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Cronache dalla crisi sistemica globale: Ultimo avvertimento prima dello shock dell’Autunno del 2011
- Inserito il 22 giugno 2011 alle 11:45:19 da redazione-IT.

GEAB N.56 - Speciale Estate 2011 - Crisi sistemica globale –

Ultimo avvertimento prima dello shock dell’Autunno del 2011, quando 15mila miliardi di dollari di attività finanziarie andranno in fumo



Il 15 Dicembre del 2010, nel GEAB N.50, LEAP/E2020 ha anticipato l'esplosione del debito pubblico Occidentale (1) per la seconda metà del 2011. Abbiamo poi descritto un processo che avrebbe avuto inizio con la crisi europea del debito pubblico, e che avrebbe poi appiccato il fuoco al cuore del sistema finanziario globale, ovvero al debito federale degli Stati Uniti (2). Ed è proprio a questo punto che noi ci troviamo, all'inizio della seconda metà del 2011, con un’economia globale allo sbando più completo (3),

un sistema monetario globale sempre più instabile (4) e i centri finanziari in una situazione disperata (5), e tutto questo nonostante le migliaia di miliardi di denaro pubblico che sono state investite per evitare proprio questo tipo di situazione.

L'insolvenza del sistema finanziario globale, ed innanzitutto del sistema finanziario occidentale, torna di nuovo in primo piano, dopo poco più di un anno di cosmesi politica, volta a seppellire questo fondamentale problema sotto montagne di denaro.
Avevamo stimato, nel 2009, che il mondo aveva circa 30.000 miliardi di Dollari di assets fantasma. Quasi la metà è andata in fumo nei sei mesi tra Settembre 2008 e Marzo 2009.

Per il nostro team, è ora l'altra metà, ovvero i residui 15.000 miliardi di Dollari di assets fantasma, che puramente e semplicemente scompariranno fra Luglio 2011 e Gennaio 2012. E questa volta sarà coinvolto anche il debito pubblico, a differenza del 2008/2009, dove per lo più sono stati i soggetti privati ad essere stati colpiti.

Per misurare l'entità della scossa a venire, è utile sapere che anche le banche statunitensi stanno cominciando a ridurre l'utilizzo dei T-Bonds degli Stati Uniti, per garantire la loro transazioni, per timore dei rischi sempre più grandi che incombono sul debito pubblico degli Stati Uniti (6).

Per i players del mondo finanziario, lo shock dell’Autunno 2011 sarà letteralmente come avere sabbie mobili sotto ai piedi, dal momento che a precipitare bruscamente è il vero fondamento del sistema finanziario globale, i T-Bonds degli Stati Uniti (7).



Debito federale degli Stati Uniti e le previsioni 2000-2016 (in miliardi di USD) - Fonti: US Treasury Berruyer/GEAB, 06/2011

In questo numero discutiamo dei due aspetti più pericolosi della scossa dell’Autunno 2011, ovvero:

* il meccanismo di detonazione del debito pubblico europeo,

* il processo di esplosione della bomba statunitense, in termini di debito pubblico.

Allo stesso tempo, nel riequilibrio dei rapporti di forza mondiali, in fase di forte accelerazione, introduciamo la previsione d’un importante processo geopolitico, lo svolgimento di un vertice Euro-BRICS entro il 2014.

Infine, le nostre raccomandazioni si concentreranno sui mezzi idonei ad evitare di essere coinvolti in quei 15.000 miliardi di Dollari di beni fantasma, che andranno in fumo nei prossimi mesi, con una menzione speciale per gli sviluppi del settore immobiliare in Europa, il cui crollo, previsto per il 2015, inizierà nei fatti già dal 2012. In questo numero del GEAB, inseriamo una parte della previsione riguardo il meccanismo d’esplosione del debito pubblico europeo.



