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BOZZA DI PROGRAMMA - PER SALVARCI DALLA CRISI
- Inserito il 17 settembre 2011 alle 22:55:37 da Alternativa.

Documento del Movimento "Alternativa Politica"

ALTERNATIVA

Settembre 2011

Ecco la proposta dell'Ufficio Centrale di Alternativa rivolta alle Assemblee Territoriali, in preparazione della Seconda Conferenza Nazionale. E' un documento costruito con un grande impegno di sintesi, aperto a una discussione reale da parte di tutti, in modo da arrivare alla Conferenza Nazionale con un passo avanti collettivo. Nel momento in cui esplodono nella società e nella politica le tante crisi convergenti, la bozza di programma è già uno strumento di orientamento sui temi più importanti.






Il nostro tempo è caratterizzato dall’intreccio di tre grandi crisi. Crisi epocali e senza precedenti. Tutte queste crisi, in vario modo, stanno arrivando a un punto di rottura. Tale situazione rende indispensabile la transizione ad una diversa organizzazione sociale, politica ed economica.

La prima, cruciale, crisi che abbiamo di fronte è quella economica, che nel 2007-08 si è resa evidente attraverso la crisi finanziaria, ed è diventata, oggi in Europa, crisi dei debiti sovrani. Non è una crisi ciclica.

La seconda riguarda l'egemonia degli USA, il cui potere imperiale appare avviato verso un declino lento ma probabilmente irreversibile.

A queste va aggiunta la crisi ecologica che segnala l'ormai avvenuto raggiungimento dei “limiti della crescita” e mette in questione i fondamenti stessi dell'organizzazione economica e produttiva mondiale e la subordinazione dei rapporti sociali, cioè dei rapporti che plasmano le nostre vite, alla valorizzazione infinita del capitale.

Il picco del petrolio è stato raggiunto e la crisi energetica è ormai aperta, rendendo ancora più decisivo il controllo delle riserve di combustibili fossili.

Lo sviluppo demografico mondiale ha raggiunto i 7 miliardi di abitanti e tutto dice che a questi tassi di crescita, e con il pianeta dominato dal sistema capitalista che porta ad accentrare sempre di più la ricchezza verso pochi individui, si apriranno drammatici problemi di sopravvivenza per centinaia di milioni di persone. L'Onu prevede movimenti migratori di mezzo miliardo di persone nel caso in cui non siano scongiurati i collassi interconnessi dovuti alla crisi dell'acqua, dell'alimentazione, dell'energia, del clima.

Tutte queste crisi sono infatti interconnesse e non presentano un andamento lineare che consenta di prevedere con precisione quando e come i collassi avverranno. La convergenza di queste crisi si colloca, con ogni evidenza, all’interno della prima metà del XXI secolo.

Il modo in cui si manifestano oggi queste crisi è la conseguenza del modo in cui il sistema capitalistico ha reagito alla fine del periodo di sviluppo impetuoso del secondo dopoguerra, sopravvenuta fra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta del Novecento. In quel momento nel mondo capitalistico sono sorte gravi difficoltà di realizzazione dei profitti. Ciò ha spinto il sistema da una parte ad occupare spazi ecologici e sociali sempre maggiori e dall’altro a spostare progressivamente nella finanza i processi di valorizzazione.

L'intreccio di queste tre crisi rende urgente, come abbiamo detto, la transizione ad una diversa società, ma rende anche questa transizione delicatissima, difficile da gestire e costellata di pericoli.

La prospettiva che abbiamo di fronte è quella di una gravissima crisi di civiltà, con un peggioramento generale della vita e la drastica perdita dei diritti che i ceti medi e subalterni avevano conquistato negli ultimi due secoli.

In primo luogo è evidente a tutti che la crisi economica porta con sé disoccupazione, povertà, distruzione dei servizi sociali.

In secondo luogo, la crisi di egemonia degli USA è foriera di gravi rischi di guerra. Lo squilibrio militare che si è determinato negli ultimi 50 anni, con la schiacciante supremazia americana, rende irresistibile la tentazione della guerra come mezzo per risolvere una o più di queste crisi.

Infine, sono evidenti i pericoli indotti dalla crisi ecologica e ciò impone di mutare drasticamente il nostro modo di produrre, consumare, vivere.

