
01 – Andrea Carugati*:Grazia a Roggero, Mattarella striglia Nordio – Disgrazia Il ministro annuncia di aver aperto l’istruttoria, poi viene chiamato al Colle per una lezione di diritto: «L’iniziativa spetta al presidente». Tutta la destra in difesa del gioielliere condannato a a 14 anni per duplice omicidio. Salvini insegue Vannacci: «Voglio candidarlo»
02 – LEGGE ELETTORALE: CARÈ (PD), “SULL’ESTERO UN GRAVE VULNUS COSTITUZIONALE.
“Con l’approvazione della riforma elettorale alla Camera, la maggioranza ha compiuto uno strappo grave.
03 – Teresa Barone *: libretto famiglia inps, online i servizi per gli eredi. Debutta su INPS online, nel portale prestazioni occasionali, la sezione dedicata agli eredi per rimborsi e vecchie prestazioni da saldare.
04 – Luca Celada*: Usa, si rompe il sostegno democratico a Israele. LOS ANGELES – Stati uniti La Camera Usa l’altro ieri ha respinto una proposta per sospendere l’assistenza militare americana ad Israele. Metà dei parlamentari democratici hanno rotto un consenso che fino a poco fa sarebbe stato virtualmente unanime.
05 – Claudia Fanti*: chi si rivede, i super-dazi americani: scattano quelli del 25% contro il brasile – dazi per colpire il governo progressista, dal 22 luglio scattano tariffe punitive su molti beni brasiliani prodotti anche negli usa. Lula: “deplorevole pietra miliare” nel rapporto con Washington. Il figlio di Bolsonaro aveva chiesto a Trump di ritardarli fino alle elezioni: ora lo chiamano TARIFLÁVIO
01 – Andrea Carugati*:GRAZIA A ROGGERO, MATTARELLA STRIGLIA NORDIO – DISGRAZIA IL MINISTRO ANNUNCIA DI AVER APERTO L’ISTRUTTORIA, POI VIENE CHIAMATO AL COLLE PER UNA LEZIONE DI DIRITTO: «L’INIZIATIVA SPETTA AL PRESIDENTE». TUTTA LA DESTRA IN DIFESA DEL GIOIELLIERE CONDANNATO A A 14 ANNI PER DUPLICE OMICIDIO. SALVINI INSEGUE VANNACCI: «VOGLIO CANDIDARLO»
Nuova figuraccia e nuovo frontale col Quirinale per il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Che ieri, dopo le numerose prese di posizione della destra a favore della grazia al gioielliere Mario Roggero (condannato in via definitiva mercoledì a 14 anni per il duplice omicidio di due rapinatori) aveva annunciato in pompa magna di aver aperto «l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia».
IN TEMPI RAPIDISSIMI, il presidente Mattarella ieri pomeriggio ha convocato Nordio al Quirinale per una plateale lavata di capo. La nota del Colle spiega che il ministro è stato ricevuto «per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006». Insomma, Nordio non può fare assolutamente nulla se l’input non arriva dal Colle. Cosa che un ministro, ancor più se magistrato, dovrebbe sapere perfettamente.
ROGGERO NON HA ANCORA iniziato a scontare la pena («Si costituirà appena sarà ufficiale la richiesta di carcerazione», spiega il fratello), non sono a ancora state rese note le motivazioni della sentenza della Cassazione, dunque parlare di grazia, secondo il Quirinale, è «del tutto prematuro». Naturalmente, il presidente Mattarella non ha ancora fatto alcuna valutazione sul merito della richiesta che potrebbe arrivare a seguito della raccolta firme avviata dai parlamentari di tutto il centrodestra, sostenuta da ministri come Salvini, Tajani e Crosetto e anche dalla premier Meloni, che ieri non è intervenuta pubblicamente, ma ha dato il via libera al suo Guardasigilli.
Il Capo dello Stato però ha voluto ribadire, e subito, precisi paletti «di metodo». Durante l’incontro con Nordio, Mattarella avrebbe ripetuto le parole di Luigi Einaudi: «È dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».
PER NORDIO, che si era interfacciato con la Procura Generale della Corte d’Appello di Torino per chiedere di raccogliere la documentazione e i pareri sul caso Roggero, è un’altra bastonata. Ma anche per l’intero centrodestra, che dal momento della condanna definitiva del gioielliere di Grinzane Cavour che nel 2021 inseguì fuori dal suo negozio i rapinatori per poi freddarne due, ha messo in piedi un circo che punta a legittimare qualsiasi forma di legittima difesa, persino oltre la riforma della legge voluta da Salvini e approvata nel 2019, quando era ministro dell’Interno. Una riforma che il leghista vuole modificare per allargare ancora le maglie della giustizia fai-da te.
