
01 – On. Nicola Care’*: Estero, a Nicola Carè Hall of Fame 2025 Italian Business Excellence Awards
02 – Palestina, l’Onu vota per i due Stati.
03 – A PROPOSITO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. VIVA L’ITALIA* – “Ogni volta che leggo commenti a sostegno di Giorgia Meloni non posso fare a meno di ridere, conoscendo la sua storia. Ma mi rendo conto che in molti potrebbero non ricordarla, quindi rivediamo insieme alcune delle tappe principali della leader
04 – Marco Revelli *: LA MISURA È COLMA !Il Governo terrorista d’Israele nella sua folle corsa verso il suicidio cerca di trascinare l’intero Occidente…CHE IL SILENZIO NON SIA IL NOSTRO MARCHIO DEL DISONORE! A GAZA TRADITA LA MEMORIA DELLA SHOAH.
05 – Alessio Ramaccioni intervista Maria Elena Delia*: Iniziato il viaggio della Global Sumud Flottilla . “La Sumud Flotilla vuole aprire un corridoio per Gaza”
06 – Giulio Marcon*, Francesco Vignarca**: Una grande alleanza sociale contro il riarmo.
L’Altra Cernobbio L’obiettivo di una Italia e una Europa nonviolenta è stato l’oggetto di un dibattito e un confronto condotto da circa 300 attivisti ed esponenti delle principali organizzazioni e reti della società civile e del mondo del lavoro.
01 – On. Nicola Carè*: ESTERO, A NICOLA CARÈ HALL OF FAME 2025 ITALIAN BUSINESS EXCELLENCE AWARDS – “RICEVERE L’INGRESSO NELLA HALL OF FAME 2025 DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI SYDNEY È PER ME MOTIVO DI GRANDE EMOZIONE E DI PROFONDA GRATITUDINE.
Questo riconoscimento non è soltanto un onore personale. Ha per me un valore speciale perché io provengo proprio da questo mondo: il mondo delle Camere di Commercio. È lì che ho mosso i primi passi, è lì che ho imparato che dietro ogni impresa ci sono persone, idee, sacrifici e speranze. È lì che ho compreso quanto sia fondamentale creare reti tra le persone, costruire ponti tra le imprese, favorire l’incontro tra economie e culture diverse. Oggi, ritrovarmi dall’altra parte, a ricevere un premio da quella realtà che ha contribuito a formarmi, significa chiudere un cerchio ideale. È come tornare a casa, ma con la consapevolezza di aver portato avanti nel mio percorso quei valori che mi sono stati trasmessi: la fiducia nel dialogo, la forza delle relazioni, la capacità di guardare sempre oltre i confini, trasformando le differenze in opportunità. Questo riconoscimento non è solo un tributo al passato. È, per me, soprattutto uno stimolo per il futuro: un impegno a continuare a lavorare con determinazione per rafforzare i legami economici, culturali e sociali tra l’Italia e l’Australia. Perché i rapporti tra Paesi non si costruiscono soltanto con i trattati o con le istituzioni, ma con il contributo concreto delle imprese, delle comunità e delle persone che ogni giorno scelgono di collaborare, innovare e crescere insieme. Voglio esprimere la mia più sincera gratitudine alla Camera di Commercio di Sydney per avermi accolto nella sua Hall of Fame. Un grazie che estendo a tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo cammino: colleghi, amici, istituzioni e, naturalmente, agli imprenditori e alle imprese, che sono i veri protagonisti di ogni storia di successo. Accolgo questo premio con orgoglio, ma soprattutto con umiltà. Perché sono convinto che i traguardi personali abbiano senso solo se diventano patrimonio condiviso, se riescono a ispirare altri, se aprono la strada a nuove opportunità per le generazioni future.” Così Nicola Carè, deputato eletto all’estero e capogruppo dei democratici e socialisti dell’assemblea parlamentare Nato.
*(On./Hon. Nicola Carè – Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide
– Camera dei Deputati – IV Commissione Difesa – Presidente Sezione Bilaterale dell’Unione Interparlamentare Italia- Mongolia – Componente Assemblea Parlamentare NATO – Presidente della Sottocommissione Difesa e Sicurezza NATO)
02 – PALESTINA, L’ONU VOTA PER I DUE STATI. L’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ONU HA LEGITTIMATO CON AMPIA MAGGIORANZA LO STATO DI PALESTINA. UN VOTO STORICO, QUELLO DI IERI, CHE HA VISTO LE NAZIONI UNITE APPROVARE UNA DICHIARAZIONE CHE CHIEDE «PASSI CONCRETI, VINCOLANTI NEL TEMPO, IRREVOCABILI» VERSO UNA SOLUZIONE A DUE STATI: 142 I VOTI A FAVORE, 10 I CONTRARI E 12 GLI ASTENUTI.
