \u201cRecord en la zona euro. Hay 23,6 millones de desocupados\u201d, i dati europei sulla disoccupazione (Cl.,1\/12\/2011); \u201cUn tubo de ensayo para recetas neoliberales\u201d, sulla povert\u00e0 estrema ad Atene e le \u201ccentinaia di persone che fanno la fila per avere una misera razione di alimenti in un contenitore di plastica: una porzione di pur\u00e8 di patate e Coca Cola light come unica consolazione\u201d (P12, 5\/2\/2012).<\/p>\n<p>Abbiamo volutamente lasciato ala fine l\u2019Italia perch\u00e9 vorremmo dedicare qualche paragrafo al trattamento che le riservano i quotidiani argentini. Anche in questo caso e nonostante le profonde differenze ideologiche dei tre quotidiani, il tenore dei contenuti dei pezzi di cronaca e dei servizi dei corrispondenti a Roma \u00e8 sostanzialmente uniforme, con qualche prevedibile differenza di accentuazione.<\/p>\n<p>Come per gli altri paesi, sono molto numerosi gli articoli riferiti alla questione sociale, in generale prodotti dagli inviati o corrispondenti. Ne citiamo alcuni: \u201cUna f\u00e1brica de pobres que no pueden ver un futuro mejor\u201d (Cl., 3\/12\/2011 \u2013 servizio con interviste nella mensa dei poveri della Comunit\u00e1 Sant\u2019Egidio); articoli sullo sciopero di dicembre in tutti i quotidiani: \u201cPrimera huelga contra el ajuste de Monti en Italia\u201d (L.N., 13\/12\/2011); \u201cMasiva huelga general en Italia contra el plan de ajuste de Monti\u201d(Cl., 13\/12\/2011); \u201cParo y marcha contra los recortes\u201d (P12.,13\/12\/2011, dove si informa che \u201cil tema che pi\u00fa preoccupa a Monti \u00e8 la riforma delle pensioni e l\u2019applicazione di tributi regressivi\u201d); \u201cOrient Express. Final de viaje en una Venecia golpeada por la crisis\u201d, (Cl.,14\/12\/2011, di P. Lugones \u2013 turismo di lusso in un contesto di crisi e sofferenza popolare); \u201cItalia, triste, pobre y endeudada a fin de a\u00f1o\u201d, (P12, 29\/12\/2011,di E. Llorente \u2013 un compendio dei problemi sociali degli italiani alla fine del 2011: disoccupazione, inflazione, razzismo); \u201cPara impulsar la econom\u00eda reformaron el sistema de pensiones e incorporaron impuestos\u201d (L.N, 28\/1\/2012- sulle riforme Monti e le proteste delle corporazione  di tassisti, farmacie e dei sindacati); \u201cLos que m\u00e1s apuestan en Italia son jubilados y j\u00f3venes desocupados\u201d (P12., 31\/1\/2012 \u2013 sul gioco in tempi di crisi: la diffusione delle slot machines e la dipendenza dai diversi giochi tra i pensionati e i giovani disoccupati).<\/p>\n<p>Se ci soffermiamo sulla cronaca degli eventi politici ed economici, spicca la durezza con la quale sono affrontati i fatti italiani. Si tratta sicuramente in parte di un residuo della cattiva immagine internazionale guadagnata dall\u2019Italia nell\u2019era berlusconiana. Senza dubbio hanno anche contribuito le tensioni trascinate a lungo attorno ai cosiddetti \u201ctango bond\u201d, che sono stati vissuti dall\u2019Argentina come l\u2019ultimo ostacolo per concludere con successo la ristrutturazione del debito e l\u2019unico caso nel quale prodotti finanziari dello Stato sudamericano \u2013 emessi esclusivamente per investitori istituzionali \u2013 sono stati venduti ai privati cittadini, in una vicenda poco trasparente da imputare alle banche italiane.<\/p>\n<p>Con questi antecedenti e l\u2019esperienza della crisi argentina ancora fresca, l\u2019Italia \u00e8 dipinta negli articoli dei quotidiani locali come un paese sull\u2019orlo del baratro economico e sociale, governata adesso da un \u201ctecnocrate\u201d che arriva ad applicare le ricette dei mercati e delle organizzazioni multilaterali a loro affini, a cominciare dal Fondo Monetario Internazionale di triste memoria in Argentina.