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IL TRAMONTO DELL’UMANO , e la METAMORFOSI DEL POSTUMANO
- Inserito il 18 febbraio 2014 alle 12:10:00 da guglielmoz. IT - CULTURA

Rosi Braidotti
E LA METAMORFOSI DEL POSTUMANO / Contrappunti.
La manipolazione del Dna, l’innesto di protesi meccaniche e il potenziamento delle facoltà cognitive sono fattori che hanno cancellato il confine tra natura e cultura.
E che spingono a elaborare una etica pubblica del postumano.
IL TRAMONTO DELL’UMANO,
FILOSOFIA. L'ultimo libro di Rosi Braidotti, «Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte», arriva in Italia tradotto da Derive e Approdi.
Una riflessione profonda sul presente che muta, cancellando ogni rigurgito di umanesimo.

1 - ROSI BRAIDOTTI E LA METAMORFOSI DEL POST UMANO
CONTRAPPUNTI. LA MANIPOLAZIONE DEL DNA, L’INNESTO DI PROTESI MECCANICHE E IL POTENZIAMENTO DELLE FACOLTÀ COGNITIVE SONO FATTORI CHE HANNO CANCELLATO IL CONFINE TRA NATURA E CULTURA. E CHE SPINGONO A ELABORARE UNA ETICA PUBBLICA DEL POSTUMANO.(di Benedetto Vecchi)
Un saggio ambizioso questo di Rosi Braidotti. La filosofa, di origine italiana ma cosmopolita per scelta, si propone infatti di gettare le basi di un pensiero filosofico materialista e femminista che consenta di uscire dai vicoli ciechi che il poststrutturalismo ha imboccato dopo avere sottoposto la critica l’umanesimo, considerato, nella genealogia proposta da Rosi Braidotti, un dispositivo teso a produrre soggettività «allineate» con il potere costituito. Il poststrutturalismo, e il pensiero femminista di fine Novecento, ha ritenuto che il «soggetto» proposto dalla filosofia occidentale sin dalla Grecia antica fosse animato da una vorace tensione universale che cancella differenze e punti di vista alteri rispetto a quelli dominanti. È stato poi compito dei movimenti sociali e femministi sottolineare che avesse un «profilo» invariabilmente occidentale e maschile.
L’INGANNO DELL’UNIVERSALISMO
Questo non significa che non ci siano state articolazioni anche antitetiche nella sua concettualizzazione da parte di diverse scuole di pensiero. Per Braidotti, però, il soggetto caro alla filosofia occidentale è stato una cortina fumogena tesa a occultare gerarchie e rapporti di potere presenti nelle società. E se il femminismo ha letto il conflitto tra i sessi a partire di un punto di vista politico partigiano, quello delle donne, i movimenti postcoloniali hanno sottoposto a critica la pretesa normativa dell’universalismo occidentale nei confronti di uomini e donne non occidentali.
Rosi Braidotti non ha mai nascosto i debiti nei confronti della tradizione filosofica. Nel suo posizionamento rispetto ad essa non ha mai taciuto di aver attinto al pensiero illuminista, né ha mai taciuto la sua collocazione politica, che l’ha portata a leggere con attenzione i testi del pensiero critico, sia nella sua versione marxiana che francofortese. In questo Postumano si dilunga diffusamente sulla cangiante costellazione culturale che ha orientato il suo percorso teorico. Emerge una successione di testi e filosofi che può creare smarrimento, ma che per Rosi Braidotti è da intendere come un metodo per segnalare le tappe, mai un punto di arrivo della sua produzione teorica. In fondo, è suo quel concetto di soggetto nomade che ha appartenenze multiple, sempre in divenire, che può tuttavia «posizionarsi» criticamente rispetto il reale.
Nel «postumano» proposto dalla filosofa italiana occupano un posto rilevante le trasformazioni intervenute da quando la scienza e la tecnologia sono sempre più usate per potenziare il corpo umano o per prolungare la vita biologica di uomini e donne. Sono temi che Rosi Braidotti ha affrontato spesso nel suo percorso teorico. Sono note le sue riflessioni sulla figura del cyborg, così come le sue incursioni nel territorio pieno di insidie della manipolazione biotecnologica del corpo. Ogni volta sono state messe in discussione le coppie analitiche di natura e cultura, di naturale e artificiale. Ma mai la filosofa italiana ha superato il confine che distingue l’umano dall’inumano. Con questo libro, il confine è invece oltrepassato. Affermare che occorre fare i conti con il postumano significa quindi inoltrarsi in un territorio abitato da essere viventi che sono il prodotto di una manipolazione tecnologica dei materiali biologici che compongono il proprio corpo. Sono cioè corpi assemblati, scomposti e ricomposti. La tecnologia è da interpretare sia come una protesi che innesto nel corpo. La manipolazione del Dna, invece, consente di modellare il corpo come meglio si crede; lo stesso si può dire per la medicina, che non solo consente di prolungare la vita biologica, ma di scomporre la morfologia del corpo umano. Tutto ciò, sottolinea, Rosi Braidotti modi-fica, trasforma, sovverte la produzione della soggettività, cioè il modo di stare al mondo di uomini e donne. In altri termini, la figura di Proteo non ha nulla delle caratteristiche drammatiche della tradizione filosofica greca. Una volta che si è appropriato della conoscenza prerogativa degli dei, l’essere umano è diventato un ibrido di materiale organico e inorganico che modifica a sua immagine e somiglianza la natura. Può quindi fare a meno degli dei, al punto che può sconfiggere la morte.
Rosi Braidotti non è una nichilista che vuole legittimare la realtà. Vuol delineare i campi di inter-vento di una etica pubblica della condizione post umana, che viene continuamente qualificata – nel volume sono presenti più definizioni del postumano, proprio a sottolineare che la sua è una ricognizione sempre in divenire delle diverse teoriche sul postumano — e interrogata nelle sue conseguenze. È cioè consapevole della necessità di regolamentare, ad esempio, la manipolazione del Dna, ma avverte che questo non può significare porre dei limiti alla ricerca scientifica. Allo stesso tempo l’elaborazione di una etica pubblica sul postumano deve evidenziare il lato oscuro, cioè la riduzione del corpo a merce che può essere scomposta, smembrata, venduta e riassemblati secondo rapporti di potere che vede sempre dei dominanti e dei dominati. Anche in questo caso, però, non possono essere posti dei limiti alla autodeterminazione del proprio corpo. È su questo doppio movimento – libertà di manipolare il corpo e rapporti di potere esistenti nel vivere in società — che una filosofia materialistica del postumano deve prendere posizione.

