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- Inserito il 20 luglio 2015 alle 19:43:00 da guglielmoz. IT - INFORMAZIONE

1 . 2015, il futuro è arrivato: i lavori cancellati dal web
2. “Il vero rischio? I programmi scolastici vecchi”
3. Il Libro Bianco di Delors, come doveva essere l’EUROPA.
4 . Creato il neurone sintetico. Vuole essere una rivoluzione. Funziona come un trasformatore, . convertendo segnali chimici in elettrici e quindi di nuovo chimici: in futuro il minuscolo dispositivo potrebbe essere impiantato per e utilizzato per trattare disturbi neurologici di A.L. BONFRANCESCHI - http://www.repubblica.it/scienze/2015/07/13/news/il_neurone_e_sintetico-118989897/?ref=HRERO

1 . 2015, IL FUTURO È ARRIVATO: I LAVORI CANCELLATI DAL WEB
Lucrezi, Germano, Rossi”: Alberto infila tre bollette nelle cassette della posta di un palazzo, alla periferia di Roma. “Guardi – dice – sono vuote. Ormai non ci mettono neanche più i volantini delle offerte del supermercato. Solo bollette. E la gente le ritira a fine mese, quando arriva lo stipendio”. Alberto è un postino da 30 anni. Prima si spostava in bici, poi in auto. A cinquant’anni ha iniziato a usare lo scooter. “Non ci sono più cartoline né lettere: sostituite da mail e messaggi. Presto non serviremo più. Restano i pacchi. Quelli sono aumentati per gli acquisti su Internet, ma ci sono i servizi privati e le spedizioni si prenotano online. Inutile pure l’operatrice telefonica”.
PROFESSIONI A SCOMPARSA
L’ultimo studio sul futuro del mercato del lavoro è australiano ed è stato elaborato dal Comitato per lo Sviluppo Economico dell’Australia (dodicesima economia nel mondo per volume). Secondo i dati, nei prossimi 20 anni il 40 per cento dei lavori sarà sostituito dall’attività dei computer e delle nuove tecnologie. Cinque milioni di posti di lavoro nel continente spariranno. Al loro posto, robot, computer e applicazioni per tablet e smartphone.
La priorità, si legge nella relazione, è però ideare un piano di investimenti per la gestione di questo cambiamento. E dei nuovi posti di lavoro che, invece, nasceranno. I numeri italiani sono stati invece elaborati dalla London School of Economics: il 56 per cento dei lavori in Italia rischia di sparire entro due decenni.
Per calcolarlo, sono stati incrociati i dati sul mercato del lavoro europeo con gli studi sulla capacità evolutiva di macchine e robot. E, secondo l’analisi, l’Italia abbonda di impieghi ripetitivi e facilmente riproducibili da macchine e digitale: impiegati, operai, magazzinieri. Proprio come in Polonia, Bulgaria e Grecia.
L’ADDIO ALLA CARTA
“Ogni giorno, la resa dei giornali aumenta. Si vendono solo quelli di sport e gossip. E quando riconsegno le copie avanzate, capita che i distributori non me li ripaghino tutti”. Così Luigi, che ha un chiosco-edicola dal 1980, teme di dover chiudere presto. Per sopravvivere ha iniziato a vendere anche altri prodotti “perché – spiega – negli ultimi cinque anni le entrate sono diminuite di quasi il 50 per cento. Colpa di Internet, degli smarphone e degli ipad: adesso la gente può leggersi le notizie da lì”. Non ci sono altre edicole nel quartiere. “Hanno chiuso una dopo l’altra. Lei sa in Italia quante edicole sono morte negli ultimi cinque anni?”. Almeno diecimila, dicono i dati diffusi dai sindacati di categoria. Una crisi che, secondo uno studio pubblicato da Fortune, starebbe colpendo anche la professione del giornalista, sostituito dagli utenti dei social network, e del tipografo che, presto, non stamperà più.
