2020 giugno 06 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI

20 06 09 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI
01 – Marco Bersani. Morti di Covid o di pareggio di bilancio?
02 – Enrico Caria. La vendetta del Caimano. Lasciati alle spalle divani sfondati, tv sderenate, padelle bruciate e buone maniere… finalmente liberi tutti! E adesso possiamo tornare a schifarci l’un l’altro.
03 – Schirò (Pd): accolto il mio ordine del giorno che chiede di accelerare e regolarizzare l’invio del personale scolastico all’estero.
04 – parlamentari pd eletti all’estero: presentati emendamenti al decreto “rilancio” a favore degli italiani all’estero. Oggi il Partito Democratico ha presentato un “pacchetto” di emendamenti al Decreto “Rilancio” – che sarà nei prossimi giorni in discussione alla Camera – a favore dei cittadini e delle comunità italiane nel mondo.
05 – 50 anni di xenofobia, lotte e solidarietà . Il 7 giugno alle h. 17.00, l’associazione Fabbrica di Zurigo, in collaborazione con il sindacato Unia, l’istituto di formazione ECAP Svizzera e altre organizzazioni migranti attive in Svizzera, organizza un incontro virtuale dedicato alle politiche antistranieri, alle resistenze migranti e alla lotta contro il razzismo da James Schwarzenbach ai giorni nostri.
06 – BRASILE | Porta (Pd): Verso nuova sede consolare a Vitoria, bene Sottosegretario Merlo.
07 – Angela Schiro(PD), 2 giugno: Viva la Repubblica italiana. Viva l’Italia. Oggi si celebra l’anniversario della nascita della nostra Repubblica.
08 – 2 giugno festa della repubblica italiana: la nostra festa. Il mio messaggio per la festa della repubblica.
09 – Alfiero Grandi. Ue. Bene gli interventi per fronteggiare la crisi ma insieme rivedere i trattati.
10 – Stella Levantesi: effetti drammatici del cambiamento climatico anche sulle epidemie. Scienza. Un clima alterato ha conseguenze fondamentali per la salute degli esseri umani e degli animali
11 – Investiamo in Italia i fondi pensione, a servizio dello sviluppo del Paese
Economia e Covid. 30 Fondi per 8 milioni di lavoratori e 170 miliardi, poco meno del 10% del Pil. Il 21% sono titoli del debito pubblico, solo il 3% è investito in imprese. E 3,7 miliardi vanno all’estero

 

01 – MARCO BERSANI. MORTI DI COVID O DI PAREGGIO DI BILANCIO? UNA DELLE MAGGIORI EVIDENZE EMERSE DURANTE LA FASE CRITICA DELL’EPIDEMIA DA COVID-19 È STATA IL COLLASSO DEL SISTEMA SANITARIO IN TUTTE LE REGIONI MAGGIORMENTE COLPITE, CON L’ (EX) ECCELLENZA LOMBARDA RITROVATASI CON IL PRIMATO MONDIALE NEGATIVO IN TERMINI DI MALATI E DI MORTI.
Abbiamo drammaticamente sperimentato cosa hanno significato due decenni di progressiva trasformazione della salute da diritto a merce: drastici tagli alla spesa e al personale, ingresso ed espansione dei privati, torsione aziendalistica anche della gestione pubblica.
Ciò che è stata quotidiana esperienza di ogni lavoratore del servizio sanitario e di ogni cittadino alle prese con le proprie necessità di cura, è oggi certificato dall’ultimo “Rapporto sul coordinamento della Finanza pubblica”, recentemente redatto dalla Corte dei Conti.
Secondo l’analisi «il successo registrato in questi anni nel riassorbimento di squilibri nell’utilizzo delle risorse non ha sempre impedito il manifestarsi di criticità che oggi è necessario superare: si tratta delle differenze inaccettabili nella qualità dei servizi offerti nelle diverse aree del Paese; delle carenze di personale dovute ai vincoli posti nella fase di risanamento, dei limiti nella programmazione delle risorse professionali necessarie ma, anche, di una fuga progressiva dal sistema pubblico; delle insufficienze della assistenza territoriale a fronte del crescente fenomeno delle non autosufficienze e delle cronicità; del lento procedere degli investimenti sacrificati a fronte delle necessità correnti».
Linguaggio felpato per dire una verità ineluttabile: l’ossessione del riequilibrio finanziario, dettato dai vincoli di Maastricht e dal pareggio di bilancio, ha di fatto smantellato il servizio sanitario pubblico e i risultati sono quelli che tutti abbiamo visto e sperimentato.
Rileva il rapporto di come, tra il 2009 e il 2018, si sia verificata una riduzione particolarmente consistente delle risorse destinate alla sanità, con una spesa pro capite diminuita di 8 decimi di punto ogni anno.

In Europa, solo la Grecia ha tagliato la spesa sanitaria più dell’Italia, mentre alcuni paesi l’hanno costantemente aumentata (+2% Francia, +2,2% Germania), con un rapporto di spesa pro capite che oggi vede la Germania spendere il doppio e la Francia il 60% in più delle risorse messe a disposizione di ogni cittadino italiano.

Inutile dire come, a questo progressivo depauperamento della spesa pubblica sanitaria, abbia corrisposto un ampliamento dei tanti costi a carico delle famiglie, con un aumento del 14% negli ultimi sei anni.

La Corte non può, evidentemente, esplicitare critiche ai processi di privatizzazione avvenuti, con la conseguente centratura della sanità sulle strutture ospedaliere -la prevenzione costa, la terapia remunera- ma chiunque può capire cosa sottenda il passaggio: «Un’adeguata rete di assistenza sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l’unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo. L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto».

D’altronde, se a livello europeo si è sospeso il patto di stabilità per poter avere le risorse per salvare vite e curare persone, non serve Aristotele per concludere che il patto di stabilità è contro la vita e la cura.

Tocca tenerlo a mente, ora che la faglia sulla narrazione liberista, aperta dalla pandemia, sta per essere richiusa dal rinnovato feticismo per la cultura dell’impresa.