<\/p>\n<p>\u201cScelgono un tecnocrate per salvare l\u2019Italia: Monti\u201d, intitola il quotidiano liberale-conservatore La Nacion il 14\/11\/2011 il servizio della corrispondente Elisabetta Piqu\u00e9, che presenta a Mario Monti come \u201cun riconosciuto economista di 69 anni sul quale scommettono i mercati, l\u2019establishment, l\u2019Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale\u201d. \u201cIl Parlamento italiano approva il severo programma di aggiustamento strutturale di Monti\u201d informa un mese dopo lo stesso giornale, in riferimento alla \u201cprima riforma di peso promossa dal governo tecnocratico da quando \u00e8 arrivato al potere\u201d (L.N., 23\/12\/2011). \u201cItalia riceve elogi per i tagli mentre i politici sperperano lusso\u201d, scrive il corrispondente di Clarin da Roma, J. Arga\u00f1araz, in riferimento alle vacanze di alcuni rappresentanti della classe politica nelle Maldive (Cl., 13\/1\/2012). \u201cItalia fa i tagli e si prepara per la recessione\u201d dice Pagina 12 il 23\/12\/2011, soffermandosi sulla perdita di potere d\u2019acquisto degli stipendi degli italiani che si preparano a vivere \u201cil peggior Natale dalla Seconda Guerra Mondiale\u201d.<\/p>\n<p>Il tono critico degli articoli sull\u2019Italia ha addirittura creato un incidente diplomatico, quando l\u2019Ambasciatore d\u2019Italia ha preso la decisione di inviare una lettera di protesta al periodico La Naci\u00f3n. Il motivo scatenante \u00e8 stato un servizio della corrispondente E. Piqu\u00e9 sul tragico incidente della nave di crociera Costa Concordia pubblicato il 19 di gennaio scorso. Nell\u2019articolo intitolato \u201cIl naufragio, un drammatico specchio dell\u2019Italia di oggi \u201c, la giornalista sintetizza la situazione italiana con queste durissime frasi: \u201cUn Italia debole, in galoppante crisi economica, sull\u2019orlo del default, appena uscita dal lungo e controverso regno del ex premier Silvio Berlusconi \u2013 lo zimbello d\u2019Europa per il suo harem e il bunga-bunga \u2013 , che iniziava a ricuperare qualcosa della sua buona immagine con il noioso e poco carismatico governo tecnico del professore Mario Monti, \u00e8 tornata ancora ad annegare negli abissi assieme al Costa Concordia. (\u2026) Se l\u2019immagine del tragico naufragio del Costa Concordia sembra una metafora della povera Italia attuale, gravata dal debito, con le sue arretratezze strutturali, gli scandali di corruzione, i malcostumi, le due sue facce sono Francesco Schettino y Gregorio De Falco\u201d. (\u201cEl naufragio, un dram\u00e1tico reflejo de la Italia de hoy\u201d, di E. Piqu\u00e9, L.N., 19\/01\/2012).<\/p>\n<p>L\u2019Ambasciatore Guido La Tella riferisce nella sua lettera che nei due anni trascorsi nell\u2019incarico nel paese \u00e8 stato \u201cun lettore attento di La Nacion\u201d che \u201cmolto spesso \u00e8 rimasto colpito dell\u2019asprezza dei commenti sull\u2019Italia\u201d; spiega che sempre si \u00e8 astenuto di intervenire fino alla pubblicazione di questo articolo dove \u201cla giornalista si permette il lusso di definire \u2018noioso e poco carismatico\u2019 un governo come quello di Mario Monti, che riceve unanimi testimonianze di rispetto, apprezzo e considerazione per lo straordinario lavoro che sta portando avanti\u201d e \u201csi azzarda a identificare nel tragico disastro della nave Costa Concordia \u2018una metafora della povera Italia attuale\u2019 \u201d. Di seguito il rappresentante d\u2019Italia prende le difese del Governo Monti, che \u201cnella difficile congiuntura economica internazionale (\u2026) si distingue per la sua sobriet\u00e0, rigore, impegno\u201d chiedendo \u201csacrifici che la maggioranza degli italiani accetta con grande senso di responsabilit\u00e0\u201d.\u201d Mi piacerebbe leggere \u2013 termina l\u2019Ambasciatore \u2013 qualche volta articoli che tratteggino alcuni di questi argomenti positivi, che evidentemente annoiano la signora Piqu\u00e9\u201d.<\/p>\n<p>La lettera della diplomazia italiana \u00e8 stata diffusa dalle agenzie di stampa locali e l\u2019insolito episodio ha avuto in qualche modo un seguito. Pagina 12 intitola ironicamente \u201cLa gaffe di un tecnocrate noioso\u201d il pezzo pubblicato agli inizi di febbraio nel quale vengono riportate le dichiarazioni di Monti sulla \u201cmonotonia del posto fisso\u201d (\u201cEl furcio de un tecn\u00f3crate aburrido\u201d, P.12, 4\/2\/2012)<\/p>\n<p>Un altro episodio da segnalare in questi mesi \u00e8 stato la visita della Viceministro degli Affari Esteri, Marta Dassu, arrivata a capo della delegazione italiana invitata alla