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Prodigio: a Marcia Scantlebury
- Inserito il 05 ottobre 2005 alle 21:26:22 da Carmen Yañez. | 1 Pagina
Se in quei giorni di ottobre e di bende nere quando davvero la paura mordeva la carne e noi custodivamo nomi nelle pieghe del sudore. Ti avessi toccato la fronte oltraggiata per curarti la ferita con l’acqua che oggi ci unisce non mi avresti creduto. Mai fummo più vicine alle rose Ti ricordi quelle rosse che paradossalmente crescevano lì, nel cuore stesso del dolore? Belle rose… delle quali ci fu negato il favore del profumo ma non le tristi spine. Se in quei giorni di ottobre a Villa Grimaldi quando neanche il mio olfatto mi diceva che ti saresti svegliata, Marcia, ti avessi parlato solo per consolarti per curarti la ferita del viso per liberare l’aria da un brutto sogno per volgere lo sguardo all’indietro prendendo il tempo per le corna e ricostruire la tela di cipolla che ci coprì fino ad allora. Se ti avessi fatto una promessa, se avessi predetto un invito, in una città lontana, bella San Marco, Venezia la città del ritrovarsi prodigioso. Non mi avresti creduto. Non mi avresti creduto perché la morte batteva le ali là fuori e la bontà taceva. (Traduzione di Raffaella Marzano, per Casa della Poesia) Carmen Yáñez, nata nel 1952 a Santiago del Cile, in seno a una famiglia operaia, nel 1975 scompare nelle mani della polizia politica di Pinochet. Incredibilmente scampata all’inferno di Villa Grimaldi (la casa segreta della polizia politica), rimane in clandestinità finché nel 1981, via Argentina e sotto la protezione dell’ONU, si rifugia in esilio in Svezia. In Svezia Carmen Yáñez inizia a pubblicare la sua poesia. Nel 1982 esce la raccolta "Cantos del camino" e, negli anni successivi, le sue poesie appariranno su riviste svedesi (Signor, Ada, Invandraren) e tedesche (Viento sur). Pubblica i trittici "Al aire" (1989) e "Remanso" (1992). Durante la sua permanenza in Svezia, partecipa alla creazione di vari laboratori letterari. Dapprima il laboratorio Losche (1986-88) e in seguito "Transpoetas" e "Madrigal", ai quali è tuttora legata. Dal 1990 la sua poesia comincia a essere pubblicata anche in Cile. Nel 1997 si trasferisce in Spagna, insieme a suo marito lo scrittore Luis Sepúlveda, e stabilisce la sua residenza nelle Asturie, in quella che lei stessa definisce una ricerca delle proprie radici. Ha pubblicato in Italia due volumi, editi da Guanda: "Paesaggio di luna fredda" (1998) e "Abitata dalla memoria" (2001). Ha partecipato a: Lo spirito dei luoghi (2000), Sidaja (2001), Poesia contro la guerra (2001), Il cammino delle comete (2002), Napolipoesia (2001, 2002), Incontri internazionali di poesia di Sarajevo (2002).
 
Ecuador: Gutierrez arrestato al suo rientro in patria
- Inserito il 19 ottobre 2005 alle 16:20:19 da David Lifodi. | 1 Pagina
All'interno del paese regna una situazione di incertezza Le compagnie petrolifere la fanno da padrone David Lifodi Fonte: www.misna.org - 17 ottobre 2005
 
UNA LETTERA DAL FUTURO
- Inserito il 21 ottobre 2005 alle 11:12:55 da Maria Di Rienzo. | 1 Pagina
Caro ..., lascia che ti racconti una storia, perche' sono stata incaricata di portarti dei saluti. Il 13 ottobre e' nata la seconda bambina di una mia cara amica. I suoi genitori volevano un nome che contenesse un augurio di pace, e cosi' questa piccina si chiama Iris. La mia preghiera per lei e' stata che la terra l'aiutasse a mettere radici in tutto cio' che e' buono...
 
AMERICA, VOLTI E MASCHERE
- Inserito il 21 ottobre 2005 alle 11:35:39 da EDUARDO GALEANO. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 9 ottobre 2005. Eduardo Galeano e' nato nel 1940 a Montevideo (Uruguay); giornalista e scrittore, nel 1973 in seguito al colpo di stato militare e' stato imprigionato e poi espulso dal suo paese; ha vissuto lungamente in esilio fino alla caduta della dittatura.....
 
