2591 La morte di Piergiorgio Welby

20061222 13:55:00 webmaster

da Vita.it

Solo due giorni fa i membri del Consiglio superiore di Sanità dichiaravano al ministro Livia Turco che aveva chiesto un loro parere, che nel caso Welby non c’era accanimento terapeutico e che il paziente era lucido, in grado di intendere, con grande intelligenza e capacità di vita e risposta considerando una situazione clinica devastata ma stabile.

Il suo caso sale alla ribalta lo scorso settembre, quando Welby scrive una lettera-appello diretta al presidente della Repubblica chiedendo che gli sia concesso di "staccare la spina". Giorgio Napoletano rispose con l’invito "ad un confronto sensibile e approfondito" su situazioni e temi di particolare complessità; sul piano etico.

In queste settimane di dibattito sono state prospettate diverse soluzioni, tra cui quella che metterebbe il medico nelle condizioni, da un lato, di sospendere le terapie non volute dal paziente (ovvero il respiratore automatico) e dall’altro di prestargli la dovuta assistenza per impedire che soffra (attraverso la somministrazione della sedazione che lo porterebbe ad addormentarsi e verso la morte, senza soffrire).

La storia
La distrofia muscolare che lo ha costretto ad una vita da lui stesso definita inaccettabile, ha colpito Piergiorgio Welby all’età di 20 anni. Da allora, la malattia è peggiorata, lentamente ma inesorabilmente. Nato a Roma il 26 dicembre 1945 è stato colpito da una forma di distrofia muscolare progressiva. A causa della malattia a Welby è inibito qualsiasi movimento di tutto il corpo, ad eccezione dei movimenti oculari e labiali, e la sua sopravvivenza è stata assicurata esclusivamente da un respiratore automatico al quale è stato collegato nel 1997.
Copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, nel 2002 aveva aperto un forum sull’eutanasia nel sito del partito radicale e un suo blog http://www.calibano.ilcannocchiale.it.

Cos’è la vita?
Così Welby in una recente intervista: “Che cos’è la vita?”, chiede la giornalista di Odeon Tv.
"Se lo sapessi non lo direi, ognuno deve dare un senso alla propria vita".
Scegliere l’eutanasia, secondo Welby – che a causa della malattia si esprimeva attraverso la moglie che dopo anni di vita insieme riusciva a interpretava il movimento degli occhi, unico gesto ancora sotto controllo – non è in nessun modo un affronto a Dio.

 

 

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