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47. Notizie dall'Italia e dal mondo 23 ottobre 2014
- Inserito il 24 ottobre 2014 alle 13:47:00 da guglielmoz. IT - INFORMAZIONE

ITALIA - OPPORSI ALLA SCHIAVITÙ ECONOMICA DEL Ttip, ossia il Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti, è un patto che gli Stati Uniti chiedono, per non dire impongono, ai paesi dell’Unione europea./ ROMA. Il governo Renzi sbaglia obiettivo e percorso, per questo lo sviluppo non decolla.
VATICANO - Giusto parallelo tra sinodo e concilio vaticano.
ONU - un SI per il Venezuela e un NO per la Turchia. L'elezione dei nuovi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza mostra i limiti di un'istituzione da riformare
EUROPA - Germania, ondata di sciopero nei trasporti. Dopo i treni è la volta degli aerei / FRANCIA
La trappola degli ovuli congelati - La logica della proposta di Facebook e Apple di "regalare" alle dipendenti i costi di congelamento dei loro ovociti sembra femminista ma è tutto il contrario: secondo queste aziende servirebbe a lottare contro la discriminazione di cui sono vittime le donne, offrendogli la possibilità di rinviare un'eventuale gravidanza.
AFRICA & MEDIO ORIENTE – Libia/Tripoli. L'«esecutivo» spedisce l'esercito a Tripoli
ASIA & PACIFICO - GIAPPONE . Abe perde due ministre/ HONG KONG : «Dialogo, nei limiti della legge» Il 20 ottobre a Hong Kong, in diretta televisiva, c'è stato il primo confronto pubblico tra esponenti del governo e studenti/ SRI LANKA - Elezioni anticipate.
AMERICA CENTROMERIDIONALE - Elezioni Comites: Il MAIE presenta liste in Sudamerica con record di raccolta firme/ Venezuela, in migliaia sfilano contro le stragi del para militarismo della destra.
AMERICA SETTENTRIONALE – USA. Scoperti decine di nazisti tedeschi a libro paga dell'Inps americano
Ex militari tedeschi sospettati di crimini di guerra ed ex SS che operarono nei lager nazisti si godono ora la pensione a spese dei contribuenti americani. / EBOLA, gli USA mandano i soldati e CUBA? CUBA manda i medici! Mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanità recita il mea culpa per gli errori e i ritardi nell'affrontare il caso ebola, c'è chi ha dato la parola ai fatti: varie organizzazioni di volontariato, Medici Senza Frontiere per primi, ad esempio. Ma anche i medici cubani

ITALIA
OPPORSI ALLA SCHIAVITÙ ECONOMICA DEL TTIP
TTIP, OSSIA IL TRATTATO TRANSATLANTICO PER IL COMMERCIO E GLI INVESTIMENTI, È UN PATTO CHE GLI STATI UNITI CHIEDONO, PER NON DIRE IMPONGONO, AI PAESI DELL’UNIONE EUROPEA.
L’intento dichiarato dagli Usa e fatto proprio da Bruxelles è rilanciare il commercio internazionale e abbattere i prezzi delle merci e dei servizi. Nell’acuminata critica di Saskia Sassen, pubblicata da Open Democracy ,si indica una atteso vantaggio di 545 euro per famiglia dall’introduzione del Ttip.
Sassen fa notare che non si quantifica il costo della perdita di lavoro che colpirà quella stessa famiglia. È lo scontro tra multinazionali e persone indifese e non è una gara equilibrata, perché le persone hanno le mani legate. La lettura prevalente del Ttip è diversa da quella dei governi europei. Si ritiene piuttosto che gli Usa vogliano garantirsi un’egemonia indisturbata nei confronti dell’Europa con il controllo politico, rafforzato da leggi precise, valide per il prossimo futuro in tutti i paesi facenti parte dell’Ue, nessuno escluso. La scelta dei tempi, per non dire la fretta dell’operazione, ha probabilmente origine nella grave crisi dell’economia occidentale, culminata nel 2008 e tuttora presente in molti paesi d’Europa. È diffusa la preoccupazione di perdere altri colpi nei confronti dello slancio cinese che contemporaneamente sta completando una serie di accordi concorrenti (il Regional Comprehensive Economic Partnership, o Rcep, che comprende oltre a CINA anche INDIA, GIAPPONE, COREA) nell’altra parte del globo, escludendo da tali accordi gli Usa. Qui c’è un aspetto da sottolineare: Bruxelles e i governi europei interessati sono convinti di rivivere l’epopea del Piano Marshall e quindi non hanno il coraggio di tirarsi indie­tro, o almeno di prendere tempo. I governi, uno per l’altro, temono di perdere qualche grande occasione di rilancio e di crescita, lasciando l’ascensore a qualche stato concorrente. A suggerire un tale risultato concorrono in modo determinante le schiere di lobbisti stipendiati dalle multinazionali che convivono con gli eletti del Parlamento europeo e insegnano loro il mondo e i dintorni.
Corporation e lobbisti fioriscono, al Senato e tra i rappresentanti, anche a Washington, sia pure in un sistema di pesi e contrappesi che offre credibilità democratica al quadro politico; una forma di democrazia ben pallida in Europa, ammesso che ci sia. Se questo è vero, se esistono talvolta i contrappesi, rimane però sempre, soprattutto oltre Atlantico , il principio della difesa dell’America, uno straccio rosso che viene sventolato davanti agli occhi del presidente – ogni presidente – che così si convince a firmare qualsiasi obiettivo e a iniziare qualsiasi guerra che le multinazionali – DEL PETROLIO, DELL’AUTO, DELLA FINANZA, DELLE DERRATE ALIMENTARI, DELLE RETI COMMERCIALI, DELL’INFORMAZIONE – RITENGANO INDISPENSABILE AL BUON CORSO DELLA NAZIONE.
L’America lo vuole. In sostanza le multinazio­nali hanno la meglio; sanno corrompere e invischiare con i loro buoni argomenti; e sanno servirsi dell’arma finale: la difesa della democrazia contro il comunismo, oppure, se del caso, contro il terrorismo. Questo argomento ha portato a un controllo molto invadente di internet. Per farsene un’idea si può leggere il blog di Marco Schiaffino sul Fatto . Da noi, in Europa, non sempre è così, non tutto è così e la partita è ancora in corso. A fianco di un potere tradizionale che è filoamericano sempre e comunque, vi sono, da destra a sinistra, anche partiti, sindacati, gruppi sociali, movimenti, persone che si oppongono alle guerre, quelle preventive e quelle portatrici di democrazia; e, per quanto vale, rifiutano la schiavitù economica, quella propria e quella altrui. (Fonte: il manifesto | Autore: Guglielmo Ragozzino)
ROMA
IL GOVERNO RENZI SBAGLIA OBIETTIVO E PERCORSO, PER QUESTO LO SVILUPPO NON DECOLLA. Articolo di Alfiero Grandi pubblicato da www.arsinistra.it. www.jobsnews.it, www.cambiailmondo.org , www.altroquotidiano.it, www.dazebaonews.it
L'aspetto curioso ed inquietante della situazione è che sia mettere in discussione seriamente la politica di austerità dell'Europa, che tuttora è dominanante, sia limitare l'iniziativa per tentare di ottenere qualche miliardo di margine, sempre premettendo dichiarazioni impegnative sul rispetto del 3 % da parte dell'Italia, cambia poco agli occhi dei mercati e delle "signorie" che decidono quando è il momento del pollice verso e quindi puntano su un aumento dello spread.
La convinzione che bastasse attaccare l'articolo 18, aumentare la precarietà attraverso il tempo determinato, mettere nell'angolo i sindacati per tenere a bada i mercati finanziari e ammorbidire le risposte dei conservatori europei è semplicemnete destituita di fondamento. Del resto la Grecia ha provato a convincere i mercati che la cura da cavallo subita l'ha già messa nelle condizioni migliori per togliersi di dosso l'ipoteca della troika, ma si è trovata immediatamente sotto attacco, al punto da fare fibrillare anche altri paesi europei.
I mercati sanno benissimo che ciò che fa la differenza è la ripresa economica perchè solo così il debito pubblico può essere garantito, e ripagato, mentre purtroppo l'Italia è in recessione da anni e non si vede la famosa luce in fondo al tunnel di montiana memoria. Anzi il nuovo Def e la legge di stabilità sanciscono con i numeri che il 2015 sarà un anno di non crescita, se va bene un modesto più 0,5%. Le misure per rendere ancora più precario e flessibile il mercato del lavoro non solo non bastano mai - c'è sempre una precarietà in più da introdurre - ma semplicemente non creano un solo nuovo occupato perché, come ricordano tutti quelli che se ne intendono, le imprese assumono se hanno qualcosa da produrre in più, se hanno la percezione di una crescita e oggi purtroppo non l'hanno.
Il governo Renzi ha sbagliato obiettivo e percorso. Portare ai conservatori europei e ai mercati lo scalpo dell'articolo 18 non porterà particolari vantaggi alla ripresa dell'Italia, mentre ai lavoratori darà certamente meno diritti e probabilmente avrà semmai un effetto depressivo sui redditi da lavoro. Confindustria non può che ringraziare per la cortesia. Inoltre offrire alle imprese incentivi non finalizzati, non condizionati, anche se volti a ridurre il costo del alvoro, non porterà nuova occupazione, ma farà solo aumentare i profitti, senza la garanzia che verranno reinvestiti. Così la conferma degli 80 euro in busta paga non porterà una ripresa della domanda interna perché contemporaneamente c'è il blocco del rinnovo dei contratti e i tagli alle regioni e agli entilocali porteranno o a tasse locali in più o a tagli dei servizi.
Così è una partita di giro all'interno del mondo del lavoro: alcuni guadagnano, altri perdono il saldo è zero. Anche le assunzioni dei precari della scuola dal settembre 2015 vengono finanziate dal mancato rinnovo del contratto del settore.
Con misure di questo tipo lo sviluppo non decolla, del resto lo ammette anche il governo che infatti non prevede una svolta nel 2015.
Eppure l'unico vero argomento per tenere a bada i mercati finanziari e dare una risposta credibile all'Europa è proprio dimostrare che lo sviluppo in Italia riprenderà e che l'occupazione crescerà e per farlo - piaccia o non piaccia - occorre sforare i parametri, come sta tentando di fare la Francia, forzando le regole dell'austerità. Anziché distinguersi dalla Francia sostenendo che ha ragione ma l'Italia rispetterà comunque il 3% era necessario mettere insieme un fronte antiausterità, invece purtroppo prima Monti (noi non siamo la Grecia) ora Renzi (rispetteremo il 3 %) non hanno trovato di meglio che distinguersi, sperando forse nella benevolenza della Germania, che invece procede sulla sua linea che rischia di portare al suicidio l'euro e l'Europa.
In altre parole, se si vuole fare un'altra politica occorre assumersene la responsabilità, promuovere le alleanze necessarie per avere la forza necessaria. Prodi ne parlò apertamente qualche tempo fa, senza essere ascoltato. Renzi ha asbagliato a cambiare linea passando dal cambiare verso all'Europa all'accettazione del 3 % come un vincolo da non superare.
Affermare che il 3% è un errore e poi dichiarare che verrà rispettato non è solo una contraddizione in termini ma un errore grave che porterà l'Italia a navigare sul fondo della crisi, senza riuscire a dare il colpo d'ala necessario, come del resto sarà il risultato di questa legge di stabilità, e che per di più porterà conseguenze sul nostro paese senza nemmeno avere fatto una seria battaglia per giustificarle. In altre parole con i giochi di parole si possono forse imbonire gli elettori per un periodo ma non si inganna chi se ne intende e i liberisti europei non sono stupidi, sbagliano, portano avanti una linea di destra, socialmente iniqua, ma non sono stupidi. Certo lascieranno qualche margine finanziario di poco conto che verrà rivenduto in Italia come un grande successo, riprometteranno i 300 miliardi di investimenti di Juncker, contro i 4500 miliardi veri spesi per sostenere le banche e i mercati finanziari in Europa, ma la sostanza non cambierà.
L'Italia se vuole farcela, evitando tra un anno o due di dover ristrutturare forzatamente il debito pubblico - come la Grecia - deve fare una grande redistribuzione della ricchezza e dei redditi, in altre parole la ripresa deve pagarla chi i soldi li ha. Non c'è alternativa.
Quindi il governo Renzi sta sbagliando perché non riuscirà a mantenere le promesse e anzi rischia di contribuire a rendere l'Italia più debole all'appuntamento di qui a qualche tempo.
Un'alternativa è rimettere in discussione i trattati, a partire dal Fiscal compact, riscrivere l'articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio, proporre di rendere la Bce simile alla Federal reserve nei compiti e nella possibilità di finanziare il debito degli stati in difficoltà, almeno sopra il 60 %.
Un'alternativa è rilanciare la concertazione con imprese e sindacati per realizzare un programma di sviluppo industriale e di investimenti pubblici, ormai all'insignificante 2%, per modernizzare il paese, in questo sì prendendo spunto da altri paesi come la Germania. In sostanza si tratterebbe di decidere quale ruolo l'Italia vuole avere nella divisione internazionale del lavoro oggi, naturalmente mantenendo ben fermo l'orizzonte europeo, ma di un'Europa diversa da quella che prima ha portato alla crisi e ora, non appagata dai disastri che ha contribuito a creare, vorrebbe anche guidare l'uscita dalla crisi. Altrimenti la svalutazione del lavoro, via di fuga del capitalismo italiano, proseguirà e la svalutazione dell'Italia ne conseguirà inevitabilmente, le cosiddette classi dominanti farebbero bene a ricordarselo.
Alfiero Grandi

