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EUROPA: "Governi di sinistra o sinistre al governo ?"
- Inserito il 10 dicembre 2011 alle 12:40:52 da ALTRAMENTE.

Breve cronaca del convegno.

GOVERNI DI SINISTRA O SINISTRE AL GOVERNO ?


Breve cronaca del convegno. Sono intervenuti anche Stuart Holland, Silvano Andriani, Francesco Raparelli e Alfonso Gianni.


FONTE: http://www.altramente.info/archivio/8-articoli/240-convegno-organizzato-da-altramente-fondazione-rosa-luxemburg-e-centro-studi-cercare-ancora.html



ore 17.10 - interviene Roberto Musacchio: "La concezione di Europa come campo neutro ha permesso alle elite di costruire una propria Europa. Un'Europa della tecnocrazia e del dominio del debito. Per me la politica non è sospesa, è sospesa la democrazia. La sinistra deve porre la lotta al debito come tema centrale. La differenza tra stare dentro o fuori al recinto è lottare contro questa politica del debito. Ci sono tantissimi appelli, e addirittura il Parlamento Europeo a Luglio ha votato sulla costruzione dell'audit proprio sul debito. Bisognerebbe unire questi appelli per fornire consapevolezza intorno ad un audit popolare. Altro esempio, quello dell'acqua, con i cittadini europei che a fatica hanno deciso insieme di lottare su questo terreno.

ore 16.50 - interviene Luca Casarini: "Mi sembra che invece di uscire dalla situazione in cui stiamo, si continui a pensare di accompagnare gli accadimenti. Forse non ci siamo resi conto che il conflitto tra capitale e lavoro in questi anni è stato fortissimo. C'è una frattura generazionale enorme. Sono dati di cui non possiamo dimenticarci. A meno che non diciamo che si può creare un sistema capitalistico democratico. Secondo me non si può. Bisogna costruire un'altra idea di mondo, un altro modello di sviluppo, una rivoluzione. Abbiamo costruito un'Europa dei monopoli, altro che libera concorrenza. Le dinamiche costruite dall'alto sono rapide, e si costruiscono anche vie di fuga.

La nuova governance post moderna si basa sul capitalismo finanziario. La sinistra pensa che questo sia esclusivamente un problema di deficit di democrazia. Invece io credo che anche nei movimenti si debba discutere. I partiti sono ormai schiavi dei sondaggi, e dall'altro lato i movimenti pensano di distanziarsi il più possibile dai partiti, affermando esclusivamente la rivolta. Io penso che la rivolta e l'indignazione siano fondamentali, ma debbano essere rese costituenti. Il nodo del governo deve essere visto da un altro punto di vista. I movimenti sono comunque conflittuali con la dinamica di governo. E lo devono essere, per mantenere vivo il processo di alternativa. La qualità del conflitto è la dinamica costituente. E' evidente che non funziona più la forma partito, come non funziona più il movimento esclusivamente "di denuncia".

Bisogna creare schemi ibridi, che si basino su un nuovo piano comune in cui è contemplato anche il rapporto col governo. Non c'è un piano definito, può succedere qualsiasi cosa in questo momento. Vorrei parlare dell'individuo debitore. E' un individuo sotto ricatto, che si sente in colpa. Non c'è solo la potenza dell'uomo armato che ti minaccia, è anche che la dinamica di controllo è così creativa da costruire un campo di forza personalizzato sugli individui. Questo individuo è la proiezione collettiva con cui abbiamo a che fare. L'unica soluzione è di mettere in comune il nemico. In Sardegna, ad esempio, c'è una lotta di migliaia di persone contro Equitalia che sta riducendo i debiti privati. E meno debito vuol dire più reddito. Hanno trovato un comune nemico con lo scopo del recupero del reddito. Il debito italiano paradossalmente potrebbe essere la nostra salvezza in questo caso.

ore 16.30 - interviene Pierre Carniti: "La sinistra in Italia ha degli obiettivi che si deve porre o possiamo solo assistere passivamente a quello che sta avvenendo? Io temo che la sinistra politica, ma anche quella sociale, abbia un problema. Non capisca quello che deve fare. Beh, per me la sinistra deve semplicemente combattere le diseguaglianze. Il problema è che negli ultimi dieci anni i prezzi sono aumentati del 21 percento, mentre i salari del 14 percento. La perdita prevista dei poteri d'acquisto dopo questa manovra è tra i 2500 e i 6000 euro annui. Negli ultimi dieci anni quindi il lavoratore ha praticamente perso due mensilità di potere d'acquisto.

Bisogna quindi redistribuire il reddito. Ed il lavoro. Mi sembra chiaro che questa manovra non creerà occupazione. Bisogna agire quindi per redistribuire il lavoro. Si può fare in mille modi, ridurre gli orari ad esempio, insomma se si vuole affrontare il problema del lavoro in Italia, si può. I discorsi fatti fino ad ora non portano a nulla. Abbiamo fatto esattamente il contrario, defiscalizzando il lavorio straordinario, in una fase di recessione. Inoltre è stato modificato l'art. 81 della Costituzione. Se tu metti il pareggio di bilancio senza introdurre la salvaguardia dei diritti costituzionali, i conti non tornano. Perchè i diritti costano. Questa norma è stata approvata nel giro di due giorni. Due giorni. Mi preoccupa altrettanto che non c'è stata nessuna discussione nel paese. Non s'è mossa una foglia. La manovra è una delle prime conseguenze di questa nuova mentalità acritica. La partita dobbiamo almeno giocarla. Non so dove arriveremo, ma quello che non è possibile è stare a bordo campo a fare esercizio fisico senza intervenire nella competizione.

