Emigrazione Notizie
  Notizie     
 

Iscritti
 Utenti: 713
Ultimo iscritto : agustinaventura
Lista iscritti

Log in
Login
Password
Memorizza i tuoi dati:

Visitatori
Visitatori Correnti : 151
Membri : 0

Per visualizzare la lista degli utenti collegati alla community, devi essere un utente registrato.
Iscriviti

italiani all'estero
FILEF
I Film documentari


Radio e TV


Fiei


Premio Conti IX°
Premio Conti 9 Edizione


# - Siti di informazione
Global Research (IT)
SELVAS.ORG (IT)
SBILANCIAMOCI (IT)
SINISTRA in RETE (IT)
Global project (IT)
CARTA MAIOR - Brasile (IT)
SUR Argentino (IT)
Il Fatto Quotidiano (IT)
PRENSA DE FRENTE (IT)
Forum Palestina (IT)
INFO PALESTINA (IT)
LAVOCE.INFO (IT)
RADIO ARTICOLO1 (IT)
F I L E F (IT)
Fondazione L O G O S (IT)
REDATTORE SOCIALE (IT)
GUSH-SHALOM (IT)
F I E I - Notizie (IT)
TELESUR Americalatina (IT)
ARCOIRIS TV (IT)
ARTICOLO 21 (IT)
RADIO POPOLARE (IT)
LA REPUBBLICA (IT)
CORRIERE DELLA SERA (IT)
LA STAMPA (IT)
L'UNITA' (IT)
IL MANIFESTO (IT)
IL MESSAGGERO (IT)
L' AVVENIRE (IT)
L'ESPRESSO (IT)
ANSA (IT)
MEGACHIP (IT)
EMERGENCY (IT)
AMNESTY (IT)
ALL AFRICA (IT)
LIMES (IT)
MANITESE (IT)
NIGRIZIA (IT)
UNIMONDO (IT)
PEACELINK (IT)

Social


Tours e Corsi
FilefTour
corsi di italiano


Eventi
<
Agosto
>
L M M G V S D
-- -- 01 02 03 04 05
06 07 08 09 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31 -- --

Questa settimana

 
Avanza il terrore del Brexit
- Inserito il 17 maggio 2016 alle 11:48:00 da redazione-IT. IT - POLITICA INTERNAZIONALE
Indirizzo sito : Cambiailmondo


di Tonino D’Orazio
Non c’entra l’Europa storica dei popoli, della Comunità che la compongono e che vorremmo, ma si tratta solo di pura economia mercantile, come sempre. Tralasciando il terrorismo popolar-nazionale, introdotto da un intervento a gamba tesa di Obama con velate minacce (sicuramente stupide conoscendo l’orgoglio dei britannici verso la ex-colonia); tralasciando anche il “al lupo, al lupo” su una vicinissima terza guerra mondiale, (Cameron: “Europa a rischio di guerra”) che non si sa ancora con chi, ma si può pensare alle ricorrenze secolari con la Germania, essendo l’ultima ancora impressa nella memoria dei più anziani, oppure al solito “blocco economico” (sempre sfociato in guerre) questa volta alla Russia, cosa resta veramente?