L’ORGANICO E L’ARTIFICIALE
Un libro dunque ambizioso e importante, perché teso ad evidenziare appunto le trasformazioni avviate dall’uso intensivo della scienza e della tecnologia. Rosi Braidotti ritiene infatti che integrazione tra organico e artificiale sia già alle nostre spalle. Il pensiero critico devo quindi indagare le trasformazione già intervenute. Sulla riduzione del corpo umano a macchina l’analisi di Rosi Braidotti è puntuale. Significative sono anche le pagine dedicate alla produzione di soggettività. Assente, però, è come il postumano sia una componente fondamentale della produzione di ricchezza. Il cyborg, così come il soggetto nomade, sono fattori costituenti del regime di accumulazione capitalistico. Il potenziamento delle facoltà manuali e cognitive degli umani è ovviamente funzionale a ritmi di lavoro sempre più intensi e a processi produttivi sempre più complessi. Inoltre, la mappatura del Dna diventa la condizione necessaria sia per lo sviluppo di nuovi settori economici che per innovare l’industria farmaceutica. Allo stesso tempo il soggetto nomade è la figura indispensabile per una economia fondata sulla flessibilità. Un’etica pubblica sul postumano non può dunque che prendere posizione su un regime di sfruttamento che fa della simbiosi tra umano e macchinico il suo tratto distintivo.

2 - IL TRAMONTO DELL’UMANO.
FILOSOFIA. L'ULTIMO LIBRO DI ROSI BRAIDOTTI, «IL POSTUMANO. LA VITA OLTRE L’INDIVIDUO, OLTRE LA SPECIE, OLTRE LA MORTE», ARRIVA IN ITALIA TRADOTTO DA DERIVE E APPRODI. UNA RIFLESSIONE PROFONDA SUL PRESENTE CHE MUTA, CANCELLANDO OGNI RIGURGITO DI UMANESIMO

