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CRISIS
Articoli e approfondimenti sulla crisi economica globale

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Articoli
Fermiamo Bolkestein!
- Inserito il 08 ottobre 2005 alle 16:01:40 da rod. | 1 Pagina
NO a un'Europa dell'arretramento sociale NO a un'Europa del regresso educativo A seguito dell'iniziativa dell'ex commissario europeo Frits Bolkenstein (liberale olandese), è attualmente in discussione un progetto di direttiva (legge europea) sulla libera circolazione dei servizi in seno all'Unione Europea (testo del progetto di direttiva – +/-400 KB).
 
SUL VERTICE WTO DI HONG KONG
- Inserito il 21 dicembre 2005 alle 15:25:40 da ATTAC ITALIA. | 6 Pagine
A Hong Kong abbiamo perso, è necessario un serio esame di coscienza __________________________________________________________ di Vittorio Agnoletto (europarlamentare della Sinistra unitaria europea)
 
Il sindacato nella democrazia partecipativa: Un ruolo difficile ma necessario
- Inserito il 05 gennaio 2006 alle 11:00:59 da Tarcisio Tarquini. | 1 Pagina
Il bilancio partecipativo è un processo deliberativo attraverso il quale i cittadini decidono le spese di investimento che riguardano il loro territorio. Nato quasi venti anni fa a Porto Alegre si è diffuso anche nel nostro paese, dove è stata persino costituita un’associazione di enti locali che lo adottano. Il sindacato ha dichiarato il suo interesse verso questo strumento, visto come un arricchimento della democrazia locale:
 
Hong Kong, tomba dello sviluppo dei Paesi poveri
- Inserito il 06 gennaio 2006 alle 12:31:30 da rod. | 2 Pagine
Tutte le prove della sconfitta del Sud e dell'arroganza del Nord Hong Kong, 18 dicembre 2005 - Tradewatch, Osservatorio sul Commercio Internazionale promosso da denuncia il tradimento delle economie emergenti nella battaglia dei Paesi poveri per una giustizia sociale nel pianeta.
 
ITALIA: Proposte per l'equità fiscale
- Inserito il 06 gennaio 2006 alle 12:41:59 da Alessandro Santoro. | 2 Pagine
Proposte per l'equità fiscale di Alessandro Santoro (www.sinistriprogetti.it) La discussione circa le possibili prospettive di riforma del sistema fiscale italiano deve tenere conto di due esigenze contrapposte. Da un lato, vi sono numerosi aspetti del predetto sistema che appaiono incongrui rispetto a talune desiderabili proprietà di efficienza ed equità. Ciò potrebbe motivare alcuni interventi da realizzare nel corso della prossima legislatura. Dall' altro lato, tuttavia, si deve tenere conto della complessità della materia fiscale e dei tempi necessariamente lunghi richiesti dall'applicazione delle riforme in questo ambito.
 
VENEZUELA: IL DOLLARO, L'EURO E L'INVASIONE NORDAMERICANA
- Inserito il 05 marzo 2006 alle 10:29:59 da Attilio Folliero. | 1 Pagina
di Attilio Folliero e Cecilia Laya* L'invasione dell'Iraq da parte degli USA e suoi alleati, fu giustificata da motivazioni, poi rivelatesi infondati, che l'Iraq era in pssesso di armi di distruzione, in grado di porre in pericolo la sicurezza dell'intero occidente. La scusa per la prossima invasione dell'Iran si fonda sulla convinzione che questo paese stia sviluppando armi di carattere nucleare. Secondo noi non ci sono dubbi che ci sara' una invasione dell'Iran ed una successivo possibile attacco al Venezuela, perche' le cause vere sono ben piu' profonde e praticamente necessarie per la sopravvivenza stessa della superpotenza americana.
 
FSE di Atene: l’altra Europa che c’è
- Inserito il 12 maggio 2006 alle 14:04:33 da webmaster. | 6 Pagine
Riflessioni dopo il Forum Sociale Europeo di Atene Di Marco Bersani - Attac Italia Non era scontata la riuscita di questo FSE : dopo quello di Londra, che aveva evidenziato le difficoltà di allargamento dei movimenti, e dopo questi ultimi due anni che, pur caratterizzati da importanti mobilitazioni (il No al Trattato Costituzionale di Francia e Olanda, la campagna per il ritiro della direttiva Bolkestein, la recente mobilitazione francese che ha ottenuto il ritiro del CPE, fra le altre), avevano visto arretrare l’idea di una dimensione continentale della strategia dei movimenti.
 
FMI E Banca Mondiale: si acuisce la crisi
- Inserito il 09 giugno 2006 alle 19:12:04 da Walden Bello. | 1 Pagina
Di Walden Bello (docente di Sociologia dell'Università delle Filippine e direttore esecutivo di Focus on the Global South, con sede a Bangkok) La riunione primaverile (emisfero nord) della Banca Mondiale (BM) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che si sono tenute questo fine settimana, hanno visto le due istituzioni accerchiate dalle barricate della polizia nel cuore di Washington. Praticamente non si è visto quasi nessun manifestante. La riunione si è svolta a porte chiuse, a pochi isolati dall'Institute for Policy Studies, dove l'opposizione stava dando il tocco finale ad una campagna mondiale destinata a rovesciare le due istituzioni. Per i circa 70 attivisti provenienti da diverse parti del mondo che assistevano alla riunione di due giorni sulla strategia, la relativa assenza di manifestanti per strada non era un riflesso della realtà. Al contrario, essi erano ben coscienti del fatto che le due istituzioni stanno attraversando la crisi più difficile da diversi anni a questa parte, e che questa crisi rappresenta un'opportunità per minare il dominio che esse esercitano sul governo dell'economia mondiale.
 
Dichiarazione finale del controvertice Unione Europea - America Latina e Caraibi
- Inserito il 09 giugno 2006 alle 19:21:44 da webmaster. | 1 Pagina
Noi, uomini e donne dei movimenti e delle organizzazioni sociali e politiche di America Latina e Caraibi e d'Europa, ci siamo dati appuntamento a Vienna dal 10 al 13 maggio 2006 per esprimere la nostra opposizione e la nostra resistenza alle politiche neoliberiste di libero commercio che i governi di entrambe le regioni stanno mettendo in atto nei nostri Paesi e che propongono come inquadramento per un nuovo Accordo d' Associazione.
 
Il lento crollo del dollaro
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:16:43 da Hedelberto López Bla. | 1 Pagina
Il Ministero iraniano del Petrolio ha registrato una borsa del petrolio sull'isola di Kish, nel Golfo Persico, dove il greggio si venderà in euro. Il mercato sarà il quinto nel settore del petrolio, dopo quelli di New York, Londra, Singapore e Tokyo. Finora, le operazioni che si effettuano in questi centri sono in dollari. La decisione presa da Teheran si indirizza verso una riduzione dell'influenza degli Stati Uniti nell'economia della Repubblica Islamica. Il 23 aprile scorso, il ministro russo delle Finanze, Alexei Koudrine, ha inferto un' altra bella batosta alla banconota verde, quando in una riunione del Fondo Monetario Internazionale (FMI), tenutasi a Washington, ha affermato che il suo Paese non considerava il dollaro come moneta di riserva di fiducia, a causa della sua instabilità.
 
Bilderberg, il conclave dei potenti
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:24:31 da Enrico Piovesana. | 1 Pagina
Lo scorso mese di giugno (8-11) l'élite economica e politica occidentale si è riunita a Ottawa. A porte chiuse. Per decenni ne è stata negata perfino l'esistenza, alimentando leggende e teorie cospirative. Oggi le riunioni annuali del Gruppo Bilderberg, fondato in Olanda nel 1952, non sono più un segreto, ma continuano a svolgersi a porte chiuse, senza telecamere né conferenze stampa. Quest'anno, l'élite economica e politica occidentale si è data appuntamento per tre giorni, lo scorso fine settimana, in Canada, in un lussuoso albergo nella cittadina di Kanata, in Ontario, nei pressi di Ottawa.
 
I due capitalismi
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 14:43:59 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
Tra i commentatori politici della due sponde atlantiche ricorre con ossessione il riferimento all'esistenza di due sinistre. I fautori di questa teoria abbondano soprattutto tra le fila di coloro che, qualche decennio fa, sulle ceneri del Muro di Berlino, avevano proclamato urbi et orbi la morte irreversibile del socialismo e della sinistra. Parlavano di morte sia come movimento storico che teoria in divenire. Oggi, smentiti dalla realtà, e costretti a resuscitarne almeno una -quella che ai loro occhi rappresenta il male minore- si applicano con diligenza a connotare negativamente quell'altra con una serie variabile di aggettivi.
 
È finita l’ultima corsa del Wto
- Inserito il 09 ottobre 2006 alle 22:29:27 da Antonio Tricarico. | 1 Pagina
(del CRBM/Mani Tese) Fallimento completo dei negoziati del Doha Round e rinvio «sine die» di ogni trattativa. Questa volta non è stato qualche diplomatico africano a decretare la fine dei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio, come già successo a Seattle nel 1999 e a Cancun nel 2003, ma i rappresentanti dei governi più potenti del pianeta e il direttore generale della Wto in persona, Pascal Lamy.
 
Il XXI secolo è il secolo di chi? È il turno della Cina?
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 13:46:12 da Immanuel Wallerstein. | 1 Pagina
da Il Granello di Sabbia (ATTAC ITALIA) La Cina economicamente sta andando piuttosto bene, sta espandendo considerevolmente le sue forze militari, e sta perfino cominciando a svolgere un ruolo politico serio in regioni lontane dai suoi confini. La Cina indubbiamente sarà molto più forte nel 2025; tuttavia, la Cina ha di fronte tre problemi da superare
 
I tre paperini della finanza globale
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 13:52:48 da Galapagos. | 1 Pagina
Avete presente Qui, Quo e Qua? Anche nel mondo della finanza ci sono tre fratellini, che, come i nipotini di Paperino, parlano uno appresso all'altro. Si chiamano Standar&Poor's, Moody's e Ficht
 
L’alternativa alla politica di lacrime e sangue
- Inserito il 01 novembre 2006 alle 15:29:55 da Augusto Graziani e R. | 1 Pagina
Un’azione di contrasto all’indirizzo di finanza pubblica messo in campo dal ministro Padoa-Schioppa e sostenuto dall’ala moderata dell’Unione è necessaria. Le forze politiche e sindacali della sinistra l’hanno capito e stanno dando battaglia...
 
LA ROTTA LATINOAMERICANA
- Inserito il 01 marzo 2007 alle 12:45:47 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
La grande tornata elettorale che nel 2006 ha coinvolto una dozzina di Paesi latinoamericani si è conclusa con risultati sorprendenti. Il partito delle privatizzazioni ad oltranza, che coincide con quello dell’ultraliberismo e della sottoscrizione dei Trattati di Libero Commercio (TLC) con gli Stati Uniti, non ne esce bene e vede ridotto il suo spazio di manovra continentale. “La verità, nonostante tutto, esiste.” Victor Serge
 
L'Argentina dice addio ai fondi pensione. Kirchner torna alla previdenza pubblica
- Inserito il 02 marzo 2007 alle 13:06:29 da Angela Nocioni. | 1 Pagina
Ora che il modello neoliberista puro in Sud America non va più di moda e il povero Carlos Menem ('89-'99), quello che si vantava d'avere "relazioni carnali con gli Stati Uniti", è solo un patetico ferro vecchio con riporto dell'era pizza e champagne, anche per i fondi previdenziali è arrivata l'ora del restyling. Nestor Kirchner ha proposto, e fatto già passare al Senato, una legge che sotterra la normativa con cui nel 1993 Menem privatizzò il sistema pensionistico.
 
Flessibilizzati e precarizzati: l'errore del governoè considerarli soltanto "figure di passaggio"
- Inserito il 16 giugno 2007 alle 17:55:37 da Sergio Bologna. | 1 Pagina
di SERGIO BOLOGNA (dal Secolo XIX) Scrive Anna Kamenetz nel suo recente libro Generation Debt - sottotitolo "Perché oggi è terribile essere giovani" - che la stragrande maggioranza dei giovani americani esce dagli studi con tanti debiti sul collo (contratti per pagarsi l'apprendimento) che ne restano condizionati al momento di entrare nel mercato del lavoro. Anche in Europa c'è un gonfiamento abnorme della cosiddetta "offerta formativa"; centinaia di corsi, di master che ci assordano con le loro proposte, sono oggi appannaggio del mercato privato, ma presto sarà la scuola pubblica a fare marketing, come sta già avvenendo in alcune università italiane, che si strappano gli studenti a forza di promesse di corsi brevi o di corsi facili.
 
PER UNA SOVRANITA¹ ALIMENTARE E ENERGETICA
- Inserito il 02 novembre 2007 alle 21:56:44 da Movimenti pastoriali. | 1 Pagina
PER UNA SOVRANITA¹ ALIMENTARE E ENERGETICA Posizione delle organizzazioni, movimenti e pastorali sociali sull¹agroenergia in Brasile Non c¹è dubbio che il pianeta Terra sia gravemente malato a causa dell¹azione distruttrice del Capitale, responsabile del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, oltre che della privatizzazione di tutte le forme di vita. Siamo di fronte ad un crocevia: o cambiamo il modello di civilizzazione attuale o l¹umanità e la vita sul pianeta saranno distrutte.
 
Rockfeller si fa l’Arca di Noè. Cosa ci nasconde?
- Inserito il 07 gennaio 2008 alle 12:56:29 da F.William Engdahl. | 1 Pagina
Rockefeller si fa l’Arca di Noè.Cosa ci nasconde? di F. William Engdahl Ringraziamo il prof. Angelo Baracca per averci messo a disposizione questo importante documento. Nella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, un migliaio di chilometri dal Polo) è in via di febbrile completamento la superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo. Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento, speciali bocche di aerazione, muraglie di cemento armato spesse un metro. La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen, dove ogni estraneo che arrivi è subito notato; del resto, l’isola è quasi deserta. Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell’arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola». Per la pubblicità, è «l’arca dell’Apocalisse» prossima ventura. Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la Fondazione Rockefeller , insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s’è recentemente unito Bill Gates, l’uomo più ricco della storia universale, attraverso la sua fondazione caritativa Bill & Melinda Gates Foundation. Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno.
 
Europa senza autonomia e dignità - (Europa sin autonomía ni dignidad)
- Inserito il 14 luglio 2008 alle 18:16:34 da Tito Pulsinelli. | 2 Pagine
Europa senza autonomia e dignità di Tito Pulsinelli Aumenta il prezzo del petrolio e dei cereali, sprofonda in cantina il dollaro. Di chi è la colpa? All’unisono, la megamacchina mediatica scandisce: è l’egoismo dei Paesi petroliferi che rifiutano di aprire i rubinetti di una risorsa in via di esaurimento. La dinamica è un’altra: crolla il dollaro e vanno alle stelle i prezzi del grano, mais e riso. Perchè?
 
Ricontrattare gli interessi sul debito, abolire la ritenuta alla fonte per il lavoro dipendente.
- Inserito il 23 agosto 2008 alle 10:50:49 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
Due obiettivi per l’autunno: ricontrattare gli interessi sul debito, abolire la ritenuta alla fonte per il lavoro dipendente. (Rodolfo Ricci - 20.08.2008) "molti desidererebbero evadere il fisco, ma solo i più ricchi ci riescono, i poveri sappiano dunque che devono pagare le tasse anche per loro - Carl William Brown many would love to avoid paying tax but only the rich manage to do so. The poor realise, therefore, that they have to pay taxes even for them a muchos les encantaría evadir impuestos, pero sólo los ricos son capaces de hacerlo, de modo que los pobres saben que también deben pagar impuestos por ellos beaucoup aimeraient éviter de payer des impôts mais seuls les riches y parviennent. Par conséquent, que les pauvres réalisent qu'ils doivent payer des impôts également pour eux viele wollen keine Steuern zahlen, aber nur wenige Reiche schaffen das, die Armen wissen also, dass sie auch für die Reichen Steuern zahlen müssen многие не хотели бы платить налоги, но только богатым это удаётся. Бедные же осознают, что они должны платить налоги, в том числе и за богатых الكثير يرغبون تجنب دفع الضرائب، ولكن فقط الأغنياء يتمكنون م ذلك، ليعرف الفقراء بأنه عليهم دفع الضرائب أيضا عن الأثريا (da Logos Quotes) 1. Beppe Grillo nella sua ultima discussa performance via audio in Piazza Navona ha ricordato una cosa nota, ma che viene continuamente fraintesa: l’Italia ha un debito pubblico pari a oltre 1. 600 miliardi di Euro e gli italiani (non tutti ovviamente) pagano circa 80 miliardi di Euro annui di interessi su questo debito. Circa l’80% del debito è composto da titoli emessi dallo Stato, sia sul mercato interno (BOT, CTZ, CCT, BTP e BTP€I), sia sul mercato estero (per ca. il 55%: programmi Global, MTN e Carta commerciale). Ogni anno la cosiddetta Legge Finanziaria ha il precipuo obiettivo (occultato da una sapiente regia politico-mediatica) di reperire i soldi per pagare questi interessi.
 
Non è una crisi congiunturale
- Inserito il 24 agosto 2008 alle 12:03:54 da N+1 - Rivista. | 1 Pagina
Non è una crisi congiunturale (tratto da: http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/23/crisi_congiunturale.htm) "Il rapido incremento del capitale finanziario è una conseguenza dell'accumulazione reale, perché è effetto dello sviluppo del processo di riproduzione. Il profitto che costituisce la fonte di accumulazione dei capitalisti monetari non è se non una detrazione dal plusvalore intascato dai capitalisti riproduttivi e, insieme, appropriazione di una parte dell'interesse su risparmi altrui" (Marx, Il Capitale, vol. III cap. XXXI). Partiamo da un assioma: l'unico modo per produrre nuovo valore è produrre merci e venderle. Tutto ciò che concerne il valore dopo tale operazione, e che chiamiamo interesse, rendita, formazione di "redditi" vari, non è che una ripartizione del plusvalore originario. Nel mercato finanziario non ruota altro che quel plusvalore, apparentemente moltiplicato dal vorticoso susseguirsi delle transazioni. Ogni crisi finanziaria è necessariamente il prodotto di una crisi di produzione di plusvalore. Ogni strumento finanziario è necessariamente un espediente per esorcizzare tale crisi, nell'illusione di poter trasformare il trasferimento di valore in creazione del medesimo.
 
IL DEBITO
- Inserito il 27 agosto 2008 alle 23:58:07 da Gianfranco Berardi. | 1 Pagina
da www.rekombinant.org Sull'Herald del 2 agosto un articolo di David Brooks intitolato "Missing Dean Acheson". Sottotitolo: "Il nostro nuovo mondo pluralistico ha dato origine a una globosclerosi, incapacità di risolvere un problema dopo l'altro." Il tema è quello della impossibilità di decidere. Brooks ricorda con nostalgia i bei tempi in cui il gruppo dirigente americano prendeva decisioni sulla base dei suoi interessi e li imponeva senza tante storie, con le buone o con le cattive (generalmente con le cattive) a tutto il mondo dominato. A partire dagli anni '40 il potere è stato fortemente concentrato nelle mani della classe dirigente occidentale, ma oggi il potere è disperso.
 
