
La scomparsa di Enrico Pugliese (Castrovillari, 26 aprile 1942 – Roma, 28 novembre 2025) priva la Fondazione CSER di un amico di lunga data. Dal 2004 Enrico è stato infatti membro del comitato scientifico della rivista Studi Emigrazione e ha offerto al Centro omonimo, anche recentemente, contributi preziosi sull’emigrazione italiana passata e presente (L’emigrazione italiana e i suoi protagonisti di ieri e di oggi, Studi Emigrazione, 231, 2023, 394-404; Vecchio e nuovo associazionismo italiano, in Il nuovo associazionismo italiano all’estero, a cura di Lorenzo Prencipe, Roma: CSER, 2024, 53-62).

Soprattutto il Centro ha perso un collaboratore che ha seguito le migrazioni degli ultimi sessanta anni in tutti i loro aspetti e quindi ha saputo presentare e discutere ogni tipo di ricerca su di esse. Basti qui ricordare il funambolismo e la verve, anche polemica, nel presentare a maggio 2008 il libro di Michele Colucci su Lavoro in movimento. L’emigrazione italiana in Europa (1945-57) e quello di Luca Einaudi su Le politiche dell’immigrazione in Italia dall’Unità ad oggi.
Il suo interesse per i fenomeni migratori comincia quando, ancora studente, vede in Germania come vivono i migranti italiani. Laureatosi alla Facoltà di Agraria di Portici nel 1965 e approfondita la formazione presso il Centro di Specializzazione e Ricerche Economico-agrarie per il Mezzogiorno di Portici, dove lavora a contatto con il fondatore e direttore Manlio Rossi Doria, inizia un quindicennale va e vieni con gli Stati Uniti.
Nel frattempo comincia a insegnare presso l’Università Federico II di Napoli, poi passa all’Università di Salerno, torna alla Federico II dove è anche preside di Sociologia, infine arriva a La Sapienza di Roma, dopo aver diretto nella capitale dal 2002 al 2008 l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (IRPPS) del CNR.
La sua attività di studioso si incontra nel mentre con il costante impegno civile. Dal 1980 al 1986 è direttore scientifico dell’IRES-CGIL Campania. Inoltre sino alla scomparsa è nell’Ufficio di presidenza della FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie) e ne presiede il comitato tecnico-scientifico. Contemporaneamente coordina il comitato scientifico del FAIM (Forum Associazioni italiane nel mondo).
Queste attività farebbero pensare a una propensione per l’analisi delle partenze dall’Italia, ma in realtà si occupa pure degli arrivi. Nell’ultimo decennio del secolo scorso prende parte alla Rete antirazzista, della quale è consulente scientifico, nel 1996-1997 è chiamato alla Consulta CNEL sulle problematiche immigratorie, nel 2003-2004 presiede la Commissione di studio per la revisione della legge regionale campana sull’immigrazione. Inoltre collabora con assiduità al quotidiano Il Manifesto, sulle cui pagine lega il discorso sull’immigrazione e sulle reazioni anti-immigrati alla discussione più generale sul mercato del lavoro e sul welfare in Italia.
In effetti questi ultimi due sono i temi che più ricorrono nella sua sessantennale riflessione sulla società italiana (ed europea). Tuttavia essi sono presto embricati allo studio delle migrazioni. Il ruolo delle partenze per alleviare le tensioni sociali italiane è già evidente nel libro con Giovanni Mottura su Agricoltura, mezzogiorno e mercato del lavoro (Il Mulino 1975). L’importanza degli arrivi risalta nei lavori dell’ultimo decennio del Novecento: il volume con Maria Immacolata Macioti su Gli immigrati in Italia (Laterza 1991) e Diario dell’immigrazione (Edizioni associate 1997), nonché la cura con Francesco Calvanese, La presenza straniera in Italia. Il caso della Campania (Franco Angeli 1990) e quella di Razzisti e solidali: l’immigrazione e le radici sociali dell’intolleranza (Ediesse 1993).
