11528 IL SOCIALISMO esiste… solo …PER I RICCHI

20141226 12:20:00 guglielmoz

Secondo la Corte di giustizia dell’Unione europea, uno Stato può diminuire le prestazioni sociali ai migranti intracomunitari «inattivi», sospettati di andare a caccia di sussidi – ciò che viene definito «turismo sociale».Ancora una volta, l´immagine del povero è associata a quella dello «scroccone». Esiste però un’altra categoria di popolazione che beneficia di più ampie elargizioni pubbliche, come mostrato dall’esempio britannico.

Sui palcoscenici televisivi, nelle tribune offerte loro dalla stampa, i portavoce della classe dominante insistono sullo Stato che imbriglia lo spirito imprenditoriale, secondo loro unico motore di crescita, d’innovazione e di progresso. Tuttavia, questa elite dipende fortemente dalla generosità statale.
A partire dalla garanzia della proprietà privata, che si basa su un costoso e oneroso sistema giudiziario e poliziesco. Lo Stato non si limita a proteggere le imprese dagli attacchi ai loro beni o dal furto dei loro prodotti.
La legge britannica sui brevetti, che vieta lo sfruttamento di un’invenzione o di un procedimento da parte dei concorrenti, è stata emendata nel 2013 in modo che brevettare un’innovazione costi solamente 600 sterline sull’intero territorio dell’Unione europea (1).
Il settore privato d’altronde sollecita regolarmente lo Stato perché finanzi la ricerca e lo sviluppo da cui dipendono le sue attività. Nel Regno unito, la fattura per questa forma di assistenza, raramente denunciata dalla stampa, raggiunge i 10 miliardi di sterline l’anno, ed è in costante crescita. Nel 2012, la principale organizzazione datoriale, la Confederazione dell’industria britannica (Confederation of British Industry, Cbi), si congratulava per un aumento degli investimenti nelle «infrastrutture scientifiche (…) e nella ricerca», asserendo che questo avrebbe permesso al Regno unito di «continuare ad attrarre le imprese che investono in ricerca, sviluppo e innovazione (2)». Insomma, grazie all’innovazione sovvenzionata dallo Stato, l’onda dell’abbondanza solleverebbe al tempo stesso la barchetta del salariato e lo yacht padronale…
Coccole statali per l’élite
L’economista Mariana Mazzucato ha illustrato alcuni meccanismi che permetterebbero al settore privato di beneficiare direttamente della generosità pubblica. Dagli anni ’70, per esempio, il Consiglio della ricerca medica (Medical Research Council, Mrc) mette a punto degli anticorpi monoclonali, utilizzati nel trattamento di malattie autoimmuni o di alcuni tipi di cancro.
Ingenuamente, l’organismo pubblico si vanta di aver «rivoluzionato la ricerca biomedica e favorito lo sviluppo di un’industria internazionale della biotecnologia sbloccando miliardi di investimenti (3)». Internet, che ha generato immense fortune private – quelle dei dirigenti di Facebook per esempio – è nato da ricerche finanziate dal governo statunitense; quanto al World Wide Web, ha beneficiato del lavoro dell’ingegnere britannico Tim Berners Lee all’interno di un’impresa pubblica, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare (Cern). Il motore di ricerca della società Google (seconda società al mondo quotata in borsa) non esisterebbe senza un algoritmo che le ha generosamente offerto la Fondazione statunitense per la scienza (National Science Foundation). L’iPhone di Apple sarebbe meno meraviglioso se non offrisse un’ampia gamma d’innovazioni finanziate dallo Stato, dagli schermi tattili al sistema di localizzazione mondiale Gps (Global Positioning System).
I «creatori di ricchezza», celebrati dai media come eroi moderni, potrebbero fare a meno delle infrastrutture pubbliche che lo Stato gli mette a disposizione: strade, aeroporti, ferrovie?