Rapsodia per la catastrofe
- Inserito il 01 ottobre 2008 alle 12:29:03 da Gianfranco Berardi. | 3 Pagine
(...) Pensiamo a quel che potrà accadere nei prossimi mesi ed anni. L'intervento dello stato americano è finalizzato a salvare il ceto finanziario facendo pagare il costo ai contribuenti, alle imprese e ai consumatori. Non fermerà di certo la crisi economica, anzi. Si calcola che il salvataggio di Wall Street (che comunque non avverrà) costerà 2000 dollari ad ogni americano. L'economia americana non potrà certo riprendersi dato che il salvataggio della finanza rapina e distrugge le risorse per gli investimenti e per un rilancio della domanda. L'effetto del salvataggio della finanza sarà quindi un prosciugamento delle risorse disponibili per la società. Su "Le Nouvel Observateur" di questa settimana l'economista Michel Aglietta analizza la crisi, l'intervento statale e le probabili conseguenze prevedibili dell'intervento statale americano. "Questa crisi segna il fallimento dell'idea secondo cui il sistema finanziario può autoregolarsi." D'altra parte, però "Il primo effetto dell'intervento dello stato americano sarà la rarefazione del credito... E la caduta del mercato immobiliare riduce la ricchezza delle famiglie che si sono indebitate pesnatemente sul valore di un bene deprezzato. Il consumo che già aveva patito dell'aumento dei prezzi delle materie prime è destinato a cadere ancor di più." Il cataclisma economico è destinato a estendersi ed approfondirsi, è destinato a prolungarsi nel tempo. Si tratta di un fenomeno che non ha paragoni nella memoria del passato. L'esito di questo cataclisma è imprevedibile: esso potrà produrre effetti completamente diversi. Potrà produrre effetti di egoismo disperato e aggressivo, movimenti populisti e razzisti che individuano capri espiatori nei migranti, (razzismo) nei nemici esterni (estensione del fronte della guerra infinita), nei disfattisti interni (fascismo e repressione del dissenso). Ma è anche vero che potrà creare le condizioni per un riemergere della cultura della solidarietà e della condivisione. Perché questo divenga possibile si dovranno affermare due processi di trasformazione culturale dei quali noi siamo responsabili, come intellettuali, come attivisti, come movimento. (...)
 
CRISI: L’INVENZIONE DI MOREL
- Inserito il 09 ottobre 2008 alle 00:39:45 da Rodolfo Ricci. | 2 Pagine
CRISI: L’INVENZIONE DI MOREL 1. La crisi avanza e non si arresta. Crisi di un modello, di un meccanismo, di un’estetica. Crisi storica, epocale. La crisi avanza perché il gioco si è inceppato: il gioco consisteva nella produzione di danaro a mezzo di promesse. Catena di Sant’Antonio, alcuni sostengono. Gli ultimi della catena rimangono con il cerino in mano. In molti si chiedevano: come fanno a comprarsi queste case, queste ville, a viaggiare con gli enormi SUV dentro le strette strade delle città ? A mantenere questo tenore di vita? Indebitamento diffuso e collettivo. Ma se tutti ci credono, il modello regge. Se tutti credono al consumo come condizione dell’essere, se l’essere (l’esser-ci di Heidegger) consiste in essere consumante e consumato, il sistema regge. Per stabilizzare l’essere consumante come soggetto centrale del processo economico sono state poste in essere alcune strategie: a)- Lo status symbol è il consumo; non più il sapere, né tantomeno, il reddito acquisito attraverso il produrre materiale o intellettuale. b)- Il reddito non è più costituito dal salario o dallo stipendio e neanche dal profitto generico dell’imprenditore-produttore, ma dalla rendita finanziaria da una parte e dalla possibilità di indebitamento per il consumo dall’altra. In altre parole, “sei” (nel senso di essere) solo se sei in grado di consumare; e sei in grado di consumare solo se disponi di rendita oppure se sei un soggetto credibile per i creditori, cioè possiedi le condizioni per indebitarti.
 
Un capitalismo da ristrutturare alla radice
- Inserito il 14 ottobre 2008 alle 11:09:44 da Roberto Marchesi. | 1 Pagina
Un capitalismo da ristrutturare alla radice di Roberto Marchesi (da News ITALIA PRESS) Mi sono concesso due settimane di pausa per fare una breve vacanza in Italia allo scopo di ritirare un premio letterario e, in queste due sole settimane e' successo nel campo della finanza internazionale proprio cio' che da piu' di un anno era la cosa piu' temuta da tutti gli economisti seri del mondo: lo "tsunami" delle borse, cosi' definito per dare l'idea di qualcosa di cosi' travolgente che nulla avrebbe potuto fermare. Alcuni di questi economisti "seri" (quelli che proprio per essere tali non hanno quasi mai accesso ai posti di governo) gia' da tempo alzavano il braccio per essere ascoltati, inutilmente beninteso.
 
LA CRISI EPOCALE NELLA RETE
- Inserito il 14 ottobre 2008 alle 11:34:48 da Autori Vari. | 17 Pagine
Interventi ed opinioni che si susseguono su siti e blog minori, ma non per questo meno interessanti (anzi!) per integrare i nostri strumenti di comprensione di ciò che è accaduto, che sta accadendo e che accadrà. Emigrazione Notizie dà spazio a questi interventi senza censura; naturalmente ciò non implica condivisione dei contenuti e delle diverse interpretazioni che saranno via via inserite. Redazione di Emigrazione Notizie
 
Il 95% del denaro è creato da banche private. Lo creano dal nulla, ma chiedono interessi
- Inserito il 14 ottobre 2008 alle 15:30:06 da Enric Duran. | 4 Pagine
Il 95% del denaro è creato da banche private. Lo creano dal nulla attraverso i crediti però ce lo fanno restituire con gli interessi. Enric Duran E’ già più di un anno che la crisi finanziara è una notizia. Da quando scoppiò negli Stati Uniti, con il nome di “crisi subprime”, si è pubblicato molto, spiegando con più o meno precisione e successo, come si è prodotta questa crisi negli aspetti più concreti. Quello che non si è spiegato granché, e per nulla nei mezzi di comunicazione di massa, è come la necessità di crescita esponenziale dell’attuale sistema finanziario è la causa di fondo della bolla speculativa, e per tanto della stessa crisi, oltre ad avere una relazione diretta con le crisi energetica e alimentare. Così, dunque, approfitteremo di questa opportunità di arrivare al pubblico, per spiegare non già la crisi creditizia quanto lo sfondo che fa sì che il sistema finanziario attuale sia una gran truffa per la gente lavoratrice, così come un pericolo per la sostenibilità della vita sul nostro pianeta. Capiremo in questo modo il ruolo che giocano le banche come principali responsabili di tutto, in definitiva. da: [url]http://polaris.moviments.net:8000/[/url]
 
CRISI, scene di basso impero: l'inutile effetto Sansone
- Inserito il 20 ottobre 2008 alle 15:52:04 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
(Scene di basso impero: l'inutile tentazione dell' effetto Sansone) - di Tito Pulsinelli Non c'è più limite al grottesco, l'inimmaginabile diventa tragica banalità da prima pagina, ma non è ancora finita. Il nichilismo degli sciamani liberisti getta il velo e la ragnatela di metafore che ricopriva un dogma imposto come dottrina sociale è ora balbuzie e cacofonia. Cadono fulminati persino alcuni rami di aristocrazie venali. Bancarotta per quelli che si atteggiavano a vedenti del futuro delle nazioni, maniacali dispensatori di immutabili ricette con valenza universale. Vedevano tutto, meno il loro fallimento epocale.
 
I mutui subprime e le attività predatorie del capitale finanziario negli Stati Uniti
- Inserito il 29 ottobre 2008 alle 12:12:47 da Giordano Sivini *. | 1 Pagina
di Giordano Sivini* pubblicato in Foedus, n.20, 2008 Negli Stati Uniti ci sono milioni di famiglie non in grado di pagare le rate di mutui garantiti da ipoteche immobiliari, che vengono espropriate della casa. I mutui sono stati trasformati in titoli finanziari mediante la cartolarizzazione. Con questa trasformazione, i costi sostenuti dai mutuatari alimentano flussi di cassa, che remunerano i detentori dei titoli e gli intermediari finanziari che li hanno creati e che li gestiscono. Quando una parte consistente di mutuatari si è trovata nella condizione di non rimborsare i prestiti, i flussi di cassa si sono inariditi ed i titoli hanno perso valore. Per la posizione che avevano sul mercato finanziario, il crollo dei titoli, controllati dalle grandi banche di Wall Street, ha provocato effetti domino. Il mondo della finanza è stato investito da una generale crisi di fiducia che ha inceppato i rapporti e provocato perdite. L’ampia pubblicistica che si è occupata e si occupa delle insolvenze dei mutuatari e delle espropriazioni delle case, mette in evidenza che i sottoscrittori dei mutui sono stati vittime di mediatori e di agenzie che ricorrevano a pratiche comunemente definite predatorie. Molti clienti, ingannati da offerte apparentemente convenienti, si sono trovati nelle condizioni di non poter rimborsare i debiti. A queste pratiche vengono fatti risalire sia i costi elevati dei mutui subprime, sia l’elevato livello di insolvenze.
 
Un socialismo glocal, globale e locale
- Inserito il 13 dicembre 2008 alle 15:27:05 da Fulvio Papi. | 1 Pagina
Un socialismo glocal, globale e locale Impegnarsi nella costruzione di una trama global-local omogenea tra soluzioni che valgono per il proprio piccolo mondo, e la partecipazione a quello che accade nello spazio planetario. Di seguito riportiamo ampi stralci della relazione tenuta dal professor Papi al seminario "Perché e come essere socialisti nel XXI secolo", promossa dal Circolo La Riforma di Milano il 15 novembre scorso. di Fulvio Papi *) Da: L'Avvenire dei Lavoratori
 
Piccole apocalissi. Le possibili vie d'uscita dal capitalismo dei disastri
- Inserito il 12 gennaio 2009 alle 11:12:48 da Ugo Mattei. | 1 Pagina
Ugo Mattei “Per affrontare adeguatamente la situazione, il pensiero critico deve guardare con rinnovato interesse le passate esperienze di autogestione”. Il manifesto, 28 dicembre 2008 La gestione dell'attuale fase di convulsione capitalistica offre una nuova importante occasione di saccheggio. La giornalista e studiosa Naomi Klein, in un recente editoriale, mostrava le impressionanti analogie fra la campagna di Iraq e il bailout di banche e big corporations. Mutatis mutandis, si tratta di due disastri costruiti ad arte (invenzione delle armi di distruzione di massa in un caso; illusionismo finanziario nell'altro) e della «naturale» assegnazione della loro soluzione a quegli stessi soggetti che li hanno determinati. L'essenza del disaster capitalism. Cambiano i perdenti e il valore assoluto delle perdite umane dirette, ma l'ordine di grandezza del disastro trasformato in bottino è simile e si calcola nell'ordine delle migliaia di miliardi di dollari.
 
SU ETICA ED ECONOMIA
- Inserito il 01 febbraio 2009 alle 18:19:48 da Fulvio Papi. | 1 Pagina
SU ETICA ED ECONOMIA Un grande filosofo italiano riflette sul disastro del liberismo selavaggio - di Fulvio Papi *) (Da l'Avvenire dei Lavoratori - Zurigo) Sulla “crisi finanziaria” ormai sono visibili alcune letture possibili che cercherò di riassumere nell’essenziale. Da un punto di vista rigorosamente teorico essa ha mostrato contemporaneamente il volto anarchico (nel senso che non ha una legge esterna alla propria riproduzione) e spontaneamente paranoide (nel senso che non riesce a vedere altro comportamento al di fuori della propria riproduzione) del capitalismo. Il tema attuale delle “regole” scopre proprio questo problema. La crisi finanziaria sotto questo profilo non è un isolato episodio di “colpa” ma appartiene a uno stile generalizzato che non è detto sia impossibile addomesticare, ma che è stato vincente nella nostra congiuntura. Le distruzioni ambientali prodotte dall'insediamento nel mondo di numerose multinazionali, dal punto di vista dei danni procurati, non sono di certo trascurabili, anche se questi danni sono meno visibili poiché non hanno l’effetto mondiale immediato di una crisi finanziaria. Prima di esaminare le letture possibili e prevalenti della crisi, desidererei aggiungere due considerazioni.
 
La Sinistra e il Socialismo del XXI secolo
- Inserito il 02 febbraio 2009 alle 16:25:50 da Pietro Rossi. | 1 Pagina
La SInistra e il Socialismo del XXI secolo 0. Introduzione La contrapposizione Destra/Sinistra è da due secoli la discriminante essenziale che caratterizza lo scambio politico nelle democrazie occidentali. La collocazione “a destra” o “a sinistra” è presente in ogni analisi della pratica politica. Tanto che la perdita di operatività e di senso delle tradizionali culture politiche alla base dell’antitesi “Destra/Sinistra” può rappresentare il sintomo di una deriva del sistema politico. Già dal 1990, in uno scritto mai pubblicato, Marco Revelli denunciava: “Strano destino davvero, quello subito in quest’ultimo scorcio di secolo dai concetti, antitetici e complementari, di destra e sinistra. Due concetti trasformati nel giro di poco più di un decennio, da criterio costitutivo e fondante del discorso politico e non solo dell’ineliminabile antagonismo da esso presupposto – criterio non solo descrittivo della realtà, ma anche prescrittivo dell’agire – in rottame ideologico da riporre nel gran museo delle cere insieme alle vecchie illusioni di palingenesi e agli abiti smessi del militante politico.” Mai come oggi, la tradizionale distinzione del campo politico viene perdendo di senso e considerata come una contrapposizione che avrebbe ormai fatto il suo tempo, con l’abbandono delle appartenenze politiche che sono state la linfa dell’esperienza storica. Tuttavia, la scena politica di parte del mondo occidentale, compresa quella italiana, è ancora dominata dall’idea di una polarizzazione dello scontro tra due schieramenti contrapposti. Ma lo sforzo di conquistare il centro politico per la supremazia elettorale, spinge “destra” e “sinistra” a diventare quasi identiche, al punto di risultare irriconoscibili rispetto alle loro tradizioni. E’ paradossale che questo appannamento della contrapposizione si manifesti nel momento in cui, su scala globale, il dramma delle disuguaglianze esplode in tutta la sua evidenza. Nella fase storica, cioè, in cui la questione “dell’eguaglianza” – che costituisce il principale tema discriminante tra sinistra e destra – assume carattere cruciale ai fini del confronto politico- Le ragioni della contrapposizione sono in ogni modo ancora tutte lì sul tappeto, potenziate e ingigantite dall’unificazione dello spazio planetario. Quelle che al momento mancano o risultano drammaticamente insufficienti sono le soluzioni e i soggetti politici che le portano avanti.
 
CRISI: VERSO LA DISARTICOLAZIONE GEOPOLITICA MONDIALE ?
- Inserito il 28 febbraio 2009 alle 12:18:35 da Global Europe Antici. | 4 Pagine
CRISI: VERSO LA DISARTICOLAZIONE GEOPOLITICA MONDIALE ? Secondo il GEAB (Global Europe Anticipation Bulletin), rivista mensile di analisi economiche e geopolitiche del "Laboratorio Europeo di Anticipazione Politica", siamo entrati nella quinta fase della crisdi mondiale (n. 32 del 17 febbraio della rivista): quella della disarticolazione geopolitica mondiale. A differenza di quanto continua ad essere comunicato dai grandi media e dalle posizioni politiche prevalenti, secondo le quali, la crisi può essere approcciata come se fosse una congiuntura da risolvere con il ripristino di liquidità e altri "ritocchi" parziali (riduzione dei tassi e rilancio della domanda), gli analisti del GEAB ritengono che gli sforzi dovrebbero essere volti all'abbandono del sistema attuale e all'edificazione di un nuovo sistema di equilibri internazionali. L'ultima concreta chance per fare ciò sarebbe il vertice G-20 del prossimo Aprile; se questa occasione fallisse, gli effetti a catena, a partire dal probabile blocco dei pagamenti di USA e Gran Bretagna, delineerebbero una situazione che potrebbe essere definita come "il battello ebbro" (dalla poesia di Rimbaud), nella quale dalla disarticolazione finanziaria si piomberebbe in una vera e propria disarticolazione geopolitica globale con dinamiche di gravissime frizione tra aree e all'interno degli stessi paesi. Segue l'analisi del GEAB in Spagnolo, Francese, Inglese e Tedesco. [img]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/contratti_industrie_manifatturiere_nell_ultimo_quarto_del_2008.jpg[/img] [img]http://www.leap2020.eu/photo/1240014-1616794.jpg?v=1234967640[/img]
 
LA CRISI HA LIBERATO IL FUTURO (e la Politica)
- Inserito il 28 febbraio 2009 alle 12:28:15 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
LA CRISI HA LIBERATO IL FUTURO E LA POLITICA Il capitalismo è una colossale impalcatura estetica che rastrella e concentra risorse. La concentrazione di risorse date, concrete ed attuali (di tutti), consente, come sappiamo, investimenti colossali che debbono produrre profitti. Questa funzione è realizzata storicamente dalle banche che sono lo strumento tecnico o i luoghi del rastrellamento e della concentrazione di risorse. La concentrazione di risorse finanziarie date (risorse di denaro e altri titoli rappresentivi di entità fisiche o immateriali, ma a cui viene attribuito valore di scambio), prelevate (o estorte mediante sofisticati strumenti psico-sociali) alla collettività dei produttori è sufficiente a svolgere la funzione di leva dello sviluppo del capitalismo (cioè delle produzione di profitto) fino ad una soglia. Oltre questa soglia, per assicurare la sua progressiva e successiva riproduzione, (cioè la perpetuazione di profitto “ragionevole”) diventa necessario ed indispensabile il prodursi di ulteriori opportunità di rastrellamento e concentrazione di capitali finanziari: se non è più sufficiente la somma della quantità dei valori dati ed attuali, si procede alla creazione e quindi all'accaparramento del capitale futuro. Si aggredisce cioè il tempo, ben oltre il meccanismo del tasso di interesse; si aggredisce effettivamente il capitale futuro e lo si sdogana nel presente come valore riconoscibile, condiviso e quindi effettivamente disponibile. Il capitalismo traguarda cioè una soglia mistica: dal capitale come sistema di produzione di merci su grande scala attraverso la concentrazione e lo sfruttamento del lavoro salariato, passando per il capitale come valorizzazione del lavoro immateriale di intere generazioni, incorporato nella scienza e nella tecnologia e poi al capitale come "puro spirito" in cui si espropria e si valorizza l'intelligenza umana singola e collettiva come fattore del proprio sviluppo, si arriva alla fase definitiva in cui è necessario aggredire il tempo stesso, cioè il contesto e l'involucro del suo riprodursi. Ecco l'economia cancerosa dei Derivati. Il turbocapitalismo. (...) (Rodolfo Ricci, 16 febbraio 2009)
 
La borsa e l’economia italiana in crisi profonda
- Inserito il 07 marzo 2009 alle 13:10:50 da Attilio Folliero. | 1 Pagina
La borsa e l’economia italiana in crisi profonda (*) di Attilio Folliero La borsa, o meglio l’indice di borsa è di fatto il termometro che misura lo stato di salute del sistema economico capitalista. I media, a partire dallo scorso mese di settembre hanno cominciato a dare spazio alla crisi ed alla caduta delle borse, ma genericamente parlano sempre di un crollo delle borse, come se tutte cadessero e soprattutto tutte cadessero nella stessa misura. Innanzitutto è necessario prendere in considerazione il punto di partenza da cui misurare l’effettiva variazione. Inoltre, è necessario considerare l’andamento delle altre borse, possibilmente di quella cinquantina che rappresentano le più importanti nel mondo. Spesso i media italiani si limitano a prendere in considerazione solamente la Borsa di New York, al massimo quelle europee. La borsa di New York era di gran lunga quella più importante del mondo. Alla fine del 2007, il valore di tutte le imprese quotate a New York ammontava ad oltre 15.600 miliardi di dollari, quasi 4 volte il valore delle altre grandi borse: Tokyo (4.300 miliardi di dollari), Euronext di Parigi, Bruxelles e Lisbona (4.200), Nasdaq di New York (4.000), Londra (3.850), e le due cinesi di Shanghai (3.690) ed Hong Kong (2.650). Per la cronaca la Borsa italiana di Milano occupava il diciottesimo posto, tra le borse più importanti, con un valore ammonante a poco più di 1.000 miliardi di dollari.
 