Bilancio delle partecipazioni della B.C.E. [rosso: asset backed securities (sono uno strumento finanziario, ovvero un’obbligazione negoziabile o trasferibile emessa a fronte di un’operazione di cartolarizzazione garantita dagli attivi sottostanti, ndt) - azzurro: obbligazioni del settore pubblico - verde: obbligazioni bancarie - blu scuro: altre obbligazioni societarie - beige: altri titoli] - Fonti: Spiegel/ BCE, 05/2011


Il meccanismo di esplosione del debito pubblico europeo

Gli operatori finanziari anglosassoni hanno giocato all'apprendista stregone, nel corso dell'ultimo anno e mezzo, ed il primo titolo di testa del Financial Times, nel Dicembre del 2009, trasformò rapidamente la “crisi Greca” nella "crisi dell'Euro". Non ci soffermeremo ulteriormente sulle vicende di questo enorme imbroglio, (8) orchestrato dalla City di Londra e da Wall Street, poiché lungo tutto questo periodo gli abbiamo già dedicato molte pagine.

Basti dire che, diciotto mesi dopo, l'Euro sta facendo bene, mentre il Dollaro continua nella sua corsa verso il basso, nei confronti delle valute più importanti del mondo, e che tutti coloro che hanno scommesso sul crollo dell’Eurozona, hanno perso un sacco di soldi.

Come abbiamo anticipato, la crisi favorisce l'emersione di un nuovo “sovrano”, Eurolandia, che ora consente all’Eurozona di essere molto più preparata del Giappone, degli Stati Uniti o del Regno Unito (9) allo shock dell’Autunno 2011 ... anche se essa finirà per esserne, molto a malincuore, il detonatore.

Il "bombardamento" [visto che dobbiamo chiamare le cose con il loro nome] (10), intervallato da pause di diverse settimane (11), a cui Eurolandia è stato sottoposta durante tutto questo periodo, ha infatti avuto tre consecutivi effetti principali, due dei quali lontani dai risultati attesi da Wall Street e dalla City:

1. In un primo momento (Dicembre 2009 - Maggio 2010), ha rimosso il senso d’invulnerabilità della moneta europea, formatosi nel 2007/2008, introducendo dubbi sulla sua durabilità e sull'idea che l'Euro fosse in prospettiva la naturale alternativa al Dollaro statunitense (ed anche il suo successore).

2. Quindi (Giugno 2010 - Marzo 2011), ha indotto i leaders di Eurolandia ad iniziare a lavorare alla "massima velocità" su tutte le misure di salvaguardia, protezione e rafforzamento della moneta unica (misure che avrebbero dovuto essere prese molti anni prima). Così facendo, esso ha rivitalizzato l'integrazione europea e ripristinato il nucleo fondatore alla guida del progetto europeo, con conseguente emarginazione, in particolare, del Regno Unito (12). Allo stesso tempo, esso ha favorito l'aumento del sostegno alla moneta europea da parte dei BRICS, guidati dalla Cina, che dopo un momento di esitazione, si sono resi conto di due punti fondamentali: per prima cosa gli europei avevano agito con serietà nell’affrontare il problema, ed in secondo luogo che l'Euro era uno strumento essenziale per qualsiasi tentativo di uscire dal "mondo del Dollaro" (13).

3. Infine (Aprile 2011 - Settembre 2011), sta convincendo l’Eurozona ad attivarsi per raggiungere il sacrosanto obiettivo di far contribuire gli investitori privati alla soluzione del problema greco, soprattutto tramite la riprogrammazione "volontaria" dei rimborsi [o di qualsiasi altra forma di taglio degli utili attesi] (14).

Come si può immaginare, se il primo effetto era in realtà uno degli obiettivi perseguiti da Wall Street e dalla City [al di la di fuorviare l'attenzione dagli enormi problemi del Regno Unito e degli Stati Uniti], gli altri due avevano avuto un effetto del tutto opposto al risultato desiderato, che era quello d’indebolire l'Euro e ridurre la sua attrattiva a livello mondiale.

Tanto più che un quarto effetto è in preparazione e vedrà, entro l’inizio del 2012 (15), il lancio di un meccanismo di Euro-Bond, permettendo la condivisione di una parte delle emissioni di debito dei paesi di Eurolandia (16), e l'inevitabile crescente pressione politica ( 17) per aumentare la quota del contributo privato in questo ampio processo di ristrutturazione (18) del debito dei paesi periferici dell’Eurozona (19).



