Marcinelle memoria collettiva e identità per ogni italiano

Il 2026 è l’anno del 70° anniversario della tragedia di Marcinelle e degli 80 anni degli accordi che posero le basi della cooperazione europea nel settore del carbone e dell’acciaio.

Marcinelle per la nostra comunità in Belgio non è solo memoria collettiva. E’ identità. Lo è per ogni italiano.
Dopo tanti anni nelle generazioni che si succedono, tra gli italiani all’estero ed in Italia, la morte nel Bois du Cazier dei minatori stranieri immigrati – tanti i nostri connazionali molti dei quali saranno ricordati a Manoppello in Abruzzo da cui emigrarono – , le condizioni di lavoro e di vita nelle quali erano costretti, le cause primarie alla base del loro ingaggio, sono motivo profondo per dire che quella condizione subalterna non deve riprodursi e quando si riproduce va combattuta, ogni giorno, con fermezza.

Non ci stancheremo nel ribadirlo. Ovunque si verifichi questo rapporto diseguale a danno di chi lavora.
La lotta contro la discriminazione nel posto di lavoro, per il lavoro sicuro, per evitare di morire è un dovere civico e non semplicemente un umano atto di vicinanza e solidarietà.

Fatalità e ineluttabilità non sono categorie interpretative laddove sussistono condizioni di sfruttamento del lavoro.
Non c’è niente di rituale nelle commemorazioni che l’associazionismo, le rappresentanze- comites e cgie- degli italiani all’estero, le organizzazioni sindacali, diverse forze politiche, le istituzioni promuovono e realizzano nella ricorrenza di Marcinelle.

Il giorno in cui la campana suona per ricordare, uno ad uno, i morti di Marcinelle è il momento in cui il silenzio del piazzale del Bois du Cazier riassume il ricordo e il grido d’allarme perché un paese, ogni paese che vede morire per il lavoro persone, che vede famiglie rese così più povere è un paese che non ha tutte le carte in regola.

Quest’anno la CGIL a Marcinelle, intervenendo in una iniziativa importante svoltasi a metà giugno ha sottolineato il carattere sovranazionale che deve assumere l’impegno per lavoro, dignità e sicurezza, da porre alla base di una Europa che si rinnovi.

“Marcinelle- ha detto Filippo Ciavaglia della CGIL- significa assumersi una responsabilità politica: costruire un’Europa che metta al centro la persona, la dignità del lavoro, la solidarietà tra i popoli e la tutela della vita, affinché tragedie come quella del 1956 non si ripetano mai più”.

Oggi in Italia fra i non garantiti ci sono quelli meno garantiti, lavoratori e lavoratrici immigrati che muoiono per condizioni di lavoro di super sfruttamento.

Non si può far finta che quello che avviene sia un problema di altri.

Marcinelle è costantemente monito ad impegnarsi contro lo sfruttamento del lavoro di chi emigra, dei nostri giovani in permanente uscita da almeno 10 anni, ed a sostegno del lavoratore nel posto di lavoro e nelle decisioni che riguardano le condizioni nelle quali lo stesso si trova ad operare.

Sappiamo che ancora oggi, precarietà e ricattabilità nel lavoro, profitto a tutti i costi, insufficienza di personale per effettuare i controlli sono la causa dei tanti infortuni e morti sul lavoro.

Il lavoro non è una merce che si compra e si vende. Vale in ogni paese e vale in Italia, in cui dalle sofferenze dei suoi milioni di cittadini emigrati per lavoro non si riesce ancora ad assumere pienamente il monito ad evitare che tre persone al giorno in Italia seguitino a morire a causa del lavoro.

Ricordiamo i morti, tutti i morti di Marcinelle. Restiamo convinti che la giustizia sociale che fu negata ai minatori di Marcinelle sia ancora un obiettivo per il quale battersi.

 

Pierpaolo Cicalò

Presidente di Istituto Fernando Santi

 

Pierpaolo Cicalò
Presidente di Istituto Fernando Santi

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