La Actual Crisis y el Sistema Juridico. EL SISTEMA JURIDICO NECESITA UN CAMBIO COPERNICANO
- Inserito il 12 marzo 2009 alle 12:31:32 da Guillermo Andreau. | 2 Pagine
EL SISTEMA JURIDICO NECESITA UN CAMBIO COPERNICANO Introducción, por Héctor Sandler La Actual Crisis y el Sistema Juridico Hace 20 años se derrumbaba el muro de Berlín y con él la creencia en un sistema político-jurídico que sostenía un orden económico dirigido por el Estado central, caracterizado por la colectivización de los medios de producción y el consumo. ¿Puede decirse que a partir de entonces triunfó el sistema capitalista? No puede sostenerse esto, sin más ni más, como lo hicieron en los 1990 los enamorados (o interesados) en el capitalismo.En la vereda de enfrente hay otros que por causa de la actual crisis piensan (o desean) el restablecimiento de ordenes económicos centralmente dirigidos por el Estado. ¿Esta, acaso, condenada la humanidad a oscilar entre uno y otro sistema? ¿Está condenado el llamado capitalismo a sufrir inexorablemente sucesivas crisis, casi a plazo calculable, dejando detrás suyo, en cada una de ellas, un tendal de agentes económicos heridos cuando no muertos? Son importantes preguntas, en extremo significativas cuando se pretende establecer órdenes políticos democráticos que aseguren la libertad y la igualdad de los ciudadanos y la mayor cooperación social entre ellos y con los gobiernos. [url]http://elrelativismojuridico.blogspot.com/2009/03/el-sistema-juridico-necesita-un-cambio.html[/url]
 
Tossicologia del denaro
- Inserito il 12 marzo 2009 alle 18:59:47 da Albertani-Pulsinelli. | 3 Pagine
Riproponiamo un testo presentato al I Convegno di solidarietà con l'insurrezione dei zapatisti che si tenne in Spagna. Si affrontavano temi come la moneta, gli interessi, il debito e lo strapotere del capitalismo finanziario. Si tratta di 12 anni fa. Oggi siamo nel pieno di una burrasca che -oltre ad aver segnato la fine del dogma neoliberista e dell'unipolarismo- è l'inizio della de-globalizzazione. Indica l'esaurimento di un modello economico e sociale, che sta frantumandosi contro il muro dei limiti della natura. Sono anche i limiti dello "sviluppo infinito" che -ora- entra in piena decrescita e cerca di imporla e limitarla solo alle classi subalterne..
 
La chiave fiscale per superare la crisi
- Inserito il 22 marzo 2009 alle 11:18:15 da Gian Paolo Patta. | 1 Pagina
(da Il Manifesto del 20 marzo 2009) di Gian Paolo Patta Sarebbe urgente reperire soldi veri, come ha detto Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, per far fronte ai drammi sociali causati dalla crisi, per rilanciare gli investimenti pubblici e per sostenere le imprese in difficoltà. Questi soldi è doveroso prelevarli da coloro che ne hanno di più. Guglielmo Epifani prima e Dario Franceschini poi hanno proposto un contributo di solidarietà ai contribuenti che dichiarano più di 120- 150 mila euro di reddito annuo.
 
Derivati: cappio al collo dei Comuni!
- Inserito il 22 marzo 2009 alle 11:36:25 da Mario Lettieri. | 1 Pagina
(da L'Avvenire dei Lavoratori - Zurigo) Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo scritto da Mario Lettieri (già sottosegretario all’Economia nel governo Prodi) insieme all'economista Paolo Raimondi che denunciano la questione, ormai esplosiva, dei cosiddetti "derivati" in rapporto alla finanza locale. Ricordiamo a tal proposito che un mese fa la Corte dei Conti ha denunciato "l’uso sconsiderato di derivati finanziari da parte degli enti locali" facendo appello ad adottare un "principio di prudenza per i contratti derivati finalizzati alla ristrutturazione del debito degli enti locali". Ma i richiami alla trasparenza, alla certificazione e a una maggiore qualifica degli operatori coinvolti non basteranno per affrontare l’emergenza della crisi.
 
CONTROLLO DEGLI ALIMENTI e SOVRANITA' ALIMENTARE
- Inserito il 20 aprile 2009 alle 12:56:26 da MARIO FERNANDEZ. | 5 Pagine
DI MARIO FERNANDEZ (da Rebelion.org) “Se controlli il petrolio, controlli le nazioni, se controlli gli alimenti, controlli i popoli”. Henry Kissinger, Premio Nobel per la Pace nel 1973. Nella completa dominazione dell'imperialismo nordamericano ci sono attività produttive nelle quali le corporazioni multinazionali che le rappresentano hanno prodotto veri disastri umani e ambientali, non solo per molte popolazioni del resto del mondo ma anche negli stessi Stati Uniti.
 
CRISE DU CAPITALISME ET TRAVAIL: QUELQUES IDEES SUR LA CRISE NECESSAIRES POUR EN CHERCHER L’ISSUE.
- Inserito il 13 maggio 2009 alle 22:04:41 da Pierre Assante. | 1 Pagina
Il y a quelques mois, les médias « grand public » ne parlaient pas de crise du capital.Depuis, elle est commentée, reconnue, développée.Nous allons soutenir ici quelques idées sur la crise, nécessaires pour en chercherl’issue.La crise de 2009 n’est pas née en 2009. Dès les années 1970, la crise de ce que deséconomistes appellent la suraccumulation du capital s’aggravait.2009 manifeste son accélération et son approfondissement.
 
MESDAMES ET MESSIEURS: ET VOILA'... LA CRISI !
- Inserito il 02 giugno 2009 alle 17:11:40 da ATTAC - ITALIA. | 1 Pagina
Promemoria Dal 1° gennaio al 2 giugno 2009: 438 morti sul lavoro 10 971 invalidi 438 858 infortuni Indice degli argomenti 1) I meccanismi di mercato distruggono il clima Un’alternativa al capitalismo la sola risposta di fondo di Daniel Tanuro 2) Le disuguaglianze alla radice del crack di Giuseppe Travaglini Squilibri commerciali e distribuzione del reddito: ecco dove guardare per comprendere le cause reali della crisi finanziaria. e per cercare soluzioni nuove 3) La crisi climatica si combinerà con la crisi del capitale. di François Chesnais 4) Le virtù della rigidità di Francesco Garibaldo Il Financial Times del 22 febbraio ha ospitato un articolo del professor Paul De Grawe dell’Università di Lovanio che sin dal titolo - La flessibilità cede il passo alle virtù della rigidità - indica un cambio di paradigma. L'argomentazione piena di buon senso e chiarezza dovrebbe aprire una riflessione critica anche in Italia dove dobbiamo ancora sorbirci l’ennesima predica del professor Pietro Ichino sul Corriere della sera del 23 febbraio - è finito il tempo del “ma anche”. 5) La prossima ondata di crisi in arrivo dall’Europa dell’est di F. William Engdahl Le banche europee sono di fronte ad un’ondata completamente nuova di perdite per i mesi a venire che non sono ancora state calcolate in nessun piano di aiuti al settore bancario da parte dei governi 6) La grande crisi: il conflitto sta per scatenarsi di Pino Cabras Una cosa poco raccontata della crisi economica mondiale - almeno in Italia - è la crescita di grandi movimenti di protesta nel mondo del lavoro 7) Non si può uscire dalla crisi economica senza uscire da quella ambientale. Ma a questo si oppongono trent’anni di neoliberismo di Susan George 8) Un grande welfare contro la grande crisi Il nostro sistema di ammortizzatori sociali è del tutto inadeguato. Ed è oggi, in tempo di crisi, che va radicalmente e urgentemente rivisto, stanziando tutte le risorse necessarie. Senza subordinare l'intervento ai tagli alla previdenza pubblica 9) Affinché nulla cambi di Michel Husson 10) Principi per affrontare l'attuale crisi finanziaria globale e quelle future Verso un nuovo contratto economico globale di Joseph E. Stiglitz 11) Due ricette a confronto di Stefano Rizzo La ricetta europea punta a stabilizzare i mercati, immettere liquidità nel sistema finanziario per le imprese e il sistema produttivo. La ricetta americana cerca di correggere le disparità di reddito e welfare con esborsi a tutela dei redditi bassi e medio-bassi, precede la ricetta europea di sostegno alla finanza, investe centinaia di miliardi di dollari direttamente nell'economia con un vasto piano di interventi nelle infrastrutture (non nelle villette) e nello sviluppo delle energie alternative. Insomma, si prepara al dopo-crisi 12) Valori nuovi per una nuova civiltà di Frei Betto (autore, fra l’altro, di “Lettere dal carcere”) La conclusione raggiunta al termine del Social Forum Mondiale di Belém è questa: le alternative al neoliberismo e alla costruzione dell’ecosocialismo non nascono nella testa degli intellettuali o nei programmi di partito, ma nella pratica sociale, attraverso le lotte popolari, i movimenti sindacali, contadini, indigeni, etnici, ambientalisti e le comunità di base. 13) Suggestioni di lettura _____________________________
 
Alcune riflessioni sulle cause reali della crisi finanziaria
- Inserito il 05 giugno 2009 alle 18:27:01 da Giuseppe Travaglini. | 1 Pagina
12 marzo 2009 Introduzione Ci troviamo in questi mesi nel mezzo della più grave recessione economica internazionale dal tempo della Grande Depressione. Fino ad oggi, la principale preoccupazione delle istituzioni e della politica è stata quella di salvaguardare la crescita dell’economia mondiale. Questa preoccupazione è stata sentita principalmente per l’economia statunitense, dove la crisi finanziaria è iniziata con l’esplosione della bolla immobiliare dei mutui subprime, ma anche nei confronti di quelle mature economie europee, come la nostra, che già da almeno un quindicennio manifestavano una carenza strutturale nella crescita del prodotto pro capite e della produttività. Tanto che la difficoltà di sciogliere il nodo della relazione tra crisi finanziaria e reale si è manifestata in un iniziale immobilismo e nella successiva indecisione dei Governi di scegliere il capo della corda da cui risalire la crisi, come se vi fosse il dubbio sulla causa prima della recessione, sia essa stata di natura finanziaria piuttosto che reale. E quest’ultimo dubbio sarebbe un notevole passo avanti per capire quale ruolo hanno avuto gli squilibri reali dell’economia mondiale nel creare gli antefatti della crisi finanziaria. In questa prospettiva, e a differenza di qualche mese fa, oggi è divenuto più chiaro che, al di là del disordinato e spesso truffaldino operare dei mercati finanziari dell’ultimo decennio, alcune responsabilità nel manifestarsi della crisi sono di natura reale e riconducibili essenzialmente a due fenomeni: (1) il crescente squilibrio tra i disavanzi del conto corrente delle bilance dei pagamenti, che lega i paesi economicamente avanzati a quelli di nuova industrializzazione o produttori di petrolio, con conseguenze sui movimenti internazionali di capitale e risparmio; (2) il mutamento della distribuzione del reddito a discapito del lavoro, che ha agito da detonatore dei processi di indebitamento, sostenendo lo sviluppo ascendente della finanziarizzazione con una manifesta degenerazione e fragilità della finanza globale.
 
Germogli contro il pensiero unico
- Inserito il 28 settembre 2009 alle 23:27:24 da Emilio Carnevali. | 1 Pagina
da Micromega Che nel nostro Paese le "polarità" del dibattito pubblico intorno alle politiche economiche e sociali in tempi di crisi siano costituite dal tributarista teocon Giulio Tremonti da una parte e dal côté di economisti liberisti alla Giavazzi & C. dall'altra, è una delle tante anomalie con cui ci troviamo a fare i conti (non tutte e non sempre direttamente correlate a quella "anomalia delle anomalie" rappresentata dall'attuale inquilino di Palazzo Chigi). La recente eclissi della sinistra politica dal Parlamento - ovvero dal luogo che a tutt'oggi continua ad incarnare l'articolazione simbolica del dibattito pubblico, quantomeno agli occhi di chi ha il compito di riassumerlo e riferirlo (gli operatori del sistema mediatico-giornalistico) - non ha certo aiutato a veicolare letture e punti di vista fuori dal coro mainstream a proposito della recente crisi economica globale e delle sue implicazioni sul "paradigma economico" dominante, sia dal punto di vista teorico che dal punto di vista delle misure politiche concrete.
 
Scudo fiscale, la 25esima fiducia
- Inserito il 09 ottobre 2009 alle 22:10:07 da Ida Rotano. | 1 Pagina
La consistenza dei patrimoni degli italiani detenuti all'estero "che potrebbero essere rimpatriati aderendo allo scudo fiscale è di quasi 300 miliardi di euro". Lo rilevano, citando dati Ocse, la Guardia di finanza e l'Agenzia delle entrate in un convegno sui paradisi fiscali. Dei 300 miliardi di euro di tesori italiani oltre confine, 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Tremonti non crede che la criminalità si servirà di questo provvedimento. Intanto il sottosegretario al Tesoro Alberto Giorgetti ha spiegato che la cancellazione dell'obbligo di segnalazione da parte degli intermediari delle operazioni sospette non si estende alle operazioni legate al finanziamento del terrorismo. Dure critiche da sindacati, consumatori e opposizione.
 
Crepuscolo del capitalismo, nostalgie, eredità, barbarie e speranze all'inizio del XXI secolo
- Inserito il 17 gennaio 2010 alle 13:43:10 da Jorge Beinstein. | 1 Pagina
All'inizio di un lungo viaggio Crepuscolo del capitalismo, nostalgie, eredità, barbarie e speranze all'inizio del XXI secolo di Jorge Beinstein _________________________________________________________ Fin dall'inizio del 2009, Ben Bernanke segnalava che, prima della fine di questo stesso anno, si sarebbero iniziati a vedere chiari sintomi di un superamento della crisi, e fino al mese di agosto annunciava che “il peggio della recessione era alle spalle”. Prima che scoppiasse la bomba finanziaria del settembre 2008, Bernanke pronosticava che tale scoppio non sarebbe mai avvenuto, e quando alla fine esso avvenne il suo nuovo pronostico fu che entro breve tempo ci sarebbe stato il recupero; ora il Presidente della Riserva Federale degli Stati Uniti ha deciso di non attendere oltre e di annunciare al mondo l'inizio della fine dell'incubo. (Servizio Informativo "Alai-amlatina" 17 dicembre 2009 Traduzione a cura di Cinzia Vidali)
 