cerimonia per l\u2019assunzione del secondo mandato di Cristina Kirchner lo scorso dicembre. I tre giornali passati in rassegna hanno intervistato la rappresentante del governo e pubblicato articoli che, con diversi accenni, rivelano che il dialogo tra la funzionaria e la stampa locale non \u00e8 stato facile. La Naci\u00f3n, pi\u00f9 attenta al suo pubblico d\u2019investitori, focalizza l\u2019attenzione sugli aspetti economici e sul rischio che porrebbe un default italiano: \u201c \u2018lo scenario del collasso dell\u2019euro non \u00e8 realistico. Questo non succeder\u00e0 \u2019, ha affermato convinta la viceministro italiana\u201d- racconta il giornalista \u2013 \u201ce ha ripetuto questa premessa diverse volte durante l\u2019intervista con La Nacion. \u2018Italia non considera che \u00e8 a rischio la sopravivenza dell\u2019euro\u2019, ha insistito\u201d (\u201cPara Italia no est\u00e1 en juego la supervivencia del euro\u201d, di M. P. Markous (L. N., 11\/12\/2011). Clarin riprende nel titolo l\u2019argomento della \u201cmorte dell\u2019euro\u201d, tuttavia si sofferma nell\u2019intervista sugli aspetti politici e sul consenso interno alle riforme: \u201cL\u2019aggiustamento strutturale \u00e8 rifiutato dai principali sindacati, che convocano scioperi e proteste \u2013 riconosce la funzionaria -. La caratteristica di questo governo e che ha dietro di se una maggioranza molto solida, che speriamo duri abbastanza per fare tutte le riforme necessarie. Come punto di partenza i sondaggi rilevano che il governo \u00e8 appoggiato da una buona maggioranza del paese e gode della fiducia delle persone. E\u2019 ovvio che su alcune misure specifiche ci saranno scioperi, proteste, ma sono inevitabili\u201d.  (\u201cItalia no tiene ninguna intenci\u00f3n de matar al euro\u201d, da D. Vittar , Cl., 11\/12\/2011).<\/p>\n<p>Pagina 12 polemizza apertamente con la rappresentante della Farnesina, della quale traccia il profilo per porre in evidenza che \u201cfino a tre settimane fa, era direttrice generale delle Attivit\u00e0 Internazionali dell\u2019Aspen Institute Italia, un influente centro di studi internazionali con sede a Washington finanziato dalle fondazioni americane Ford, Carnegie e Rockefeller\u201d. L\u2019approccio critico sull\u2019efficacia delle politiche adottate in Italia e Europa manifestato dal giornalista, portano la funzionaria a dichiarare in tono indispettito: \u201cIo non sono un\u2019esperta. Non sono il ministro d\u2019Economia. Sono la viceministro degli Affari Esteri. So che ci sono critiche tuttavia la disciplina fiscale \u00e8 imprescindibile per costituire un\u2019unione fiscale, che \u00e8 un passo importante. E\u2019 chiaro che abbiamo bisogno di crescere. Non abbiamo bisogno che Stiglitz ce lo ricordi. Ci\u00f2 che non accetto, \u00e8 che dopo aver guardato all\u2019Unione Europea come uno specchio, repentinamente tutto il mondo possa dirci ci\u00f2 che dobbiamo fare. Non siamo stupidi. Possiamo vedere la situazione e cerchiamo di fare il meglio. E\u2019 chiaro che occorre crescere, ma non mi domandare con quali strumenti. (Ride. L\u2019ambasciatore avverte che c\u2019\u00e8 il tempo per un\u2019ultima domanda)\u201d. Conclude cos\u00ec la trascrizione del giornalista argentino, che riprende proprio la frase \u201cNon siamo stupidi\u201d come titolo del servizio. (\u201cNo somos est\u00fapidos\u201d, por S. O\u2019Donnell, P.12, 11\/12\/2011).<\/p>\n<p>Fin qui abbiamo rilevato una sostanziale \u2013 e sorprendente \u2013 omogeneit\u00e0 tra i tre giornali nel trattamento del tema della crisi europea. Gli unici pezzi dove le posizioni dei quotidiani si discosta in forma netta \u00e8 negli articoli d\u2019opinioni. Dobbiamo premettere che \u2013 ad eccezione di Pagina 12 \u2013 il tema della crisi \u00e8 affrontato in forma prevalente attraverso articoli di cronaca. Questo risulta abbastanza insolito nel caso di La Naci\u00f3n, considerando che il prestigio del giornale \u00e8 fondato giustamente sul numero di firme di peso e l\u2019ampia copertura internazionale. Si deve inoltre precisare che questa differenziazione di punti di vista si rende evidente negli articoli dei collaboratori ed esperti locali ed inviati, mentre non si verifica con le opinioni e contributi raccolti e tradotti da firme o figure internazionali.