9578 Totem e tabù

20111220 11:39:00 redazione-IT

[b]di Rodolfo Ricci[/b]

Marcegaglia e Fornero, due eccellenti figure femminili che ben rappresentano l’emergenza di genere collocata al vertice della piramide, hanno congiuntamente manifestato nella giornata di ieri la loro avversione totale per [i]totem e tabù[/i]. Vi si legge, in questa esternazione dicembrina del primo anno della seconda decade del XXI secolo, l’ammonimento definitivo a quanti si attardano su ancestrali pregiudizi che finalmente debbono essere superati una volta per sempre. Ne va dell’auspicato approdo a lidi di civiltà e di modernità che settori arretrati della tribù continuano a voler negare ed ostacolare, in un tempo in cui, viste le concomitanti congiunture, tutto è riscrivibile e da riscrivere, ivi inclusi trattati, costituzioni, statuti. Siamo d’accordo:

anche se una attenzione e magari una rilettura del libro di Freud da cui si attinge l’accoppiata terminologica sarebbe dovuta: totem e tabù, per l’appunto, scritto nel 1913, 98 anni or sono. In particolare il terzo dei quattro saggi di cui si componeva il testo, ben si attaglia ai moderni totem e tabù, a partire dal pensiero unico ossessivo di cui sono infarciti professori e tecnici al governo del paese fino a rasentare la nevrosi e la fobia, nonché la manifesta intolleranza verso tutti i dispositivi che la storia positiva del ‘900 si era data per contenere quegli istinti animali liberati invece definitivamente negli ultimi decenni e che hanno portato al tracollo sistemico.

Quindi, recuperando un approccio ermeneutico in grado di cogliere la varietà tribale che si presenta sulla scena del presente, vogliamo suggerire l’abolizione dei seguenti totem e tabù e la collocazione in apposite, rigorose ma anche misericordiose, strutture di cura di chi continua a sostenerli:

1)- allungare l’età lavorativa degli anziani, per dare lavoro ai giovani.
2)- ridurre la spesa pensionistica in modo da poter assicurare la pensione a tutti.
2)- consentire il licenziamento senza giusta causa per facilitare nuove assunzioni.
3)- ridurre la spesa pubblica così da agevolare la crescita e quindi:
4)- ridurre la spesa sanitaria in modo da avere strutture sanitarie più efficienti.
5)- ridurre la spesa per l’istruzione e l’educazione in modo da avere un migliore sistema formativo.
6)- ridurre la spesa sociale per garantire l’assistenza.
7)- aumentare le tasse ai poveri per raggiungere maggiore equità.
8)- mantenere una consistente spesa militare e le operazioni di guerra umanitaria oltre i nostri confini e per garantire la pace e la sicurezza del paese.
9)- garantire il pagamento del debito (cioè sborsare 80 miliardi all’anno di interessi).
10)- ridurre il debito (altri 40-50 miliardi all’anno di manovre per i prossimi 20 anni) per uscire dalla crisi.
11)- l’autonomia della Banca Centrale Europea (e della Banca d’Italia) dalla politica.
12)- il pareggio di bilancio in Costituzione.
13)- devolvere elementi di sovranità nazionale a momenti sovranazionali.
14)- restare in Europa (nell’Europa liberista) perché senza l’Europa non contiamo niente.
15)- fare sacrifici perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e per evitare il default.

E tabù dei tabù, che questo è ancora il migliore dei mondi possibili e nessuno può mettersi in testa di cambiarlo.

Questi nuovi indirizzi che dovrebbero sostituire i precedenti a partire dal famigerato Art. 18 dello Statuto dei lavoratori, riflettono una regressione così ampia della razionalità e una vera e propria cancellazione del principio di realtà.
Una realtà fittizia e un nuovo senso comune vengono sovrapposti alla realtà quotidiana che ognuno vive. Lo sforzo è immane. L’intero apparato mediatico è mobilitato anche se comincia a manifestare qualche insofferenza. E’ sempre più difficile ribaltare gli elementi basilari della logica. A è uguale ad A. Se A è uguale a B e B è uguale a C, anche A è uguale a C.

E’ quindi opportuno che questa accozzaglia di idiozie e di assurdità tecnico-professorali o meno sia denunciato per ciò che è: una manifesta irruzione della follia venduta come sanità mentale. Mentre prima eravamo governati da gaudenti dionisiaci che avevano fatto della libido il loro orizzonte, abbiamo ora al governo del paese degli sciamani pazzi furiosi – nel migliore dei casi -, mentre nel peggiore, ci troviamo di fronte a un direttorio di psicologi sociali che lavorano per conto terzi (i famosi ma non meglio identificati mercati; i mercati clandestini).

Sostituire patologia a patologia non corrisponde alla soluzione. Neanche mettersi nelle mani di abili congiurati. E’ urgente disfarsi rapidamente di questa gente. Ed è possibile, anzi indispensabile, cambiare tutto.

Non per forza tornando ai vecchi tabù. Ma per decidere democraticamente se, ed eventualmente quali, vogliamo adottare.

 

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