{"id":10155,"date":"2017-04-15T19:03:09","date_gmt":"2017-04-15T17:03:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/9440-venezuela-una-lezione-per-loccidente-in-crisi\/"},"modified":"2019-06-20T14:15:18","modified_gmt":"2019-06-20T14:15:18","slug":"9440-venezuela-una-lezione-per-loccidente-in-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10155","title":{"rendered":"9440 Venezuela, una lezione per l\u2019occidente in crisi"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20111107 08:57:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]Il vicolo cieco europeo &#8211; Venezuela  specchio di quello che sta per accadere in Grecia, in Italia, in Europa &#8211; Come divincolarsi dalle grinfie del FMI &#8211; La rivoluzione pacifica di Hugo Ch\u00e1vez[\/b]<br \/>\n[i]Attilio Folliero e Cecilia Laya <\/p>\n<p>Caracas, 4\/11\/2011[\/i]Dal 14 febbraio 2011 il Venezuela \u00e8 ufficialmente il paese con la maggiore riserva petrolifera accertata del mondo, con 296,5 miliardi di barili. Quel giorno sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del Venezuela, (n. 39.615) i risultati delle indagini condotti, per anni, da un gruppo di societ\u00e0 internazionali chiamate ad accertare le effettive riserve petrolifere del Venezuela.<\/p>\n<p>Il Venezuela, un paese ricco di risorse<br \/>\nIl Venezuela non possiede solo petrolio, ma anche gas, oro, coltan e numerose altre materia prime. Come nella maggior parte dei paesi del mondo, anche la legislazione venezuelana riserva allo stato la propriet\u00e0 di tutto ci\u00f2 che esiste nel sottosuolo, potendo affidare lo sfruttamento di queste risorse ai privati, che in cambio di questa concessione pagano allo stato delle percentuali (royalities).<\/p>\n<p>Per decenni le grandi multinazionali del petrolio, dell\u2019oro e degli altri settori hanno operato in Venezuela come se le risorse fossero di loro propriet\u00e0, pagando allo stato cifre irrisorie. Tutto ci\u00f2 \u00e8 stato possibile perch\u00e8 i governi di turno che si sono succeduti in Venezuela fin dall\u2019inizio del XX secolo, con poche eccezioni, erano dei burattini nelle mani delle stesse multinazionali, ovvero governi imposti dalle stesse multinazionali; questi governi in cambio del potere, che esercitavano spesso in maniera dittatoriale riservavano alle multinazionali il diritto di sfruttamento delle risorse del paese. <\/p>\n<p>Questi governi, quando non erano delle dittature, ma assumevano la parvenza di una democracia, come nel caso del quarantennio della IV Republica (1961-1998) erano nei fatti delle dittature ed agivano indisturbati come spietate dittature, in cui era presente ogni sorta di violazione umana (stragi, persecuzioni, sparizioni, torture, arresti indiscriminati ed assassinato degli avversari politci erano all\u2019ordine del giorno) grazie all\u2019appoggio che ricevevano dagli Stati Uniti e dalle altre potenze interessate alle risorse del Venezuela.<\/p>\n<p>I pochi governi, le eccezioni di cui sopra, che hanno cercato di ribellarsi a questo stato di fatto sono stati immediatamente fatti fuori; \u00e8 il caso di Cipriano Castro vittima di un colpo di stato da parte di Juan Vicente Gomez o Carlos Delgado Chalbaud, ucciso dopo aver preso il potere mediante un colpo di stato.<br \/>\nOvviamente, mentre le grandi multinazionali e le oligarchie che dirigevano il paese si arricchivano, la maggioranza del popolo si impoveriva.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni del XX secolo le grandi multinazionali non contente di poter sfruttare le risorse del Venezuela, pagando percentuali irrisorie (dell\u2019ordine dell\u20191%) aspirano al pieno possesso. La storia del Venezuela ed in generale dell\u2019America Latina, pu\u00f2 essere vista come uno specchio di quello che sta per accadere in Grecia, in Italia, in Europa. Tutto quello che \u00e8 successo in Venezuela si sta replicando in Europa; l\u2019unica cosa che potr\u00e0 cambiare sar\u00e0 l\u2019intensit\u00e0 con cui si daranno gli avvenimenti. Di qui l\u2019enorme importanza di conoscere la storia e gli avvenimenti del Venezuela, tra i quali spicca la questione dell\u2019oro venezuelano.