<\/p>\n<p>La Naci\u00f3n, ad esempio, riporta un articolo di George Soros fortemente critico con le decisioni della BCE e l\u2019Operazione Rifinanziamento a Lungo Termine (ORLT), una soluzione che \u2013 secondo l\u2019economista e finanziere internazionale \u2013 \u201clascia met\u00e0 della zona euro relegata alla condizione di paesi del Terzo Mondo profondamente indebitati in valuta straniera\u201d, con la Germania \u201cal posto del Fondo Monetario Internazionale (FMI)\u201d che adotta \u201cun atteggiamento implacabile al imporli una rigida disciplina fiscale, che provocher\u00e0 tensioni economiche e politiche che potrebbero distruggere l\u2019Unione Europea\u201d . Soros difende le ragioni della sua ricetta alternativa per salvare l\u2019Europa \u2013 che ha denominato Tomasso Padoa-Schioppa \u2013 che, se presa in considerazione, concederebbe all\u2019Italia e alla Spagna un istantaneo sollievo attraverso il rifinanziamento del debito. (\u201cLa crisis europea con una soluci\u00f3n a medias\u201d L.N., 29\/1\/2012). In altri pezzi, il quotidiano si fa eco delle opinioni di altri eterodossi come l\u2019economista Nouriel Roubini, che prevede un 50% di probabilit\u00e1 di disintegrazione dell\u2019eurozona entro tre o cinque anni e insiste sul fatto che le politiche di austerit\u00e0 adottate affonderanno l\u2019Europa nella recessione.<\/p>\n<p>Tra le collaborazioni internazionali, Clarin pubblica un articolo dell\u2019 ex presidente di Spagna Felipe Gonzalez \u2013 \u201cDobbiamo ricordare le origini della crisi\u201d \u2013 fortemente critico della politica applicata nel vecchio continente perch\u00e9 \u201cpone in crisi la coesione sociale che ha definito l\u2019Europa dalla Seconda Guerra Mondiale\u201d. Denuncia d\u2019altra parte \u201cl\u2019abilit\u00e0 dei neoconservatori, degli attori delle finanze, delle agenzie di rating, che consiste nel farci dimenticare le correzioni di fondo che richiede il modello di economia delle finanze, senza regolazione e piena di fumo, che ci ha portato a questa catastrofe\u201d. (\u201cHay que recordar la crisis\u201d, Cl., 28\/1\/2012).<\/p>\n<p>Se ci concentriamo invece sugli articoli di opinione di collaboratori locali, oltre a manifestarsi differenze tra le linee editoriali dei diversi quotidiani, la questione europea offre un\u2019occasione per spostare il dibattito sullo scenario della politica locale.<\/p>\n<p>Orlando Ferreres, un liberale ortodosso opinionista di La Naci\u00f3n, rappresenta la voce pi\u00f9 oltranzista. Dal suo punto di vista l\u2019origine di tutti i mali \u00e8 da imputare allo Stato Sociale Europeo. \u201cIn questo periodo \u2013 afferma \u2013 stiamo vivendo una crisi del capitalismo europeo (\u2026), si potrebbe dire una crisi del capitalismo gerontologico, ricco e anchilosato, fondato su uno Stato che deve occuparsi della felicit\u00e0 di tutti: lavorare soltanto 35 ore alla settimana, andare in pensione prima dei 60 anni e vivere sulle spalle degli altri fino gli 85 o 100 anni\u201d. L\u2019analista traccia una sua particolare storia del Welfare: \u201cAll\u2019inizio tasse alte affinch\u00e9 lo Stato dia successivamente ad ognuno quanto gli ha tolto, ma ridistribuendolo verso quelli che non lo hanno prodotto. In una fase successiva, per evitare lamentele, la crescita della spesa pubblica, aumentando ancora le tasse e, quando esse raggiungono un limite intollerabile, ricorrendo all\u2019incremento del debito pubblico aldil\u00e0 d\u2019ogni ragionevole limite, mediante la collocazione di titoli dello Stato o prendendo prestiti dalle banche. (\u2026) In una tale situazione le istituzioni finanziarie preferiscono prestare allo Stato o disporre di agenti per la collocazione dei titoli dello Stato Sociale, ben classificati dalle agenzie di rating (la classificazione delle aziende private e delle banche \u00e8 sempre inferiore a quella del debito sovrano dello Stato dove agiscono). Finalmente arriva un momento in cui lo Stato non \u00e8 in grado di restituire i soldi o pagare i titoli, quindi, molto tardi, \u00e8 declassato dalle agenzie di rating, con il risultato che il meccanismo arriva alla fine in questo modo caotico.