VATICANO
GIUSTO PARALLELO TRA SINODO E CONCILIO VATICANO - "QUALCUNO HA FATTO IL PARALLELO UN POCO ANCHE CON IL CONCILIO VATICANO II E QUESTO NON È UN PARALLELO COMPLETAMENTE FUORI LUOGO". Così il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, fa il punto, in un'intervista a Radio vaticana, del sinodo straordinario sulla famiglia che si è appena concluso in Vaticano.
"Come Giovanni XXIII, con il Concilio, ha messo in cammino la Chiesa universale, naturalmente su degli orizzonti amplissimi, che riguardano la sua vita in tutte le sue dimensioni", afferma Lombardi, "Papa Francesco ha messo in cammino la Chiesa universale su un tema più specifico come quello della famiglia, che però è estremamente coinvolgente. E lo ha fatto riuscendo a coinvolgere, grazie anche a questo metodo complesso e articolato, la comunità della Chiesa in tutti i suoi livelli: è partito con la consultazione nelle comunità; poi ha coinvolto il Collegio cardinalizio nel Concistoro; poi tutti i presidenti delle Conferenze episcopali con questo Sinodo; poi si rilancia da parte delle Conferenze episcopali nelle comunità in tutto il mondo; e poi si ritorna in un Sinodo ordinario e quindi con una rappresentanza allargata dei vescovi e probabilmente anche di osservatori, di uditori che rappresentino l'insieme della comunità della Chiesa".