 

02 – ENRICO CARIA. LA VENDETTA DEL CAIMANO. LASCIATI ALLE SPALLE DIVANI SFONDATI, TV SDERENATE, PADELLE BRUCIATE E BUONE MANIERE… FINALMENTE LIBERI TUTTI! E ADESSO POSSIAMO TORNARE A SCHIFARCI L’UN L’ALTRO.
Due le fazioni in questa fase 3: pavidi mascherati e spavaldi smascherati; governativi i primi, d’opposizione i secondi. Ma siamo sicuri che tutti i sovranisti al seguito di Salvini, tutti i neofascisti al seguito della Meloni e il monarchico Tajani al seguito di Tajani, siano tutti parimenti spavaldi come la cagnara di piazza del Popolo lascia credere? siamo certi che nel DNA delle destre eversive ci sia sempre e comunque spavalderia e giammai pavidità? Vediamo. Nel 1919, per dirne una, un pavidissimo Mussolini lanciò il saluto romano al posto della stretta di mano proprio per paura di beccarsi la spagnola, e per paura di beccarsi le cannonate, nel 1922 si guardò bene dal marciare personalmente su Roma restandosene pavidamente a Milano. Non meno pavidi i suoi mazzieri che per rapire l’onorevole Matteotti armato di una borsa gonfia di pericolosi documenti, ci si misero in quattro armati di pistole e pugnali. E cosa fu mai, se non esercizio di somma pavidità, la decisione del duce di aggredire gli etiopi, non sul terreno che quei selvaggi pestavano a piedi nudi, ma bruciandoli vivi con iprite e gas mostarda lanciati dall’alto? Pavidità da guinness dei primati poi la sua invasione della Francia venti minuti prima che i nazisti portassero i dobermann a pisciare sui piloni della Torre Eiffel. E come lui ieri, i suoi piccoli emuli oggi, che fin da subito hanno dato prova di non minor pavidità: la prima mascherina di Salvini, la ricordate? era in realtà un gigantesco pannolone coi lacci e non meno imbacuccata si presentava la Meloni nel suo burqa tricolore. Che c’è dunque dietro questa repentina mutazione dei nostri post-fascisti da pavidi mascherati a spavaldi smascherati? Opportunismo politico? fatalismo? nuove sostanze chimiche? Niente del genere. Ad assicurar loro personalmente che il virus non c’è più, è stato il dottor Zangrillo, e se lo dice lui che è il medico personale del Caimano… ma vi siete chiesti com’è che in mezzo a quella ammuina, l’unico che la mascherina non se la levava manco sparato era il povero Tajani che non vedeva l’ora di tagliare la corda?
Ciò che Salvini e Meloni non sanno è che a mandare il dottor Zangrillo a contargli la balla del virus scomparso è stato in realtà lo stesso Caimano: quale miglior modo per tornare in pista vendicandosi di quei due ingrati a suon di Covid?( Enrico Caria, da IL Manifesto 06 06 2020)

 

03 – SCHIRÒ (PD): ACCOLTO IL MIO ORDINE DEL GIORNO CHE CHIEDE DI ACCELERARE E REGOLARIZZARE L’INVIO DEL PERSONALE SCOLASTICO ALL’ESTERO. IN OCCASIONE DELL’APPROVAZIONE DEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE DEL DECRETO-LEGGE RIGUARDANTE LA SCUOLA, IL GOVERNO HA ACCOLTO IL MIO ORDINE DEL GIORNO, SOTTOSCRITTO DALLA COLLEGA LA MARCA E DAI DEPUTATI PD DELLA VII COMMISSIONE CULTURA, CON IL QUALE HO CHIESTO DI RIPORTARE SOTTO LA COMPETENZA UNITARIA ED ESCLUSIVA DEL MINISTERO DEGLI ESTERI LE OPERAZIONI INERENTI ALLA FORMAZIONE DELLE GRADUATORIE E ALLA DESTINAZIONE DEL PERSONALE SCOLASTICO ALL’ESTERO. 5 GIUGNO 2020
Con il Decreto n. 64/2017, che pure ha avuto il merito di riconoscere e valorizzare il sistema della formazione italiana nel mondo, queste competenze, in precedenza assolte per anni dal Ministero degli esteri, sono state divise tra il MAECI e il Ministero dell’istruzione, separando in due tronconi il contingente di 70 funzionari chiamati ad assicurarne lo svolgimento.

Alla prova dei fatti, il nuovo sistema non ha dato i risultati sperati. I ritardi nella selezione del personale, nella formazione delle graduatorie e nella destinazione del contingente sono cresciuti in modo preoccupante, creando tensioni e disfunzioni tra gli utenti e nei rapporti con le autorità scolastiche locali. Basti pensare che a metà del corrente anno scolastico, a prescindere dagli effetti della pandemia, solo una metà del personale destinato all’estero ha raggiunto le sedi indicate e ci si trova oggi nella necessità di ricorrere alle graduatorie del 2013 per reperire docti di alcuni insegnamenti da ricoprire.
Pur senza indulgere a facili critiche, non è possibile continuare più in questo modo. È urgente, dunque, ricostituire un assetto che si era consolidato e che aveva consentito di corrispondere a obiettive necessità. Ed è quello che ho chiesto e che il Governo ha accettato.

Si tratta, ora, di fare in modo che questo orientamento non resti sulla carta ma diventi norma di legge. Io stessa ho provveduto a presentare al successivo decreto, quello Rilancio, un emendamento non oneroso che tende a ripristinare la più collaudata gestione del MAECI in questo campo.
Non si tratta di fare giochi di immagine o iniziative propagandistiche, ma di corrispondere a un’esigenza reale di un’utenza che chiede regolarità ed efficienza e a un interesse di immagine e di ruolo del nostro Paese rispetto ai suoi interlocutori internazionali.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – – Camera dei Deputati

 

04 – PARLAMENTARI PD ELETTI ALL’ESTERO: PRESENTATI EMENDAMENTI AL DECRETO “RILANCIO” A FAVORE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO. OGGI IL PARTITO DEMOCRATICO HA PRESENTATO UN “PACCHETTO” DI EMENDAMENTI AL DECRETO “RILANCIO” – CHE SARÀ NEI PROSSIMI GIORNI IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA – A FAVORE DEI CITTADINI E DELLE COMUNITÀ ITALIANE NEL MONDO.4 giugno 2020.

Così annunciano i parlamentari democratici eletti nella Circoscrizione Estero per il Partito Democratico Francesco Giacobbe, Francesca La Marca e Angela Schirò.

Tra i provvedimenti proposti vi sono misure per l’assistenza ai connazionali colpiti dalle conseguenze del Coronavirus, per il sostegno agli enti di istruzione italiani nel mondo, per velocizzare la formazione delle graduatorie e la destinazione all’estero del personale scolastico, per favorire il turismo “di ritorno” in Italia, per il sostegno alla rete delle Camere di Commercio e per agevolare – con opportune misure fiscali – gli interventi sul patrimonio edilizio dei residenti fuori dal nostro Paese.

