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La libertà di essere diversi
- Inserito il 22 settembre 2011 alle 21:53:19 da Lamberto Maffei.

Intervista a Lamberto Maffei
a cura di Paolo Bartolini - Megachip.






In questa intervista al neuroscienziato Lamberto Maffei continua la serie di microindagini sulle idee per la Transizione, altrettante finestre affacciate su pensieri che potrebbero accompagnarci a lungo, ora che non vogliamo attardarci con gli schemi del XX secolo: la solita destra-sinistra, le isole culturali incomunicanti, gli scontri di civiltà, il mercato delle idee funzionale alle ideologie dell'accumulazione, sullo sfondo delle possibilità autodistruttive della nostra specie. Stiamo conoscendo invece menti creative, libri davvero originali, pensieri diversi. Forse conosceremo soluzioni ai problemi generati da un cambiamento difficile.

1) Professor Maffei, nel suo recente libro “La libertà di essere diversi” Lei dedica pagine molto interessanti all’influsso che i media, e in particolare la televisione, esercitano sul cervello umano. La situazione è così grave da non escludere una vera e propria involuzione per la nostra specie. L’homo sapiens è dunque destinato irrimediabilmente a diventare homo insipiens?

La comunicazione nella civiltà moderna è prevalentemente per immagini, un mezzo potente e prepotente perché ha una via preferenziale per il cervello dell’uomo, animale prevalentemente visivo. Più del 50% dei neuroni del cervello umano rispondono a questo stimolo. Un’immagine dà realtà al messaggio e gli conferisce la valenza del vero o lo fa credere tale. Inoltre la TV presenta stimoli visivi in movimento, ottimali per l’eccitazione delle cellule corticali. Si deve chiarire che, dal punto di vista fisico, l’immagine racchiude in sé tutta l’informazione e si mostra come oggetto, realtà, mondo irrefutabile e che inoltre i suoi parametri vengono trasmessi al cervello simultaneamente, “in parallelo” come si dice nel lessico tecnico, in contrapposizione alla più lenta trasmissione “in serie”, ad esempio nel linguaggio, dove una stringa di parole, elementi del messaggio, si susseguono per dar senso al concetto da trasmettere. L’immagine è già concetto ed è difficile rifiutarla; con facilità essa può sfuggire anche all’analisi critica. Vedere è un po’ come toccare, reifica, dà verità al messaggio.

Il messaggio televisivo è passivo per il ricevente che non può controbattere ed è spesso ripetitivo, altra condizione rilevante per diventare efficace a livello cerebrale. Esso si insinua nel cervello e se questo è stanco o distratto crea pensiero, crea omologazione, cervello collettivo.

L’evoluzione del linguaggio ha radici lontane e va con la specializzazione del lobo sinistro del cervello dove risiedono i centri che lo regolano. Il linguaggio è costituito da una serie di messaggi che si susseguono nel tempo ed é un mezzo di comunicazione lento, basato su regole che danno senso al messaggio. Si assume che il lobo sinistro del cervello sia il lobo della razionalità dove i segnali emessi o ricevuti seguono una logica stretta. Il passaggio ad una civiltà dove domina il messaggio visivo ha il vantaggio della rapidità, e il nostro tempo è infatti dominato da essa, perde però nella critica razionale del messaggio che richiede ovviamente tempo.

Il messaggio visivo è basilare per la sopravvivenza: “vedo il leone e scappo”. Se ricevessi il messaggio verbalmente correrei molti più rischi in quanto la risposta sarebbe ritardata. In fondo l’uomo ritornando al linguaggio visivo inverte la freccia che ha portato, nell’evoluzione, allo sviluppo del linguaggio e avanza nella strada pericolosa di perdere la critica del messaggio che riceve, in quanto in immagini. La preponderanza della comunicazione visiva è possibilmente transitoria, ma se per assurdo continuasse a lungo e se coloro che prediligono la comunicazione visiva a scapito di quella verbale avessero vantaggi, per esempio nel loro lavoro, sociali etc., allora si potrebbe verificare una selezione che li premia evolutivamente e l’uomo da sapiens potrebbe trasformarsi in un uomo diverso, più visivo, che non ama permettersi più la lentezza della logica dando la preferenza al fare e subito. Ho chiamato questo uomo “insipiens” ma mi accorgo che ho fatto un piccolo peccato di superbia in quanto personalmente, per cultura sono un tifoso del sapiens. Se fossi però un dittatore preferirei senza dubbio un uomo “videns” per dirla con Sartori, perché avrei più facilitazioni a far penetrare i miei messaggi dirigenziali e di omologazione del pensiero che leva la noia di occuparsi delle diversità di opinioni. E’ per questo che il messaggio visivo risulta essenziale in quella missione di esportazione e diffusione del consenso che va sotto il nome di globalizzazione.