ONU
UN SI PER IL VENEZUELA E UN NO PER LA TURCHIA. L'elezione dei nuovi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza mostra i limiti di un'istituzione da riformare
Un giro di congratulazioni e strette di mano ha festeggiato giovedi scorso l'elezione dei 5 nuovi membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per il biennio 2015-2016. Il Venezuela, in rappresentanza dell'America Latina, l'Angola, in rappresentanza dell'Africa e la Malesia, in rappresentanza dell'Asia, sono stati eletti alla prima votazione e senza concorrenza . Tra i tre stati in competizione per I due seggi assegnati ai paesi dell'Europa occidentale e ad alcuni altri, invece, la competizione e' stata piu' dura. La Spagna, alla fine, l'ha spuntata, ma soltanto al terzo ballottaggio e dopo un incerto braccio di ferro con la Turchia, mentre la Nuova Zelanda, che fa parte dello stesso gruppo regionale allargato , ha sostituito senza vere opposizioni l'Australia.
Conclusa nel giro di poche ore, la votazione con cui i 193 paesi che fanno parte dell'Assemblea generale hanno scelto, con la maggioranza dei due terzi dei voti, i paesi che dovranno sedersi attorno al grande tavolo a ferro di cavallo, ha lasciato spazio anche a qualche recriminazione e a qualche polemica .
''La carta delle Nazioni Unite rende chiaro che i candidati al Consiglio di Sicurezza devono contribuire al mantenimento della pace internazionale e della sicurezza e appoggiare gli altri obbiettivi dell'Onu, compresa la promozione del rispetto universale dei diritti umani'', ha commentato secca l'ambasciatrice statunitense all'Onu, Samantha Power, subito dopo l'elezione del Venezuela. ''Sfortunatamente, la condotta del Venezuela all'Onu e' stata contraria allo spirito della Carta e le sue violazioni dei diritti umani sono in contrasto con la lettera della Carta'', ha poi aggiunto.
L'opposizione degli Stati Uniti all'elezione del paese sudamericano era , ovviamente, piu' che attesa. Gia' nel 2006, Washington si era battuta con molta energia ed era riuscita a bloccare l'ingresso nel ''governo dell'Onu'' del paese di Hugo Chavez. Adesso, pero' , il suo successore Nicolas Maduro e' considerato dalla Casa Bianca assai meno pericoloso per gli interessi americani , anche se il Venezuela ha stretti legami politici e economici sia con la Cina che con la Russia e lo stesso Maduro, dal podio dell'Assemblea Generale, ha apertamente lodato il presidente siriano Assad per il suo ruolo nel combattere l'Isis.
Cosi', malgrado le dichiarazioni di Samantha Power, questa volta l'opposizione e' stata molto piu' soffice e la missione americana all'Onu si e' rifiutata, visto che il voto in Assemblea Generale e' segreto, di rivelare la sua posizione. Secondo gran parte degli osservatori, gli Stati Uniti si sarebbero uniti al gruppo degli astenuti.
''C'e' un certo scontento negli Stati Uniti e tra i suoi alleati'', ha osservato Eric Olson, uno studioso del Woodrow Wilson Center di Washington,''ma la possibilita' del Venezuela di bloccare qualsiasi cosa e' limitata. La sua presenza al Consiglio di Sicurezza sara' soprattutto un fastidio''.
Piu' complesso, invece, il caso della Turchia, che ha dovuto cedere il passo alla Spagna. Per il paese di Erdogan, che ha cercato di presentarsi come uno dei paesi chiave nel combattere la crisi dell'Isis e come una potenza regionale importante durante la sua lunga e intensa campagna di promozione della candidatura, la sconfitta e' stata pesante. Alla fine, pero' hanno prevalso le incertezze di molti paesi europei e degli Stati Uniti , e soprattutto le divisioni all'interno dei paesi mediorientali. . ''Alcuni paesi sono forse stati disturbati dalle nostre posizioni di principio,'' ha dichiarato il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavasoglu, all'agenzia di stampa Anadolu,''ma non avremmo potuto abbandonare i nostri principi per qualche voto in piu'''. ( di Gianna Pontecorboli)
Adesso, a giochi conclusi almeno per quest'anno, e' rimasto il problema di fondo. In un momento di tensione internazionale e di dubbi, e' apparso chiaro che le prospettive di una riforma a tempi brevi del Consiglio di Sicurezza sono lontane. E con la struttura attuale un seggio non permanente, sia pure con dei poteri limitati, non rappresenta soltanto una posizione di prestigio nell'ambito dell'organizzazione internazionale. Alcune inchieste recenti, per esempio, hanno dimostrato che i vantaggi non sono soltanto politici, ma hanno anche degli aspetti molto concreti. Con gli Stati Uniti in prima fila, infatti, i membri permanenti sono spesso disposti ad aiutare generosamente gli altri paesi seduti attorno al tavolo, soprattutto se si dimostrano disposti a mostrare gratitudine con il loro voto quando serve


EUROPA
GERMANIA
Ondata di sciopero nei trasporti. Dopo i treni è la volta degli aerei
Al via lo sciopero dei piloti di Lufthansa, che incroceranno le braccia oggi e domani per chiedere il nuovo contratto di lavoro e contro l'innalzamento dell'età
pensionabile. Per effetto della protesta, è prevista la cancellazione di 1.450 voli. I primi ad astenersi dal lavoro da oggi e nella giornata di domani sono i piloti di breve e medio raggio, mentre i piloiti di lungo raggio hanno annunciato oggi che si uniranno allo sciopero nella giornata di domani. Saranno interessati, dunque, tutti i voli di lungo raggio Lufthansa sugli Airbus A380, A340, A330 e B747. Sul breve e medio raggio, saranno cabcellati i voli operati da Airbus A320, Boeing 737 ed Embraer. Lufthansa cerca di minimizzare la portata del fenomeno, dicendo che i voli sulla lunga distanza non verranno toccati e definendo "sproporzionata" la reazione
dei sindacati al cambiamento del trattamento pensionistico.
Si tratta dell'ottavo sciopero da aprile ad oggi. Secondo quanto riferisce la compagnia, complessivamente, sono stati cancellati 4.400 voli che hanno coinvolto oltre mezzo milione di passeggeri. Il Paese è già rimasto paralizzato nei giorni scorsi, proprio nel weekend d'inizio delle tradizionali ferie d'autunno e fino a questa mattina alle quattro, da un nuovo sciopero dei macchinisti dei treni: 50 ore di astensione, che hanno mandato in tilt l'intero sistema di trasporto su ferro (Internazionale | Autore: fabrizio salvatori)
BERLINO/PARIGI
COMPROMESSO SUL DEBITO
La situazione dei rapporti tra Germania e Francia è simile a quella dell'euro: un matrimonio che non potrà mai essere sciolto a causa dei danni collaterali che questo provocherebbe in tutto il continente. La crisi di coppia attuale è pericolosa quanto quelle del 2004 e del 2010, quando le prime due economie europee hanno sospeso il patto di stabilità per evitare le sanzioni dovute ai loro debiti eccessivi. Ora che sono state adottate nuove norme, il problema si ripropone: le regole che costringono i piccoli paesi europei a risparmiare e a fare le riforme devono essere rispettate anche dai grandi paesi come la Francia? Secondo i trattati, la risposta è sì: ufficialmente tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri e non si fanno eccezioni per nessuno. Ma le regole sono una cosa e la realtà politica un'altra. E la realtà è che l'unione monetaria si basa sull'asse franco-tedesco. Occorre dunque un compromesso tra la dottrina astratta e la realtà concreta. Berlino e Parigi devono cooperare per evitare che la discussione sul bilancio francese degeneri al punto da costringere la Commissione europea a proporre sanzioni contro la Francia per tutelare la propria credibilità. In questo caso, qualsiasi votazione farebbe vacillare l'unione monetaria. Se il governo tedesco approvasse le sanzioni il divorzio da Parigi sarebbe quasi inevitabile. Se invece Berlino votasse contro, la Commissione perderebbe il ruolo di garante e diventerebbe inutile, rendendo inutili anche le regole stabilite da tutti i paesi dell'Unione. Per evitare che si arrivi a questo punto serve il dialogo. E positivo che Francia e Germania abbiano già cominciato a trattare con i vertici della nuova Commissione europea. Tutti dovranno fare qualche concessione. Non bisogna escludere soluzioni alternative, come la proposta del governo francese: l'idea che la Germania investa cinquanta miliardi di euro in cambio di un taglio equivalente nella spesa pubblica francese è soprattutto un diversivo, ma arriva al momento giusto. Que sto dibattito offrirà ai leader dei due paesi un'altra opportunità per dialogare (Cerstin Gammelin, Süddeutsche Zeitung, Germania)

FRANCIA
La trappola degli ovuli congelati
La logica della proposta di Facebook e Apple di "regalare" alle dipendenti i costi di congelamento dei loro ovociti sembra femminista ma è tutto il contrario: secondo queste aziende servirebbe a lottare contro la discriminazione di cui sono vittime le donne, offrendogli la possibilità di rinviare un'eventuale gravidanza. Niente più contrapposizione tra carriera e figli: grazie a questo "regalo" le donne sulla trentina potranno dedicarsi completamente alla carriera senza preoccuparsi dell'orologio biologico e del calo di fertilità.
Si sa che è fra i trenta e i quarantanni che bisogna fare la scelta tra carriera ed eventuali maternità. In tutti i tipi di lavoro è in quel momento che le donne subiscono un ritardo di carriera per un "sospetto di maternità", vero o presunto. In realtà queste aziende, che vogliono più donne al loro interno, adottano esattamente il contrario di una politica family-friendly. Lungi dal favorire l'armonia tra lavoro e famiglia, queste aziende oppongono l'uno all'altra, come ai vecchi tempi, e spingono le donne a scegliere tra carriera e maternità. Invece di pensare diversamente la carriera, queste imprese suggeriscono di posticipare la maternità. Non si fanno domande sul rischio biologico, etico e demografico di questo rinvio. Ancora una volta sono le donne a doversi adattare ai bisogni dell'impresa, e non il contrario. Le aziende non pensano mai di rimettere in discussione la gestione delle risorse umane, tenendo conto proprio di questi anni fondamentali per le donne : per esempio permettendo alle più giovani di cominciare la carriera prima dell'età della maternità. Né vogliono favorire una vera articolazione tra carriera e figli: i soldi del congelamento potrebbero servire invece a finanziare congedi o orari flessibili per entrambi i genitori o per introdurre misure in favore dei padri ed evitare la discriminazione verso le donne.
Il loro messaggio è chiaro: le donne che osano rimanere incinte tra i trenta e i quarantanni saranno emarginate. Che succederà dopo i quarant'anni se le donne che hanno accettato il "regalo" volessero scongelare i loro ovociti? Che misure saranno prese per permettergli di svolgere il ruolo di genitrici? Non saranno spinte a lasciare l'azienda nel momento più importante della loro carriera? A quel punto forse faranno la scelta opposta, e rischieranno di rinunciare una volta per tutte al desiderio di avere un bambino (Rachel Silvera, Libération, Francia)