ore 16.20 - interviene Monica Pasquino: "Secondo me siamo in presenza di una "Rivoluzione dall'alto, in cui gli equilibrio di potere vengono alterati da una strategia preventiva. Questa è mossa dall'ideologia dell'euronazionalismo tedesco. Questa nuova configurazione del potere ha le carte in regola per affermarsi, ma può anche subire una battuta d'arresto. In questo momento si sta facendo un passo decisivo, ma vedo ancora varchi e possibilità di spostamenti imprevisti. Come si sposta questa strategia? Bisogna produrre un'altra politica per un'altra Europa. Quella del welfare, del controllo sulla finanza, del lavoro, della sostenibilità, dei diritti, della pace. Bisogna sostenere l'impegno civico europeo. Questa ripoliticizzazione deve contare da una parte sul movimento, multiforme, variegato e popolare, che sappia esprimere la rabbia ma anche la proposta.

Un movimento formato da più movimenti. Con nuove forme di lotta e di analisi. Che coinvolgano anche chi lavora nella precarietà, ed ha un tempo ridotto anche per la lotta, e ha la necessità di riumanizzare la politica. L'Europa è il pensiero minimo che dobbiamo avere, e la spinta per la nostra alternativa deve venire dai corpi intermedi delle società. Bisognerebbe ripartire da parole comune quali i beni comuni, la giustizia sociale, i diritti civili, il lavoro. Io non penso che la sinistra stia fallendo definitivamente. Semplicemente perchè sappiamo l'errore. L'abbandono del lavoro per il mantra della riduzione del debito. Dobbiamo ripartire dalla riappropriazione sociale per ricostruire un blocco di sinistra che possa generare egemonia. Non bisogna includere i movimenti dei partiti ma neanche creare un binarismo tra partiti e movimenti. Binarismo che vedo in diversi ambiti, e che non penso sia la soluzione. Una delle soluzioni che mi è parsa interessante è la creazione della fabbriche di Nichi, che sono state collegamento tra un partito e i movimenti. Senza farne un'apologia, mi sembra interessante capire in che modo riusciranno le fabbriche ad incidere sul partito di Vendola. Nel mio collettivo, "Riprendiamoci la Politica", pensiamo che sia fondante la qualità della politica e la pratica nuova di relazione tra donne e uomini. Questi potrebbero essere due temi importanti dai quali potremmo ripartire.

ore 15.55 - Interviene Mario Tronti: "Bisognerebbe ricontestualizzare il tema del governo da parte della sinistra. Siamo arrivati ad una sorta di delega governativa a poteri e soggetti apparentemente neutri. Il comando è stato assunto dagli interessi di sistema. Si chiede al ceto politico di farsi da parte. Confindustria applaude, sembra finalmente aver trovato il suo governo diretto. Si forma una sorta di direttismo economico a scapito di quello che era il direttismo politico. I professionisti della politica e delle istituzioni vengono sostituiti dai professionisti dell'economia e della finanza.

Lo spettacolo nel Parlamento di questi giorni è allucinante. La platea assiste a un discorso nel quale non può in pratica intervenire. Per non avere il default finanziario si sostiene il default politico e istituzionale. Secondo me è un passaggio di medio-lungo periodo. E' l'esito coerente del trentennio della globalizzazione neoliberista. La crisi verifica l'ideologia e la pratica neoliberista. La funzione della crisi oggi è quella della guerra nel mondo classico del capitalismo. In questo c'è un gioco anomalo in Italia. E' vero, c'è un contesto europeo, ma la situazione italiana è molto ambigua, come se anticipasse in forme più chiare politicamente il futuro dell'Europa.

In questi giorni facevo una riflessione: Roma e Atene. Italia e Grecia. Questi paesi esprimono in forma classica ciò che sta avvenendo: tutto il potere ai mercati e agli interessi capitalistici. La forma di ragionamento è simile tra Marchionne e Monti: le condizioni sono queste, o si chiude bottega. E' la politica del ricatto, che crea anche consenso. L'opposizione alle misure avverrà quando le si sentiranno sulla pelle. Ora c'è la sensazione della necessità di fare sacrifici. L'uso della paura per creare rassegnazione al meno peggio. Ha una grande presa. Meglio sacrifici in questa fase che perdere tutto. E' quello che costringeva l'operaio a dire sì al contratto al ribasso. La mia preoccupazione è verso l'opinione pubblica, sempre più ammaestrata e rassegnata. La prospettiva di un governo della sinistra dovrebbe prima impegnarsi in un grande spostamento di opinione, mettendosi in rapporto colle correnti maggioritarie del paese, per poi spostarle, orientarle. La crisi è una grande opportunità per operare questo spostamento di opinioni.