BRASILE: LA VITTORIA DEL PARTITO DEGLI ASSASSINI E LE
- Inserito il 26 ottobre 2005 alle 14:11:37 da di PEPPE SINI. | 1 Pagina
In memoria di Rosa Parks, scomparsa ieri a 92 anni. La nostra rosa nera, sorella della nostra rosa bianca e della nostra rosa rossa. Rosa Luxemburg, Sophie Scholl, Rosa Parks: volti di donna della nonviolenza in cammino. Ho esitato a presentare queste note frettolose, abbozzate gia' nella notte tra domenica e lunedi', gia' intimamente certo della sconfitta referendaria, poi annunciata dai primi garruli notiziari della mattina. Non le ho pubblicate nel notiziario di ieri, ne' nel supplemento specifico ad esso seguito. Mi decido adesso pur sapendo che molte cose vi son dette troppo di fretta, non poche meriterebbero un maggiore approfondimento e un'adeguata dialettizzazione per divenir persuasive, e su alcune questioni nulla dico perche' in merito le mie valutazioni sono ancora mobili e incerte ovvero non mi sono ancora formato opinioni sufficientemente articolate in tesi internamente coerenti e tra loro rigorosamente connesse. Le pubblico perche' non vorrei che, come tante volte e' accaduto, anche la vicenda del referendum brasiliano - il primo referendum per il disarmo nella storia dell'umanita' - qui da noi venisse archiviata come se nulla fosse, e dopo qualche intervento di circostanza tutto finisse nell'oblio. Non e' stato un nonnulla questo referendum, ma un fatto politico e culturale, morale e civile, di rilevanza storica e mondiale. E la nostra sconfitta deve esserci almeno di insegnamento, e dar luogo a una riflessione che vada in profondiita'. E allora pubblichiamo pure queste sparse, schematiche, unilaterali note. E sia benvenuto ogni eventuale ulteriore intervento. * 1. L'ora del bisturi Quelli di noi che nelle scorse settimane leggevano la stampa brasiliana sapevano quanto possente e percussiva, quanto subdola e abile, era la campagna condotta dal partito degli assassini, dai manutengoli e degli araldi di chi sugli omicidi ingenti lucra profitti. E sapevano anche quanto ingenue fossero le aspettative trionfalistiche nutrite da non pochi amici nelle settimane precedenti: in Brasile era il primo referendum, forse taluni non si aspettavano quanto potesse essere efficace la campagna di mistificazione e manipolazione che i media al servizio dei mercanti di morte avrebbero saputo sviluppare nell'ora della prova. Chi scrive queste righe aveva chiaro in mente che per riuscire a bilanciare i rapporti di forza e permettere al referendum di vincere era necessario che a contrastare la campagna di menzogne e corruzione che il partito degli assassini avrebbe dispiegato era necessario, assolutamente necessario, che a sostegno delle sorelle e dei fratelli brasiliani impegnati per il si' al disarmo, per il si' a salvare le vite, si mobilitasse una forte, vasta e profonda solidarieta' internazionale: che desse visibilita' e risorse, e respiro e dimensione planetaria, alle ragioni e al movimento del si' al disarmo. Per questo motivo questo foglio per due mesi ha insistentemente cercato di invitare tutti gli interlocutori all'attenzione e all'azione. Sapendo che l'ora era decisiva, che si trattava di una prova che riguardava l'umanita' tutta, che tutti avremmo dovuto fare quanto in nostro potere affinche' vincesse il si' al disarmo che salva le vite. Non siamo riusciti. Troppi, taluni finanche stipendiati per occuparsi proprio di questi argomenti, non hanno capito; troppi hanno alzato le spalle preferendo continuare a giocare con i loro videofonini, a fare le piacevoli passeggiate e le stolte sassaiole che vanno in tv, a firmare tutti gli appelli del mondo affinche' sia sempre qualcun altro a fare quello che loro stessi non hanno voglia di fare - distratti e fin narcotizzati dai privilegi che l'ordine iniquo che domina sul mondo loro concede purche' non disturbino troppo il manovratore, purche' si limitino a concionare, e nulla di concreto e coerente ed effettuale facciano per uscire dalla subalternita', dalla complicita' con il sistema di potere che si regge sull'uccidere. E le sorelle e i fratelli brasiliani sono restati soli, e il potere di manipolazione del sistema dei mass-media nelle mani dei potentati brasiliani schierati col partito degli assassini li ha soverchiati. E migliaia, decine di migliaia di brasiliani continueranno a morire uccisi da armi da fuoco anno dopo anno, migliaia di persone la cui vita potevamo salvare. E non vale adesso recriminare; ma capire e' necessario, e urgente. * 2. Come vince il partito degli assassini: la strategia della distrazione In ogni dibattito finalizzato ad un pronunciamento cio' che puo' conta e' chi decide di cosa si discute. La strategia propagandistica del partito degli assassini e' stata tutta centrata sul distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica brasiliana dalla questione cruciale e spostarla su aspetti secondari, o addirittura su questioni senza alcun nesso reale con cio' su cui si doveva votare. Ne sappiamo qualcosa anche noi in Italia. Anni fa una lobby di avvelenatori alleata alla lobby dei fucilieri riusci' a convincere gli italiani a non votare contro il veleno nel cibo che mangiamo. La maggioranza degli italiani, questo nostro misero popolo malato di machiavellismo degli stenterelli, che si vanta di essere cosi' scaltro e smaliziato ed e' cosi' esposto a lasciarsi sedurre e poi stuprare dal primo mussolini che passa, preferi' continuare ad essere avvelenati anziche' votare per difendere la propria salute. * 3. La questione principale, e il suo occultamento In un referendum il cui quesito cosi' recita: "Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?", la questione principale, evidentemente, e' di una chiarezza cartesiana. Le armi servono a uccidere, piu' armi sono disponibili, piu' vengono usate, piu' esseri umani muoiono. Meno armi ci sono in circolazione, meno se ne puo' far uso, piu' persone vivono. E' tutto qui: Il disarmo e' la scelta di preferire che gli esseri umani vivano. La diffusione delle armi e' la scelta di preferire che gli esseri umani vengano uccisi. Si' al disarmo significa si' al diritto di tutti a vivere. No al disarmo equivale a condannare molti ad essere uccisi. Come riuscire a nascondere questa verita'? Ecco il problema dei persuasori occulti e palesi al soldo del partito degli assassini. Ed ecco come gli strateghi della manipolazione al servizio di chi lucra sulla morte hanno risolto il problema di far dimenticare agli elettori su cosa si votava: semplicemente deumanizzando la questione, rendendola da concreta astratta, facendone non una questione di vita e di morte di esseri umani, ma "buttandola in politica" (nel senso deteriore, menefreghista e fascista del termine), in chiacchiere da caffe' dello sport, in sofismi che ottundessero la percezione, la ragione e la coscienza, e vellicassero invece gli istinti piu' bassi e selvaggi, eccitassero alla grulleria e alla ferinita' che pur sempre sono in agguato nel profondo di ciascuno di noi. * 4. I paralogismi che attoscano. Un'analisi in dettaglio Qui di seguito proviamo a sintetizzare nei termini piu' rastremati i principali argomenti che sono stati usati dal partito degli assassini per adescare al sadismo e al masochismo la maggior parte dell'elettorato brasiliano. Li abbiamo desunti direttamente dalle fonti: facendo uno spoglio dai mass-media brasiliani, dalle dichiarazioni ufficiali, dagli slogan usati dal partito degli assassini, e anche da lettere personali (e di insulti, naturalmente) che ci sono pervenute da parte di fanatici sostenitori (e ad un tempo anche inconsapevoli vittime) del partito degli assassini. Li presentiamo in una sequenza fondata sull'affinita' tra l'uno e l'altro argomento (scontando anche il fatto che alcune variazioni sono cosi' lievi da dar l'impressione di una mera ripetizione), e non per frequenza d'uso; ci pare che da quest'ultimo punto di vista gli argomenti in assoluto piu' usati siano stati quelli di seguito rubricati sub a), e), i), o). * a) il referendum e' uno spreco di soldi pubblici, che invece si potevano utilizzare per sanita', educazione, alloggi e quant'altro; e dunque si vota no: no allo spreco dei soldi pubblici. Naturalmente tutti sappiamo che la democrazia costa, e che il diritto di voto e' un bene tale - poiche' invera l'umana dignita' ed onora l'umana intelligenza, e rende la convivenza sociale infine anche politica, civile - che la spesa per renderlo possibile e' settanta volte sette benedetta; non solo: sappiamo anche che se il si' al referendum avesse vinto avrebbe non solo salvato innumerevoli vite umane, ma avrebbe anche consentito un risparmio enorme di cure sanitarie e assistenziali per i feriti e i mutilati da armi da fuoco, avrebbe reso piu' facile impedire reati e distruzioni, eccetera eccetera. L'argomento truffaldino citato e' quindi non piu' che un miserabile, penoso sofisma, ma ha funzionato. E non solo sulle persone, come dire, piu' indifese: posso portare ad esempio una lettera personale che ho ricevuto da una illustre cattedratica brasiliana, che ad esso ha anch'essa abboccato, come il piu' ingenuo dei bulli di quartiere. * b) il referendum e' una truffa e una buffonata; e dunque si vota no: no ai pagliacci e agli imbroglioni. Quanto ci piace quando ci dicono che una cosa e' ridicola e malandrina. Siamo istintivamente propensi a crederci perche' ci piace poter sembrare di quelli che non la bevono, di far parte della societa' degli apoti. E invece e' una corbelleria. Perche' in un paese in cui ogni anno 40.000 persone muoiono assassinate da armi da fuoco la scelta della proibizione della circolazione delle armi da fuoco e' la cosa piu' importante e piu' urgente, e il referendum e' il modo piu' immediato e adeguato di coinvolgere l'intera popolazione nell'impegno in difesa del piu' importante dei diritti: il diritto a non essere uccisi. Truffatori e ciarlatani sono stati piuttosto i sicari mediatici del partito degli assassini; l'ignobile truffa e la beffa sanguinaria al popolo brasiliano loro l'hanno perpetrata, e tanti innocenti dovranno morire per questo. Eppure anche questo argomento ha funzionato, fino a diventare lo slogan esibito sugli striscioni da stadio della propaganda del partito degli assassini. * c) il referendum e' un'operazione totalitaria di un potere corrotto che vuole violare i diritti naturali dell'individuo, come quello a decidere da se' cosa sia meglio per lui, e quindi anche a difendersi da solo in questo mondo di lupi; e dunque si vota no: no al governo che vuole togliermi la mia liberta'. L'argomento e' subdolo, e fa leva sull'ideologia oggi egemone a livello planetario dell'individualismo proprietario, del "ciascuno per se' e Dio contro tutti", del "mors tua, vita mea". Viene incontro alla barbarie dominante e fa leva sulla belluinita' che alberga nel pozzo nero tragicamente presente in ogni cuore. E' ovvio che a un'analisi razionale e' del tutto ridicolo: quale dittatura chiede un libero pronunciamento popolare? Quale potere corrotto e oppressivo consente che liberamente il popolo si esprima? Eppure anche questo ha funzionato. Pensino i lettori che un ben titolato e ben bibliografato corrispondente dal Brasile mi ha scritto una lettera in cui paragonava i sostenitori del referendum a Hitler. Me ne hanno dette tante in vita mia, ma che mi dessero dell'hitleriano, e per lo specifico motivo di essere sostenitore della necessita' del disarmo e di salvare le vite umane, ebbene, questo proprio non mi era ancora mai capitato. * d) Tutti devono avere il diritto di difendersi se si sentono in pericolo, e per difendersi davvero bisogna essere disposti a uccidere ed avere gli strumenti per farlo; e dunque si vota no, no a chi vuole toglierci il diritto a difenderci davvero. Ah, come si sente qui il peso di una lunga lunga tradizione che va dall'"occhio per occhio" ("che rende tutti ciechi", diceva Gandhi), al "Dio riconoscera' i suoi", ai gulag e ai lager, all'atomica, fino all'11 settembre cileno e a quello nuovayorchese, fino alle guerre in corso. Non vi e' dubbio che tutti gli esseri umani hanno diritto alla legittima difesa. Ma un conto e' la legittima difesa, un conto e' farsi assassini, e sulla base di una mera - e sovente fallace - presunzione di pericolo. Non solo: e' giunto, dopo Auschwitz e dopo Hiroshima, il tempo in cui l'uccidere deve essere ripudiato sempre. Per le ragioni che tematizzo' Guenther Anders nelle sue stupende opere sull'eta' atomica; e per la ragione delle ragioni che Federica Curzi ha compendiato mirabilmente nel suo intervento che abbiamo pubblicato nel notiziario di ieri. * e) Il disarmo disarma solo le persone perbene, figurarsi se i criminali sono disposti a disarmarsi; e quindi il disarmo aiuta la criminalita' che restera' armata mentre la gente onesta sara' disarmata; e dunque si vota no: no alla criminalita'. Peccato che la verita' e' esattamente l'opposto. Piu' armi circolano, piu' e' facile per la criminalita' procurarsene. Disarmare tutti i privati cittadini e' il modo migliore per contrastare la criminalita'. Eppure anche questo argomento ha funzionato. Ed e' stato uno dei piu' ripetuti. Forse noi italiani, che purtroppo tante stragi abbiamo subito da parte delle mafie, avremmo dovuto farci piu' energicamente sentire in Brasile per smascherare e confutare questa sozza menzogna che effettualmente i poteri criminali favoreggia. * f) Possedere armi e' una tradizione nazionale, il referendum vuole toglierci una nostra tradizione; e dunque si vota no: no a chi vuole distruggere le nostre tradizioni. Anche i duelli all'ultimo sangue erano una tradizione; anche far divorare i poveri cristi dalle belve nel colosseo per il divertimento del pubblico romano era una tradizione; e antichissima, plurimillenaria tradizione e istituto e' stata - e in non pochi luoghi del pianeta e' ancora, come quella sessuale lungo le strade delle citta' italiane - la schiavitu'. Tradizioni che ogni persona di retto intendere e decente sentire trova oggi orribili, tradizioni contro cui e' dovere di tutti lottare, tradizioni che la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 ha una volta per sempre condannato come crimini esecrabili. Eppure anche questo argomento ha avuto i suoi cultori. * g) Possedere armi e' un diritto che abbiamo sempre avuto; e dunque si vota no: no alla rinuncia a un nostro diritto. Penetrante argomento, ma la civile convivenza si basa proprio su questo: che tutti conveniamo di rinunciare a minacciare la vita altrui. Mnacciare di uccidere non e' diritto, ma barbarie. * h) Col disarmo dei privati cittadini tutte le armi restano nelle mani degli apparati repressivi dello stato, e come possiamo fidarci dello stato? e dunque si vota no: no alla resa senza condizioni a uno stato che e' nostro nemico, vogliamo restare armati contro di esso. E' un argomento che puo' far sorridere, ma si fonda su una lunga storia che include tanto gli squadroni della morte quanto la guerra di guerriglia, tanto i commandos fascisti quanto alcune insorgenze rivoluzionarie; e chi scrive queste righe ricorda le discussioni che un quarto di secolo fa si svolgevano anche nelle sedi della sinistra italiana quando ci fu il referendum sul porto d'armi. Quanto tempo ancora ci vorra' per capire che la violenza e' sempre lo strumento dei ricchi e dei potenti per opprimere gli sfruttati e i poveri; e' sempre lo strumento dei malvagi per opprimere i buoni? Quanto tempo ci vorra' per capire che le armi non liberano, uccidono soltanto? * i) Il governo e' corrotto, il governo ha promosso il referendum, quindi il referendum e' a favore del governo corrotto; e dunque si vota no: no al governo corrotto, no alla corruzione. E che c'entra? Eppure ha funzionato. Ma il referendum non era sul governo, o sulla corruzione: era sul disarmo. Per questo infame equivoco, per questo infame inganno, che ha indotto non pochi brasiliani a votare no al referendum, migliaia di persone veranno uccise nei prossimi mesi e nei prossimi anni dalle armi da fuoco restate liberamente in circolazione. * l) Le istituzioni pubbliche sono inefficienti; e dunque si vota no: no all'inefficienza delle istituzioni. Ma che diamine c'entra con la scelta del disarmo? Eppure ha funzionato anche questo argomento. * m) La polizia e' violenta e collusa, vogliamo che resti armata solo la polizia, in combutta con i criminali? e dunque si vota no: no alla polizia violenta e collusa. Ahinoi, anche persone buone hanno abboccato a questo argomento. E cosi' hanno aiutato il partito degli assassini a vincere. * n) Lo stato non ti difende, devi difenderti da solo; e dunque si vota no: no allo stato che non ti difende. Ohibo', si votava sull'esistenza dello stato brasiliano? No, si votava sul fatto che le armi da fuoco in Brasile uccidono 40.000 persone ogni anno (e la quasi totalita' degli assassini non sono malviventi, ma proprio quelle persone dabbene che avevano acquistato un'arma per "difendersi") e che per salvare le vite di innumerevoli prossime vittime la cosa piu' semplice ed efficace sarebbe stata toglier dalla circolazione le armi che le uccideranno. * o) La sicurezza e' un diritto, chi e' disarmato e' meno sicuro, e' piu' indifeso; e dunque si vota no: no ad essere meno sicuri e piu' indifesi. I dati statistici - inconfutabili nella loro scientifica freddezza - dimostrano che e' vero l'esatto contrario: piu' armi circolano e meno si e' sicuri; piu' armi circolano e piu' si e' in pericolo; quanto piu' tutti possono procurarsi delle armi, tanto piu' tutti si e' meno difesi. Ma anche questo argomento e' stato usato a piu' non posso. E ha morso e inciso in profondita'. Del resto l'ideologia securitaria e' oggi una delle ultime maschere attraverso cui la violenza si propaga e si fa regime, e adduce all'onnicidio. * 5. Una visione d'insieme Si potrebbe forse continuare, ma fermiamoci qui. Ci sembra, onestamente, di aver ormai elencato tutti gli argomenti principali della campagna propagandistica del partito degli assassini. Tutti questi argomenti sono confutabili, ma non cosi' agevolmente come si vorrebbe. Richiedono ragionamenti precisi e talora complessi. Purtroppo in questo mondo fa piu' rumore l'albero che cade della foresta che cresce, e nella comunicazione di massa vince il messaggio piu' veloce e piu' semplificato, anche se e' ingannatore. Del resto lo sapeva gia' quel grande oratore greco (l'aneddoto e' attribuito a Lisia, se la memoria non mi inganna): quando un interlocutore gli disse che un certo suo discorso letto la prima volta gli era parso eccellente, ma alla terza, alla quarta lettura non gli era parso piu' cosi' persuasivo, quel nostro grande maestro gli rispose in un sorriso che i giudici lo dovevano ascoltare una volta sola. E purtroppo non bastava saperli confutare adeguatamente i sofismi del partito degli assassini: occorreva anche avere gli strumenti e i canali di comunicazione per farsi ascoltare, per riuscire a incontrare e ad avere l'attenzione degli interlocutori. E questo e' il nocciolo della questione; di questo parleremo piu' approfonditamente tra poco. * 6. L'uso sistematico della menzogna Il partito degli assassini nella sua greve e stordente campagna di mistificazione non ha esitato dinanzi a nessuna menzogna, a nessuna infamia. A mero titolo d'esempio vorremmo qui citare un fatterello su cui l'opinione pubblica internazionale poco o nulla ha saputo: il partito degli assassini ha