MEDIO ORIENTE & AFRICA
PALESTINA
CISGIORDANIA/RAMALLAH
PROBLEMI DI CONNESSIONE / Essendo allergica alla gestione della casa, le interruzioni dei servizi di base (elettricità, acqua, internet, telefono) mi mettono in crisi. L'ultima sfida è stata la connessione a inter-net. Qui a Ramallah, dove vivo, salta abbastanza spesso a causa dei blackout. Domenica la connessione è mancata per più di due ore e ho capito che dovevo attivarmi. Ho chiamato l'azienda privata che gestisce la mia connessione, ma l'operatrice mi ha spiegato che il problema non poteva essere risolto al telefono. Così un tecnico è venuto a casa mia e ha sistemato i cavi danneggiati dall'umidità. Finalmente riconnessa, mi sono chiesta: i servizi di base funzionerebbero così bene anche sotto l’occupazione israeliana diretta? I fallimenti politici dell'Autorità palestinese inducono molti palestinesi a pensare che bisognerebbe semplicemente "restituire le chiavi" a Israele. Fino a vent'anni fa telefono, acqua ed elettricità erano gestiti dall'esercito. Vogliamo davvero tornare a quei tempi, quando ogni nuova linea telefonica doveva essere autorizzata dal comando militare, per non parlare di una connessione internet, della riparazione di una buca o della costruzione di un marciapiede? La verità è che i servizi di base funzionano piuttosto bene nelle enclave palestinesi nate grazie al processo di Oslo. La combinazione tra interessi privati e opportunità di lavoro per i giovani garantisce una specie di normalità. Normalità in un'enclave, come ossimoro none c’e’ male. (di Amira Hass)
(Ramallah (in arabo: رام الله, Rām Allāh, che significa "Monte di Dio" o, più propriamente, "Casa di Dio") è una città palestinese di circa 27.092 abitanti, situata nel centro della Cisgiordania, circa 18 km a nord di Gerusalemme. Gli arabi palestinesi considerano come loro capitale al-Quds (lett. "la Santa", cioè Gerusalemme). Ciò nondimeno, la perdurante situazione di precarietà e di conflitto con lo Stato d'Israele, unitamente alla sostanziale assenza di un vero e proprio Stato palestinese)

ISRAELE
In un presunto attacco terroristico, un palestinese ha investito e ucciso con la sua auto una neonata e ha ferito altre otto persone a una fermata del tram a Gerusalemme. ( di Amira Hass)

LIBIA
TRIPOLI
L'«esecutivo» spedisce l'esercito a Tripoli
Un comunicato apparso sul sito web del governo libico informa che l'esecutivo ha dato «ordine alle forze dell'esercito, sotto il comando dello Stato maggiore, di avanzare verso Tripoli per liberare la città e le sedi delle istituzioni dai gruppi armati». 11 testo inoltre esorta i cittadini di Tripoli e dei dintorni a unirsi all'esercito «per liberare loro stessi, le famiglie e la loro città dalle forze opprimenti e ingiuste». Ovvero le milizie islamiste, che controllano quartieri e palazzi pubblici nella capitale libica. Il generale al Sisi intanto ha smentito il coinvolgimento dell'Egitto nei raid aerei sul territorio libico contro i jihadisti.
BATTAGLIA PER BENGASI
A Bengasi, nell'est della Libia, sono morte almeno 75 persone nei combattimenti in corso dal 15 ottobre tra le truppe del generale Khalifa Haftar e le milizie islamiste della città, scrive il Libya Herald. Secondo il quotidiano, il 21 ottobre le forze filogovernative di Haftar controllavano l'8o per cento della città

TUNISIA
La Tunisia si prepara alle elezioni legislative del 26 ottobre. L'ultima settimana di campagna elettorale, dai toni molto accesi, è stata dominata dai due partiti più importanti del periodo postrivoluzionario: la formazione laica Nidaa Tounes, di Béji Caid Essebsi, e quella islamista Ennahda, di Rachid Ghannouchi. Secondo il quotidiano La Presse, i partiti tunisini non hanno mai speso tanto denaro per la comunicazione politica come quest'anno. I tunisini torneranno alle urne il 23 novembre per eleggere il presidente, che per la prima volta sarà scelto direttamente dagli elettori e rimarrà in carica cinque anni

BURKINA FASO
II 21 ottobre il governo ha annunciato un referendum per permettere al presidente Blaise Compaoré, al potere da 27 anni, di ricandidarsi nel 2015.
RDC
II 16 ottobre i ribelli ugandesi dell'Adf hanno ucciso 30 persone a Beni, nel Nord Kivu. Il giorno dopo ne hanno uccise altre 22 nel villaggio di Eringeti.

YEMEN
La lunga mano dell'Iran
Nello Yemen si moltiplicano le violenze, che dalla metà di ottobre hanno causato almeno 130 morti. I ribelli houthi provenienti dal nord del paese hanno conquistato nuovi territori (tra cui la città di Ibb) e si sono avvicinati alle regioni dove sono presenti i jihadisti di Al Qaeda nella penisola araba. Secondo Suhail news, gli houthi (sciiti, e quindi considerati vicini all'Iran) rap-presentano un grave pericolo per l'Arabia Saudita, che condivide una lunga frontiera con lo Yemen. L'editorialista di Suhail news scrive che l'Iran ha esteso la sua sfera d'influenza dall'Iraq alla Siria, dal Libano allo Yemen. Nella foto, manifestanti sciiti a Sanaa, il 18 ottobre 2014.

MOZAMBICO
Risultati contestati
Il principale partito d'opposizione, la Resistenza nazionale mozambicana (Renamo), ha contestato i risultati delle elezioni del 15 ottobre e ha chiesto di ripetere il voto, scrive il sito Afrik. Secondo il portavoce della Rena-mo, le elezioni sono state caratterizzate da irregolarità e brogli. I risultati parziali delle presidenziali danno Filipe Nyusi, il candidato del partito Fronte di liberazione del Mozambico (Frelimo), vincitore con il 63 percento dei voti, contro il 29,4 per cento di risolto al telefono. Così un tecnico è venuto a casa mia e ha

ASIA & PACIFICO
AUSTRALIA
Per non discriminare le donne di religione islamica, il 20 ottobre il parlamento ha rinunciato a un progetto che avrebbe introdotto restrizioni all'accesso di visitatori con il volto coperto.

GIAPPONE
ABE PERDE DUE MINISTRE
Meno di due mesi dopo la loro nomina, il 20 ottobre due delle cinque ministre del governo di Shinzò Abe si sono dimesse. Yùko Obuchi, ministra dell'economia, del commercio e dell'industria, ha lasciato l'incarico perché accusata di irregolarità nell'uso dei fondi politici tra il 2009 e il 2012. Midori Matsushima ministra della giustizia, si è dimessa dopo che l'opposizione l'ha accusata di donazioni illegali per aver fatto distribuire dei ventagli con il suo volto stampato sopra durante le feste popolari nel suo collegio elettorale di Tokyo. È un duro colpo per Abe, che ha messo la promozione del ruolo delle donne nella società in cima al suo programma politico.
TOKIO
ILJIHADCOME ALTERNATIVA
L'n ottobre un ragazzo di 23 anni è stato fermato dalla polizia perché si stava preparando ad andare in Siria a combattere con l'organizzazione Stato islamico. Pochi giorni prima era stato interrogato uno studente dell'università di Hokkaido con le stesse intenzioni. In base ai dati del ministero, da settembre sono state individuate almeno nove persone che volevano unirsi ai jihadisti. In tutti i casi si trattava di persone non musulmane in cerca di una nuova esperienza o di un'alternativa al suicidio. Alla base di questa scelta, scrive l'edizione giapponese di Newsweek, c'è un forte disagio e la ricerca di una semplificazione delle categorie del bene e del male in una società percepita come sempre più complessa.