Dentro la crisi bisogna riproporre con una grande capacità di persuasione e comunicazione un ritorno in grande della questione sociale. Bisogna dare voce al bisogno sociale, ripartire da una vera redistribuzione della ricchezza. Io non credo che siamo di fronte alla democrazia sospesa. Anche in questa forma di assunzione del governo delle forze capitalistiche penso che ci sia democrazia. Semmai la politica è sospesa. E prima di dichiarare una politica morta ho bisogno di vederne un'altra. Io non vedo ancora l'alternativa. Gli Indignados aprono nuove prospettive, ma poi vince il centrodestra. Secondo me non bisogna star fuori dai grandi giochi che si stanno creando. Secondo me dobbiamo portare i movimenti in una grande forza politica organizzata della sinistra. E c'è bisogno di una sinistra visibile, potente, in grado di condizionare le scelte dell'avversario e proporre un'uscita dalla crisi. In avanti, invece che indietro.

ore 15.40 - Interviene Gianni Rinaldini: "La crisi degli anni 30 aveva un elemento di differenza riguardante le forze che confliggono. C'era stata la rivoluzione d'ottobre e la differenza di punti di vista riuscì a portare alla costruzione di un nuovo compromesso sociale. A me pare che con la crisi di oggi si è esaurita la forza propulsiva della sinistra. Siamo all'epilogo degli ultimi 30 anni. La sinistra ha assunto i paradigmi del liberismo e del capitalismo finanziario, che sta pervadendo l'intera società, dal punto di vista delle relazioni sociali, del welfare, del rapporto tra politica e affari. A me pare evidente che questi contenuti siano stati fatti propri dalla sinistra e si è arrivati "nudi" a questa crisi. Da qui nasce l'egemonia vera che il liberismo ha avuto negli ultimi 30 anni. Se andiamo a vedere la contrattazione aziendale oggi, non possiamo non cogliere un'idea alternativa rispetto al welfare, ai diritti sociali. Il paradigma finanziario considera ad esempio i termini della democrazia e della contrattazione come una perdita di tempo. Veniva prima richiamata la vicenda Marchionne. Ma io ho ascoltato anche la conferenza di Monti. Ha impostato la conferenza in una linea di "antipolitica", e con Marchionne espelle la Fiom Cgil da tutti gli stabilimenti, non suscitando particolare scalpore. Quindi o si sta dentro questo schema, o non esisti, perchè fai solo perdere tempo. A livello politico lo schema è lo stesso.

Secondo me l'Europa imploderà sulla democrazia. Cosa fare in questa situazione? Quello che sta succedendo col governo Monti ridisegna la geografia politica del paese. Si sapeva già che il governo era nato per seguire la lettera della BCE, che segue una stessa idea per tutti i paesi. Dobbiamo essere in grado di costruire un'alternativa che non può che avere al centro la riproposizione della democrazia e la ridefinizione della struttura dei diritti. Oggi cosa significa una sinistra come alternativa? La crisi a sinistra riguarda sia i partiti che i sindacati. In tutta Europa. Bisogna ricostruire il rapporto con le iniziative di movimento. Anche il movimento non è in gran forma, quindi bisogna operare per migliorare in tutti i campi. La sinistra che ha perso si deve ripensare, ridando un senso alla parola "sinistra" anche perchè quando c'è la crisi il disagio può andare da tutte le parti, e bisogna stare attenti.

ore 15.15 - Interviene Fausto Bertinotti: "Sta tornando una discussione che è stata "sospesa" per 50 anni, da quando negli anni 60 è nato il neocapitalismo. La riflessione si interrogava sul rapporto tra un governo di riforma e la natura del sistema capitalistico. Oggi ritorna questa riflessione. La premessa però dovrebbe essere un'avversione all'austerity. Sta prendendo corpo una nuova forma specifica del capitalismo, che diventa un sistema che unifica modelli sociali diversi in tutto l'occidente. Si stanno superando le specificità per unificarle in un'unica situazione. Questo nuovo capitalismo globalizzato è tendenzialmente incompatibile con la democrazia. In questo senso il capitalismo deve combattere il contratto sociale europeo. Il capitalismo deve scoprire nuovi mercati che prima gli erano impediti.

Questi "territori" sottratti sono lo stato sociale e il potere contrattuale del lavoro salariato. Oggi il mercato, con l'ispirazione della privatizzazione e della decontrattualizzazione del lavoro, riesce a penetrare in ambiti come la sanità, ad esempio. Spunta una nuova forma di "bonapartismo" finanziario nel quale si opera una costruzione attraverso la quale si prende il comando dei singoli paesi, attraverso il pareggio di bilancio. Siamo in un processo di colonizzazione degli stati nazionali. Sarebbe positivo se la dimensione sovranazionale fosse democratica. Invece è tecnocratica. Il "nuovo sovrano" definisce lo stato di eccezione, fondato su un'egemonia culturale attorno ad una nozione: o si accettano le nostre politiche o è il caos. L'ineluttabilità delle scelte. Tutto ciò determina la forma degli Stati e delle organizzazioni.

Alcuni stati attutiscono l'operazione neoautoritaria (Regno Unito, Germania), altri vengono sovradeterminati attraverso un "sacerdote" capo del governo che prende la testa del paese con i partiti costretti ad approvare in silenzio. Insieme a questa "sospensione" della democrazia c'è la morte di quella politica autonoma che i partiti di massa dopo il nazifascismo avevano guadagnato attraverso il movimento operaio organizzato. Purtroppo questa politica è morta. I partiti socoaldemocratici non riescono a vedere la fine della politica di questo tipo.