Queste proposte – sottolineano in particolare le deputate La Marca e Schirò firmatarie degli emendamenti presentati alla Camera – fortemente richieste dalle nostre comunità all’estero e dalla rete dei circoli e dal Dipartimento del PD Mondo, si inseriscono nel solco di interventi già previsti nei precedenti e nell’attuale Decreto, che hanno ampliato le risorse a disposizione della rete consolare per aiutare i connazionali in difficoltà economiche e che hanno inserito coloro che si trovano costretti a rientrare in Italia nei benefici previsti dallo strumento del “Reddito di emergenza”.

Particolare importanza ha la nostra richiesta di estendere i benefici previsti per gli interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio privato anche agli edifici di proprietà dei residenti all’estero.

Riteniamo poi, nonostante la complessità della materia, che sarebbe necessario intervenire sui temi dell’IMU-TASI e sull’accesso al reddito e alle pensioni di cittadinanza, per garantire le medesime condizioni anche per i cittadini residenti fuori dall’Italia.

Sappiamo bene – concludono i parlamentari del PD – che, a causa della difficile situazione finanziaria del nostro Paese, non tutti gli interventi proposti potranno essere realizzati immediatamente ma riteniamo doveroso e utile in termini generali che rientrino nella discussione e nell’agenda politica del Paese.

Parlamentari PD Estero, Francesco Giacobbe (Senato) – Francesca La Marca e Angela Schirò (Camera dei Deputati)

 

05 – 50 ANNI DI XENOFOBIA, LOTTE E SOLIDARIETÀ . IL 7 GIUGNO ALLE H. 17.00, L’ASSOCIAZIONE FABBRICA DI ZURIGO, IN COLLABORAZIONE CON IL SINDACATO UNIA, L’ISTITUTO DI FORMAZIONE ECAP SVIZZERA E ALTRE ORGANIZZAZIONI MIGRANTI ATTIVE IN SVIZZERA, ORGANIZZA UN INCONTRO VIRTUALE DEDICATO ALLE POLITICHE ANTISTRANIERI, ALLE RESISTENZE MIGRANTI E ALLA LOTTA CONTRO IL RAZZISMO DA JAMES SCHWARZENBACH AI GIORNI NOSTRI. L’iniziativa è parte della campagna contro l’iniziativa UDC per l’abolizione dell’accordo di libera circolazione tra Svizzera e Ue che si voterà il 27 settembre 2020.
Il 7 giugno 1970 la prima iniziativa Schwarzenbach, anche se di poco, è sconfitta. Il popolo svizzero era chiamato a votare per limitare fortemente la presenza straniera nella Confederazione anche attraverso espulsioni di massa della forza lavoro senza passaporto e delle famiglie al seguito. La Fabbrica di Zurigo, in collaborazione con Unia Zurigo-Sciaffusa, ECAP Svizzera, Marea granate, Promoción Cultural Española, Laboratorio per la sinistra, Giovani italiani in rete e Prointegra, organizza un incontro virtuale per ricostruire le vicende storiche e il clima di allora, ma anche per far luce su una straordinaria esperienza di resistenza migrante di massa, che, insieme alla solidarietà di parte del popolo svizzero, ha portato alla sconfitta del movimento xenofobo capeggiato da James Schwarzenbach.
L’incontro è parte della campagna contro l’iniziativa UDC per l’abolizione della libera circolazione, soltanto l’ultima di una serie di iniziative antistranieri che si sono susseguite in questi ultimi 50 anni. La seconda parte dell’incontro sarà infatti dedicata a iniziative più recenti e alla discussione relativa all’iniziativa in votazione il 27/9 (il programma dettagliato segue nella seconda pagina).
L’incontro avrà luogo, dalle 17.00 alle 18.30, sulla piattaforma Zoom: https://zoom.us/j/92939770878 e in diretta Facebook: https://www.facebook.com/fabbricazurigo/
Per informazioni: mattia.lento@unia.ch / pinuccia.rustico@unia.ch

 

06 – BRASILE | Porta (Pd): Verso nuova sede consolare a Vitoria, bene Sottosegretario Merlo. Ex parlamentare PD, coordinatore Pd Sud America: “Significativo passo avanti verso l’apertura di una nuova struttura consolare a Vitoria (Espirito Santo, in Brasile. “Giudico quindi positivo il fatto che il Sottosegretario Ricardo Merlo abbia dato seguito all’iter burocratico”
“Saluto con soddisfazione i passi avanti verso l’apertura di un nuovo sportello consolare a Vitoria, capitale dello Stato brasiliano dello Espirito Santo e ‘culla’ dell’emigrazione italiana in Brasile. Si tratta di un’antica e legittima rivendicazione della collettività italiana di quello Stato, che vanta anche il primato di essere la comunità più grande proporzionalmente alla popolazione locale di tutto il Brasile. Come parlamentare, già nel corso del mio primo mandato avevo sottoposto ufficialmente al governo questa esigenza, fino ad arrivare nel 2017 alla formalizzazione della richiesta alla Farnesina da parte dell’allora ambasciatore in Brasile Antonio Bernardini”. Lo dichiara in una nota Fabio Porta, ex deputato dem, coordinatore Pd Sud America.
“Giudico quindi positivo il fatto che il Sottosegretario Ricardo Merlo abbia dato seguito all’iter burocratico e voglio esprimere al Console Generale a Rio de Janeiro Paolo Miraglia un sincero senso di gratitudine per la competenza e la disponibilità con la quale sta seguendo la questione. Si tratta di un ulteriore passo verso un migliore e maggiore servizio ad una collettività grande e articolata, una comunità profondamente orgogliosa delle proprie radici e consapevole del contributo in grado di dare al nostro Paese”.
“Grazie a questo contributo, e soprattutto al 30% degli introiti dei consolati che a partire dal 2017 vengono restituiti alla rete consolare a beneficio del miglioramento dei servizi e del rafforzamento delle strutture, il sogno di un nuovo consolato di carriera a Vitoria si avvicina”.
“Questa vicenda ci insegna tre cose: anzitutto che ogni conquista è il frutto del lavoro di tanti e mai di uno solo; in secondo luogo che solo attraverso proposte concrete e non demagogiche si trovano soluzioni ai nostri problemi; in terzo luogo che quando si lavora in maniera trasparente e coinvolgendo la collettività i risultati arrivano. Grazie, quindi, a tutti gli esponenti della comunità italiana ‘capixaba’ che tanto si sono spesi in questi anni per questa giusta causa, dai dirigenti di associazioni e patronati ai consiglieri del Comites e del Cgie; e grazie, infine, alle autorità locali – conclude Porta – che hanno sempre seguito e sostenuto da vicino questa rivendicazione”.