Si capisce facilmente l’interesse dei potenti per accaparrarsi questi mezzi di comunicazione come la televisione, perché ciò significa possibilità di mandare messaggi potenti e di acquistare consenso. Significa sfruttare le proprietà del cervello umano per propinargli informazione non necessariamente veritiera, ma possibilmente edulcorata o anche ingannevole. In fondo colui che gestisce i messaggi visivi è un raffinato conoscitore del cervello e sa come suscitare risposte che possono essere in gran parte automatiche.

John Lennon dei Beatles soleva dire che Gesù Cristo per propagare le sue idee e la sua fede usava i miracoli e che il corrispondente del miracolo dei tempi moderni è la TV. La TV però, non salva né anime, né corpi, li gestisce, li seduce, ma sostanzialmente li addormenta.



2) Da un’angolazione neuroscientifica, che opinione si è fatto dei cosiddetti social network su Internet? Al di là dell’uso personale che ne possiamo fare, sono strumenti tecnologici che stimolano in modo positivo il nostro cervello o piuttosto lo impoveriscono?

I social network possono essere strumenti che stimolano il cervello se opportunamente usati. Le considerazioni che si possono fare a questo proposito sono relativamente semplici. Ogni stimolo sensoriale che aumenta l’attività corticale è certamente positivo per il cervello a patto che non sia patologico per esempio se innesca un’attività epilettica. Internet, a differenza della televisione, è interattivo, il messaggio aspetta risposta o è una risposta e quindi include una partecipazione attiva del cervello. Anche nei messaggi visivi della rete è al lavoro la critica attiva dei ricevente e il messaggio visivo assume le caratteristiche del linguaggio, della conversazione. La comunicazione sulla rete non è mai passiva come la televisione. Ha anche una forte valenza emotiva perché uno conversa con i suoi teleamici, che hanno nome e volto. Un’altra forte componente positiva razionalmente ed emotivamente per il cervello, è la possibilità di diffondere messaggi importanti che possono essere richieste di aiuto o di riunione.

Io considero la rete strumento di critica, di democrazia e di libertà di espressione. E’una delle poche armi che rimane al cittadino per dire la propria opinione e anche questo fa bene al cervello.

Ovviamente il suo uso prolungato e incontrollato può diventare negativo perché ladro di tempo per altri messaggi di altro tipo. Il cervello ha bisogno di entrate diverse, che possono eccitare diverse parti del cervello e che contribuiscono a uno sviluppo e funzionamento armonico.





3) Lei ha parlato di “cervello collettivo” per spiegare come i prodotti culturali di una certa società possano diffondersi ed essere accettati da un grande numero di esseri umani, diventando parte integrante del loro sistema di pensiero. Ci spiegherebbe quali sono, secondo Lei, i meccanismi effettivi che rendono possibile questo processo?

Si parla comunemente di omologazione del pensiero, intendendo per questo, desideri, pregiudizi, e anche comportamenti. Si pensi al disastro così rapidamente introdotto nei nostri comportamenti dal consumismo, una vera coazione al consumare, alla diffusione del quale i messaggi visivi hanno dato un contributo sostanziale. La televisione è il grande omologatore! Gli studi sulla plasticità, cioè la proprietà che il cervello ha di cambiare particolarmente in età giovanile in risposta agli stimoli sensoriali che provengono dal mondo esterno, ci insegnano che questa omologazione del pensiero corrisponde ad una variazione delle nostre funzioni cerebrali simili in tutti i soggetti inducendo l’aumento di quello che io chiamo “il cervello collettivo”. Io considero questo aumento funzionale e strutturale del cervello comune come un evento biologico artificialmente indotto assai importante e che ha possibili conseguenze epocali; l’aumento del cervello collettivo, diminuendo la diversità porta, come in un feedback positivo, ad ulteriore aumento del cervello comune e quindi del processo di omologazione del pensiero. Ciò ha vantaggi e svantaggi. I primi consistono in una facilitazione delle comunicazioni: se tutti abbiamo le stesse aspirazioni, timori, gusti, le comunicazioni con i nostri simili diventano indubbiamente meno difficoltose grazie anche alla diffusione di una lingua di massa. Anche le istituzioni potrebbero trarne vantaggi nel governare avendo di fronte popolazioni i cui membri condividono aspirazioni incanalate in vista di determinati traguardi. Lo svantaggio è la diminuzione della diversità tra gli individui, che é il fondamento di ogni dialettica delle idee e della democrazia.