AL FIANCO DI ISRAELE NEL VOTO CONTRARIO HANNO VOTATO STATI UNITI, UNGHERIA, ARGENTINA, PARAGUAY, MICRONESIA, TONGA, NAURU, PALAU E PAPUA NUOVA GUINEA. COMPATTA L’EUROPA CHE, TOLTA L’UNGHERIA, HA VOTATO A FAVORE.
03 – A PROPOSITO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. VIVA L’ITALIA* – “Ogni volta che leggo commenti a sostegno di Giorgia Meloni non posso fare a meno di ridere, conoscendo la sua storia. Ma mi rendo conto che in molti potrebbero non ricordarla, quindi rivediamo insieme alcune delle tappe principali della leader.
❌ Trent’anni (TRENTA!) di politica Berlusconiana, durante i quali capisce come reinventarsi e vendersi per “nuova” all’elettorato;
❌ Ha votato praticamente ogni taglio ai danni degli italiani: scuola, sanità, infrastrutture. C’è solo l’imbarazzo della scelta;
❌ Ha votato il MES e il pareggio di bilancio, anche se adesso si finge contraria per fare opposizione;
❌ Ha votato per circa 8 miliardi di tagli all’Istruzione Pubblica, anche se adesso si lamenta per i banchi con le ruote attaccando chi lavora a soluzioni in tempo di crisi;
❌ Ha distrutto il sistema sanitario pubblico, favorendo quello privato con i suoi colleghi di partito;
❌ Ha votato la Legge Fornero, e già questo dovrebbe bastare a capire di chi stiamo parlando;
❌ Ha votato in favore del Legittimo Impedimento per permettere a Berlusconi ed altri amichetti di arrivare alla prescrizione;
❌ Era lì anche quando fu varato il Lodo Alfano, ovvero l’impunità per le alte cariche dello Stato;
❌ Era lì quando fu votato il taglio all’istruzione universitaria di 1 miliardo e mezzo;
❌ Ha votato lo Scudo Fiscale anche per il Falso in Bilancio, parente dello stesso scudo fiscale di cui ha usufruito Fontana;
❌ Ha votato in favore della Legge Bavaglio sulle intercettazioni;
❌ Ha votato in favore dello Svuotacarceri che ha portato fuori più di 7mila detenuti;
❌ Era saldamente in maggioranza quando si votò il primo Trattato di Dublino, obbligando l’Italia a trattenere i migranti su territorio nazionale, anche se ora sbraita contro l’immigrazione;
❌ Era lì quando fece ricorso contro il Taglio dei Vitalizi di tutti i politici, ma sotto Natale ha pensato bene di farsi un regalo con i soldi degli italiani ;
❌ E più di recente, ha votato contro il taglio alle pensioni d’oro.
Questa è una minima parte del passato di Giorgia Meloni.
Ha votato per la nipote di Mubarak. Ecc.
Ricordiamolo a tutti gli italiani”
*(ndr)
04 – Marco Revelli *: LA MISURA È COLMA! Il Governo terrorista d’Israele nella sua folle corsa verso il suicidio cerca di trascinare l’intero Occidente…CHE IL SILENZIO NON SIA IL NOSTRO MARCHIO DEL DISONORE! A GAZA TRADITA LA MEMORIA DELLA SHOAH.