brandito nella sua campagna per il no l'immagine di Nelson Mandela cercando di far credere l'enormita' che Mandela fosse in qualche modo dalla loro parte: finche' Mandela ha dato mandato ai suoi legali di portare in tribunale i mascalzoni del partito degli assassini. E' solo un episodio fra tanti, ma la dice lunga sullo squallore morale e sulla criminalita' spicciola del partito degli assassini. * 7. Le situazioni eccezionali Va aggiunto, ancora, che il fronte del si' non negava l'esistenza di situazioni specifiche, in relazione a cui ovviamente erano previste peculiari deroghe e particolari guarentigie: ad esempio per i popoli nativi e per quanti vivendo nella selva integrano la loro alimentazione con la caccia, ad esempio per chi pratica gli sport del tiro a segno, ad esempio - e ovviamente - per le forze di polizia, ed altri casi ancora (chi e' esposto al rischio di essere aggredito da bestie feroci, et similia). Ovviamente non era sui casi-limite che si votava il 23 ottobre, si votava suilla scelta della proibizione del disarmo come regola generale, coscienti dell'opportunita' di limitate specifiche eccezioni. * 8. L'ingenuita' Ci sembra che sarebbe non solo ingeneroso, ma anche ingiusto e fin insensato star oggi qui a discettare su cosa ci sia sembrato inadeguato o sbagliato nel'limpostazione della campagna da parte degli amici del "Fronte per un Brasile senza armi", la rete che ha in qualche modo coordinato la campagna per il si' al referendum. Ma questo almeno va detto: che non basta la buona volonta' e il fervido sperare affinche' il bene prevalga: occorre sempre lo studio, l'impegno; ed occorrono le risorse. C'e' stata un po' di faciloneria, un po' di fatalismo, un po' di subalternita'. E qualche vero e proprio errore. Ma soprattutto c'e' stata una colossale sproporzione nella disponibilita' di risorse. Il partito degli assassini ha avuto a disposizione enormi ricchezze, sporche di sangue ma enormi; il fronte impegnato per il disarmo e la vita ha avuto assai scarse risorse finanziarie, anche perche' nella quasi totalita' le persone e le strutture impegnate per il si' erano gia' impegnate in mille altre iniziative di solidarieta' concreta, in cui certo non si accumulano capitali. Poi certo qualche defezione c'e' stata, e qualche errore e' stato pur commesso: ad esempio un errore sesquipedale e' stato commesso anche da quei nostri amici che pur votando si' per due mesi hanno continuato a ripetere incessantemente che il referendum serviva a poco o nulla perche' non andava alle radici della violenza, che occorreva essere piu' radicali, strutturali, eccetera. Ed e' a questi amici molto cari che vorremmo ricordare quel raccontino di Gianni Rodari che narrando di una brava persona che cercava il paese perfetto infine poneva la domanda se non era meglio che quella brava persona invece di eternamente girovagare si fosse fermata da qualche parte e avesse iniziato a lottare per migliorare il mondo che c'era. Certo che il disarmo da solo non basta a eliminare la violenza; certo che la violenza ha radici strutturali: le ingiustizie sociali, la poverta', il modo di produzione dominante e il modello di sviluppo e il sistema di potere ad esso connessi. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. E cominciare col salvare la vita delle persone e' sempre un buon inizio. E il disarmo e' il modo piu' sicuro, diretto e immediato per salvare la vita delle persone. E tuttavia io non credo che siano stati decisivi gli eventuali errori delle nostre sorelle e dei nostri fratelli brasiliani. Leggo da lunedi' dichiarazioni autocritiche accorate di persone amiche brasiliane, talora fin eccessive nel loro odierno asserire che in tanti in Brasile hanno fatto poco o nulla oltre a dettar qualche dichiarazione (e purtroppo non di rado piu' dannosa che utile): capisco le loro ragioni, ne intendo il senso, ma credo che il nocciolo della sconfitta non sia proprio del tutto li'. Altra e' la mia opinione: credo che decisiva ai fini della sconfitta sia stata la latitanza della solidarieta' internazionale, sia stato il silenzio indifferente e cinico del resto del mondo, sia stata la nostra neghittosa distrazione, lo stolto nostro disimpegno e vile. * 9. Del resto Del resto, siamo onesti: oltre trenta milioni di brasiliani su 90 milioni di elettori partecipanti alla consultazione di domenica hanno votato in favore del divieto di commercio delle armi. Se si votasse in Italia, anzi in tutta Europa, siamo sicuri che raggiungeremmo la stessa cifra? Siamo sicuri che l'idea del disarmo sia gia' maggioritaria nelle urne senza un'adeguata capillare azione di coscientizzazione? Non occorre forse che quanti sono gia' persuasi della necessita' del disarmo si impegnino, e strenuamente, per persuadere altri, tanti altri, con un'informazione puntuale e una sensibilizzazione che sappia parlare alle menti ed ai cuori? Io penso che se ci fossimo impegnati tutti noi che in tutto il mondo ci diciamo se non amici della nonviolenza, almeno a favore della pace e del diritto a vivere di ogni essere umano, avremmo potuti modificare sensibilmente i rapporti di forza cola'. Ma non ci siamo impegnati granche', ed abbiamo lasciato soli i fratelli e le sorelle brasiliane. Contribuendo cosi' a condannarli a una sconfitta annunciata. * 10. Chi controlla i mass-media, e a che serve l'ideologia L'ideologia, nel senso della falsa coscienza, sono gli occhiali che ti vengono imposti affinche' tu veda solo quello che chi domina vuol farti vedere. I mass-media sono un formidabile strumento di controllo ideologico. George Orwell docet. In Brasile una grandissima parte dei maggiori mezzi di comunicazione di massa sia radiotelevisivi che a stampa era schierati col partito degli assassini. Non e' stato granche' difficile imporre le loro mistificazioni e manipolare tanta parte dell'opinione pubblica brasiliana. Noi italiani purtroppo ne sappiamo qualcosa, di quanto conti il controllo dei media nella costruzione del consenso, nell'ottundimento delle coscienze, nello spacciare per vero cio' che e' falso, e viceversa. Ne sappiamo qualcosa. * 11. Quel che si poteva fare e quel che occorreva ancora Le sorelle e i fratelli brasiliani non potevano contrastare da soli il volume di fuoco dei media alle dipendenze o fiancheggiatori del partito degli assassini. Intelligentemente hanno cercato modalita' di comunicazione alternative: le manifestazioni popolari (colorate, appassionate, di riconoscimento di umanita', di preghiera, di festa...); l'andare per le strade, l'incontrarsi nelle piazze, il parlare casa per casa; l'uso di internet; alcune pubblicazioni di grande valore; le dichiarazioni di figure prestigiose, le testimonianze fin commoventi. Ma tutto cio' restava ovviamente insufficiente. Occorreva che entrasse in gioco un altro soggetto ancora: il resto dell'umanita'. Ma perche' questo si desse occorreva che il resto dell'umanita' sapesse. E le sorelle e i fratelli brasiliani hanno saputo cogleire e hanno cercato di valorizzare anche questa risorsa: forse con non sufficiente convinzione e determinazione e consapevolezza ed energia, ma l'hanno pur fatto. E qui eravamo decisivi noi, non solo le persone amiche della nonviolenza, ma il piu' vasto cosiddetto movimento per la pace, quella porzione dell'umanita' che ha a cuore la sorte dell'umanita' intera, le tante persone che al cieco onnivoro egoismo preferiscono la convivenza e la dignita'; ma proprio noi abbiamo fallito. Perche' noi potevamo essere l'efficace adeguato contrappeso allo strapotere dei media del partito degli assassini, e invece non lo siamo stato: perche' non abbiamo fatto quanto avremmo potuto e dovuto. E qui forse cade a fagiuolo piccina una digressione. * 12. Una digressione, ma necessaria Da questo foglio abbiamo reiteratamente proposto alle persone amiche il seguente ragionamento: questo referendum riguarda l'umanita' intera, puo' spostare equilibri mondiali, puo' aprire un nuovo corso della storia. Se vincessero i si' il Brasile sarebbe il primo paese del mondo in cui una diretta volonta' popolare legifererebbe ed istituzionalizzerebbe la scelta del disarmo, aprendo ipso facto la via per fare lo stesso in tutti gli altri paesi del mondo. La vittoria del si' nel referendum brasiliano non solo salverebbe le vite di tanti brasiliani, ma consentirebbe di salvare le vite di tanti altri esseri umani nel mondo: passo dopo passo, paese dopo paese, riproponendolo ovunque. Se fossimo riusciti nel nostro paese e poi in altri paesi ancora in questa settimane appena trascorse a persuadere all'attenzione e all'impegno un movimento sufficientemente ampio cosi' da costituire una massa critica sufficiente, avremmo potuto mettere in campo una campagna di attenzione, informazione, sensibilizzazione e pressione tale per cui la popolazione brasiliana chiamata al voto non avrebbe sentito prevalentemente le subdole mezze verita' e le spudorate integrali menzogne del partito degli assassini, ma avrebbe potuto sufficientemente ascoltare anche le eccellenti ragioni ed inoppugnabili gli argomenti delle sorelle e dei fratelli del si', sostenuti da un movimento mondiale di persone di volonta' buona; gli stessi media brasiliani avrebbero dovuto dar conto di quanto i media internazionali avrebbero dovuto pur riferire. Noi stessi avremmo potuto ottenere un ampio ascolto diretto in Brasile, paese in cui molti di noi (che dovremmo non dimenticarci giammai che siamo stati a lungo un popolo di emigranti spinti dalla poverta' in tutto il mondo) abbiamo parenti, amici, colleghi, interlocutori. Se anche una piccola parte di quelle centinaia di migliaia di italiani che piu' volte nel corso del tempo hanno espresso sincera una volonta' di pace e di giustizia (quelli che hanno pianto per le stragi di Capaci e di via d'Amelio, quelli delle bandiere della pace, quelli delle grandi manifestazioni contro la guerra e contro il terrorismo, quelli che hanno trepidato per i rapiti e le rapite in Iraq) avessimo espresso attenzione e solidarieta', avremmo in tal modo potuto avviare un circolo virtuoso che se avesse avuto sufficiente sviluppo a livello internazionale avrebbe garantito alle sorelle e ai fratelli brasiliani quell'aiuto necessario a far vincere la verita', la vita, l'umanita'. Lo so, non e' cosa che posso dimostrare algebricamente, la propongo come persuasione morale: la sua verita' non e' quella delle scienze esatte, ma della saggezza che viene dal saldo ristare, fedeli nel buono e nel giusto: e salvare vite umane e' cosa buona e giusta, e non vi e' dubbio che se all'umanita' intera - in un ideale congresso del mondo come talora fu immaginato nel corso della storia da donne e uomini che diciamo poeti con cio' intendendo che quel loro operare e' il fare piu' alto e piu' autentico e proprio della nostra specie - questa domanda venisse posta: se e' bene salvare le vite umane o sopprimerle, e nessuna menzogna o pusillanimita' interferisse nella scelta, non altra sarebbe la risposta che quella che affiora in questo momento anche alle labbra di te che mi leggi. Potevamo, non siamo riusciti. Ne provo un'amarezza che non trova requie. * 13. Perche' abbiamo fallito Perche' noi abbiamo fallito, noi della solidarieta' internazionale che il referendum brasiliano convocava. E non vale qui segnalare le ingenuita' e le inadeguatezze altrui, o le tante incombenze da cui ognuno di noi e' assediato, o infinite le cose e i fantasmi di cose che tutti ci distraggono, ci impacciano, ci ipnotizzano, ci logorano infine; o i guai cui nessun vivente senziente puo' sottrarsi. Non siamo stati noi all'altezza dell'impegno, e' venuto ineludibile un kairos, un'ora della verita' e della lotta. E noi abbiamo fallito la prova. Anche persone da molti anni sinceramente, valorosamente ed energicamente impegnate per la pace e per il disarmo non hanno colto la decisivita' di questo evento. La gran parte del cosiddetto movimento per la pace del nostro paese non se ne e' neppure accorta. I giornali che pretendono di essere pacifisti hanno taciuto praticamente tanto quanto quelli guerrafondai. E del resto come potevano adeguatamente accorgersene i mass-media, le istituzioni, le rappresentanze associative, se perfino la quasi totalita' dei sedicenti militanti pacifisti preferivano pensare ad altro? E per dirsela tutta purtroppo anche tra chi attenzione ha dedicato, quanta superficialita', quanti fraintendimenti, quanta frettolosita'. Come si trattasse di un obolo a un postulante importuno: ed invece era in gioco il futuro del mondo. Che tristezza. E tuttavia - se mi e' lecito dirlo - di tutto cuore grazie, grazie a tutte e tutti quelli che qualcosa hanno voluto e potuto e saputo fare. E che lungo questi due mesi hanno promosso e animato in Italia quel poco di solidarieta' che con le sorelle e i fratelli brasiliani tutti insieme siamo riusciti ad esprimere. E' stato poco, non e' stato nulla. Non e' stato nulla, ma certo e' stato poco. Ma anche questo seme dara' frutto. * 14. Dall'astratto al concreto Detto questo, concludere sara' una volata. Mi sono chiesto piu' volte in queste settimane quale fosse la tabe che ha consunto la nostra capacita' di iniziativa: perche' mentre i soliti cialtroni in carriera continuano a vantare l'ampiezza e il radicamento del movimento pacifista italiano, in verita' non siamo stati capaci ne' di impedire l'illegale e criminale partecipazione italiana alle guerre che da quindici anni ci vedono essere tra gli stati aggressori e stragisti; ne' di impedire che dal 1998 in Italia tornasse l'infamia dei campi di concentramento in cui gia' troppi poveri cristi innocenti hanno trovato la morte ed innumerevoli hanno subito umiliazioni, violenze e torture indicibili; e adesso non siamo neppure riusciti ad esprimere una incisiva solidarieta' con questo referendum inteso a salvare anche le nostre vite, le vite di tutti gli esseri umani. Non solo: non siamo neppure stati capaci di allontanare dal movimento per la pace ne' i signori squadristi di piazza, ne' certi politicanti che a seconda dell'occasione inneggiano indifferentemente alla pace o al terrorismo, alla nonviolenza o alla guerriglia; ne' quegli altri politicanti che sono pacifisti quando sono all'opposizione e quando sono al governo fanno le guerre e le stragi. Sarebbe davvero ora di fare un po' di chiarezza, di prendere le distanze, di illimpidire le posizioni. La modesta personale opinione di chi scrive queste righe e' che occorre passare dall'astratto al concreto. Perche' se si passa al concreto, certe ambiguita' si liquefanno come neve al sole, e basta togliersi le bende dagli occhi per vedere che il re e' nudo. E tutto cio' si potrebbe anche dire nel modo seguente: se non si fa la scelta della nonviolenza, nulla di utile si fa per la pace, per il disarmo, per il diritto alla vita e alla dignita' di tutti gli esseri umani. Dall'astratto al concreto, scilicet: dal simbolico all'effettuale, dal generico all'esatto, dal vagheggiato al reale, dalle chiacchiere alla lotta, dal mondo dei simulacri al mondo delle creature in carne ed ossa, dalla predicazione logorroica ed evanescente alla nonviolenza giuriscostituente. Dalla societa' dello spettacolo al salvare le vite. Certo, in questi ultimi anni la nonviolenza e' cresciuta, anche perche' nuovi inenarrabili orrori ogni giorno si aggiungono a quelli precedenti, e molti storditi sono usciti dal sonno, e non perche' persuasi dal savio argomentare o dallo studio severo o dalle magnanime testimonianze, ma perche' terrorizzati - e ben a ragione - dal cumulo crescente dei crimini contro l'umanita' che l'umanita' riesce a commettere. La nonviolenza e' cresciuta, sempre piu' persone percepiscono che essa e' l'alternativa necessaria e urgente. Ma ancora troppi non si decidono ad assumerla come scelta personale: una scelta che certo e' impegnativa, ma davvero non e' piu' rinviabile, ne' sul piano delle relazioni internazionali, ne' su quello delle relazioni interpersonali. * 15. E adesso, pover'uomo? E adesso, ancora una volta, tutto e' di una tale chiarezza che per essa solo un aggettivo ci viene in mente, e ne chiediamo venia: una chiarezza disarmante. Proviamo a dirlo ancora una volta in un numero minimo di tesi, e siano pur provvisorie e parziali. I. O si sceglie la nonviolenza, o si resta complici della guerra di tutti contro tutti. Oggi la nonviolenza e' il nuovo nome della civilta', del diritto, del riconoscimento di umanita' a tutti gli esseri umani, all'umanita' intera. O la nonviolenza, o la complicita' con gli assassini. Ci spiace, ma una terza possibilita' non e' piu' data. II. Non ci sono piu' confini, c'e' una sola umanita'. Ci salveremo tutti, o non si salvera' nessuno. La responsabilita' di ciascuno e' ormai nei confronti di tutti, non si ferma piu' al clan, alla citta', alla nazione, allo stato: dell'intera umanita' tu devi farti carico. E poiche' l'umanita' esiste solo in quanto incarnata in singole persone, singoli esseri umani, in ogni essere umano devi saper riconoscere il volto dell'umanita' intera, di ogni singolo essere umano tu devi prenderti cura. III. La nonviolenza e' la lotta la piu' nitida e la piu' intransigente contro la violenza e la menzogna. Una nonviolenza che non sia lotta non si da'. Anche quando sei solo la nonviolenza e' lotta: e' la lotta contro la parte oscura e vile e neghittosa di te stesso, che devi riconoscere, contrastare e sconfiggere. E quindi la nonviolenza esiste soltanto nel conflitto, nel riconoscimento del conflitto, nell'accettazione del conflitto, nell'elaborazione del conflitto, nella gestione comunicativa, costruttiva e solidale del conflitto, nel superamento del conflitto verso una piu' elevata armonia, convivenza, civilta', ove altri conflitti ancora saranno. La nonviolenza, in quanto lotta contro la violenza e la menzogna e' il contrario della vilta' o della fuga, dell'indifferenza o della rassegnazione. E quindi la nonviolenza e' sempre e solo concreta: lotta concreta, innocenza attiva: una nonviolenza astratta e meramente teoretica non e' nonviolenza, ma ennesima maschera della violenza che opprime. IV. E' giunta l'ora che la nonviolenza si faccia ovunque nel mondo principio organizzatore dell'agire politico. Che le persone amiche della nonviolenza si assumano la responsabilita' di inverarla non solo nella testimonianza individuale, nella condotta amicale, nella morale ristretta alle relazioni interpersonali o sociali, ma anche finalmente pienamente nell'agire politico. Facendola finita con gli equivoci dei cialtroni che pensano di potersene riempire la bocca mentre restano complici di poteri e condotte che opprimono e negano l'umana dignita'. V. Non puo' esistere una nonviolenza dimidiata. Non puo' esistere una nonviolenza solo pensata o detta. La nonviolenza e' azione, e' prassi. La nonviolenza e' in cammino. Un'altra nonviolenza che non sia in cammino non si da'. La nonviolenza e' in cammino, ed e' cammino che apre cammino. E solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'. * 16. Minimo un congedo Nel referendum brasiliano del 23 ottobre per il disarmo e il diritto alla vita, sorelle e fratelli brasiliani che questo dono grande ci avete fatto, noi abbiamo riconosciuto la nonviolenza in cammino, l'umanita' in cammino. Abbiamo perso il referendum, ma non la strada. Il cammino dunque prosegue. E grazie, grazie ancora del vostro impegno, del vostro coraggio, della vostra generosita', della vostra amicizia.
 