BRACCIA MECCANICHE
CINA. a DONGGUAN, nei mesi scorsi, è stato progettato il primo stabilimento per sostituire gli operai con robot e automi. A idearlo, un’azienda che realizza componenti per telefoni cellulari e che vuole ridurre del 90 per cento la forza lavoro, composta da 1800 operai. Al loro posto, mille robot. Da settembre, a Dongguan sarebbero già state automatizzate 500 fabbriche e resi superflui circa 30mila lavoratori. E nella regione sudorientale del Guangdong dovrebbero arrivare investimenti di 135,5 miliardi di euro nei prossimi tre anni per sostituire i robot agli operai sulle linee di assemblaggio. La Toyota, azienda automobilistica giapponese, l’anno scorso ha invece fatto il contrario, sostituendo alcuni macchinari con cento operai specializzati. Ma il rapporto macchina-impiegato nell’azienda è rimasto comunque uno dei più alti: 300 ogni 10mila.
L’AIUTO INDISPENSABILE
“Fuori è buio. Dentro, una luce calda e diffusa. iCub lascia la sua zona di ricarica e si muove verso la cucina dove c’è da rassettare il tavolo e caricare la lavastoviglie. I suoi apparati sensoriali registrano distanze e prossimità, durezza. Poco dopo iCub stringe le mani di Sara e Andrea, per accompagnarli a letto. Poi, torna nella zona giorno e regola la climatizzazione e i cicli notturni degli elettrodomestici.
Riordina il soggiorno e si riposiziona silenzioso nella zona di ricarica”. Da lì, imparerà il cinese per il corso pomeridiano dei bambini, apprenderà il nuovo sistema di stiratura a vapore e nuove ricette. Organizzerà il pagamento delle tasse in scadenza, i controlli per il bisnonno. E archivierà tutte le informazioni in rete. È il 2046 e lo scenario è quello presentato nel libro Umani e umanoidi, di Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di tecnologia di Genova, e il ricercatore Giorgio Metta. iCub è l’umanoide su cui stanno lavorando. Uno degli obiettivi della robotica, infatti, è l’assistenza domestica.
Come Google ha ideato l’auto che si guida da sola, così nei prossimi anni potrebbero essere realizzati robot dalle fattezze umane per compiti delicati, dall’infermieristica al babysitting, al soccorso. Oltre iCub, ci sono già Hrp4, che è in grado di camminare su terreni accidentati (con un sistema di telecamere in un casco protettivo), Justin, inventato a Monaco di Baviera, che ha braccia snodate ideali per le catene di montaggio e Simon, realizzato da Meka Robotics (Usa) per l’assistenza agli anziani.
DIGITALE CHI FA DA SÈ
“Lavoro per la stessa catena di supermercati da 10 anni – dice Anna, che fa la cassiera in provincia di Salerno – e da tre mesi sono state installate le casse automatiche. Snelliscono le file. Ma per gestirne quattro, basta una sola persona. Temiamo che presto possano sostituirci tutte”. Sulla fine di alcuni lavori, le ricerche concordano: da quelle elaborate dagli economisti di Cambridge a quelle degli istituti di statistica europei. All’archivista subentreranno i servizi di cloud (gli archivi in rete), al libraio i siti che vendono ebook, al boscaiolo braccia meccaniche che abbatteranno foreste in poche ore, ai negozianti i siti di vendita online, ai tassisti Uber e Bla Bal Car. Anche il cuoco (l’esecutore, non il creativo) sarà specie protetta. Nel 2020, ci sarà un calo del 3,6 per cento: sarà sostituito da macchine per produrre in serie hamburger e panini. Foodini, ad esempio, è una stampante 3d con connessione Wifi capace di creare piatti complessi. E le stampanti 3d hanno anche già sostituito artigiani e addetti alla realizzazione di protesi dentarie. Si scansionano le superfici e si attiva la stampante. E se per i ristoranti esistono App per ordinare cibo a domicilio senza dover telefonare, per le stampe in 3d, grazie agli scanner portatili, si può inviare il modello virtuale anche da casa. Scompariranno, poi, sia i casellanti che gli agenti di viaggio, a cui nessuno si rivolge quasi più perché sostituiti da siti di prenotazioni online e recensioni, come Tripadvisor. Che, nonostante le critiche sulla trasparenza delle opinioni, negli ultimi mesi ha anche unito le due funzioni.