Appartengo a una generazione per la quale lo “sterminio degli ebrei” ha rappresentato il fondamento su cui si è costituito il nostro intero orizzonte morale: il male assoluto destinato a segnare, per sempre, il confine invalicabile tra l’inumano e l’umano. Appartengo a una famiglia per la quale la conservazione della memoria di quell’orrore ha significato, come dovere, l’essenza di una religione civile che aveva nel “Mai più” il proprio primo precetto. Ricordo i racconti di mio padre, sugli ebrei nascosti sotto la protezione delle armi partigiane nella valle in cui la sua Banda operava, punto fermo a testimoniare la giustezza di quella lotta. Ricordo le passeggiate e gli incontri festivi con Primo Levi, la sua conversazione pacata, la dolcezza di quelle ore, segnate da un velo di tristezza per le sofferenze vissute, e da un intreccio di speranza, che quel ricordo servisse a qualcosa, e di timore, che il mostro potesse tornare a riprodursi. Per questo il pogrom del 7 ottobre mi aveva colpito con la stessa angoscia dell’avverarsi di una profezia infausta. Ma poi era venuta la lunga, infinita risposta di Israele. E devo dirlo sinceramente, per me quanto accaduto in Palestina da allora – quanto sta accadendo ora – non costituisce solo una tragedia per quel popolo, per quei popoli, al cui dolore partecipo per l’empatia che ci impone il nostro essere “umani”. È qualcosa di più radicale, e vorrei dire “personale”: è una catastrofe esistenziale. Lo sfondamento del mio stesso universo morale, realizzato da chi ne era stato il fondamento. Perché questo è quanto accade, volenti o nolenti, quando in quell’angolo del nostro “Io” che chiamiamo coscienza, siamo costretti a riconoscere, nell’implacabile procedere della macchina da guerra di Israele, i segni terribilmente simili a tutto ciò che si era giurato di non voler permettere mai più. L’uccisione massificata di civili innocenti, donne, vecchi, bambini, colpevoli solo di esistere in quel luogo. La distruzione di tutte le infrastrutture indispensabili alla vita (ospedali, fonti idrauliche, elettriche, scuole, luoghi di preghiera), tutto ciò senza il quale una comunità non può sopravvivere come tale (questo s’intende per “genocidio”). L’affamamento consapevole e voluto di una popolazione, costretta a contendersi a rischio della vita un pugno di farina. Cos’è, tutto questo, se non un tentativo di “de-umanizzare l’altro”? Di spogliare sistematicamente degli esseri umani della propria umanità per poterne disporre liberamente, riducendoli ad animali (come alcuni ministri d’Israele hanno più volte definito i palestinesi) o a cose, che si possono distruggere o gettar via a propria volontà. “Considerate se questo è un uomo/ Che lavora nel fango/ Che non conosce pace/ Che lotta per mezzo pane/ Che muore per un sì o per un no”. Non riesco a non sovrapporre queste righe di Primo Levi alle immagini che il televisore porta, ogni sera, nella mia “tiepida casa”. E provo un senso disperato di disorientamento. E di vergogna. Non so se tutto questo Male – e questo odio – accumulato in questi mesi potrà essere assorbito dal tempo. Né quanto ne dovrà passare perché carnefici e vittime possano – se potranno – tornare a guardarsi reciprocamente come esseri umani. Certo è che il dolore inferto dai governanti d’Israele alla popolazione palestinese – ma anche l’oltraggio che hanno portato al proprio popolo, la dilapidazione del patrimonio morale accumulato con le sofferenze del passato – appaiono al momento, soprattutto alla luce degli attuali eventi, inespiabili. E noi? Noi impotenti. Noi ignavi, spettatori di un crimine a cui non si oppone che qualche parola di circostanza. Non resterà questo silenzio complice un marchio di disonore per l’intero Occidente? Primo Levi – ancora lui – aveva inciso su una pietra una poesia dedicata ai suoi due amici Mario Rigoni Stern e mio padre, che come lui – scriveva – avevano sopportato «lo sguardo di Medusa senza lasciarsene pietrificare». E concludeva: «Non si sono lasciati pietrificare dalla lenta nevicata dei giorni». Possiamo dire altrettanto per tutti noi, oggi?
*( Marco Revelli La Stampa 25 agosto 2025da Ivan Omax)
05 – Alessio Ramaccioni intervista Maria Elena Delia*: Iniziato il viaggio della Global Sumud Flottilla . “La Sumud Flotilla vuole aprire un corridoio per Gaza”
Iniziato il viaggio della Global Sumud Flottilla, la più grande missione marittima civile coordinata della storia per sfidare il blocco illegale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza. Imbarcazioni di ogni dimensione salperanno da più porti, convergendo verso Gaza per aprire un corridoio umanitario e chiedere la fine del genocidio.
Con una serie di interviste, approfondimenti e collegamenti dalle navi, Radio Città Aperta seguirà questi ultimi giorni di preparazione, gli eventi, la partenza ed il viaggio. Sulle nostre piattaforme social e sul sito potrete ascoltare i podcast e seguire gli approfondimenti.
In questo primo episodio dello Speciale Maria Elena Delia, portavoce del Global Sumud Flottilla, spiega come è nato il progetto, che obiettivi si pone di raggiungere e racconta cosa sta succedendo in questi ultimi giorni di preparativi.
L’INTERVISTA È A CURA DI ALESSIO RAMACCIONI.
* * * *
COME ANNUNCIATO DALLE NOSTRE PIATTAFORME SOCIAL E DAL SITO, INIZIA OGGI IL RACCONTO DI RADIO CITTÀ APERTA, IL CONTRIBUTO AL RACCONTO DA PARTE DI RADIO CITTÀ APERTA, DEL VIAGGIO DELLA GLOBAL SUMUD FLOTTIGLIA, CHE VUOLE ROMPERE IL BLOCCO ISRAELIANO A GAZA, APRENDO UN CORRIDOIO UMANITARIO. QUESTA PRIMA PUNTATA AVRÀ COME PROTAGONISTA MARIA ELENA DELIA, CHE È LA PORTAVOCE ITALIANA DI GLOBAL SOUND FLOTTIGLIA. DA QUI AI PROSSIMI GIORNI PROPORREMO INTERVISTE, APPROFONDIMENTI E COLLEGAMENTI DALLE NAVI, NEL CORSO DELLA TRAVERSATA. ENTRIAMO NEL MERITO CON MARIA ELENA: VI ASPETTAVATE LA VISIBILITÀ, IL CONSENSO, LE ADESIONI CHE STANNO ARRIVANDO NUMEROSE IN QUESTE SETTIMANE?