LE NOVITA' DEL CENTRO STUDI DEL GRUPPO ABELE
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 12:44:54 da Gruppo Abele - Torin. | 1 Pagina
Centro Studi Gruppo Abele NEWSLETTER n. 17 – 23 novembre 2005 http://www.centrostudi.gruppoabele.org ULTIME NEWS 23.11.2005 Aggiornamento della banca dati, nella quale sono state registrate 137 nuove schede bibliografiche 17.11.2005
 
IL CAVALLO E LA GRAMMATICA: equo e solidale
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 13:08:28 da F./PALA. | 1 Pagina
Come non è disgraziato un cavallo che non sappia di grammatica, così non è infelice un uomo senza grande coscienza e giudizio. [Erasmo da Rotterdam, Elogia della follia]
 
POLITICA COME MOVIMENTO: IL PENSIERO DI MARCUSE RILETTO DA RAFFAELE LAUDANI
- Inserito il 30 dicembre 2005 alle 12:10:17 da STEFANO PETRUCCIANI. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 23 dicembre 2005. Stefano Petrucciani (Roma, 1953) acuto studioso di filosofia, docente universitario e saggista di forte impegno civile. Opere di Stefano Petrucciani: Ragione e dominio. L'autocritica della razionalita' occidentale in Adorno e Horkheimer, Salerno, Roma 1984; Etica dell'argomentazione. Ragione, scienza e prassi nel pensiero di Karl-Otto Apel, Marietti, Genova 1988; (con F. S. Trincia), Marx in America, Editori Riuniti, Roma 1992; Marx al tramonto del secolo, Manifestolibri, Roma 1995; Introduzione a Habermas, Laterza, Roma-Bari 2000. Raffaele Laudani, impegnato nell'esperienza di Attac-Italia, ricercatore presso il Department of Political Science della Columbia University, e' il curatore dell'edizione italiana degli scritti inediti di Herbert Marcuse, di cui e' gia' stato pubblicato il primo volume: Oltre l'uomo a una dimensione. Movimenti e controrivoluzione preventiva, Manifestolibri, Roma 2005. Opere di Raffaele Laudani: Politica come movimento. Il pensiero di Herbert Marcuse, Il Muiino, Bologna 2005. Herbert Marcuse, filosofo, nato a Berlino nel 1898, fa parte della scuola di Francoforte; costretto all'esilio dal nazismo, si trasferisce in America; sara' uno dei punti di riferimento della contestazione studentesca e dei movimenti di liberazione degli anni '60 e '70. Muore nel 1979. Opere di Herbert Marcuse: segnaliamo almeno Ragione e rivoluzione, Il Mulino; Eros e civilta', Einaudi; Il marxismo sovietico; L'uomo a una dimensione, Einaudi; Saggio sulla liberazione, Einaudi. Opere su Herbert Marcuse: oltre le note monografie di Perlini e di Habermas, cfr. Hauke Brunkhorst, Gertrud Koch, Herbert Marcuse, Erre Emme, Roma 1989; cfr. inoltre gli studi complessivi e le monografie introduttive sulla scuola di Francoforte di Assoun (Lucarini), Bedeschi (Laterza), Jay (Einaudi), Rusconi (Il Mulino), Therborn (Laterza), Zima (Rizzoli)]
 
JOSEPH HALEVI RICORDA PAOLO SYLOS LABINI
- Inserito il 30 dicembre 2005 alle 12:26:26 da JOSEPH HALEVI. | 3 Pagine
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 9 dicembre 2005. Joseph Halevi, economista e saggista, acuto commentatore delle principali questioni internazionali, e' docente di economia all'Universita' di Sydney in Australia e di Grenoble in Francia, collabora abitualmente con il quotidiano "Il manifesto". Paolo Sylos Labini, prestigioso economista, e' nato a Roma nel 1920, professore emerito all'Universita' di Roma, ha insegnato nelle universita' di Catania, Bologna, Roma, ed e' stato visiting professor nelle universita' di Cambridge, Oxford, Harvard, MIT, Citta' del Messico, Jamaguchi, Rio de Janeiro, Sidney, Roskilde, Nizza; membro di molte istituzioni accademiche e comitati scientifici, insignito di numerose onorificenze. All'attivita' di studioso ha sempre affiancato un intenso e persuaso impegno civile. E' deceduto alcuni giorni fa. Opere in volume di Paolo Sylos Labini: collaborazione al volume di Alberto Breglia, L'economia dal punto di vista monetario, Edizioni Dell'Ateneo, seconda edizione 1953; Oligopolio e progresso tecnico, Giuffre', 1956, seconda edizione 1957, successive edizioni Einaudi 1964, 1967, 1972, 1975, tradotto in inglese, in polacco, in giapponese, in spagnolo, in cecoslovacco, in portoghese; Economie capitalistiche ed economie pianificate, Laterza, 1960; collaborazione al volume di Alberto Breglia, Reddito sociale, Edizioni dell'Ateneo, 1965; Problemi dell'economia siciliana, Feltrinelli, 1966; Problemi dello sviluppo economico, Laterza 1970, tradotto in giapponese; Sindacati, inflazione e produttivita', Laterza, 1972, tradotto in inglese; Saggio sulle classi sociali, Laterza, 1974, dieci edizioni, tradotto in giapponese, catalano, spagnolo, portoghese; Lezioni di Economia. Volume I: Questioni preliminari, La macroeconomia e la teoria keynesiana, Edizioni dell'Ateneo, 1979; Lezioni di Economia. Volume II: Microeconomia, Edizioni dell'Ateneo, 1982; Le forze dello sviluppo e del declino, Laterza, 1984, tradotto in inglese; Il sottosviluppo e l'economia contemporanea, Laterza, 1983, tradotto in spagnolo; Ensaios sobre desenvolvimento e precos, Forense Universidade, Rio de Janeiro 1984; Le classi sociali negli anni '80, Laterza 1986, sei edizioni, tradotto in tedesco ed in spagnolo; Nuove tecnologie e disoccupazione, Laterza, 1989; Elementi di dinamica economica, Laterza 1992; con A. Roncaglia, Il pensiero economico. Temi e protagonisti, Laterza, 1995; Progresso tecnico e sviluppo ciclico, Laterza, 1995, tradotto in inglese; Carlo Marx: e' tempo di un bilancio (a cura di), Laterza 1994; La crisi italiana, Laterza; Sottosviluppo: una strategia di riforme, Laterza, 2001, tradotto in inglese; Un paese a civilta' limitata, Laterza, 2002; Berlusconi e gli anticorpi. Diario di un cittadino indignato, Laterza, 2003]
 