SRI LANKA
ELEZIONI ANTICIPATE
DUE ANNI PRIMA DELLA FINE DEL SUO SECONDO MANDATO, il 20 ottobre il presidente Mahinda Rajapaksa ha annunciato che gli srilanchesi torneranno alle urne a gennaio. La notizia arriva in un momento in cui la popolarità del presidente è in calo. "Nessuno vuole le elezioni, tranne lui e la sua famiglia", scrive il Colombo Telegraph. Con una modifica alla costituzione fatta dopo la sua rielezione nel 2009, Rajapaksa ha tolto il limite ai mandati presidenziali.

HONG KONG
GOVERNO: «DIALOGO, NEI LIMITI DELLA LEGGE». Ieri a Hong Kong, in diretta televisiva, c'è stato il primo confronto pubblico tra esponenti del governo e studenti. Carrie Lam, la numero due del governo della Speciale Regione Amministrativa (Sar) di Hong Kong, ha affermato di riconoscere «la legittimità delle proteste dei manifestanti» ma ha sottolineato che esse devono restare «entro i limiti della legge». Alex Chow della Federazione degli Studenti ha sostenuto che «molta gente ha aspettato per lungo tempo che si svolgesse questa conversazione, la gente sente che la società è in crisi e che deve uscire fuori e combattere». Il capo del governo di Hong Kong, il «chief executive» Leung Chun-ying ha affermato in un'intervista pubblicata ieri da alcuni media internazionali che la democrazia ad Hong Kong «non è possibile» perchè porterebbe «i poveri al posto di comando». Leung. del quale i manifestanti chiedono le dimissioni, ha deciso di non prendere parte ai colloqui.

UN INCONTRO INUTILE
Il 21 ottobre, per la prima volta dall'inizio delle manifestazioni, cinque rappresentanti degli studenti che da più di un mese occupano le strade di Hong Kong hanno incontrato una delegazione delle autorità cittadine. Gli studenti hanno ribadito la volontà che Pechino conceda agli abitanti dell'ex colonia britannica la libertà di votare il loro governatore a partire dal 2017. Secondo le regole attuali, infatti, gli elettori di Hong Kong potranno scegliere tra una rosa di candidati approvati da Pechino. Sia le autorità della città sia quelle della Cina continentale sono state irremovibili e il faccia a faccia si è concluso con un nulla di fatto. "Dato l'atteggiamento poco positivo degli studenti durante i colloqui, non si sa quanto durerà l'occupazione", commenta il Global Times. Il quotidiano in inglese vicino a Pechino mette in guardia i manifestanti dal rischio "di essere strumentalizzati da forze tradizionalmente anticinesi come i separatisti tibetani, uiguri e taiwanesi, i devoti della setta Falung gong e gli attivisti per la democrazia". L'incontro è stato preceduto dalle polemiche scatenate da un'intervista che il governatore di Hong Kong, Cy Leung, ha rilasciato a tre giornalisti occidentali. Per sostenere l'inopportunità delle elezioni libere a Hong Kong, Leung ha detto che il rischio è di consegnare il potere alla metà della popolazione più povera, che perseguirebbe politiche populiste come la creazione dello stato sociale. Finora, invece, il comitato di 1.200 esponenti di diversi settori della società incaricato di scegliere il governatore garantiva equità. "Forse Leung pensa che più provoca i cittadini, più il caos aumenterà e più potrà rafforzare il suo potere", commenta l'Apple Daily, il quotidiano schierato con i manifestanti. "Leung dev'essere molto stressato. Ha mostrato alle future generazioni di politici come non si deve parlare ai mezzi d'informazione", scrive il South China Morning Post.

VIETNAM
II 21 ottobre la famiglia del blogger Dieu Cay, in carcere da otto anni, ha fatto sapere che il dissidente è stato liberato e si trova negli Stati Uniti.

AFGHANISTAN
Produzione di oppio a livelli record
Nonostante i 7,6 miliardi di dollari spesi dagli Stati Uniti per la lotta al narcotraffico dal 2002 a oggi, le ter-re afghane riservate alla coltura dell'oppio hanno raggiunto un livello record nel 2013, superando con 209.000 ettari i 193.000 ettari del 2007. Lo denuncia un rapporto inviato alle autorità americane dall'Ispettore generale speciale per la ricostruzione in Afghanistan (Sigar), John Sopko. 1209.000 ettari su cui è cresciuto il papavero da oppio, precisa il rapporto, rappresentano un incremento del 36% sul 2012 e si trovano principalmente nel sud (Kandahar ed Helmand) e nel sudest dell'Afghanistan. Ma anche in province, come Nangarhar, dove normalmente non veniva impianta-to il papavero. I primi dati relativi al 2014 lasciano intendere, sostiene il Sigar, che l'area di coltivazione si estenderà ulteriormente. Il valore dell'oppio e dei suoi derivati è ammontano in Afghanistan nel 2013 a tre miliardi di dollari, contro i due miliardi raggiunto l’anno precedente . Tale denaro e per lo più utilizzato da narcotraffico , ma anche dai telebani , che finanziano in questo modo il loro sforzo bellico.

PAKISTAN
II 21 ottobre i ribelli taliban hanno destituito il loro portavoce Shahidullah Shahid che il 4 ottobre aveva dichiarato di sostenere il gruppo Stato islamico.

AMERICA CENTRO-MERIDIONALE
AMERICA LATINA
ELEZIONI COMITES: IL MAIE PRESENTA LISTE IN SUDAMERICA CON RECORD DI RACCOLTA FIRME
SONO SCADUTI DOMENICA SCORSA I termini per la presentazione delle liste di candidati in vista delle elezioni per il rinnovo dei Comites del 19 dicembre. Il Movimento associativo italiani all’estero ha presentato liste proprie in Sudamerica, raggiungendo un vero record di raccolta firme, soprattutto in alcune circoscrizioni consolari, dove si è registrato un numero di sottoscrizioni ampiamente superiore a quelle necessarie, come ad esempio a Buenos Aires (249 firme raccolte), La Plata (370), Córdoba (400), Rosario (282) e Bahía Blanca( ben 211 e qui ne necessitavano solo 100).
Peraltro, oltre nelle già nominate, il MAIE ha presentato i propri candidati – con le relative sottoscrizioni - anche nelle circoscrizioni consolari di Morón, Lomas de Zamora, Mendoza, Mar del Plata, Montevideo, Porto Alegre, Curitiba, Asunción, Lima, Caracas e Maracaibo.
L’on. Ricardo Merlo, soddisfatto per questo risultato straordinario, ha inviato un messaggio di ringraziamento a tutti coloro che si sono impegnati in questi giorni a mobilitare la collettività, non solo in Sudamerica, ma anche in Europa, Australia e Nordamerica: “ Ringrazio tutti i nostri dirigenti, coordinatori e sostenitori delle liste MAIE nel mondo per la grande partecipazione alla prima tappa di questa competizione elettorale: la raccolta delle sottoscrizioni” ha detto il Presidente Merlo.
“Anche se queste elezioni sono un banco di prova molto impegnativo, a causa delle modalità con cui sono state organizzate, con questa presenza corale il MAIE ha dato dimostrazione che intende partecipare massivamente per vincere in ogni circoscrizione consolare. Ora passiamo alla seconda fase, quella di promuovere la partecipazione e la registrazione dei votanti.
Quindi, confidando nello stesso entusiasmo e impegno finora dimostrato, invito tutti i militanti MAIE e le associazioni di volontariato che ci seguono – e che sono da sempre il nostro punto di riferimento - a partecipare a questa nuova sfida

VENEZUELA
VENEZUELA, IN MIGLIAIA SFILANO CONTRO LE STRAGI DEL PARAMILITARISMO DELLA DESTRA
DIVERSE MIGLIAIA DI SOSTENITORI DEL GOVERNO VENEZUELANO HANNO PRESO PARTE IERI A UNA MARCIA FINO AL PARLAMENTO DI CARACAS PER PROTESTARE CONTRO "IL FASCISMO E IL TERRORISMO". LA MARCIA È STATA INDETTA IN SEGUITO ALL'UCCISIONE DI ROBERT SERRA, DEPUTATO DEL PARTITO SOCIALISTA UNITO DEL VENEZUELA (PSUV) E DELLA SUA COMPAGNA.
I chavisti sospettano che il duplice omicidio, avvenuto lo scorso primo ottobre, sia opera di gruppi paramilitari di destra.
Serra aveva 27 anni ed era il parlamentare più giovane della storia del Venezuela. Eletto nel 2012, era conosciuto per i suoi veementi attacchi contro gli oppositori del presidente Nicolas Maduro, di cui era un fedele alleato.
"Non esiste un'arma più efficace contro il para militarismo che la mobilitazione popolare: il popolo in strada", ha detto Diosdado Cabello, presidente del parlamento. Maduro, che ha partecipato personalmente alla manifestazione, ha denunciato che Serra è stato ucciso da un gruppo il cui leader era il responsabile della sua scorta, che sarebbe stato reclutato da un paramilitare colombiano, sostenendo che l'omicidio del dirigente fa parte di una campagna terrorista promossa dall'opposizione con l'assistenza di gruppi armati del paese vicino.
CARACAS
Dal 2015, per due anni, il Venezuela occuperà uno dei dieci seggi non permanenti al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite", scrive El Universal. Il 16 ottobre Caracas ha ottenuto il voto favorevole di 181 paesi. L'ambasciatrice degli Stati Uniti davanti all'Onu ha dichiarato che le violazioni dei diritti umani in Venezuela contrastano con i princìpi su cui si fonda l'organizzazione stessa. Il 20 ottobre Zeid Raad al Hussein, l'alto commissario per i diritti umani, ha espresso preoccupazione per la detenzione del leader dell'opposizione Leopoldo Lopez e ha chiesto al Venezuela la sua liberazione immediata.