IERI È STATO UN CORO. I leghisti hanno esposto dei cartelli in Senato con la foto di Roggero, «Mario libero subito». «É stata applicata la legge? Probabilmente si. È giusto? Per me no», scrive sui social Crosetto. «Ciò che è accaduto a Mario Roggero è incomprensibile e anche difficile da accettare. Per questo penso vada esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa».
E Tajani: «È un uomo che ha sbagliato, ma è stato vittima di tante aggressioni ed è intervenuto per difendere la propria famiglia. Credo quindi che meriti il perdono da parte della società». Si schiera anche il presidente del Piemonte Alberto Cirio, che porta in aula un odg per la grazia, contestato da Pd e 5S. E se Vannacci aveva ventilato una candidatura in Parlamento, Salvini lo segue a ruota: «Siamo a disposizione in qualsiasi modo per aiutare lui e la sua famiglia, stiamo valutando se la legge permette una candidatura». Roggero, con un video, mercoledì aveva lanciato una sorta di appello alla politica: «Sto passando gli ultimi minuti coi miei familiari prima di costituirmi. Adesso dovrò passarvi il testimone, per portare avanti una legge che sia veramente contro le ingiustizie e contro la criminalità sempre più dilagante. Voi sarete voi la mia voce».
LE OPPOSIZIONI ACCUSANO la destra si strumentalizzare la vicenda. «Occhio per occhio, dente per dente: è la concezione della sicurezza e della legalità nel centrodestra. Anzi, secondo loro bisogna andare anche oltre la legge del taglione e per questo considerano innocente un cittadino che ha sparato, uccidendone due e ferendone un terzo, a tre rapinatori già in fuga e pronti a scappare», attaccando i parlamentari del M5S, accusando le destre di una « vergognosa operazione di propaganda con cui si prova anche a trascinare sul ring il presidente della Repubblica. Nella logica del far west nessun cittadino si sentirà mai al sicuro e spariscono la legalità, lo Stato e la sicurezza». Nicola Fratoianni rincara: «Le sentenze si rispettano, in questo Paese ci sono leggi che regolano l’uso della forza. Questa idea, che peraltro Salvini spiattella da anni in giro, per cui è bella una società in cui ognuno si fa giustizia da solo, è pericolosissima, come si vede nei paesi in cui è applicata»
*( Fonte: Il Manifesto, Andrea Carugati – Giornalista professionista, fotografo, autore di libri, produttore cinema e tv. Ho lavorato per ANSA per oltre vent’anni in qualità prima di redattore.)
02 – LEGGE ELETTORALE: CARÈ (PD), “SULL’ESTERO UN GRAVE VULNUS COSTITUZIONALE.
“CON L’APPROVAZIONE DELLA RIFORMA ELETTORALE ALLA CAMERA, LA MAGGIORANZA HA COMPIUTO UNO STRAPPO GRAVE. SULLA CIRCOSCRIZIONE ESTERO NON SIAMO DAVANTI A UNA SEMPLICE MODIFICA TECNICA, MA A UNA VERA E PROPRIA MANOMISSIONE DELLA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA. RIDURRE DA QUATTRO A DUE LE RIPARTIZIONI ALLA CAMERA E TRASFORMARE L’INTERO PIANETA IN UN’UNICA RIPARTIZIONE PER IL SENATO SIGNIFICA CANCELLARE I TERRITORI PER CONDIZIONARE CHI POTRÀ RAPPRESENTARLI”. LO DICHIARA NICOLA CARÈ, DEPUTATO DEL PARTITO DEMOCRATICO ELETTO NELLA CIRCOSCRIZIONE ESTERO.
“La maggioranza conserva formalmente dodici seggi, ma ne svuota la funzione. Una rappresentanza priva di reale rappresentatività è soltanto una facciata democratica. Intere aree del mondo rischiano di scomparire dal Parlamento, mentre le comunità numericamente più piccole saranno schiacciate dai bacini elettorali più grandi e organizzati. Africa, Asia, Oceania, Nord America e altre realtà fondamentali per l’Italia potrebbero non avere più alcuna voce”.