Per fronteggiare questa crisi, e per far sì che la transizione avvenga nella direzione di una società più giusta, più umana, più solidale e più serena dell'attuale, occorre mettere in campo una eccezionale iniziativa politica, radicata in una impostazione ideale che sia all'altezza dei problemi che abbiamo di fronte.

I punti centrali di una transizione di questo tipo sono la riduzione della sfera della produzione mercantile (tramite per esempio il ricorso a scambi non mercantili di beni e servizi, gestiti localmente dalle varie comunità, all'intervento pubblico, all'auto-produzione quando possibile), e la forte riduzione del fabbisogno energetico, tale da consentire che esso possa gradualmente arrivare ad essere interamente soddisfatto dalle fonti rinnovabili. Indichiamo ciò col termine “decrescita”. Decrescita significa abbandono dell'obbligo alla crescita, cui è vincolato il nostro sistema economico, e quindi abbandono dell'obbligo ad un consumo sempre crescente di merci, energia, territorio.

Condizione fondamentale per la decrescita è la diminuzione della quantità di lavoro svolto da ciascuno nella sfera mercantile (salariato o autonomo).

Nell'economia della decrescita è lo Stato che crea le condizioni perché tutti abbiano una occupazione e possano lavorare molto meno di adesso, favorendo l'innalzamento complessivo della qualità della vita (beni comuni, tempo libero, cultura, benessere relazionale, armonia fra uomo e ambiente naturale).

Un altro concetto fondamentale per guidare politicamente una transizione verso una civiltà più umana è il superamento della contrapposizione tra destra e sinistra. Ciò non significa una confusione di valori, né significa cambiare il giudizio storico su ciò che hanno significato fascismo e nazismo, e sul decisivo valore di civiltà che ha avuto la lotta antifascista negli anni Trenta e Quaranta. Significa piuttosto rendersi conto che oggi l'opposizione di destra e sinistra è ormai del tutto interna a quel mondo che sta entrando in crisi irreversibile. I ceti politici di destra e sinistra propongono versioni leggermente diverse delle stesse ricette politiche e sociali, incentrate sulla crescita economica, e destinate ad essere travolte dalla dinamica delle crisi indicate all'inizio. L'ottica della decrescita è quindi del tutto esterna all'opposizione di destra e sinistra.

Occorre inoltre ribadire la più totale opposizione alle guerre di aggressione imperialistica cui abbiamo assistito in questi anni. In una fase di crisi come l'attuale la guerra è un pericolo concreto. In particolare, gli USA si trovano oggi nella singolare posizione di aver perso la supremazia economica indiscussa (pur restando ovviamente una delle principali potenze economiche) ma di conservare una assoluta supremazia militare. La politica internazionale di questi ultimi anni può essere facilmente compresa alla luce del tentativo degli USA di puntellare con la forza militare la propria declinante egemonia. Le guerre imperiali degli USA, oltre a creare distruzioni e lutti, sono fatte allo scopo di sostenere il sistema economico e sociale che ci sta portando al disastro. Il loro scopo non è mai “umanitario”. L'opposizione ad esse deve essere netta e intransigente, quale che sia la modalità con cui queste guerre sono offerte all’opinione pubblica mondiale, e quali che siano le caratteristiche dei regimi che reggono gli Stati sotto potenziale attacco.

Una forza politica che voglia indirizzare l'inevitabile transizione verso una società più giusta deve porre al centro della sua azione la costruzione di un sistema mediatico democratico, pluralistico, non manipolatorio. Milioni di persone, oggi, non conoscono quasi nulla di ciò che realmente accade, e quindi non possono liberamente orientare le loro scelte. Senza informazione e comunicazione democratica non può esserci democrazia. L'informazione, al pari del lavoro e del territorio naturale, è un bene comune che va tutelato e difeso da ogni condizionamento da parte delle forze economiche o politiche. L’informazione e la comunicazione, dato il loro ruolo culturale e formativo determinante in una qualunque transizione, debbono essere sottratte alle logiche del mercato ed essere tutelate, finanziate con l’intervento pubblico e controllate dai cittadini.

In Italia, le linee di un'azione politica di civiltà sono prefigurate e comprese nei principi e nei valori della Costituzione, che deve essere finalmente applicata.