BISOGNA FARE I CONTI CON MARX
- Inserito il 30 dicembre 2005 alle 12:39:19 da PAOLO SYLOS LABINI. | 1 Pagina
[Dal sito che contiene molti materiali di e su Paolo Sylos Labini (http://151.100.71.71/sylosPersonal/) riprendiamo il secondo capitolo del suo libro La crisi italiana, Laterza, Roma-Bari 1995 (seconda edizione). Il libro e' integralmente disponibile in versione elettronica nel web, per gentile concessione della casa editrice Laterza, con il consenso dell'autore, alle condizioni di seguito specificate: "1) L'autorizzazione alla libera distribuzione riguarda solo e esclusivamente l'edizione elettronica del testo. I diritti d'autore su ogni altra forma di pubblicazione dello stesso, e in particolare quelli relativi alla versione a stampa, restano di proprieta' della Gius. Laterza e figli S.p.A. nei termini e alle condizioni previste nel contratto con l'Autore. 2) Resta dunque vietata, senza esplicita autorizzazione della Gius. Laterza e figli S.p.A., ogni forma di riproduzione a stampa del testo. 3) Il testo in formato elettronico potra' essere liberamente distribuito, anche per via telematica e attraverso la rete Internet, purche' completo in ogni sua parte e sempre accompagnato dall'indicazione dei dati bibliografici dell'edizione a stampa, e dalle condizioni alle quali ne e' consentita la distribuzione. 4) Nessun provento potra' essere ricavato, a nessun titolo, ne' da Liber Liber ne' da altri, dalla distribuzione del testo in formato elettronico. 5) Non e' autorizzata nessuna modifica al testo, con l'eccezione di quelle eventualmente concordate per iscritto fra Liber Liber, l'Autore e la casa editrice Gius. Laterza e figli S.p.A. (Dalla lettera di autorizzazione alla libera distribuzione del testo elettronico, inviata a Liber Liber dalla Gius. Laterza e figli S.p.A. in data 8 marzo 1995). Questo testo fa parte della biblioteca del progetto Manuzio. Il 'Progetto Manuzio' e' una iniziativa dell'associazione culturale 'Liber Liber'. Aperto a chiunque voglia collaborare, si pone come scopo la costituzione di una biblioteca di testi elettronici liberamente e gratuitamente distribuibili". Paolo Sylos Labini, prestigioso economista, e' nato a Roma nel 1920, professore emerito all'Universita' di Roma, ha insegnato nelle universita' di Catania, Bologna, Roma, ed e' stato visiting professor nelle universita' di Cambridge, Oxford, Harvard, MIT, Citta' del Messico, Jamaguchi, Rio de Janeiro, Sidney, Roskilde, Nizza; membro di molte istituzioni accademiche e comitati scientifici, insignito di numerose onorificenze. All'attivita' di studioso ha sempre affiancato un intenso e persuaso impegno civile. E' deceduto alcuni giorni fa. Opere in volume di Paolo Sylos Labini: collaborazione al volume di Alberto Breglia, L'economia dal punto di vista monetario, Edizioni Dell'Ateneo, seconda edizione 1953; Oligopolio e progresso tecnico, Giuffre', 1956, seconda edizione 1957, successive edizioni Einaudi 1964, 1967, 1972, 1975, tradotto in inglese, in polacco, in giapponese, in spagnolo, in cecoslovacco, in portoghese; Economie capitalistiche ed economie pianificate, Laterza, 1960; collaborazione al volume di Alberto Breglia, Reddito sociale, Edizioni dell'Ateneo, 1965; Problemi dell'economia siciliana, Feltrinelli, 1966; Problemi dello sviluppo economico, Laterza 1970, tradotto in giapponese; Sindacati, inflazione e produttivita', Laterza, 1972, tradotto in inglese; Saggio sulle classi sociali, Laterza, 1974, dieci edizioni, tradotto in giapponese, catalano, spagnolo, portoghese; Lezioni di Economia. Volume I: Questioni preliminari, La macroeconomia e la teoria keynesiana, Edizioni dell'Ateneo, 1979; Lezioni di Economia. Volume II: Microeconomia, Edizioni dell'Ateneo, 1982; Le forze dello sviluppo e del declino, Laterza, 1984, tradotto in inglese; Il sottosviluppo e l'economia contemporanea, Laterza, 1983, tradotto in spagnolo; Ensaios sobre desenvolvimento e precos, Forense Universidade, Rio de Janeiro 1984; Le classi sociali negli anni '80, Laterza 1986, sei edizioni, tradotto in tedesco ed in spagnolo; Nuove tecnologie e disoccupazione, Laterza, 1989; Elementi di dinamica economica, Laterza 1992; con A. Roncaglia, Il pensiero economico. Temi e protagonisti, Laterza, 1995; Progresso tecnico e sviluppo ciclico, Laterza, 1995, tradotto in inglese; Carlo Marx: e' tempo di un bilancio (a cura di), Laterza 1994; La crisi italiana, Laterza 1995; Sottosviluppo: una strategia di riforme, Laterza, 2001, tradotto in inglese; Un paese a civilta' limitata, Laterza, 2002; Berlusconi e gli anticorpi. Diario di un cittadino indignato, Laterza, 2003. Va da se' che i giudizi formulati in questo testo possono non esser condivisi, e ad esempio alcuni di essi non sono affatto condivisi proprio dalla persona che lo ha scelto per pubblicarlo ora in questo numero del nostro notiziario a rendere omaggio a Sylos Labini inteso; eppure, ed anzi a maggior ragione, per questo ci e' parso opportuno proporre queste pagine a chi ci legge: come apertura ed ascolto e confronto tra voci diverse e solidali nell'impegno per un'umanita' di liberi ed eguali, e reciprocamente responsabili; e insieme accompagnarle a mo' di controcanto con il testo di Fortini che poi segue. La nonviolenza e' anche questo: dirsi la verita', cercarla insieme, ad ogni violenza e menzogna opporsi sempre, prendersi cura dell'umanita' (p. s.)] (Da La noviolenza è in cammino)
 
FRANCO FORTINI: MARXISMO
- Inserito il 30 dicembre 2005 alle 12:53:21 da Franco Fortini. | 1 Pagina
[Riproponiamo ancora una volta (per le ragioni dette in chiusa della nota introduttiva al testo precedente) il seguente testo, da Franco Fortini, Non solo oggi, Editori Riuniti, Roma 1991 (una bella raccolta di testi brevi e dispersi curata da Paolo Jachia, qui fine editore ma anche autore di egregi studi - vedi ad esempio le sue belle monografie laterziane su Bachtin e De Sanctis). Li' il testo che riportiamo e' alle pp. 145-149. Era primieramente apparso sul "Corriere della sera" del 29 marzo 1983. Franco Lattes (Fortini e' il cognome della madre) e' nato a Firenze nel 1917, antifascista, partecipa all'esperienza della repubblica partigiana in Val d'Ossola. Nel dopoguerra e' redattore del "Politecnico" di Vittorini; in seguito ha collaborato a varie riviste, da "Comunita'" a "Ragionamenti", da "Officina" ai "Quaderni rossi" ed ai "Quaderni piacentini", ad altre ancora. Ha lavorato nell'industria, nell'editoria, come traduttore e come insegnante. E' stato una delle persone piu' limpide e piu' lucide (e per questo piu' isolate) della sinistra italiana, un uomo di un rigore morale ed intellettuale pressoche' leggendario. E' scomparso nel 1994. Opere di Franco Fortini: per l'opera in versi sono fondamentali almeno le raccolte complessive Poesie scelte (1938-1973), Mondadori; Una volta per sempre. Poesie 1938-1973, Einaudi; Versi scelti. 1939-1989, Einaudi; cui si aggiungano l'ultima raccoltina Composita solvantur, Einaudi, e postuma la serie di Poesie inedite, sempre presso Einaudi. Testi narrativi sono Agonia di Natale (poi riedito col titolo Giovanni e le mani), Einaudi; e Sere in Valdossola, Mondadori, poi Marsilio. Tra i volumi di saggi, fondamentali sono: Asia Maggiore, Einaudi; Dieci inverni, Feltrinelli, poi De Donato; Tre testi per film, Edizioni Avanti!; Verifica dei poteri, Il Saggiatore, poi Garzanti, poi Einaudi; L'ospite ingrato, De Donato, poi una nuova edizione assai ampliata col titolo L'ospite ingrato. Primo e secondo, presso Marietti; I cani del Sinai, Einaudi; Ventiquattro voci per un dizionario di lettere, Il Saggiatore; Questioni di frontiera, Einaudi; I poeti del Novecento, Laterza; Insistenze, Garzanti; Saggi italiani. Nuovi saggi italiani, Garzanti (che riprende nel primo volume i Saggi italiani apparsi precedentemente presso De Donato); Extrema ratio, Garzanti; Attraverso Pasolini, Einaudi. Si veda anche l'antologia fortiniana curata da Paolo Jachia, Non solo oggi, Editori Riuniti; la recente bella raccolta di interviste, Un dialogo ininterrotto, Bollati Boringhieri; e la raccolta di Saggi ed epigrammi, Mondadori, Milano 2003. Tra le opere su Franco Fortini in volume cfr. AA. VV., Uomini usciti di pianto in ragione, Manifestolibri, Roma 1996; Alfonso Berardinelli, Fortini, La Nuova Italia, Firenze 1974; Romano Luperini, La lotta mentale, Editori Riuniti, Roma 1986; Remo Pagnanelli, Fortini, Transeuropa, Jesi 1988. Su Fortini hanno scritto molti protagonisti della cultura e dell'impegno civile; fondamentali sono i saggi fortiniani di Pier Vincenzo Mengaldo; la bibliogafia generale degli scritti di Franco Fortini e' in corso di stampa presso le edizioni Quodlibet a cura del Centro studi Franco Fortini; una bibliografia essenziale della critica e' nel succitato "Meridiano" mondadoriano pubblicato nel 2003]
 
Oggetti proibiti
- Inserito il 06 gennaio 2006 alle 12:59:52 da di Eduardo Galeano. | 1 Pagina
Da un paio di valigie scassinate all'aeroporto di Miami in cerca di "oggetti proibiti" si dipana una riflessione ironica ed amara su altre categorie di "oggetti proibiti", come i sindacati alla WalMart, gli immigrati clandestini e la lotta contro il surriscaldamento terrestre.
 
LA LIBERTA' SECONDO LUCE FABBRI
- Inserito il 15 gennaio 2006 alle 13:15:56 da MARGARETH RAGO. | 1 Pagina
[Da "A. rivista anarchica", anno XXX, n. 267 del novembre 2000 (disponibile nel sito: www.arivista.org) riprendiamo il seguente saggio, originariamente pubblicato sul periodico uruguayano "Brecha" nel 1998. Margareth Rago, storica e ricercatrice sociale, e' docente all'Universita' di Campinas, in Brasile. Tra le opere di Margareth Rago: O que e' Taylorismo?, Brasiliense,1984; Do Cabare' ao Lar. A utopia da cidade disciplinar, Paz e Terra,1985; Os Prazeres da Noite. Prostituicao e Codigos da Sexualidade Feminina em Sao Paulo, Paz e Terra,1989; (con Renato Aloisio Gimenes), Narrar o Passado, Repensar a Historia, Unicamp, 2000; Entre a Historia e a Liberdade. Luce Fabbri e o Anarquismo Contemporaneo, Unesp, 2001. Luce Fabbri, pensatrice e militante anarchica, educatrice profonda e generosa, un punto di riferimento per tutti gli amici della dignita' umana e della nonviolenza. Nata il 25 luglio 1908, figlia di Luigi Fabbri (il grande militante e teorico libertario collaboratore di Errico Malatesta), dal 1929 in esilio dapprima a Parigi, poi a Bruxelles e via Anversa in America Latina, a Montevideo in Uruguay, ove da allora risiedera' (ma ancora sovente molto viaggiando); la morte la coglie il 19 agosto 2000, operosa fino alla fine, sempre attiva, generosa, mite, accogliente; sempre lucida, sempre limpida, per sempre Luce. Opere di Luce Fabbri: per un primo avvio segnaliamo l'ampia e preziosa intervista a cura di Cristina Valenti in questo foglio riproposta. Tra le sue opere in volume ed in opuscolo segnaliamo: a) scritti politici: Camisas negras, Ediciones Nervio, Buenos Aires 1935; (con lo pseudonimo Luz D. Alba), 19 de julio. Antologia de la revolucion espanola, Coleccion Esfuerzo, Montevideo 1937; (con Diego Abad de Santillan), Gli anarchici e la rivoluzione spagnola, Carlo Frigerio Editore, Lugano 1938; La liberta' nelle crisi rivoluzionarie, Edizioni Studi Sociali, Montevideo 1947; El totalitarismo entre las dos guerras, Ediciones Union Socialista Libertaria, Buenos Aires 1948; L'anticomunismo, l'antimperialismo e la pace, Edizioni di Studi Sociali, Montevideo 1949; La strada, Edizioni Studi Sociali, Montevideo 1952; Sotto la minaccia totalitaria, Edizioni RL, Napoli 1955; Problemi d'oggi, Edizioni RL, Napoli 1958; La libertad entre la historia y la utopia, Ediciones Union Socialista Libertaria, Rosario 1962; El anarquismo: mas alla' de la democracia, Editorial Reconstruir, Buenos Aires 1983; Luigi Fabbri. Storia d'un uomo libero, BFS, Pisa 1996; Una strada concreta verso l'utopia, Samizdat, Pescara 1998; La libertad entre la historia y la utopia. Tres ensayos y otros textos del siglo XX, Barcelona 1998; b) volumi di poesia: I canti dell'attesa, M. O. Bertani, Montevideo 1932; Propinqua Libertas, Bfs, Pisa 2005; c) scritti di storia e di critica letteraria: Influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1810-1853), Ediciones Nuestro Tiempo, Montevideo 1966; L'influenza della letteratura italiana sulla cultura rioplatense (1853-1915), Editorial Lena & Cia. S. A., Montevideo 1967; La poesia de Leopardi, Instituto Italiano de Cultura, Montevideo 1971; Machiavelli escritor, Instituto Italiano de Cultura, Montevideo 1972; La Divina Comedia de Dante Alighieri, Universidad de la Republica, Montevideo 1994. Ad essi si aggiungono i saggi pubblicati nella "Revista de la Facultad de Humanidad y Ciencias" di Montevideo, e gli interventi e le interviste su molte pubblicazioni, e le notevoli traduzioni - con impegnati testi propri di introduzione e commento - (tra cui, in volume: di opere di Nettlau, di Malatesta, del padre Luigi Fabbri, e l'edizione bilingue commentata del Principe di Machiavelli). Opere su Luce Fabbri: un punto di partenza e' l'utilissimo dossier, Ricordando Luce Fabbri, in "A. rivista anarchica", n. 266 dell'ottobre 2000, pp. 28-41 (disponibile anche nel sito: www.arivista.org)]
 
QUÉ ES LA TEOLOGÍA DE LA LIBERACIÓN
- Inserito il 15 gennaio 2006 alle 13:27:28 da V. CODINA. | 2 Pagine
11 ¿De qué Liberación se trata? Una de las críticas más comunes que se oyen sobre la Teología de la Liberación es que se reduce a la liberación económica y política, olvidando la dimensión trascendente de la salvación. La Teología de la Liberación en un peligroso horizontalismo, no sería propiamente teología, sino, bajo capa religiosa, una simple teoría social.
 
