Germania: leggere Marx è anticostituzionale

Chi censura i libri? Che cosa vuol dire censurare un libro? Vuol dire solo impedirne la pubblicazione nella sua forma originale o anche scoraggiarne la lettura? E, soprattutto, quello della censura dei libri è un problema che abbiamo bisogno di porci in Germania? A quanto pare sì, anche se non nei termini spettacolarizzati e chiassosi che si usano negli Stati Uniti, con i libri messi all’indice e banditi dalle biblioteche. In Germania, a essere sotto attacco era un circolo di lettura che si concentrava sulle opere del filosofo tedesco Karl Marx e che era stata classificata come “estremista di sinistra” dall’Ufficio Regionale per la Protezione della Costituzione. La classificazione è stata poi annullata da un tribunale in seguito a un ricorso, ma, per molti, il problema è tutt’altro che risolto.

Un editoriale sul quotidiano Taz ha addirittura definito una “vittoria di Pirro” quella relativa alla recente pronuncia del tribunale amministrativo di Amburgo riguardante la “Marxistische Abendschule Forum für Politik und Kultur” (Masch – ovvero “Scuola serale marxista Forum per la politica e la cultura”).

L’8 aprile scorso, il tribunale aveva dato ragione alla Masch contro l’Ufficio regionale per la protezione della Costituzione, stabilendo che l’associazione non poteva più essere classificata come estremista di sinistra. Ma la motivazione scritta del 10 luglio ha rivelato una verità molto più complessa.

Leggere Marx è un’attività “sospetta”?

Il ragionamento del tribunale nasconde un paradosso. La Masch ha vinto il ricorso, ma non perché, secondo il tribunale non ci sia nulla di male a leggere Marx, bensì solo perché l’associazione è considerata troppo insignificante e innocua per rappresentare una vera minaccia.

Secondo i giudici amburghesi, l’associazione, fondata nel 1981 e nota soprattutto per i suoi circoli di lettura del “Capitale“, manca dell’atteggiamento “attivo e combattivo” che sarebbe necessario per poter danneggiare realmente la Costituzione e l’ordine democratico. Se si trattasse di un’organizzazione con più potere, quindi, il solo fatto di organizzare un circolo di lettura dedicato al “Capitale” di Karl Marx basterebbe a giustificare la classificazione di “estremista”, con ciò che ne consegue (la possibilità per le forze dell’ordine di spiare le attività dell’associazione e dei suoi membri, di infiltrare agenti sotto copertura, di intercettare le comunicazioni, di sorvegliare le attività finanziarie e così via).

Nella sentenza del tribunale si dichiara che sì, “l’attività del ricorrente, incentrata sulle teorie di Karl Marx, è in linea di principio in contraddizione con l’ordinamento democratico liberale”. Non si tratta di una valutazione marginale. I giudici sostengono che “la teoria sociale fondata da Marx potrebbe non essere compatibile in punti essenziali con i principi dell’ordine democratico liberale”.

Si rischia l’effetto “domino”?

L’avvocato Ridvan Ciftci, che ha rappresentato la Masch, non nasconde la sua preoccupazione. Le argomentazioni del tribunale risultano “negligenti” e creano un precedente pericoloso: se un gruppo studia principalmente Marx, la sua attività è fondamentalmente anticostituzionale, ma viene tollerata si il gruppo è abbastanza marginale da non essere “attivamente militante”.

Secondo Ciftci, questa logica rappresenta una minaccia concreta per tutti i circoli di lettura marxiani tedeschi. “Ogni associazione che si riferisce principalmente a Marx può diventare oggetto di osservazione”, avverte l’avvocato.

La sentenza di Amburgo contrasta nettamente con orientamenti giurisprudenziali più aperti. Il tribunale amministrativo di Berlino, nella causa intentata dal quotidiano Junge Welt contro la sorveglianza dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, aveva stabilito che l’orientamento marxista “di per sé non comporta necessariamente aspirazioni contro l’ordine costituzionale liberale”.

Perché il tribunale di Amburgo punta il dito contro Marx

La corte amburghese concentra le sue critiche sulla questione della “dittatura del proletariato”, un concetto che, secondo i giudici, esclude “inevitabilmente altri gruppi della popolazione dalla partecipazione al processo decisionale politico”. Michael Hopp, membro della Masch, respinge questa interpretazione definendola “completamente fraintesa”. La corte, sostiene, “si comporta come se Marx avesse scritto i suoi testi ieri”, ignorando l’evoluzione storica del pensiero marxiano.

Hopp sottolinea come il Marx più maturo enfatizzasse l’adeguamento dei mezzi alla situazione storica specifica. “Marx oggi raccomanderebbe tutto tranne che orde di persone che si riversano sul Bundestag”, afferma con una punta di ironia.

Il problema sta, secondo lui, nel fraintendimento della natura stessa della teoria marxiana come strumento di analisi e del ruolo della Masch come istituzione educativa. “La semplificazione sta nel fatto che ci si accusa di passare dalle parole ai fatti. Ma noi guardiamo alle parole e riflettiamo”.

Il nodo costituzionale: capitalismo e democrazia

La sentenza tocca una questione fondamentale che negli ultimi anni è tornata al centro del dibattito pubblico: in che misura la Costituzione tedesca stabilisce che la Repubblica Federale debba essere organizzata necessariamente in modo capitalistico? Il capitalismo è davvero una componente fondamentale della democrazia? E ancora: il capitalismo è compatibile con la democrazia?

Il tribunale amburghese ha respinto l’argomentazione della Masch, che faceva riferimento al politologo Wolfgang Abendroth secondo cui la Costituzione sarebbe neutrale dal punto di vista economico-politico. Questa posizione giuridica apre scenari preoccupanti. Se leggere Marx è potenzialmente anticostituzionale, dove finisce la libertà accademica? Ogni corso universitario introduttivo al pensiero marxiano nelle facoltà di filosofia diventa sospetto? Una critica sociale radicale è automaticamente in contraddizione con i principi costituzionali? La domanda non è puramente teorica. Il sociologo criminologo amburghese Moritz Assall ha commentato dicendo che “Marx non viola la Costituzione della Repubblica Federale Tedesca, ma sicuramente ne viola lo spirito”.

L’approccio del tribunale suggerisce infatti che il problema non risieda tanto nelle azioni concrete quanto nell’orientamento ideologico di base. È la teoria stessa ad essere sotto accusa, anche se la mancanza di sue applicazioni pratiche può far decadere un’eventuale azione deterrente. A preoccupare la Masch e gli altri critici di questa decisione è il fatto che non si tratti più di valutare comportamenti o minacce concrete, ma di giudicare sistemi di pensiero nella loro essenza teorica.

 

FONTE: https://www.ilmitte.com/2025/09/germania-leggere-marx-e-anticostituzionale/

 

 

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