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Effetto crisi: Fuga dall’Europa
- Inserito il 28 agosto 2012 alle 20:16:00 da redazione-IT. IT - IMMIGRAZIONE
Indirizzo sito : Corriereimmigrazione


La crisi che attanaglia l’Occidente sta stravolgendo le rotte migratorie. Gli europei vanno in Africa e in America Latina, mentre i marocchini emigrati in Spagna tornano a casa per cercare lavoro. E spesso lasciano la famiglia nella penisola Iberica.

Nel 2010, in coincidenza con lo”sciopero” del Primo Marzo, il giornalista Vladimiro Polchi pubblicò Blacks Out (Laterza), romanzo visionario in cui si immaginava l’improvvisa scomparsa di tutti i lavoratori e le lavoratrici migranti dal Paese. Dal punto di vista dell’autore, che intendeva sottolineare l’importanza dei migranti per la vita economica e produttiva italiana, si trattava di un incubo. Per altri, ammalati di xenofobia e di razzismo, una situazione di quel tipo – nesun migrante in giro – avrebbe rappresentato un sogno. Ma adesso cinque anni di crisi potrebbero portare questa eventualità fuori dalla dimensione onirica. La crisi – che non è solo finanziaria - sta ridisegnando la geografia produttiva mondiale.

Cambiano i luoghi e le modalità di produzione, cambiano le merci da produrre e cambia, anche se in maniera molto più lenta, la ridistribuzione dei redditi.E visto che la globalizzazione è data dal continuo spostamento di merci e capitali, poi e in subordine di persone, anche le rotte migratorie stanno cambiando in maniera silenziosa ma visibile. Accade in tutto il mondo: aumenta il numero di cittadini messicani emigrati negli Usa che decide di tornare nel proprio paese: fra le nuove mete dei migranti, oltre i Paesi del Golfo, troviamo Brasile, Cina e India. Un dato che colpisce fortemente l’Europa meridionale: diminuiscono le richieste di assunzione e di ingresso di migranti, aumenta quello di persone che tornano da soli o con i propri familiari, nel Paese di origine. Non a caso il rapporto Ocse International Migration Outlook 2012 rileva un decremento del 2,5% nelle migrazioni verso l’Europa e dell’8% in quelle verso gli Stati Uniti.

Hanno fatto discutere pochi giorni fa, i dati relativi ai cittadini marocchini residenti in Spagna. Tante le storie di persone cresciute e affermatesi anche nel paese iberico che si ritrovano schiacciate da un mutuo inestinguibile, da condizioni di lavoro impossibili che operano per una scelta forte. Tornano in Marocco lasciando però la famiglia, i figli a crescere in Spagna in attesa di tempi migliori. Il ministero dei Marocchini residenti all’estero parla di una crisi drammatica e della carenza di soluzioni concrete. La crisi ha portato fra il 2007 e il 2011 una contrazione del 33% delle rimesse, la principale fonte di valuta estera per il Paese, insieme con la vendita di fosfati.

Secondo il Consiglio della Comunità marocchina all’estero (CCME), il tasso di disoccupazione tra i 780mila marocchini residenti in Spagna è del 50,7% . «Molti hanno cominciato a tornare nelle loro città di origine già nel 2006 e nel 2007, ma molti sono quelli che prevedono di rientrare in Spagna», riferisce l’agenzia Efe. «La situazione è dura nelle zone rurali marocchine, ci sono reti che cercano di sostenere le popolazioni di questi villaggi, dove non sono tornati soltanto adulti, ma anche minori che stavano sostenendo la propria formazione scolastica in Spagna e che non vogliono rinunciare a tale sogno». Altrimenti per andare a scuola bisogna avere le risorse per recarsi nei centri più popolati e molte famiglie non ne dispongono. «Questi sono i bambini che non sono abituati a vivere in montagna, molti di loro sono nati e hanno sempre vissuto in Spagna, con una serie di servizi che non ci sono qui», dice a un genitore. Fakir Salhi, emigrato a Madrid 25 anni fa, racconta:«Allora avevo 16 anni. Ora sono appena tornato a Tangeri, dove sono nato, mia moglie e figli sono in Spagna. A Tangeri ho aperto un negozio, in Spagna non riuscivo neanche più a pagare il mutuo. Spero un giorno, risparmiando, di tornare in Spagna, la mia vita è lì».

In maniera forse meno traumatica e con grandi prospettive, anche chi era emigrato dai paesi dell’America Latina, prova la strada del ritorno. Mentre molti spagnoli, con risultati non sempre positivi, cercano fortuna nei paesi del Nord Europa. Ma i sistemi di accoglienza scandinavi, per quanto estremamente efficienti, esigono spesso dai singoli un totale e non negoziabile, adeguamento allo stile di vita nazionale.

Nel vicino Portogallo sta accadendo qualcosa di simile. Angolani e mozambicani tornano a casa e molti giovani portoghesi, in genere altamente qualificati, seguono la loro rotta. Luanda e Maputo, con tutti i problemi che si possono immaginare, sono comunque città in espansione (in particolare grazie agli investimenti cinesi). Hanno una vivacità economica e opportunità che la stanca Lisbona ha smeso di offrire da tempo. In sintesi: i migranti tornano a casa; gli europei cercano di inventarsi un futuro nelle ex colonie. E chi continua ad emigrare verso l’Europa ha in genere un progetto diverso rispetto a prima della crisi: formazione professionale e poi rientro.

Escludendo le emergenze connesse ai conflitti, diminuiscono gli arrivi in Gran Bretagna, Francia e anche in Italia. Da tempo il viaggio di ritorno è divenuta una opportunità soprattutto per chi ha conseguito titoli di studio o ha risparmiato a sufficienza. Con percorsi diversi: laddove la distanza e il costo del viaggio è estremamente alto, il ritorno diviene definitivo, un percorso che sta coinvolgendo molti nuclei familiari provenienti ad esempio dall’America Latina. Laddove le distanze sono minori, come per i paesi balcanici, fino alla Romania, si assiste a spostamenti continui, influenzati dal sorgere o meno di prospettive a lungo termine. Ex Yugoslavia e Albania sono i paesi più coinvolti, ma anche con i cittadini rumeni si assiste forme nuove di migrazione temporanea su chiamata: cooperative con sede in Italia che “importano” lavoratori alle condizioni salariali del paese di provenienza e che vanno e vengono sulla base delle esigenze produttive. Certo, una condizione non comparabile con chi sceglie uno stabile o temporaneo rientro, ma che di fatto conferma un paradigma che non è affatto mutato. Merci e capitali si muovono ancora liberamente, le persone vanno al loro rimorchio..

Stefano Galieni

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