I LAVORI DI DOMANI
Il futuro del lavoro è nell’Itc, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Secondo i dati dell’Unione Europea, la richiesta in questo settore cresce del tre per cento ogni anno e nel 2020 ci sarà bisogno di un milione di lavoratori con competenze digitali. Analisti informatici, stampatori in 3d, sviluppatori e programmatori di software e App, piloti di droni, grafici web e addetti alla manutenzione di computer e robot, ingegneri informatici, analisti di dati e docenti e assistenti sanitari online. Come a dire: “tutto sarà digitale”. E lo è già, a partire dagli appuntamenti. Contattato via mail un esperto per un’intervista, la risposta è arrivata con un link: “Per organizzare una call puoi usare questa pagina e vedere quando siamo liberi entrambi”. Cliccando sull’indirizzo si è aperta una pagina web con un’agenda. Bisognava scegliere tra i giorni disponibili, poi un orario. E lasciare il numero. Nè segretaria, nè contatto umano. Solo una mail di conferma dell’appuntamento. Peccato che, poi, nessuno ha richiamato. La tecnologia non può sostituire tutto.
LA CINA
A Dongguan, nascerà uno stabilimento che sostituirà quasi 1800 dipendenti con mille robot . Il Guangdong sudorientale, ha annunciato investimenti per 135,5 miliardi di euro nei prossimi tre anni per inserire gli automi nella catena di assemblaggio

2 . “IL VERO RISCHIO? I PROGRAMMI SCOLASTICI VECCHI”
Il digitale e la robotica non ruberanno il lavoro. Ci sarà un cambiamento, è già in corso, e dobbiamo solo imparare ad adeguarci. A partire dalla formazione”. Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, è convinto che le nuove tecnologie aiuteranno l’uomo.
Svolgeranno il lavoro meccanico e assistenziale, permettendogli di dedicarsi al lato creativo delle cose.
“Ogni giorno si aprono nuovi scenari per il futuro. E ogni scenario è un’opportunità per l’Italia e il mondo: scienza e tecnologia, le protagoniste”.
Cingolani, perché si ha paura dello sviluppo tecnologico?
La paura si fonda sull’immaginario e sull’incomprensione. L’uomo teme la macchina dominatrice. Dalle seppie robotiche di Matrix, che cercano gli esseri umani per sterminarli, a Gort, il robot che in Ultimatum alla terra deve eliminare la razza umana, la diffusione della cultura tecnologica ha molto in comune con letteratura e cinematografia. L’uomo teme che il robot, per esempio, possa impazzire, prendere il controllo del pianeta e sopraffarlo. O che un computer possa umanizzarsi.
Una visione poco realistica.
L’uomo impazzisce perché è dotato di ormoni e di un sistema nervoso. È uomo perchè ha determinate funzioni biologiche, difficilmente riproducibili. Mai nessuno potrebbe ricreare su un robot o un computer la connessione tra i due sistemi e il loro equilibrio biochimico. Più concreto, invece, è il timore che i robot possano causare la fine dei lavori tradizionali.
ED È COSÌ?
No. Queste tecnologie creeranno un indotto che andrà dalla produzione dei pezzi alla loro revisione. Come per l’auto, un prodotto tecnologico avrà bisogno di manutenzione anche più spesso di un’automobile. E l’incontro tra robotica, tecnologie e internet potrebbe creare un’industria che unisca meccanica, scienze, manifattura e telefonia.