Francamente io vedo il governo Monti come la conclusione di uno strisciante golpe bianco cominciato ad Agosto col governo Berlusconi che è adesso arrivato alla sua conclusione. Persino il richiamo alla "destra storica" mi pare evocativo. Questo governo non è una parentesi. E' un fatto costituente. Come Marchionne ha segnato un inizio, Monti sta mettendo alla prova l'impianto del contratto sociale. Con molta autorevolezza, perchè viene dopo Berlusconi ed ha un altro stile, è la borghesia ma non quella stracciona. Ha un appeal, che riesce a creare una supplenza costituente. Non credo che nel 2013 si tornerà ai nastri di partenza. Questo governo è costituente anche in politica, definendo la nuova governabilità col taglio delle ali, in un grande centro tutt'altro che transitorio. Bisogna quindi spezzare il recinto costituito in questa nuova controriforma europea.

Tutti gli altri programmi sono fuori dalla vera politica. Dobbiamo ripartire dal terreno concreto dei bisogni delle popolazioni, a partire dalla questione dell'occupazione. Chi lo spezza questo recinto? La politica no, è coinvolta in questa crisi. Chi vuole concorrere a spezzarlo, deve fare due cose. Dobbiamo creare un'alternativa di governo o partire dalla contestazione delle imprese e delle politiche odierne in Europa? Secondo me la seconda. Non vuol dire che mi precluda un governo. Perchè non so quale situazione troverò una volta spezzato il recinto. Bisogna privilegiare la ricostruzione dei movimenti prima di creare una nuova relazione tra i partiti.

ore 13.25 - Interviene Sergio Bellucci: "La sinistra per sue volte, negli anni 70 e nel 1992-93 ha consegnato il governo alle destre. Per incapacità soggettiva, per mancanza di leadership. Siamo in mancanza, oggi, di presentare un diverso orizzonte possibile. Ci sono alcune cose che la sinistra non ha saputo mettere al centro della sua politica. La prima è il non aver capito il potere della nuova industria di senso, che ha unito il sogno al bisogno. Dall'arrivo della televisione commerciale in poi, dagli anni 70 ad oggi. Questo secolo inizia con la divaricazione tra il neoliberismo nel mondo e la messa in discussione della coppia domanda-offerta.

Questo ultimo punto deve essere ripreso dalla sinistra. Bisogna puntare a far emergere i processi di demercificazione presenti nelle nuove generazioni che danno la possibilità alla politica di riconnettersi con la quotidianità. La conoscenza è direttamente produttrice di valore, attraverso un lavoro sociale. Il cuore è il digitale. Questo sta producendo un uomo nuovo. Già da un paio di decenni.

Le novità sono quindi l'industria di senso, le merci immateriali, l'informazione all'interno del ciclo produttivo. Queste nuove forme produttive della conoscenza fanno nascere la nuova politica: consapevolezza, condivisione, autogestione, lotta contro l'autoritarismo. Questi elementi ci potrebbero portare ad un nuovo modello di organizzazione. Ma dobbiamo abbandonare gli impianto organizzativi creati fino ad oggi. Bisogna rimetterle in discussione. Dentro ai corpi sociali c'è molta politica che deve essere riscoperta con un bagno di umiltà. Facendo questo la sinistra non sarà condannata all'emarginazione e alla scomparsa.

ore 13.10 - Interviene Antonio Lettieri: "Ero a Seattle e ricordo la presunzione dei governanti italiani verso il movimento che si era creato. Dicevano semplicemente che bisognava democratizzare la globalizzazione. Stessa cosa sulla finanziarizzazione. Sono 15 anni che esistono crisi finanziarie. Il sud est asiatico, il Brasile, l'Argentina. La sinistra le ha sempre sottovalutate. Adesso arriva quest'ultima crisi. Qui la subalternità della sinistra diventa imbarazzante. E' una crisi materiale ma anche intellettuale, culturale, ideologica. Se non si riprende energia, resistenza, alternativa in questa fase, quando? Se non ora, quando? La speranza era viva, dopo il fallimento della Lehman Brothers, Obama fece alcune proposte importanti: oltre a salvare le banche ricordo che ha proposto un fortissimo investimento sulla crescita, sui sussidi, ha provato a riformare la sanità, è intervenuto sulla crisi industriale di Detroit. A quel punto la vittoria dei Repubblicani è drammatica.

Si porta appresso l'Austerity, l'attacco al welfare e blocca ogni mossa di Obama. I Repubblicani hanno impedito il rinnovo dell'indennità di disoccupazione ed ora c'è il rischio che 6 milioni di disoccupati americani si trovino improvvisamente senza un soldo. Ma almeno lì c'è uno scontro, c'è un movimento contro tutto questo, i Democratici litigano con i Repubblicani. In Europa che c'è? Neanche un dibattito. In Europa la vera politica è fatta dall'asse BCE-Berlino. Sarkozy prova a dire qualcosa, ma in realtà accetta semplicemente la linea Merkel. Dice di fare accordi, ma semplicemente assume l'impostazione tedesca. Niente Eurobonds, la BCE non si tocca, riforma dei trattati europei. Questa riforma non è altro che lo smantellamento del modello sociale europeo. Arrivo al governo Monti. E' semplicemente un governo di destra, più pulito del precedente, ma di destra. Rappresenta la linea europea. Noi l'abbiamo criticata, l'Austerity, i sacrifici.