\u201d Per l\u2019analista tutto ci\u00f2 dimostra \u201cche non \u00e8 praticabile il capitalismo statalista dello Stato Sociale, principalmente europeo\u201d e mette in guardia contro le illusioni degli \u201cattuali seguaci del marxismo-leninismo o delle sue varianti ideologiche\u201d che vogliono vedere la crisi finale del sistema, quando al contrario si tratta di \u201cuna delle regolari fluttuazioni che migliorano il funzionamento pratico del capitalismo\u201d, in questo caso superando \u201calcuni eccessi di questo sistema nei paesi pi\u00f9 sviluppati\u201d. (\u201cCrisis final del capitalismo?\u201d, L.N., 6\/2\/2012).<\/p>\n<p>In un articolo precedente lo stesso autore polemizzava apertamente contro il giudizio condiviso da gran parte della stampa riguardo i nuovi governanti europei emersi in questa crisi, considerati tecnocrati vincolati ai capitali finanziari transnazionali. \u201cTecnocrati o policrati?\u201d, si domanda nel titolo, utilizzando un gioco di parole per definire questi ultimi come \u201cun\u2019altra classe di politici: gente preparata per governare anche in tempi difficili\u201d. Gli esempi sono \u201cMonti e Papademos che chiamano tecnocrati con una connotazione negativa\u201d, nonostante loro siano arrivati per salvare i paesi della crisi del debito pubblico sopraggiunta per gli \u201cerrori dei politici e burocrati dei governi di Grecia e Italia\u201d. Finalmente arriva la lezione per l\u2019Argentina, che vive una fase politica di espansione della spesa pubblica e sociale: \u201cNoi possiamo guardare e imparare in salute dall\u2019esperienza europea \u2013 si augura Ferreres\u2013 per non arrivare a simili eccessi di spesa che a un certo punto diventa ingestibile\u201d. (Tecnocratas o policratas?, L.N., 21\/11\/2012).<\/p>\n<p>Posizioni come quella dell\u2019autore precedente, comunque, rappresentano un caso isolato anche per la testata della destra argentina. E\u2019 troppo recente la memoria dei risultati delle ricette neoliberali in Argentina cos\u00ec come l\u2019esperienza di crisi sociale conseguente alla distruzione dello Stato mediante politiche selvagge di privatizzazione dei beni e servizi pubblici. Un altro collaboratore assiduo di La Naci\u00f3n, Juan Lasch, un liberale originariamente cattolico che \u00e8 stato funzionario dei governi degli anni novanta[i], offre un analisi molto diverso della situazione internazionale attuale, ma sempre con uno sguardo critico rivolto alla politica locale. L\u2019autore si domanda perch\u00e9, nell\u2019attuale congiuntura internazionale, va meglio ai paesi emergenti che agli sviluppati e risponde che la ragione \u00e8 soltanto che i primi applicano \u201cpolitiche che non possono essere catalogate n\u00e9 come ortodosse n\u00e9 come eterodosse, bens\u00ec come politiche di senso comune\u201d, politiche analoghe, paradossalmente, a quelle che \u201csono state attuate nei paesi europei nei due o tre decenni successivi alla Seconda Guerra e che gli avevano consentito di crescere in modo pi\u00f9 veloce e sostenuto rispetto agli emergenti\u201d. Se gli ortodossi non hanno avvertito la crisi europea e dei paesi del Nord, prigionieri del loro presupposto \u201cche il mercato e i suoi agenti economici razionali mai sbagliano\u201d e \u201cche i problemi si aggiustano da soli se i governi non interferiscono troppo\u201d, l\u2019errore degli eterodossi, specialmente i pi\u00f9 keynesiani, \u00e8 considerare \u201cpoliticamente scorretto avvertire pubblicamente nei periodi di auge che \u00e8 necessario mettere in pratica politiche fiscali meno espansive o perfino restrittive\u201d. C\u2019\u00e8 un\u2019ammonizione per i paesi europei arruolati nell\u2019ortodossia \u201cche oggi avrebbero bisogno come dell\u2019acqua di politiche fiscali espansive ma non possono farlo per il peso del loro debito \u2013 malgrado Krugman o Stiglitz \u2013, il che non implica giustificare gli erronei aggiustamenti strutturali che oggi si cercano d\u2019applicare\u201d. C\u2019\u00e8 anche un insegnamento per un paese eterodosso come l\u2019Argentina: \u201cQueste lezioni sono lontane di esser state imparate nell\u2019Argentina degli ultimi anni, dove continuano ad applicarsi politiche espansive quando si sta crescendo all\u20198%\u201d. (\u201cLas razones de la crisis global\u201d, L.N., 4\/1\/2012).