<\/p>\n<p>Comprendere Il debito pubblico<br \/>\nLe grandi multinazionali come avrebbero mai potuto impossessarsi non solo di fatto, ma anche legalmente delle grandi risorse del Venezuela? Semplice: attraverso il processo di privatizzazione. Pe poter procedere alla privatizazione delle risorse del paese e delle grandi imprese statali era per\u00f2 necesario trovare una scusa. E la scusa arriva dalla presenza di un enorme debito pubblico.<\/p>\n<p>Il debito pubblico non \u00e8 qualcosa che nasce spontaneo, ma si crea a proposito. Invitiamo a tal fine a leggere il capitolo XXIV de \u201cIl capitale\u201d di Carlo Marx.<br \/>\nUna volta creato il debito pubblico e diventato talmente alto, praticamente impagabile, il governo del paese altamente indebitato deve procedere alla vendita delle risorse del paese o meglio svenderle obbligatoriamente a prezzi stracciati (de galina flaca, per dirla alla venezuelana).<\/p>\n<p>Il debito pubblico ha una duplice funzione al servizio del capitale. In Italia, ad esempio, nessun privato, neppure il pi\u00f9 ricco e potente, avrebbe mai potuto creare la capillare infrastruttura ferroviaria di migliaia di chilometri che caratterizza le Ferrovie dello Stato, o l\u2019infrastruttura telefonica della Telecom, due grandi imprese che in mano privata possono assicurare profitti enormi. Ci riesce lo stato, proprio grazie alla possibilit\u00e0 di creare debito pubblico, quindi costruendo queste grandi imprese attraendo i capitali necessari.<\/p>\n<p>Una volta costruite queste grandi imprese, il privato riesce ad impossessarsene attraverso due stratagemmi: da un lato si affida la gestione di queste grandi imprese a \u201cmanager di fiducia del grande capitale\u201d che portano queste imprese al bordo del fallimento, facendole apparire come imprese che non danno alcun utile allo stato e che sarebbe meglio liberarsene; insomma si creano \u201ccarrozzoni\u201d come l\u2019IRI, in Italia o la PDVSA e la CANTV durante la IV Repubblica in Venezuela.<\/p>\n<p>Per creare carrozzoni, imprese che danno solo perdite non \u00e8 difficile, essendo sufficiente, ad esempio, aumentare spropositatamente il numero degli addetti; in questo modo i gestori, nominati dai politici di turno, con l\u2019assunzione indiscriminata, oltre a creare clienterismo pol\u00edtico che pemette di conservarli nel potere (dato che gli assunti li appoggeranno nelle future elezioni), contribuiscono a creare imprese perennemente in perdita, i cui bilanci annualmente vengono ripianati dallo stato, contribuendo anche ad aumentare il debito pubblico; dall\u2019altro lato la classe politica al potere fa di tutto per far crescere il debito pubblico.<\/p>\n<p>Una volta che il debito pubblico ha raggiunto livelli tali, in cui i soli interessi sul debito assorbono gran parte del bilancio, lo stato \u00e8 costretto a vendere i propri beni, o meglio a svendere i propri \u201ccarrozzoni\u201d, che apparendo appunto come imprese che non danno utili debbono necessariamente essere vendute a prezzi decisamente inferiori.<br \/>\nQuesta storia, che si \u00e8 compiuta pienamente in America Latina e in Venezuela si sta ripetendo in Europa.<\/p>\n<p>La stagione delle privatizzazioni in Venezuela, in Italia e in Europa<br \/>\nIl Venezuela paese ricco di risorse \u2013 come abbiamo visto \u2013 grazie all\u2019azione dei politici di turno, \u00e8 costretto ad indebitarsi con il Fondo Monetario Internazionale ed \u00e8 spinto a farlo precisamente per poter avere la scusa per procedere alle privatizzazioni, ovvero procedere alla svendita delle grandi imprese dello stato, tra le quali la pi\u00f9 importante \u00e8 PDVSA, la statale petrol\u00edfera. <\/p>\n<p>Da un lato, dunque, i politici al governo in Venezuela indebitano il paese, dall\u2019altro lato i gestori delle imprese pubbliche, nominati dalla stessa oligarchia che gestisce il paese, si incaricano di farle apparire come dei \u201ccarrozzoni\u201d di cui \u00e8 meglio liberrasi. Una volta che il debito ha raggiunto livelli impagabili, i governi di turno procedono alla privatizzazione delle grandi imprese come la CANTV, SIDOR, VIASA ed altre importanti imprese pubbliche venezuelane; ovviamente si avvia anche il processo di privatizzazione di PDVSA, la pi\u00f9 importante di tutte.