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NO TAV IN VAL DI SUSA: LA CULTURA COMUNITARIA DELLA VALLE E LA SINISTRA DEI PUPAZZI
- Inserito il 04 luglio 2011 alle 17:34:46 da Rodolfo Ricci.

NO TAV IN VAL DI SUSA: LA CULTURA COMUNITARIA DELLA VALLE E LA SINISTRA DEI PUPAZZI

NO TAV IN VAL DI SUSA: LA CULTURA COMUNITARIA DELLA VALLE E LA SINISTRA DEI PUPAZZI

di Rodolfo Ricci




Gli avvenimenti della Val di Susa si prestano non poco a rivisitare alcune analogie storiche; lo scenario stesso e le modalità di lotta rafforzano la sensazione di uno scontro di civiltà analogo, fatti i dovuti distinguo, a quelli avvenuti quando le tecnologie del potere coloniale incontrarono gli indiani. Oppure allo scontro tra eretici e potere ecclesiale nel medioevo.

Sotto l’ombrello protettivo dei dogmi della scolastica le armate papali annientavano fisicamente le popolazioni alpine ree di credere in un Cristo povero, comunitario e portatore di verità, ben differente dal Dio ipocrita, simoniaco e luccicante nelle bardature di vescovi e conti, dotato di alabarde e spade.

Non troppo lontano dalla Val di Susa, Margherita, la strega e Dolcino, il frate diabolico, vengono orrendamente sventrati in quanto servi del demonio, violenti e esecratori. Sul monte Rubello, monte dei ribelli, appunto.





A distanza di qualche secolo, nelle americhe conquistate col cannone e col vecchio e nuovo testamento, gli indios di tutte le latitudini vengono sterminati in quanto pagani e violenti, coi loro archi e frecce e coltelli. E’ in gioco la cosiddetta civilizzazione delle terre comunitarie e tribali di oltreoceano: che passa soprattutto attraverso le ferrovie, tecnologia angloamericana.

Entrambe le situazioni, nella loro differente ampiezza, rimandano alla lotta di resistenza contro la conquista, l'espropriazione e la riduzione di terre e territori e delle loro risorse naturali e umane a semplice mercanzie, e, insieme, alla soppressione di voci stonate per la lingua unica del dominio religioso e politico.

Non sono consentiti prigionieri.

Con i dovuti distinguo, la lotta nella Valle rimanda a dinamiche analoghe: è lotta dei civilizzatori che aprono una nuova via ferrata ad altissima velocità dentro la montagna verso l’Europa continentale superiore, contro la resistenza delle popolazioni della Valle che alla Valle vogliono bene, la amano per sè stessi e soprattutto per le generazioni che verranno. La valle è stretta, piccola, già attraversata ed erosa da altre monumentali opere.

La Valle è limitata. Bisogna salvaguardare la sua terra e la gente che vi abita e che vi vivrà in futuro.

I civilizzatori non capiscono; o meglio capiscono che la pratica di resistenza farà fallire i loro contratti, le loro proiezioni di sviluppo, cioè di guadagno futuro e, come le grandi compagnie del west, decidono di proteggere l’impresa dalle popolazioni che deve attraversare e lo fanno con la militarizzazione perpetua dei cantieri.
Ai poliziotti in assetto antisommossa di oggi si sostituiranno a breve contractors privati.

Già visto in tanti film.

In quelli degli ultimi 20 anni qualche regista è riuscito parzialmente a recuperare la prospettiva indiana o eretica: Balla coi lupi, per esempio, o Aguirre furore di Dio, oppure Mission.

Immagino che i dirigenti nazionali e locali del PD si siano commossi guardando quelle pellicole, e abbiano pensato quanto è stata crudele questa Europa. Lo stesso avranno fatto guardando, o leggendo, il Nome della Rosa. Ma forse tutto ciò è stato spinto da tempo in un profondo oblìo, un oblìo indispensabile e utile a poter continuare ad interpretare un ruolo “di governo, riformista”, per gli eventi della fine della storia.

E per ovviare a quella antipatica situazione esistenziale di restar fuori dalla mensa degli invitati.

Una volta dentro (si fa per dire), assumono la parte dei più realisti: Fassino, Chiamparino, Bersani, Napolitano, ognuno secondo le proprie possibilità e ruoli, deve dimostrare all’interno e all’estero che sono i più credibili per gestire la civilizzazione iperliberista e sviluppista, quella che serve non alla gente, non alla produzione, ma al sistema di finanza in debacle: e tuttavia, ancora il vero erogatore di potere nazionale, continentale e mondiale.

Sono tra i più accesi difensori del pensiero unico, della stabilità dei conti interni e degli equilibrii internazionali: si richiamano ai proclami delle agenzie di rating per sparare su Tremonti e sul Berlusca, non per essere i due, degli affamatori, ma per essere troppo poco ortodossi, sostengono dunque manovre più rigorose, austerità e sacrifici. Si scagliano contro il Ponte di Messina, ma chiedono la realizzazione del buco nella Valle, anche se costa tre volte più del ponte.

All’estero, il Presidente sempre più presidenzialista, al timone di un paese che naviga a vista, si sente in dovere di richiamare il nostromo e i marinai agli impegni internazionali, siano quelli finanziari e monetari verso quell’ectoplasma che si chiama mercato e quell’altro ectoplasma che si autodefinisce Europa, sia verso la Banda armata della Nato e dei suoi maggiori decisori, sia verso l'ubiquo Israele.