La critica al neoliberismo di Noam Chomsky
- Inserito il 17 gennaio 2010 alle 13:48:43 da Matteo De Laurentis. | 1 Pagina
La critica al neoliberismo di Noam Chomsky _________________________________________________________ “Crisi globale dell’economia”, è questa una delle espressioni più diffuse che hanno riempito le prime pagine dei giornali e i titoli dei telegiornali negli ultimi due anni. Perché? Che cosa è successo? Esiste un metodo di analisi che possa mostrare in maniera semplice se non i meccanismi dettagliati di questa crisi, almeno le caratteristiche generali e intrinseche del complesso economico-politico che pare essere franato tutto d’un colpo? Attraverso lo studio della critica di Noam Chomsky al neoliberismo contemporaneo la risposta più plausibile è che il sistema fosse destinato a tale fine; l’analisi del linguista statunitense, infatti, pare essere uno strumento in grado di darci un criterio per disegnare questo quadro, grazie alla descrizione di un rapporto biunivoco tra politica ed economia. Il punto di partenza è, dunque, la critica al neoliberismo, concetto guida dell’economia degli ultimi decenni. Ma cosa si intende per neoliberismo? La definizione teorica di questo termine è: una dottrina economica che sostiene la liberazione dell'economia dallo Stato, la privatizzazione dei servizi pubblici, la liberalizzazione di ogni settore non strategico e la fine di ogni chiusura doganale; in sintesi, la teoria economica del mercato del globale che secondo le analisi degli economisti ha fallito, come spiega in modo esplicito, Duccio Cavalieri, professore ordinario di economia dell’Università di Firenze: “In breve, la crisi ha evidenziato la mancanza nel sistema capitalistico attuale di validi meccanismi di autoregolazione del mercato. In questo senso, si può certamente parlare di fallimento del neoliberismo..” Ma questo sistema economico funziona davvero così? Realmente risulta essere svincolato dalle politiche statali e fondato su una vera autoregolazione del mercato? Da qui prende le mosse lo studio di Chomsky. A suo parere, infatti, il primo passo per comprendere una catena economica è sicuramente la struttura politica in cui essa si muove. L’autore inizia la sua riflessione dalla fine della II guerra mondiale, vero e proprio nodo storico verso la struttura attuale delle relazioni internazionali. Egli ci descrive gli anni che in scienza politica sono definiti del bipolarismo, dove gli Stati Uniti si presentavano come leader globali per potenza e ricchezza, con l’auspicio di mantenere tale ruolo ed estendere il loro sistema economico in quella che era chiamata la “Grande Area”, ossia tutta la porzione del globo al di fuori del blocco sovietico. In che modo gli Stati Uniti volessero imporre il proprio dominio, Chomsky lo ricava da un memorandum rimasto a lungo segreto, lo Studio di Pianificazione Politica n° 23, scritto da George Kennan, capo dell’ufficio programmazione del Dipartimento di Stato, nel 1948. La sintesi di esso è che, al fine di mantenere la superiorità conseguita, le strategie avrebbero dovuto privilegiare una politica di potenza, libera da sentimentalismi e ideologie quali ad esempio l’idea che il governo fosse responsabile del benessere di tutta la popolazione, o la difesa dei diritti umani, perché l’unico interesse da difendere era quello statunitense, ossia, come Chomsky stesso sottolinea, le necessità dell’economia americana. Egli ricava, dunque, da queste linee guida, la chiave per interpretare tutte le azioni militari degli USA dopo la II guerra mondiale. Ad ogni zona della “Grande Area”, infatti, era stato affidato un ruolo, e se uno stato all’interno di essa si fosse rifiutato di svolgerlo, l’intervento americano sarebbe stato immediato, come la guerra del Vietnam ben dimostra. Questo prima parte di analisi suggerisce, pertanto, un primo paletto da porre alla definizione di neoliberismo. Se la scacchiera mondiale è soggetta in questi termini alla politica dello stato leader, infatti, il concetto di libero mercato trova un primo concreto ostacolo. L’analisi di Chomsky non si ferma qui comunque, ma anzi indica un’altra tappa storica fondamentale per comprendere lo stato attuale delle cose, prettamente legata alla realtà finanziaria. L’anno è il 1971, quando una profonda accelerazione verso il neoliberismo contemporaneo fu causato dalla decisione dell’amministrazione Nixon di smantellare il sistema economico mondiale nato dagli accordi di Bretton Woods (1944), abolendo la convertibilità del dollaro. Vediamo perché: “Gli accordi di Bretton Woods miravano a controllare il flusso dei capitali. Nel secondo dopoguerra, quando Stati Uniti e Gran Bretagna hanno creato questo sistema, c’era un gran desiderio di democrazia. Il sistema doveva preservare gli ideali sociali democratici, in sostanza lo Stato previdenziale. Per farlo occorreva controllare i movimenti di capitali. Se li si lascia andare liberamente da un paese all’altro, arriva il giorno in cui le istituzioni finanziarie sono in grado di determinare la politica degli Stati. Costituiscono quello che viene chiamato “Parlamento Virtuale”: senza avere un’esistenza reale, sono in grado di incidere sulla politica degli Stati con la minaccia di ritirare i capitali e con altre manipolazioni finanziarie.[...] Così in tutto il mondo, si assiste da allora a un declino del servizio pubblico, alla stagnazione o al calo dei salari, al deterioramento delle condizioni di lavoro, all’aumento delle ore lavorative.” A seguito di queste affermazioni, la rete politico-economico risultante si profila così: da un lato una politica unilaterale imposta dal leader globale al resto del pianeta, dall’altro la possibilità per i flussi di capitale di muoversi liberamente all’interno di questo spazio. Il disegno non è ancora concluso, ma è importante notare, a questo punto, una considerazione ovvia ma degna di essere esplicata: a chi appartengono questi capitali liberi di muoversi all’interno del sistema? Ovviamente alle grandi multinazionali, in particolare quelle americane. Ma perché questo libero flusso di capitali, ha causato nel corso degli anni un costante impoverimento della popolazione, una riduzione dei salari e il declino del servizio pubblico? La spiegazione può essere formulata attraverso tre valutazioni. Consideriamo, in primo luogo, il libero movimento dei capitali: è questo il fattore principale che negli anni ha determinato la costante contrazione dei salari e il calo del loro potere d’acquisto. Questo perché la possibilità di spostare il denaro senza barriere è divenuta una delle più potenti armi delle imprese da schierare contro le richieste delle associazioni dei lavoratori per un miglioramento delle loro condizioni di retribuzione o di lavoro in generale. La semplice possibilità di poter minacciare di trasferire la produzione a proprio piacimento, o averla spostata in luoghi dove il costo della manodopera era decisamente inferiore, ha progressivamente annichilito le rivendicazioni della classe lavoratrice, posta in una condizione di precarietà sempre crescente. La seconda domanda da porsi è: da dove arrivano questi enormi capitali che i gruppi di potere, gli investitori, spostano a loro piacimento e senza porsi troppe domande? Chomsky risponde e dimostra che la risposta è “dallo Stato”. Si può definire questo passaggio come cruciale nell’analisi della Sua critica al neoliberismo, perché esso spiega due fatti: A) il neoliberismo è pura teoria, l’economia reale è profondamente influenzata dagli stati; B) le industrie delle multinazionali americane hanno sempre sovvenzioni o finanziamenti statali, pertanto mentre i profitti sono privati, i costi e i rischi gravano sulla popolazione. Per spiegare il primo punto, Chomsky sottolinea come i due principali propugnatori internazionali del neoliberismo, USA e Gran Bretagna, in particolare a partire dagli anni ’80, nelle figure dell’allora presidente Ronald Reagan e del Primo Ministro Margaret Tatcher, abbiano sempre attuato misure protezionistiche di grande portata a difesa dei loro mercati interni. Analizzando il bilancio dell’amministrazione Reagan pubblicato sulla rivista “Foreign Affairs”, l’autore afferma che “egli fu il regista della più grande svolta verso il protezionismo mai verificatasi a partire dagli anni trenta.” Alla luce di queste considerazioni, e in relazione all’analisi della politica internazionale statunitense fatta in precedenza, possiamo quindi affermare che se si può parlare di neoliberismo, esso va definito unilaterale. L’azione internazionale statunitense apre la strada agli investimenti delle sue grandi aziende, impone le modalità di governo e le politiche necessarie per favorirle e, nello stesso tempo, le mette al riparo dalle possibili conseguenze negative che il sistema da loro imposto potrebbe causare di riflesso. Oltre ad essere protette dall’esterno, però, le grandi multinazionali sono difese dalla politica anche all’interno dei loro stati. Infatti, le misure protezionistiche garantiscono loro il mercato su cui far rifluire i prodotti (oltre a quello creato all’estero), godono di una legiferazione che gli garantisce, spesso, più diritti di un singolo individuo (per fare un esempio si consideri in Italia la Legge Maroni) e ottengono il denaro da investire da sovvenzioni statali, fatto totalmente contrario alla teoria neoliberista. In questo senso, quindi, Chomsky afferma che i profitti sono privati ma i costi e rischi sono pubblici, socializzati. Il risultato di queste analisi evidenzia tre caratteristiche fondamentali: A) il progressivo impoverimento delle popolazioni degli stati potenti, poiché su di esse gravano i costi militari, i finanziamenti alle multinazionali e il progressivo calo dei salari; B) lo sfruttamento delle aree più arretrate del pianeta, che fungono da bacino di risorse, umane e materiali, sia per la produzione sia per la creazione di nuovi mercati; C) l’alleanza “Stato-Capitalismo” come arma di difesa. Se il quadro era ed è questo, non era forse destino che la crisi mondiale, che oggi ci investe, piombasse sulle nostre teste? Certamente, come afferma Cavalieri, questo “neoliberismo” ha fallito. Ha forse ragione Noam Chomsky, quando afferma che la comprensione della politica e dell’economia è alla portata di tutti, se si smaschera la retorica che le circonda e si raccontano i fatti per quello che sono? di Matteo De Laurentis Pubblicato da Stoppino
 
Il mondo del 2025 secondo la CIA
- Inserito il 06 aprile 2010 alle 13:30:20 da Samir Amin. | 1 Pagina
[b]Come gli americani immaginano gli scenari futuri dopo il crollo finanziario del 2007-08[/b] La lettura dell'ultimo rapporto della CIA su "Il mondo nel 2025" non fornisce molte informazioni che un osservatore ordinario dell'economia e della politica avrebbe ignorato. Essa ci permette però di conoscere meglio il modo di pensare della classe dirigente statunitense e di identificarne i limiti. Le mie conclusioni dopo la lettura del documento sono riassunte nei punti seguenti: 1. La capacità di previsione di Washington stupisce per la sua debolezza; si ha l'impressione che i rapporti della CIA siano sempre "in ritardo" rispetto agli avvenimenti, mai in anticipo; 2. Questa classe dirigente ignora il ruolo che i "popoli" giocano talvolta nella storia; essa ci dà l'impressione che le sue opinioni e le sue scelte contino da sole e che i popoli le seguano sempre, adattandosi, senza mai riuscire a metterle in discussione e ancora meno a imporre alternative diverse; 3. Nessuno degli "esperti" la cui opinione viene presa in considerazione immagina possibile (e ancor meno "accettabile") un modo di gestione dell'economia diverso rispetto a quello di cui l'economia tradizionale riconosce il supposto carattere "scientifico" (l'economia capitalista "liberale" e "mondializzata"), e non ci sarebbe dunque alternativa credibile (e possibile) al "capitalismo liberale"; 4. L'impressione che si ricava da questa lettura è che, oltretutto, l'establishment statunitense conserva solidi pregiudizi, soprattutto verso i popoli dell'Africa e dell'America Latina....
 
Crisi, il welfare non ce la fa
- Inserito il 13 aprile 2010 alle 20:52:53 da Mariano Bottaccio. | 1 Pagina
Crisi, il welfare non ce la fa di Mariano Bottaccio - (da http://www.ilsemesottolaneve.org/) Disoccupazione e impoverimento sono le due emergenze con cui il paese deve fare i conti. Ma il sistema di protezione sociale non è adeguato. E la politica pare più interessata a mettere toppe e a ridurre la spesa che a riformare lo stato sociale Mentre le forze politiche continuano a scontrarsi su Silvio Berlusconi, la crisi economica si fa sentire con sempre maggiore durezza. I disoccupati sono ben più di due milioni e il tasso di disoccupazione tra i giovani è cresciuto, nel febbraio 2010, addirittura al 28,2% (è al 20,6% nell’Ue a 27). Un’ulteriore conferma del fatto che il mercato del lavoro ha penalizzato proprio i più giovani e i più deboli (quelli con contratto a tempo determinato, i co.co.pro. e le finte “partite iva”). E non bisogna dimenticare i lavoratori entrati nelle liste di mobilità (a un passo dal licenziamento), i cassintegrati e tutti coloro che, semplicemente, hanno smesso di cercare lavoro perché hanno perso la speranza di trovarlo (e che, per questo, non risultano nel conto dei disoccupati). Giustamente, a nostro avviso, la Banca d’Italia ha calcolato in 2 milioni e 600mila gli italiani che non hanno un lavoro.
 
Noam Chomsky: Gli Usa diventeranno come la Germania di Weimar?
- Inserito il 02 maggio 2010 alle 11:25:31 da Patricia Lombroso. | 1 Pagina
(da Il Manifesto) Abbiamo incontrato Noam Chomsky reduce da una serie di conferenze al Left Forum dal titolo significativo «Il centro non può reggere». L'occasione è l'uscita negli Stati uniti del suo ultimo libro - Hopes&Prospects, presso la casa editrice Haymarket. Nel saggio analizza, insieme alle «Speranze&Prospettive», i pericoli e le possibilità ancora aperte del nostro XXI secolo, il crescente divario fra Nord e Sud, i miti e le delusioni dell'eccezionalismo americano inclusa la presidenza di Obama, i fiaschi delle guerre in Iraq e in Afghanistan, l'assalto israelo-americano a Gaza, la nuova divisione internazionale del terrore nucleare e la natura dei recenti salvataggi finanziari. «La situazione che viviamo in America oggi fa paura. Il livello di rabbia, frustrazione e disgusto nei confronti delle istituzioni ha raggiunto livelli impressionanti senza che ci sia un'organizzazione di questa rabbia in modo costruttivo. Le somiglianze con la repubblica di Weimar dopo il 1925 sono strabilianti e molto pericolose». È con queste gravi considerazioni di Chomsky che si apre l'incontro....
 
GRECIA
- Inserito il 18 maggio 2010 alle 16:00:21 da redazione-IT. | 2 Pagine
Cosa si nasconde dietro la crisi che ha colpito la Grecia e che minaccia di contagiare altri paesi europei?
 
L’UOVO DEL SERPENTE
- Inserito il 20 maggio 2010 alle 15:48:33 da Agostino Spataro. | 1 Pagina
L’UOVO DEL SERPENTE di Agostino Spataro Sommario: L’Europa in pieno subbuglio. Il liberismo è incapace di governare le economie e gli Stati. La destra estrema, xenofoba: il nuovo pericolo per l’Europa. In Italia, Berlusconi ha attutito le spinte più gravi? L’uovo di Bergman e il male del secolo. Sottrarre i giovani alle manovre della destra. Se la sinistra non vuole morire d’inedia. L’Italia si salva tutta intera.
 
Il neoliberismo all’attacco: “Se la crescita sarà bassa, necessarie nuove manovre.”
- Inserito il 04 giugno 2010 alle 12:07:45 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
Il neoliberismo all’attacco: “Se la crescita sarà bassa, necessarie nuove manovre.” Si propaga la voce (tra le consuete smentite d’obbligo) che gli effetti delle manovre finanziarie in corso in Italia e in Europa non siano sufficientemente tranquillizzanti “per il mercato”. La cosa è quasi stupefacente e dimostra quale sia l’obiettivo vero di FMI e centrali di potere finanziarie nazionali e internazionali: una corsa infinita e al ribasso dei redditi dei lavoratori e della spesa pubblica (cioè del welfare) nei diversi paesi; che dunque non è affatto terminata. Già per la Grecia, molti analisti hanno evidenziato che il megaprestito di oltre 100 miliardi di euro in tre anni non sarà gestibile dal paese mediterraneo, poiché, per assicurare il rientro di debito + interessi, e allo stesso tempo assicurare la riduzione del deficit pubblico sul PIL, sarebbe necessaria una crescita dell’economia greca di quasi il 5% all’anno, cioè un tasso analogo a quello a cui crescono Brasile o India. Cosa del tutto irrealistica.
 
UN’ ALTRA MONETA E’ POSSIBILE
- Inserito il 19 ottobre 2010 alle 15:21:53 da MASSIMO AMATO. | 1 Pagina
UN’ ALTRA MONETA E’ POSSIBILE DI MASSIMO AMATO da: ilfattoquotidiano.it Che questa crisi potesse «servire da lezione» alle élites economiche, molti lo hanno pensato fin dall’inizio. Salvo esserne presto delusi. Nessuno sembra aver cambiato di una virgola le sue posizioni. Non gli economisti che fino al 2007 avevano generosamente partecipato all’elaborazione di un’ideologia dei mercati finanziari come strumento di democratizzazione dell’economia. Non i banchieri e gli operatori finanziari che si erano incaricati di rendere l’ideologia una «prassi» «concreta». Non le autorità di controllo che, dopo aver abdicato per anni al loro ruolo, si sono accontentate finora di ribadire la centralità di una «regolazione» di cui sembrano ignorare i reali presupposti politici.
 
PERCHE' GLI USA NON DEVONO AVER PAURA DI UNA CRISI DEL DEBITO SOVRANO
- Inserito il 23 ottobre 2010 alle 13:57:43 da ELLEN BROWN. | 1 Pagina
PERCHE', AL CONTRARIO DELLA GRECIA, IN REALTA' SONO SOVRANI DI ELLEN BROWN dissidentvoice.org La scorsa settimana, un’agenzia di rating cinese ha retrocesso il debito Usa dalla tripla A, e globalmente primo, a “doppia A con prospettiva negativa” e soltanto tredicesimo a livello mondiale. Questo è la preoccupazione, ma gli Usa si differenziano dalla Grecia poiché il loro debito è denominato nella sua valuta, sulla quale ha il controllo sovrano. Il governo può semplicemente stampare le banconote di cui ha bisogno, o chiederle in prestito ad una banca centrale che le stampa. Non dovremmo permettere ai falchi del deficit e a chi vende a breve di dissuadere il governo dal perseguire quell’ovvio espediente.
 
CHI VINCERA' LA LOTTA DI CLASSE IN EUROPA ? L’esperimento neoliberista e gli scioperi in corso.
- Inserito il 24 ottobre 2010 alle 16:20:49 da Michael Hudson. | 2 Pagine
L’esperimento neoliberista e gli scioperi in Europa _________________________________________________________ di Michael Hudson Mentre le organizzazioni sindacali festeggiano la Giornata Anti-Austerità in Europa, i neoliberisti europei alzano la posta. La maggior parte della stampa ha descritto le dimostrazioni e gli scioperi dei lavoratori in tutta Europa di mercoledì in termini del solito esercizio da parte dei lavoratori del settore dei trasporti di irritare i viaggiatori rallentando i convogli e con grandi moltitudini di persone a sfogare la propria rabbia appiccando incendi. Ma la vicenda non è solo una reazione contro la situazione di disoccupazione e recessione economica. In gioco ci sono le proposte di modificare radicalmente le leggi e le strutture del funzionamento della società europea nella prossima generazione. Se le forze anti-lavoratori avranno successo, manderanno in rovina l’Europa, distruggeranno il mercato interno e renderanno il continente una mera zona depressa. Questa la gravità che ha raggiunto il coup d’état finanziario. E le cose peggioreranno rapidamente. Come ha detto John Monks, responsabile della Confederazione Europea dei Sindacati: “Questo è l’inizio della battaglia, e non la fine”.
 
LUNGHINI: L'economia del disastro globale
- Inserito il 15 novembre 2010 alle 15:31:50 da Carla Ravaioli. | 1 Pagina
Intervista con Lunghini. L'economia del disastro globale Data di pubblicazione: 28.10.2010 Autore: Ravaioli, Carla Il pensiero di un economista, libero dal pensiero mainstream, ma rigoroso come è necessario essere quando ci si propone obiettivi all'altezza della crisi. Il manifesto, 28 ottobre 2010. Decrescita o diverso modello di sviluppo? Le contraddizioni del capitalismo, i ritardi della sinistra sulla questione ambientale, l'assuefazione a considerarci tutti consumatori. E le lungimiranti analisi dell'economista Georgescu-Rogen che già negli anni '70 rifletteva su guerra, demografia, stili di vita.
 
Gli operai, la Fiat e il Pd
- Inserito il 04 gennaio 2011 alle 17:59:57 da Piero Bevilacqua. | 1 Pagina
Piero Bevilacqua Gli operai, la Fiat e il Pd Per comprendere meglio ciò che accade a Mirafiori e a Pomigliano è necessario affondare lo sguardo nelle tendenze storiche che muovono il capitalismo del nostro tempo. E bisogna scomodare Marx, che aveva colto come «legge fondamentale dell'accumulazione capitalistica» una tendenza già evidente ai suoi tempi e oggi conclamata: «Dato che la massa di lavoro vivo impiegato diminuisce costantemente in rapporto alla massa di lavoro oggettivato da essa messo in movimento (cioè ai mezzi di produzione...) anche la parte di questo lavoro vivo che non è pagato e si oggettiva nel plusvalore, dovrà essere in proporzione costantemente decrescente rispetto al valore del capitale complessivo impiegato». Nel corso del suo sviluppo, dunque, il capitalismo riduce costantemente la quota di lavoro per unità di prodotto, cercando di sfuggire alla caduta tendenziale del saggio di profitto e di sostenere la competizione. Quella competizione che oggi si fa a se stesso, delocalizzando parte delle imprese nei paesi a bassi salari. Ma il capitale che espelle lavoro cerca di sfruttare più intensivamente quello che impiega, perché più ridotta diventa nel frattempo la quota da cui può estrarre plusvalore. André Gorz ha riassunto questa contraddizione che stritola i lavoratori: «Più la quantità di lavoro per una data produzione diminuisce, più il valore prodotto per lavoratore - la sua produttività - deve aumentare affinché la massa del profitto realizzabile non diminuisca. Si ha dunque questo apparente paradosso per cui più la produttività aumenta, più è necessario che aumenti ancora per evitare che il volume del profitto diminuisca».
 