Alla realizzazione della Costituzione occorre affiancare la costruzione di una democrazia pienamente partecipativa. I processi decisionali devono essere svincolati da logiche mercantili e aperti al coinvolgimento diretto dei cittadini.

A partire da questi concetti fondamentali, Alternativa propone i seguenti punti programmatici come base del programma di una nuova forza politica.






A. BENI COMUNI, RICCHEZZA DI TUTTI

Salvaguardare le basi materiali della nostra esistenza




A.1 Energia e risorse naturali.

Piano strategico finalizzato al graduale abbandono delle fonti energetiche non rinnovabili, da sostituire integralmente con fonti rinnovabili, accompagnato da un piano per la diminuzione del fabbisogno di energia incentrato su politiche per il risparmio e l’efficienza energetica. Impegno per l’implementazione dei sistemi di generazione distribuita (contrasto al monopolio privato e semi-pubblico in ambito energetico).



A.2 Ambiente e Territorio.

Stop alle grandi opere. Stop al consumo del territorio. Stop alla privatizzazione e conseguente uso commerciale di grandi aree urbane pubbliche, che devono essere destinate ad attività relazionali e culturali per il tempo libero dei cittadini. Elaborazione di un piano sostenibile di ritiro differenziato, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti urbani e industriali.

No ad inceneritori e termovalorizzatori. Sostegno a programmi finalizzati alla diminuzione della produzione di scarti e rifiuti. Promozione, a partire dalla scuola primaria, di una nuova cultura del riuso.



A.3 Acqua.

Ripubblicizzazione dell’acqua e definizione della stessa come bene universale sottratto alle logiche di profitto. Disponibilità di acqua potabile in tutti i luoghi pubblici. Tetto massimo al costo dell’acqua in bottiglia. Diffusione di una cultura per la riduzione degli sprechi d’acqua.





B. IL NOSTRO POSTO NEL MONDO

Ridistribuire, non dominare




B.1 Rapporti internazionali.

Ritiro immediato dell'Italia da tutte le missioni all'estero (con l'attuale eccezione del Libano). Riduzione di almeno il 50% delle spese militari. Risposte politiche nazionali ed europee alla speculazione delle oligarchie finanziarie e ai connessi tentativi di rapina delle risorse nazionali, sia private sia, innanzitutto, pubbliche. Occorre prevenire e contrastare ogni ingerenza negli affari interni di Paesi sovrani e rifiutare senza eccezioni il ricorso agli strumenti bellici in questioni internazionali, rispettando rigorosamente il dettato dell'art.11 della Costituzione.



B.2 Lotta alla povertà e alle diseguaglianze.

Sostegno alle politiche di cooperazione internazionale e ai progetti per la lotta alla povertà e alle disuguaglianze. Creazione di organi di controllo per verificare il corretto utilizzo dei fondi pubblici nelle attività di contrasto della povertà.



B.3 Europa - Salvare gli europei da questa Unione Europea!

Pubblicizzazione delle banche centrali nazionali (e di conseguenza della BCE). Rifiuto di ogni proposta di ulteriori privatizzazioni, di tagli alla spesa sociale, di riforme peggiorative della previdenza sociale. Rifiuto dell'Alleanza Atlantica (Fuori dalla NATO!) e sviluppo di un'Alleanza militare europea solo difensiva, sotto la guida di un Consiglio di Sicurezza Europeo. Ridiscutere le normative nazionali ed europee sull'immigrazione per elaborare su questo tema una politica responsabile, realistica e solidale.



B.4 ONU

Proposta di riforma dell’ONU e per una nuova architettura internazionale, finalizzata a garantire la Pace, il rispetto dell'integrità territoriale, della sovranità nazionale degli Stati, dell'autodeterminazione dei popoli.





C. ECONOMIA, LEGALITÀ, EQUITÀ

Meno tempo al lavoro, più tempo alla vita




C.1 Lavoro.

Abolizione della legge 30/03 e successivo decreto legislativo 276/03. Riduzione dell'orario di lavoro, forte limitazione degli straordinari, un piano di assunzioni nel settore pubblico finalizzate alla manutenzione del territorio e alla creazione di una capillare rete di servizi sociali gratuiti, incentivi alla conversione ecologica dell'economia (coadiuvati da un forte sostegno alla ricerca e alla innovazione), combattendo così disoccupazione e precariato. Sostegno politico e finanziario all’economia solidale e alle buone prassi locali (Gruppi di Acquisto, reti di produttori “sostenibili”, piccolo commercio, ecc.). No a nuovi mega-centri commerciali, sostegno pubblico al km zero e alla filiera corta.