E’ pronto però a stracciare, assieme all’orrido ministro della guerra e all’altro inconsistete ministro degli esteri, un conveniente trattato firmato solo un anno fa con la Libia, e a partecipare al bombardamento del suo suolo poichè, come ha affermato, la pioggia di bombe "è la logica e naturale prosecuzione delle decisioni del Consiglio di Sicurezza ONU", (che però aveva istituito solo una no-fly zone) che richiama a fondamento indiscutibile della cosiddetta comunità internazionale, civilizzatrice e anglofona, e superiore esportatrice di democrazia.

Ma rispetto alla Palestina, in vista del pericoloso riconoscimento che l’Assemblea delle Nazioni Unite offrirà in agosto allo Stato di Palestina, (già oltre 100 paesi riconoscono questo Stato), dice che l’Italia è per la continuazione di trattative bilaterali (che continuano da decenni coi risultati conosciuti) senza l’intrusione di terzi (cioè dell’ONU). Lo dice a Gerusalemme mentre riceve il massimo riconoscimento dallo Stato israeliano ( Premio Dan David http://www.emigrazione-notizie.org/Default.asp abbinato ad un buon milione di dollari), per il suo decennale impegno a favore dell’occidente.

Di fronte ai mercati sobbillanti che gradirebbero la fine del governo Berlusconi poiché un po’ fuori controllo e scarsamente dedito all’obbedienza globale (anche per il suo rapporto privilegiato con Putin e per l’oleodotto South Stream che l’Eni preferirebbe al Nabucco made in USA e UK), questi portatori d’acqua si presentano come i migliori garanti degli interessi occidentali e dei mercati finanziari.

Ma devono dimostrarlo non solo a chiacchiere: si proceda con il rigore della manovra di riassetto e poi con i successivi ventennali aggiustamenti a botte di 40 miliardi all’anno; e inoltre, anzi, soprAttutto, per il presente, si dimostri che si è in grado di contrastare, contenere e reprimere con forza il conflitto sociale.

In mancanza di centrali nucleari, abolite dalla risposta referendaria, resta l’occasione della Val di Susa. Non tanto per la sua valenza strategica e tecnica, quanto per il carattere di palestra e di esempio che essa assume, nella gestione liberista del presente prossimo e del futuro.

Siccome la guerra per il riconoscimento internazionale di cocchieri neoliberisti li vede in perenne confronto, leghisti, pidiellini e piddini, si trovano in questa occasione, sullo stesso lato della barricata, a combattere la battaglia nella Valle, contro gli indiani delinquenti, gli eretici criminali e ora anche i terroristi venuti dall’esterno (ma da dove vengono questi esterni ? dall’Afghanistan ?), che lanciano pietre, pietre neolitiche, contro i candelotti lacrimogeni, le pallottole di gomma, le ruspe e i bulldozer, gli elicotteri e insieme a tutto l’armamentario mediatico e di propaganda vergognosamente mentitore e falsificatore.

Il re, in verità, è davvero nudo, e la sua nudità è penosa.
Oggi più che mai, a distanza di tra settimane dall’esito dei referendum.

E ancora più in prospettiva, quando nei prossimi mesi, ognuno dovrà dire con chiarezza che tipo di Italia vuole: l’Italia dei ladri, dei mafiosi, degli evasori, della casta, dell’ignoranza indotta e della povertà obbligata, l'Italia succube agli eterni Rotschild e Rockfeller o ai nuovi Soros, oppure un’Italia democratica, autonoma, libera dai diktat esterni ed interni, che guarda al futuro delle generazioni, che tutale le intelligenze, il lavoro e la produzione eco-sostenibile, gli anziani, i servizi, la scuola, i beni pubblici.



Bene pubblico: nelle valli alpine e appenniniche, fino agli anni ’50, molti boschi e pascoli, la raccolta della legna e della foglia, erano proprietà comune delle collettività. Dalla Carnia, alle Alpi Marittime, passando per il Cadore, dalla Lunigiana fino all’Abruzzo, esistevano forme di tutela collettiva delle risorse comuni. Che in alcune zone sopravvivono tuttora: le regole cadorine, le comuniones, ecc. Le valli montane, per la loro angustia, per la loro fragilità e perché le scarse risorse erano indispensabili per la sopravvivenza di tutti, compendiavano territori liberi dalla proprietà privata.

Una cultura raffinata e pragmatica nella limitatezza delle risorse e nella tutela dalle appropriazioni indebite e generalizzate, rafforzava il senso di comunità locale, l’amore per i duri terreni, per le piante, per gli animali.

Una cultura antichissima e solidale, così antica che risaliva all’inizio degli insediamenti stessi e che era ben altra cosa dell’individualismo rozzo e razzista rinverdito dalla Lega Nord nella pianura padana.

Oggi, nel 2011, cosa c’è di più politicamente interessante del recupero di questa cultura, per una forza di sinistra ?

Solo su questo sentimento popolare sarebbe possibile ricostruire la nuova politica per i secoli che debbono venire.

Ma i dirigenti citati navigano nell’ignoranza, quando va bene, e se va male, nel retrobottega dei mercanti, sono in fila ad elemosinare un ruolo di comprimario.

Se va bene meritano commiserazione, se va male il biasimo totale.

In entrambi i casi non ci rappresentano più. Rappresentano solo se stessi e il loro mediocre entourage.

Continueranno a ripetere come ventriloqui le parole delinquenti, violenti, criminali, terroristi.

Finchè tutti quelli che non l’hanno capito, capiranno che si trattava di rumori noiosi, pomposi, ridicoli che uscivano da pupazzi.




 
  PRESIDENTE, L'ESPERIMENTO DELLA VAL DI SUSA NON FUNZIONA >>

 

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