<\/p>\n<p>Non abbiamo trovato invece in Clarin un utilizzo similare del tema europeo per intervenire criticamente nella politica locale, nonostante il quotidiano e il gruppo economico multimedia del quale fa parte sono il principale \u201cpartito dell\u2019opposizione\u201d in Argentina. Questo ruolo obbedisce pi\u00f9 alla difesa di interessi privati e corporativi che a posizioni politiche o ideologiche, visto che il quotidiano ha dimostrato, nella sua lunga storia, di saper allinearsi ogni volta al potere di turno; infatti, il nuovo giro ha avuto origine nel momento che il Governo ha promosso leggi e altre azioni anti-monopolistiche nell\u2019area dell\u2019informazione e delle telecomunicazioni.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte dobbiamo ricordare la scelta di formato della pubblicazione: una profusione di articoli di cronaca, informazione locale, servizi (ricerca lavoro, compra-vendita immobili, ecc), sport e intrattenimento mentre sono abbastanza rari gli articoli di fondo e di opinione. Aldil\u00e0 di tutto, riteniamo che sarebbe molto difficile e sconveniente per \u201cil quotidiano argentino di maggiore diffusione\u201d \u2013 come recita il suo slogan \u2013 promuovere idee e opinioni a favore delle politiche di tagli e aggiustamento strutturale, che questa volta toccano all\u2019Europa, davanti al suo ampio pubblico di diversi ceti sociali.<\/p>\n<p>I pochi articoli firmati da analisti locali sull\u2019argomento si limitano generalmente ad informare senza assumere posizione. L\u2019unico articolo trovato che si discosta relativamente da quest\u2019orientamento appartiene ad un altro ex funzionario di Menem, l\u2019analista politico Julio Castro, che sostiene le ragioni della politica applicata dal governo Monti in Italia. Il contributo segnala che \u201cil superamento della crisi europea non \u00e8 a Bruxelles ma a Roma\u201d e afferma che l\u2019origine del problema \u00e8 la tendenza negativa della produttivit\u00e0 italiana determinata dall\u2019incremento del costo del lavoro e della spesa pubblica,per arrivare alla conclusione che \u201clo Stato italiano \u00e8 il maggior ostacolo per la crescita del paese\u201d e che il problema italiano, non \u00e8 tanto finanziario n\u00e9 di debito pubblico ma \u201cderiva della sua incapacit\u00e0 di crescere nelle nuovi condizioni globali di accumulazione\u201d (\u201cLa crisis europea se resuelve en el rumbo pol\u00edtico de Italia\u201d, Cl., 11\/12\/2011).<\/p>\n<p>La situazione europea offre molti spunti ad una pubblicazione come Pagina 12, che ha scelto come formato i lunghi articoli e le interviste, privilegiando l\u2019analisi e l\u2019opinione rispetto alla cronaca degli avvenimenti. Oltre allo staff di giornalisti specializzati nelle diverse aree, un\u2019altra caratteristica del quotidiano \u00e8 la pubblicazione di articoli di esperti, generalmente dell\u2019ambito accademico.<\/p>\n<p>I collaboratori abituali esprimono posizioni nette e concordanti sull\u2019inadeguatezza degli interventi propiziati in Europa. \u201cChi salva a chi?\u201d si domanda Santiago O\u2019Donnell, prendendo nota di come uno dietro l\u2019altro i diversi governi europei \u2013 Berlusconi, Papandreu, Socrates, Zapatero \u2013 sono \u201csostituiti da manager della destra che promettono durezza ed efficienza per drenare le ultime risorse delle loro economie, risorse che migrano alle banche francesi e tedesche che loro stessi avevano contribuito a salvare non pi\u00f9 di un paio d\u2019anni fa tramite i piani di salvataggio finanziari dell\u2019Unione Europea\u201d. (\u201cSalvados\u201d, P.12, 13\/1\/2011).