C.2 Legalità.

Lotta ai guadagni della criminalità di tipo mafioso. Costituire una Agenzia per la confisca dei beni; obbligo di denuncia del reato di estorsione per gli operatori economici e nell'ambito del sistema degli appalti. Piena integrazione economico-sociale ai testimoni di giustizia. Adeguamento delle pene al grado di pericolosità per i delitti di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione e usura. No al voto di scambio, inteso in senso più ampio di quello attualmente previsto dal codice. Introduzione nel nostro ordinamento del reato di autoriciclaggio. Riforma della legge sui collaboratori di giustizia, che fissa in sei mesi il termine massimo in cui il collaboratore può elencare i temi da trattare durante il percorso collaborativo. Riforma dell'art. 111 della Costituzione sul “giusto processo”. Nuove norme per semplificare i procedimenti giudiziari: dalla riduzione dei tre gradi di giudizio alla riorganizzazione di tribunali e procure alla necessità di fornire alla Giustizia più strumenti e risorse al fine di aumentarne l'efficienza e la capacità di giungere a sentenza definitiva in tempi notevolmente ridotti rispetto a quelli attuali. Introdurre l’incompatibilità assoluta tra cariche di governo, ad ogni livello e impieghi pubblici o/e privati e/o attività professionali.



C.3 Banche.

Separazione netta fra banche commerciali e banche di investimento. Aumento della riserva frazionaria ad almeno il 50% dei depositi. Norme che impediscano i rapporti fra il sistema bancario che opera in Europa e i paradisi fiscali.



C.4 Fisco.

Misure di emergenza per il recupero della gigantesca evasione fiscale. Diminuzione della pressione fiscale a carico di tutti i lavoratori, autonomi e dipendenti, con redditi medi e bassi tramite il recupero di una forte progressività dell'imposizione fiscale e l'introduzione di un'ulteriore imposta sui grandi patrimoni. Aumento delle tassazioni sulle transazioni finanziarie, con esenzione per i titoli sottoscritti da privati entro la soglia di 100mila euro.



C.5 Debito Pubblico.

Audit pubblico per stabilire chi detiene i titoli del debito pubblico, ristrutturazione del debito, garanzia di risarcimento totale solo per la parte di debito detenuta dalle famiglie (risparmi privati investiti in BOT o altri titoli di Stato). Rifiutare qualsiasi variazione della Costituzione finalizzata a dare garanzie al mondo finanziario, come per esempio l'obbligo di pareggio di bilancio, che se introdotto rappresenterebbe un ostacolo ad eventuali investimenti statali a lungo termine.





D. LA FORMAZIONE DELLE COSCIENZE

Meno televisione, meno mondo virtuale, più relazioni e conoscenza




D.1 Istruzione pubblica statale.

Adozione di misure legislative atte a correggere i guasti prodotti dalle riforme Berlinguer, Moratti e Gelmini, e a restituire qualità a scuola e università. Ritorno ad un sistema di istruzione rispettoso dello spirito della Costituzione, finalizzato a formare cittadini e non forza lavoro usa-e-getta. Cancellazione dei finanziamenti alla scuola privata. Finanziamenti per l’introduzione obbligatoria di corsi di educazione ai media a partire dalle scuole primarie.



D.2 Mass media.

Riforma del sistema della Comunicazione-informazione. Norme contro i trust e i conflitti d'interesse. Affermazione e difesa del servizio pubblico tramite una governance indipendente dalla politica. Totale eliminazione della pubblicità da una rete televisiva pubblica e drastica riduzione, tramite l'introduzione di tetti massimi fissati per legge, su tutti gli altri canali pubblici e privati. Divieto di pubblicità nelle fasce orarie dedicate ai bambini.



D.3 Ricerca scientifica e tecnologica.

Stanziare fondi per rivitalizzare la ricerca scientifica di base, sostenendo la ricerca applicata per quei filoni applicativi che possono contribuire ad una riconversione ecologica dell’industria e alla decrescita degli sprechi/consumi di energia e materiali.





E. DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE

Scegliere tutti, scegliere consapevolmente




E.1 Democrazia partecipativa.

Adozione del "Bilancio partecipativo" nei Comuni. Introduzione dei referendum propositivi e abrogativi su base comunale, regionale e nazionale (con abbassamento del quorum per la loro validità). Obbligo per il Parlamento di discutere le proposte di legge di iniziativa popolare entro tre mesi dalla loro presentazione.

Regolamentazione della procedura di revoca dell'incarico per qualsiasi carica esecutiva, da parte del relativo corpo elettorale.



E.2 Questione morale e trasparenza.

Soluzione di tutti i conflitti di interesse fra enti pubblici e imprese private.

Trasformazione delle imprese controllate e partecipate dagli enti locali in agenzie pubbliche. Informatizzazione e facilità di accesso a tutti i dati relativi a contratti, incarichi, consulenze ed appalti assegnati dagli enti locali e dallo Stato. Drastica riduzione dei compensi e abolizione dei privilegi connessi agli incarichi elettivi.



E.3 Controllo sulla vita interna dei partiti.

Si applichi l’articolo 49 della Costituzione introducendo una legge sui partiti che ne disciplini la vita interna, indicando norme per la trasparenza dei bilanci e garanzie per il rispetto di procedure chiare e democratiche per il tesseramento, la scelta dei dirigenti e dei candidati a tutti i livelli.



E.4 Legge elettorale.

Introduzione di un sistema elettorale integralmente proporzionale per qualsiasi tipologia di elezione (locale, nazionale, europea).



E.5 Internet.

Accesso gratuito alla rete per l’intera popolazione. Tutela della libertà di espressione, di opinione e di informazione su Internet.



E.6 Laicità.

Difesa della laicità dello Stato come garanzia per l'autodeterminazione etica e per la convivenza pacifica di posizioni filosofiche e religiose diverse.





F. QUALITÀ DELLA VITA

Essere di più con meno






F.1 Trasporti.

Progettazione e promozione di una nuova mobilità sostenibile, con relativo assorbimento dei posti di lavoro perduti nel settore auto. Privilegiare il trasporto pubblico, ridurre quello privato. Avvio di nuove politiche tariffarie per incentivare l'uso del treno rispetto ad auto ed aereo. Incentivi fiscali per la promozione del trasporto merci su rotaia. Diffusione del car sharing. Chiusura al traffico dei centri storici con predisposizione di efficienti servizi di trasporto pubblico.



F.2 Biourbanistica.

Una nuova concezione della città, come luogo di vita comune e di cultura solidale. Porre fine alla idea del territorio cittadino come merce. Politiche per l'ampliamento delle zone verdi. Ripensamento degli spazi urbani per favorire l’incontro tra persone e lo scambio culturale. Abolizione dei cartelloni e degli schermi pubblicitari nelle piazze, nelle stazioni e in altri luoghi considerati di pubblico rilievo. L’arredo urbano deve valorizzare la bellezza architettonica e non il consumo delle merci.



F.3 Relazioni di aiuto e orientamento esistenziale.

Adozione da parte degli enti pubblici di servizi gratuiti e di progetti per la cittadinanza (counselling e sostegno psico-sociale) finalizzati ad agevolare nelle persone l’adattamento psicologico ai nuovi stili di vita conseguenti al superamento dell’attuale società dei consumi.



F.4 Salute/Sistema sanitario.

Politiche di investimento per potenziare il sistema sanitario pubblico. Presenza di servizi di base e di prevenzione accessibili a tutti e diffusi sul territorio. Abolizione delle aziende sanitarie e ripristino di unità sanitarie locali non guidate da logiche aziendalistiche di profitto. Diffusione ad ampio raggio, mediante costanti campagne di comunicazione, di una cultura del benessere relazionale che tenga conto delle interazioni sistemiche tra individuo e ambiente, e dei determinanti sociali della salute (alimentazione, qualità dell’aria, spazi verdi, rapporti umani, formazione e cultura, sicurezza lavorativa, livelli di uguaglianza fra cittadini, ecc.).