"LA GUERRA DEI SIMBOLI" DI ANNAMARIA RIVERA
- Inserito il 11 giugno 2006 alle 12:17:32 da MARIO PEZZELLA. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 4 giugno 2006. Mario Pezzella, docente universitario di estetica, studi filosofici a Pisa e a Parigi, ha curato l'edizione italiana di testi di Bachofen e su Jung, organizzato seminari e convegni di studio, ha collaborato con Remo Bodei nella progettazione della collana "Il lessico dell'estetica" presso l'editore "ll Mulino" ed e' redattore della rivista "Iride" e direttore responsabile della rivista "Controtempo". Annamaria Rivera (per contatti: annamariarivera@libero.it), antropologa, vive a Roma e insegna etnologia all'Universita' di Bari. Fortemente impegnata nella difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, ha sempre cercato di coniugare lo studio e la ricerca con l'impegno sociale e politico. Attiva nei movimenti femminista, antirazzista e per la pace, si occupa, anche professionalmente, di temi attinenti. Al centro della sua ricerca, infatti, sono l'analisi delle molteplici forme di razzismo, l'indagine sui nodi e i problemi della societa' pluriculturale, la ricerca di modelli, strategie e pratiche di concittadinanza e convivenza fra eguali e diversi. Fra le opere di Annamaria Rivera piu' recenti: (con Gallissot e Kilani), L'imbroglio etnico, in quattordici parole-chiave, Dedalo, Bari 2001; (a cura di), L'inquietudine dell'Islam, Dedalo, Bari 2002; Estranei e nemici. Discriminazione e violenza razzista in Italia, DeriveApprodi, Roma 2003; La guerra dei simboli. Veli postcoloniali e retoriche sull'alterita', Dedalo, Bari 2005]
 
NELLO SPECCHIO DELLO STRANIERO
- Inserito il 22 settembre 2006 alle 15:04:16 da CATERINA BORI E SAMU. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 20 settembre 2006. Caterina Bori e' teaching fellow di storia dell'islam alla School of Oriental and African Studies dell'Universita' di Londra. Samuela Pagani e' ricercatrice di lingua e letteratura araba all'Universita' di Lecce]
 
Cipolla, omaggio
- Inserito il 25 settembre 2006 alle 10:21:37 da William Anselmi (Edm. | 1 Pagina
Autunno. I tempi stanno per cambiare. Si sfoglia; scorse le vacanze, quelle assenze volute dal mondo del continuo incanto. Si gira pagina. Tempo di riflessioni, tempo di gettare altri ponti oltre i confini dei giorni che invocano la risoluzione del buio. Fa sempre piacere vedere che nonostante ciò che si è ripudiato come inutile - le scorie di fantasmi guerrieri - i media (telegiornali, giornali, annali e via discorrendo), ci riportino ad affrontare stantii singulti, vertigini esilaranti ed abissi infernali. Allora tanto vale spendere una parola per l’Italia dei valori mostrati da Di Pietro. Nel caos voluto di un mondo in preda a dei furori non più astratti, è stato l’unico ad intimare un più che necessario altolà al discorso di Ratisbona. E bravo! (Pensare che l’Italia fosse uno stato indipendente è laico peccato, certo. Chi potrà mai assolverci? Quia peccavi nimis cogitatione, verbo, et opere…)....
 
Il computer del futuro
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 13:58:46 da Gennaro Carotenuto. | 1 Pagina
Sto scrivendo queste righe con writely, un programma di videoscrittura online che appartiene alla famiglia degli applicativi di Google. E' un programma di scrittura testi gratuito, che senza avere la sofisticazione di Word di Microsoft, o anche solo di Openoffice -la principale alternativa gratuita- permette di scrivere testi buoni per il 90% delle esigenze. La caratteristica principale di Writely è che esiste solo online e che permette di lasciare online i propri testi come se fossero archiviati in una cartella del proprio computer.
 
Craccato l'e-passaporto
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 14:02:11 da da Zeus News. | 1 Pagina
Al raduno hacker DefCon di Las Vegas, un tedesco manda in tilt i sistemi biometrici. Usa e Gran Bretagna in crisi
 
NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DI HANNAH ARENDT
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 14:12:33 da AUTORI VARI. | 4 Pagine
SIMONA FORTI: PER AMORE DEL MONDO. L'ANOMALIA DI HANNAH IDA DOMINIJANNI: VEDERE L'EVENTO, PENSARE LA NASCITA DIANA SARTORI: UN TESTAMENTO FUORI CANONE E LE SUE EREDI. HANNAH E LE SORELLE ADRIANA CAVARERO: IL PUNTO DI VISTA DELLA VITTIMA INERME
 
Mario Vargas Llosa, il corpo di Ernesto Guevara e la religione civile
- Inserito il 26 febbraio 2007 alle 19:27:31 da Gennaro Carotenuto. | 1 Pagina
Mario Vargas Llosa, sulle pagine di El País, ripreso dalla Stampa di Torino e da qualche decina di altri quotidiani in giro per il mondo, recensisce il libro "Operazione Che, storia d'una menzogna di Stato", di Maite Rico e Bertrand de la Grange, che sostiene la tesi che il corpo di Ernesto Guevara non sia mai stato trovato e che le spoglie sepolte nel 1997 a Santa Clara siano solo una messinscena voluta da Fidel Castro.
 
IN RICORDO DI HANS-GEORG GADAMER
- Inserito il 26 marzo 2007 alle 13:21:42 da Autori vari. | 13 Pagine
Hans-Georg Gadamer (Marburgo 1900 - Heidelberg 2002) e' il principale esponente della cosiddetta ermeneutica filosofica ed uno dei pensatori piu' influenti del secondo Novecento. Opere di Hans Georg Gadamer: nella sua vasta produzione segnaliamo particolarmente l'opera fondamentale, Verita' e metodo, del 1960 (nuova edizione italiana con testo a fronte, Bompiani, Milano 2000); un recente libro-intervista utile per un'introduzione e' L'ultimo Dio. La lezione filosofica del XX secolo, Reset, Roma 2000; la casa editrice Marietti sta curando la pubblicazione in traduzione italiana delle Opere di Hans-Georg Gadamer (Gesammelte Werke, Tuebingen 1976 e sgg.). Opere su Hans Georg Gadamer: per la biografia, Jean Grondin, Hans-Georg Gadamer. Eine Biographie, Tuebingen 1999; un volume di saggi brevi di autori vari in omaggio al filosofo per il suo centenario e' AA. VV., Incontri con Hans-Georg Gadamer, Bompiani, Milano 2000; Donatella Di Cesare, Gadamer, Il Mulino, Bologna 2007. Dal sito dell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche (www.emsf.rai.it) riprendiamo la seguente scheda: "Hans Georg Gadamer nasce a Marburg l'11 febbraio del 1900. Studia a Breslavia (1918) con Richard Hoenigswald e a Marburg (1919) con Nicolai Hartmann e Paul Natorp, con cui si laurea, nel 1922, discutendo una tesi dal titolo: L'essenza del piacere nei dialoghi di Platone. Nel 1923, a Freiburg, conosce Husserl e Heidegger, del quale frequenta i corsi universitari a Marburg tra il 1923 e il 1928. Diventa professore ordinario di filosofia nel 1937 e, nel 1939, ottiene una cattedra presso l'Universita' di Leipzig, di cui diventa rettore nel 1946. Nel 1947 insegna a Frankfurt e nel 1949 ad Heidelberg, dove succede a Jaspers. Divenuto professore emerito nel 1978, Gadamer ha insegnato presso alcune universita' straniere e negli Stati Uniti. Nel 1979 entra a far parte del comitato scientifico dell'Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli - citta' di cui diventa cittadino onorario nel 1990 - dove, da allora, ogni anno, ha tenuto lezioni e seminari, vivendo quella che egli stesso ha definito 'una seconda giovinezza'. Autorita' indiscussa della filosofia contemporanea, l'illustre filosofo e' stato recentemente onorato con la pubblicazione della sua Opera omnia della quale sono usciti finora sette volumi (1986-1991) ed e' tutt'ora in corso di stampa. E' morto all'eta' di 102 anni ad Heidelberg il 14 marzo 2002. Opere di Hans Georg Gadamer: Platos dialektische Ethik (L'etica dialettica di Platone), Leipzig, 1931; Plato und die Dichter (Platone e i poeti), Frankfurt am Main, 1934; Volk und Geschichte im Denken Herders, (Popolo e storia nel pensiero di Herder), ibid., 1942; Bach und Weimar (Bach e Weimar), Weimar, 1946; Goethe und die Philosophie, (Goethe e la filosofia), Leipzig, 1947; Ueber die Ursprunglichkeit der Philosophie (La nascita della filosofia), Leipzig, 1948; Vom geistigen Lauf des Menschen, Godesberg, l949; Wahrheit und Methode. Grundzuege der philosophischen Hermeneutik (Verita' e metodo .Lineamenti di un'ermeneutica filosofica), Tuebingen, 1960; Hermeneutik und Historismus (Ermeneutica e storicismo), 1962; Die phaenomenologische Bewegung (Il movimento fenomenologico), 1963; Le probleme de la conscience historique (Il problema della coscienza storica), Louvain, l963; Ermeneutica e metodica universale, 1964; Dialektik und Sophistik im siebenten platonischen Brief (Dialettica e sofistica nella Settima Lettera di Platone), Heidelberg, l964; Kleine Scriften (Scritti minori), Tuebingen, 1967 sgg.; Idee und Zahlen (Idea e Numero. Studi sulla filosofia platonica), 1968; Sul mondo concettuale dei presocratici, 1968; Idea e realta' nel Timeo di Platone, 1974; L'idea del bene tra Platone ed Aristotele, 1978; Studi platonici, 1983; La dialettica di Hegel. Cinque studi ermeneutici, 1971; Sentieri heideggeriani. Studi sull'opera tarda di Heidegger, 1983; Chi sono io, chi sei tu?, 1973; Poetica. Saggi scelti, 1977; L'attualita' del bello, 1977; Poesia e dialogo, 1990".
 
LETTERA A MONSIGNORE
- Inserito il 01 aprile 2007 alle 15:33:16 da Jon Sobrino. | 1 Pagina
di Jon Sobrino - Tratto da Megachip.info (tradotta per Megachip da Laura Nangano) Il teologo salvadoregno Jon Sobrino è stato censurato dalle gerarchia vaticane. In questa lettera al generale dei Gesuiti, Padre Kolvenbach, il religioso risponde ai suoi critici, in particolare a Joseph Ratzinger. Il motivo principale è il seguente. Un buon numero di teologi hanno letto i miei due libri prima che fosse pubblicato il testo della Congregazione della fede del 2004. Molti di loro hanno letto anche il testo della Congregazione. Il loro giudizio unanime è che nei miei due libri non c'è niente che non sia compatibile con la fede della Chiesa.
 
25 Aprile, Marxismo, Comunismo
- Inserito il 26 aprile 2007 alle 18:59:50 da Franco Fortini. | 3 Pagine
Sulla spalletta del ponte Le teste degli impiccati Nell'acqua della fonte La bava degli impiccati. Sul lastrico del mercato Le unghie dei fucilati Sull'erba secca del prato I denti dei fucilati. Mordere l'aria mordere i sassi La nostra carne non e' piu' d'uomini Mordere l'aria mordere i sassi Il nostro cuore non e' piu' d'uomini. Ma noi s'e' letta negli occhi dei morti E sulla terra faremo liberta' Ma l'hanno scritta i pugni dei morti La giustizia che si fara'.
 