“Lo speravamo, ma devo dire che non ci aspettavamo una risposta così importante come quella che abbiamo avuto. Si è creato, come dire, un volano che sta portando sempre più sostegno da parte della società civile in generale, da parte del mondo della cultura, della musica, del cinema: abbiamo visto proprio recentemente quello che è successo al Festival di Venezia e che davvero è stato è stato straordinario.
No quindi no: lo speravamo, ma di sicuro non ce lo aspettavamo. E questo non solo ci fa un grande piacere, non tanto per la nostra iniziativa ma perché, se c’è una cosa che può dare forza ai palestinesi – che già di forza ne hanno tantissima ma che capiamo dopo quasi due anni di quello che stanno vivendo sarebbe anche umano se cominciasse a ogni tanto vacillare -, una delle tante cose che spesso si chiedono è ‘raccontate quello che ci succede, non lasciateci soli’.
Ecco, la risposta che stiamo avendo è la risposta che noi vogliamo che arrivi alla popolazione di Gaza, perché si rendano conto che laddove governano istituzioni che rimangono indifferenti e nell’ignavia, oppure addirittura sono attivi, complici di questo genocidio, le donne e gli uomini di questo pianeta invece sono al loro fianco, o quantomeno ci provano con i mezzi che hanno”.
ENTRIAMO NEI DETTAGLI PIÙ TECNICI: COME NASCE, COME È CRESCIUTA QUESTA INIZIATIVA, QUANDO NASCE L’IDEA DI METTERE IN MARE LA SUMUD FLOTTILLA, QUAL È LO SPUNTO, E CHE TIPO DI RAGIONAMENTI AVETE MESSO IN COMUNE PER GIUNGERE A QUESTO A QUESTO OBIETTIVO, A QUESTA PROGRAMMAZIONE?
“La genesi della Global Sumud Flottilla si colloca quattro o cinque mesi fa, nel momento in cui per la prima volta Israele decise di chiudere e di bloccare i corridoi umanitari istituzionali bloccando centinaia di camion delle Nazioni Unite al valico di Rafah e cominciando a utilizzare la fame come arma di distruzione. Voglio ricordare che affamare una popolazione è assolutamente vietato anche dalla Convenzione di Ginevra.
Detto questo, all’epoca, gli attivisti che da sempre si spendono per i diritti dei palestinesi, molte associazioni, si riunirono in un grande movimento per creare una grande marcia che potesse partire dal Cairo e quindi dall’Egitto arrivare a Rafah per creare una pressione internazionale e far sì che si riaprisse il valico, e quindi che cibo e medicinali potessero rientrare. Questa Global March to Gaza non riuscì a raggiungere il proprio obiettivo, perché il governo egiziano – per vari motivi – ci impedì di arrivare al valico, ma ebbe come grande risultato quello di essere riuscita a ricreare un grande movimento internazionale intorno all’idea di questa marcia: si raccolsero migliaia di persone provenienti da 80 Paesi diversi.
Quando ritornammo dal Cairo ci rendemmo conto che è vero che non eravamo riusciti ad arrivare a Rafah, però era anche vero che questo movimento che si era creato era molto prezioso. Ci riunimmo e decidemmo che era giunto il momento di nutrirlo, questo movimento, di mettersi a un tavolo, di pensare a un altro progetto. L’idea fu, visto che non eravamo riusciti ad arrivare via terra, di provare via mare.
Naturalmente non era la prima volta che si pensava di arrivare a Gaza via mare: ricordo che la prima missione via mare, che tra l’altro riuscì a raggiungere Gaza, risale all’agosto del 2008, quando due barche del Gaza Movement con a bordo anche Vittorio Arrigoni arrivarono al porto di Gaza.
Quello che cambia oggi con la Global Sumud Flottiglia è la dimensione di questa flotta, perché se finora a navigare era una barca, due barche qualche volta tre o quattro barche, questa volta saranno molte decine di barche, con a bordo centinaia di persone, donne e uomini provenienti da decine e decine di paesi del mondo che saranno rappresentati a bordo di queste barche. Quasi tutti i Paesi del mondo: chi con delle delegazioni più nutrite, chi magari anche solo con una persona, però ci saranno veramente quasi tutti.