Mentre esige sempre più tagli al bilancio sociale del paese, la Cbi non tollera tirchierie nei settori che le stanno a cuore. Da un lato, si dichiara «assolutamente favorevole al programma [del governo] di riduzione del deficit pubblico» al fine di «mantenere la fiducia dei mercati esteri» – dopo la revisione del budget, nel 2012, aveva accolto così la diminuzione (in termini reali) delle prestazioni offerte ai lavoratori e ai disoccupati. Allo stesso tempo, milita per un’altra soppressione, quella… dell’imposta sulle società. E perché non prendere due piccioni con una fava? Così, nel 2012, dopo il tradizionale discorso d’autunno del ministro dell’economia George Osborne, ha suggerito che i risparmi ottenuti grazie alla riduzione delle prestazioni destinate ai lavoratori siano utilizzati per finanziare «il miglioramento della rete stradale strategica e la riduzione del traffico eccessivo sulle strade secondarie».
«Le infrastrutture sono importanti per le imprese, ha dichiarato John Cridland, l’attuale direttore generale della Cbi. E lo sviluppo della nostra rete figura tra le priorità più importanti nell’ottica di un rilancio dell’economia (4)». Messaggio ricevuto: nel giugno 2013, il governo britannico prometteva quel che il quotidiano The Guardian definiva «spese più importanti destinate alle infrastrutture stradali fin dagli anni ’70»: 28 miliardi di sterline per il periodo 2015-2020. Una buona parte degli investimenti stradali e la quasi totalità delle spese di manutenzione della rete sono dovuti alla circolazione dei mezzi pesanti. I camion necessari per il trasporto delle merci giustificano il dimensionamento delle opere e causano un’usura sproporzionata rispetto a quella causata dai veicoli (secondo vari studi, un solo camion da 40 tonnellate degrada il manto stradale quanto, se non di più, di 100.000 automobili).
La rete ferroviaria – la cui costruzione è stata finanziata dai contribuenti prima della sua privatizzazione – rappresenta un caso esemplare. Secondo un rapporto redatto nel 2013 dal Centro di ricerche sul cambiamento socioculturale (Centre for Research on Socio-cultural Change, Cresc) su richiesta della confederazione dei sindacati britannici (Trade Union Congress, Tuc), le spese pubbliche nelle reti ferroviarie sono state sestuplicate… dalla privatizzazione avvenuta nel 1993. Secondo il documento, le società concessionarie della rete ferroviaria hanno beneficiato di «un’impennata nelle spese pubbliche dal 2001, quando lo Stato si è visto costretto a intervenire per compensare la debolezza dei loro investimenti (5)». La privatizzazione, infatti, non aveva portato all’atteso miglioramento dei treni e delle ferrovie: la sostituzione del materiale rotabile era stata posticipata e i treni, insufficienti, non potevano più rispondere in modo soddisfacente a una domanda crescente.
«Per delle società private restie a investire e assumere rischi», la privatizzazione ha avuto come effetto soprattutto quello di permettere loro di «spremere i vecchi attivi pubblici, e questo grazie alle sovvenzioni massicce dello Stato». Anche in questo caso, sono stati i contribuenti a pagare, e le società hanno incassato i profitti. Parafrasando: «Testa, vincono le società, croce, perdiamo noi.» Tra il 2007 e il 2011, le cinque maggiori società ferroviarie britanniche hanno percepito 3 miliardi di sterline sotto forma di sovvenzioni pubbliche. In questi quattro anni, hanno distribuito benefici per oltre 500 milioni di sterline, la maggior parte dei quali è stata offerta agli azionisti sotto forma di dividendi.
Salvataggio bancario, madre di tutte le sovvenzioni