FONTE: http://www.alternativa-politica.it/






Cos’è Alternativa
(dal sito http://www.alternativa-politica.it/)



Alternativa è il movimento politico e culturale fondato da Giulietto Chiesa a Roma il 17 aprile 2010. Il nostro punto di partenza è rappresentato dalla convinzione che il modello economico e sociale attualmente dominante nel mondo, basato sull’idea di una illimitata espansione di produzione e consumi, è ormai diventato una megamacchina distruttrice della natura, della società, dello stesso equilibrio psichico individuale, ed è destinato al collasso in tempi relativamente rapidi, cioè nel corso di questa e delle prossime due generazioni umane.

La causa di fondo di questa svolta è l’esaurimento delle risorse, l’apparizione simultanea dei limiti allo sviluppo in molte direzioni essenziali, il superamento delle soglie oltre le quali il pianeta e i suoi complessi ecosistemi sono in grado di rigenerarsi La transizione ad un diverso modello di produzione e consumo è inevitabile, ma sta a noi far sì che essa si traduca nel passaggio ad una società più umana e solidale e non in una drammatica e sanguinosa crisi di civiltà, esito inevitabile se la lasciamo nelle mani di coloro che ci governano..

L’unico modo per evitare una transizione catastrofica e per guidarla verso un esito che permetta di ridurre grandi sofferenze è cominciare una vasta e multilaterale opera culturale, organizzativa, trasformatrice delle attuali forme di produzione e di consumo. In particolare il criterio principale per una tale riorganizzazione sarà quello della decrescita della produzione di beni e servizi materiali e di un progressivo aumento di beni esterni alla sfera del mercato.

Il dogma della crescita è ormai il cancro che ferisce a morte la natura e l’uomo; che erode il livello di vita della maggior parte delle popolazioni; che attacca selvaggiamente tutti i beni comuni per assoggettarli allo sfruttamento privato.

Alternativa ritiene che, proseguendo sulla strada di uno sviluppo dissennato come l’attuale, si finirà in guerra. Il tendenziale esaurimento delle risorse, la compromissione degli equilibri climatici produrrà una crescente competizione per il controllo dei flussi delle risorse. Una politica di pace e di convivenza tra le civiltà non può essere perseguita finché non si darà vita e sostanza a una nuova architettura istituzionale internazionale basata sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti all’esistenza, a parità di condizioni. In altri termini si eviterà la guerra solo in condizioni di solidarietà internazionale, di condivisione dei problemi, di redistribuzione equa delle risorse esistenti.

Non potrà esservi pace a lungo se non si muterà l’attuale profonda ingiustizia nella fruizione delle risorse. Il mercato, in queste specifiche condizioni, produrrà in modo sempre più convulso, una serie di guerre sempre più distruttive.

Una pacifica convivenza su questo pianeta passa attraverso il rispetto delle sovranità nazionali, delle differenze culturali, psicologiche, storiche dei popoli, attraverso una democrazia internazionale che è interamente da creare.

Tutti i processi in atto indicano che stiamo assistendo alla fine dell’Impero americano e all’inizio di un mondo multipolare in cui l’Occidente nel suo complesso perderà inesorabilmente il suo ruolo centrale e dominante.

Il pericolo che incombe è rappresentato dal dato di fatto che il declino degli Stati Uniti avviene mentre essi sono dotati di una superiorità militare assoluta. E dal fatto, coesistente, che le opinioni pubbliche dell’Occidente non si rendono conto, nella loro stragrande maggioranza, che non sarà possibile per esse conservare a lungo i loro livelli attuali di forsennata espansione dei consumi. In queste condizioni non vi sarà nessuna leadership in grado di dire la verità. Da qui la tentazione di usare la forza per procurarsi i beni comuni e per allontanare nel tempo il momento della verità. Questa è una parabola suicidaria alla quale occorre opporsi con tutte le forze mobilitabili.

Nonostante alcune differenziazioni verbali, destra e sinistra non mostrano in realtà grandi differenze sui temi dello sviluppo e su quelli della pace e della guerra. Questo è legato al fatto che destra e sinistra sono entrambe interne al dogma dello sviluppo.