“Esiste un serio e concreto profilo di compatibilità costituzionale. L’articolo 48 della Costituzione non garantisce agli italiani all’estero il semplice diritto formale di ricevere ed esprimere una scheda: impone che il loro voto sia effettivo. Se un cittadino australiano deve competere nello stesso bacino elettorale con milioni di elettori distribuiti in ogni continente, se non può più riconoscere una rappresentanza legata alla propria comunità e se intere aree sono condannate all’irrilevanza, quella effettività viene profondamente compromessa”.
“La Corte costituzionale ha chiarito che le leggi elettorali non possono sacrificare in modo irragionevole l’effettività della scelta e la rappresentatività delle assemblee. Qui il rischio è esattamente questo: mantenere il voto sulla carta e svuotarlo nella sostanza. Non è accettabile che milioni di cittadini italiani siano ridotti a un indistinto serbatoio elettorale mondiale”.
“È evidente anche il disegno politico. La destra non ha saputo costruire presenza, credibilità e consenso in molti territori e ora prova a cancellarli, ridisegnando le regole a proprio vantaggio. Ma le leggi elettorali sono le regole della democrazia, non abiti su misura per chi governa. Il Senato elimini questa norma e ripristini le quattro ripartizioni. In caso contrario, ci opporremo in ogni sede parlamentare e costituzionale. Gli italiani nel mondo non permetteranno che il loro diritto alla rappresentanza venga sacrificato per qualche seggio in più”, conclude Carè.
*(On./Hon. Nicola Carè – Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide
Camera dei Deputati – IV Commissione Difesa . Presidente Sezione Bilaterale dell’Unione Interparlamentare Italia- Mongolia – Componente Assemblea Parlamentare NATO
Presidente della Sottocommissione Difesa e Sicurezza NATO – Presidente dei Socialisti e democratici assemblea Parlamentare NATO)
03 – TERESA BARONE *: LIBRETTO FAMIGLIA INPS, ONLINE I SERVIZI PER GLI EREDI
DEBUTTA SU INPS ONLINE, NEL PORTALE PRESTAZIONI OCCASIONALI, LA SEZIONE DEDICATA AGLI EREDI PER RIMBORSI E VECCHIE PRESTAZIONI DA SALDARE.
Gli eredi dell’utilizzatore deceduto possono chiedere online il rimborso delle somme rimaste nel Libretto Famiglia e inserire le prestazioni svolte prima del decesso, così da consentire all’INPS il pagamento del lavoratore e l’accredito dei contributi. Il messaggio INPS n. 2320 del 9 luglio 2026 colloca queste funzioni nella nuova sezione “Erede – Libretto Famiglia” del Portale delle Prestazioni Occasionali.
Indice
• Sezione eredi nel Portale Prestazioni Occasionali
• Rimborso delle somme non utilizzate
• Prestazioni svolte prima del decesso
• Accesso al profilo Erede – Libretto Famiglia
• Sezione eredi nel Portale Prestazioni Occasionali
• La novità introdotta dall’INPS riguarda una sezione dedicata agli eredi all’interno del Portale delle Prestazioni Occasionali. Le funzioni disponibili riguardano due attività specifiche: il rimborso delle somme versate e non utilizzate dal titolare del Libretto Famiglia e l’inserimento di prestazioni lavorative svolte prima del decesso ma non ancora registrate.
La disciplina del Libretto Famiglia si applica alle prestazioni di lavoro occasionale rese nell’ambito domestico. Nel nuovo assetto del portale, il profilo “Erede – Libretto Famiglia” si affianca alle funzioni già disponibili nel Portale delle Prestazioni Occasionali.
Rimborso delle somme non utilizzate
Gli eredi possono chiedere il rimborso delle somme versate per il pagamento di prestazioni occasionali tramite Libretto Famiglia e rimaste inutilizzate. La facoltà era già prevista dal messaggio INPS n. 1908/2019 e ora viene resa disponibile nella nuova sezione del portale.
PER OTTENERE IL RIMBORSO DEVONO RISULTARE QUESTE CONDIZIONI:
• le somme devono essere state effettivamente versate dall’utilizzatore deceduto;
• gli importi non devono derivare dal riconoscimento di bonus da parte della Pubblica Amministrazione;
• l’interessato deve dichiarare la propria qualità di erede legittimo o testamentario e indicare la quota ereditaria;
• in caso di successione testamentaria deve essere allegata copia del testamento per la verifica da parte della sede INPS.