<\/p>\n<p>Fin qua, la storia italiana procede sostanzialmente come quella che ha vissuto il Venezuela. In Italia si \u00e8 gi\u00e0 superata la fase della creazione artificiale del debito pubblico, quindi si sta procedendo alla svendita degli attivi. Lo stato italiano possiede grandi imprese o quote sostanziali di imprese gi\u00e0 privatizzate: ENI, ENEL, Finmeccanica, Ferrovie, Poste, imprese municipalizzate dell\u2019acqua, dell\u2019energia, dei rifuti, dei trasporti; tutte imprese molto appettibili dal grande capitale internazionale. A queste ricchezze si aggiunge un\u2019altra, che noi abbiamo indicato come il vero obiettivo primario dell\u2019attacco all\u2019Italia (1), ovvero il suo oro. L\u2019Italia ha riserve auree per 2.451,80 tonnellate ed \u00e8 il paese con la terza maggior reserva riserva di oro al mondo, dopo USA e Germania.<\/p>\n<p>I governi che si alterneranno adesso in Italia, con la scusa della necessit\u00e0 di far fronte all\u2019ingente debito pubblico, procederanno alla svendita di tutti gli attivi del paese. Lo stesso sta succedendo in molti paesi dell\u2019Unione Europea, dalla Grecia, alla Spagna, al Portogallo, a Cipro, all\u2019Irlanda.<\/p>\n<p>Bisogna aggiungere che la crescita del debito pubblico \u00e8 stata voluta anche dalla Unione Europea e dal Banco Centrale Europeo (BCE); a capo delle istituzioni europee si sono alternati i rappresentanti del grande capitale internazionale; ad esempio, alla testa del BCE \u00e8 stato recentemente nominato proprio l\u2019italiano Mario Draghi, uomo Goldman Sachs, gi\u00e0 a capo della Banca d\u2019Italia e principale artefice, assieme a Romano Prodi, Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi della prima ondata di privatizzazioni in Italia.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea avendo imposto non la regola del pareggio del bilancio, ma la possibilit\u00e0 di sforare del 3% all\u2019anno, ha creato i presupposti per l\u2019aumento del debito pubblico; infatti in dieci anni, gli Stati nella pi\u00f9 ottimistica delle ipotesi hanno accumulato debiti equivalenti al 30%. Inoltre, molti stati non avendo ritenuto tale regola come tassativa sono andati anche oltre: l\u2019Italia, in alcuni anni, ha sforato il 5%, la Grecia il 10% ed oltre. Ovviamente le istituzioni europee non potevano non sapere, ma questo importava poco, perch\u00e8 in fin dei conti lo scopo era l\u2019indebitamento dei paesi.<\/p>\n<p>Quali saranno le conseguenze?<br \/>\nLe conseguenze le possiamo vedere studiando la storia dell\u2019America Latina ed in particolare del Venezuela.<br \/>\nUna volta ottenuti i prestiti, il Venezuela \u00e8 stato costretto ad applicare una rigida ricetta imposta dai creditori, ovvero dal FMI. La ricetta oltre alla privatizzazione delle imprese statali, prevedeva forti tagli alla spesa pubblica, incremento delle tasse e di tutte le imposte, liberalizzazione ed incremento delle tariffe dei servizi pubblici, anche di quelli esssenziali, incremento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, licenziamento e riduzione del pubblico impiego, riduzione di salari e pensioni. <\/p>\n<p>La riduzione dei salari e delle pensioni arriv\u00f2 ad essere dell\u201980%\/90%. In realt\u00e0 l\u2019operazione fu molto pi\u00f9 subdola che il semplice taglio netto, dato che si decise per il blocco degli stipendi e delle pensioni; quando una societ\u00e0 \u00e8 altamente inflazionata, come quella venezuelana, con tassi annui fra l\u201980% ed il 100%, bloccare i salari per vari anni di seguito ha determinato di fatto una svalutazione dei salari e delle pensioni fino al 90%.