Alternativa non è un movimento di sinistra (anche se i suoi aderenti provengono in larga parte, per ora, da quelle radici ), né di destra, ma intende elaborare una proposta politica e culturale che salvi i valori fondamentali che hanno animato i movimenti di emancipazione delle classi subalterne, collocandoli in un contesto in cui essenziale diventa la solidarietà umana nella ricerca di una civile convivenza dei popoli. Con queste idee ci rivolgiamo a tutti coloro che hanno preso coscienza dell’incipiente crisi della nostra civiltà, qualsiasi sia la loro provenienza culturale e politica, coscienti che tutte le tradizioni culturali serie del Novecento contengono spunti di un pensiero critico nei confronti dell’attuale capitalismo distruttivo, e che tutte devono essere criticate e superate per elaborare un pensiero e una politica all’altezza dei problemi attuali.

Alternativa ritiene che i valori fondanti della Costituzione Italiana costituiscano i pilastri di questa costruzione umana, pacifica, solidale.

Alternativa nasce dalla coscienza che il nostro paese sta vivendo una crisi gravissima, che colpisce tutti gli aspetti della nostra vita e che sta mettendo in forse la tenuta della società e la stessa esistenza dello Stato unitario. La casta politica (di destra, centro e sinistra) che si divide il potere non vuole e non può fare nulla contro i gravi problemi che ci fronteggiano, ma pensa solo alla conservazione dei propri privilegi, e alle lotte per la spartizione del bottino. Deve essere combattuta in modo intransigente, in tutte le sue componenti.

In questa lotta lo strumento fondamentale non può che essere la partecipazione democratica dei cittadini, che devono essere direttamente coinvolti nelle scelte politiche delle amministrazioni pubbliche. Ad ogni livello e su ogni problema. Lo strumento fondamentale per questa lotta deve essere la difesa dei territori, nella sua accezione più vasta. Territori sono la terra, la città, la cultura, la scuola, l’educazione, l’energia, l’acqua. In una parola le condizioni di vita. Ogni attentato a queste condizioni è un attentato alla democrazia dell’oggi e del domani e alla convivenza pacifica.

I partiti sono necessari per il confronto politico democratico, ma quelli che occupano l’attuale desolante panorama politico italiano sono degenerati in casta autoreferenziale. Occorre attuare la Costituzione definendo per legge un controllo democratico sulla vita interna dei partiti, garantendo che ogni decisione, anche interna ad essi, sia soggetta a regole democratiche precise: dall’elezione dei gruppi dirigenti, alla definizione dei candidati, al controllo sulle fonti di finanziamento, alla gestione trasparente delle risorse economiche.

Alternativa ritiene che, per preparare e accompagnare la transizione che ci attende, sia indispensabile abbattere la Grande Fabbrica dei Sogni e della Menzogna che ha trasformato milioni di individui in consumatori compulsivi. La Società dello Spettacolo nella quale viviamo non ci permette di vedere né il presente né il futuro.

Per questo è indispensabile affrontare prioritariamente la costruzione di un diverso sistema di comunicazione e informazione che sia democratico e racconti il reale. Senza questi strumento non sarà possibile raggiungere in tempo utile, cioè prima del sopravvenire della crisi generale, le menti e i cuori di miliardi di persone.

Sono infatti i gruppi ristretti e dominanti che controllano i flussi del mainstream e formano la coscienza su scala globale. E’ evidente che ogni proposta di superamento dell’attuale organizzazione economica e sociale si scontrerà contro questo potere.

Oggi i media sono un campo di battaglia politica di fondamentale importanza. Chi voglia lottare contro la transizione mortifera che i ceti dominanti stanno confusamente preparando deve sapere che “se non si è trasmessi non si esiste”.

Alternativa è un soggetto politico nuovo. Che non è alternativo a nessuno dei movimenti, gruppi, individui che hanno compreso la necessità di un profondo cambiamento, fuori e contro le logiche del mercato. Sappiamo anzi che questo cambiamento potrà nascere dalla confluenza di una miriade di esperienze rinnovatrici già esistenti e in sviluppo. Non pretendiamo dunque di riassumerle. Non abbiamo una visione autarchica. Non pensiamo a una setta isolata. Ci vorrà una nuova, grandissima unità popolare. Ci mettiamo al servizio di questa unità, che ancora non c’è e dovrà essere creata

Per crearla c’è urgente bisogno di un nuovo corpo di idee fondamentali: quelle che ci serviranno per passare attraverso un livello superiore di complessità, rappresentato appunto dalla transizione inevitabile.

C’è bisogno di un mondo diverso. C’è bisogno di Alternativa.

 

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