• Dopo la validazione della posizione ereditaria, l’INPS consente di inoltrare la domanda di rimborso delle somme residue presenti nel portafoglio elettronico del Libretto Famiglia.
PRESTAZIONI SVOLTE PRIMA DEL DECESSO
La seconda funzione consente di inserire le prestazioni lavorative svolte prima del decesso dell’utilizzatore e non ancora registrate. In questo modo l’INPS può erogare il compenso al prestatore e accreditare la relativa contribuzione previdenziale.
Per completare la comunicazione l’erede deve inserire i dati della prestazione e rilasciare alcune dichiarazioni di responsabilità. In particolare, deve attestare di non essere a conoscenza del fatto che, al momento della prestazione, fosse in corso oppure cessato da meno di sei mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa tra l’utilizzatore e il lavoratore indicato.
RESTA INOLTRE FERMO UN LIMITE ESPRESSO DALLA PROCEDURA: L’EREDE NON PUÒ ESSERE ANCHE IL BENEFICIARIO DELLA PRESTAZIONE, QUINDI NON PUÒ INSERIRE ATTIVITÀ LAVORATIVE SVOLTE IN PROPRIO FAVORE.
ACCESSO AL PROFILO EREDE – LIBRETTO FAMIGLIA
L’accesso alla sezione dedicata agli eredi avviene dal sito INPS con SPID di almeno livello 2, CIE di livello 3, CNS oppure eIDAS. Il percorso indicato dall’Istituto passa dal servizio “Prestazioni di lavoro occasionale: Libretto famiglia” e dalla successiva selezione del profilo “Erede – Libretto Famiglia”.
All’interno della sezione, l’erede può consultare anche prestazioni, compensi e attività già effettuate, oltre al manuale aggiornato del servizio. Prima di utilizzare la procedura, l’INPS raccomanda di verificare in MyINPS i dati anagrafici, la residenza e i recapiti di contatto.
*( Fonte: PMI.it – Teresa Barone, giornalista)
04 – Luca Celada*: USA, SI ROMPE IL SOSTEGNO DEMOCRATICO A ISRAELE. LOS ANGELES – STATI UNITI LA CAMERA USA L’ALTRO IERI HA RESPINTO UNA PROPOSTA PER SOSPENDERE L’ASSISTENZA MILITARE AMERICANA AD ISRAELE. METÀ DEI PARLAMENTARI DEMOCRATICI HANNO ROTTO UN CONSENSO CHE FINO A POCO FA SAREBBE STATO VIRTUALMENTE UNANIME.
La Camera Usa l’altro ieri ha respinto una proposta per sospendere l’assistenza militare americana ad Israele. La notizia non è tanto l’esito del voto ma il fatto che metà dei parlamentari democratici hanno rotto un consenso che fino a poco fa sarebbe stato virtualmente unanime.
Il disegno, sponsorizzato dal repubblicano del Kentucky Thomas Massie, ha ottenuto 104 voti favorevoli (più dieci «presente») su 211democratici in Congresso. Il sostegno del partito di Trump (tranne Massie) più 97 democratici è poi bastato a respingere il tentativo, ma una maggioranza democratica favorevole ad interrompere il massiccio flusso di armi verso il governo estremista di Gerusalemme è un dato di per sé enorme. Le critiche ad Israele ed alle forniture all’apparato militare di Netanyahu sono cresciute nell’ala progressista del partito, ma questa settimana contro l’assistenza militare si sono espresse anche figure dell’establishment come la ex speaker Nancy Pelosi.
IL SOSTEGNO al partner mediorientale è stata una certezza americana, declinata da successivi governi come stratega geopolitica e parentela «culturale» fino all’affinità ideologica del trumpismo con l’attuale governo suprematista e fanaticamente sionista, ma è una costante politica che sembra ora in procinto di destabilizzarsi. La svolta riflette una modifica radicale nell’opinione pubblica. Un sondaggio Gallup di febbraio ha rilevato che, per la prima volta, gli americani esprimono oggi opinioni più favorevoli ai palestinesi (41%) che agli israeliani (36%). Fra i giovani dai 18-34 anni la maggioranza filopalestinese sale a 53% contro appena 23% pro Israele.
SCRIVENDO sul New York Times del dilemma affrontato dagli ebrei storicamente liberal americani, Nicholas Lemann lamentava qualche giorno fa il fatto che «in circoli progressisti ormai sionista’ equivale ad un epiteto, un anatema».