<\/p>\n<p>Le conseguenze sul piano sociale della ricetta del Fondo Monetario Internazionale sono sotto gli occhi di tutti e basta appunto analizzare la storia dell\u2019America Latina, dall\u2019Argentina, alla Bolivia, all\u2019Ecuador, al Venezuela, senza dimenticare il Brasile e tutti gli altri paesi del continente americano. In ognuno, le conseguenze sono state le stesse, anche se l\u2019intensit\u00e0 \u00e8 stata differente: la maggioranza della popolazione cade nella miseria ed inevitabilemente esplode; le esplosioni sociali portano alla repressione, ovviamente. <\/p>\n<p>In Venezuela l\u2019esplosione sociale arriva il 27 febbraio del 1989, quando la miseria e la fame in cui era precipitata la maggioranza della popolazione costringono, tra l\u2019altro, all\u2019assalto dei negozi per poter mangiare. La reazione del potere fu brutale, disumana: la repressione condotta dalla polizia e dall\u2019esercito, il cui Ministro della Difesa, di origine italiana, Italo del Valle Alliegri, solo in questi ultimi mesi \u00e8 stato inciminato per violazione dei diritti umani, in due giorni provoca migliaia di morti; il numero non \u00e8 mai stato accertato.<\/p>\n<p>In questi mesi di crisi, stiamo assistendo all\u2019applicazione della stessa ricetta in Grecia e negli altri stati europei, Italia compresa. Queste misure condurranno inevitabilmente all\u2019impoverimento di grosse fasce della popolazione e conseguentemente alle esplosioni sociali ed alla inevitabile repressione.<\/p>\n<p>Trattandosi di popoli, gli europei, che hanno conosciuto un altro livello di vita, \u00e8 pensabile che difficilmente accetteranno di tornare alla miseria di un tempo e quindi esploderanno in una maniera ancora pi\u00f9 virulenta e pensiamo che la situazione possa sfociare in dittatura; dato che la repressione non si addice alla democrazia, la necessit\u00e0 di apllicare una forte repressione potrebbe costringere i detentori del potere ad imboccare la strade della dittatura.<\/p>\n<p>La cessione dell\u2019oro ed il fallimento del settore finanziario in Venezuela<br \/>\nA questo punto \u00e8 necessario parlare di una vicenda molto particolare che ha riguardato il Venezuela e che accomuna ancora di pi\u00f9 la attuale situazione italiana al paese caraibico. Abbiamo visto che l\u2019Italia possiede una enorme quantit\u00e0 di oro, sotto forma di riserva internazionale, ben 2.451,80 tonnellate. Tra i grandi furti subiti dal Venezuela, ai tempi della IV Repubblica, vi fu proprio quello dell\u2019oro.<\/p>\n<p>L\u2019azione di indebitamento del paese, in Venezuela fu portata avanti dai governi di Jaime Lusichi (1984-1989) e di Carlos Andres Perez (1989-1993), i quali non solo indebitarono il paese con il Fondo Monetario Internazionale, ma impegnarono anche tutto l\u2019oro dello stato; infatti, per poter ottenere i prestiti, non solod ebbono applicare una rigida ricetta, ma sono anche costretti a dare in garanzia 211 tonnellate di oro. Questa enorme quantit\u00e0 di oro, consegnata a garanzia dei prestiti, viene inviata e conservata in banche di differenti paesi del mondo: il 59,9% in Svizzera, il 17,9% in Inghilterra, l\u201911,3% negli Stati Uniti, il 6,4% in Francia; il resto in altri paesi.<\/p>\n<p>Anche in Italia, esattamente come nella Venezuela degli anni ottanta e novanta, c\u2019\u00e8 chi parla della necessit\u00e0 di impegnare l\u2019oro (nota 1).<br \/>\nCome abbiamo visto la politica neoliberale dei governi venezuelani conduce all\u2019indebitamento, quindi alle privatizzazioni, alla diffusione della miseria, alle esplosioni sociali ed alla conseguente repressione. La situazione economica del Venezuela, dopo la brutale repressione del 27 febbraio 1989, continua a peggiorare, fino alla crisi del settore finanziario. Il fallimento di oltre la met\u00e0 delle istituzioni finanziarie del paese (banche, assicurazioni e finanziarie in genere) ariva nel 1994. E\u2019 questo un altro elemento di profonda similitudine con la attuale crisi europea ed italiana. <\/p>\n<p>Oggi, la maggior parte delle imprese del settore finanziario italiano (banche e assicurazioni) \u00e8 in profonda crisi ed al bordo del fallimento, con un svalutazione enorme rispetto al 09\/10\/2007 e con un forte indebitamento. <\/p>\n<p>Nella tabella riportiamo i dati delle principali istituzioni finanziarie italiane e di alcune europee e statunitensi. Si nota la forte svalutazione di molte imprese (per alcune superiore al 90%) ed il forte indebitamento. La situazione non \u00e8 molto differente per le multinazionali europee e statunitensi prese in considerazione.