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Ernesto Sabato, un calabrese porteño
- Inserito il 14 maggio 2011 alle 11:08:34 da MARCO FERRARI.

Ernesto Sabato, un calabrese porteño

(DI MARCO FERRARI)
da La gente d'Italia

http://www.lagenteditalia.com/articulos/articulos_masinfo.php?id=1667&secc=articulos&path=0.281


Gli mancavano solo 55 giorni per toccare quota 100 anni, ma non festeggerà il secolo di vita. Ernesto Sabato è deceduto nella sua casa di Santos Lugares, in Calle Saverino Langeri, nella provincia di Buenos Aires. La moglie Elvira Gonzalez Fraga ha sostenuto che da due settimane lo scrittore aveva una fastidiosa bronchite che ha finito col compromettere la sua salute. Proprio ieri la Fiera internazionale del libro di Buenos Aires gli ha reso omaggio con un programma che era stato preparato da tempo per il centenario. Sabato aveva promesso di essere presente all’evento. Invece l’occasione della festa si è tramutata in un lutto. «Gracias Maestro» si legge nei manifesti appesi al cancello del Club Defensores dove si è svolta la camera ardente prima del funerale di ieri.
Sabato (aveva l’accento sulla prima a, ma lui lo odiava) era nato a Rojas, figlio di immigrati italiani calabresi. Il padre Francesco era originario di Fuscaldo, la madre Giovanna Maria Ferrari era invece di San Martino di Finita. Si erano conosciuti a Paola, sul sagrato della chiesa, dopo messa, e insieme decisero di tentare l’avventura oltreoceano.
Laureatosi in fisica e seguiti i corsi di filosofia all´Università de La Plata, Sabato lavorò come fisico sulle radiazioni atomiche presso il Laboratorio Curie di Parigi che però lasciò nel 1945 per dedicarsi alla letteratura partendo dalla frequentazione del milieu surrealista che ebbe nella capitale francese. In Europa svolse anche attività politica a favore del Partito Comunista Argentino a cui si era iscritto negli anni Trenta. Fu inviato anche alla scuola di partito a Mosca sotto falso nome. Rientrato in patria e conclusa la sua esperienza politica, anche se resterà una personalità di sinistra, assunse la cattedra di professore di fisica all´Universidad de la Plata di Buenos Aires.
Se Borges ha rappresentato il lato borghese della letteratura fantastica porteña, ispirata alla dantesca mutazione della metropoli argentina, rivista in una chiave tipica di James Joyce di rinventare il classico, Sabato era invece l’espressione più popolare del romanzo, figlio di quel mondo d’emigranti promiscuo e periglioso che affrontava la vita nuova combattendo con ogni mezzo. Pur appartenendo a quella generazione che ha rinnovato la letteratura argentina, era assimilabile più a Marco De Nevi che a Borges e Adolfo Bioy Casares. Lo stesso Borges lo rimproverava di aver scritto poco. In effetti sono sostanzialmente tre i grandi romanzi di Sabato: «Il tunnel» (1948), storia di un amore che si trasforma in un’ossessione, «Sopra eroi e tombe» (1961), considerato il suo capolavoro, e «L´angelo dell´abisso» (1974), tutti tradotti in italiano da Einaudi. Dal novembre 1999, lo scrittore aveva ricevuto il passaporto italiano, concesso durante una cerimonia all´ambasciata di Buenos Aires, occasione nella quale era stato inoltre insignito con la medaglia d´oro alla cultura italiana. «Questo premio – aveva detto - mi permette di recuperare le radici che con tanta nostalgia mi hanno trasmesso i miei genitori». Il suo sorriso breve, i baffi folti, la testa pelata e gli occhiali spessi gli donavano un’espressione molto forte che mischiava la chiara identità italiana con l’insieme delle esperienze argentina.
Sabato svolse un ruolo importante nella storia argentina post-golpista, durante il governo di Raul Alfonsìn in quanto fondatore e primo presidente della Conadep, associazione che si occupò delle ricerche e le denunce relative ai desaparecidos della dittatura militare del 1976-1983, ricerche e denunce queste che portarono poi ai vari processi dei capi militari di quegli anni. Nel 1983 il governo di Alfonsìn lo nominò presidente della Commissione nazionale sui desaparecidos. Lui e la sua prima moglie Matilde si erano miracolosamente salvati dagli orrori della dittatura, nonostante fossero inclusi nelle liste nere, rifugiandosi sulle montagne di Cordoba. Su quella esperienza scrisse un pamphlet eccezionale, «Nunca más» incentrato sulle atrocità commesse dalla giunta militare. Scrisse inoltre «Approssimazioni alla letteratura del nostro tempo: Borges, Sartre, Robbe-Grillet » (Editori Riuniti 1986), : «Prima della fine » (Einaudi 1999) e : «Lo scrittore e i suoi fantasmi» (Meltemi 2000).
Sabato era stato apprezzato da colleghi come Albert Camus, Thomas Mann e Graham Greene che vedevano in lui uno specialista sulla patologia della conoscenza. Il suo lavoro era sempre stato animato da un sentimento d’empasse di fronte al positivismo. L’uomo era quindi capace, secondo Sabato, di commettere l’indicibile in nome della ragione. Il surrealismo e l’esistenzialismo trovavano un incontro ideale in gran parte del sui romanzi.
Negli ultimi tempi si era ritirato a Santos Lugares, lontano dai fasti della capitale, nella vecchia casa tra araucarie, cipressi e magnolie e un giardino dove un albero millenario di origine giapponese conviveva armoniosamente con ortensie e rose. Qui dipingeva e scriveva romanzi, molti dei quali hanno per protagonisti delle persone cieche. Un rifugio sicuro dopo tante fughe, dallo stalinismo alle dittature, dai militari al laboratorio di Madame Curie. Come ha scritto Julia Constenia nella biografia di Sabato, «El hombre» del 1997, in lui si mischiano uno spirito diurno e uno spirito notturno, uno occulto e uno visibile, un po’ come il suo intricato giardino. La biblioteca municipale, a due passa da casa, già da tempo era intitolata proprio a lui.
A Maurizio Chierici, poco tempo fa, aveva confessato: «Una volta la morte era la prova della crudeltà dell´esistenza. Continuavo a ripetere: resisterò con tutta la forza pubblica, ma adesso che si avvicina, la prossimità dell´ora mi avvolge, non è alle spalle, ma davanti ai miei occhi: momenti difficili, momenti di pericolo e i volti di chi mi ha riscattato da malinconie e depressioni. Comincia un nuovo viaggio assieme a coloro che hanno letto le mie pagine e mi aiuteranno a morire».

 


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