Intervista a Yochai Benkler: La grande ricchezza delle reti cooperanti
- Inserito il 28 aprile 2007 alle 08:47:44 da Raffaele Mastrolonar. | 1 Pagina
In alternativa alla contrapposizione classica tra «stato» e «mercato», Yochai Benkler indica i comportamenti che si sviluppano nella Rete Stato e mercato non sono più soli. I due grandi rivali del Novecento hanno trovato in questo inizio di millennio dei nuovi enigmatici avversari. Sono milioni di individui interconnessi grazie alle nuove tecnologie che operano oltre il governo e fuori dall'impresa lasciando perplesso più di un economista. Non agiscono per motivazioni esclusivamente pecuniarie, eppure sono capaci di dare vita a nuovi business (si pensi al software open source). Sono mossi per lo più da passione, eppure in grado di offrire beni e servizi a milioni di persone (per esempio, Wikipedia).
 
Discorso di inaugurazione della 92ª annata dell'Università per stranieri di Siena
- Inserito il 17 luglio 2007 alle 15:55:38 da Massimo Vedovelli. | 1 Pagina
Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena Discorso di inaugurazione della 92ª annata dei Corsi di Lingua e Cultura Italiana per Stranieri Siena, 12 luglio 2007
 
BOLIVAR, GARIBALDI, GRAMSCI
- Inserito il 08 agosto 2007 alle 14:07:02 da Luis Britto García. | 1 Pagina
Intervento d'apertura del convegno su: BOLIVAR, GARIBALDI, GRAMSCI, di Luis Britto García tenutosi nello scorso luglio a Caracas. "Le gesta che maggiormente hanno ispirato i rivoluzionari italiani e latinoamericani sono di Simón Bolívar e Giuseppe Garibaldi. Ambedue intraprendono lotte d’emancipazione politica per spezzare i legami che sottomettono i loro paesi a sovranità straniere. Entrambi si sollevano per unificare popoli liberati. Entrambi promuovono idee repubblicane, democratiche e di secolarizzazione dello stato....
 
Passaggio
- Inserito il 30 marzo 2008 alle 22:31:53 da Frei Betto. | 1 Pagina
Articolo di Frei Betto apparso sul quotidiano “Estrado de Minas” del 20 marzo 2008. Traduzione di Bruna Peyrot Passaggio Chi ancora gioca come i bambini la domenica di Pasqua e nasconde uova di cioccolato nel giardino? Resta in noi una perenne età dell’innocenza. La tenerezza testimonia la verità dell’amore, sottolinea Milan Kundera. Spazi profondi nei quali, nostalgici, evochiamo: le messe domenicali, le processioni sotto archi ornati di candele, il tocco salvifico dell’acqua benedetta, il silenzio accogliente delle chiese, che il gotico non ha avuto vergogna di disegnare come vulve stilizzate. Gesù è resuscitato! – celebra la festa degli alleluia. Ancorché la ragione non raggiunga la dimensione dell’evento pasquale, l’intuizione capta la crisi della modernità che conduce a un mondo senza mistero e senza enigma. Mondo oscuro, dove i morti si sovrappongono ai vivi.
 
MOBILITARCI SUBITO PER DIFENDERE I CITTADINI IMMIGRATI
- Inserito il 19 maggio 2008 alle 22:51:08 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
MOBILITARCI SUBITO PER DIFENDERE I CITTADINI IMMIGRATI Non so cosa si debba aspettare ancora prima di intervenire con azioni concrete di mobilitazione per difendere i diritti dei concittadini immigrati, bersaglio di infami attacchi indiscriminati come è accaduto a Napoli e in alte città d’Italia.[b]
 
IL MANIFESTO ANTIRAZZISTA: DI RAZZE CE N'E' UNA SOLA, QUELLA UMANA
- Inserito il 11 luglio 2008 alle 12:49:21 da redazione-IT. | 1 Pagina
I. Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze “psicologiche” e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in “migliori” e “peggiori” e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi. PER SOTTOSCRIVERE: http://http://www.regione.toscana.it/regione/opencms/RT/sito-RT/MenuUtility/SanRossore-Firma-Manifesto-Antirazzismo
 
TONI NEGRI: Millennio desiderante - proposte per un pensiero politico postmoderno
- Inserito il 12 agosto 2008 alle 15:05:48 da Benedetto Vecchi. | 3 Pagine
di Benedetto Vecchi - da il Manifesto Dieci lezioni tenute da Toni Negri al Collège International de Philosophie di Parigi nel volume edito da Feltrinelli «La fabbrica di porcellana». Dalla formazione dell'impero alla guerra preventiva, dal diritto alla resistenza della moltitudine alla crisi dei movimenti sociali Viviamo in un mondo che ha conosciuto una radicale mutamento delle forme di vita, dei modi di produzione e delle forme politiche e di governo. Viviamo cioè in un'epoca postmoderna, che occorre interpretare per potere trasformare, mettendo a dura critica le categorie della modernità capitalista. È questo uno dei temi ricorrenti della Fabbrica di porcellana (Feltrinelli, pp. 156, euro 16, traduzione di Marcello Tarì), un volume che raccoglie dieci lezioni tenute da Toni Negri al Collège International de Philosophie di Parigi tra il 2004 e il 2005 e che costituiscono al tempo stesso una messa a fuoco dei nodi teorici emersi nella discussione attorno ai noti Impero e Moltitudine (entrambi pubblicati negli anni scorsi da Rizzoli), i due volumi scritti da Negri assieme a Michael Hardt.
 
UNA NUOVA ERA GEOLOGICA PER LA TERRA
- Inserito il 12 agosto 2008 alle 15:15:30 da Mike Davis. | 5 Pagine
Una nuova era geologica per la terra di Mike Davis* - da The Nation. Traduzione di Rachele Materassi per www.comedonchisciotte.org 1. Arrivederci all'Olocene La crudele competizione in corso tra i mercati dell'energia e del cibo, amplificata dalla speculazione internazionale in beni e terre agricole, è solo un modesto presagio del caos che potrebbe presto crescere esponenzialmente dalla convergenza tra consumo delle risorse, ostinata disuguaglianza e cambiamento climatico. Il nostro mondo, il nostro vecchio mondo, quello che abbiamo abitato per 12 mila anni, è giunto al termine, anche se nessun giornale nordamericano o europeo ha già provveduto a pubblicare l'epitaffio scientifico.
 
L'activité en dialogues - Entretiens sur l'activité humaine (II)
- Inserito il 20 marzo 2009 alle 14:40:34 da Y.Schwartz-L.Durrive. | 1 Pagina
Yves Schwartz et Louis Durrive (sous la direction de) Chaque fois que l’homme a le projet de gouverner l’homme – dans le champ économique, politique ou social – il peut être tenté de raisonner avec lui comme avec la machine, en cherchant à maîtriser tous les paramètres de l’agir. Or, s’il est indispensable de pouvoir compter sur l’anticipation offerte par un cadre normatif, il est abusif et dangereux d’usurper le prestige de la norme en s’aveuglant aux réalités de l’activité humaine. Simplifier le travail humain, par exemple, en le réduisant à des modèles de gestion ou en l’évaluant à l’aune des seules valeurs quantitatives, cela finit par avoir un coût considérable en termes de santé, de vie sociale et d’efficacité collective. Loin de s’atténuer à l’heure de la mondialisation, la contradiction ne fait que croître entre l’activité des hommes et les critères de son évaluation, dans tous les domaines. Le présent ouvrage, qui approfondit sur des registres nouveaux et avec de nouveaux protagonistes le précédent Travail et Ergologie - Entretiens sur l'activité humaine (I) (2003), alerte sur la cécité anthropologique qui mine les fondements du vivre ensemble, jusqu’à mettre en péril les valeurs de la démocratie. On ne voit pas en effet qu’à chaque convocation de l’activité, à l’échelle d’un individu ou d’une organisation, ce sont des "débats de normes" qui s’invitent – car nul ne fait mécaniquement usage de soi. Obligation est faite à l’humain de penser et de choisir en agissant. Mais loin d’être un poids, c’est un atout : la vraie signature de sa compétence. Suivant des suggestions faites par Yves Schwartz depuis plusieurs années, l’ouvrage en appelle ainsi à considérer le gouvernement de l’activité humaine avec une lucidité nouvelle, en apprenant à construire des normes instruites par les renormalisations. Il propose pour cela des dispositifs originaux – "à trois pôles" – capables de faire avancer simultanément les rapports sociaux et les régimes de production du savoir. Dans cet ouvrage, cinq dialogues accompagnent la réflexion vers un ergo-engagement. Celui-ci peut se définir à partir d’une double préoccupation qu’un Manifeste terminal se propose de synthétiser : renoncer à une "science de l’activité" – qui prétendrait faire l’impasse sur les renormalisations aussi bien dans les rapports sociaux que dans la production du savoir –, et reconnaître chez chacun de nos semblables l’activité comme enchâssement de débats de normes, dans le but de réévaluer en permanence les cadres de l’agir collectif et d’enrichir le savoir constitué et transmissible. Afin de mieux cerner ensemble ce qui change dans leur métier, grâce à la perspective d’une anthropologie de l’activité, des universitaires, jeunes chercheurs, professionnels de la santé et de l’éducation s’interpellent tour à tour. Il s’agit de : Nathalie Clar ; Eliza Echternacht ; Stéphanie Mailliot ; Nicole Mencacci ; Muriel Prévot-Carpentier ; Bernadette Venner ; Mariana Verissimo, ainsi que Louis Durrive ; Xavier Roth et Yves Schwartz.
 
Réflexions sur le travail et les recherches ergologiques
- Inserito il 26 marzo 2009 alle 11:36:51 da Pierre Assante. | 1 Pagina
TROIS REFLEXIONS POUR AVANCER. ET UNE QUATRIEME EN FORME DE PLAINTE. 1 Dissymétrie Depuis l’intuition fulgurante de Pasteur, qui la voit dans son expérimentation sur le vivant et la cristallographie, nous savons que la dissymétrie est le fondement de la vie. Nous pouvons ajouter par extension de la généralisation de généralisation (concept de Vygotski) que la dissymétrie est l’essence du mouvement. Héraclite, Hegel, Marx, Engels, Lénine et tant d’autres dans cette «classification» (etc.) l’ont les uns entre-aperçu, les autres, exposé. Lucien Sève a rapproché cette notion de dissymétrie de la notion de contradiction.
 
Sur « L’ACTIVITE EN DIALOGUES »*,
- Inserito il 06 aprile 2009 alle 23:12:11 da Pierre Assante. | 1 Pagina
sous la direction de Yves Schwartz et Louis Durrive Dialogues 4, par Nathalie Clar, Muriel Prévot-Carpentier, Xavier Roth. J’ai noté, dans ce chapitre, le développement de ces concepts : Philosophie, changer le monde, concept, concret, abstrait, fait, valeur, utilité, ce qui m’induit ce commentaire. Dès la première page du Capital, Marx nous dit : « La richesse des sociétés dans lesquelles règne le mode de production capitaliste apparaît comme une « gigantesque collection de marchandises », dont la marchandise individuelle serait la forme élémentaire. C’est pourquoi notre recherche commence par l’analyse de la marchandise.
 
In morte del filosofo Franco Volpi (1952-2009)
- Inserito il 20 aprile 2009 alle 12:43:32 da Andrea Ermano. | 1 Pagina
Inibire il fanatismo non è poi un male di Andrea Ermano Il filosofo Franco Volpi ci ha lasciato martedì scorso a Vicenza, sua città natale, in seguito a un incidente. Aveva 57 anni. Era uno dei maggiori storici del pensiero europeo, ben noto anche al di fuori dei confini del nostro Paese. Lunedì scorso era uscito di casa in bicicletta. Giunto a una località nei pressi di Vicenza, a San Germano dei Berici, è rimasto vittima di uno scontro con un’automobile. Sbalzato dal seggiolino è precipitato sull’asfalto subendo un gravissimo trauma cranico in seguito al quale è deceduto all'ospedale di Vicenza. Fin dal ginnasio, sotto la guida di un grande umanista come Giuseppe Faggin, aveva seguito una precoce vocazione filosofica, affinatasi poi all'università di Padova alla scuola di Enrico Berti, vero e proprio gigante degli studi aristotelici, del quale Volpi è stato allievo, assistente e infine successore alla cattedra di storia della filosofia.
 