<\/p>\n<p>Il giornale progressista e vicino al Governo, \u00e8 particolarmente interessato ad accostare e confrontare i fatti europei con l\u2019esperienza della crisi in Argentina, cercando di fare emergere nelle analisi le similitudini e di valutare la possibilit\u00e0 di trasferire alcune strategie adoperate localmente con successo. \u201cUguale che con Menem\u201d s\u2019intitola l\u2019intervista ad un giornalista greco che \u00e8 stato corrispondente in Argentina all\u2019epoca della crisi del 2001 (\u201cIgual que con Menem\u201d, P12, 12\/11\/2011). Anche l\u2019economista Marshall Auerback del Levy Economics Institute degli Stati Uniti, \u00e8 interpellato dal giornale sullo stesso argomento; l\u2019intervistato, anche se mette in rilievo differenze fondamentali tra le due situazioni, afferma quello che \u00e8 il valore esemplare dell\u2019esperienza argentina: \u201ccredo che l\u2019Argentina ha dimostrato che le minacce della comunit\u00e0 finanziaria internazionale sul fatto che mai pi\u00f9 avrebbero recuperato la fiducia dei mercati non avevano senso. Il Governo ha fatto un\u2019offerta ai mercati del tipo \u201cprendere o lasciare e ha sfidato il FMI. Questa \u00e8 una lezione che tutti i paesi dovrebbero assumere\u201d (\u201cLa soluci\u00f3n es una ruptura ordenada de la Uni\u00f3n\u201d, P12, 31\/12\/2011).<\/p>\n<p>I fatti dell\u2019Ungheria e la polemica riguardo al ruolo delle banche centrali sono l\u2019argomento di un contributo firmato da Umberto Mazzei che se da una parte tocca un tema sensibile al dibattito politico locale, dall\u2019altra si colloca agli antipodi dalle posizioni condivise nell\u2019Unione Europea. L\u2019autore \u2013 dottore di ricerca dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze e direttore dell\u2019Istituto di Rapporti Economici Internazionali in Ginevra (www.vantanaglobal.info) \u2013 prende le difese delle autorit\u00e0 ungheresi e della riforma costituzionale approvata dal Parlamento, che sancisce \u201cuna maggiore supervisione del governo sulla Banca Centrale, sfidando il criterio di \u2018indipendenza\u2019 imposto dal neoliberalismo\u201d. Nell\u2019articolo le diverse esternazioni dei paesi europei e della stessa UE sui rischi di una deriva autoritaria in questo paese, sono definiti come \u201cpura ipocrisia\u201d perch\u00e9 \u201cci\u00f2 che disturba \u00e8 che l\u2019Ungheria controlli la sua Banca Centrale\u201d. \u201cE\u2019 stata commovente \u2013 ironizza \u2013 l\u2019unanimit\u00e0 dei parlamentari della sinistra europea per difendere l\u2019indipendenza delle banche centrali, per dare libert\u00e0 ai \u2018tecnocrati\u2019 imposti dal settore finanziario privato. Nel suo discorso, Daniel Cohn Bendit \u00e8 arrivato ad ammonire contro deviazioni autoritarie alla Chavez\u201d. Il dibattito sul ruolo della Banca Centrale, si diceva, ha forti risonanze interne e l\u2019analista ricorda gli avvenimenti di due anni fa che hanno destato un ampio conflitto politico, quando la Presidente ha deciso di utilizzare riserve dell\u2019erario per cancellare direttamente il debito dello Stato con i creditori (la cosiddetta politica di \u201cdisindebitamento\u201d ), senza percorrere le strade proposte dagli organismi multilaterali di credito. (\u201cHungr\u00eda en la mira\u201d, di U. Mazzei, P12, 12\/02\/2012).<\/p>\n<p>Nei diversi dossier e supplementi speciali dedicati al tema della crisi europea sono pubblicati analisi di accademici e gruppi di ricerca specializzati che convergono nella necessit\u00e0 di politiche di espansione della domanda, dell\u2019occupazione e del consumo per porre un freno alla recessione. Due ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Conicet) e degli atenei di Buenos Aires (UBA) e San Martin (Unsam), giudicano \u201cl\u2019approfondimento delle misure di aggiustamento strutturale e delle politiche neoliberali\u201d annunciate dall\u2019UE come \u201cla sentenza di morte per le economie pi\u00f9 deboli della regione\u201d. Le politiche applicate, a beneficio della grande banca europea e della Germania, sono funzionali al \u201cmodello neomercantilista che ha permesso al \u2018nucleo\u2019 europeo di continuare a collocare i suoi eccedenti\u201d, perci\u00f2 \u201cregolare le finanze o salvare le banche non sar\u00e0 la soluzione al problema\u201d. E concludono: \u201cl\u2019obiettivo della politica economica dovrebbe essere salvare la gente, per cos\u00ec poter salvare l\u2019economia\u201d. (\u201cUna muerte anunciada\u201d, da Andr\u00e9s Lazzarini e Margarita Olivera, P. 12., 23\/1\/2012).