 

07 – Angela Schiro(PD), 2 giugno: Viva la Repubblica italiana. Viva l’Italia. Oggi si celebra l’anniversario della nascita della nostra Repubblica.
Le particolari circostanze che stiamo attraversando hanno portato a sospendere le consuete celebrazioni pubbliche e ad optare per forme diverse, più personalizzate e più riflessive. Il primo pensiero va alle tante vittime di questa terribile pandemia che ha colpito il nostro Paese.

In queste lunghissime settimane, segnate dalla separazione fisica, ci siamo ritrovati utilizzando altre modalità di comunicazione e di vicinanza. Non abbiamo smesso di lavorare e di ragionare insieme sul presente ma soprattutto sul futuro del nostro Paese. Personalmente mi ritrovo pienamente nell’idea che la crisi in atto possa costituire anche un’occasione per rilanciare lo spirito di solidarietà tra i popoli e gli Stati europei; che possa essere una sollecitazione a ricostruire un nuovo sistema di relazioni sociali, nonché una spinta per delineare una rinnovata visione dei compiti internazionali del nostro continente. I segnali che stanno venendo in questo senso sono promettenti.

Mi rafforza in questo orientamento il fatto di provenire, per radici familiari e formazione personale, da quella grande esperienza che è stata l’emigrazione di lavoro nello spazio europeo. Essa è stata storicamente una forza costruttrice del benessere di molti Paesi e della stessa unità tra i popoli e gli Stati; continua ad essere, nelle forme di mobilità che ha assunto oggi, la rete più diffusa e radicata su cui poggiano le speranze di un comune e solidale destino.
La nascita della nostra Repubblica fu anche patto democratico, riscatto e speranza di vita migliore. Per noi, oggi, la responsabilità è quella di onorare i valori di quel patto che ispirarono la Costituzione, rinnovandoli nella pratica quotidiana secondo i principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia.
VIVA LA REPUBBLICA ITALIANA. VIVA L’ITALIA.
Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati

 

08 – 2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA ITALIANA: LA NOSTRA FESTA. IL MIO MESSAGGIO PER LA FESTA DELLA REPUBBLICA. Cari Amici, in occasione della Festa della Repubblica italiana desidero farvi giungere un mio particolare saluto e parole sincere di partecipazione e solidarietà.
Nel corso degli anni, per noi italiani all’estero questa è diventata la ricorrenza che più ci unisce: LA FESTA. Una festa che in condizioni normali avrei trascorso, come gli altri anni, a diretto contatto con i connazionali.
La Repubblica e la Costituzione che l’ha regolata sono state la base di un rinnovato patto di libertà tra gli italiani, un atto di riscatto dopo decenni di dittatura e una scelta di speranza dopo una guerra rovinosa. Il punto di partenza per un cammino di progresso sociale e civile che ha portato l’Italia tra i Paesi più avanzati del mondo.
Oggi, in un momento di grande ansia per la salute nostra e dei nostri cari, abbiamo un bisogno ancora più grande di essere uniti per difendere la vita. Di essere solidali per superare lo shock che la pandemia ha inferto all’economia e ai rapporti sociali. Di essere determinati per superare limiti ed errori del passato, per costruire una società più giusta e un rapporto più equilibrato con la natura. Insomma, abbiamo bisogno di mettere in campo e praticare i valori della Repubblica.
Con questo spirito di fratellanza e di unità tra tutti gli italiani, dentro e fuori i confini nazionali, assieme a voi dico con coraggio e fiducia,
VIVA LA REPUBBLICA ITALIANA
On.. Francesca La Marca, – Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America

 

09 – Alfiero Grandi. Ue. BENE GLI INTERVENTI PER FRONTEGGIARE LA CRISI MA INSIEME RIVEDERE I TRATTATI. LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA HA PRESENTATO AL PARLAMENTO EUROPEO IL PROGRAMMA DI INTERVENTI (NOME ORIGINARIO RECOVERY FUND) PER SOSTENERE IL RILANCIO DEI SISTEMI ECONOMICI MESSI IN GINOCCHIO DALLA PANDEMIA. QUESTI INTERVENTI CHE SI AGGIUNGONO A QUELLI GIÀ DECISI, SONO UNA NOVITÀ POLITICA ED ECONOMICA DI RILIEVO E RILANCIANO L’UNIONE EUROPEA DANDO AIUTI CONSISTENTI AGLI STATI PIÙ COLPITI.

Questo sostegno ai paesi più colpiti per la quantità di risorse (750 miliardi) e per il forte rilievo comunitario (prestiti e sostegni diretti) potrebbe essere decisivo per uscire dalla crisi e per rilanciare la prospettiva dell’Unione europea.
Per parlare di novità strategiche è presto ma le potenzialità ci sono. Queste proposte dovranno trovare un’intesa europea e c’è il rischio di tempi lunghi per decidere, viste le resistenze conservatrici di alcuni paesi, che in realtà nascondono interessi precisi, in parte inconfessabili all’opinione pubblica europea.

Per l’Italia è una speranza e insieme un obbligo a definire con chiarezza gli obiettivi su cui concentrare gli interventi perché l’assalto degli interessi alle risorse ci sarà.

Questa novità politica è stata preceduta dall’intervista della Presidente della BCE Cristine Lagarde, che ha chiarito che la BCE continuerà le sue azioni di sostegno all’economia dell’Europa, in evidente polemica con la Corte Tedesca, che aveva intimato alla BCE di dimostrare che gli interventi non favorivano alcuni stati in difficoltà rispetto ad altri.
Alcune affermazioni della Lagarde dovrebbero fare arrossire le sinistre europee, quando ha detto: “credo che i termini del patto di stabilità e di crescita debbano essere rivisti e semplificati prima che si pensi di reintrodurlo, quando saremo usciti da questa crisi.” Questo è il cuore del problema.
E’ necessario avviare la revisione dei trattati per evitare di ritrovarsi sotto accusa tra qualche tempo con il ritorno in vigore delle regole su debito pubblico e deficit, per ora solo sospese dalla Commissione.
La stessa Presidente fece affondare le borse europee con perdite oltre 800 miliardi di euro, facendo schizzare verso l’alto lo spread dei paesi in difficoltà come l’Italia, con dichiarazioni inappropriate, ma ora ha recuperato confermando interventi di sostegno rilevanti e soprattutto ponendo il problema della revisione dei trattati.
Rivedere i trattati europei è un punto essenziale. I trattati da Maastricht hanno subito una sorta di superfetazione a strati, con denominazioni spesso incomprensibili ai più ma non per questo meno pericolose.