La controtendenza nel paese della maggiore diaspora ebraica è enorme ed è impossibile separarla, oltre che dall’obbrobrio morale per la strage di Gaza, dalla soppressione del movimento studentesco Propal, usando la falsa equivalenza con l’antisemitismo. Quella cinica strumentalizzazione ha aperto una frattura fra l’establishment del partito e l’ala progressista, galvanizzata da episodi come il rifiuto di dare spazio a voci palestinesi durante la convention elettorale del 2024.
NEL PERIODO intercorso, la questione palestinese è diventata sempre più centrale per la base del partito e motivo di successi di candidati di area Dsa (Democratic Socialists), a partire da Zohran Mamadani a New York. bLa questione non è ormai più ignorabile da parte del partito, come ha dichiarato la stessa capogruppo Katherine Clark, in occasione del voto alla Camera, «lo status quo non è sostenibile». Mentre i vertici stentano ancora a seguire la base (Chuck Shumer al Senato e Hakeem Jeffries alla Camera, rappresentati di distretti newyorchesi con numerose comunità ebraiche, rimangono per ora inamovibili alleati di Israele), molti esponenti dell’establishment stanno prendendo nota.
Dieci giorni fa Rahm Emmanuel, esponente ebreo di punta del partito (già capo di gabinetto Obama e sindaco di Chicago) si è recato a Tel Aviv ed ha pubblicamente espresso critiche una volta impensabili alle politiche di Netanyahu. «Il perseguimento di un cosiddetto “grande Israele” è altrettanto fanatico e auto distruttivo dello slogan ‘dal fiume al mare’. Il vostro governo si è reso complice di orrori attualmente inflitti a famiglie innocenti in Cisgiordania». Questo per bocca di un politico personificante fino a ieri la fazione pro Israele del partito democratico.
NEGLI STESSI GIORNI, il liberal californiano Ro Khanna, si è recato nei territori occupati per visitare i villaggi distrutti dai coloni ed è stato affrontato e brevemente detenuto da milizie sioniste estremiste, con la tacita complicità dell’esercito Khanna ha criticato l’arroganza dello «stato paria» che non intende quanto siano cambiati gli equilibri in Usa. «Avranno un brusca sorpresa», ha detto il parlamentare, «quando nel 2026 e 28 prenderà il potere una nuova generazione politica». In un prossimo futuro secondo Khanna, misure come quella respinta martedì sono destinate a prevalere ed Israele verrà messa di fronte alle proprie responsabilità «per l’apartheid ed il genocidio».
Intanto nel Gop il sostegno ad Israele si attesta ancora sul 70%, ma anche questo non sembra più inamovibile. In particolare nella base Maga serpeggia notevole malcontento per la disastrosa guerra iraniana intrapresa per procura israeliana e dietro ai malumori di influencer e podcaster estremisti come Nick Fuentes, Candace Owens e Tucker Carlson si ravvisano riflessi di congenite pulsioni – queste sì – antisemite, sempre vive nel dna della destra.
IN QUESTO CONTESTO Netanyahu ha tentato di giocare d’anticipo, professandosi disponibile a rinunciare agli aiuti in cambio di un piano di integrazione strategica e tecnologica (United States-Israel Defense Technology Cooperation Initiative) che renderebbe l’Idfpiù simile ad un reparto del complesso militare Usa.
Il progetto ha però suscitato opposizione in entrambi i partiti e la strada di Netanyahu si è complicata con l’improvvisa scomparsa del senatore Lindsey Graham, fra i massimi alleati di Israele nel Congresso capace di intercedere con Trump.
*(Fonte: Il Manifesto. Luca Celada, giornalista)
05 – Claudia Fanti*: CHI SI RIVEDE, I SUPER-DAZI AMERICANI: SCATTANO QUELLI DEL 25% CONTRO IL BRASILE – DAZI PER COLPIRE IL GOVERNO PROGRESSISTA, DAL 22 LUGLIO SCATTANO TARIFFE PUNITIVE SU MOLTI BENI BRASILIANI PRODOTTI ANCHE NEGLI USA. LULA: “DEPLOREVOLE PIETRA MILIARE” NEL RAPPORTO CON WASHINGTON. IL FIGLIO DI BOLSONARO AVEVA CHIESTO A TRUMP DI RITARDARLI FINO ALLE ELEZIONI: ORA LO CHIAMANO TARIFLÁVIO.