Alain Touraine: Liberarsi del neoliberismo; da vittime a soggetti.
- Inserito il 09 gennaio 2011 alle 12:49:55 da Giuliano Battiston. | 1 Pagina
Liberarsi del neoliberismo: da vittime a soggetti. Intervista a Alain Touraine "Per un'altra globalizzazione", interviste di Giuliano Battiston, Edizioni dell'asino Tutti parlano di globalizzazione, ma molti le attribuiscono significati diversi, spesso equivoci, a volte approssimativi, perfino contraddittori. In questa raccolta di interviste, i più autorevoli studiosi dei cambiamenti prodotti dai processi di globalizzazione, tra cui Ulrich Beck, Seyla Benhabib, Oavid Held, Nancy Fraser, Saskia Sassen, Richard Sennett, Boaventura de Sousa Santos, Gunther Teubner, Elinor Ostrom, cercano di spiegare le ragioni di tanta confusione. E chiariscono in modo dettagliato le trasformazioni che quei processi hanno causato nelle relazioni internazionali, nelle forme della cittadinanza e negli orientamenti politici, sociali, culturali ed economici. Mentre gli attivisti che con più determinazione hanno contestato le conseguenze negative della globalizzazione neoliberista, tra cui Samir Amin, Walden Bello, Johan Galtung, Susan George, Wolfgang Sachs, Vandana Shiva, Mohammad Yunus, indicano con convinzione le strade praticabili per una “globalizzazione dal basso”, fondata sui diritti, la giustizia economica e sociale e la sostenibilità ambientale. Al fondo, l'idea che la globalizzazione non sia un destino segnato o già compiuto, ma un processo storico conflittuale, plurale, contraddittorio e revocabile. E che a determinarne la fisionomia siano le azioni e le decisioni di uomini e donne. Intervista a Alain Touraine di Giuliano Battiston, da "Per un'altra globalizzazione" di Giuliano Battiston (Edizioni dell'asino, 2010) Partiamo dall’attualità: per molti commentatori la crisi economico-finanziaria dimostra in primo luogo il fallimento del modello neoliberista. In un libro di diversi anni fa, Come liberarsi del liberismo, lei scriveva: “il trionfo del capitalismo è talmente oneroso e insostenibile che dappertutto si cerca di uscire dalla transizione liberista. Ma ci sono rimedi peggiori del male, e altri che sono inefficaci”. E sottolineava la necessità di cercare “la giusta via d’uscita”. Le sembra che la crisi sia una giusta via d’uscita?
 
A.D. 2011: per la fine del neoliberismo in Italia e in Europa. L'accordo Pomigliano-Mirafiori.
- Inserito il 09 gennaio 2011 alle 19:12:33 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
A.D. 2011: per la fine del neoliberismo in Italia e in Europa di Rodolfo Ricci Gli ultimi eventi economici e sociali italiani con i deprimenti annessi parapolitici che li accompagnano, consentono di prefigurare alcuni possibili scenari futuri. Sono scenari contraddittori se non opposti e il loro esito, lontano dall’essere predeterminato, è legato essenzialmente, come nella teoria dei giochi, all’abilità e alla volontà dei giocatori. Trattandosi di giocatori sociali, ciò presuppone che l’identità (POLITICA) dei contendenti sia chiara. Al momento questo pare darsi solo su una parte della scacchiera (quella dei poteri dominanti, i quali secondo una secolare e sperimentata abitudine all’ opacità, sanno celarsi sotto diverse forme, di governo e di opposizione), mentre da un’altra parte sta faticosamente incedendo il tentativo di una ricomposizione a tappe forzate del soggetto sociale “lavoro” ormai completamente precarizzato, un processo incentivato dalla crescente miseria indotta dalla crisi. Questo tentativo non è senza difficoltà, visto che sono molte le figure che ambiscono a rappresentare la miseria attuale e futura, alcune in buona fede - ma con scarsi mezzi a disposizione e ancora dentro una crisi che dura dal crollo del socialismo reale -, altre in mala fede o quantomeno, nel migliore dei casi, incorrendo in una grave incapacità di comprensione della posta in gioco effettiva. In questo secondo e terzo caso, è fondamentale che questi attori senza truppe siano rapidamente messi alle corde oppure messi definitivamente da parte: la loro perseveranza è infatti molto negativa ed è di oggettivo ausilio al mantenimento del noto status-quo; quello che, come la letteratura italiana (ed universale) ci insegna, può essere gestito e determinato, indifferentemente, e sotto mentite spoglie, con posticce mascherature. Insegna Il Gattopardo del Principe Tommasi di Lampedusa. E se non si trattasse di questo, è ancor peggio: vuol dire che c’è una classe dirigente totalmente al di sotto delle necessità (di comprensione della realtà) e delle urgenze (di azione sociale e politica).
 
La crisi nel Regno Unito non frena il finanziamento del debito USA
- Inserito il 01 marzo 2011 alle 18:55:26 da Attilio Folliero. | 1 Pagina
Gran Bretagna, primo acquirente europeo del debito USA La crisi nel Regno Unito non frena il finanziamento del debito USA - Albione ruba al suo popolo per finanziare gli USA. di Attilio Folliero
 
El neoliberalismo es la raíz común de las crisis actuales
- Inserito il 15 marzo 2011 alle 15:03:21 da Noam Chomsky. | 1 Pagina
Insta a desmantelar el edificio de ilusiones que se vende como democracia de libre mercado Según Noam Chomsky el neoliberalismo es la raíz común de las crisis actuales David Brooks La Jornada Deplora que casi todos se refieran a los problemas financieros y pocos a la hambruna mundial. ¿Por qué no ocupar una planta para producir transporte masivo?, cuestiona en referencia a GM.
 
La disperazione degli Stati Uniti
- Inserito il 03 aprile 2011 alle 23:50:30 da Attilio Folliero. | 1 Pagina
Attilio Folliero, Caracas 18/03/2011 Il 15 marzo scorso sono stati pubblicati i dati del debito estero USA, relativo al mese di gennaio. Ci sono delle novità. Tali dati vengo pubblicati 45 giorni dopo la fine di ogni mese, quindi a metà marzo abbiamo i dati relativi a gennaio; a metà aprile, avremo quelli relativi a febbraio e via di seguito. Al contrario, i dati relativi al debito pubblico totale vengono pubblicati giornalmente. Il debito pubblico totale degli USA, al 15 marzo ha raggiunto i 14.237,95 miliardi di dollari, ben 71,92 miliardi in più rispetto al giorno precdente. Questa volta, oltre a registrare l’ennesimo massimo storico, dobbiamo aggiungere che il debito pubblico ha raggiunto il 99,61% del limite del debito autorizzato per legge. All’inizio di ogni anno, il parlamento degli Stati Uniti stabilisce, mediante legge, il limite annuale che può raggiungere il debito. Quest’anno, alla data attuale il parlamento non ha ancora elevato tale limite; nel caso in cui il parlamento non lo innalzasse, l’azione del governo verrebbe limitata, costringendo il presidente Obama ad una sorta di esercizio provvisorio. Le elezioni parziali di metà periodo, dello scorso autunno hanno consegnato la maggioranza in parlamento al partito repubblicano, avversario dell’attuale governo, presieduto dal democratico Barack Obama.
 
La crisi di bilancio, i buoni del Tesoro e il Dollaro USA: crollo di un sistema
- Inserito il 23 aprile 2011 alle 01:24:02 da Global Research - GE. | 1 Pagina
La crisi di bilancio, i buoni del Tesoro e il Dollaro USA: crollo di un sistema Scritto da GEAB Giovedì 21 Aprile 2011 21:10 Global Research - GEAB n° 54
 
Stati Uniti, un impero all’angolo
- Inserito il 14 maggio 2011 alle 12:01:41 da Tonino D’Orazio. | 1 Pagina
Stati Uniti, un impero all’angolo Tonino D’Orazio (maggio 2011) Ci stiamo avviando verso il collasso imperiale degli Stati Uniti e dei suoi satelliti, con il probabile ultimo e pericoloso alito di respiro entro il prossimo decennio.
 
La febbre dell’oro in Cina, segnale di una crisi finanziaria mondiale?
- Inserito il 23 maggio 2011 alle 20:14:13 da A.Folliero / C. Laya. | 1 Pagina
La febbre dell’oro in Cina, segnale di una crisi finanziaria mondiale? Attilio Folliero e Cecilia Laya, Caracas 27/02/2011 - In Cina sembra proprio che sia scoppiata la febbre dell’oro. Si sa che l’oro è uno dei metalli più rari, e dunque preziosi, esistenti al mondo. Secondo i dati del World Gold Council, il Consiglio Mondiale dell’Oro, sulla terra ci sono 165.000 tonnellate di oro, estratte durante tutto il corso della storia umana; per avere un’idea esatta di quanto sia poca la quantità d’oro esistente, basta dire che tutto l’oro del mondo entrerebbe in una stanza lunga 20 metri, larga sempre 20 metri e profonda ancora 20 metri, ossia un cubo. E’ dunque, la rarità a rendere l’oro un bene tanto prezioso.
 
Il debito estero come strumento di dipendenza: l'Italia prima e dopo l'euro
- Inserito il 31 maggio 2011 alle 18:09:02 da Rivista Indipendenza. | 2 Pagine
Il debito estero come strumento di dipendenza: l'Italia prima e dopo l'euro* Rivista Indipendenza Il processo di unificazione europea (con significativo sbocco nell’introduzione dell’euro), è tra i responsabili primari dell’impennata del debito/credito pubblico e sta favorendo la preoccupante crescita del debito estero. Veri beneficiari, le oligarchie finanziarie statunitensi ed il sistema capitalistico statunitense nel suo insieme. Si proverà a spiegare cosa realmente sia il debito pubblico e le origini delle sue ingenti dimensioni, per comprendere anche come la questione debito pubblico sia la spia di una subordinazione nazionale sempre più pervasiva. Nonostante gli effetti incidano profondamente sulle condizioni materiali della maggioranza della popolazione, manca una corretta individuazione delle sue cause.
 
<font size= 2>COME CANCELLARE LA RAGNATELA DEL DEBITO ESTERO</font size>
- Inserito il 06 giugno 2011 alle 21:50:19 da Anthony J. Evans. | 2 Pagine
[b]Giubileo del Debito: I paesi possono ridurre il loro debito totale del 64% attraverso la cancellazione dei debiti reciprocamente interconnessi.[b] da: selvasorg.blogspot.com FONTE: [url]http://www.eudebtwriteoff.com/[/url] SCARICA LO STUDIO IN PDF (Inglese) [url]http://www.emigrazione-notizie.org/DOCUMENTI/EU_Debt_Writeoff_May20,pdf[/url]
 
Le vere cause della crescita del debito pubblico
- Inserito il 17 giugno 2011 alle 18:03:51 da Andrea Ricci. | 1 Pagina
Le vere cause della crescita del debito pubblico Mentre la Grecia è un vulcano di conflitti sociali, l'Europa non sa e non vuole trovare soluzioni. E' così anche per l'Italia, dove le forze politiche che hanno calcato la scena negli anni della Seconda Repubblica non osano affrontare i nodi veri del debito pubblico, in vista di anni durissimi e manovre finanziarie in grado di compromettere il futuro di intere generazioni. L’articolo di Andrea Ricci che vi proponiamo non è recente, risale al 2003, ma è di grande interesse teorico e politico, per come descrive la logica perversa con cui ogni sforzo viene vanificato da chi manovra la massa degli interessi, oggi la Banca Centrale Europea. Buona lettura. di Andrea Ricci (http://www.appelloalpopolo.it/?p=3857)
 
Liberarci dall'Euro, per un'altra Europa
- Inserito il 18 giugno 2011 alle 08:33:43 da M.Badiale-F.Tringali. | 1 Pagina
[b]Liberarci dall'Euro, per un'altra Europa[/b] di M. Badiale, F. Tringali GiugnoFonte: Megachip. [1] 1. Introduzione Il tema dell'Europa diventerà uno dei punti cruciali della discussione politica in Italia nei prossimi mesi, perché le nuove regole europee in tema di finanza pubblica hanno conseguenze durissime per l'Italia. La discussione sul “che fare” di fronte a tali norme diventerà estremamente accesa quando il governo italiano comincerà ad agire secondo il loro dettato. Chi voglia combattere il degrado che attanaglia il nostro paese, e opporsi alla rovina cui ci porta l'attuale organizzazione economica e sociale, deve aver ben chiaro lo scenario che ci troveremo di fronte nel breve e medio periodo. L'analisi che qui proponiamo inizia illustrando la recente riforma che il Consiglio europeo ha varato lo scorso 24-25 marzo. Gli accordi introducono nuove regole di governo delle finanze pubbliche dei paesi dell'Eurozona, con lo scopo di garantire la stabilità dell'Euro e di far ripartire la crescita del PIL nell'area Euro. L'articolo è diviso in tre parti: nelle prima descriveremo i fatti, cioè spiegheremo le principali caratteristiche di questa riforma epocale, e le motivazioni che hanno spinto l'Europa a prendere tali decisioni. Nella seconda ci soffermeremo sulle gravissime conseguenze sociali e politiche che i nuovi accordi comporteranno per il nostro Paese. Nella terza discuteremo le possibili risposte politiche alla situazione descritta. In particolare affronteremo il tema di una possibile Europa diversa dalla attuale, cioè delle caratteristiche dell'Unione Europea di cui avremmo bisogno, che sono diametralmente opposte a quelle dell'attuale UE. Dopo aver discusso e criticato alcune proposte possibili, tireremo le logiche conclusione della nostra analisi, che anticipiamo qui: è necessario difendere il popolo italiano dall'attuale Unione Europea, promuovendo al più presto l'uscita del nostro Paese dall'Euro.
 
Il vergognoso finanziamento del FMI: sono i paesi poveri a pagare di più.
- Inserito il 20 giugno 2011 alle 15:13:31 da redazione-IT. | 1 Pagina
Il vergognoso finanziamento del FMI I Paesi che danno più soldi al FMI sono quelli poveri - Più si è poveri più si finanzia il FMI di Attilio Folliero (Fonte: attiliofolliero.blogspot.com) Caracas - La Liberia, paese africano tra i più poveri del mondo, ha una popolazione di poco superiore ai 4 milioni di abitanti, un PIL, per l’anno 2010, di poco inferiore a un miliardo di dollari ed un PIl pro capite di 226 dollari USA all’anno (dati di fonte FMI). Il PIL pro capite è dunque di molto inferiore ad un dollaro al giorno. Il Fondo Monetario, stando ai sui fini statutari, tra gli altri ha il compito di ridurre gli squilibri esistenti fra i vari stati e quindi verrebbe da pensare che un paese povero come la Liberia sia uno di quei paesi che riceve aiuti dal FMI, appunto al fine di ridurre la propia immensa povertà. E’ così? Neppure per sogno! Di quei miseri 226 dollari che ogni liberiano ha annualmente a disposizone, ben 47,69 dollari vanno al FMI; il 21,10% del PIl pro capite va al FMI, sotto forma di quota di partecipazione al fondo (dati di nostra elaborazione su dati di fonte FMI).
 
Tre discorsi sulla decrescita
- Inserito il 20 giugno 2011 alle 17:00:35 da redazione-IT. | 1 Pagina
Un articolo di Guido Viale sul manifesto, la risposta di Paolo Cacciari su quelle stesse pagine, e qui, in fondo, un'ulteriore riflessione di Felice Fortunaci per Alternativa e Megachip. Tema: la decrescita e l'economia. Leggiamo tre prese di posizione che sembrano accomunate da una visione similare del nodo economia-ecologia. Sicuramente diverso è invece il terzo elemento che entra in contatto con il nodo: la politica. Sullo sfondo, i referendum che hanno cambiato la dialettica istituzionale italiana, e la Grande Crisi che in Grecia e presto da noi, esigerà prezzi insostenibili alle nostre società.
 
Cronache dalla crisi sistemica globale: Ultimo avvertimento prima dello shock dell’Autunno del 2011
- Inserito il 22 giugno 2011 alle 11:45:19 da redazione-IT. | 1 Pagina
GEAB N.56 - Speciale Estate 2011 - Crisi sistemica globale – Ultimo avvertimento prima dello shock dell’Autunno del 2011, quando 15mila miliardi di dollari di attività finanziarie andranno in fumo Il 15 Dicembre del 2010, nel GEAB N.50, LEAP/E2020 ha anticipato l'esplosione del debito pubblico Occidentale (1) per la seconda metà del 2011. Abbiamo poi descritto un processo che avrebbe avuto inizio con la crisi europea del debito pubblico, e che avrebbe poi appiccato il fuoco al cuore del sistema finanziario globale, ovvero al debito federale degli Stati Uniti (2). Ed è proprio a questo punto che noi ci troviamo, all'inizio della seconda metà del 2011, con un’economia globale allo sbando più completo (3), un sistema monetario globale sempre più instabile (4) e i centri finanziari in una situazione disperata (5), e tutto questo nonostante le migliaia di miliardi di denaro pubblico che sono state investite per evitare proprio questo tipo di situazione. L'insolvenza del sistema finanziario globale, ed innanzitutto del sistema finanziario occidentale, torna di nuovo in primo piano, dopo poco più di un anno di cosmesi politica, volta a seppellire questo fondamentale problema sotto montagne di denaro. Avevamo stimato, nel 2009, che il mondo aveva circa 30.000 miliardi di Dollari di assets fantasma. Quasi la metà è andata in fumo nei sei mesi tra Settembre 2008 e Marzo 2009. Per il nostro team, è ora l'altra metà, ovvero i residui 15.000 miliardi di Dollari di assets fantasma, che puramente e semplicemente scompariranno fra Luglio 2011 e Gennaio 2012. E questa volta sarà coinvolto anche il debito pubblico, a differenza del 2008/2009, dove per lo più sono stati i soggetti privati ad essere stati colpiti. Per misurare l'entità della scossa a venire, è utile sapere che anche le banche statunitensi stanno cominciando a ridurre l'utilizzo dei T-Bonds degli Stati Uniti, per garantire la loro transazioni, per timore dei rischi sempre più grandi che incombono sul debito pubblico degli Stati Uniti (6). Per i players del mondo finanziario, lo shock dell’Autunno 2011 sarà letteralmente come avere sabbie mobili sotto ai piedi, dal momento che a precipitare bruscamente è il vero fondamento del sistema finanziario globale, i T-Bonds degli Stati Uniti (7).
 
Fisco, populismo e lotta di classe in Italia - Titanic Europa. A rischio anche la moneta unica
- Inserito il 28 giugno 2011 alle 09:55:44 da Vladimiro Giacchè. | 2 Pagine
di Vladimiro Giacchè Pubblichiamo un interessante saggio di Vladimiro Giacchè uscito sull'ultimo numero di Democrazia e Diritto sulla questione strategica del rapporto tra il sistema fiscale e il conflitto tra le classi.
 
Democrazia e grande impresa
- Inserito il 01 luglio 2011 alle 21:05:13 da Luciano Gallino. | 1 Pagina
Luciano Gallino: Democrazia e grande impresa Fonte: il manifesto, 21 giugno 2011 http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=15602&catid=39&Itemid=68
 
NO TAV IN VAL DI SUSA: LA CULTURA COMUNITARIA DELLA VALLE E LA SINISTRA DEI PUPAZZI
- Inserito il 04 luglio 2011 alle 17:34:46 da Rodolfo Ricci. | 7 Pagine
Gli avvenimenti della Val di Susa si prestano non poco a rivisitare alcune analogie storiche; lo scenario stesso e le modalità di lotta rafforzano la sensazione di uno scontro di civiltà analogo, fatti dovuti distinguo, a quelli avvenuti quando le tecnologie del potere coloniale incontrarono gli indiani. Oppure allo scontro tra eretici e potere ecclesiale nel medioevo. Sotto l’ombrello protettivo dei dogmi della scolastica le armate papali annientavano fisicamente le popolazioni alpine ree di credere in un Cristo povero, comunitario e portatore di verità, ben differente dal Dio ipocrita, simoniaco e luccicante nelle bardature di vescovi e conti, dotato di alabarde e spade.
 