La prima caratteristica è che è inaccettabile socialmente, ma soprattutto è inutile, non potrà mai ripagare il debito. La cosa maggiore sulla quale la sinistra dovrebbe riflettere è che dietro tutto questo c'è l'attacco ad ogni diritto sociale, lavorativo, al welfare ecc. e l'Italia sta accettando tutto questo supinamente, senza reagire. La situazione è così grave che bisogna lavorare ad una via d'uscita. Il crollo dell'Euro ho paura sia un disastro economico e sociale, io penso che si potrebbe utilizzare la posizione italiana per spingere ad una riforma dell'Eurozona, visto che se crolla l'Italia crolla tutto, hai sotto un certo punto di vista molto potere. Nella sinistra bisognerebbe almeno riaprire il dibattito. Le forze politiche devono assumersi questa responsabilità.

ore 12.55 - Interviene Pasqualina Napoletano: "C'è stata una sorta di accettazione da parte della sinistra europea del percorso europeo degli ultimi 20 anni. Anche questa crisi, che poteva essere opportunità di cambiamento per la sinistra, non mi pare abbia prodotto molto. Gli ultimi governi socialisti sono caduti, nessuno ha messo in atto un'altra prospettiva alternativa alle ricette della signora Merkel. Tutti pensano all'unica via della lettera della BCE. Può quindi la sinistra andare ancora al governo? Faccio l'esempio del neonato governo belga. Quale politica riuscirà a portare avanti in questa situazione europea? Assumo i 4 punti del professor Pureza, ma non vedo le cose così semplici. Innanzitutto mancano i soggetti europei che dovrebbero contrapporsi allo tsunami liberista. In Europa ancora si ragiona sull'interesse nazionale. L'Europa, non essendosi compiuta, ha messo in contrapposizione il modello sociale e il sistema fiscale. L'approccio quindi in un momento di crisi è conseguentemente vedere le cose nei propri paesi, l'uno contro l'altro. Ecco da dove vengono le grandi coalizioni. Noi dobbiamo scorporare questo paradigma. Ci sono i disoccupati EUROPEI, contro i poteri forti EUROPEI. Lampante è quello che è successo con l'industria delle auto, dove ogni paese ha cercato il proprio beneficio. Non vedo un'idea critica a livello europeo. Continuiamo a stare attenti ai congressi nazionali dei partiti, ma è normale, perchè i partiti nazionali non hanno assolutamente ceduto sovranità a quelli europei. Io vedo tutti i limiti dei partiti socialisti europei, e capisco perchè in Spagna col movimento degli Indignados vince Rajoy, perchè non c'è alcun rapporto tra la piazza e i socialisti. I partiti continuano nella loro crisi di rappresentanza, e i movimenti scelgono di condizionare dalla piazza i governi, senza connettersi con i partiti. Si ritorna all'idea delle due sinistre, una che rinuncia alle proprie idee per andare al governo e l'altra che in piazza si sente impotente. Io spero ancora che la crisi sia l'opportunità per uscire da questa situazione.

ore 12.40 - Interviene Riccardo Petrella: "Cercherò di rispondere a due domande: la prima è perchè le sinistre europee hanno perso. La seconda è: "Da questa esperienza che indicazioni possiamo trarre?".

Le sinistre europee hanno perso a livello di concetto. I concetti degli avversari le hanno sbaragliate. Col fatto che la sinistra ha accettato l'idea dell'economia della conoscenza, dell'informazione, abbandonando il lavoro. Il diritto di proprietà intellettuale è stato introiettato dalla sinistra. Il secondo concetto che la sinistra europea ha metabolizzato acriticamente è il concetto di globalizzazione. Felipe Gonzales diceva che l'unico futuro era nella globalizzazione di mercato. Delors diceva che la globalizzazione è come la pioggia e bisognava avere solo un buon ombrello. Terzo concetto: la sinistra europea non ha elaborato alcuna teoria sulla finanza. Sulla politica monetaria. C'è stata reazione, a volte, ma non autonomia di pensiero. Quarto concetto che la sinistra ha avuto difficoltà ad elaborare è il concetto di Stato. La sinistra ha ceduto perchè non ha elaborato una visione dinamica e moderna dello Stato, dei servizi pubblici, dei beni comuni. I beni comuni non sono mai stati centrali nella sinistra, fino agli ultimi anni. Da qui il fallimento. Cosa ci deve insegnare tutto questo? Parto da un assunto di questi giorni: Bisogna salvare l'Euro. Che vuol dire? Innanzitutto si parla solo di 17 paesi su 27. La moneta unica non ha condotto ad un potere politico europeo. Questo sistema monetario ha al contrario trasferito ai soggetti finanziari privati e alla BCE il potere politico pubblico. Perchè dovremmo salvare questo sistema? Quello che ha consacrato la supremazia dei mercati speculativi? A lungo termine dobbiamo recuperare un linguaggio autonomo, tirandoci fuori dai concetti dei dominanti. Altra cosa, dobbiamo fermare la tesi europea basata sulla ricchezza. La ricchezza che ci propongono è quella che ha creato l'Europa di oggi. Culturalmente non possiamo accettare l'inevitabilità dell'aumento della povertà nei nostri paesi. Non possiamo rifiutare che non si attacchi il cuore del sistema capitalistico, che si basa sul concetto di ricchezza ineguale e ingiusta. Perchè ancora una volta lasciamo definire ai dominanti la visione del mondo? La sinistra non può avere una sua agenda alternativa a Rio plus 20? Bisogna cambiare strada.