I trattati sono i fondamenti della politica dell’austerità in Europa, di cui la Germania è stata il paladino, fissando un prima: regole sempre più stringenti per costringere gli stati ad uniformarsi, e un dopo: i passi avanti verso una vera Unione Europea. E’ la politica dei due tempi di marca conservatrice.

L’austerità è scritta nei trattati e Lagarde chiarisce che esiste il pericolo che in futuro torni l’austerità con tutte le conseguenze prevedibili.

Infatti la grande preoccupazione, quando si discute del Mes e dei vari contributi europei, da ultimo quello che era denominato recovery fund, riguarda proprio cosa accadrà quando la fase dell’emergenza si concluderà e il nostro paese avrà un debito pubblico superiore al 150 % del PIL.

La possibilità che ritornino in vigore le regole di bilancio europee, la cui sospensione sta consentendo all’Italia di adottare provvedimenti che portano il deficit pubblico a livelli prima impensabili, è una preoccupazione fondata. Potrebbero tornare in auge gli obblighi di rientro del deficit entro il 3% e del debito entro il 60%.

Non è necessario l’utilizzo del Mes perché si materializzino questi fantasmi. Se la sospensione delle regole europee dovesse finire senza novità ci troveremmo in grande difficoltà, anche senza avere utilizzato il Mes.

La Presidente della BCE suggerisce di non aspettare, per porre da subito nella discussione europea le modifiche dei trattati, per evitare un contraccolpo che potrebbe essere pesante per l’Italia e per tutti gli altri paesi colpiti dalla crisi.

Un conto infatti è sospendere l’applicazione delle regole, altro è modificarle in tempo utile, prima che tornino in vigore.

Questa proposta dovrebbe essere colta al balzo dalle sinistre europee e dal complesso delle forze democratiche all’insegna di una nuova Europa.

La modifica dei trattati non è un optional, è indispensabile. Quindi occorre costruire presto una piattaforma in grado di superare il groviglio di norme ispirate all’austerità, che fa a pugni con le esperienze che abbiamo vissuto nell’arco di poco più di un decennio, prima quella finanziaria e ora le conseguenze della pandemia.

Questo è un impegno centrale per i prossimi mesi e riguarda tutte le forze democratiche europee, politiche e sociali, cercando convergenze con i conservatori europei più disponibili a mettere in discussione le regole attuali.

In altre parole non basta avere buone idee, ma occorre costruire uno schieramento convergente su obiettivi comuni per il futuro dell’Europa.

Si tratta di un compito epocale, che deve anzitutto riprendere dall’oblio il titolo originale del patto di stabilità e crescita, come era titolato in origine l’accordo di Maastricht. La stabilità è stata interpretata come austerità assoluta e la crescita è sparita dalla scena. Ai parametri noti: il 60 % del debito sul Pil e il 3% di deficit si sono aggiunte altre regole (six pack, two pack) per costringere al rientro nei ranghi i reprobi, fino a pretendere la modifica delle Costituzioni nazionali, che ha portato in Italia all’introduzione del pareggio di bilancio nel 2012 (nuovo art 81).

Questo insieme di regole non deve lasciare tranquilli, occorre avanzare proposte di modifica delle regole in modo da realizzare un altro equilibrio europeo.

La vita reale delle economie nel mondo si è rivelata più complicata di quanto era scritto nei trattati europei e infatti è iniziata una lunga serie di deroghe perché le norme erano spesso inapplicabili. La Grecia ha pagato un prezzo sociale pesante, che solo troppo tardi è stato riconosciuto eccessivo, ma il ritorno dei vincoli è sempre possibile.

In passato ci sono state iniziative per rivedere i trattati europei, senza esito. Ora anche la Presidente della Bce riconosce che i trattati vanno ripensati e forse in Europa ora ci sono condizioni diverse. Occorre cogliere al volo l’occasione. Ci sono resistenze formidabili. Ad esempio pericoli sovranisti, se avessero forza sufficiente, porterebbero indietro la costruzione europea perché l’unico punto di accordo tra loro è il ritiro nei rispettivi confini, senza trascurare che le classi dominanti finanziarie ed economiche hanno sostenuto le politiche di austerità.

In gioco è un mutamento di asse culturale, politico ed economico e non sarà un’impresa facile. Deve cambiare una fase dell’Europa.

Paesi come l’Italia hanno bisogno subito del massimo aiuto possibile per uscire da una crisi epocale ma insieme hanno necessità della riprogettazione dei trattati europei, prima che la pausa finisca.

Riscrivere i trattati è decisivo e occorre inquadrarlo in un passo avanti verso un vero bilancio europeo, che consenta di intervenire con un’ottica europea per colmare i divari tra aree forti e aree deboli, per costruire uno stato sociale europeo, per chiudere la fase dei paradisi fiscali interni, vedi Olanda e Lussemburgo, e avviare una politica fiscale europea, quindi non più solo Iva. Gli interventi proposti dalla Commissione vanno in questa direzione

La concorrenza fiscale interna all’Europa ha fatto danni all’economia di molti paesi ed è giunto il momento di approvare una tassazione europea sui monopoli che si stanno rafforzando, come Amazon che ha sfruttato la pandemia per puntare al monopolio nella vendita on line.

Anche l’Italia deve fare la sua parte, non può restare solo in attesa delle decisioni europee, ma deve prepararsi a finalizzare gli interventi. Prodi ha ragione prima c’era la protesta per i ritardi europei ora c’è troppo attendismo. Prodi ha proposto di mettere al centro con forza la lotta all’evasione. Ci sono anche altri punti da affrontare come la sanità, la scuola, la ricerca, l’innovazione, l’ambiente, il territorio che possono avere una sinergia importante con gli aiuti europei di cui abbiamo bisogno. Occorre un progetto di lungo periodo.