EUROPA/MONDO: La doppia impostura della «ripresa»
- Inserito il 05 luglio 2011 alle 13:02:02 da Serge Latouche. | 1 Pagina
La doppia impostura della «ripresa» di Serge Latouche *) Introduzione - Che cosa è la «ripresa»? E’ in sostanza quel che è stato proposto al vertice (G8 / G20) di Toronto, un programma che contiene allo stesso tempo sia la ripresa che l’austerità. La cancelliera tedesca Angela Merkel chiedeva una politica vigorosa di rigore e di austerità. Il presidente degli Usa Barak Obama, temendo di colpire la timida ripresa dell’economia mondiale e di quella statunitense con una politica deflazionista, chiedeva un rilancio ragionevole. L’accordo finale è stato raggiunto su una sintesi zoppicante: la ripresa controllata nel rigore e l’austerità moderata dal rilancio.
 
I terroristi in cravatta fanno fatica a convincere i greci che debbono ucciderli per il loro bene
- Inserito il 05 luglio 2011 alle 16:02:55 da Rodrigo Rivas. | 1 Pagina
Voce narrante, conclusione del film: «Contemporaneamente i militari hanno proibito i capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoj, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trotskij, scioperare, la libertà sindacale, Lurcat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Socrate era omosessuale, l’ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l’enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostojevskij, Cechov, Gorki e tutti i russi, il “chi è?”, la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti della pace, e la lettera “Ζ” che vuol dire “è vivo” in greco antico» (“Z – L’orgia del potere”, Costantin Costa-Gavras, 1969). [img]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/grecia-scontri-4.jpg[/img] 1) Qualsiasi portavoce della cellula terroristica del FMI operante in Italia, ad esempio il “ministro della pioggia”, Maurizio Sacconi (quello del “l’aggiustamento è inevitabile quanto la pioggia”) vi direbbe: “Se le riforme non funzionano, il FMI raccomanda di approfondirle”. Roba da pazzi in libertà, e non per colpa di Basaglia. Come a dire “per il paziente che non da segnali di miglioramento e, anzi, peggiora ogni volta che gli somministrano gli antibiotici, i medici raccomandano di aumentarne la dose”. Come dire, “i torturatori continueranno a torturare la loro vittima finché riusciranno ad ottenere ciò che vogliono” (beh, questa ha più senso o, quantomeno, è una pratica secolare).
 
ATTACCO ALL'ORO DELL'ITALIA
- Inserito il 17 luglio 2011 alle 12:01:42 da A.Folliero e C.Laya. | 1 Pagina
Cosa si nasconde dietro gli attacchi all’italia? L’italia è un paese in crisi economica con un debito pubblico che rappresenta praticamente il 120% del PIL, ma ha ancora enormi ricchezze e tante imprese pubbliche che fanno grossi guadagni e quindi molto appetibili. Ma c’è una ricchezza di cui nessuno parla: l’Italia ha la quarta riserva di oro al mondo. L’attacco all’Italia è finalizzato a “derubarla” delle sue imprese pubbliche e delle sue immense riserve auree. L’oro è un prodotto strategico e lo sarà sempre di più nel futuro immediato, per cui fa gola.
 
La Grecia, vittima e metafora delle finzioni europee. Esiste l'Unione Europea ?
- Inserito il 20 luglio 2011 alle 17:52:27 da Franco Romanò. | 1 Pagina
Quel che sta accadendo in Grecia è solo la punta di un iceberg che non si vuole vedere, a parte le poche personalità politiche per lo più ai margini del dibattito pubblico televisivo, che da anni ripetono che stiamo andando a tutta velocità verso lo schianto finale. La questione del debito greco va vista al di là del teatrino dei conti fasulli spacciati per veri: tale pratica ha ormai precedenti talmente illustri (dalla Enron alla Parmalat e alla Cirio, da Lehman Brothers a Goldman Sachs), che si dovrebbe se mai prendere atto che la pratica del falso in bilancio è una necessità contabile. Una pratica che accomuna grandi poteri privati e pubblici (stati compresi). La mitologia delle loro differenze reali tende a scomparire nell´epoca della finanziarizzazione selvaggia, contrassegnata proprio dalla necessaria mancanza di regole, dal venir meno delle barriere - labili ma ancora esistenti fino a qualche anno fa - fra comportamenti legali e comportamenti criminali, ormai fin dentro l´ambito di quella che dovrebbe essere l´economia legale.
 
Attacco Usa all'Europa
- Inserito il 20 luglio 2011 alle 20:07:11 da Stefania Limiti. | 1 Pagina
La soffiata di Tarpley: in una riunione del 2008 è stata decisa la crisi europea, per evitare che il biglietto verde crollasse. Gli sciacalli hanno puntato tutto sui Credit Default Swaps. Abbiamo di nuovo scelto Webster G. Tarpley per approfondire uno dei più temi urgenti di questi giorni, l'attacco speculativo all'euro e i suoi effetti su alcuni paesi, tra cui l'Italia. Tarpley, infatti, oltre ad essere un profondo conoscitore del sistema finanziario internazionale è, soprattutto, un osservatore di assoluta indipendenza e paladino delle battaglie contro tutte le oligarchie, come è possibile constatare dalle sue opere (tra le quali segnaliamo, per l'attinenza al tema, il recentissimo Obama dietro la maschera: golpismo mondiale sotto un fantoccio di Wall Street). Le sue sono caratteristiche essenziali, dunque, se si vuole scoprire dove siano le verità nascoste: per questo la prima domanda è diretta al cuore del problema:
 
VERTICE STRAORDINARIO DI BRUXELLES: UN PRIMO PASSO MA NON RISOLUTIVO
- Inserito il 23 luglio 2011 alle 16:08:51 da D.Barbi - R.Treu. | 1 Pagina
VERTICE STRAORDINARIO DI BRUXELLES: UN PRIMO PASSO MA NON RISOLUTIVO 22 luglio 2011 Era in gioco il destino dell'euro e, con esso, il destino dell'economia europea. Infatti dalla salvezza del debito della Grecia e degli altri paesi (Irlanda, Portogallo, Spagna) dipende la sopravvivenza o meno dell'attuale struttura economica europea, ma anche quella della stessa Unione Europea così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi. Sono, perciò indispensabili, urgenti e non più rinviabili,, misure strutturali di riforma e adeguamento della governance economica e finanziaria dei paesi euro. Questa è una condizione imprescindibile per poter disegnare un nuovo quadro del processo di costruzione dell'Europa unita, messa a rischio dalla discrasia esistente tra la moneta unica, particolarismi dei governi nazionali, inadeguatezza del governo europeo, esistenza di debiti sovrani totalmente nazionali. Il quadro economico finanziario dei paesi dell'eurozona può essere così riassunto: debole crescita economica senza ricadute sull'occupazione, rapporto debito/Pil di molti paesi fuori dei parametri previsti, debito pubblico in crescita negli ultimi tre anni (Eurozona: dal 68,5 del 2006 all'87,3 del 2011), alcuni paesi a rischio default. Questo quadro è aggravato dall'azione di fondi speculativi internazionali conseguenti alle valutazioni, spesso interessate e non oggettive, delle Agenzie di rating.
 
Default americano?
- Inserito il 26 luglio 2011 alle 13:27:59 da Aldo Giannuli. | 1 Pagina
Gli americani pretendono: a- di mantenere intatto il loro livello di consumi, anche se la disoccupazione è quasi al 10% ed i salari sono in flessione; b- di avere un volume di spese militari pari o superiore a quello di tutto il resto del Mondo, producendo un costante disavanzo pubblico peraltro alimentato dagli interessi su un debito che ormai supera abbondantemente il pil annuo; c- di avere il più alto livello di debito aggregato del Mondo ma di mantenere il livello di rating AAA e di pagare interessi sul debito sovrano quasi pari a quelli sui titoli tedeschi; d- di emettere in scioltezza quantità enormi di dollari ma di confermare il dollaro come moneta di riferimento internazionale; e- di mantenere un livello di tassazione intorno al 30% (quando quello europeo è al 40) ed anzi, possibilmente, diminuirlo. C’è modo di ottenere tutte queste cose insieme? Credo di si: nominando segretario al Tesoro la Madonna di Lourdes.
 
I mercati finanziari, braccio armato della politica fiscale europea
- Inserito il 04 agosto 2011 alle 16:48:57 da Rosaria Rita Canale. | 1 Pagina
I mercati finanziari, braccio armato della politica fiscale europea di Rosaria Rita Canale I paesi dell’Unione Monetaria Europea dopo la crisi finanziaria del 2007 possono ritenersi divisi in due blocchi principali sulla base alla loro capacità di rispettare le prescrizioni di politica fiscale derivanti dal Trattato di Maastricht e di ricollocare i titoli pubblici sul mercato. Da un lato i paesi “virtuosi” e, dall’altro, i paesi cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) a cui viene chiesto di ridurre deficit e debito in modo considerevole al fine di prevenire attacchi speculativi e preservare la stabilità finanziaria dell’Unione valutaria.
 
Il nuovo attacco alla CASTA nasconde il progetto di governo tecnico direttamente gestito dai mercati
- Inserito il 08 agosto 2011 alle 15:10:19 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
Il nuovo attacco alla CASTA nasconde il progetto di governo tecnico direttamente gestito dai mercati di Rodolfo Ricci Come già accaduto in altre situazioni critiche nel recente passato, in Italia si è di nuovo scatenata la grande campagna contro la casta politica: la pagina su facebook, creata tre giorni fa e gestita, sembra, da un ex dipendente di Montecitorio nel frattempo licenziato (che si presenta con lo pseudonimo di Spider Truman) ha acquisito in 60 ora di presenza sul web, oltre 200 mila contatti. Nella pagina sono state pubblicate una serie di indiscrezioni e di documenti che danno un quadro impressionante e desolante dei privilegi dei parlamentari e che diventano, in occasione del varo della ennesima manovra lacrime e sangue di 80 miliardi di Euro per placare il grande Minotauro -“i mercati”- e la grande finanza speculativa mondiale, un vero e proprio giustificato incitamento alla protesta.
 
E se il modo di non pagare il loro debito in realtà ci fosse?
- Inserito il 08 agosto 2011 alle 15:39:15 da François Chesnais. | 1 Pagina
L'economista francese François Chesnais argomenta la proposta di moratoria sul debito legandola al protagonismo dei movimenti sociali
 
Una campagna del mondo del lavoro contro il massacro imposto dall’euro
- Inserito il 08 agosto 2011 alle 23:18:23 da Salvatori - Vasapoll. | 1 Pagina
Nemmeno il compromesso raggiunto tra Obama e i repubblicani è riuscito a convincere i mercati finanziari. Vuol dire che le modifiche a cui stiamo assistendo sono più profonde di quanto sembrino? Se dovessi dare un titolo a questa domanda direi “niente di nuovo sul fronte occidentale”. Tutto quello che appare come qualcosa di nuovo come il default degli Usa in realtà va avanti da Bretton Woods del 1971. Con la fine degli accordi gli Usa decidono in base al loro potere potilico e militare di imporre il loro indebitamento come proprio modello di sviluppo basato sull’import facendo pagare il costo agli altri: debito privato, debito pubblico, e consumo sostenuto dal mix tra debito interno ed esterno, avendo molto deboli i cosiddetti fondamentali macroeconomici e una economia reale che già da allora mostrava i caratteri della crisi strutturale e sistemica.
 
La spinta propulsiva del capitalismo è finita. Fenomenologia della crisi e del possibile passaggio.
- Inserito il 12 agosto 2011 alle 14:14:22 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
La discussione agostana sui turbinii delle borse mondiali intorno al vacillare dei debiti sovrani (cioè degli Stati in quanto istituzioni), di fronte al mercato globalizzato della finanza, è penosa. Si approccia il problema, generalmente, come scarsa capacità degli Stati di assecondare la fiducia dei mercati, ovvero, per la condizione transitoria, degli investitori (che sono milioni di individui gestiti dai fondi di investimento riconducibili a poche mani), nella loro funzione di risparmiatori. Dall’altra parte, abbiamo altri milioni di individui. Questa volta, nella funzione di produttori, che, a causa della crisi, restano disoccupati o, ove si tratti di imprenditori, rischiano di fallire miseramente. Poi, vi sono i consumatori, sempre meno entusiasticamente predisposti all’acquisto, a causa del vizioso rapporto tra reddito disponibile e capacità di consumo, ovvero del potere di acquisto, ridotto ai minimi termini. Risparmiatori, produttori, consumatori. Tutti in lotta l’uno contro l’altro. Ma quegli individui, quelle persone, sono le stesse: di volta in volta inquadrati dall’obiettivo del risparmio, della produzione, del consumo. Una specie di santa trinità intristita dalla crisi.
 
Padroni dell'universo e sovranità dei popoli: il caso BlackRock
- Inserito il 18 agosto 2011 alle 15:37:29 da Gaetano Colonna. | 1 Pagina
Padroni dell'universo e sovranità dei popoli: il caso BlackRock di Gaetano Colonna - da clarissa.it. «C'è un'espressione inglese che viene usata di frequente dagli addetti ai lavori: Masters of the Universe, "padroni dell'universo", per definire il potere dei grandi gruppi finanziari mondiali. Un caso concreto, la BlackRock, illustra come la potenza del denaro speculativo abbia raggiunto dimensioni e capacità mai viste nella storia.»
 
Rapporto NATO 2020- Urban Operations: La guerra si sposta nelle metropoli. Gli eserciti nelle strade
- Inserito il 20 agosto 2011 alle 16:50:14 da redazione-IT. | 1 Pagina
Rapporto Urban Operations in the Year 2020 (sintesi commentata in italiano) originale sul sito N.A.T.O. http://www.rta.nato.int/pubs/rdp.asp?RDP=RTO-TR-071 Redatto dalla RTO (Studies Analysis and Simulation Panel Group, SAS-030). La RTO, l’Organizzazione per la Ricerca e la Tecnologia della NATO è il centro di convergenza delle attività di ricerche/tecnologiche (R&T) per la difesa in seno della NATO. L’Operazione Terrestre o Operazione Urbana (UO-2020) all’orizzonte dell’anno 2020 è uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri le loro caratteristiche e capacità. Lo studio ipotizza l’andamento della popolazione mondiale entro l’anno 2020. Entro questa data il 70% della popolazione mondiale vivrà all’interno di zone urbane. Il numero delle persone nel mondo supererà i 7,5 miliardi e ciò sarà causa di una spaventosa crescita demografica nelle città e/o metropoli incrementando l’urbanizzazione, provocando povertà, scontri e tensioni sociali.
 
L'uscita dall'euro prossima ventura
- Inserito il 24 agosto 2011 alle 11:59:22 da Alberto Bagnai. | 1 Pagina
L'uscita dall'euro prossima ventura di Alberto Bagnai - da ilmanifesto.it. Un anno fa, discorrendo con Aristide, chiedevo come mai la sinistra italiana rivendicasse con tanto orgoglio la paternità dell’euro: non vedeva quanto esso fosse opposto agli interessi del suo elettorato? Una domanda simile a quella di Rossanda. Aristide, economista di sinistra, mi raggelò: “caro Alberto, i costi dell’euro, come dici, sono noti, tutti i manuali li illustrano. Li vedevano anche i nostri politici, ma non potevano spiegarli ai loro elettori: se questi avessero potuto confrontare costi e benefici non avrebbero mai accettato l’euro.
 
Pareggio di bilancio e Costituzione
- Inserito il 25 agosto 2011 alle 15:52:28 da Paolo De Ioanna*. | 1 Pagina
Pareggio di bilancio e Costituzione di Paolo De Ioanna* Senza partecipazione, senza controllo delle opposizioni, senza strumenti adeguati per il controllo e senza trasparenza, la democrazia rappresentativa si trasforma in una procedura falsamente neutra. C’è un continuum tecnico nell’esame delle scelte fiscali; la sola centralizzazione della decisione “blindata“ nel governo, col parlamento che fa da spettatore muto, non serve a tranquillizzare i mercati, ma certamente non produce soluzioni per la crescita. Le lobbies lavorano nelle stanze del governo, come nel parlamento, e blindare la scelta del governo, senza controllo e discussione vera in parlamento, è un tradimento della democrazia europea. Ce lo ha ricordato poche settimane fa una grande autorità, morale ed economica: A. Senn. Le iniziative bipartisan saranno una utile occasione per saggiare la tempra della cultura democratica ed europeista dei nostri politici. * Consigliere di stato
 
Pensioni e privilegi
- Inserito il 26 agosto 2011 alle 19:56:53 da Nunzio Miccoli. | 1 Pagina
Pensioni e privilegi di Nunzio Miccoli, 27/07/2011 Fonte: http://www.viruslibertario.it/Economia.htm#PENSIONI%20E%20PRIVILEGI In Italia si chiede di allungare la vita lavorativa, anche esibendo false statistiche sull’allungamento della vita, perché l’Inps è ancora attiva, ma da parte di economisti, professori e politici non si chiede di eliminare le pensioni privilegiate; il pensionato più ricco d’Italia prende 90.000 euro nette di pensione il mese, un ex deputato prende la pensione dopo essere stato in parlamento solo un giorno, un ex presidente del consiglio, dopo aver tagliato le pensioni altrui, prende 31.000 euro al mese di pensione, un ex presidente della repubblica prende una pensione netta di 4.766 come ex magistrato, pur avendo svolto quest’attività solo per tre anni; ci sono le baby pensioni, le doppie pensioni, le triple pensioni e le pensioni ai mafiosi che gli americani non corrispondono.
 
Aristocrazie della speculazione e potere di creare moneta
- Inserito il 29 agosto 2011 alle 17:04:33 da Gaetano Colonna. | 1 Pagina
Aristocrazie della speculazione e potere di creare moneta di Gaetano Colonna - da clarissa.it. Presentiamo ai lettori la traduzione integrale di un lungo e documentatissimo reportage della prestigiosa rivista Bloomberg News, specializzata nelle analisi di carattere finanziario. Si tratta di un vero e proprio studio sui rapporti, durante la grave crisi finanziaria in atto, fra le principali banche internazionali, americane ed europee, e la Federal Reserve americana, la banca centrale statunitense, intorno alla quale ruotano i più importanti rapporti dell'alta finanza globalizzata del nostro tempo. Sottolineiamo il fatto che quanto apprendiamo grazie alla coraggiosa iniziativa di Bloomberg era rimasto fino ad ora segreto ed alla sua divulgazione la Fed stessa si è opposta tenacemente per ben due anni.
 
Il diritto al default come contropotere finanziario
- Inserito il 01 settembre 2011 alle 21:53:21 da Andrea Fumagalli*. | 1 Pagina
In queste settimane di crisi finanziaria e di pressione speculativa sui paesi mediterranei, l’Europa non ha fatto una bella figura. E non poteva essere altrimenti, dal momento che la costruzione di un’Europa politica, economica e sociale è ancora lungi dall’essere raggiunta. Al momento, siamo di fronte solo all’unione monetaria europea, che è cosa diversa dall’Europa. I poteri sono in mano alla Bce, non ad un parlamento regolarmente eletto a suffragio universale in grado di legiferare con poteri superiori a quelli nazionali. E, infatti, è la Bce che detta legge, tramite l’oligarchia dei poteri forti oggi rappresentati dall’asse Merkel – Sarkozy (un neo Berlusconi in salsa oltralpe!).
 