ore 12.20 - Interviene Birgit Daiber: "Porterò alcuni risultati dei nostri studi: i partiti radicali di sinistra in Europa sono molto diversi tra loro. Alcuni fanno riferimento al comunismo storico, come in Grecia, altri fanno riferimento a sentimenti ambientalisti, altri sono nati da una rifondazione di vecchie formazioni. Non c'è una matrice comune. Uno dei principali campi di analisi è stato il valore d'uso dei diversi partiti in rapporto ai problemi esistenziali della società. Ad esempio lo Sinn Fein e il partito comunista cipriota hanno avuto un ruolo fondamentale all'interno del loro paese. Per creare uno spazio europeo è necessario analizzare le contraddizioni e le diversità fra i diversi soggetti. I risultati del dibattito sulle sinistre nei governi sono invece i seguenti: le coalizioni di sinistra di solito nascono in presenza di una crisi o di situazioni pericolose. Generalmente i partiti radicali di sinistra sono minoranza in una coalizione con i socialdemocratici (tranne a Cipro). C'è una lunga storia di governo di sinistra in molti paesi europei. In Francia, in Finlandia, in Islanda, Norvegia. La sinistra radicale come si è comportata? L'esempio positivo è il partito socialista dei Paesi Bassi, soprattutto a locale è stato molto influente e riscuote una grande credibilità nella società olandese. In Norvegia c'è la critica sul fatto che la sinistra in Europa non ha agito con forza a livello economico. Un'altra riflessione è che una volta la sinistra al governo veniva vista come una vittoria di per sè, per esempio a Berlino e in Finlandia. Ma ciò che è importante non è la semplice presenza, ma la creazione di un positivo rapporto di forza nella coalizione, ponendosi obiettivi concreti, come ad esempio la creazione di infrastrutture sociali e la lotta alla diseguaglianza. In Francia e in Italia la sinistra ha perso una sua riconoscibilità, e ciò porta anche ad un insuccesso elettorale. Essere al governo non significa automaticamente avere il potere, spesso il problema è quello di evitare il peggio. Se la sinistra non ha un progetto identificabile, l'andare al governo non potrà che far perdere consenso elettorale.

ore 12.00 - Interviene Daniel Cirera: "Quando parliamo delle esperienze delle sinistra europea parliamo solo di risultati politici, ma non sociali. La visione critica è necessaria, ma deve essere bilanciata. In Francia nel 2012 ci saranno le elezioni che probabilmente porteranno i Socialisti al governo. Questa è una sfida. Dobbiamo creare le condizioni per un vero cambiamento politico e sociale. Prima del 2000 la sinistra francese ha avuto un buon impatto sulla sinistra europea, con la creazione di posti di lavoro pubblici, le 35 ore, anche a livello simbolico. C'era una grande tensione e discussione, anche sulle 35 ore, e si è dovuto trovare un compromesso con le industrie. Non c'è stata discussione invece nei sindacati. Quando parliamo di sinistra plurale, nel 2002 ci fu un fallimento, Le Pen andò al ballottaggio, i socialisti e i comunisti persero voti. Ci fu uno scollamento, forse non solo in Francia, tra questi partiti e la società civile. L'insoddisfazione, la frustrazione arrivò al massimo. I cattivi risultati della sinistra sono conseguenza di questo scollamento. Ci fu un dibattito all'interno della coalizione di sinistra, ma non si riuscì a capire cosa stava succedendo all'interno del paese. Era difficile anche avere una mobilitazione sociale importante.

Anche i partiti hanno le loro responsabilità in questo. Anche i sindacati non riuscivano a mobilitare i proprio iscritti. Nel 1999 c'è un cambio. Il primo è il manifesto Blair-Schroeder. Jospin non fu d'accordo ma propose un socialismo moderno, che non era nè un social liberismo nè un vero socialismo. Il punto nel partecipare o no ai governi è nell'avere uno scopo unitario della sinistra. Uno scopo chiaro. Adesso, con la crisi, il sistema capitalista è messo in discussione. Bisogna capire se i comunisti possono o no incidere in una maggioranza con i socialisti. Nel 1999 il Partito Comunista provò ad organizzare manifestazioni sul lavoro e si trovò di fronte a molte persone che non parteciparono perchè non volevano aderire a dimostrazioni di partito. Adesso la situazione in Francia potrebbe essere differente.

Con la crisi ai partiti è chiesta una partecipazione. Vengono criticati quando NON partecipano alle manifestazioni. C'è il sociale, e ci sono i partiti che devono occuparsi delle istituzioni. La domanda è: i movimenti, i sindacati devono unirsi e poi? Che rapporto devono avere con il potere? Andare al potere può far crescere i movimenti? C'è una discussione in atto. La nuova situazione è prodotta da questa nuova economia di mercato. Possiamo avere una politica di sinistra in Francia con l'Austerity? E' un dibattito aperto nei sindacati, e nella gente. Bisogna capire inoltre come ci si pone per una nuova riforma dell'Europa.

ore 11.40 - Interviene Franco Russo: "Toccherò rapidamente tre punti. Quando penso alla sinistra penso alla sinistra della socialdemocrazia. Il punto di partenza è che dobbiamo dividere la storia dell'UE in due fasi. La prima fino all'atto unico europeo, nella quale si formò semplicemente il mercato comune. Dopo il 1986 c'è la seconda fase di prospettiva del mercato unico. La mia tesi è che le sinistre socialdemocratiche in particolare furono artefici di questa Unione Europea. Ma è mancata la capacità di affrontare la questione "da sinistra". I processi di integrazione sono state vissuti da estranei. Questo provincialismo è stato pagato caro. Non c'è stata una vera creazione di una sinistra Europea. I processi di finanziarizzazione, la liberalizzazione e privatizzazione di trasporti e telecomunicazione sono avvenuti negli anni novanta per mano della UE. La costruzione dell'ordine giuridico del mercato è avvenuta in quegli anni: le istituzioni pubbliche si costituiscono per supportare le istituzioni del mercato unico. L'Unione Europea non ha fatto in questi momenti parte delle questioni dibattute dalla sinistra.