L’idea nasce da un’urgenza umanitaria, ma questa iniziativa non vuole solo provare a riaprire un corridoio umanitario portando aiuti e cercando di tenerlo aperto, perché è chiaro che gli aiuti che possono portare anche sessanta barche non risolveranno il problema della fame a Gaza. Ma se questo corridoio si apre una volta, la nostra speranza è quella di poter far passare avanti e indietro tante barche, che continuino a portare cibo e che nel frattempo facciano sì che si aprano anche altri corridoi.
Però questa azione ha anche una valenza politica molto forte, perché noi salperemo per chiedere che questo genocidio finisca, per chiedere che l’assedio della Striscia di Gaza – che ricordo non è iniziato il 7 ottobre, ma è iniziato nel 2006 ed è un assedio illegale – venga sospeso, venga rotto e finisca, e chiediamo che l’occupazione illegale della Palestina finisca.
Quindi la genesi della Global Sumud Flottilla nasce da un’urgenza umanitaria, ma questa urgenza umanitaria si colloca all’interno di quasi due anni di barbarie perpetrata sulla popolazione di Gaza. Barbarie rispetto alla quale la maggior parte dei governi del mondo e delle istituzioni non hanno mosso un dito, e quindi noi non ce la siamo più sentita, di fronte a un momento storico come questo, di fare la parte di coloro che hanno girato la testa dall’altra parte”.
Quindi diciamo che gli obiettivi sono sia di natura umanitaria, con tutti gli aiuti materiali – immaginiamo cibo, medicinali, quello che serve a un popolo allo stremo – sia di natura politica, creare una massa critica per spingere la comunità internazionale a intervenire sul serio. Chi potrebbe essere l’interlocutore del messaggio politico? L’ Unione Europea, ad esempio, che potrebbe avere un problema di fronte a una iniziativa così forte: decine di marche centinaia di persone da tutto il mondo in mare non è una cosa che capita tutti i giorni…
“ No, non è una cosa che avviene tutti i giorni, e di questo siamo consapevoli. Ed è anche il motivo per cui stiamo cercando di valorizzarla il più possibile qui ed ora. Anche perché ci rendiamo conto che il momento è assolutamente critico: ricordiamo che Israele ha dichiarato di voler iniziare l’occupazione via terra della Striscia di Gaza, e quindi aspettare ancora avrebbe significato forse non averla neanche più, Gaza sul mappamondo.
Su chi cerchiamo di fare pressione? Tu hai citato l’Unione Europea: io sono italiana, sono europea, faccio parte di questa Unione che, peraltro, noi ci aspettavamo che avrebbe quanto meno non rinnovato gli accordi economici con Israele, che quantomeno avrebbe pensato a delle sanzioni, come è stato spesso fatto con altri Paesi che obiettivamente, rispetto a quello che sta facendo Israele, si sono quasi comportati con i guanti di velluto. E invece tutto questo non è avvenuto: ma nonostante non sia ancora avvenuto, noi ci rivolgiamo a loro, noi ci rivolgiamo all’Unione Europea, noi ci rivolgiamo, ciascuno di noi, al proprio Governo e ci rivolgiamo alle Nazioni Unite.
Ci rivolgiamo alle Corti internazionali, anche se le Corti Penali hanno già fatto quello che potevano fare. I nostri interlocutori sono innanzitutto i nostri governi, che in qualche modo sono stati votati da noi, in alcuni casi. Io credo che l’Unione Europea e i nostri Governi dovrebbero ascoltare i propri cittadini, e dovrebbero soprattutto ascoltarli anche in vista del fatto che prima o poi questi cittadini torneranno nelle cabine elettorali. E questi cittadini sono tanti, perché noi saremo centinaia e centinaia, ma queste centinaia rappresentano su quelle barche altre migliaia e migliaia di persone che per motivi logistici sulle barche non possono salire, ma che idealmente e moralmente sono con noi. E quindi noi ci rivolgiamo a loro pur sapendo che fino adesso le manifestazioni, le proteste, le richieste, le petizioni non sono servite a niente. Abbiamo pensato che mettere i nostri corpi, le nostre voci e le nostre energie, insieme a quelle di tutte le persone che ci supporteranno da terra, potesse forse essere un modo per ottenere la loro attenzione. E noi lo speriamo”.
ANCHE SE, DICIAMO, FINORA HANNO DATO PESSIMA PROVA DI SÉ STESSI: PARLO DELL’UNIONE EUROPEA E PARLO DEL GOVERNO ITALIANO. MA VENIAMO ALLA LOGISTICA: PER QUELLO CHE È POSSIBILE RACCONTARE IMMAGINIAMO CHE SIATE ANCORA FASE FINALE DELL’ORGANIZZAZIONE. QUALI SONO LE DATE DI PARTENZA, DA QUALI PAESI EUROPEI PARTIRANNO LE BARCHE, COME FUNZIONA TECNICAMENTE E LOGISTICAMENTE QUESTO PROGETTO, CHE IMMAGINIAMO SIA DAVVERO COMPLICATO?