<\/p>\n<p>La crisi del Venezuela e la rivoluzione pacifica di Hugo Ch\u00e1vez<\/p>\n<p> La forte crisi del Venezuela, con il pacchettazzo neoliberale, le principali imprese privatizzate e l\u2019impresa petrol\u00edfera al bordo del fallimento ed in via di privatizazione, sfocia dunque nella rivolta popolare del 27 febbraio 1989 che prende il nome di Caracazo, repressa dai militari. Il malcontento, per\u00f2 serpeggia anche tra le forze militari, che finisce per trasformarsi in aperta ribellione contro il governo dalla facciata democratica, ma profundamente dittatoriale nei fatti. <\/p>\n<p> Il 4 di febbraio del 1992 gruppi di militari al comando di Hugo Ch\u00e1vez si ribellano, tentando di spodestare il \u201ctiranno\u201d Carlos Andres Perez. La ribellione fallisce ed i militari ribelli finiscono in carcere. Hugo Ch\u00e1vez, per\u00f2, entra a pieno titolo nelle simpatie del popolo, essendo la prima volta che un militare agisce in favore dei poveri e cerca di rovesciare il governo per vendicare la repressione del 27 febbraio (Caracazo). Una frase in particolare, pronunciata da Ch\u00e1vez mentre \u00e8 portato in carcere e trasmessa da tutte le televisioni venezuelane, lo rende famoso e popolare: \u201cIl nostro tentativo non \u00e8 riuscito, per adesso \u2026 \u201c; una frase che arriva al popolo come segnale di speranza per il futuro. Por ahora, per adesso \u00e8 andata cosi, per adesso abbiamo fallito, ma ci saranno altre opportunit\u00e0. Automaticamente nell\u2019immaginario collettivo, Hugo Ch\u00e1vez diventa il punto di riferimento per futuri cambiamenti e la speranza di un intero popolo.<\/p>\n<p> Il 27 di novembre dello stesso anno si ha una nuova ribellione militare; anche questa non ottiene il successo ed i militari finiscono in carcere. Le ribellioni del popolo e dei militari, anche se falliscono, stanno a indicare che la crisi del Venezuela \u00e8 destinata a sfociare in una rivoluzione.<\/p>\n<p> La crisi economica dopo aver travolto anche il sistema bancario, che \u2013 come abbiamo visto \u2013 porta al fallimento di oltre la met\u00e0 delle imrpese del settore, finisce per travolgere l\u2019intero sistema pol\u00edtico.<br \/>\n Hugo Ch\u00e1vez, dopo aver passato due anni di carcere viene indultato dal neo presidente, Rafael Caldera, che in pratica \u00e8 stato eletto in virt\u00f9 della sua promessa elettorale di liberare i militari ribelli. Mantiene la promessa, Chavez esce dal carcere fonda un movimento pol\u00edtico ed alla successiva elezione, nel 1998, si presenta come candidato con un programa totalmente rivoluzionario. <\/p>\n<p> Viene eletto ed inizia quel proceso di trasformazione della societ\u00e0 che porter\u00e0 il Venezuela lontano dal neoliberismo ed alla rinazionalizzazione di tutte le imprese strategiche precedentemente privatizzate (banche, telefon\u00eda, imprese minerarie); ovviamente la principale impresa del paese, la statale PDVSA, che durante la IV Repubblica non dava utili e stava per essere privatizzata si riprende e comincia a fornire grandi utili al paese. <\/p>\n<p> Tra le varie azioni portate in porto dal governo di Hugo Ch\u00e1vez \u00e8 quella di aver pagato tutti i debiti del paese, chiudendo definitivamente con il Fondo Monetario Internazionale. Rimane aperto ancora un contenzioso con le grandi banche internazionali. Il governo ha ormai pagato tutti i debiti, ma le 211 tonnellate di oro date in garanzia al FMI, sono ancora in mano ai banchieri internazionali. Pertanto, recentemente il governo ha chiesto alle banche presso cui \u00e8 custodito l\u2019oro venezuelano di restituirlo.