"Chi è l’America Latina?" Nuovo libro di Bruna Peyrot
- Inserito il 28 aprile 2009 alle 11:43:50 da redazione-IT. | 1 Pagina
Usiamo il “chi” perché questo subcontinente ha l’irruenza di un personaggio collettivo. Dire “chi” permette di cogliere la personalità di un’area geografica che ha periodicamente ricercato un progetto politico di Unione, per essere più forte sulla scena mondiale. Ripercorrere le tappe della sua storia significa affrontare le narrazioni plurali di un ideale comprendente tante storie, spesso contrarie l’una all’altra, troppo dense per essere raccontate in modo lineare. Parlare di America Latina rimanda ai concetti, ai simboli, ai miti e alle speranze propri delle società che la compongono, forgiandone la cultura. È infatti soprattutto su tale piano che si gioca la sua identità, la quale – per diventare parte di una cittadinanza consapevole – deve aprirsi alla stessa complessità degli sguardi che la penetrano. BRUNA PEYROT, studiosa di storia sociale e pubblicista, conduce da anni ricerche sulle identità, le memorie culturali e i percorsi di costruzione democratica dei singoli e dei gruppi sociali, comparando Europa e America Latina. Fa parte, come osservatrice, della “Commissione Amnistia” del ministero della Giustizia del Brasile. Fra le sue pubblicazioni più recenti: Mujeres. Donne colombianefra politica e spiritualità (2002); La democrazia nel Brasile di Lula. Tarso Genro da esiliato a ministro (2004); La cittadinanza interiore (2006); Cartas. Lettere dal Brasile minuto per minuto(2009). EURO 20,50 ISBN: 978-88-7892-126-9
 
CGIL: TESTI INTEGRALI DEI DUE DOCUMENTI CONTRAPPOSTI DEL XVI° CONGRESSO
- Inserito il 11 novembre 2009 alle 11:02:14 da redazione-IT. | 2 Pagine
I DUE DOCUMENTI CONTRAPPOSTI DEL CONGRESSO DELL CGIL La convention di Rimini si terrà dal 5 all'8 maggio 2010. La sintesi delle due mozioni: “I diritti e il lavoro oltre la crisi”, presentata da Guglielmo Epifani, e “Per la Cgil che vogliamo”, primo firmatario il leader dei bancari Domenico Moccia “I diritti e il lavoro oltre la crisi” e “Per la Cgil che vogliamo”, sono questi i due documenti con cui la Cgil si presenterà al sedicesimo congresso che si terrà a Rimini dal 5 all'8 maggio 2010. Il primo, proposto dal leader Guglielmo Epifani, affronta la crisi e lancia dieci proposte che vanno dalla riduzione delle tasse sul reddito da lavoro e pensione, alla riforma degli ammortizzatori sociali fino al blocco dei licenziamenti. L’altro, primo firmatario il segretario dei bancari Domenico Moccia e a seguire il segretario confederale Nicoletta Rocchi e i leader della Fiom, Gianni Rinaldini, e della Fp, Carlo Podda, chiede l'introduzione delle primarie nel mondo sindacale e ritiene indispensabile l'aumento delle pensioni più basse, oltre alla lotta alla precarizzazione e il ripristino della centralità del lavoro a tempo indeterminato. I due documenti sono stati assunti oggi (10 novembre) dal direttivo di Corso Italia, che ha concluso cosi un primo round pre-congressuale con l'ok al regolamento e la calendarizzazione della convention, che sarà dedicata ai “Diritti e al lavoro oltre la crisi”. Ci sarà tempo fino al 20 di questo mese per presentare emendamenti o nuovi documenti. Toccherà poi al prossimo direttivo, convocato per il 23 novembre, aprire ufficialmente la stagione congressuale. “Sarebbe stato meglio un congresso unitario, perché le condizioni dei lavoratori richiedono di affrontare unitariamente questa stagione”, ha commentato Epifani, il cui mandato di segretario generale scadrà a settembre 2010. Il primo documento ha "larghissimo consenso", dice, nello specifico è stato firmato da 9/10 della segreteria confederale, da tutte e le categorie tranne 3 (Fp, Fiom e Fisac), da tutte le Camere del Lavoro tranne 3 e tutte le Federazioni regionali. La parola d'ordine del secondo documento è invece discontinuità: “La linea politica attuale - osserva il portavoce Moccia - è insufficiente per dare risposte. La crisi è strutturale e richiede un radicale cambio di passo”. Ecco in sintesi i punti principali dei due documenti. “I DIRITTI E IL LAVORO OLTRE LA CRISI” 1. Riaffermare un'idea condivisa della Repubblica Italiana e del suo atto fondativo: la Costituzione del 1948; 2. Rafforzare l'idea di democrazia come partecipazione attiva e consapevole, come autodeterminazione; 3. Costruire un "Progetto Paese" alternativo a quello in campo, in grado di affrontare la crisi e guidare il cambiamento. Le politiche per il Mezzogiorno sono parte essenziale del "Progetto"; 4. Ridurre le diseguaglianze; 5. Ricomporre la frattura tra giovani e futuro nel lavoro, nelle coperture previdenziali, nell'istruzione. Garantire che le future pensioni del sistema contributivo non siano inferiori al 60% dell'ultima retribuzione; 6. Unificare culturalmente, socialmente, sindacalmente il lavoro pubblico e quello privato; 7. Riformare gli ammortizzatori sociali. Rispondere ai precari ridando centralità al rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Fermare i licenziamenti; 8. Ridurre la tassazione sul reddito da lavoro e da pensione, incrementando la lotta all'evasione ed elusione fiscale e tassando le rendite finanziarie e i grandi patrimoni. Portare la prima aliquota dell'Irpef al 20%, aumentare le detrazioni e riequilibrare attraverso fisco, contratti e contrattazione sociale per almeno due punti del Pil la distribuzione nazionale del reddito in favore di lavoratori e pensionati; 9. Riconquistare un nuovo modello di contrattazione. Praticare rigorosamente la democrazia di mandato e il voto dei lavoratori sugli accordi; 10. Riformare le modalità di ingresso, regolarizzare i migranti già in possesso dei requisiti e quelli che lavorano. “PER LA CGIL CHE VOGLIAMO” 1. Redistribuzione ricchezza e la lotta alla disoccupazione le leve per uscire dalla crisi; 2. Un sistema contrattuale che non ponga vincoli alla possibilita' dell'incremento delle retribuzioni reali nei contratti nazionali; 3. Lotta alla precarizzazione. Ripristinare la centralita' del lavoro a tempo indeterminato; 4 Aumentare le pensioni piu' basse; 5. La contrattazione a tutti i livelli, fondata sulla democrazia, deve essere la pratica prioritaria dell'organizzazione; 6. Rafforzare la funzione contrattuale e la capacità di iniziativa della Cgil; 7. Impegnare tutta la Cgil nell'avvio di una grande stagione di contrattazione di sito; 8. Avere Autonomia e indipendenza nella formazione delle decisioni e dei gruppi dirigenti; 9. Sperimentare forme e strumenti di coinvolgimento degli iscritti nella formazione dei gruppi dirigenti, che non escludano il ricorso alle primarie tra gli iscritti, individuando i correttivi che evitino rischi di plebiscitarismo; 10. Sperimentare strumenti più efficaci per far rispettare le norme antidiscriminatorie; 11. Valorizzare i giovani lavoratori impegnati nella Cgil; 12. Tutta l'azione sindacale dev'essere fondata sulla democrazia, cioè sul diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a scegliere chi li rappresenta e a decidere con il voto segreto sulle piattaforme e sugli accordi; 13. Le lavoratrici ed i lavoratori migranti hanno diritto alla piena parità ed alla piena cittadinanza.
 
Sinistra Ecologia Libertà a Congresso: Il Documento sulle Politiche internazionali
- Inserito il 23 ottobre 2010 alle 13:24:08 da redazione-IT. | 1 Pagina
[url]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/politiche_internazionali_sel_-_Congresso_2010.pdf[/url]
 
Il migrante dell’anima. Ovunque e in nessun luogo
- Inserito il 23 novembre 2010 alle 19:40:22 da Laura Tussi. | 1 Pagina
[b]L’avventura del conoscere è implicita nella concezione nomade, errante e migrante dell’esistenza, nel viaggio senza fine e senza meta dell’essere, dove assume importanza il soggetto e non il suo possesso.[/b] di Laura Tussi Il sé e l’altro, nell’aprirsi alla diversità e alla dialogicità del confronto tra realtà identitarie, aboliscono il superfluo dettato dall’avere, a discapito dell’essere e ingenerano volontà di comprensione e solidarietà, dove il diverso è inteso come antistante e compensatore, nell’interazione dialogica. Il nomade irrequieto che peregrina in ciascuno di noi è fonte di disagio emotivo, di travaglio interiore e ci espone inermi agli altri che temiamo opposti e contrari.
 
Università: i punti chiave della riforma
- Inserito il 21 dicembre 2010 alle 10:37:35 da Rassegna Sindacale. | 1 Pagina
Ecco cosa prevede il tanto contestato ddl. Cda più privati, più spazio al merito e ricercatori a tempo. Ma anche nuove modalità dei concorsi e la fusione e la federazione degli atenei più piccoli. Mercoledì 21 dicembre è previsto il voto finale alla riforma Gelmini, e gli studenti annunciano nuove mobilitazioni. L'approvazione alla Camera nelle scorse settimane di una parte degli oltre 400 emendamenti ai 25 articoli non ha stravolto l'impianto base della riforma, che rimane sostanzialmente invariato: Cda costituiti da maggiori rappresentanze di privati, più spazio al merito, ricercatori a tempo (massimo 6 anni), le valutazioni dei docenti con obbligo di relazione triennale, gli ordinari potranno rimanere dietro la cattedra non oltre 70 anni, nuove modalità dei concorsi con rappresentanza minima dei commissari interni, fusione e federazione degli atenei più piccoli. Ecco i punti chiave del ddl:
 
I 103 anni di Oscar Niemeyer
- Inserito il 01 gennaio 2011 alle 16:14:49 da Giancarlo Summa. | 1 Pagina
È uno dei grandi architetti che ha disegnato il futuro. Quando ha inventato la capitale del paese in uno spazio desolato, quei palazzi sono stati riprodotti in ogni parte del mondo. La Mondadori di Milano non è altro che l’edificio delle poste della capitale brasiliana A 103 anni Niemeyer inaugura il suo ‘Palazzo del Futuro’. Ha inventato Brasilia “ma non voglio vivere in un posto così lontano dal mare di Copacabana” 20-12-2010 di Giancarlo Summa Rio de Janeiro – Ha compiuto 103 anni e li ha festeggiati inaugurando la sua ultima sfida al cielo: un palazzo che riprende le onde del mare della sua Copacabana. Ragazze sorridenti spingono la carrozzina dove è seduto, occhiali neri, sorriso stanco. Alza gli occhi verso la sua ultima creatura: piccoli piatti che attraversano il cielo. «Questo è il futuro che ho sempre inseguito. Forse l’ho raggiunto, ma non ne sono completamente soddisfatto. Vorrà dire che riprovo con un altro palazzo».
 
Alberta’s Tar Sands and the Aboriginal Communities, a mediated production
- Inserito il 09 aprile 2011 alle 22:39:05 da Anselmi - Wilson. | 1 Pagina
[b]Alberta’s Tar Sands and the Aboriginal Communities, a mediated production[/b] William Anselmi - Sheena Wilson “White Man’s Burden” by Rudyard Kipling (1899 ) Take up the White Man's burden-- In patience to abide, To veil the threat of terror And check the show of pride; By open speech and simple, An hundred times made plain To seek another's profit, And work another's gain Can a poem be a bridge between centuries? If so, can it indicate an historical process and expose a critical disposition? The quote from Kipling’s “The White Man’s Burden” introduces us to a series of problematics that this presentation will address: for example, how is information transmitted and received over a century after Kipling’s? In terms of our media environment, communications based on the image seem to sustain the belief that if an image speaks a thousand words, then a dynamic image must surely be a declaration of truth. In contrast, the stanza proposes an ambiguity that could be resolved in terms of the struggle of the colonized or, in favour of the colonizer. What does it mean, to “Take up the White Man’s Burden”: a call to arms, a brotherhood through the protestant work ethic, a celebration of Homo Faber? Is it an ironic reading of white supremacist colonizing process? One that ascribes to the white man the arching text of knowledge, work, civilization, culture, religion and ethics – all categories that pertain to the discourse that speaks for imperialism and colonization? In Kipling’s case, India is the background, and the non-white man, the brown man, the dark man, those off-white colour categories that naturalize submission is the backdrop. Further to this, whose pride are we talking about? “To veil the threat of terror / And check the show of pride.” Is it the pride of becoming white and therefore of the process of self-erasure/self-actualization (become white/ becoming “real”)? What of “to seek another’s profit,/ And work another’s gain”? Is it a Marxian ‘workers of the world unite’? Or, simply, a statement about a collectivity that transcends nationalities? Finally, is it the factual reality of exploitation and therefore an invitation to resistance or a normative rhetoric to abide by the superiority of the White Man?
 
Ernesto Sabato, un calabrese porteño
- Inserito il 14 maggio 2011 alle 11:08:34 da MARCO FERRARI. | 1 Pagina
Ernesto Sabato, un calabrese porteño (DI MARCO FERRARI) da La gente d'Italia [url]http://www.lagenteditalia.com/articulos/articulos_masinfo.php?id=1667&secc=articulos&path=0.281[/url] Gli mancavano solo 55 giorni per toccare quota 100 anni, ma non festeggerà il secolo di vita. Ernesto Sabato è deceduto nella sua casa di Santos Lugares, in Calle Saverino Langeri, nella provincia di Buenos Aires.

 

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