La prospettiva non è meno ma più Europa, certo molto diversa da quella fondata sull’austerità e se di questo cominciano ad accorgersi anche autorevoli esponenti delle strutture europee è un bene per tutti. Se non ora quando? Alfiero Grandi

 

10 – Stella Levantesi: EFFETTI DRAMMATICI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO ANCHE SULLE EPIDEMIE. SCIENZA. UN CLIMA ALTERATO HA CONSEGUENZE FONDAMENTALI PER LA SALUTE DEGLI ESSERI UMANI E DEGLI ANIMALI. Nel 2016 un settimo delle renne di yamal (siberia) morirono per un’epidemia di antrace scatenata da una carcassa emersa dai ghiacci. Nell’arco di pochi giorni, un’area pianeggiante dell’Asia centrale, in Kazakistan, si ricoprì di centinaia di migliaia di carcasse di una piccola antilope dal muso oblungo, chiamata saiga.
Era maggio 2015 e un gran numero di esemplari di saiga si erano radunati nella pianura della steppa per partorire insieme i propri cuccioli, in modo tale da essere meno vulnerabili ai lupi, loro predatori.
Fino agli anni 2000, la saiga è stata braccata per le corna e la carne fino alla quasi estinzione. Nel 2001 la specie è stata inserita nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) come categoria a rischio critico di estinzione (critically endangered ndr).
Fino al 2015, il lavoro di conservazione di governi, scienziati e ONG stava dando i suoi frutti; il numero complessivo di saiga era passato dai circa 50.000 esemplari all’inizio degli anni 2000 ai 300.000 all’inizio del 2015.

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention statunitense (CDC), nel maggio del 2015 ne sono morte circa 200.000, due terzi della popolazione mondiale di saiga.

L’episodio di morte di massa delle saiga ha dato luogo a numerose interpretazioni cospirative.

Cosa era stato ad ucciderne così tante e in così poco tempo? Alieni? Radiazioni? Avvelenamento?

Alla fine gli scienziati individuarono il colpevole: un microbo. Pasteurella multocida è un batterio che abita le tonsille delle saiga, per secoli questa antilope è stata un ospite ideale per il pasteurella.

Improvvisamente, però, nel 2015, il batterio ha proliferato, è emigrato nel sangue, da lì nel fegato, nei reni e poi nella milza. “Una setticemia emorragica causata da Pasteurella multocida sierotipo B innescata da condizioni ambientali”, spiega il CDC riguardo all’episodio che ha portato alla morte di massa delle saiga.

Ma cosa aveva spinto il batterio a comportarsi diversamente dal solito? Quali erano queste “condizioni ambientali”? Un caldo e un livello di umidità più alti della media e particolarmente inusuali per la regione.

Il tasso di umidità nell’estate 2015 fu il più alto registrato dal 1948. Il giornalista scientifico Ed Yong su The Atlantic ha scritto che il clima è stato “il grilletto” e Pasteurella “il proiettile”.

Ciò che è allarmante di questo episodio è che potrebbe non trattarsi di un caso isolato. Ciò che è inquietante è che un qualsiasi patogeno, presente in altri mammiferi, incluso l’essere umano, potrebbe essere innescato in maniera simile da alterazioni climatiche.

Con il termine “patogeno” si intende una vasta gamma di agenti che possono causare malattie, tra cui i virus, i batteri, i germi parassitari e i funghi.

L’impatto del cambiamento climatico sugli agenti patogeni può essere diretto, influenzandone la sopravvivenza, la riproduzione e il ciclo di vita, o indiretto, influenzandone l’habitat.

Di conseguenza, non solo la quantità, ma anche la distribuzione geografiche e stagionale degli agenti patogeni può cambiare.

Il termine “ospite”, invece, si riferisce a un animale o all’essere umano all’interno del quale risiedono gli agenti patogeni causa della malattia. Un “vettore”, invece, è un organismo, come una zecca o una zanzara, che può trasmettere un agente patogeno da un ospite all’altro. La geografia e il cambiamento nelle popolazioni dei vettori sono strettamente correlati ai cambiamenti climatici.

Questo significa che il cambiamento climatico può causare alterazioni nella portata e nell’intensità delle malattie infettive attraverso i suoi impatti sugli agenti patogeni, sugli ospiti e sui vettori.

Il cambiamento climatico sta anche riportando in vita antichi agenti patogeni. In un articolo su Duegradi, un magazine sul cambiamento climatico, ho raccontato un episodio risalente al 2016, quando in un angolo remoto della tundra siberiana, sulla penisola di Yamal nel Circolo Polare Artico, morì un bambino e almeno venti persone furono ricoverate dopo essere state infettate dall’antrace, un’infezione acuta causata dal batterio Bacillus anthracis.
Un’ondata di calore durante l’estate aveva scongelato il permafrost e, insieme ad esso, una carcassa di renna infettata dall’antrace oltre 75 anni prima.
PIÙ DI DUEMILA RENNE CHE PASCOLAVANO NELLE VICINANZE SONO STATE CONTAGIATE DALLA MALATTIA E SONO MORTE.
Generalmente, l’antrace si manifesta come malattia endemica in animali erbivori selvatici o domestici, ma può anche svilupparsi nell’uomo per esposizione ad animali infetti, tessuti di animali infetti, inalazione di spore del batterio o ingestione di cibo e acqua contaminata – proprio com’è accaduto nel 2016.
Nel caso del SARS-CoV-2 che causa la Covid-19 si è parlato di come la distruzione sconsiderata di terre da parte dell’uomo, la deforestazione e una conversione aggressiva di terre naturali a fini economici abbiano permesso una maggiore prossimità dell’uomo agli ecosistemi naturali.
L’interferenza dell’uomo nella natura ha, così, permesso ai virus di passare dall’animale all’uomo. Ma non è solo l’effetto spillover a doverci preoccupare.
Il cambiamento climatico sta esacerbando la diffusione delle malattie infettive, sia di tipo batterico che di tipo virale. Ignorare la connessione tra il cambiamento climatico e le epidemie è un grave errore.
Il riscaldamento globale sta alterando gli equilibri degli ecosistemi. Il clima caldo e instabile, le alte temperature e le precipitazioni irregolari rendono molte regioni nel mondo particolarmente vulnerabili al contagio.
Molte delle malattie infettive più comuni, e in particolare quelle trasmesse dagli insetti, sono molto sensibili alle variazioni climatiche. Sappiamo, per esempio, che le infezioni che si trasmettono attraverso l’acqua, il cibo o vettori come zanzare e zecche sono molto sensibili alle condizioni climatiche e meteorologiche. In molte regioni del mondo, condizioni estreme di caldo e umido rendono più facile la trasmissione della malaria, la dengue, la chikungunya, la febbre gialla, il virus Zika, il virus del Nilo occidentale e la malattia di Lyme.
Arthur Wyns, esperto di cambiamento climatico per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) scrive su Scientific American che il clima sta aggravando gli impatti negativi della malaria sulla salute ampliando la portata della zanzara Anofele, il vettore che la diffonde, e allungandone la stagione di riproduzione, esponendo così un maggior numero di persone a rischio di trasmissione.