CUBA
IN PRIMA LÌNEA CONTRO L'EBOLA / "Il 20 ottobre, in una riunione dei paesi dell'Alleanza bolivariana per le Americhe (Alba) all'Avana, il presidente cubano Raul Castro ha annunciato l'invio di due nuovi gruppi di medici in Africa occidentale per sostenere la lotta contro l'ebola e ha esposto un piano d'azione per proteggere dal virus i paesi della regione", scrive Milenio. In un editoriale del 19 ottobre il New York Times ha sottolineato lo sforzo di Cuba nella lotta contro l'ebola: insieme a qualche ong, è l'unico paese a mandare medici sul posto.

MESSICO
MESSICO, ARRESTATO UN CAPO DEI NARCOS SOSPETTATO DI AVER FATTO SPARIRE I 43 STUDENTI
La polizia messicana ha arrestato il capo dei 'Guerreros Unidos', la banda di narcotrafficanti sospettata di aver fatto sparire 43 studenti di una scuola rurale nello stato meridionale messicano di Guerrero. Sidronio Casarrubias e' stato arrestato ad un posto di blocco sulla strada che collega Citta' del Messico con la vicina Toluca.
I 'Guerreros Unidos' si sono formati dopo la scissione del cartello dei fratelli Beltran Leyva, il cui capo e' stato arrestato il 2 ottobre scorso a San Miguel de Allende.
La banda di narcotrafficanti e' sospettata di essere la responsabile della strage di Iguala, nello stato di Guerrero, dove lo scorso 23 settembre un gruppo di studenti che partecipavano a una manifestazione di protesta e' stato attaccato da alcuni agenti della polizia municipale spalleggiati da uomini armati: 43 giovani sono spariti nel nulla dopo l'attacco, che ha causato sei morti. Migliaia di persone hanno manifestato ieri ad Acapulco, la principale citta' dello stato di Guerrero, per chiedere alle autorita' di fare piena luce sul caso degli studenti scomparsi. I manifestanti invocavano le immediate dimissioni del governatore di Guerrero, Angel Aguirre, del Partito della rivoluzione democratica (Prd, di sinistra), la stessa formazione alla quale appartiene Jose' Luis Abarca, il sindaco di Iguala latitante dal giorno della scomparsa degli studenti. Abarca e' sospettato di aver consegnato gli studenti ai sicari dei 'Guerreros Unidos'.
Il presidente messicano Enrique Pena Nieto ha inviato ad Iguala l'esercito ed una squadra di esperti per coordinare le ricerche degli studenti 'desaparecidos'. Finora, a riprova delle collusioni e delle complicità tra alcuni settori della polizia e la criminalità, sono stati arrestati dalle forze speciali ben trenta agenti di polizia. Nelle tombe clandestine scoperte finora sono stati ritrovate almeno 28 persone, finora non identificate, ma che secondo gli esperti non sarebbero gli studenti spariti lo scorso 26 settembre. In Messico, ben 26 mila persone sono scomparse senza lasciare traccia negli ultimi 10 anni di guerra contro i narcotrafficanti.
I vescovi messicani e le associazioni di imprenditori hanno manifestato la solidarieta' alle famiglie degli scomparsi, segnalando che da mesi avevano denunciato episodi di collusio i ne fra i cartelli dei narcos ed i poteri locali a Guerrero.
La vicenda dei 43 "desaparecidos" ha scatenato proteste, sfociate anche in scontri violenti, non solo a Chilapasingo, capitale dello stato di Guerrero (dove si trova Iguala) ma anche nella capitale federale, Città del Messico, dove i manifestanti esigono al governo centrale di chiarire il caso. (internazionale | Autore: fabrizio salvatori )
MESSICO
LE COLPE DEL GOVERNO ( Proceso, Messico) / La scomparsa di 43 studenti a Iguala, nello stato di Guerrero, è un caso di sparizione forzata. Lo ha dichiarato il 20 ottobre Jesús Peña, rappresentante aggiunto in Messico dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, al termine di una riunione a porte chiuse con la commissione d'inchiesta che indaga sui fatti di Iguala. I ragazzi sono scomparsi il 26 settembre dopo uno scontro con la polizia locale. Il governo di Enrique Peña Nieto ha ordinato alla polizia federale di prendere il controllo di 12 municipi dello stato. Ma il settimanale Proceso critica il presidente per come ha gestito la vicenda. Peña Nieto, ha detto un deputato del Partito della rivoluzione democratica alla rivista, sapeva dal 2013 che gran parte del territorio di Guerrero era controllato dalla criminalità organizzata, con ramificazioni nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine. Indagare è difficile, spiega la giornalista Marcela Turati: "In questo luogo un tempo famoso per le sue miniere d'oro e oggi noto per le fosse piene di cadaveri, poche persone sono disposte a parlare. O fanno parte del cartello dei Guerreros unidos o sanno quanto sia rischioso aprire bocca".

BRASILE
II 26 ottobre Dilma Rousseff e Aécio Neves si sfideranno nel secondo turno delle elezioni presidenziali.

CILE
Cristian Labbé, ex guardia del corpo e ministro di Augusto Pinochet, è stato arrestato il 20 ottobre con l'accusa di aver partecipato all'omicidio di 13 persone all'epoca della dittatura.