Il miracolo economico del North Dakota: non è il petrolio, ma una banca pubblica dello Stato
- Inserito il 02 settembre 2011 alle 13:19:23 da redazione-IT. | 1 Pagina
Il North Dakota ha il più basso tasso di disoccupazione da quando è scoppiata la crisi. Qual è il suo segreto? ndakotabankdi Ellen Brown - Common Dreams. Tradotto da ComeDonChisciotte In un articolo apparso sul New York Times il 19 agosto intitolato “Il Miracolo del North Dakota”, Catherine Rampell scrive: “Se il suo segreto non è il petrolio, cosa c’è di così particolare in questo stato? Il North Dakota ha una cosa che gli altri stati non hanno: una banca di proprietà dello stato. Dimenticatevi del miracolo texano. Diamo invece uno sguardo al North Dakota, che ha la più bassa disoccupazione e il più alto tasso di crescita di posti di lavoro della nazione. Secondo i nuovi dati diffusi oggi dal Bureau of Labor Statistics, il North Dakota aveva un tasso di disoccupazione pari a solo il 3,3 per cento a luglio, un terzo di quello nazionale (9,1%) e circa un quarto del tasso dello stato con più persone senza lavoro (il Nevada, col 12,9 per cento).
 
Le nazioni europee devono ripudiare il debito?
- Inserito il 06 settembre 2011 alle 18:02:16 da Randall Wray. | 1 Pagina
Sta diventando sempre più chiaro che l'economia globale (o al limite quella occidentale) è indirizzata verso un crollo rovinoso. Quasi tutti gli ultimi indicatori economici riguardanti la situazione degli Stati Uniti sono negativi. Il Regno Unito e il Giappone hanno imboccato la via dell'austerità, e i risultati che ne conseguiranno sono ampiamente prevedibili. Ma l'ammalato più grave è Eurolandia. Essa ha imposto severe misure di austerità ai cosiddetti PIIGS, il che è l'equivalente moderno dei medievali salassi di sangue. Queste nazioni sono infatti gravemente indebitate.Nel caso dell'Irlanda, che è stato uno studente modello nel perseguire i dettami dell'utopia Neoliberale, il debito pubblico si è impennato perché il governo ha deciso di farsi carico dei debiti contratti dal sistema bancario privato. Con un incomprensibile atto di carità tutto ciò è stato fatto solamente per salvare le banche francesi e tedesche, che detenevano la gran parte degli ormai inesigibili debiti delle banche irlandesi. Per ringraziare l'Irlanda della sua generosità, la UE le ha imposto sanzioni stile Fondo Monetario.
 
Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 22:48:25 da Vincenzo Comito. | 1 Pagina
Il punto sulla crisi e sui suoi possibili sbocchi di Vincenzo Comito Premessa Nonostante che il fenomeno della crisi in atto sia stato esplorato in tutte le direzioni e continui costantemente a esserlo, permangono molti punti controversi sulla sua origine, sulla sua stessa definizione e sulla sua natura di fondo, nonché conseguentemente sulle vie di salvezza, if any. In ogni caso, sono ormai passati diversi anni dallo scoppio della crisi e nessuno sembra avere a livello politico delle idee adeguate, nonché la capacità e la volontà per uscire fuori dai guai.
 
Documento delle Global Unions al Meeting Annuale del FMI e della Banca Mondiale - 23/09/2011
- Inserito il 14 settembre 2011 alle 21:42:55 da redazione-IT. | 1 Pagina
Documento delle Global Unions (1) al Meeting Annuale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale Washington, 23-25 settembre 2011 [url]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/documento_delle_GLobal_Unions_per_il_vertice_del_Fondo_Monetario_e_della_Banca_Mondiale_settembre_2011.pdf[/url]
 
La luce in fondo al tunnel
- Inserito il 15 settembre 2011 alle 12:09:54 da Riccardo Bellofiore. | 1 Pagina
La luce in fondo al tunnel di Riccardo Bellofiore Dell’articolo di Rossanda una cosa mi ha conquistato: il titolo. Rótta può significare direzione; ma anche sconfitta, sbaragliamento. Di questo stiamo parlando, per quel che riguarda la sinistra. O si parte dalla coscienza che si è al capolinea – e dunque che è ormai condizione di vita o di morte un’altra analisi, un’altra pratica conflittuale, un’altra proposta – o siamo morti che camminano. La luce in fondo al tunnel è quella di un treno ad alta velocità che ci viene incontro.
 
BOZZA DI PROGRAMMA - PER SALVARCI DALLA CRISI
- Inserito il 17 settembre 2011 alle 22:55:37 da Alternativa. | 1 Pagina
ALTERNATIVA Settembre 2011 Ecco la proposta dell'Ufficio Centrale di Alternativa rivolta alle Assemblee Territoriali, in preparazione della Seconda Conferenza Nazionale. E' un documento costruito con un grande impegno di sintesi, aperto a una discussione reale da parte di tutti, in modo da arrivare alla Conferenza Nazionale con un passo avanti collettivo. Nel momento in cui esplodono nella società e nella politica le tante crisi convergenti, la bozza di programma è già uno strumento di orientamento sui temi più importanti. [url]http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/6794-bozza-di-programma-per-salvarci-dalla-crisi.html[/url]
 
Occorre far saltare il recinto neoautoritario. Bisogna accompagnare l'aria della rivolta.
- Inserito il 21 settembre 2011 alle 19:02:05 da Fausto Bertinotti. | 1 Pagina
Occorre far saltare il recinto neoautoritario di Fausto Bertinotti Rossana Rossanda ha aperto una discussione che si rivela di giorno in giorno di più stringente necessità a sinistra. Sono venute interlocuzioni assai interessanti sia sul terreno delle cause che hanno aggravato la crisi dell’Europa che dell’esplorazione di interventi programmatici per affrontarla fuori dalla disastrosa moneta corrente. In qualche caso, secondo me utilmente, si è sfidata la nuova ortodossia della parità di bilancio fino a prospettare uscite radicali. Tuttavia a me pare che la discussione dovrebbe prendere anche un’altra piega. Possiamo ancora affrontare il tema come se vivessimo in un’epoca democratica, con in campo una politica dotata di una qualche autonomia e una sinistra capace di influenzare le scelte di fondo? Temo di no. In questo caso si potrebbe forse seguire questo filo di ragionamento.
 
La libertà di essere diversi
- Inserito il 22 settembre 2011 alle 21:53:19 da Lamberto Maffei. | 1 Pagina
Intervista a Lamberto Maffei a cura di Paolo Bartolini - Megachip. In questa intervista al neuroscienziato Lamberto Maffei continua la serie di microindagini sulle idee per la Transizione, altrettante finestre affacciate su pensieri che potrebbero accompagnarci a lungo, ora che non vogliamo attardarci con gli schemi del XX secolo: la solita destra-sinistra, le isole culturali incomunicanti, gli scontri di civiltà, il mercato delle idee funzionale alle ideologie dell'accumulazione, sullo sfondo delle possibilità autodistruttive della nostra specie. Stiamo conoscendo invece menti creative, libri davvero originali, pensieri diversi. Forse conosceremo soluzioni ai problemi generati da un cambiamento difficile.
 
Debito pubblico. Perché e come si può non pagarlo
- Inserito il 22 settembre 2011 alle 21:59:35 da Contropiano. | 1 Pagina
Intervista a Luciano Vasapollo a cura della redazione di Contropiano. Il non pagamento del debito pubblico e la fuoriuscita dall’Eurozona non sono più proposte velleitarie ma possono diventare soluzioni da percorrere. In un libro di prossimo uscita – “Il Risveglio dei maiali”, edizioni Jaca Book – tre economisti marxisti, Arriola, Martufi, Vasapollo, analizzano la crisi in corso,le micidiali conseguenze sui paesi Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) dell’Unione Europea e le possibile proposte per non essere annientati dalla macelleria sociale imposta dalla Banca Centrale Europea e dal governo unico delle banche che sta determinando le sorti dei lavoratori, giovani, disoccupati, pensionati nel nostro e negli altri paesi europei.
 
Europa, occupiamo lo spazio comune
- Inserito il 22 settembre 2011 alle 22:33:32 da Ugo Mattei. | 1 Pagina
Non c'è timoniere, né punto d'arrivo nell'attuale "rotta" d'Europa, cresciuta con il motto implicito "meglio che niente". L'alternativa è radicale: uscire dall'egemonia privatistica, mettere al centro della scena la lotta per un diritto del comune e contro l’accumulo istituzionalizzato della ricchezza
 
Breve storiella del debito pubblico
- Inserito il 22 settembre 2011 alle 22:42:15 da Militant. | 1 Pagina
Come sappiamo già da mesi, alcuni paesi europei sono stati privati del loro potere politico di indirizzo economico, e sostituiti da strutture europee economico-finanziarie quali la Banca Centrale Europea, il famigerato Fondo Salva Stati (variante europea del Fondo Monetario Internazionale), nonché dalla stessa Unione Europea e dalla Banca Centrale Tedesca. Di fatto, parlare di commissariamento è fin troppo poco: quello che stanno vivendo i paesi più indebitati dell’eurozona ricalca alla perfezione ciò che hanno vissuto, nel corso dell’ottocento e del novecento, decine di paesi del secondo e terzo mondo, con l’FMI al posto del Fondo Salva Stati, la Banca mondiale al posto di quella europea e il governo statunitense al posto dell’Unione Europea. Tutti paesi che, di fronte ad un debito pubblico sempre più grande e col rischio dell’insolvenza, si affidavano a strutture finanziarie sovranazionali che ne determinavano le riforme, ne garantivano la solvibilità e ne indirizzavano le politiche economico-sociali. La storiella del debito, dunque, è abbastanza vecchia da poter essere presa a modello per capire cosa accadrà in Italia, ricordando anche cosa successe a qualche paese invaso dalle stesse cure che toccheranno a noi.
 
Eurocrisi, eurobond, lotta sul debito: un contributo al dibattito
- Inserito il 26 settembre 2011 alle 19:59:39 da Raffaele Sciortino. | 1 Pagina
Dunque il contagio si diffonde. Con buona pace per chi si credeva in qualche modo immunizzato si è passati in poco tempo al default di fatto della Grecia, al rischio fallimento sui debiti sovrani di pesi medi come Spagna e Italia, ai dubbi sulla tenuta delle banche francesi e negli ultimi giorni a un principio di panico nelle borse. Ma col contagio, e relative manovre, si è anche iniziato a discutere di debito e default, e non solo tra gli “esperti”. Mentre dall’alto vengono riproposte le stesse ricette alla radice della crisi, in basso ci si inizia a interrogare non solo sui costi sociali dell’economia del debito ma anche su come si è prodotto, chi ci guadagna, dove ci sta portando, e qua e là affiora il dubbio se è giusto pagarlo o comunque se sostenerne i costi non significa alimentare il male piuttosto che guarirlo(1). Intanto sia l’euro che l’Unione europea, a differenza di un anno fa, appaiono oggi seriamente a rischio.
 
UNA CRESCITA SENZA BENESSERE
- Inserito il 26 settembre 2011 alle 20:26:39 da Guido Viale. | 1 Pagina
di Guido Viale - «il manifesto». La crescita (che non c'è e, dove c'era, svanisce) è trattata sempre più come un obbligo. Ma quella di cui si parla è solo una crescita contabile (del Pil), finalizzata a riequilibrare i rapporti tra deficit - e debito - e Pil con un aumento del denominatore (Pil) e non solo con una riduzione dei numeratori (deficit e debito). Il tutto soprattutto per «rassicurare i mercati». Dalla crescita ci si attende anche un aumento dei redditi tassabili (non tutti i redditi lo sono, o lo sono nella stessa misura: alcuni, per legge; altri, per violazione della legge) e, quindi, delle entrate dello Stato, rendendo più facile il pareggio di bilancio (assurto al rango di obbligo costituzionale) e, forse, anche una riduzione del debito (anch'essa resa obbligatoria dal cosiddetto patto euro-plus).
 
Il conflitto sociale, l’unica chance che ha il capitale di sopravvivere
- Inserito il 29 settembre 2011 alle 17:44:46 da Militant. | 1 Pagina
Come andiamo dicendo ormai da anni, questa crisi – a nostro modo di vedere – nasce da una lenta ma inesorabile perdita di diritti e potere d’acquisto dei lavoratori occidentali. Una crisi che non inizia nel 2008, o nel 2007, ma parte da molto più lontano, e solo l’assuefazione finanziaria e debitoria ha reso possibile mascherare l’enorme problema che covava il capitalismo, manifestandosi solo recentemente. La droga del consumo a debito ha potuto rimandare di qualche anno un esito che però appariva prevedibile (e infatti c’è chi lo aveva previsto, e non il solito pluricitato Roubini, che ormai ha assunto il ruolo di stregone dell’economia mondiale), e cioè una sovrapproduzione sempre più dilagante a fronte di sempre peggiori condizioni di vita di coloro che producevano. Tutto questo sta diventando, lentamente, coscienza comune. Tutti, infatti, si stanno rendendo conto di come, in fin dei conti, le loro condizioni di vita siano cambiate di poco rispetto a prima della “crisi”, e che nel 2006 non è che stavamo nettamente meglio di oggi. Di come le nostre condizioni di vita, le nostre esistenze, erano già in crisi prima che questa si palesasse come complotto finanziario alla buona e sana economia industriale che invece prosperava prima dell’uragano Lehman Brothers. Insomma, la soluzione non è tornare al 2006, o al 2000, per risolvere, anche in parte, i nostri problemi.
 
Tornare alla lira e cancellare il debito?
- Inserito il 29 settembre 2011 alle 17:51:33 da Michele Nobile. | 1 Pagina
Quando si vuole gestire il capitalismo meglio della propria borghesia e si finisce invece nel più ingenuo nazionalsciovinismo
 
La finanza è il segnale dell’“autunno”
- Inserito il 30 settembre 2011 alle 23:37:38 da Giorgio Gattei*. | 1 Pagina
1. Lo scambio capitalistico D–M–D’ (con D’>D) può presentarsi in tre modi: come capitale commerciale con cui si comperano merci a buon mercato per rivenderle più care giusto uno scambio a valori non equivalenti (quello che uno guadagna, l’altro lo perde): D 
Nel mondo capovolto della sinistra
- Inserito il 02 ottobre 2011 alle 22:12:54 da Giovanni Mazzetti. | 1 Pagina
Nel mondo capovolto della sinistra di Giovanni Mazzetti La crisi globale rappresenta uno spartiacque che impone di cambiare se stessi. Questo dovrebbero capire le forze politiche e i movimenti antagonisti. Rileggendo Marx e Keynes. Per quale ragione le forze politiche e i movimenti antagonisti sono incapaci, in una fase di dissoluzione dell'avversario, di costituirsi in alternativa sociale? Perché la costruzione dell'alternativa ha poco a vedere con la volontà e dipende soprattutto dalla capacità. E questa, purtroppo, oggi manca.
 
Un'Europa dei beni comuni
- Inserito il 04 ottobre 2011 alle 11:21:54 da Riccardo Petrella. | 1 Pagina
Si può parlare di disintegrazione europea per una duplice ragione. Primo: la storia degli ultimi 30 anni (a partire dal 1971-73) in Europa è, in generale, la storia di una sempre più marcata regressione rispetto all’obiettivo dell’integrazione politica dell’Europa. Questa appare, nella testa delle attuali classi al potere, più lontana e impossibile di quanto lo fosse agli occhi degli europei di 60 anni fa. Secondo: la sottomissione voluta dai poteri forti dell’Unione europea al neo-totalitarismo capitalista ha disintegrato il tessuto sociale ed economico delle società europee. L’Europa è diventata un arcipelago di tante isole diverse, diseguali, internamente fratturate da forti ineguaglianze e sbattute da venti di esclusione verso l’esterno. Si potrebbe analizzare una terza ragione, la disintegrazione ecoambientale (rapporti esseri umani-natura), ma questa, per quanto estremamente importante per il divenire delle società, va ben al di là del contesto specificamente europeo.
 
La decrescita dev’essere anticapitalista ed essere organizzata dal basso
- Inserito il 05 ottobre 2011 alle 13:51:50 da Enric Llopis. | 1 Pagina
di Enric Llopis - Rebelión Nel 1978 nasce Aviat, la prima associazione ecologista della città di Valencia. Julio García Camarero -ingegnere tecnico forestale e dottore in Geografía- è uno dei suoi fondatori. Tre decenni dopo dedica buona parte del suo tempo a divulgare un’idea alla quale crede fermamente: la decrescita. Lo fa mediante incontri e conferenze, e con una trilogia di libri di cui ne ha già pubblicati due (“El crecimiento mata y genera crisis Terminal” (2009) e “El decrecimiento feliz y el desarrollo humano” (2010), entrambi pubblicati da “Los libros de la Catarata”) e sta lavorando al terzo: “El crecimiento mesurado y el desarrollo humano del sur”. García Camarero sostiene una decrescita compatibile con il marxismo, costruita in modo orizzontale e apertamente anticapitalista.
 
L'impossibile ritorno al mondo di prima
- Inserito il 06 ottobre 2011 alle 19:09:35 da Roberto Schiattarell. | 1 Pagina
Rossana Rossanda, con l’articolo che ha aperto il dibattito su “La rotta d’Europa”, ha in qualche modo costretto coloro che sono intervenuti ad affrontare una questione generale, e cioè se la politica europea sia oggi in grado di affrontare i problemi che si stanno ponendo e quali siano le linee lungo le quali occorra intervenire. Questione che, se ci poniamo da un punto di vista più strettamente italiano, diventa: può l’Europa sviluppare le politiche necessarie a fare fronte ai problemi che incombono sul nostro paese vista la sostanziale incapacità del nostro governo, ma anche i limiti di politiche sviluppate a livello nazionale?
 
Le cause del debito europeo e il che fare
- Inserito il 07 ottobre 2011 alle 21:57:56 da Domenico Moro. | 1 Pagina
Le cause del debito europeo e il che fare Domenico Moro 1. Un passaggio di fase storica La crisi del debito sovrano europeo sta determinando una guerra non guerreggiata tra Stati, tra aree valutarie, soprattutto una guerra di classe. Oggetto di questa guerra sono i lavoratori, che subiscono un attacco senza precedenti al salario e al welfare, con possibili ripercussioni sui livelli di democrazia.
 
20 tesi sulla crisi
- Inserito il 07 ottobre 2011 alle 22:24:01 da Vladimiro Giacché. | 1 Pagina
20 tesi sulla crisi di Vladimiro Giacché 1. La crisi attuale non è altra cosa rispetto a quella iniziata nel 2007-2008. La crisi è la stessa: semplicemente, non ne siamo mai usciti. Il modello che allora è andato in frantumi, quello della crescita a debito, dell’espansione economica drogata dal credito e dalla finanza, è ancora in pezzi. In questi anni si è tentato di farlo ripartire, ma inutilmente. Per capire la fase della crisi che stiamo vivendo oggi, è necessario ricapitolarne le tappe precedenti.
 
Alla ricerca del nuovo paradigma
- Inserito il 13 ottobre 2011 alle 23:57:30 da Garibaldo Rinaldini. | 1 Pagina
Francesco Garibaldo e Gianni Rinaldini Alla ricerca del nuovo paradigma Dopo il fallimento dell’Europa neoliberista, la via d’uscita dalla crisi richiede cambiamenti profondi. Serve una politica fiscale, industriale e del lavoro comune, che metta al centro la priorità dell’occupazione. Ma la può imporre soltanto un nuovo blocco sociale, con interessi opposti alle élite, e con la forza politica di sostituire le classi dirigenti.
 