<\/p>\n<p> L\u2019oro \u00e8 un prodotto altamente strategico e con il possibile fallimento dell\u2019Euro ed il possibile tracollo del dollaro, l\u2019oro avr\u00e0 un ruolo sempre pi\u00f9 importante. In virt\u00f9 della crescente importanza che assumer\u00e0 l\u2019oro, il governo venezuela ad agosto ha annunciato anche la nazionalizzazione di tutte le attivit\u00e0 connesse all\u2019estrazione dell\u2019oro. Dicevamo all\u2019inizio di questo nostro lavoro, che il Venezuela \u00e8 un paese ricco di risorse, tra le quali appunto, abbonda l\u2019oro. <\/p>\n<p> Il Venezuela, oggi non \u00e8 tra i grandi produttori di oro, ruolo che vede al primo posto la Cina seguita dal Sudafrica, eppure \u00e8 uno dei paesi con la maggiore presenza di questo minerale; \u00e8 sufficiente considerare che in Venezuela si trova una delle miniere d\u2019oro pi\u00f9 grandi del mondo: \u201cLas Cristinas\u201d con riserve d\u2019oro stimate per oltre 500 tonnellate.<\/p>\n<p> Fino ad ora, le attivit\u00e0 connesse all\u2019estrazione dell\u2019oro erano affidate in concessione ai privati, in particolare alle grandi multinazionali del settore. In base alle attuali leggi, le multinazionali erano obbligate a vendere al Banco Centrale del Venezuela la met\u00e0 dell\u2019oro estratto, mentre l\u2019altra met\u00e0 rimaneva propriet\u00e0 dell\u2019impresa esrattrice. Il Governo, ritenendo che l\u2019oro assumer\u00e0 un ruolo strategico crescente ha deciso di nazionalizzare anche le attivit\u00e0 di estrazione e gestirle direttamente al fine di poter conservare tutto l\u2019oro estratto.<\/p>\n<p> In Italia, invece i rappresentati del partito che molto presto subentrer\u00e0 all\u2019attuale moribondo governo di Silvio Berlusconi, pensano \u2013 come annunciano pubblicamente in una lettera al Sole24Ore \u2013 di utilizzare le ingenti riserve aurifere italiane come garanzia per ottenere europrestiti, ossia pensano di continuare ad attuare fedelmente il programma intrapreso dai governi della IV repubblica in Venezuela.<\/p>\n<p> E\u2019 evidente che la storica lezione dell\u2019America Latina ed in particolare del Venezuela, non ha insegnato assolutamente niente ai politici italiani ed europei. Inevitabilmente, la strada intrapresa dall\u2019Europa e dai suoi politici, tutti burattini al servicio del grande capitale, esattamente come era in Venezuela, condurr\u00e0 alla miseria degli europei ed alla inevitabile esplosione sociale, con la inevitabile repressione; le esplosioni sociali potrebbero convincere \u2013 e lo ripetiamo \u2013 i detentori del potere ad intraprendere la strada della dittatura. <\/p>\n<p> In conclusione, la lezione del Venezuela ci insegna che le attuali politiche neoliberali condurranno alla miseria ed alle esplosioni sociali; quello che non possiamo prevedere \u00e8 se la reazione del popolo sfocer\u00e0 in una rivoluzione, in un grande cambiamento, o porter\u00e0 ad una feroce dittatura.<\/p>\n<p>(1) Vedasi nostro articolo: \u201cAvevamo visto giusto: vanno all\u2019attacco dell\u2019oro dell\u2019Italia\u201d, Url http:\/\/attiliofolliero.wordpress.com\/2011\/08\/30\/avevamo-visto-giusto-vanno-all%E2%80%99attacco-dell%E2%80%99oro-dell%E2%80%99italia\/ <\/p>\n<p> (*) Attilio Folliero \u00e8 polit\u00f3logo italiano residente a Caracas, professore contrattato presso la la facolt\u00e0 di Scienze delle Comunicazioni (Escuela de Comunicaci\u00f3n Social) dell\u2019Universit\u00e0 \u201cCentrale del Venezuela\u201d di Caracas; Cecilia Laya \u00e8 una economista venezuelana, funzionario pubblico presso l\u2019Universit\u00e0 \u201cSimon Bolivar\u201d di Caracas<\/p>\n<p>attiliofolliero.wordpress.com<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20111107 08:57:00 redazione-IT [b]Il vicolo cieco europeo &#8211; Venezuela specchio di quello che sta per accadere in Grecia, in Italia, in Europa &#8211; Come divincolarsi <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=10155\" title=\"9440 Venezuela, una lezione per l\u2019occidente in crisi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[104],"tags":[],"class_list":["post-10155","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2011"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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