L’URUGUAY
SCEGLIE IL SUCCESSORE DI MUJICA
IL 26 ottobre i cittadini dell'Uruguay votano per eleggere il successore di José "Pepe" Mujica, e il Frente amplio (la coalizione di sinistra al governo) ha tutte le carte per mantenere la presidenza per altri cinque anni. La sua base elettorale è forte, l'economia continua a crescere, la povertà si è ridotta e il governo ha ottenuto molti attestati di stima all'estero. Saranno elezioni noiose e dal risultato scontato, pensano in molti. Ma secondo gli ultimi sondaggi, tutto il capitale politico, economico e sociale accumulato in questi anni dal Frente amplio non basta a garanti-re la vittoria del suo candidato, l'ex presi-dente Tabaré Vàzquez.
Come sta succedendo al Partito dei la-voratori in Brasile, dove il 26 ottobre la presidente Dilma Rousseff lotterà all'ultimo voto con il socialdemocratico Aécio Neves, per la prima volta dal 2005 il predominio politico del Frente amplio sembra vacillare. Ma, a differenza del Brasile, in Uruguay la crescita economica non si è mai fermata.
Allora perché Tabaré Vàzquez, che nel 2010 aveva chiuso il suo mandato con un indice di gradimento molto alto, non è sicuro di essere rieletto al primo turno o al ballottaggio del 30 novembre? Secondo gli analisti politici, dipende dalle nuove richieste dei cittadini, da un certo logoramento del governo, dall'approccio difensivo di Vàzquez e soprattutto dalla comparsa di un avversario giovane che ha obbligato il Fren-te amplio a non cantare vittoria troppo pre-sto. Luis Lacalle Pou, 41 anni, è il candidato del Partido nacional e ha sorpreso tutti vincendo le primarie interne al suo partito a giugno.
"Nonostante i successi del Frente amplio, la politica uruguaiana è competitiva e le elezioni sono sempre state combattute", spiega Ignacio Zuasnàbar, responsabile dei sondaggi Equipos Mori. "Inoltre, l'Uru¬guay è un paese insoddisfatto, dove le aspettative sono molto alte anche quando il partito al governo ha fatto bene. Negli ultimi sessant’anni nessuna forza politica al governo ha aumentato i suoi voti da un'elezione all'altra". Dopo dieci anni di crescita e stabilità economica, il Frente amplio non ha saputo andare incontro ad alcu-ne richieste dei cittadini. "Gli uruguaiani non credono che le cose vadano male, ma neanche abbastanza bene da poter inserire il pilota automatico. Le esigenze sono cambiate", sostiene Zuasnàbar. Le priorità ora sono la sicurezza e l'istruzione. Ventimila furti all'anno e un omicidio al giorno superano la soglia di tolleranza di una società abituata a vivere tranquilla. Lo stesso vale per l'istruzione: nei test internazionali Pisa del 2012, l'Uruguay si è piazzato al55°posto su 65 paesi. E ha perso anche contro se stesso, perché quella del 2012 è stata la performance peggiore dal 2003.
AD ARMI PARI
"Alcuni episodi hanno messo in cattiva luce il governo, per esempio la chiusura della compagnia aerea di bandiera Pluna, che è stata gestita male e ha portato il presidente del Banco República e il ministro dell'economia in tribunale. Anche il Frente amplio, famoso per l'impeccabile gestione della cosa pubblica, mostra qualche crepa", ha spiegato alla Nación il politologo Daniel Chasquetti a proposito dello scandalo che ha coinvolto il partito alla fine del 2013. Secondo Chasquetti, gli uruguaiani potrebbero essersi stancati di vedere sempre le solite facce. Vázquez ha governato dal 2005 al 2010, poi è stato eletto José Mujica e ora si ricandida Vázquez. Al loro fianco c'è stato sempre Danilo Astori, prima come ministro dell'economia e poi come vicepresidente.
In campagna elettorale Vázquez ha speso più tempo a difendere i meriti della sua amministrazione e di quella di Mujica che a proporre soluzioni all'altezza delle aspetta-tive dei cittadini. Così Lacalle Pou ha trova-to la strada spianata. Ha riconosciuto i suc-cessi del governo di Mujica e ha costruito la sua campagna sullo slogan "Por la positiva" (In positivo). Il candidato del Partido nacional "propone piccole modifiche alla linea politica del Frente amplio. L'eccezione più significativa riguarda l'istruzione", spiega il politologo Adolfo Garcé. "Ma sul lavoro, sulle politiche sociali o sulla politica estera non ci sono grandi differenze di fondo", continua. L'idea sembra essere: "Miglioriamo quello che già c'è, facciamo quello di cui c'è bisogno". Semplice, ma efficace per lottare ad armi pari per la presidenza dell'Uruguay. (Ramiro Pellet Lastra, La Nación, Argentina)

AMERICA SETTENTRIONALE
CANADA
SPARI IN PARLAMENTO
Il 22 ottobre alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco dentro e fuori il parlamento canadese, a Ottawa, uccidendo un soldato. Uno degli attentatori è stato ucciso. Due giorni prima Martin Rouleau, un uomo di 25 anni convertito all'islam e simpatizzante dello Stato islamico, aveva investito volontariamente due soldati in Quebec, uccidendone uno. In seguito Rouleau è stato ucciso dalla polizia.

USA
SCOPERTI DECINE DI NAZISTI TEDESCHI A LIBRO PAGA DELL'INPS AMERICANO - EX MILITARI TEDESCHI SOSPETTATI DI CRIMINI DI GUERRA ED EX SS CHE OPERARONO NEI LAGER NAZISTI SI GODONO ORA LA PENSIONE A SPESE DEI CONTRIBUENTI AMERICANI. E' LA RIVELAZIONE SHOCK DELL'AGENZIA ASSOCIATED PRESS, DOPO DUE ANNI DI INDAGINI, INTERVISTE E DOCUMENTI. (Internazionale | Autore: fabrizio salvatori)
Tra questi ci sono soldati delle SS che facevano la guardia ai campi dove sono morti milioni di ebrei, soldati che hanno partecipato allo sterminio del ghetto di Varsavia dove furono uccisi 13 mila ebrei, e un collaboratore dei nazisti che rese possibile l'arresto e l'esecuzione di migliaia di ebrei in Polonia.
Tra coloro che sono ancora in vita e' il caso dell'ex guardia di Auschwitz Jakob Denziger, 90 anni, che dopo aver realizzato il sogno americano, nel 1989 ha dovuto lasciare gli Stati Uniti a causa della cosiddetta pratica 'Nazi Dumping', ossia lo sbarazzarsi dei nazisti sospettati di crimini di guerra. Dopo aver fatto le valigie ed essere fuggito in Germania, Denziger si e' stabilito in Croazia e tutt'oggi riceve ben 1.500 dollari al mese dalla Social Security americana, circa il doppio di quanto prende in media un operaio croato. Ci sono poi Peter Mueller, 90 anni, ex SS in un campo di concentramento in Francia tornato in Germania dagli Usa nel 1994; e Wasyl Lytwyn, 93 anni, anche lui ex SS che partecipo' alla strage di ebrei a Varsavia e che oggi vivrebbe in Ucraina; e infine Martin Hartmann, 95 anni, una guardia del campo di concentramento di Sachsenhausen, alle porte di Berlino, citta' in cui e' tornato dopo aver lasciato gli Usa.
Secondo l'inchiesta, il governo americano ha continuato a versare milioni in pensioni a decine di nazisti espulsi dagli Stati Uniti quando si decise di privare loro della cittadinanza americana perche' sospettati di crimini di guerra. Nazisti entrati negli Usa mentendo sul loro passato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le pensioni venivano erogate con la benedizione del Dipartimento della Giustizia di Washington che le usava come una sorta di merce di scambio per i nazisti che accettavano di andarsene dal Paese, oppure che semplicemente scappavano prima di essere deportati. L'Associated Press scrive che la pratica di elargire pensioni era un modo per sbarazzarsi rapidamente di sospetti criminali. L'appiglio, infatti, consentiva alle autorita' americane di evitare lunghi e costosi processi per la deportazione che potevano andare avanti per anni prima di costringere il sospettato a lasciare il Paese. Oppure si poteva correre il rischio di perdere il processo e quindi lasciare che sospetti criminali, complici diretti o indiretti dello sterminio di milioni di ebrei, continuassero a vivere su suolo americano. Dal 1979 almeno 38 dei 66 sospettati mandati via dagli Usa hanno mantenuto la loro pensione. E ad oggi sono almeno quattro quelli ancora in vita che continuano a riceverla. Inutili i tentativi di porre fine a questa situazione a dir poco imbarazzante. L'ultimo tentativo falli' 15 anni fa.
Il figlio di Denzinger, che attualmente vive negli Stati Uniti, ha semplicemente detto che il padre si merita la pensione del governo americano perche' per anni ha pagato le tasse