Non si è mai discussa, in quegli anni, un'alternativa a quel percorso. Secondo punto: per controllare l'economia sono necessarie le forze della politica. Quale politica? La sinistra è stata dominata da un concetto aristotelico cristiano. La polis è lo spazio pubblico in cui si decide. Bisogna uscire dal privato per diventare esseri politici. L'essere pubblico voleva dire non occuparsi delle cose materiali, ma della politica. Io credo che bisogna rovesciare questo concetto, ripartendo dalle cose materiali, dai movimenti nella società. Il conflitto sociale deve essere il punto centrale della nostra politica. Anche in Marx c'è la critica della politica, ed è quello che dobbiamo riscoprire, per tornare alla politica concreta, delle cose. I movimenti sociali vengono quindi prima, e dobbiamo ricostruire una cultura di conflitto che metta in discussione la forma partito. Anche di quello di massa. Perchè lo schema dell'unificazione delle volontà dei soggetti è reazionario e conservatore, e deve essere abbandonato. E' necessario un nuovo soggetto politico che crei dialogo tra i soggetti sociali e le istituzioni. Dobbiamo quindi superare i limiti delle sinistre in Europa. Dobbiamo andare oltre alla forma del partito di Elite, i soggetti sociali sono portatori di una domanda POLITICA, e deve essere create coalizioni tra le diverse lotte, a livello europeo. Oggi non c'è lotta sociale, sciopero, conflitto senza una visione europea. Bisogna rilanciare questa dimensione, altrimenti saremo sempre sconfitti.

ore 11.30 - Interviene Michael Braun: "In dieci anni l'SPD ha perso la metà dei voti, ed anche all'interno del centrosinistra tedesco l'SPD ha praticamente perso la propria egemonia a vantaggio di Verdi e Linke. I governi di centrosinistra da Schroeder hanno fatto qualcosa di buono, soprattutto sulle libertà civili e sulle leggi sull'immigrazione. Anche l'opposizione alla guerra in Iraq e l'uscita dal nucleare per entrare nelle rinnovabili sono cose positive. Il paese è diventato più moderno, più aperto. Ma se analizziamo la politica economica e sociale, abbiamo avuto una regressione. Schroeder diceva che non esiste una politica economica di sinistra o di destra, ma una buona e una cattiva. L'intenzione era guadagnarsi i voti di centro, abbandonando quelli della classe operaia. Era la versione tedesca del liberismo.

Dopo appena 6 mesi all'interno dell'SPD ci sono le dimissioni di Lafontaine, superministro dell'economia, sul tema della revisione del sistema finanziario. Nella seconda tornata elettorale del 2002 Schroeder pareva tornare ad una politica più socialdemocratica, ma dopo la vittoria è tornato a fare la politica precedente. La diminuzione dei sussidi alla disoccupazione e la flessibilizzazione dei mercato del lavoro con la moltiplicazione della tipologia dei contratti di lavoro sono state opere di quel governo. Anche la redistribuzione del reddito non è avvenuta, anzi al contrario ha sgravato le tasse ai più abbienti. In 11 anni chi è ricco in Germania ha risparmiato 386 miliardi di Euro di tasse. Questo c'entra molto anche con il deficit di bilancio. La SPD in quel momento ha creato un conflitto insanabile con buona parte del proprio elettorato. Soprattutto con i disoccupati o con i lavoratori precari. Il conflitto s'è esteso anche ai sindacati. Molti sindacalisti sono usciti dall'SPD per aderire alla Linke. Questa eredità di quegli anni è il tema di discussione ora all'interno dell'SPD.

ore 11.00 - interviene Jose Manuel Pureza: "Vorrei presentare 5 brevi punti di discussione. Sappiamo tutti di essere in un momento di costituzione. Non solo per l'Italia, o per il Portogallo. Per l'Europa intera. C'è un profondo cambiamento nell'organizzazione del capitalismo e nelle sue connessioni col potere politico. Stiamo capendo l'importanza di questo processo di cambiamento. Il principale elemento è che siamo testimoni della radicalizzazione dell'agenda sociale e delle scelte sociali. Manca la costruzione di un nuovo soggetto politico, che veicoli una chiara alternativa allo tsunami liberista che sta colpendo l'Europa. Servirebbe un programma che rifiuti l'Austerity e la distruzione del Contratto sociale e dello stato sociale in Europa. Noi crediamo che la prima priorità per la sinistra sia la presentazione di una nuova via per l'organizzazione della vita sociale ed economica. Il problema è che la sinistra politica sta evidenziando una enorme crisi. Da una parte possiamo parlare del campo socialdemocratico. Quello che capiamo dagli accadimenti degli ultimi trent'anni, è che la socialdemocrazia ha incorporato i tratti della politica liberista: poca difesa dei lavoratori e dei diritti sociali e pareggio di bilancio. La missione storica di anticipare lo tsunami liberista è fallita. La sinistra di alternativa post-comunista ha operato coi social forum negli anni novanta ed ora subisce una frammentazione che non permette di confrontarsi con lo tsunami di cui parlavo. Questi movimenti si sono rivelati incapaci di rispondere allo tsunami.