Andamento e struttura del debito greco in miliardi di € (rosso: debito in scadenza; verde: deficit di bilancio; viola: prestiti UE; marrone: prestiti del FMI; blu: altri - Fonti: Le Figaro/SG CIB, 05/2011

E con questo quarto effetto si entra nel cuore del processo di contagio che attiverà la bomba del debito federale degli Stati Uniti. Perché, in primo luogo, nel creare a livello globale mezzi di comunicazione ed ambienti finanziari ultra-sensibili alle questioni dell’indebitamento pubblico, Wall Street e la City hanno rivelato la dimensione insostenibile dei deficits degli Stati Uniti, del Regno Unito e del Giappone (20).

Tutto ciò ha anche costretto le agenzie di rating, fedeli cani da guardia dei due centri finanziari, ad impegnarsi in una folle corsa al declassamento del rating degli Stati. E' per questo motivo che gli Stati Uniti si trovano ora sotto la minaccia di un declassamento, come del resto avevamo previsto, anche se questo sembrava impensabile, per la maggior parte degli esperti, solo pochi mesi fa. Allo stesso tempo il Regno Unito, la Francia, il Giappone ... si trovano anch’essi nel mirino delle agenzie di rating (21).
Ricordate che queste agenzie non hanno mai previsto nulla d’importante (né la crisi dei subprimes, né quella globale, né quella greca, né la Primavera Araba, ...). Se esse, volenti o nolenti, oggi devono declassare, è perché sono state catturate dal loro stesso gioco (22).

Le "ipotesi" sul fatto che sia impossibile, per qualunque particolare stato, il default del proprio debito, non hanno resistito a tre anni di crisi: ed è qui che Wall Street e la City sono cadute nella trappola che minaccia tutti gli aspiranti apprendisti stregoni. Non hanno previsto che sarebbe stato impossibile, per loro, controllare l'isteria che hanno scatenato sul debito greco. Così è oggi sul Congresso degli Stati Uniti, con l'aspro dibattito sul tetto al debito federale e sui massicci tagli di bilancio, che si ampliano le conseguenze degli ingannevoli articoli di stampa degli ultimi mesi, riguardo la Grecia e l’Eurozona.

Ancora una volta il nostro team può solo sottolineare che, se la storia ha un senso, questo è certamente quello dell'ironia.



Produzione industriale in Cina (rosso) ed India (verde) (2006-2011) - Fonte: Marketwatch/FactSet Cina/India Stats, 06/2011


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Note:

(1) Incluso il fatto che gli investitori privati (soprattutto le banche) sarebbero richiesti di contribuire a risolvere il problema del debito della Grecia.

(2) Senza dimenticare, naturalmente, i debiti “locali” degli Stati Uniti, i "munis".

(3) Gli Stati Uniti stanno cadendo nella recessione. L'Europa sta rallentando, come la Cina e l’India. L'illusione di una ripresa globale è ora veramente finita. E' proprio questa situazione, molto preoccupante, che spiega perché le grandi aziende trattengano i loro soldi cash: non vogliono trovarsi, come nel 2008/2009, a dipendere da banche che sono esse stesse a corto di liquidità. Secondo LEAP/E2020, è utile che PMI e privati prestino attenzione a questa situazione. Fonte: CNBC, 2011/06/06

(4) James Saft, famoso giornalista del Reuters e del The New York Times, augura "buona fortuna all'egemonia del Dollaro". Fonte: Reuters, 2011/05/19

(5) Le borse sanno che la "festa" è finita con la fine dei QE negli Stati Uniti, e con il ritorno della recessione. Inoltre, gli operatori finanziari non sanno più dove trovare investimenti redditizi e non troppo rischiosi.

(6) Fonte: CNBC/FT, 2011/06/12

(7) Anche l'Arabia Saudita è ormai pubblicamente sulla questione, con il principe Al Waleed che fa riferimento alla "bomba del debito americano". Fonte: CNBC, 2011/05/20

(8) L'ultimo esempio: il 4 Giugno la protesta anti-austerità ad Atene, che aveva faticosamente riunito meno di 1.000 manifestanti, era ancora una volta descritta dai media anglo-sassoni come prova di rigetto da parte della popolazione greca ... evocando la presenza di migliaia di manifestanti. Fonti: Figaro, 06/05/2011; Financial Times, 06/05/2011; Washington Post, 06/06/2011.