Che imponendo dazi aggiuntivi del 25% su una serie di prodotti brasiliani Trump abbia voluto colpire l’attuale governo, non ci sono dubbi: Lula non è solo uno dei pochissimi presidenti latinoamericani non allineati alla sua amministrazione, ma è anche a capo di quella che è la maggiore potenza regionale, per di più ricca di tutto ciò che fa gola agli Stati Uniti. Che si tratti però di una strategia vincente è tutto da dimostrare.
Non a caso il principale – ma sempre meno temibile – avversario di Lula alle presidenziali di ottobre, il figlio di Bolsonaro Flávio, aveva scritto a Trump non per contestare l’illegittimità delle nuove tariffe doganali, ma per chiedergli di sospenderle fino alle elezioni, temendo che la misura possa rivelarsi un boomerang.
Una pessima mossa la sua: se l’avvio della guerra commerciale contro il Brasile nel 2025 era stato originariamente motivato da Trump soprattutto con la necessità di rispondere alla presunta persecuzione dell’amico Bolsonaro, l’iniziativa di suo figlio, soprannominato non a caso TariFlávio, non ha fatto che accentuare la percezione del «tradimento» del clan, accusato di porre gli interessi familiari al di sopra di quelli del paese.
Si conclude così, almeno per il momento, l’indagine avviata il 15 luglio 2025 dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti – ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974 – su una serie di pratiche commerciali che discriminerebbero le aziende statunitensi o ne limiterebbero le attività: quelle relative al commercio digitale e ai servizi di pagamento elettronico, alle tariffe preferenziali (soprattutto quelle a determinati prodotti provenienti da Messico e India a svantaggio di quelli statunitensi), all’applicazione delle norme anticorruzione, alla protezione della proprietà intellettuale, all’accesso al mercato dell’etanolo, alla lotta alla deforestazione illegale. Un punto, quest’ultimo, clamorosamente paradossale, considerando non solo i progressi realizzati dal governo Lula sul fronte della lotta alla deforestazione, ma la devastazione operata al riguardo – in maniera del tutto indisturbata – dal suo predecessore.
È tuttavia il Pix, il sistema brasiliano di pagamenti istantanei sviluppato dalla Banca Centrale, uno dei punti più contestati dagli Usa, i quali accusano il governo di politiche sleali a favore del sistema nazionale di pagamenti elettronici, a scapito della concorrenza statunitense. Ma a differenza di Flávio, che nel suo documento aveva proposto di impedire per legge l’interconnessione del Pix con sistemi di pagamento non occidentali (come quelli proposti dai Brics), il governo Lula ha sempre ritenuto tale punto – insieme a quello delle politiche sull’etanolo – non negoziabile, e a ben ragione: il Pix è un vanto per il Brasile, uno dei principali e irrinunciabili simboli della sua sovranità.
Da qui la denuncia del rappresentante per il Commercio Usa Jamieson Greer di uno scarso impegno da parte brasiliana – benché il governo Lula abbia in realtà proposto la riduzione delle tariffe doganali su centinaia di altre linee di prodotti –, con la conseguente decisione di imporre a partire dal 22 luglio nuovi dazi sulle importazioni dal paese sudamericano. Né toglie nulla alla gravità della misura – da settimane data peraltro per scontata – l’annunciato ampliamento dell’elenco dei prodotti esentati rispetto a quello inizialmente previsto, tra cui sicuramente figurano carne bovina, caffè, aeromobili e componenti aeronautiche, fertilizzanti e gli ambitissimi minerali critici e strategici.
Molto ferma, come avvenuto fin dall’inizio della guerra commerciale, è stata comunque la reazione del governo, che, in una dichiarazione ufficiale rilasciata mercoledì dalla Segreteria della comunicazione sociale della presidenza, ha definito il provvedimento una «deplorevole pietra miliare» nelle relazioni bilaterali, denunciando l’assenza di qualsiasi fondamento economico o giuridico nella decisione degli Usa e ribadendo che il Brasile difenderà la propria sovranità con tutti i mezzi previsti dal diritto internazionale.
Quanto all’applicazione di possibili ritorsioni commerciali, il governo lo deciderà solo una volta chiarita la reale portata dei dazi. Ma intanto gli Stati Uniti hanno già fatto sapere che adotteranno misure ancor più punitive nel caso il governo brasiliano attivi i meccanismi previsti dalla legge sulla reciprocità.
*(Fonte: Il Manifesto. Claudia Fanti, Giornalista, scrive soprattutto di America Latina. Da più di 20 anni scrive sul settimanale Adista e collabora con il Manifesto e con altre testate).
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