Crede che in Italia siamo pronti ad affrontare questi cambiamenti?
Certo, a patto che non ci si scontri con le carenze infrastrutturali. In questo l’Italia è molto disomogenea, ogni regione ha debolezze e punti di forza. Ogni ambito, dalla banda larga alla politica, dall’istruzione alla cronaca, ha gravi problemi. Servirebbe una scossa. E sono convinto che possa arrivare dalla tecnologia: possiamo generare orgoglio e forza. Dimostrare che l’Italia non è solo Ferrari e Ducati.
DA DOVE PARTIRE?
Dall’istruzione, che mi preoccupa. C’è bisogno di adeguare i programmi ai cambiamenti della società e della tecnica. Ho tre figli, che hanno tra i 22 e i 6 anni: tutti studiano e hanno studiato le stesse cose. Possibile che in 15 anni non sia cambiato nulla? L’istruzione deve adeguarsi ai cambiamenti del mondo e, soprattutto, a quelli del lavoro. Altrimenti, è davvero il caso di avere paura.

3. IL LIBRO BIANCO DI DELORS, COME DOVEVA ESSERE L’EUROPA.
Il "Libro Bianco" di Jacques Delors, presentato dalla Commissione europea nel dicembre del 1993, ha come argomento principale il problema della disoccupazione nei paesi membri della Comunità Europea e rappresenta il contributo più autorevole proposto dalle istituzioni comunitarie per affrontare la più grave emergenza economica e sociale che affligge l'Unione Europea. Contiene numerose indicazioni di politica economica che i singoli Stati membri e la Comunità nel suo complesso dovrebbero seguire per combattere un fenomeno che negli ultimi venti anni ha afflitto l'Europa: più di 18 milioni di persone sono disoccupate e il tasso attualmente oscilla intorno all'11%. Allo scopo di intraprendere un percorso di crescita sostenuta e di maggiore intensità occupazionale è necessario che la politica economica comunitaria si fondi su tre elementi principali connessi l'uno all'altro:
1. un quadro macroeconomico in grado di sostenere le forze di mercato e non di ostacolarle come è avvenuto in passato;
2. interventi di carattere strutturale volti ad accrescere la competitività verso l'esterno del sistema europeo e a permettere di sfruttare tutte le potenzialità del mercato interno;
3. una riforma strutturale del mercato del lavoro per rendere più semplice e meno oneroso il ricorso alla manodopera, aumentando così l'intensità occupazionale della crescita.
L'industria europea dispone di alcuni punti di forza rispetto ai suoi competitori: le imprese europee risultano meno indebitate rispetto a quelle americane e giapponesi e lavorano con margini in linea con quelli di questi due paesi. Inoltre, la realizzazione del mercato interno ha dato un notevole impulso alla ristrutturazione delle imprese, la manodopera è altamente qualificata ed il livello delle infrastrutture, sebbene da migliorare, risulta adeguato.
Questi sono gli obiettivi da raggiungere per l'implementazione del mercato interno:
1. semplificare il contesto normativo e fiscale;
2. facilitare l'attività delle imprese con iniziative volte a garantire il massimo grado di concorrenza e l'accesso al credito privato;
3. aiutare lo sviluppo delle piccole e medie imprese, spina dorsale del sistema economico europeo, tramite la cooperazione e la costruzione di reti;
4. lanciare il piano di realizzazione delle reti transeuropee;
5. promuovere una crescita dell'economia sostenibile sia sul piano della stabilità monetaria, che su quello ambientale.