A meno che si riferiscono al fatto che due paesi guerrafondai come Israele e gli Emirati arabi hanno appena aderito (4 maggio) all’organizzazione Nato, che sposta sempre più ad est il proprio “impegno” democratico in compagnia di veri e propri stati canaglia.
I britannici, a suo tempo, si erano già opportunamente sganciati dalla predominanza europea €uro-Germania, rimane ora un semplice passo per sganciarsi da una Unione che comunque si sta sfaldando sia nei principi che nella ormai stanziale economia dell’austerità, con in appendice un rigurgito nazifascista impressionante, che inizia a lambire anche il Regno tramite gli euroscettici.
Lo scontro, e non poteva essere da meno, si sviluppa sull’economia e quindi sul futuro del Regno Unito. Sui soldi.
Due recenti valutazioni di economia di Brexit, dal Tesoro e da un nuovo Gruppo che si autodefinisce “economisti per Brexit”, si sono scontrate e arrivano a conclusioni diametralmente opposte, ammettendo in effetti come l’economia non sia una scienza esatta. Cioè abbastanza aleatoria e adattabile in autoconservazione di volta in volta. Molte rivendicazioni vengono pubblicate con previsioni quasi meteorologiche, con sottili differenze che rendono difficile il confronto diretto, per cui gli elettori, ormai confusi, si chiedono a chi credere. Se nemmeno i numeri portano certezza, allora che fare?
Infatti gli economisti utilizzano sofisticati modelli per generare le proiezioni di futuri sviluppi dell'economia. In genere, questi modelli si basano su una serie di ipotesi fisse su ciò che potrebbe accadere in assenza di qualsiasi cambiamento. Vi inseriscono poi, di volta in volta, un elemento per valutare come la modifica potrebbe influenzare l'economia, incrociando successivamente altri elementi ipotetici.
Salvaguardando le debite proporzioni penso sia la stessa tecnica utilizzata dalla cartomante dell’angolo, che ricade successivamente sempre in piedi sulle previsioni anche se sballate.
Lo studio del Tesoro rappresenta il punto di vista del governo. George Osborne, il Cancelliere dello Scacchiere, dice che a lungo termine, (2030), se si lascia l’Unione, una famiglia media ci rimetterebbe circa 7.000€/annui. Il dato rappresenta una serie di stime basate su diversi scenari su come il rapporto commerciale del Regno Unito con l'UE si evolverebbe dopo un Brexit. La proiezione di fondo è che il PIL sarebbe 6,2 per cento più basso di quello attuale, da cui la perdita delle famiglie. Insomma una buona iniezione di paura individuale, tenuto conto del già dimagrimento dei redditi famigliari di questi ultimi 20 anni, (dalla Thatcher e Blair in poi) oltre ovviamente la guerra.
Il Cancelliere è nettamente contraddetto dal nuovo Gruppo di economisti che sostengono che Brexit si tradurrà in un risultato economico migliore che rimanere nell'Unione europea, visti anche i risultati economici positivi dei paesi fuori dall’€uro. Non forniscono lo stesso tipo di dati come quelli del Cancelliere, ma uno dei suoi membri, Patrick Minford, calcola il 3,5/3,7 % di perdita del PIL in “costi correnti” continuando invece l'adesione all'UE. Essi sottolineano altresì, nel rimanerci, effetti molto negativi a lungo termine sul PIL del Regno Unito, derivanti da impegni pensionistici a ripartizione in molti Paesi dell'Unione Europea, una volta che i comunitari saranno rientrati nei loro paesi, con la sterlina come moneta forte. Un po’ quello che paventa in prospettiva l’Inps da noi per gli immigrati.
Nell'esercizio del Tesoro, l'obiettivo principale è su come il commercio aumenterà il PIL e parte dal concetto abbastanza fondato che il commercio è sempre più intenso tra paesi geograficamente vicini l'uno all'altro. Cioè che comunque il Regno Unito manterrà il suo accesso ai mercati dei paesi terzi, anche se diminuisce l'accesso diretto alla UE. Il rischio è che vi sia una riduzione degli investimenti esteri diretti nel Regno Unito e una diminuzione della produttività che rallenterebbe la sua crescita e un nuovo concetto ritrovato di dazi. Rischio inesistente invece per il Gruppo, vista la forza mondiale, la ricchezza e le capacità storiche della Borsa di Londra.
Gli otto economisti del Gruppo Brexit valutano una serie di effetti positivi sulle prospettive economiche del Regno Unito, tra cui la deregolamentazione, il regime commerciale, l'immigrazione, la posizione comunque sempre mondialmente preminente della City di Londra e le finanze pubbliche. Gli assunti di base sono che i prezzi scenderanno, a vantaggio dei consumatori, vi sarà un guadagno enorme svincolandosi dalle regolamentazioni UE (-2% in tasse) e vi sarà, inoltre, un guadagno immediato per le finanze pubbliche nel non dover più contribuire al bilancio dell'UE. Ipotesi ritenuta discutibile poiché il bilancio dell’Unione è un dare e un avere, pari per i britannici, se non con qualche beneficio, al contrario degli italiani che ci rimettono miliardi.
Anche sulla eventuale perdita di reddito delle famiglie i dati non concordano, perché se si intende il “procapite”, invece che il “nucleo famigliare”, potrebbe essere di appena 2.000€, sempre considerando il Brexit un peggioramento e non un vantaggio. In quest’ultimo caso il rischio verrebbe annullato e ci sarebbe invece maggiore redistribuzione.
In sintesi, le due relazioni sono solo ipotesi e gli elettori si pongono la domanda se questi presupposti sono credibili o sono un sacco di sciocchezze. E chissà quante ce ne saranno fino al 23 giugno.
Intanto la paura del Brexit si sta estendendo a tutti gli altri paesi dell’Unione, anche se pochi ne parlano per scaramanzia. IPSOS Mori è la più grande società di ricerche politiche e sociali in Gran Bretagna, ed una delle prime al mondo. Dice, per esempio, in riferimento agli effetti traumatici dell' Unione monetaria per l'Italia, quasi in fallimento bancario, che Roma determinerà il destino dell'euro. Il sondaggio MORI mostra che il 58% dei francesi vogliono il referendum ed il 41% dicono che voterebbero per lasciare l'U€. Il sentimento Swexit in Svezia è al 39%. la metà degli intervistati nei paesi che compongono l'80% della popolazione europea pensa che il Brexit scatenerebbe un effetto domino; il 51% ha detto che il Brexit avrebbe un impatto negativo sull'economia europea, rispetto al 36% che pensa che sarebbe un male per l'economia della Gran Bretagna.
Non si sa ancora cosa pensa il popolo olandese, dopo che Bruxelles lo prende in giro già da tre referendum.
Ma gli effetti non farebbero che confermare la diaspora e le diatribe profonde attuali, e forse irreversibili visti i partiti nazionalisti alla riscossa, tra i vari paesi che compongono la stanca, disastrata e dissanguata Unione. E non più solo di soldi si tratta se ormai viene meno la fiducia e anche la democrazia.

Visualizzazioni : 991 | Torna indietro

 

GOOGLE Adv


filef.info


e-book
Memories of a person of interest - di Carmen Lavezzari
Le nuove generazioni nei nuovi spazi e tempi delle migrazioni - a cura di Francesco Calvanese
2012, Fuga dall'Italia - Speciale di Cambiailmondo
L'Altro siamo noi - di William Anselmi
L'Altro siamo noi - di William Anselmi
L'Altro siamo noi - di William Anselmi
Razzismo Democratico - di Salvatore Palidda
Agenti-4
Cartas
aigues-mortes
narrazioni-migranti
ebook-10_anni_di_migrazioni


 
 © FILEF
Iscriviti Cancellati

Archivio notizie

 
Contattami
Realizzato con ASP-Nuke 2.0.4
Questa pagina è stata eseguita in 3,074219secondi.
Versione stampabile Versione stampabile