Anche la malattia di Lyme, diffusa dalle zecche, sta aumentando la sua portata e la stagionalità in molte parti del Nord America e dell’Europa, mentre il colera e la criptosporidiosi sono in aumento in condizioni di siccità o inondazioni più frequenti.
Gli eventi climatici estremi, inoltre, possono avere un effetto significativo sulla distribuzione delle malattie infettive.
Analisi riportate dall’OMS hanno dimostrato che il rischio di epidemia di malaria aumenta di circa cinque volte dopo El Niño.

Gli eventi meteorologici estremi possono produrre altri effetti a cascata, sostiene l’Earth Institute della Columbia University, che, a loro volta, possono influenzare la diffusione di una malattia infettiva.

Il calore e la siccità possono fare da combustibile per gli incendi boschivi che frammentano le foreste e avvicinano la fauna selvatica all’uomo.

La siccità e le inondazioni influenzano la resa dei raccolti, potenzialmente causando un alto tasso di malnutrizione, che rende le persone più vulnerabili alle malattie e le costringe a trovare altre fonti di cibo.

Le inondazioni possono fornire terreno fertile per gli insetti e causare contaminazione dell’acqua, portando alla diffusione di malattie diarroiche come il colera.

Inoltre, le condizioni meteorologiche estreme possono alterare i delicati rapporti tra predatori e prede, e quindi anche quelli con parassiti portatori di agenti patogeni come topi e zanzare.

Alcuni scienziati ritengono che il cambiamento climatico abbia avuto un ruolo fondamentale anche nell’epidemia di Ebola.

Non è un caso, infatti, che stagioni secche seguite da forti piogge che favoriscono la produzione di frutta in abbondanza abbiano coinciso con la diffusione dell’epidemia nei paesi africani più colpiti. Quando la frutta è abbondante, le scimmie e i pipistrelli, che secondo gli scienziati sono i portatori del virus dell’Ebola, si riuniscono per mangiare, offrendo al virus l’opportunità di saltare da una specie all’altra.

Gli esseri umani, poi, possono contrarre la malattia mangiando o maneggiando un animale infetto, come una scimmia. Secondo Kris Murray, ricercatore della EcoHealth Alliance, ong di ricerca sulle malattie infettive emergenti, il cambiamento climatico gioca un ruolo cruciale nell’aumento del rischio di Ebola.
Quasi il 50 per cento dei focolai di Ebola sono stati direttamente collegati al consumo e alla manipolazione della carne di animali selvatici. Il punto, insomma, è che un clima alterato ha conseguenze fondamentali per la salute degli esseri umani.
MA LE MALATTIE INFETTIVE NON SONO L’UNICA CONSEGUENZA.
Tra i gravi impatti dell’emergenza climatica che ogni anno causano migliaia di morti ci sono l’inquinamento, le alluvioni, gli incendi, gli eventi meteorologici estremi e la sicurezza alimentare. Altre conseguenze includono ripercussioni sulle allergie e sulla salute mentale.
Il cambiamento climatico e la COVID-19 sono entrambe minacce attuali per la salute pubblica, sebbene si stiano manifestando con tempi diversi. Ed entrambe richiedono un’azione tempestiva che fornisca una rete di sostegno e protezione a lungo termine per tutti, soprattutto per le comunità più vulnerabili della società.

 

11 – BRASILE | Sottosegretario Merlo: “Entro agosto sarà attiva la nuova sede consolare a Vitoria, Spirito Santo”

A – L’annuncio del Sottosegretario agli Esteri, Sen. Ricardo Merlo. “Una volta pronti gli uffici, la nuova sede consolare potrà aprire le sue porte al pubblico” La pandemia non frena il lavoro che il governo, con la Farnesina in prima linea, sta portando avanti per rafforzare e riqualificare la rete consolare italiana nel mondo. L’ultima novità, in ordine di tempo, riguarda il Brasile.
Sono partiti la scorsa settimana i lavori di ristrutturazione dei locali che ospiteranno a Vitoria la nuova sede consolare. Lavori che, pandemia permettendo, dovrebbero concludersi entro agosto.
E’ proprio il Brasile il Paese dell’America Latina più colpito dal coronavirus: anche per questo nella ristrutturazione dei locali si terrà conto, naturalmente, della necessità – per il personale e per gli utenti della nuova agenzia consolare – di mantenere il distanziamento sociale.
“Una volta pronti gli uffici, se non ci saranno stati ritardi dovuti all’emergenza virus, la nuova sede consolare potrà aprire le sue porte al pubblico”, fa sapere il Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo, il quale si è molto speso affinché a Vitoria venisse aperta una sede diplomatica italiana che potesse offrire assistenza e servizi ai tanti connazionali residenti in quell’area.
Non appena la pandemia lo consentirà, avverrà l’inaugurazione ufficiale.
“Con questa nuova sede consolare l’Italia sarà ancora più vicina alla comunità italiana”, afferma Merlo.
Dopo avere ringraziato l’Ambasciatore d’Italia in Brasile Francesco Azzarello e il Console Generale d’Italia a Rio de Janeiro, Paolo Miraglia Del Giudice, per il loro grande impegno e instancabile lavoro a favore dei connazionali, il Sottosegretario Merlo conclude con “un abbraccio virtuale ai tantissimi italiani e italo-brasiliani del Brasile, in questo momento così difficile per loro e per il Paese che li ospita. Una promessa: lo Stato italiano non vi lascerà soli”.