Il "libro bianco" suggerisce agli Stati membri di adottare iniziative che favoriscano la riorganizzazione degli orari di lavoro, senza però tentare di imporre la riduzione per via legislativa. Gli strumenti per raggiungere questo obiettivo sono:
1. la negoziazione di un equilibrio migliore in tema di tutela sociale fra lavoratori permanenti e lavoratori a tempo determinato, in modo che sia le imprese che i lavoratori possano scegliere il modello di lavoro preferito;
2. la riduzione al minimo degli incentivi finanziari che stimolano i percettori di redditi al di sopra della media a lavorare un numero di ore superiore alla media;
3. incoraggiare la riduzione della settimana lavorativa, utilizzando maggiormente gli impianti se necessario e tutelando la competitività;
4. l'elaborazione di misure atte a favorire le persone iscritte alle liste di collocamento laddove si presentino nuove opportunità di impiego;
5. la riduzione delle ore di lavoro su base annua e la possibilità di periodi di interruzione del lavoro e di congedi di formazione.
Nel rapporto Delors, naturalmente, si sottolinea che per poter ridurre il costo del lavoro senza aggravare il bilancio degli Stati membri si devono attuare misure fiscali compensative, basate principalmente su tributi volti alla protezione dell'ambiente come l'imposta sulle emissioni di anidride carbonica, o come le imposte sugli impianti inquinanti o consumatori di energia.
Il terzo "tipo" di disoccupazione che caratterizza il sistema europeo è quella tecnologica. Benché esistano nuovi bisogni legati al cambiamento degli stili di vita, alla trasformazione delle strutture e delle relazioni familiari, alla crescita dell'occupazione femminile ed al progressivo invecchiamento della popolazione, alla tutela ambientale e al recupero delle aree urbane, il mercato non vi fa fronte, in quanto lo sviluppo della domanda e dell'offerta incontra ostacoli notevoli. Dal lato della domanda si pone il problema dell'elevato costo relativo del lavoro scarsamente qualificato, che si riflette sul prezzo dei servizi, mentre dal lato dell'offerta vi è la tendenza a considerare questo tipo di lavori degradanti, poiché ritenuti scarsamente qualificati. Questo tipo di servizi, pertanto, vengono solitamente lasciati al mercato nero o all'iniziativa statale.
Una delle cause fondamentali della disoccupazione tecnologica nei suoi connotati di fenomeno strutturale, indicate dal "libro bianco", è l'inadeguato livello dell'istruzione e della formazione professionale di fronte sia ai rapidi mutamenti della tecnologia, che alla sfida portata al sistema europeo dalla globalizzazione dell'economia.
La formazione e l'istruzione sono considerati degli strumenti di politica attiva del mercato del lavoro, in quanto servono ad adeguare la preparazione professionale dei lavoratori e dei giovani alle mutevoli esigenze del mercato.
Inoltre, essi rappresentano uno strumento basilare di lotta al tipo di disoccupazione che più affligge il nostro sistema, quella giovanile e quella di lunga durata.
Il principio fondamentale alla base di ogni azione riguardante la formazione deve essere, secondo il Rapporto Delors, la valorizzazione del capitale umano lungo tutto il periodo della vita attiva. L'obiettivo è quello "di imparare a imparare per tutto il corso della vita". Per agevolare il passaggio dei giovani dalla scuola alla vita professionale, vanno ampliate le forme di tirocinio ed apprendistato presso le imprese e, ad integrazione di ciò, vi è bisogno di corsi di formazione professionale brevi ed a carattere eminentemente pratico organizzati in centri specializzati.
Per realizzare questa opera di riorganizzazione del sistema educativo e formativo vi sarebbe bisogno di destinare una quota degli stanziamenti attualmente destinati ai sussidi di disoccupazione per programmi inerenti la formazione, in particolare per i giovani senza qualifiche e per i disoccupati di lunga durata.
RISULTATI COME QUESTO AVREBBERO DOVUTO ESSERE LA NORMA IN UN’EUROPA CON STUDI E RICERCHE COORDINATE, CON APPLICAZIONI SULLA SALUTE ED IL BENESSERE DI TUTTE/I, E NON COME POSSIBILE RICADUTA NEL CIVILE DI APPLICAZIONI MILITARI.