(9) The Telegraph del 2011/06/07 scrive, ad esempio, che dal 1980 il Regno Unito ha speso 700 miliardi di £ più di quanto abbia incassato. Gran parte di questa somma fa parte dei 15 miliardi di Dollari di assets fantasma che presto scompariranno.

(10) Si può vedere l'esaurimento del dialogo sulla "fine dell’Euro" dal fatto che Wall Street sia ormai ridotta a spingere Nouriel Roubini ad intervenire regolarmente, per cercare di dare credibilità a questa favola. Povero Roubini [non aveva previsto la crisi globale, né che questa fosse superiore ai sei mesi], si trova ora ridotto a dover prevedere la "fine dell'Euro" nei prossimi cinque anni, o almeno una radicale riforma dell’Eurozona ... che potrebbe condurre ad una maggiore integrazione europea! Citiamo l'autore, dal suo recente discorso ad una conferenza di Singapore, riportato dal Figaro del 2011/06/14. Quindi, riassumendo la previsione di Nouriel Roubini, ci sarebbe la fine dell’Euro entro 5 anni, a meno che l'Euro si rafforzi attraverso la stabile organizzazione di un "nuovo sovrano", Eurolandia. Che previsione! Essa consiste nel dire che entro cinque anni (un tempo infinitamente lungo in un momento di crisi, e Roubini ha parlato di tempi di maturazione molto più brevi solo pochi mesi fa) una cosa o l'altra potrà accadere. Grazie Dr. Roubini! E' difficile fare previsioni e lavorare allo stesso tempo per Wall Street. Ma in effetti lei deve fare la sua parte nel (vano) tentativo di convincere gli asiatici a non vendere assets in Dollari in favore di quelli in Euro!

(11) Quando gli esperti ed i media anglo-sassoni non potranno davvero inventare più niente per giustificare il mantenimento della «crisi dell’Euro» come titolo di testa.

(12) Ma anche la Svezia, le cui élites continuano a vivere nel mondo del “post 1945”, quello in cui sono state in grado di arricchirsi sfruttando i problemi del resto del continente. Per quanto riguarda il Regno Unito, la City continua invano a cercare di evitare dall’andare sotto il controllo delle autorità europee, come possiamo vedere da questo articolo del Telegraph del 2011/05/30.La cosa più divertente, in questo articolo, è l'immagine scelta dal giornale: una bandiera europea a brandelli. Ma è davvero la City che sta perdendo la sua storica indipendenza a favore della UE, e non il contrario. E' un esempio lampante dell’incapacità a comprendere gli eventi in corso in Europa, attraverso i media britannici, anche quando si tratta del Telegraph, altrimenti eccellente in termini di copertura della crisi.

(13) Da qui la loro motivazione a comprare il debito di Eurolandia. Fonte: Reuters, 2011/05/26.

(14) Fonti: YahooActu, 06/13/2011; Deutsche Welle, 06/10/2011; Spiegel, 06/10/2011.

(15) La crisi non consente ad Eurolandia di aspettare il 2013, la data prevista per la revisione del sistema adottato nel Maggio del 2010, per risolvere questo problema.

(16) Diverse opzioni sono allo studio, ma molto probabilmente il tutto sarà organizzato intorno ad un sistema a doppio livello di emissione del debito pubblico: un primo a firma comune di Eurolandia (e, quindi, ad un tasso d’interesse molto basso) per un importo fino ad una certa percentuale del PIL di ogni Stato (40%, 50%, 60% ... saranno i leaders di Eurolandia a dover scegliere), un secondo, oltre questa soglia, con solo la firma (garanzia) dello Stato interessato, con tassi d’interesse molto alti, riservati agli studenti meno seri della classe.