B – BRASIL | Subsecretário Merlo: “Sede consular em Vitória, Espírito Santo, será activa no mês de agosto”
A pandemia não está retardando o trabalho que o governo, com a Farnesina, na sua vanguarda, está realizando para fortalecer e requalificar a rede consular italiana em todo o mundo. As últimas notícias, em ordem cronológica, dizem respeito ao Brasil.
A reforma das instalações que sediarão a nova sede consular em Vitória começou na semana passada. Trabalhos que, mediante a pandemia, devem terminar em agosto.
O Brasil é o país latino-americano mais afetado pelo coronavírus: também por esse motivo, a reestruturação das instalações levarão naturalmente em conta a necessidade – de funcionários e usuários da nova agência consular – de manter o distanciamento social.
“Quando os escritórios estiverem prontos, se não houver atrasos, devido à emergência do vírus, a nova sede consular poderá abrir suas portas ao público”, disse o subsecretário de Relações Exteriores e do Senador italiano (que representa a todos italianos no estrangeiro), Ricardo Merlo, que vem ha tempo lutando pela inauguração, na capital de Vitória, uma sede diplomática italiana que poderia oferecer assistência e serviços a muitos compatriotas residentes nessa área.
“Com esta nova sede consular, a Itália estará ainda mais próxima da comunidade italiana”, diz Merlo.
Depois de agradecer ao embaixador da Itália no Brasil Francesco Azzarello e ao cônsul geral da Itália no Rio de Janeiro, Paolo Miraglia Del Giudice, por seu grande compromisso e trabalho incansável em favor de seus compatriotas, o subsecretário Merlo conclui com “um abraço virtual aos muitos italianos e ítalo-brasileiros do Brasil, neste momento difícil a todos e para o país que os hospeda. Uma promessa: o estado italiano não vai deixar você em paz”.

 

11 – INVESTIAMO IN ITALIA I FONDI PENSIONE, A SERVIZIO DELLO SVILUPPO DEL PAESE. ECONOMIA E COVID. 30 FONDI PER 8 MILIONI DI LAVORATORI E 170 MILIARDI, POCO MENO DEL 10% DEL PIL. IL 21% SONO TITOLI DEL DEBITO PUBBLICO, SOLO IL 3% È INVESTITO IN IMPRESE. E 3,7 MILIARDI VANNO ALL’ESTERO

L’epidemia da Covid-19 sta innescando una crisi economica senza precedenti. Secondo alcune previsioni, nel 2020 il Pil italiano potrebbe ridursi più del 10% e il debito pubblico superare il 160% del Pil. La risposta europea alla crisi appare insufficiente e dunque risulta essenziale riuscire ad attivare il risparmio privato italiano per il rilancio economico del Paese, limitando la creazione di nuovo debito.
In Italia abbiamo una composita offerta di strumenti di previdenza complementare, tra cui circa 30 fondi negoziali, che nascono cioè da accordi contrattuali tra le parti sociali, e nei quali imprese e lavoratori versano i contributi e viene accantonato il Tfr. Il maggiore di questi è il fondo pensione “Cometa” dei metalmeccanici italiani (con una raccolta di circa 11 miliardi di euro). In totale, gli iscritti alla previdenza complementare sono circa 8 milioni di lavoratori e le risorse accumulate totalizzano circa 170 miliardi di euro, poco meno del 10% del Pil del Paese.
Gli investimenti dei fondi pensione sono allocati per circa il 21,4% in titoli del debito pubblico italiano. Nemmeno il 3% viene investito nelle imprese italiane e tutto il resto se ne va in acquisto di titoli all’estero (3,7 miliardi; i dati citati sono presenti nell’ultimo Rapporto Covip).

Negli anni, sono stati varati diversi progetti per provare a trattenere un maggior volume di risorse della previdenza complementare in Italia. Ma si tratta di progetti, come quello del “fondo dei fondi”, che non reggono la sfida del mercato. Infatti, i Consigli di Amministrazione dei Fondi inseguono, come è assolutamente doveroso, i maggiori redimenti per i loro aderenti (a parità di grado di rischio) e quasi sempre questi maggiori rendimenti si trovano all’estero dove ci sono mercati più sviluppati e redditizi.

C’è però una semplice proposta che abbiamo avanzato già tre anni or sono in occasione del convegno “Sfide” organizzato dalla Fiom-Cgil, che è sostenuta dalla stessa Fiom-Cgil e che oggi è importante ribadire. La proposta è quella di creare, magari attraverso l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti, uno strumento di investimento diretto che raccolga quote di risparmio spontaneamente versate dai Fondi.

Questi investimenti potrebbero andare a favore, ad esempio, di imprese italiane che puntino alla crescita occupazionale e che adottino i contratti nazionali, o potrebbero essere utilizzati per le infrastrutture sociali, di cui il Paese ha grande bisogno. Per incentivare i Consigli di Amministrazione dei Fondi a versare quote importanti verso questo strumento controllato da Cassa Depositi e Prestiti, tutelando come è giusto gli interessi degli aderenti ai fondi, occorrerebbe però che ci fosse una garanzia di rendimento minimo che potrebbe essere la rivalutazione del Tfr (poco meno del 2% lo scorso anno, al netto tasse).

In questo modo, sarebbe possibile incanalare una quota importante del risparmio pensionistico verso le imprese italiane, un importo che potrebbe persino toccare i 20 miliardi di euro, se si riuscisse con questa strategia a raggiungere la quota che in altri Paesi è dedicata dai Fondi Pensione ai cosiddetti investimenti in economia reale.
Si tratterebbe di risorse tutte italiane che finalmente resterebbero nel Paese, senza creazione di nuovo debito pubblico, dal momento che l’impegno statale, attraverso Cassa Depositi e Prestiti, sarebbe limitato alla garanzia di rendimento nel caso che gli investimenti non avessero un ritorno sufficiente a coprire la rivalutazione del Tfr. Una soluzione che potrebbe mettere il nostro risparmio pensionistico al servizio dello sviluppo del Paese, senza scalfire ma anzi proteggendo il diritto dei titolari di questo risparmio: i lavoratori.
La legge sulla concorrenza del 2017, la 124 del 4 agosto (art. 39, comma 1), disponeva l’istituzione di un tavolo di consultazione con le parti sociali per lo sviluppo dei fondi pensione. Sarebbe stata l’occasione giusta per porre anche questa proposta in discussione. Ma quella disposizione è rimasta lettera morta e il tavolo con le parti sociali non c’è mai stato. E così il nostro risparmio continua ad alimentare gli affari di altri operatori e di altre imprese, ma rigorosamente all’estero.
*Responsabile previdenza complementare Fiom-Cgil, *Componente Cda fondo pensione Fiom Cometa, Roberto D’Andrea, Riccardo Realfonso*

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