“Si, certamente è un progetto complesso perché naturalmente implica il coordinamento di tantissime persone, tantissimi gruppi di lavoro e tantissime barche e tantissime competenze: perché le competenze coinvolte in questo progetto sono davvero straordinarie e lo voglio sottolineare. Veniamo diciamo alle informazioni: ci saranno due date, due partenze: la prima data è il 31 agosto, avremo una grande una grande partenza da Barcellona e una partenza da Genova, che vedrà mobilitarsi la città il giorno prima e il giorno stesso della partenza. Noi stiamo collaborando moltissimo e ringraziamo anche i Music for Peace di Genova che stanno occupandosi in maniera straordinaria della raccolta di aiuti, di cibo, di medicinali.
Questi aiuti saranno caricati su alcune barche a Genova e il 31 cominceranno a viaggiare verso la Sicilia, mentre le barche che partiranno da Barcellona avranno a bordo moltissimi passeggeri, tra cui anche Thiago Avila, Yasmin Acar Greta Thunberg, tutti nomi che avrete già sentito anche nelle precedenti missioni della Freedom Flottilla. Ricordo che abbiamo con noi diversi attivisti della Flottilla che partiranno per andare invece verso le acque tunisine. Il quattro di settembre ci saranno altre partenze e cioè la Sicilia, la Tunisia e la Grecia: quindi avremo due ondate che porteranno tutte queste barche a riunirsi in un meeting point di cui al momento, per ragioni di sicurezza, non posso parlare. Quando si riuniranno tutte insieme parliamo di decine e decine di barche che cominceranno a muoversi compatte, in un’unica flotta, tutte insieme, navigando in acque internazionali e muovendosi verso Gaza”.
SAPPIAMO TUTTI QUANTI CHE MOLTO PROBABILMENTE CI SARÀ UN’INTERCETTAZIONE DA PARTE DEL DELL’IDF, DELL’ESERCITO ISRAELIANO: NON È PESSIMISMO MA UN’IPOTESI PURTROPPO REALISTICA. NEL CASO IN CUI PERÒ CIÒ NON AVVENISSE, AVETE DEI CONTATTI A GAZA A CUI CONSEGNARE IL MATERIALE, GLI AIUTI, UNA SORTA DI RETE LOGISTICA PRONTA A RICEVERE QUESTI AIUTI E A DISTRIBUIRLI ALLA POPOLAZIONE?
“Assolutamente sì. Noi stiamo analizzando e valutando tutti i possibili scenari che ci possiamo trovare di fronte. Quindi un’intercettazione da parte della Marina militare israeliana è prevista, tra le possibili situazioni che ci troveremo di fronte. Questa intercettazione tra l’altro potrebbe essere declinata in vari modi, e noi li stiamo provando a immaginare un po’tutti. Ma c’è anche la possibilità che tutte o parte di queste barche possano raggiungere Gaza: ricordiamo che a Gaza non esiste più un porto perché è stato distrutto, quindi naturalmente stiamo anche analizzando questo scenario.
SIAMO NATURALMENTE IN CONTATTO ANCHE CON DIVERSE ORGANIZZAZIONI, ANCHE NON PALESTINESI, CHE SONO IN QUESTO MOMENTO A GAZA, E QUINDI ANCHE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE, CHE NEL CASO IN CUI ARRIVASSIMO – COSA CHE NATURALMENTE SPERIAMO PERCHÉ ALTRIMENTI NON CI AVREMMO NEMMENO PROVATO – CI DARANNO POI UNA MANO PER CONSEGNARE QUESTI AIUTI. SULL’IPOTESI DI NON RIUSCIRE AD ARRIVARE A GAZA, SPESSO CI VIENE FATTA UNA DOMANDA: CI VIENE CHIESTO ‘MA SAPETE CHE QUASI CERTAMENTE SARETE INTERCETTATI E MAGARI NON ARRIVERETE A GAZA, PERCHÉ LO FATE LO STESSO?’.
Questa è una domanda molto importante, perché la risposta sta proprio nella valenza politica di questa iniziativa di cui io parlavo prima e che si affianca naturalmente anche a quella umanitaria. Il fatto stesso di averla creata, questa iniziativa, di essere riusciti a raccogliere intorno a queste partenze migliaia di persone, un supporto davvero straordinario, inimmaginabile per molti di noi che si occupano di Palestina da tanti anni, il fatto stesso di solcare quelle acque e di mandare questo messaggio per noi comunque è parte del risultato che vogliamo ottenere.