Nel nuovo millennio lavora di nuovo assieme a Macioti, L’esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in Italia (Laterza 2003), ma si vedano pure le cure di Rapporto Immigrazione (Ediesse 2000), Immigrazione e diritti negati (Ediesse 2013) e, assieme a Dante Sabatino, Emigrazione e Immigrazione in Campania (Guida 2006). In tale contesto è puntuale nell’affrontare pure i drammi dell’attualità: Il lavoro agricolo immigrato nel Mezzogiorno e il caso di Rosarno, Mondi migranti, 6, 3, 2012, 7-28. Inoltre accompagna la curiosità per le tendenze razziste agli interrogativi sulle politiche governative: Politiche migratorie in un ambiente ostile, fascicolo monografico curato assieme a Marco Accorinti e Mattia Vitiello, La rivista delle politiche sociali, 2, 2019.
Nel nuovo millennio inizia a chiedersi come collocare L’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne (2002 e 2006), dunque come coniugare la rinascente mobilità intra-Peninsulare, gli arrivi da fuori e le nuove partenze. Riaffronta comunque il passato, in particolare la diaspora verso la Germania esperita da giovane: L’emigrazione italiana in Germania, Studi Emigrazione, 158, 2005, 383-394; Cinquant’anni di emigrazione italiana in Germania: mercato del lavoro e politica migratoria, La questione agraria, 2, 2005, 19-48; la cura con Francesco Carchedi di Andare, restare, tornare. Cinquant’anni di emigrazione italiana in Germania (Iannone 2007). Nel frattempo mostra una sempre maggiore attenzione alle nuove fuoriuscite dalla Penisola e dopo alcuni saggi su riviste e volumi, cura assieme a Stefano Boffo Un nuovo ciclo nella emigrazione italiana, fascicolo monografico de La Rivista delle Politiche Sociali, 4, 2017, e soprattutto redige Quelli che se ne vanno. La nuova emigrazione italiana (Il Mulino 2018), nel quale sfata l’idea che si tratti solamente di un’emigrazione giovanile.
Non abbandona, però, il campo delle partenze verso l’Europa dei decenni precedenti, si veda il saggio: Riflessioni sulla ricerca di Paolo Barcella, Per cercare lavoro. Donne e uomini dell’emigrazione italiana in Svizzera, Giornale di Storia Contemporanea, n.s. 1, 2019, 195-208. Inoltre valuta le radici della presente storiografia sul fenomeno: si legga il contributo su Manlio Rossi-Doria e lo studio dell’emigrazione in Personalità e istituzioni nella grande emigrazione italiana degli anni 1950-1980, curato assieme a Michele Colucci e al sottoscritto, Archivio storico dell’emigrazione italiana, 15, 2019. Il muoversi fra vecchia e nuova emigrazione italiana lo porta infine a lavorare assieme a Mattia Vitiello sull’intero arco delle partenze dalla Penisola nei 150 anni fra l’Unità e oggi. Identifica così una serie di percorsi che sono riassunti in: I tre cicli dell’emigrazione italiana, La Critica sociologica, 215, 2020, 55-90. Dopo altri anni di studio Pugliese e Vitiello firmano infine la Storia sociale dell’emigrazione italiana. Dall’Unità a oggi (Il Mulino 2024), che offre un quadro completo di tutte le emigrazioni italiane.
Pur non citando gli altri (numerosi) volumi sulla società italiana, l’intenso lavoro su e per riviste sociologiche, appare già evidente l’intenso lavoro di ricerca e riflessione portato avanti da Enrico Pugliese. Tuttavia questa massiccia (e rilevante) bibliografia non copre che un aspetto del suo contributo agli studi migratori. Per capire la sua capacità di indirizzarli bisogna averlo visto partecipare con foga e combattività a ogni discussione, fosse pure condotta mentre si attraversava una strada per prendere il caffè in un bar di Trastevere, il quartiere suo e del Centro Studi Emigrazione.
Matteo Sanfilippo
FONTE: https://www.cser.it/in-ricordo-di-enrico-pugliese/
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