4 . CREATO IL NEURONE SINTETICO. VUOLE ESSERE UNA RIVOLUZIONEFUNZIONA COME UN TRASFORMATORE, . CONVERTENDO SEGNALI CHIMICI IN ELETTRICI E QUINDI DI NUOVO CHIMICI: IN FUTURO IL MINUSCOLO DISPOSITIVO POTREBBE ESSERE IMPIANTATO PER E UTILIZZATO PER TRATTARE DISTURBI NEUROLOGICI di A.L. BONFRANCESCHI
http://www.repubblica.it/scienze/2015/07/13/news/il_neurone_e_sintetico-118989897/?ref=HRERO-1
NEL NOSTRO cervello abbiamo qualcosa come 86 miliardi di neuroni, ognuno dei quali può formare migliaia di sinapsi. In questa enorme e complicata rete viaggiano e trovano la strada (senza quasi mai perdersi) le informazioni più diverse: da quelle visive, a quelle olfattive e uditive, a quelle che codificano un movimento, un pensiero, un ricordo. E tutto si realizza grazie ai neuroni, le cellule del sistema nervoso, che raccolgono un segnale chimico (da un neurotrasmettitore), lo trasformano in un segnale elettrico (il potenziale d'azione che viaggia lungo l'assone, il cordone dei neuroni) e lo riconvertono in un segnale chimico (un nuovo neurotrasmettitore) all'estremità opposta. È questa (semplificando e in termini generali) la catena di eventi che permette a un'informazione di viaggiare. Oggi un team di ricercatori del Swedish Medical Nanoscience Centre (SMNC) del Karolinska Institutet è riuscito a mimarla creando un neurone sintetico.
Sottile e lungo pochi centimetri (poco più di un polpastrello), il neurone biomimetico presentato sulle pagine di Biosensors & Bioelectronics non è fatto di materiale vivente (biologico), eppure riesce perfettamente a comunicare con cellule umane.
A spiegare come funziona è Agneta Richter-Dahlfors, la ricercatrice a capo del progetto: "Il nostro neurone artificiale è costituito di polimeri conduttivi (materiali in grado di condurre corrente elettrica, nda) e funziona come un neurone umano". Il neurone sintetico è costituito di due parti: una sensibile (costituita da un biosensore) che percepisce cambiamenti di segnali chimici, e una che trasforma questi cambiamenti in un segnale elettrico, 'tradotto' nuovamente in un segnale chimico (attraverso un costrutto assimilabile a una pompa ionica).
Se le due estremità del neurone vengono collegate a due capsule Petri diverse (le normali piastre da laboratorio) è possibile indurre un cambiamento chimico nella prima e osservare il rilascio di un neurotrasmettitore nella seconda. Tutto questo è possibile perché il segnale elettrico generato da un cambiamento nell'ambiente chimico nella prima capsula viene interpretato e utilizzato per guidare il rilascio di un altro trasmettitore all'altra estremità del neurone sintetico, capace di avere effetti su cellule presenti nell'altra capsula. Più o meno come farebbe un neurone reale.
I ricercatori sperano ora di riuscire a miniaturizzare il dispositivo, così che possa essere utilizzato per trattare disturbi neurologici. L'idea, infatti, è che il neurone sintetico (o più neuroni sintetici) possano essere stimolati - e quindi produrre un effetto - a partire da cambiamenti chimici dell'ambiente e non solo elettrici. Dispositivi analoghi potrebbero essere impiantati e usati per recuperare funzioni perse in seguito a danno neuronale o magari essere utilizzati per produrre degli effetti a distanza, sfruttando la tecnologia wireless, spiega Richter-Dahlfors: "Il biosensore potrebbe infatti essere collocato in una parte del corpo, e innescare il rilascio di neurotrasmettitori in luoghi distanti. Potremmo immaginare sia un sistema autoregolato sia controllato da un telecomando, immaginando nuove strategie per il trattamento dei disturbi neurologici" (da Il fatto quotidiano)

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