Resta primario, naturalmente, l’obiettivo di arrivare a Gaza e aprire questo corridoio, sapendo che ci sono bambini che muoiono di fame, neonati che muoiono due ore dopo essere nati, perché le madri sono così denutrite da non poterli neanche allattare, sapendo che ci sono medici che a volte sono combattuti tra l’idea di tornare a Gaza per dare una mano, e ritenerlo inutile perché a Gaza un medico non può più fare niente, non c’è più niente, non c’è corrente elettrica, non ci sono medicinali.
Io stessa ho parlato con diversi dottori che mi hanno detto che l’ultima volta non sono andati perché non c’è più niente che possano fare. Ecco, è chiaro che di fronte a tutto ciò riuscire a portare medicinali e cibo e creare un precedente, far sì che magari dopo di noi si riesca a portare altre barche, e poi altre barche ancora, e poi magari aprire anche il valico, è chiaro che per noi sarebbe un risultato straordinario.
Se questo non dovesse succedere, sarà messo ancora una volta in evidenza come Israele scelga consapevolmente di violare il diritto internazionale, perché fermare queste barche significa commettere un atto di pirateria, perché loro non avrebbero alcun motivo legittimo per farlo. Quelle non sono acque israeliane. Lo sottolineo perché magari molti all’ascolto non lo sanno: quelle sono acque internazionali dove, se io decido di prendere una barca e navigare, lo posso fare. Nessuno si può permettere di intercettarmi e mandarmi indietro. Ecco, se loro comunque dovessero decidere di farlo, il mondo deve sapere che sta impedendo a delle persone disarmate, dei civili del tutto non violenti e pacifici di portare del cibo e dei medicinali a una popolazione, come hai detto tu prima, totalmente allo stremo”.
Tra l’altro, Maria Elena, la tua voce sarà quella che racconterà anche dai nostri microfoni la traversata della Global Sumud Flottilla, lo confermiamo anche in diretta!
“LO CONFERMO PUBBLICAMENTE!”.
SIAMO IN CONCLUSIONE. VOLEVO CHIEDERTI, CI SONO DEGLI EVENTI PREVISTI DI QUI AI GIORNI DELLE PARTENZE: MOMENTI PUBBLICI DI SENSIBILIZZAZIONE, PRESENTAZIONI NELLE CITTÀ, APPUNTAMENTI CHE POSSIAMO RILANCIARE A CHI CI ASCOLTA MAGARI NELLE VARIE CITTÀ?
“Si, i vari gruppi regionali che appunto afferiscono al Global Movement to Gaza stanno organizzando tantissimi eventi sul territorio, a partire dai due eventi che saranno legati alle due partenze, come dicevo prima, e a Genova il 30 e il 31 agosto. In quella circostanza la città si animerà proprio intorno a questa partenza, e la stessa cosa accadrà poi in Sicilia. Ma ci saranno tantissimi eventi in tantissime città italiane, presidi, concerti, incontri con alcuni di noi o comunque con persone che insieme a noi racconteranno questo progetto. Se poi vi capita vi capita di andare sui nostri canali social – ci trovate come Global Movement to Gaza Italia o Global Sumud Flottilla o Global Movement to Gaza – via via li andremo a pubblicare in modo che possiate appunto sapere dove e quando nei prossimi giorni sui territori ci saranno appunto degli eventi a supporto delle partenze.
Noi ovviamente poi rilanceremo questi contenuti anche sulle piattaforme di Radio Città Aperta. Io ti ringrazio per averci aiutato a inaugurare questa serie di trasmissioni e di podcast che contribuiranno a raccontare il progetto meraviglioso della Global Sumud Flottilla.
“GRAZIE A VOI, GRAZIE A VOI PERCHÉ È UNO SPAZIO DI INFORMAZIONE BELLISSIMO, E QUINDI CI SENTIAMO PRESTO DA TERRA E ANCHE DAL MARE”.
*( Alessio Ramaccioni)
06 – Giulio Marcon*, Francesco Vignarca**: UNA GRANDE ALLEANZA SOCIALE CONTRO IL RIARMO – L’ALTRA CERNOBBIO L’OBIETTIVO DI UNA ITALIA E UNA EUROPA NONVIOLENTA È STATO L’OGGETTO DI UN DIBATTITO E UN CONFRONTO CONDOTTO DA CIRCA 300 ATTIVISTI ED ESPONENTI DELLE PRINCIPALI ORGANIZZAZIONI E RETI DELLA SOCIETÀ CIVILE E DEL MONDO DEL LAVORO
Un lavoro collettivo per la pace che possa portare ad un nuovo pensare e a un nuovo progetto, partendo da una critica radicale al riarmo e dalla valorizzazione delle pratiche e delle esperienze dei movimenti. E delle organizzazioni pacifiste, disarmiste, nonviolente. Questo è il risultato concreto e programmatico della due giorni del Forum “Addio alle armi” che si è svolto venerdì e sabato a Cernobbio (contro le politiche e le idee neoliberiste proposte a qualche chilometro di distanza al Forum Ambrosetti).