(17) A questo proposito, è deplorevole che i media internazionali siano più interessati a qualche migliaio di manifestanti greci (vedi più avanti, in questo numero, per un esempio lampante della enorme differenza tra i numeri veri, e quelli dei media anglo-sassoni), supposta incarnazione del rifiuto dell’austerità e della debolezza dell’Eurozona, piuttosto che “alle aspettative reali espresse attraverso la lettera aperta degli intellettuali greci”, che non accusano Eurolandia, ma la propria élite politica e finanziaria, che non è riuscita a rispettare gli impegni, e chiedono il potenziamento del sistema politico-sociale greco al livello di quello del resto di Eurolandia. Fonte: L'Express, 06/09/2011.

(18) Per quanto riguarda il termine "ristrutturazione", su cui gli articoli e le trasmissioni di economisti e finanzieri di ogni tipo hanno a lungo delirato, il nostro team vorrebbe apportare ad esso una semplice e chiara precisazione: è ovvio che parte del debito greco fa parte di questi 15.000 miliardi di Dollari di beni fantasma, che evaporeranno nei mesi a venire. Non importa la parola usata, "ristrutturazione", "default "..., come abbiamo indicato nei GEAB precedenti, Eurolandia organizzerà un processo che farà sì che i creditori meno potenti o più esposti perdano in maniera significativa sulla loro esposizione greca. Tutto ciò si chiama “crisi”, ed è esattamente quella che noi stiamo attraversando. E l’"interesse nazionale" funziona sempre allo stesso modo. Ma comunque, a questo punto, il problema sarà trasferito negli Stati Uniti, nel Giappone e nel Regno Unito, e nessuno presterà attenzione al caso greco, dove gli importi sono ridicoli se confrontati: Grecia, 300 miliardi di Euro, USA, 15.000 miliardi di Dollari .

(19) E la prossima revisione da parte della Corte Costituzionale d’Appello di Karlsruhe, nei riguardi del Fondo Europeo di Stabilizzazione, se non mette in discussione decisioni già prese, aumenterà la pressione in Germania sul fatto che il settore privato debba avere una partecipazione nella soluzione, il che vuol dire “perdite”. Fonte: Spiegel, 06/13/2011

(20) Un semplice calcolo ci permette di misurare la differenza tra l'attuale problema greco e quello degli Stati Uniti: le banche, in particolare, saranno costrette a farsi carico del 10%-20% del costo del salvataggio del debito greco, compreso quindi tra i 30 ed i 60 miliardi di Euro. Questo è ciò che "eccita" in questi giorni le agenzie di rating, riguardo le banche europee. L'esplosione della bomba del debito federale statunitense imporrà un costo quanto meno proporzionale, sulle banche e sugli altri detentori istituzionali di questo debito. Pertanto, in questo caso, stiamo parlando (ed è una stima prudente, poiché la natura stessa dell’uso dei T-Bonds degli Stati Uniti comporta un maggiore contributo privato) di importi compresi tra 1.500 ed i 3.000 miliardi di Dollari. Ciò è coerente con la nostra stima di 15.000 miliardi di Dollari di assets fantasma che scompariranno nei prossimi trimestri.

(21) Fonti: Reuters, 06/08/2011; Le Monde, 06/11/2011; FoxNews, 05/30/2011.

(22) Ed una delle conseguenze di questo gioco, è che gli europei si stanno preparando non solo a regolare severamente i metodi delle agenzie di rating, ma semplicemente creeranno dei concorrenti alle agenzie anglosassoni, come del resto i cinesi hanno già fatto con l’agenzia Dagong, la quale ritiene che gli Stati Uniti siano entrati in un processo di insolvenza riguardo il proprio debito. Perdendo il monopolio sulla misurazione del rischio, Wall Street e la City perderanno così la loro capacità di fare o di perdere delle fortune. Fonti: CNBC, 06/02/2011; YahooNews, 06/10/2011.
[b]



Fonte: http://www.leap2020.eu[url]

Tradotto in italiano su: http://infomazionescorretta.blogspot.com/2011/06/geab-56-parte-pubblica-italiano.html.


Altre informazioni qui: [url]http://informazionescorretta.blogspot.com/#ixzz1Pwl3SkdJ

 


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