8426 Vendola: “Giusto ribellarsi ma la guerriglia è un vicolo cieco”

20101217 17:14:00 redazione-IT

[b]Il leader della sinistra vicina ai movimenti: la politica non faccia prediche, ha dato spettacoli ben peggiori. Questi ragazzi non hanno futuro, la rabbia è inevitabile quando gli adulti non riescono a dare risposte alle speranze dei giovani.[/b]di GIOVANNA CASADIO (da La Repubblica)

ROMA – "Ho cercato di evitare di parlare degli scontri di Roma. Mi addolora. Perché vedo i miei cinque nipoti, i tanti ragazzi, la domanda sparpagliata, carsica, di dignità della vita e di cambiamento. C’è una carica di disperazione…".

Nichi Vendola, questo dà ragioni alla guerriglia di Roma? Ha scritto Roberto Saviano, in una lettera ai ragazzi del Movimento, che la violenza è una trappola, un favore al Potere, ai vecchi signori che hanno fallito con le loro strategie violente. Lei, leader della sinistra vicina ai Movimenti, è d’accordo?
"La violenza è sicuramente una trappola; è entrare in un vicolo cieco; è il contrario della radicalità. Violenza è una forma di autodegradazione. Significa lasciare che la brutalità dei mezzi diventi il cannibale che si mangia la bontà dei fini. Saviano propone un dialogo con un movimento nascente e adolescenziale che è una immensa speranza in un paese in cui gli adulti hanno adulterato anche la speranza. Ma è tutto il vecchio continente – l’incendio nelle banlieue parigine, la ciclica esplosione di sommovimenti giovanili in diverse metropoli europee – a ignorare una generazione che non ha nulla da perdere".

Giustifica in parte questa violenza, quindi?
"Non intendo giustificare, voglio capire. C’è un dato inedito nella condizione giovanile ed è la spoliazione del futuro. In Italia i giovani sono la "generazione
del lavoro mai", come per i condannati all’ergastolo, per sempre precari. Ragazzi che vivono in scuole e università sempre più dequalificate; assuefatti a immagini di morte, dalla macchia di petrolio del golfo del Messico al plastico del garage di Avetrana in uno studio tv".

Ma lei da che parte sta, da quella degli studenti?
"Assolutamente sì. Sto con questa generazione. Sempre contro la violenza, sempre con i giovani che si ribellano. Questa è una generazione che ha una repulsione spontanea verso il Potere che ha prodotto l’esecuzione sommaria di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi. Come se i giovani fossero vuoti a perdere. Ecco, la politica deve dare risposte a questo passaggio d’epoca; riconnettere la domanda di vita e di libertà. Un lavoratore deve arrampicarsi su una gru per fare vedere la sua disperazione e le sue ragioni. C’è una società alla deriva, il nuovo nome della questione sociale è molto antico ed è povertà".

Per i partiti, per i politici c’è indifferenza se non disgusto?
"La fanghiglia e il teppismo che abbiamo visto nelle aule parlamentari durante il voto sulla fiducia a Berlusconi, impediscono alla politica di fare prediche. Questa generazione ha trovato forme d’identificazione nell’appartenenza alle curve dello stadio, nel tifo identitario. Anche lo stadio è un surrogato di ciò che è venuto meno: la scuola la famiglia, la politica, i partiti, tutto è venuto meno. Restano la tv e lo stadio".

I poliziotti hanno manganellato, la sinistra denuncia la repressione. Ma se lei, che si candiderà alla leadership del centrosinistra, fosse stato al governo, cosa avrebbe fatto?
"Questo governo non ha ascoltato nessuno, ha spezzato le gambe alla speranza della scuola e dell’università. Berlusconi aveva promesso le tre "i" (inglese, impresa, informatica) e ha realizzato le tre "p" (paura, povertà, precarietà). Potrei mettere una quarta "p" ma in Italia si preferisce dire escort".

Il Pd ha parlato di infiltrati, è stato un errore?
"Questa volta a me pare che tutti hanno cercato di capire di più. Lasciamo perdere servizi segreti, poliziotti, infiltrati black bloc, è accaduta una cosa che non cancella il fatto che la stragrande maggioranza dei giovani che protestano sono più studiosi di come è stata la Gelmini e sono pacifici. C’è un humus di violenza che attraversa questa fase della storia italiana e della storia europea, che si determina quando il mondo adulto non sa aprire le finestre e impedisce ai ragazzi di guardare il futuro. È questa la bomba di orologeria in sé".

(17 dicembre 2010)

http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/17/news/vendola_intervista-10303012/

 

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