USA/CUBA
EBOLA, GLI USA MANDANO I SOLDATI E CUBA? CUBA MANDA I MEDICI!
Mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanità recita il mea culpa per gli errori e i ritardi nell'affrontare il caso ebola, c'è chi ha dato la parola ai fatti: varie organizzazioni di volontariato, Medici Senza Frontiere per primi, ad esempio. Ma anche i medici cubani. NTERNAZIONALE | Autore: claudia galati
Pochissime testate italiane ne hanno parlato, e quasi tutte meno di una settimana fa (eccetto Contropiano.org). Eppure è ufficialmente da inizio ottobre che L'Avana - accogliendo l'appello delle Nazioni Unite e dell’Oms/World Health Organization alla comunità internazionale - continua ad inviare personale sanitario e medico in soccorso delle popolazioni dell'Africa occidentale colpite dall'ebola: attualmente si contano circa 461 professionisti, rendendo Cuba uno dei primi paesi mobilitatisi per affrontare l'epidemia e il paese maggiormente presente sul campo.
Medici, infermieri e operatori sanitari con almeno 15 anni di esperienza professionale che hanno “partecipato precedentemente a situazioni d’emergenza” e che hanno offerto “volontariamente la propria disponibilità” fino a sei mesi, ha fatto notare Roberto Morales Ojeda, ministro della Salute pubblica cubana. Il contingente sanitario viene inviato in Sierra Leone, Liberia e Guinea solo dopo aver ricevuto una formazione speciale nelle tecniche di contrasto al virus dell'ebola e di biosicurezza da esperti dell'Organizzazione Panamericana per la Salute e dall'Oms. Cuba è famosa in tutto il mondo per l’abilità di formare ottimi dottori e infermieri che partecipano spesso a operazioni umanitarie all’estero: ad oggi più di 50 mila dottori formati a Cuba lavorano in 66 paesi, 4 mila dei quali si trovano in 32 nazioni africane. Nel 2010 i medici cubani ebbero un ruolo fondamentale nel curare i pazienti con il colera dopo il terremoto di Haiti.
Proprio ieri l'Onu ha riconosciuto il ruolo e l'impegno di queste centinaia di professionisti nella lotta al virus che sta sempre più assumendo i contorni di una pandemia. Parlando a margine della conferenza stampa con l'agenzia cubana Prensa Latina, la direttrice generale dell’Oms Margaret Chan ha ringraziato Cuba “per essere il primo paese che raccoglie l’appello di Onu e Oms di fronte alla situazione in Africa Occidentale”. Inoltre, rivolgendosi al presidente Raúl Castro e a Fidel Castro ha affermato: “Per una nazione così piccola, la quantità di medici e infermieri che state inviando, così come la rapidità con cui avete risposto, sono davvero meravigliose. Cuba è mondialmente reputata per formare dei medici e degli infermieri eccellenti e per la generosità del suo aiuto verso altri paesi in sviluppo.” “Straordinario. Una dimostrazione di solidarietà, di fratellanza e un sostegno di prima classe”, ha aggiunto il coordinatore delle Nazioni Unite per la lotta all' ebola David Nabarro, esortando altri paesi “a portare un aiuto simile”.
"Una terribile epidemia si propaga oggi fra i popoli fratelli dell'Africa e ci minaccia tutti. Se questa minaccia non sarà arginata in Africa occidentale potrebbe diventare una delle pandemie più gravi della storia dell'umanità", ha dichiarato il presidente cubano Raul Castro inaugurando ieri all’Havana il Vertice straordinario dell’Alleanza bolivariana per i popoli della Nostra America-Trattato del commercio dei popoli (Alba-Tcp), riunione sollecitata da vari Paesi dell’area, alla quale hanno partecipato le autorità delle nazioni che hanno espresso la necessità di mettere in campo misure per il contenimento dell’epidemia e per combatterla in modo rapido ed efficiente. Al summit - il cui obiettivo è quello di "armonizzare i protocolli per proteggere la popolazione e prevenire la diffusione della malattia nei Paesi della regione", ha riferito in una nota il ministro degli Esteri cubano - erano presenti i nove capi di Stato dell'Alternativa bolivariana per le Americhe (Alba), blocco creato nel 2005 dai Paesi governati dalla sinistra, che oltre a Cuba comprende Venezuela, Ecuador, Bolivia, Nicaragua e diversi piccoli Stati caraibici. Anche Haiti, Grenada e Saint-Kitts e Nevis sono stati invitati. Presente anche la direttrice generale dell’Organizzazione Panamericana della Salute Carissa Etienne, la prima ad arrivare all’Avana, che ha enunciato: “Siamo qui per parlare con i capi di Stato anche di quello che sta facendo Cuba, un paese piccolo che si pone da esempio, per affrontare ebola. Ma anche per condividere la cooperazione tecnica dell’Ops e assicurarci che i paesi siano preparati di fronte a eventuali casi di ebola”.
Fidel Castro nei giorni scorsi ha scritto nell'articolo "L’ora del dovere" pubblicato su Granma, organo ufficiale del Comitato centrale del Partito Comunista cubano: “E’ oggi imprescindibile tendere la mano solidale della nazione cubana, dell’America Latina e dei Caraibi per frenare l’epidemia. Coopereremo con piacere con il personale nordamericano in questo compito perché la pace per il mondo è un obiettivo che si può e si deve perseguire”, annunciando che Cuba non si tirerà indietro dalla collaborazione con gli Stati Uniti nella battaglia contro il virus ebola, nonostante i decenni di storica reciproca avversione delle due nazioni. “Il nostro Paese non ha tardato un minuto a dare risposta agli organismi internazionali a fronte della richiesta di appoggio per la lotta contro la brutale epidemia che si è sviluppata in Africa occidentale. Inviare personale medico nei Paesi colpiti da maxi-emergenze sanitarie è ancora più duro che inviare soldati a combattere e anche a morire per una causa politica giusta”. Gli “eroi in camice bianco” sono “l’esempio più grande di solidarietà che possa offrire l’essere umano, soprattutto quando non è mosso da alcun interesse materiale”, ha sottolineato l’ex Lider Màximo.
Questo quadro di solidarietà cozza con le esternazioni di alcune settimane fa di Barack Obama, che aveva citato l’ebola come uno dei principali nemici della sicurezza degli Stati Uniti e del mondo intero ma, anziché decidere l’invio di finanziamenti e sostegno sanitario ai paesi colpiti dall’epidemia, aveva annunciato l’invio di 3 mila militari. Persino il New York Times in un editoriale di ieri ha evidenziato come i timori dei governi e dell’opinione pubblica per il virus ebola in Occidente non hanno determinato un’adeguata risposta dalle nazioni che avrebbero di più da offrire. Mentre gli Stati Uniti e molte altre nazioni ricche sono state più che disposte a stanziare fondi e inviare soldi, solo Cuba e poche organizzazioni non governative hanno inviato quello che davvero serve: personale medico qualificato sul campo. L’articolo inoltre fa notare come sia un peccato che gli Stati Uniti, il paese che sta donando più risorse per combattere l’epidemia di ebola, non abbia nessun rapporto diplomatico con Cuba, il paese che sta fornendo la più grande delegazione medico-sanitaria. Accogliendo le parole di Fidel Castro, anche il New York Times ha auspicato che l’epidemia di ebola possa portare a un cambio di atteggiamento da parte degli Stati Uniti nei confronti di Cuba.
Quello che colpisce maggiormente è il contrasto nel modo di affrontare la situazione. Come fa notare la testata statunitense MintPressNews, gli opulenti Stati Uniti hanno risposto all'emergenza ebola - come di consueto in ogni disastro umanitario - fornendo 156 milioni di dollari e l'invio di soldati, allo scopo di espandere le proprie conquiste imperiali mascherate da aiuti umanitari. Cuba al contrario ha messo in campo un "esercito di medici", mostrando maggiore senso pratico, assenza di secondi fini e soprattutto un diverso approccio sul tema della salute. Il libro: "Dottori rivoluzionari: come il Venezuela e Cuba stanno cambiando la concezione del mondo sull'assistenza sanitaria" (2011) di Steve Brouwer fornisce una comprensione approfondita sulle differenze tra un sistema medico basato sulla solidarietà socialista e uno basato sul profitto imperialista. Risultato della Rivoluzione cubana è stato il difficile processo di ricostruzione e ripensamento dell'assistenza sanitaria a favore della dignità umana. In estrema sintesi, la differenza tra i due sistemi può riassumersi nelle parole pronunciate da Fidel Castro nel 2010 riguardo il disastro umanitario di Haiti: “Noi inviamo dottori, non soldati!”

STATI UNITI
IL VIRUS DELL'ISTERISMO
Dal 22 ottobre i passeggeri che arrivano negli Stati Uniti dalla Sierra Leone, dalla Liberia o dalla Guinea devono fare scalo negli aeroporti di Chicago, New York Jfk, Newark, Washington e Atlanta, dove saranno sottoposti a una serie di controlli. Queste misure sono state introdotte dopo il contagio di tre persone negli Stati Uniti e la morte di Thomas Eric Duncan, un cittadino liberiano deceduto l'8 ottobre a Dallas. Il Partito repubblicano accusa il presidente Barack Obama di non contrastare adeguatamente la diffusione dell'ebola, e propone di vietare l'ingresso a tutte le persone che arrivano da paesi con alto tasso di contagio. "Ma secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, sarebbe un errore", spiega il Los Angeles Times. "Il divieto ostacolerebbe gli sforzi per mandare dottori e medicinali nei paesi che ne hanno bisogno e potrebbe spingere alcuni pazienti a nascondere la loro condizione, rendendo ancora più difficile individuare le persone infettate". La Bbc scrive che la paura sta sfociando nell'isterismo e nel razzismo: "Una scuola del New Jersey ha ordinato a due studenti del Ruanda (che si trova a più di quattromila chilometri dall'Africa occidentale) di rimanere a casa per 21 giorni. Un college del Texas ha rifiutato l'iscrizione di alcuni studenti provenienti dalla Nigeria (che ha debellato il virus) ".

(Le principali fonti di questo numero:
NYC Time USA, Washington Post, Time GB, Guardian The Observer, GB, The Irish Times, Das Magazin A, Der Spiegel D, Folha de Sào Paulo B, Pais, Carta Capital, Clarin Ar, Le Monde, Le Monde Diplomatique ,Gazeta, Pravda, Tokyo Shimbun, Global Time, Nuovo Paese , L’Unità, Internazionale, Il Manifesto, Liberazione, Ansa , AGVNoveColonne, ControLaCrisi e INFORM, AISE, AGI, AgenParle , RAI News e 9COLONNE".)

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