L’obiettivo di una Italia e una Europa nonviolenta è stato l’oggetto di un dibattito e un confronto (dispiegato su varie sessioni) condotto da circa 300 attivisti ed esponenti delle principali organizzazioni e reti della società civile e del mondo del lavoro. Un confronto franco e aperto non solo per “migliorare l’analisi” e costruire una prospettiva comune di critica, ma soprattutto per rafforzare la mobilitazione unitaria e la convergenza in azioni contro il sistema di guerra. Che va sostituito da un sistema di Pace non più costruito solo dalla somma delle campagne (comunque importanti) ma da una piattaforma sistemica alternativa. Il tutto senza dimenticare la devastazione che la guerra dispiega già oggi: significativo è stato il collegamento con la Global Sumud Flottilia per ribadire il sostegno alla popolazione di Gaza massacrata da quasi due anni di disumano intervento armato dell’esercito israeliano.
Così come il ricordo e il sostegno (ideale e pratica) alla popolazione ucraina colpita da oltre 3 anni di aggressione delle forze armate russe, agli obiettori di coscienza, ai pacifisti israeliani, russi, ucraini, di tutto il mondo, che si rifiutano di imbracciare le armi e scelgono la strada della nonviolenza.
Non è solo un ricordo retorico e una liturgia: senza prendersi carico del dolore e delle ferite di tutte le vittime, civili, prigionieri, ostaggi, profughi, sfollati degli oltre 50 conflitti armati che devastano il nostro pianeta e dei migranti che vengono respinti e a cui non si dà accoglienza non sarà possibile realizzare in concreto (e non solo evocare) un cammino di Pace Positiva.
Nel documento finale del Forum “Addio alle armi!” si ribadisce in maniera esplicita come «la scelta del riarmo porta alla guerra, all’economia di guerra, impone la legge del più forte distruggendo il sistema del diritto internazionale. Il governo europeo, il governo italiano, scegliendo la strada del riarmo, imposta dalla nuova amministrazione americana, di fatto ed in modo irresponsabile si stanno preparando alla guerra abbandonando lo spirito ed i valori fondanti della Carta delle Nazioni Unite, del Trattato di Lisbona e della Costituzione Italiana. Un salto nel buio, una folle corsa verso la terza guerra mondiale, nucleare».
Al contrario “un sistema di difesa comune deve essere capace di produrre sicurezza comune dentro un quadro di una politica estera di cooperazione, di pace e di sicurezza comune”, portando dunque a una politica proiettata contro le diseguaglianze, la povertà, le discriminazioni dei migranti” e che lavori “per un’ economia disarmata per un modello di sviluppo sostenibile con il passaggio dal fossile alle rinnovabili”.
Purtroppo la strada scelta in questi ultimi anni dai Governi Nazionali e della politica (con cui il Forum promosso da Sbilanciamoci e Rete Pace Disarmo ha voluto confrontarsi, per spingere verso scelte positive) al posto di provare a plasmare un contributo concreto dell’Europa a percorsi di sicurezza comune ha deciso di cedere alla deleteria scelta di portare la spesa militare al 5%. Un patto scellerato che sottrae risorse – già inadeguate – alle scuole, agli ospedali, al lavoro, all’ambiente, a quello di cui hanno veramente bisogno i cittadini e le cittadine: il diritto alla salute, all’istruzione, ad un lavoro sicuro e tutelato, per vivere in un pianeta non più malato e prossimo al collasso.
Come contrastare tutto questo? Come riuscire a rendere concreto un cambiamento che intercetti la posizione della grande maggioranza dell’opinione pubblica italiana contraria alla guerra, al riarmo, ai massacri e uno scivolamento in senso “militarizzato” dei pensieri e delle politiche? Rilanciando una grande alleanza e convergenza di pratiche e di elaborazioni, in un susseguirsi di appuntamenti che non devono rimanere isolati e incomunicanti ma devono creare un vero cammino collettivo. Dopo il Forum “Altra Cernobbio” ci aspettano altri eventi e momenti di azione collettiva perché non è più il tempo delle parole e dei rinvii, ma l’ora della mobilitazione e della partecipazione. Che possa rendere concreto il richiamo della nonviolenza e della costruzione di una politica europea di pace.
*( Giulio Marcon portavoce Sbilanciamoci )
** ( Francesco Vignarca – Coordinatore Campagne Rete Pace Disarmo )
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