«Una teoria della soggettività che sia al contempo materialista e relazionale, natural-culturale e capace di autorganizzazione è cruciale al fine di elaborare strumenti critici adatti alla complessità e alle contraddizioni del nostro tempo». Dichiarazione filosofica e politica che va presa seria-mente, se a farla è una pensatrice tra le più originali e brillanti della contemporaneità: rosi brai-dotti. Non fosse altro che quell’esigenza intorno alla soggettività significa ribadire la cifra che da anni accompagna tutti i suoi scritti. Con le riflessioni intorno al nomadismo, Braidotti ci ha infatti suggerito più volte l’articolazione di un soggetto capace di tenere testa al consistente e multiforme scenario che ci circonda. Ha saputo così restituire la scommessa di un divenire con cui dover fare i conti, insieme a una serie di interconnessioni da illuminare, spesso frante da forze che eccedono in numerose direzioni.
Nel suo nuovo volume, The Posthuman (Polity Press, 2013), prosegue il suo progetto di interrogazione sfrondando alcuni malintesi attorno appunto alla condizione post umana. Ci è dunque preziosa la recentissima traduzione italiana a cura di Angela Balzano, perché Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte (Derive Approdi, pp. 220, euro 17,00) risulta un contributo forte per confrontarsi con il presente. Ci si chiarirà meglio cosa si intende per postumano e si capirà che non si tratta di qualcosa meramente relegato alla lunga sequela di post, bensì a quell’oltre che riecheggia già nel sottotitolo.
Il postumano di cui intende occuparsi Braidotti non può che essere critico, lontano dal disfattismo relativista e nichilista ma anche dalla fede perniciosa verso l’individualismo. Nella costellazione genealogica della filosofa, continuano ad avere un posto prediletto la politica femminista della collocazione, il dibattito sull’Europa e dunque sulla cittadinanza flessibile, le posizioni postcoloniali e ovviamente i riferimenti a Foucault, Irigaray e Deleuze. Ciò detto, nelle cartografie proposte, l’assunto da cui si parte è una materia dotata di intelligenza, tradotta in un monismo che sistemi la differenza al di là dell’opposizione dialettica.
La riflessione è chiarita dalle prime pagine: la condizione post umana, carica spesso di posizioni difficili da conciliare, deve anzitutto tener conto del tramonto dell’umanesimo classicamente inteso al fine di discutere di una soggettività edificata sul materialismo vitalista, di chiara eredità spinozista, anche conosciuto come immanenza radicale o, come verrà precisato in seguito, realismo della materia. Si capisce bene come il taglio del postumano indichi anche un altro congedo: quello dall’antropocentrismo.
Tutto ciò attiene in qualche modo al tratto nomadico? Certo che sì. Il soggetto postumano di cui parla Braidotti non può che essere già nomade. E non unitario, relazionale, determinato nella e dalla molteplicità, responsabile e radicato. A questa altezza, la filosofa si confronta con alcuni aspetti specifici di un presente che muta repentinamente: dalla biogenetica alla necropolitica finanziaria e a una certa tanato logia dell’avanzamento capitalistico, fino alla mediazione tecnologica e informatica a volte sfrenate. Sono molte le eccedenze che il postumano fa emergere e che vanno dapprima scoperte e poi indagate. Colme di orizzonti da esplorare, non raccontano però solo dello sfascio che ci distingue ma della possibilità di situarci affermativamente attraverso una teoria critica e creativa, al tempo stesso capace di smarcarsi da approcci parziali; da quello reattivo che concerne la filosofia morale (Nussbaum) al più analitico che arriva dai science and technologies studies (Franklin, Lury e Stacey, ma anche Rose e Verbeek).
Braidotti sta invece dalla parte di una teoria che declini l’alfabeto della radicalità anti umanista, e che non patisca per la fine dell’Uomo come canone vitruviano di perfezione, o costrutto sociale universalista, violento e nello specifico eurocentrico. Perché è proprio in quel sollievo che alberga la speranza di non abbandonarsi alla deriva di qualche cosa che sì, dovrebbe proprio atterrirci: il disumano e le sue aberrazioni.
Gli esempi offerti dalla filosofa sono molti ma citiamo per esempio la replicazione e appropriazione della morte, le torture manipolatorie e i cannibalismi inferti ai viventi – umani e non. Tanto per tracciare una prima mappa di orientazione. «Il sapere postumano – e i soggetti che ne sono portatori» sottolinea «sono caratterizzati da una aspirazione di fondo verso i principi che tengono unita la comunità, e tentano pertanto di evitare le trappole della nostalgia conservatrice e dell’euforia neoliberale».
In questo senso, la condizione post umana è intravista come un’occasione per trovare nuovi schemi di sapere e risorse di auto rappresentazione diversi da quelli correnti. Fino al ripensamento delle stesse scienze umane, prossime all’estinzione se non saranno capaci di seguire un processo sostanziale di trasformazione che il presente chiede con il salto in una più efficace multiversità.
Nel complesso processo di metamorfosi, Braidotti invita così ad attrezzarci di strumenti adeguati, dopo aver appreso che l’approssimarsi del soggetto alla zoe non può che essere post antropocentrico. Dunque incarnare un corpo di donna corrisponde ancora ad avvertirsi «generatrice del futuro»? In questo solco, lei stessa conferma: «Il divenire postumano si rivolge alla mia coscienza femminista, perché il mio sesso, storicamente parlando, non ha mai del tutto preso parte all’umanità, ecco perché la mia fedeltà a tale categoria resta negoziabile e mai data per scontata».
Certo, la disponibilità e la scelta di questo scenario andrebbero interrogate ancora. O forse si potrebbe concludere che in fondo, essendo «il risultato dei nostri sforzi congiunti e dell’immaginario collettivo, è semplicemente il migliore dei mondi post umani possibili»
( di Alessandra Pigliaru)

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