Lo Stato coccola l’élite in mille altri modi. In generale, i britannici più ricchi disdegnano l’insegnamento pubblico. Mandando i loro figli alle scuole private, beneficiano di una riduzione annuale delle imposte di 88 milioni di sterline, perché tali scuole godono dello status di organismi di beneficienza. Se consideriamo l’origine sociale degli studenti delle scuole private vediamo che i risultati ottenuti non sono migliori rispetto ai loro omologhi delle scuole pubbliche. Anzi, come osserva lo storico David Kynaston, questi istituti offrono «delle formidabili reti sociali che impediscono ai figli di buona famiglia non molto brillanti o perfino fannulloni di affondare (6)». In altre parole, i contribuenti sovvenzionano direttamente privilegi di classe e la segregazione sociale.
Sebbene le imprese dipendano dal lavoro qualificato dei loro impiegati, lo pagano sempre di meno. Gli stipendi medi non sono mai diminuiti così tanto dall’era vittoriana. Secondo la Resolution Foundation (un think tank di centrosinistra), nel 2009, circa tre milioni quattrocentomila lavoratori britannici percepivano uno stipendio inferiore a quello di sussistenza, ossia 7,20 sterline all’ora, salvo a Londra. Nel 2012, erano diventati quattro milioni ottocentomila, di cui un quarto donne (contro il 18% di tre anni prima).
Per sopravvivere, questi lavoratori sottopagati contano su dei crediti d’imposta che completano il loro stipendio al netto delle spese dello Stato. Il costo di questa sovvenzione ai salari bassi? 176,64 miliardi di sterline tra il 2003 e il 2001.
Stessa logica nel campo degli alloggi, i cui aiuti arrivano a 24 miliardi di sterline l’anno. Nel 2002, centomila affittuari londinesi hanno usato queste sovvenzioni. Alla fine dell’era New Labour (1997-2010), quando gli affitti erano alle stelle, erano duecentocinquantamila. Questa cifra illustra il fallimento dei governi successivi nell’offrire alloggi popolari abbordabili. Dal momento che non si riusciva a soddisfare tutte le richieste, alcune persone hanno dovuto rivolgersi al settore più caro della locazione privata; in questo caso gli aiuti funzionano come una forma di sovvenzione agli affitti elevati richiesti dai proprietari. Inoltre gli aiuti per l’alloggio permettono di abbassare i salari. Secondo uno studio condotto nel 2012 dalla Fondazione per la costruzione e gli alloggi popolari (Building and Social Housing Foundation), oltre il 90% dei nuclei familiari che ne sono diventati beneficiari nei primi due anni di governo dell’attuale coalizione (tra conservatori e liberaldemocratici eletti nel 2010), erano lavoratori attivi, non disoccupati.
E per finire, la madre di tutte le sovvenzioni: il salvataggio delle banche da parte del governo britannico nel 2008. Delle imprese private falliscono per propria colpa, trascinando nel naufragio una parte dell’economia mondiale. Risultato? Pretendono che i contribuenti paghino il conto. Il governo di David Cameron ha così speso più di 1.000 miliardi di sterline per salvare le banche britanniche. Il sistema finanziario del paese è stato curato e salvato da uno Stato giudicato comunque «ingordo» quando va in soccorso dei più poveri…
«Socialismo per i ricchi, capitalismo per gli altri». Non dovremmo forse riassumere così l’ideologia della classe dominante?
di Owen Jones . Autore di The Establishment. And How They Get Away With It, Allen Lane, Londra, 2014, da cui è tratto il testo.
(1) Ossia 765 euro. 1 sterlina = 1,28 euro.
(2) «Cbi analysis of the autumn statement 2012», comunicato del novembre 2012.
(3) Citato da Mariana Mazzucato in The Entrepreneurial State: Debunking Public vs. Private Sector Myths, Anthem Press, Londra, 2013. Edizione italiana: Lo Stato innovatore, Laterza 2014
(4) «Gear change can accelerate the UK towards a 21st century road network», comunicato della Cbi dell’8 ottobre 2012.
(5) «The great train robbery: Rail privatization and after», rapporto del Cresc, Manchester, giugno 2013.
6) David Kynaston, «Private schools are blocking social mobility», Daily Telegraph, Londra, 29 ottobre 2013.
(Traduzione di Francesca Rodriguez)
fonte: Le Monde Diplomatique edizione italiana, dicembre 2014

 

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