Non c'è stata innovazione nella partecipazione di questi movimenti. Questi movimenti a volte rifiutano espressamente di partecipare alle istituzioni. Il grande scopo della rivoluzione liberale europea deve essere combattuto in quattro punti fondamentali. Il primo è la sovranità popolare. Ogni popolo deve essere l'unico che può decidere gli elementi base della convivenza democratiche. Quindi rifiuto di ogni formula tecnocratica, esempio: Grecia e Italia. Rifiutare le grandi coalizioni con partiti di centrodestra, che a volte sono anche informali. In questo momento così "europeo", uno degli elementi da affrontare è la richiesta di consenso popolare per tutti i grandi cambiamenti della UE. La sinistra dovrebbe almeno chiedere che i trattati europei o le riforme a livello europeo passino attraverso un referendum popolare. Lo dico chiaramente: una vera sinistra alternativa non deve avere ritorni nostalgici a vecchie politiche nazionali. Non c'è nessuna possibilità di Contratti sociali nazionali senza un Contratto sociale europeo. L'affermazione dei beni comuni in Italia ci dimostra che un altro elemento base per resistere allo tsunami della privatizzazione è la protezione appunto dei beni comuni. Il mio ultimo punto è la risposta Governo o dall'opposizione? Non ho una risposta chiara, nessuna delle possibilità deve essere esclusa. Ma il punto cruciale è il cambiamento dei rapporti di forza con i governi. Dobbiamo costruire una lotta forte contro lo tsunami. Questo è il punto complicato. Dovremmo imparare che un cambio di attori governativi non cambia istantaneamente la nostra vita. Cambiano gli architetti, ma non le costruzioni. D'altra parte non dobbiamo solo criticare dall'esterno. Il governo non cambia istantaneamente la politica, ma la non partecipazione ad esso potrebbe ugualmente non incidere.

ore 10.30 - Dopo l'introduzione di Graziella Mascia, prende la parola Piero Di Siena. Gli anni 70 e 80 sono quelli dove il centrosinistra prende la guida di diversi governi europei. La Germania, la Francia di Mitterand (1981). Negli anni 70 si disgregano gli ultimi regimi in Europa, Spagna e Portogallo. Anche in quei paesi comincia un'alternanza democratica tra sinistra e destra. I partiti socialisti appaiono come uno strumento di consolidamento delle conquiste sociali e di libertà civili ottenute negli anni 60. Il welfare tende negli anni 70 ad universalizzarsi. Anche in Italia possiamo ricordare lo Statuto dei Lavoratori, le nuove relazioni industriali, il divorzio, l'aborto. Dopo l'assunzione del potere delle sinistre in Europa, però, lo sviluppo degli anni precedenti segna il passo. Il panorama economico cambia: la crisi del 73, le politiche di Nixon. Diminuiscono i tassi di crescita e c'è una stagnazione dell'economia reale. Alla fine degli anni ottanta scoppia il problema del debito pubblico. Come conciliare il welfare con la nuova situazione?

Le esperienze che cercano di risolvere queste difficoltà si infrangono. I governi diventano appannaggio della destra. Solo a metà degli anni novanta tornerà una fase di governi di sinistra, con 15 paesi europei su 17 governati dalla sinistra. Ci torna con una presa d'atto dei cambiamenti economici, ma anche con una sudditanza verso di questi. E' la stagione del social liberismo. Il riferimento sociale della sinistra diventano le classi medie, e l'unica funzione diventa attutire le politiche capitaliste. Chiaramente ci sono differenze tra Schroeder e Blair, con quest'ultimo che rompe totalmente coi sindacati. Jospin, in Francia, in controtendenza, propone le famose 35 ore. Ma i limiti paiono evidenti, mentre a Seattle comincia una nuova era delle mobilitazione. L'"Ulivo" mondiale è in difficoltà, tra guerre umanitarie e politiche indecise. La guerra del Kosovo provoca la caduta in un vicolo cieco. Chiaramente la guerra di Clinton è differente da quella di Bush, ma la guerra è la guerra, e la sinistra appare nettamente in difficoltà. La domanda da porci adesso è: quali direzione possiamo prendere vista l'esperienza del passato? Il limite invalicabile della socialdemocrazia europea è di aver subito le logiche del modello economico dominante. E' la critica classica che si fa alla socialdemocrazia europea. Oggi la crisi ci propone un mutamento di prospettiva. La soluzione di una crisi sistemica è un mutamento profondo dell'intero sistema economico e dei rapporti tra politica, economia e finanza. O si intraprende un nuovo modello di sviluppo sostenibile o non se ne vede l'uscita. Può il lavoro diventare l'attore principale di questa sfida? Un lavoro che eserciti l'egemonia che il capitale ha esercitato nel secolo scorso. Il tema è controverso, ma necessario. Se la sinistra non l'affronta, la crisi sarà veramente irreversibile.
 
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