Tutto inutile senza la riforma della finanza
- Inserito il 16 ottobre 2011 alle 22:04:03 da Luciano Gallino. | 1 Pagina
SALVATAGGI:Tutto inutile senza la riforma della finanza di Luciano Gallino - la Repubblica. Il presidente Nicolas Sarkozy e il cancelliere Angela Merkel si sono incontrati a Berlino giorni fa (del presidente del Consiglio italiano nella Ue si son perse le tracce) e hanno annunciato che i loro paesi faranno il possibile per salvare le banche dell'eurozona. Innanzitutto punteranno a ricapitalizzarle, cioè ad accrescere il capitale di cui esse dispongono come riserva, a fronte d'una montagna di crediti a rischio e di debiti da pagare. Detto altrimenti, le banche sono riuscite a convincere gli amici che siedono nel consiglio direttivo della Bce a creare al computer tutto il denaro che occorre per toglierle dalla situazione in cui si sono cacciati da sole, contraendo debiti in misura di molto superiore a quanto permetterebbero le loro riserve.
 
I demolitori del 15 ottobre e il futuro del movimento
- Inserito il 18 ottobre 2011 alle 21:21:56 da Emiliano Brancaccio. | 1 Pagina
I demolitori del 15 ottobre e il futuro del movimento Intervista a Emiliano Brancaccio (da Micromega.net) Dalle piazze di Madrid, dove tutto è cominciato lo scorso 15 maggio, la protesta si è estesa nel resto del mondo. Sabato 15 ottobre gli “indignati” hanno sfilato per le strade di 950 città – da Honk Kong a Boston, da San Paolo a Kuala Lumpur, da Sidney a Tokyo – denunciando i drammatici effetti sociali della crisi economica scoppiata nel 2007/2008 e l'assenza di risposte all'altezza della gravità della situazione da parte della politica e dei governi. Non è un caso se le file di “indignados” sono composte sopratutto da giovani, i più colpiti dalla disoccupazione di massa legata alla brusca contrazione di produzione e reddito che si è registrata quando la crisi finanziaria si è scaricata sull'economia reale.
 
GLI SCENARI POLITICI INTERNAZIONALI DELLA CRISI SISTEMICA
- Inserito il 31 ottobre 2011 alle 21:47:02 da Piero Pagliani. | 1 Pagina
GLI SCENARI POLITICI INTERNAZIONALI DELLA CRISI SISTEMICA di Piero Pagliani 1. Capitale e Potere: l’origine della crisi 1. Poche settimane or sono, in pieno attacco all’euro, “La Repubblica” mentre da una parte terrorizzava i suoi lettori parlando della caduta nell’abisso delle borse e persino dell’oro, dall’altra li invitava surrettiziamente ad investire in titoli a lungo termine del debito pubblico della Germania e degli Stati Uniti, ultimi rifugi al riparo dalla bufera planetaria. Ma come? D’accordo la Germania, ma gli Stati Uniti? Il Paese più indebitato del mondo da che mondo è mondo? D’acchito la perplessità è d’obbligo. Eppure, per lo meno sul breve periodo (ma difficilmente sul medio e a maggior ragione sul lungo - e qui sta una parte del trucco degli imbonitori) i titoli di debito pubblico di questi Paesi potrebbero veramente essere un affare sicuro. Fino a quando?
 
Ma la Germania è proprio così virtuosa come sostiene di essere?
- Inserito il 03 novembre 2011 alle 18:59:47 da Aldo Giannuli. | 1 Pagina
Come si sa, la Germania ha assunto il ruolo di “guardiano della cassa” di Eurolandia, sia per la sua forza economica, sia in ragione delle sue virtù che ne fanno l’economia più in salute –e dunque da imitare- del continente. Nulla da eccepire sul fatto che la Germania rappresenti la parte più cospicua del Pil europeo e che abbia una posizione di forza indiscutibile. Ma forse qualche ragionamento in più lo merita la reputazione di “grande forza tranquilla” che la sua economia si è conquistata.
 
Insostenibilità del debito*
- Inserito il 05 novembre 2011 alle 19:04:35 da Luca Fantacci. | 1 Pagina
Insostenibilità del debito* Intervista a Luca Fantacci** Professore, che cosa sta succedendo da qualche settimana nelle borse? Niente, è proprio questo è il problema. Non c’è un solo fatto nuovo che giustifichi il terremoto finanziario delle scorse settimane: dalle difficoltà di Obama con il Congresso alle fragilità fiscali dell’Europa, tutto era già presente e noto. Perfino il downgrading degli USA era già stato più volte preannunciato. Per non parlare dei debiti pubblici, che hanno potuto crescere per anni senza preoccupare nessuno. Davvero, non è successo niente di nuovo e sconvolgente.
 
Uscire dall’euro è una opzione per i gravi squilibri strutturali dei Piigs?
- Inserito il 05 novembre 2011 alle 19:13:57 da Luciano Vasapollo. | 1 Pagina
Uscire dall’euro è una opzione per i gravi squilibri strutturali dei Piigs? di Luciano Vasapollo Contributo per la discussione verso il forum “La Mala Europa” del 5 novembre a Roma. Il movimento dei lavoratori e la crisi sistematica del capitale. I sindacati di classe europei di fronte alla costruzione economica e politica dell’Europolo.
 
Europa, correzione di rotta
- Inserito il 05 novembre 2011 alle 19:52:11 da Mario Pianta. | 1 Pagina
Mario Pianta Europa, correzione di rotta Poco – in apparenza - è successo al G20 di Cannes, il 3-4 novembre, se non un lento, progressivo spostamento degli equilibri: la Germania sempre rigida, ma d’accordo a estendere gli interventi di salvataggio; la Cina sempre cauta, ma disponibile a un ruolo maggiore; gli Stati uniti sempre più ai margini della scena; la Grecia in un’emergenza caotica; l’Italia screditata, al centro della speculazione e ora messa sotto tutela da Commissione europea e Fondo monetario. Di fronte alla crisi europea, governi e autorità di Bruxelles seguono ancora la via dei piccoli passi, sempre in ritardo di fronte alla rapidità con cui la finanza attacca volta a volta debito pubblico e listini di Borsa. La politica europea non dato alcuna risposta all’altezza della crisi. Non ci sono state risposte alle domande che Rossana Rossana ha posto aprendo nel luglio scorso la discussione sulla “rotta d’Europa” lanciata dal Manifesto e Sbilanciamoci.info (http://www.sbilanciamoci.info/Forum ) e ripresa da OpenDemocracy (http://www.opendemocracy.net/freeform-tags/can-europe-make-it): dove si è sbagliato nella costruzione europea? E come si rimedia? A conclusione di quel dibattito, possiamo valutare che cosa è cambiato nell’economia e nella politica, e quali strade abbiamo davanti.
 
TRUFFATI E TRUFFATORI
- Inserito il 06 novembre 2011 alle 23:28:19 da INDYMEDIA. | 1 Pagina
TRUFFATI E TRUFFATORI di Anonimo Non solo il debito non lo paghiamo, ma rivogliamo indietro i nostri soldi! “Noi il debito non lo paghiamo!” “Come: ti hanno prestato dei soldi e adesso non li vuoi restituire?” Detta così sembra che in torto ci siamo noi. Invece questa della “crisi del debito” non è altro che l’epilogo di una serie di truffe che si sono sommate tra loro, dove i protagonisti sono sempre gli stessi e di cui viene chiesto a noi adesso di saldare il conto.
 
Il default è un disastro ma è il male minore
- Inserito il 12 novembre 2011 alle 12:28:16 da Guido Viale. | 1 Pagina
Di quale crescita parliamo? Di rilanciare la produzione di suv, lavatrici e navi da guerra, o di tav, mose e ponti? Le ricette che hanno ucciso la Grecia ci preciterebbero nel baratro. Una polemica con Felice Roberto Pizzuti.
 
Colpo di Stato!
- Inserito il 12 novembre 2011 alle 12:35:09 da Cabras - Azzarà. | 2 Pagine
Monti, siamo pronti di Pino Cabras _____________________________ Un colpo di Stato è un colpo di Stato. Bisogna chiedere elezioni subito di Stefano G. Azzarà
 
Tutto tranne democrazia
- Inserito il 12 novembre 2011 alle 12:40:20 da Claudio Messora. | 1 Pagina
Tutto tranne democrazia Claudio Messora Sta succedendo qualcosa. Qualcosa che va oltre la crisi economica: sembra più che altro una crisi di sovranità. E non è la questione di lana caprina che tanto sembra preoccupare i nostri editorialisti di punta, ovvero se sia giusto o meno farsi commissariare dalla UE e dall'FMI rinunciando così - formalmente e pro-tempore - al possesso delle nostre stesse chiavi di casa. E' qualcosa di più profondo, una trama nella trama che si può provare a spiegare in molti modi diversi, ma che non è prudente lasciare che si dipani mentre l'attenzione generale si concentra su alcuni personaggi e non su altri.
 
DOV'È LA SINISTRA? NEL VORTICE DELLA CRISI
- Inserito il 15 novembre 2011 alle 16:56:15 da Serge HALIMI. | 1 Pagina
DOV'È LA SINISTRA? NEL VORTICE DELLA CRISI Nel momento in cui il capitalismo attraversa la più grave delle sue crisi dopo quella degli anni '30, i principali partiti di sinistra rimangono muti e imba¬razzati. Nel migliore dei casi promettono di rab¬berciare il sistema, ma più spesso cercano di dar prova dì senso dì responsabilità raccomandando a loro volta purghe liberiste. Quanto potrà durare questa blindatura del sistema politico, mentre la rabbia sociale continua a salire? di Serge HALIMI. (Da Le Monde Diplomatique)
 
Lezioni del capitale: Cosa ci rivelano l’assassinio di Gheddafi e l’osceno tripudio della Clinton
- Inserito il 15 novembre 2011 alle 19:41:39 da Franco Soldani. | 1 Pagina
Le lezioni del capitale: Che cosa ci rivelano l’assassinio di Gheddafi e l’osceno tripudio della Clinton di Franco Soldani [i]Solo chi nuota controcorrente può sperare di risalire alla fonte. Lao Tze[/i] Premessa A partire dall’11 settembre 2001, la data chiave con cui si apre veramente, e non solo sul piano cronologico, il nuovo secolo, le diverse amministrazioni statunitensi, coadiuvate in questo da tutto l’Occidente di cui sono la superpotenza dominante, ci hanno fatto precipitare in un mondo alla rovescia in cui viviamo ancora oggi. In particolare oggi direi, dopo dieci lunghi anni di rodaggio della nuova macchina della propaganda. E un decennio di stress collettivo a seguito della “war on terror” seguita a quell’avvenimento cruciale. Non a caso. Come ci spiega infatti Edward Hunter, <>. È per questo che tendono a tenerci permanentemente sulla corda. Con tutti i mezzi.
 
Cosa unifica i movimenti. Per l'Europa dei beni comuni
- Inserito il 29 novembre 2011 alle 22:24:19 da Mario Agostinelli. | 1 Pagina
Cosa unifica i movimenti* di Mario Agostinelli Premessa In un articolo di Martedì 1 Novembre su Repubblica – sotto l’occhiello impegnativo di “Mercati & democrazia”- Ulrich Beck avanza una tesi scioccante, fin qui esorcizzata dagli estensori delle “istruzioni tecniche” che dovrebbero costringere il renitente 99% a condividere le medicine amare dell’1% che beneficia del trionfo del pensiero unico. Eppure, per certi versi, le previsioni del sociologo tedesco avrebbero dovuto sollevare, se non il panico dell’annuncio del referendum greco, almeno l’apprensione dei devoti della Bce. Beck sostiene che un caldo autunno del Nord del mondo – dall’America, all’Inghilterra, al Canada, all’Italia, alla Germania e al Giappone – sul modello della primavera araba potrebbe distruggere addirittura il credo di un sistema, quello che fino a non molto tempo fa veniva chiamato “libera economia di mercato” e che ora comincia a venir sottoposto a critica radicale come “capitalismo”. Sta forse esagerando o, comunque, scambiando troppo ottimisticamente l’uragano della crisi finanziaria per un’occasione che spinge alla discontinuità con il sostegno di moti democratici fino ad ieri impensabili? Non credo: anzi, gli eventi di questo 2011, compreso a livello nazionale lo spegnersi del sogno berlusconiano e il consolidarsi del concetto unificante di bene comune, stanno a dimostrare la giustezza dell’intuizione che attraversa l’intero editoriale del quotidiano: un allarme insistito per la divaricazione drammatica tra immobilismo della politica e attese della società.
 
Monti non è il meno peggio. E' l'ultimo rantolo prima del Ballo di San Vito
- Inserito il 29 novembre 2011 alle 22:29:39 da Giulietto Chiesa. | 2 Pagine
Monti non è il meno peggio. E' l'ultimo rantolo prima del Ballo di San Vito di Giulietto Chiesa Il punto di partenza di questo ragionamento è una constatazione: nel 2007 è sopravvenuto il crollo repentino del sistema finanziario mondiale (sarebbe più preciso dire del sistema finanziario occidentale, perché la Cina e altri paesi del mondo emergente sono rimasti per ora fuori dalla catastrofe, per diversi motivi che non è possibile qui approfondire). Alla fine del 2007, in sostanza, tutte le grandi banche d’investimento, e affini, che rappresentano il vero potere mondiale al momento attuale - di gran lunga più potenti di quasi tutti i più forti paesi dell’occidente, e indifferenti al destino di questi ultimi - sono andate in fallimento. USA. Infatti – sulla base di quanto già detto in precedenza in queste righe – la detonazione dei debiti pubblici europei, oltre a mettere in crisi le banche francesi, tedesche, belghe e olandesi, produrrà l'esplosione del debito pubblico americano, data l'esposizione degli investitori istituzionali statunitensi sul debito europeo. La cifra più impressionante in merito viene dalla valutazione del debito privato negli Stati Uniti che, oltre allo stato pre-comatoso di quello pubblico, ha ormai raggiunto il 240% del PIL (basti pensare che il debito privato greco, già altissimo, raggiunge appena il 120% del PIL di quel paese. Quello italiano, si noti, è appena del 43% del PIL). La conseguenza, prevista, potrebbe essere una misura obbligata: la svalutazione del dollaro del 30% almeno, unico modo per attenuare il peso dell'indebitamento complessivo degli Stati Uniti. In sostanza chi sta peggio non è l'Europa, ma sono gli Stati Uniti. In queste condizioni una vittoria di Obama appare sempre meno probabile. E se vince uno dei candidati repubblicani, c'è ragione di temere il peggio per il contesto internazionale. Perché anche di questo occorre tenere conto. La crisi colpisce l'economia e la finanza occidentale, ma occorre cercare di capire gli effetti che questa produrrà sul resto del mondo e sulle sue relazioni con l'Occidente. Una cosa è certa: il quadro mondiale sta entrando in una fase di vertiginosa ebollizione. È il contesto che prepara una guerra.
 
Guerra e paura: intervista a Danilo Zolo
- Inserito il 01 dicembre 2011 alle 15:17:52 da redazione Megachip. | 1 Pagina
Guerra e paura: intervista a Danilo Zolo a cura della Redazione di Megachip. Nel nostro colloquio con il giurista e filosofo del diritto Danilo Zolo, continuiamo le nostre indagini sulle idee per la Transizione, piccoli avviamenti a pensieri capaci di immaginare il futuro, particolarmente suggestivi nel momento in cui vogliamo uscire dalla gabbia delle idee troppo legate al XX secolo: la solita destra-sinistra, le isole culturali incomunicanti, gli scontri di civiltà, il mercato delle idee funzionale alle ideologie dell'accumulazione, sullo sfondo delle possibilità autodistruttive della nostra specie. Questo colloquio è parte dello sforzo di conoscere menti creative, libri davvero originali, pensieri diversi in vista di un cambiamento difficile.
 
Il nuovo autoritarismo: dalle democrazie alle dittature tecnocratiche
- Inserito il 01 dicembre 2011 alle 19:48:55 da James Petras. | 1 Pagina
Il nuovo autoritarismo: dalle democrazie alle dittature tecnocratiche di James Petras* Un'amalisi delle trasformazioni politiche indotte dalla crisi: difficoltà crescenti della democrazia parlamentare e forzature "decisioniste" su base fintamente "solo tecnica"
 
Stato del debito etica della colpa
- Inserito il 06 dicembre 2011 alle 13:40:42 da Christian Marazzi. | 1 Pagina
Stato del debito etica della colpa PDFStampaE-mail Scritto da Ida Dominijanni Martedì 06 Dicembre 2011 00:15 Kill PIL Valutazione attuale: / 10 ScarsoOttimo porcudeseuroLa missione impossibile del salvataggio dell'euro, la frana della de-europeizzazione, il cataclisma geopolitico che ne può derivare. Ma con l'austerità non si esce dalla crisi, si produce recessione e depressione. Intervista a Christian Marazzi sulla penitenza dopo l'abbuffata neoliberale e sull'antidoto del comune. a cura di Ida Dominijanni - il manifesto. Fonte: ilmanifesto.it; 3 dicembe 2011,
 
Attacco alla sovranità e ruolo (negativo) degl’intellettuali
- Inserito il 06 dicembre 2011 alle 15:57:38 da Costanzo Preve. | 1 Pagina
Intervista a Costanzo Preve a cura di Andrea Bulgarelli - Eurasia. Costanzo Preve è un filosofo piemontese, formatosi tra Parigi e Atene, e tra i maggiori studiosi italiani del marxismo. I suoi studi, ma anche la sua passione politica che lo spinse ad una lunga militanza, si sono tradotti in un gran numero di articoli e saggi su una pluralità d’argomenti, tra in quali in anni recenti anche la geopolitica. Fin dai primissimi numeri è un frequente contributore alla rivista “Eurasia”. Andrea Bulgarelli l’ha incontrato per noi a Torino, il 26 novembre scorso, per discutere con lui partendo dai più recenti sviluppi politici in Italia.
 
EUROPA: "Governi di sinistra o sinistre al governo ?"
- Inserito il 10 dicembre 2011 alle 12:40:52 da ALTRAMENTE. | 3 Pagine
[b]Breve cronaca del convegno tenutosi a Roma il 6 dicembre scorso. Sono intervenuti: Graziella Mascia, Birgit Daiber, Patrizia Sentinelli, Monica Pasquino, Piero Di Siena, Riccardo Petrella, Stuart Holland, Pierre Carniti, Jose Manuel Pureza, Pasqualina Napoletano, Silvano Andriani, Luca Casarini, Michael Braun, Antonio Lettieri, Fausto Bertinotti, Roberto Musacchio, Franco Russo, Sergio Bellucci, Gianni Rinaldini, Francesco Raparelli, Daniel Cirera, Mario Tronti, Alfonso Gianni, Stuart Holland, Silvano Andriani, Francesco Raparelli e Alfonso Gianni. [/b]
 
ARTICOLI E APPROFONDIMENTI fino al 2011
- Inserito il 02 febbraio 2012 alle 17:42:22 da redazione-IT. | 1 Pagina
Tutti gli articoli ed approfondimenti fino al 2011 su: [url]http://www.emigrazione-notizie.org/articles.asp[/url]
 
ARTICOLI E APPROFONDIMENTI dal 2012 su CAMBIAILMONDO.ORG e FILEF.INFO
- Inserito il 02 febbraio 2012 alle 17:46:59 da redazione-IT. | 1 Pagina
Articoli ed approfondimenti dal 2012 su: [url]http://www.cambiailmondo.org/[/url]

 

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