Se nel corso del tempo gli “omologati” avessero vantaggi ad esempio sociali non è da escludere che i cambiamenti potrebbero diventare trasmissibili ereditariamente.

Il paradosso è che alla nascita ogni cervello è unico, individuale; la probabilità di avere due corredi genici uguali è praticamente uguale a zero. E altro paradosso che la plasticità in età giovanile è tale che ognuno potrebbe crearsi un suo cervello personale realizzando il sogno del libero arbitrio. Tuttavia non avviene così perché l’ambiente ci fornisce stimoli molto simili ed è scientificamente noto che a esperienze simili corrispondono variazioni funzionali o strutturali simili a livello cerebrale.



4) Manipolare le emozioni umane è una delle caratteristiche del Potere, in ogni sua forma. Esiste secondo Lei un potere della pubblicità, e come agisce sulle motivazioni profonde dell’individuo per indurlo al consumo compulsivo?



Ci sono due pulsioni, direi leggi naturali, che guidano la vita di ogni animale, e queste sono la sopravvivenza dell’individuo e quella della specie. Se si vuole influenzare il comportamento di un individuo è opportuno usare queste vie naturali che nel primo caso comprendono il cibo, la salute,il benessere etc e nel secondo principalmente il sesso. Queste pulsioni sono primarie, biologiche; in prima istanza esse non vengono rifiutate dal cervello, se non attivando gli strumenti della critica. La natura vuole che raggiungano i centri cerebrali senza barriere e quindi sono messaggi potentissimi.

La pubblicità usa spesso in maniera neurologicamente raffinata questi mezzi. Se si vuole vendere un sapone apparirà una bella fanciulla seminuda che si lava con quel prodotto e così via. Lo spettatore è naturalmente influenzato dallo stimolo fanciulla (riproduzione e quindi sopravvivenza della specie) e tende a confondere i due messaggi sapone e fanciulla e quando vedrà apparire al supermercato il nome del sapone ne sarà inconsapevolmente attratto e portato all’acquisto. Sono i ben noti trucchi del riflesso condizionato, potentissimi ingannatori del cervello che non sta all’erta.

La pubblicità, una volta definita innocentemente come “anima del commercio”, è diventata sempre più pervasiva ed invasiva fino ad occupare tutti i possibili mezzi di diffusione. Con l’avvento della televisione il suo potere è diventato enorme e di fatto essa è il principale artefice dell’avvento di quella “civiltà dei consumi” che già nel 1973 con grande lungimiranza, Pasolini aveva denunciato come più pericolosa e nefasta della stessa dittatura fascista («Corriere della sera», 9 dicembre 1973).



5) Mi sembra che Lei ritenga, in sintonia con le intuizioni straordinarie espresse dallo psicoanalista Elvio Fachinelli nel suo “La mente estatica”, che il processo immaginativo nell’uomo si componga di due fasi antagoniste e complementari: una prima fase intuitiva-femminile, in cui emergono nuove idee al di fuori della volontà, e una seconda fase operativa-maschile nella quale l’idea originale viene sviluppata e approfondita. Questa dinamica, frequente in ambito artistico e scientifico, rimane latente nella politica nazionale ed internazionale: manca il coraggio di uscire dagli schemi del pensiero unico, così si accantonano dubbi e critiche al sistema, percepiti solo come “rumore” che ostacola la trasmissione unidirezionale del messaggio neoliberista. Come uscire da questo vuoto di creatività politica?

Nella ricerca scientifica io distinguo un momento creativo, intuitivo che chiamo il pensiero della notte, cioè l’idea che si affaccia nel dormiveglia o durante passeggiate cioè quando la mente si libera dei problemi quotidiani, anche scientifici, e vola libera come quella dell’artista, e un momento del pensiero del giorno dove con la logica, con l’esperimento che può durare anni si cerca di verificare se l’intuizione avuta era giusta o da rifiutare. Un momento quindi della libertà del pensiero e un momento dell’applicazione del metodo razionale.

Nella politica che viviamo al momento manca il primo perché il pensiero creativo non può esistere nel compromesso e manca il secondo perché il metodo razionale non può essere limitato da interessi di parte o personali.



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Lamberto Maffei è un medico e scienziato italiano. E' stato Direttore dell'Istituto di Neuroscienze del CNR dal 1980 al 2008, e dal 2009 è presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei.

Tra le sue principali pubblicazioni ricordiamo “La libertà di essere diversi. Natura e cultura alla prova delle neuroscienze” (Il Mulino, 2011) e “Arte e cervello” con Adriana Fiorentini (Zanichelli, 2008) .



FONTE: http://www.megachip.info/component/content/article/32-pensieri-lunghi/6818-la-liberta-di-essere-diversi.html

 

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