<\/p>\n<p>Altri analisti allertano sul rischio che rappresenta per la democrazia europea l\u2019applicazione delle politiche neoliberali. Uno studioso della Facolt\u00e0 Latinoamericana di Scienze Sociali (Flacso), Enrique Arceo, descrive la crisi internazionale come il risultato dell\u2019espansione finanziaria negli Stati Uniti e del \u201cprogetto tedesco\u201d che \u00e8 suo correlato. Questo ultimo consiste nel fare dell\u2019Europa una grande \u201cpiattaforma per l\u2019esportazione\u201d e pone come requisito l\u2019indebolimento dei sistemi di welfare e il consolidamento dell\u2019euro come \u201cdisciplinante sociale\u201d. \u201cCredo che questo progetto si riveli progressivamente incompatibile con la democrazia\u201d, afferma l\u2019autore. \u201cPerci\u00f2 la conservazione dell\u2019euro rappresenta il successo dell\u2019aggiustamento strutturale tedesco. Se ci riescono \u2013 continua \u2013 ci sar\u00e0 tra dieci anni un\u2019Europa molto pi\u00f9 diseguale, orientata verso l\u2019esportazione e pi\u00f9 slegata dagli Stati Uniti, con i quali entrer\u00e0 in concorrenza\u201d (\u201cLa construcci\u00f3n europea es neoliberal\u201d, P12, 31\/12\/2011).<\/p>\n<p>Alla fine di questa rassegna dei quotidiani locali ci rimane una sensazione, quasi una convinzione, che qualcosa stia morendo in Argentina. Sta scomparendo il mito d\u2019Europa nelle sue diverse sfaccettature. Il mito dell\u2019Europa delle istituzioni e dei grandi statisti che le classi di intellettuali e operatori dell\u2019informazione hanno sempre messo a confronto con la pochezza dei politici e delle figure locali. L\u2019Europa dello sviluppo con coesione sociale che \u00e8 stato il modello seguito dalla generazione progressista fin dagli inizi della stagione democratica, dopo la dittatura. L\u2019Europa dove il pi\u00f9 forte movimento operaio e i grandi partiti della sinistra erano riusciti a creare societ\u00e0 pi\u00f9 giuste che altrove con le loro battaglie e le loro conquiste.<\/p>\n<p>L\u2019Europa dei nostri avi, infine, quella terra delle origini alla quale un giorno dovevamo tornare. Che ci ha fatto eternamente nostalgici, e che ci ha fatto sempre considerare diversi dal resto dei latinoamericani. La Storia ora ha fatto un gran salto e forse noi argentini (italo e non) siamo, finalmente, riapprodati qui.<\/p>\n<p>[i]  Juan J. Lasch \u00e8 stato Segretario di Programmazione Economica nel governo di Carlos S. Menem e Ministro di Educazione nel governo di Fernando de la Rua. In questo ultimo ruolo promuoveva le esperienze di scuole-charter e dei voucher educativi, apprezzate dalle gerarchie cattoliche e dai sostenitori della privatizzazione dell\u2019educazione.[\/i]<\/p>\n<p>\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014-<\/p>\n<p>TESTO ORIGINALE SU:<br \/>\n[url]http:\/\/cambiailmondo.org\/2012\/02\/22\/la-crisi-europea-e-italiana-nei-quotidiani-argentini-la-fine-del-mito-europeo\/#more-1444[\/url]<\/p>\n<p>Sulla crisi e il default argentino di 10 anni fa, vedi il documentario di Roberto Torelli<\/p>\n<p>[b]ARGENTINA ARDE:[\/b]<\/p>\n<p>[url]http:\/\/www.emigrazione-notizie.org\/argentina_arde.asp[\/url]<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"YZEoRfj9tm\"><p><a href=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/2012\/02\/22\/la-crisi-europea-e-italiana-nei-quotidiani-argentini-la-fine-del-mito-europeo\/\">La crisi europea e italiana vista dall&#8217;Argentina: fine del mito&nbsp;europeo<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;La crisi europea e italiana vista dall&#8217;Argentina: fine del mito&nbsp;europeo&#8221; &#8212; cambiailmondo\" src=\"https:\/\/cambiailmondo.org\/2012\/02\/22\/la-crisi-europea-e-italiana-nei-quotidiani-argentini-la-fine-del-mito-europeo\/embed\/#?secret=T0I2CORwMA#?secret=YZEoRfj9tm\" data-secret=\"YZEoRfj9tm\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20120222 17:00:00 redazione-IT [b]di Adriana Bernardotti (Buenos Aires)[\/b] [i]\u201cL\u2019Europa \u00e8 in declino economico e la spingono ogni giorno di pi\u00f9 in quella direzione. 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